Spirito
«Bergoglio novello Caligola, nuovo Eliogabalo»: riflessione di mons. Viganò
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha espresso su X una sua riflessione sull’attuale situazione del papato bergogliano.
«Motus in fine velocior: il movimento aumenta di velocità con l’approssimarsi del suo traguardo. Questo vale non solo nella fisica, ma anche nelle vicende umane. Quanto più l’inesorabile fine di una società ormai giunta al decadimento morale si avvicina, tanto più essa si contorce nelle proprie perversion».
Alle nomine pontificie accusate da Viganò di eresia ed omosessualismo, l’arcivescovo aggiunge «il rito Maya con i laici a danzare sull’altare e le donne turiferanti: nulla di tutto questo è casuale. Al posto della volontà di Dio, la volontà dell’uomo».
Come riportato da Renovatio 21, la cosiddetta messa Maya, con elementi pagani sconcertanti, è stata appena approvata dal Vaticano.
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Il problema, sembra suggerire monsignore, risiede nel profondo della catastrofe teologica e metafisica che ha investito Roma nell’ora presente, con il centro della cristianità ridotto a rovina e decadenza.
«Al posto del culto della Maestà divina, il culto dell’uomo; al posto del sacerdozio cristocentrico, la liturgia antropocentrica; al posto dei Comandamenti di Dio, l’antidecalogo dell’uomo; al posto della purezza e della santità, la fornicazione e il vizio. Tutto è corrotto, tutto pervertito, tutto profanato: perché al posto dell’amore di Dio fino al rinnegamento di sé, regna l’amore di sé fino al rinnegamento di Dio» scrive Viganò.
«Bergoglio — novello Caligola, nuovo Eliogabalo — vedrà sprofondare nell’ignominia la sua setta apostata e traditrice, e saranno i nemici di Cristo, ancora una volta, a compiere le Sue vendette».
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Spirito
Il Vaticano approva nuovamente la «benedizione» delle «coppie» omosessuali, ma non «formalmente»
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Spirito
Marco Rubio in Vaticano: una missione di «controllo dei danni»
Si trattò di una visita che assomigliò molto a un gioco di equilibrismo diplomatico. Il 7 maggio 2026, il Segretario di Stato americano Marco Rubio varcò la soglia della Città del Vaticano per un’udienza privata con papa Leone XIV. In un contesto di quasi totale rottura tra la Casa Bianca e la Santa Sede, l’obiettivo era chiaro: tentare di ristabilire un minimo canale di comunicazione mentre Donald Trump intensificava i suoi attacchi diretti contro il pontefice.
L’ ironia della storia non sembra essere sfuggita agli osservatori. Leone XIV, eletto appena un anno fa, è il primo papa americano della storia. Originario di Chicago, roccaforte democratica che Donald Trump non manca mai di criticare, Robert Francis Prevost, questo il suo vero nome, si è impegnato risolutamente per la pace nel mondo, anche a costo di condannare la posizione del suo paese natale in materia.
Le tensioni raggiunsero un nuovo picco il 5 maggio, quando il presidente repubblicano accusò il pontefice romano di «mettere in pericolo i cattolici» mostrandosi, a suo dire, indulgente nei confronti delle ambizioni nucleari dell’Iran . La risposta del Vaticano, pronunciata dallo stesso papa Leone XIV, fu durissima: «chiunque voglia criticarmi per aver predicato il Vangelo lo faccia onestamente», ricordando la storica e incrollabile opposizione della Chiesa alle armi nucleari.
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Cuba e Iran: punti di attrito
Marco Rubio, a sua volta un cattolico devoto, si trova nella scomoda posizione di interprete diplomatico degli sfoghi del presidente. Due questioni urgenti erano all’ordine del giorno di questo incontro a porte chiuse:
1) Il conflitto in Iran: Washington critica il Vaticano per la sua retorica pacifista, definendola «ingenua» nei confronti di Teheran. La stampa italiana, in particolare il Corriere della Sera , sottolinea che la Santa Sede si rifiuta di appoggiare gli attacchi americani e israeliani, definendo la retorica bellica «inaccettabile».
