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Geopolitica

Trump: Zelens’kyj ha perso

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L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il presidente ucraino Vladimir Zelensky ha già «perso» il conflitto con la Russia. Il candidato repubblicano ha anche accusato il presidente Joe Biden di aver «provocato» in primo luogo i combattimenti.

 

«Quella guerra è una sconfitta», ha detto Trump al PBD Podcast, criticando lo Zelens’kyj come un «grande venditore» che ha ripetutamente ottenuto miliardi di aiuti dagli Stati Uniti senza assicurarsi la vittoria. Trump ha aggiunto che il conflitto avrebbe potuto essere evitato se fosse rimasto al comando dopo le elezioni del 2020.

 

Trump ha anche incolpato Biden per l’escalation delle tensioni con la Russia, sostenendo che le sue dichiarazioni prima del lancio dell’operazione militare da parte di Mosca erano «l’esatto opposto» di ciò che avrebbe dovuto essere detto. Ha anche espresso fiducia nel fatto che avrebbe potuto risolvere rapidamente la questione se fosse tornato in carica con le elezioni di novembre.

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Nonostante le sue critiche a Biden, Trump ha espresso simpatia per l’Ucraina e il suo popolo, ma ha sostenuto che Zelens’kyj avrebbe dovuto prendere misure per impedire lo scoppio delle ostilità con Mosca. Ha avvertito che i combattimenti potrebbero peggiorare, se non si fa qualcosa per porvi fine, persino innescando potenzialmente la Terza guerra mondiale.

 

«Se si guardano le sue parole, le sue parole erano esattamente l’opposto di ciò che avrebbe dovuto dire. Ha istigato quella guerra… Putin non è un angelo, ma tutto ciò che ha detto Biden era sbagliato», ha sottolineato Trump. «Questo non sarebbe mai dovuto accadere», ha detto a proposito dei combattimenti tra Russia e Ucraina.

 

Il presidente ucraino Volodymyr «Zelens’kyj è uno dei più grandi venditori che abbia mai visto. Ogni volta che viene gli diamo cento miliardi di dollari. Chi altro ha ottenuto quel tipo di denaro nella storia?” ha sottolineato l’ex presidente.

 

«Ciò non significa che non voglio aiutarlo perché mi sento molto male per quelle persone. Ma lui non avrebbe mai dovuto permettere che quella guerra iniziasse. Quella guerra è una sconfitta», ha detto l’ex presidente.

 

Gli Stati Uniti «non sono più rispettati» sulla scena internazionale a causa delle azioni dell’amministrazione Biden, ma «il mondo si comporterà bene» se vincerà le elezioni del 5 novembre, ha insistito Trump. «Penso che risolverò il conflitto Russia-Ucraina, mentre sono presidente eletto», ha detto il candidato repubblicano, ribadendo un’affermazione che aveva già fatto in precedenza in diverse occasioni.

 

«Ho incontrato Zelens’kyj l’altro giorno. Ho un buon rapporto con Putin e con Zelens’kyj», ha detto, senza spiegare esattamente come intende convincere le parti a cessare le ostilità.

 

Commentando i resoconti dei media secondo cui il team di Trump stava sviluppando una tabella di marcia per risolvere il conflitto ucraino a giugno, il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha sottolineato che «il valore di qualsiasi piano risiede nei dettagli e nel fatto che tenga conto della situazione sul campo di battaglia». Ha ribadito che Mosca rimaneva pronta per i negoziati, ma ha sottolineato che avrebbero dovuto essere sostanziali e riconoscere gli eventi sul campo.

 

A stretto giro è arrivata anche l’inevitabile reazione dell’ex presidente russo Demetrio Medvedev, che ha dichiarato  il riconoscimento da parte di Donald Trump della responsabilità dello Zelens’kyj nel conflitto con la Russia non influirà sul sostegno di Washington a Kiev, ma si tratta comunque di uno sviluppo significativo.

 

Medvedev ha scritto venerdì in un post su Telegram dove sottolinea che Trump è «il primo ex presidente degli Stati Uniti e candidato alla presidenza» ad ammettere che Zelensky «ha la responsabilità diretta del conflitto militare tra Russia e Ucraina (o meglio, della guerra civile)».

