Spirito
Questo è un grande dolore per noi
L’ultimo numero della Lettera ai nostri confratelli sacerdoti rievoca queste parole dell’arcivescovo Lefebvre, pronunciate durante l’omelia in occasione delle ordinazioni del 1976, per le quali fu minacciato di condanna. Questo dolore è ancora vivo in noi.
Cari amici, cari colleghi, cari fratelli, venuti da ogni Paese, da ogni ceto sociale, è una gioia per noi darvi il benvenuto e sentirvi così vicini in questo momento, così importante per la nostra Fraternità e anche per la Chiesa. Credo, infatti, che se i pellegrini hanno fatto il sacrificio di viaggiare giorno e notte, venendo da regioni molto lontane per partecipare a questa cerimonia, è perché erano convinti di venire ad assistere a una cerimonia della Chiesa, perché così avranno la certezza, al loro ritorno a casa, che la Chiesa Cattolica continua.
Ci viene detto che siamo in una situazione di stallo. Perché? Perché da Roma, soprattutto negli ultimi tre mesi, abbiamo ricevuto esortazioni, suppliche, ordini e minacce, che ci intimano di interrompere la nostra attività e di non celebrare queste ordinazioni.
È un dolore immenso, immenso per noi pensare di essere in difficoltà con Roma a causa della nostra fede! Com’è possibile? È qualcosa che va oltre la nostra immaginazione, qualcosa che non avremmo mai potuto concepire, qualcosa che non avremmo mai potuto credere, soprattutto nella nostra infanzia, quando tutto era uniforme, quando la Chiesa credeva nella sua unità generale, quando aveva la stessa fede, gli stessi sacramenti.
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Ho detto a coloro che venivano da Roma: i cristiani sono dilaniati nelle loro famiglie, nelle loro case, tra i loro figli; sono dilaniati nei loro cuori a causa di questa divisione nella Chiesa, di questa nuova religione che viene insegnata e praticata. I sacerdoti muoiono prematuramente, dilaniati nel cuore e nell’anima. Ci troviamo in una situazione davvero drammatica!
Dobbiamo quindi scegliere tra un’apparenza – direi – di obbedienza – perché il Santo Padre non può chiederci di abbandonare la nostra fede, questo è assolutamente impossibile – e la preservazione della nostra fede. Ebbene! Noi scegliamo di non abbandonare la nostra fede. Perché in questo non possiamo sbagliare. La Chiesa non può sbagliare in ciò che ha insegnato per duemila anni; questo è impossibile.
Domani, forse, la nostra condanna apparirà sui giornali a causa delle ordinazioni di oggi; è del tutto possibile. Questa censura, questa condanna, se c’è stata, queste censure, se ce ne sono state, saranno assolutamente invalide.
Oh sì! Abbiamo fede in Pietro, abbiamo fede nel Successore di Pietro. Ma come Papa Pio IX ha così giustamente affermato nella sua costituzione dogmatica sul Romano Pontefice: il papa ha ricevuto lo Spirito Santo non per creare nuove verità, ma per sostenerci nella fede eterna. Questa è la definizione dogmatica dell’infallibilità papale stabilita da Papa Pio IX al tempo del Concilio Vaticano I.
Ed è per questo che siamo convinti che, sostenendo le tradizioni della Chiesa, dimostriamo il nostro amore, la nostra docilità e la nostra obbedienza al Successore di Pietro.
(Estratti dall’omelia pronunciata dal vescovo Marcel Lefebvre il 29 giugno 1976 a Écône, esattamente mezzo secolo fa).
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Fotocollectie Elsevier Nationaal Archief via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0); immagine modificata
Spirito
Mons. Schneider: «Dobbiamo essere cattolici al 100%, non al 50% o all’80%»
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Spirito
Cardinale Fernandez, penna di Francesco e portapenna di Leone XIV
È stato il cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, a firmare, il 2 luglio 2026, il decreto di «scomunica» che colpisce i vescovi consacranti e consacrati della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e che minaccia la stessa sanzione ai sacerdoti e ai fedeli che aderiscono allo «scisma».
Questo uso del Diritto Canonico non è arbitrario; rientra nel quadro del magistero «liquido» della Chiesa «sinodale». In effetti, questa “scomunica” è stata decretata da un prelato che è stato la penna di papa Francesco, che per lui ha redatto Amoris Laetitia (2016), che autorizzava i cattolici divorziati e risposati a ricevere la comunione, e Fiducia Supplicans (2023), che consentiva la benedizione delle coppie omosessuali.
Per inciso, vale la pena notare che Victor Manuel Fernandez, prima di diventare la figura eminente che è oggi grazie a Francesco, è stato autore di due libri: Sáname con tu boca: El arte de besar («Guariscimi con la tua bocca: L’arte del bacio», 1995) e La pasión mística: espiritualidad y sensualidad («Passione mistica: Spiritualità e sensualità», 1998). Gli eloquenti titoli di questi libri – mai ritrattati – dichiarano la temperanza una virtù cardinale… fatta eccezione per il cardinale Fernandez.
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Oggi, questo prelato è colui che firma per conto di Leone XIV un decreto di «scomunica». Sorge spontanea una domanda: quale prefetto firmerà il decreto che autorizza la comunione ai cattolici divorziati e risposati e benedice le coppie omosessuali? Perché né il cardinale Fernandez né i papi che obbedientemente serve sono al di sopra della legge divina sul matrimonio e della legge naturale sulla distinzione tra i sessi.
Queste leggi sono forse ormai obsolete, con il pretesto di adattarsi ai costumi attuali? La Chiesa non è più tenuta a seguire integralmente il Decalogo o la legge sul matrimonio cristiano? Che gli piaccia o no, Sua Eminenza non è esente dall’obbedienza. Il suo ruolo cardinalizio non deve dargli alla testa. Nella Chiesa, l’autorità è al servizio della Verità rivelata, non di ideologie passeggere.
Questa concezione flessibile della dottrina e della morale espone il recente decreto di «scomunica» a una certa discredito. Essere «scomunicati» dai seguaci di Amoris Laetitia e Fiducia Suplicans è segno che la Chiesa «sinodale» rifiuta vescovi, sacerdoti e fedeli che non aderiscono alle sue dottrine eterodosse. Qual è, dunque, il valore di questo rifiuto, opportunamente etichettato come «scomunica»?
Essere condannati oggi da coloro che la Tradizione costante della Chiesa condanna è una prova, ma anche una prova di ortodossia.
Padre Alain Lorans
Articolo previamente apparso su FSSPX
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Immagine screenshot da YouTube
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Rubate le reliquie di San Martino di Tours da una chiesa
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