2) La questione cubana: dopo la caduta di Nicolás Maduro in Venezuela lo scorso gennaio, l’amministrazione Trump ha intensificato la sua politica di «massima pressione» su Cuba. L’attuale successore di Pietro, che possiede una profonda conoscenza dell’America Latina grazie ai suoi 20 anni di missione nella regione, sta cercando di arginare un’escalation che, secondo il Vaticano, potrebbe soffocare ulteriormente la popolazione civile.
A seguito dell’udienza, il Dipartimento di Stato americano ha reagito prontamente, sottolineando l’atmosfera «amichevole e costruttiva» dell’incontro tra Papa Leone XIV e Marco Rubio, aggiungendo: «i colloqui hanno dimostrato la forte e duratura partnership tra gli Stati Uniti e la Santa Sede a sostegno della libertà religiosa». Solo diverse ore dopo la Sala Stampa della Santa Sede ha parlato di «colloqui cordiali» e di uno «scambio di opinioni», un modo per dimostrare che le difficoltà sono ben lungi dall’essere risolte.
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La diplomazia italiana in agguato
Ma la visita del Segretario di Stato americano non si è limitata al Palazzo Apostolico. Il 7 maggio 2026, Marco Rubio ha incontrato la Primo Ministro italiana Giorgia Meloni. Sebbene naturale alleata ideologica della destra americana, si è trovata nel mirino di Donald Trump dopo aver difeso il papa.
Secondo gli analisti della stampa anglofona, come il Guardian , Marco Rubio sta giocando una carta personale di grande rilievo. Presentandosi come il «conciliatore» capace di dialogare sia con il presidente americano che con il capo della Chiesa cattolica, sta coltivando la sua immagine internazionale in vista delle elezioni del 2028.
Resta da vedere se questa diplomazia dei sorrisi sarà sufficiente ad allentare le tensioni tra papa Leone XIV e l’attuale inquilino della Casa Bianca, noto per la sua velocità di invio di messaggi sui social media.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Spirito
Mons. Viganò: «Gli uomini hanno smarrito quella Fede pura e fiduciosa che tutto ottiene da Dio»
Divina virtute
Omelia nell’Apparizione di San Michele Arcangelo, giorno della Supplica alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei
Non est, inquit, vobis opus hanc,
quam ædificavi, dedicare ecclesiam:
ipse enim, qui condidi, etiam dedicavi.
Vos tantùm intrate, et, me adstante patrono,
precibus locum frequentate»
«Non è compito vostro consacrare
questa chiesa che io ho edificato;
io stesso, che l’ho fondata, l’ho anche consacrata.
Voi dovete soltanto entrare e, sotto la mia protezione,
frequentare in preghiera il luogo».
Apparitio Sancti Michaëlis in Monte Gargano
In questo giorno condividiamo la gioia dei carissimi Giuseppe e Cristina, Claudio e Tina, i quali festeggiano rispettivamente il ventisettesimo e il secondo anniversario di Matrimonio. Ringraziamo il Signore e la Vergine Santissima per le grazie loro concesse, per il cammino percorso e per l’aiuto prodigato loro dalla Divina Provvidenza in questi anni. Offriamo per loro questa Santa Messa invocando su di loro copiose benedizioni, per l’intercessione della Madonna di Pompei e di San Michele Arcangelo. Oggi, 8 maggio, la Santa Chiesa celebra tre apparizioni del glorioso Arcangelo San Michele avvenute tra il 490 e il 493 sul Monte Gargano, nelle Puglie. La prima apparizione, nota come «episodio del toro», si colloca nel 490, sotto il Pontificato di Felice III e l’Impero di Zenone, nella città di Siponto (l’odierna Manfredonia). Un ricco signore di Siponto di nome Gargano, avendo smarrito un toro che era al pascolo, radunò un gran numero di servi e organizzò ricerche nei luoghi impervi del monte, ritrovandolo sulla sommità, fermo dinanzi all’ingresso di una grotta inaccessibile. Preso da ira, Gargano impugnò l’arco e scoccò una freccia avvelenata contro l’animale ribelle. Il dardo, però, invertì inspiegabilmente la propria traiettoria e colpì lo stesso Gargano, ferendolo gravemente.Sostieni Renovatio 21
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