 

«Questa ammissione non cambierà la posizione degli Stati Uniti, anche se Ginger Donald riconquista lo Studio Ovale. Ma il fatto stesso di una tale dichiarazione è estremamente importante per il futuro», ha scritto il Medvedev.

 

L’ex presidente russo, ora vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha anche commentato quelle che ha definito «chiacchiere senza senso» sul fatto che Kiev stia lavorando per ottenere un’arma nucleare.

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Medvedev ha affermato che Kiev non ha la capacità di produrre una vera e propria arma nucleare e che «l’unica triste conclusione» che si potrebbe trarre dalle dichiarazioni di Zelensky è che «il regime nazista sta cercando di creare una “bomba sporca”», cioè un dispositivo che combina un esplosivo convenzionale con materiali radioattivi.

 

Nonostante non abbia il potere distruttivo di una testata nucleare, la detonazione di una bomba sporca potrebbe causare la contaminazione radioattiva di una vasta area.

 

Seguendo le idee ribadite più volte da Mosca sulla questione, Medvedev ha scritto che l’Ucraina ha «tutte le risorse» per produrre una «bomba sporca», tra cui materie prime, tecnologia ed esperti, ha scritto l’ex presidente. «Qualsiasi laboratorio dell’era sovietica andrà bene per realizzare una carica a bassa potenza. Il tempo stringe».

 

Ad agosto, il giornalista militare russo Marat Khairullin aveva affermato che Kiev stava pianificando un attacco con l’uso di una bomba sporca contro le centrali nucleari russe di Zaporiggia o Kursk, con l’obiettivo di attribuire poi la colpa dell’incidente a Mosca.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Russia nel corso del biennio di guerra varie volte ha lanciato l’allarme sulla possibilità di un attentato false-flag nucleare basato su una bomba sporca.

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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0

 

 

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Geopolitica

Israele effettua il più pesante bombardamento del Libano dalla tregua di giugno

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Mercoledì Israele ha attaccato diversi obiettivi nel sud del Libano in quella che è stata definita la campagna di bombardamenti più intensa dall’entrata in vigore del cessate il fuoco all’inizio di giugno. Gli attacchi si sono verificati mentre negoziatori israeliani e libanesi conducevano colloqui mediati dagli Stati Uniti a Roma.   Un uomo è deceduto e altri dodici sono rimasti feriti a Tibnin quando un proiettile israeliano ha colpito il tetto di una sala di preghiera all’interno di un cimitero, secondo quanto comunicato dal ministero della Salute libanese.   Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno inoltre bombardato Al-Mansouri e in seguito hanno colpito Burj el-Shamali, vicino a Tiro. Le IDF hanno diramato il loro primo ordine di evacuazione dopo circa due mesi.  

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Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver ripreso gli attacchi in risposta a «una palese violazione» del cessate il fuoco da parte di Hezbollah, senza fornire ulteriori dettagli. Mercoledì, diverse testate giornalistiche avevano riferito la morte di due soldati israeliani a seguito di un’esplosione all’interno di un edificio minato nella città libanese di Majdal Zoun.   L’escalation si è verificata mentre, secondo le Nazioni Unite, oltre 820.000 libanesi sfollati a causa di raid aerei e ordini di evacuazione stavano facendo ritorno alle proprie abitazioni.   Il settimo round di colloqui israelo-libanesi è stato interrotto mercoledì pomeriggio su richiesta di Israele, secondo quanto riportato dal Times of Israel e da Al-Monitor.   Secondo i media israeliani, l’ambasciatore del Paese negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha accusato la delegazione libanese di aver ripetutamente diffuso informazioni false alla stampa. I colloqui dovrebbero riprendere giovedì.   L’IDF ha occupato alcune zone del Libano meridionale nell’ambito di quella che definiscono una zona di sicurezza, con l’obiettivo di dissuadere Hezbollah dal lanciare razzi e colpi di mortaio oltre confine.   In base alla tregua del 3 giugno, Israele aveva accettato di ritirarsi progressivamente e di trasferire il controllo delle «zone pilota» all’esercito libanese, a condizione che Hezbollah non potesse più sferrare attacchi da quelle aree. Hezbollah ha respinto l’accordo definendolo «umiliante» e chiedendo il ritiro completo di Israele e rifiutando il disarmo.   Come riportato da Renovatio 21, un mese fa il ministro della Difesa dello Stato Giudaico Israele Katz aveva dichiarato che l’occupazione ebraica di parti Libano, Gaza e Siria sarà a tempo indeterminato.   Il ministro della sicurezza dello Stato Ebraico Itamar Ben-Gvir settimane fa ha dichiarato che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi di Israele». Due mesi fa aveva, detto che «tutto il Libano deve bruciare». Pochi giorni prima Israele aveva bombardato il Paese dei cedri subito dopo l’accordo per il cessate il fuoco.   La violenza militare israeliana aveva toccato anche il castello di Beaufort, una fortezza costruita dai Crociati 900 anni fa nel Libano meridionale, dichiarato dallo Stato degli ebrei come «zona di combattimento».

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 Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported   
 
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Marjorie Taylor Greene e Massie accusano i repubblicani di essere responsabili dell’«invasione» di migranti in Spagna

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L’ex deputata Marjorie Taylor Greene ha accusato i repubblicani della Camera di finanziare un’«invasione» della Spagna dopo aver citato il collega repubblicano Thomas Massie in merito a una recente legge di bilancio.

 

«I repubblicani hanno pagato 40 milioni di dollari delle vostre tasse al Marocco per invadere la Spagna», ha scritto Greene su X. «E poi hanno fatto finta che i confini contino e si sono scandalizzati come se le invasioni fossero offensive. Repubblicani e Democratici sono uguali e il partito unico ci ha fatto indebitare per 40 trilioni di dollari, e gli americani sono gli ultimi».

 

La Greene ha ritwittato un precedente post di Massie in cui osservava che, «due settimane prima che i migranti dal Marocco invadessero Ceuta, il Partito Repubblicano ha approvato una legge con 40 milioni di dollari per il Marocco e una relazione di una commissione che affermava: le città di Ceuta e Melilla, amministrate dalla Spagna, si trovano in territorio marocchino e rimangono oggetto della rivendicazione di lunga data del Marocco».

 


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In un altro post, il Massie ha aggiunto: «Non fatevi ingannare dalla finta indignazione di Fox/GOP [il canale TV conservatore Fox News e il Partito Repubblicano USA, ndr]. Due settimane fa, la Camera ha approvato una legge che ha dato il via libera al trasferimento di territorio spagnolo al Marocco. Tutti i repubblicani tranne me hanno votato a favore, ma ora LORO si mostrano scioccati dall’invasione». La legge in questione è la HR 8595, approvata dalla Camera il 15 luglio.

 

Il leader di Ceuta, Juan Jesus Vivas, in seguito descrisse l’afflusso come un’«atrocità» e affermò che la popolazione riteneva che fosse stato «se non orchestrato, quantomeno incoraggiato o permesso dal Marocco». Notò la presenza di 88 cadaveri nell’obitorio locale, mentre le autorità spagnole riferirono che circa 69.500 persone erano rientrate in Marocco, con circa 2.500 ancora presenti sul posto.

 

Dopo l’invasione, alcuni anno ipotizzato che, con la Spagna che ha denunciato Israele come «Stato genocida» a causa delle continue atrocità commesse a Gaza, annullando al contempo gli accordi sulle armi e riconoscendo lo Stato di Palestina nel 2024, quest’invasione di rifugiati sia forse una punizione organizzata per questi e altri atti di sfida contro la politica israelo-americana.

 

In un articolo pubblicato sabato da Al Jazeera, la scrittrice Belan Fernandez ha osservato come, avendo firmato gli Accordi di Abramo, il Marocco intrattenga buoni rapporti con Israele, e come almeno due funzionari e commentatori filo-israeliani abbiano recentemente espresso pubblicamente l’opinione che questa nazione a maggioranza musulmana (99%) dovrebbe invadere e conquistare territori della Spagna, a maggioranza cattolica.

 

La Spagna è stata criticata per la sua «posizione di principio» nei confronti della Palestina e per l’opposizione alla guerra con l’Iran.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad aprile Netanyahu aveva attaccato duramente la Spagna per quella che ha definito una ripetuta opposizione a Israele e la «diffamazione» delle forze armate, dopo che Madrid ha condannato le Forze di Difesa Israeliane (IDF) per gli attacchi in Libano.

 

Nel settembre scorso era emerso che la Spagna aveva cancellato quasi 1 miliardo di euro di contratti di difesa con aziende israeliane, la sua mossa più forte finora nell’ambito delle misure annunciate dal Sanchez contro lo Stato degli ebrei.

 

A maggio 2025 il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, durante una riunione di Paesi arabi ed europei svoltasi a Madrid, aveva affermato che la comunità internazionale dovrebbe valutare l’imposizione di sanzioni contro Israele per fermare la guerra a Gaza.

 

Il mese prima il Regno di Spagna ha denunciato i bombardamenti israeliani sul Libano e ha chiesto un cessate il fuoco a Gaza, dopo le notizie secondo cui sarebbero state uccise più di 350 persone.

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Madrid, assieme ad Irlanda, Norvegia, si era coordinata ancora mesi fa per il riconoscimento dello Stato palestinese, provocando il richiamo degli ambasciatori da parte di Israele.

 

Durante la primavera 2024 la Spagna si era rifiutata di far attraccare nel porto di Cartagena una nave che trasportava armi verso Israele.

 

Come riportato da Renovatio 21, nell’ottobre 2024 il ministro spagnuolo per i diritti sociali Ione Belarra ha esortato i leader europei a intraprendere azioni immediate contro Israele, paventando la possibilità che altrimenti la UE diventi «complice del genocidio».

 

Come riportato da Renovatio 21, il Regno di Spagna, assieme all’Irlanda, ha chiesto che la UE sospenda l’accordo di libero scambio con Israele e accusa Netanyahu per gli attacchi all’UNIFIL dello scorso ottobre.

 

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Geopolitica

L’Iran sospende gli attacchi di rappresaglia contro l’Ucraina dopo le scuse di Kiev

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L’Iran ha sospeso gli attacchi di rappresaglia contro l’Ucraina per l’attacco del mese scorso a una nave mercantile nel Mar Caspio, dopo le scuse di Kiev, secondo quanto affermato da un alto consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei.   Il 25 luglio l’Ucraina ha colpito con droni la nave iraniana, uccidendo un marinaio, e ha affermato che stava trasportando equipaggiamento militare in Russia. L’Iran ha dichiarato che la nave trasportava merci civili e ha denunciato l’attacco come un atto di aggressione. La Russia ha identificato la nave come la nave mercantile Ana.   Il generale Mohsen Rezaee, comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i pasdaran ), ha dichiarato lunedì che Teheran aveva selezionato degli obiettivi in Ucraina. «Avevamo intenzione di colpire tre siti in Ucraina, ma abbiamo annullato l’attacco in seguito alle scuse dell’Ucraina», ha affermato Rezaee, secondo quanto riportato dal canale televisivo di informazione iraniano Press TV.

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Secondo l’agenzia persiana Fars, il Rezaee ha affermato che Kiev ha dichiarato di aver attaccato la nave per errore e che l’Iran ha deciso di indagare sulla questione. «Anche se si è trattato di un errore, ci saranno comunque delle conseguenze», ha aggiunto.   Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato in precedenza che il suo omologo ucraino, Andrey Sibiga, gli aveva assicurato durante una telefonata che l’attacco alla nave «era stato involontario e che l’Ucraina non intendeva inasprire la situazione». Araghchi ha chiesto un risarcimento per l’accaduto.   Inizialmente Sibiga ha respinto le minacce di rappresaglia dell’Iran definendole «ingiustificate e infondate», ma in seguito ha adottato un tono conciliante, affermando che Kiev «non ha mai avuto intenzione di prendere di mira navi o persone civili».   La Russia ha definito l’attacco alla nave illegale secondo il diritto internazionale e ha accusato l’Ucraina di tentare di «estendere la portata geografica delle sue attività terroristiche».   L’Iran ha negato di aver fornito aiuti militari alla Russia, a parte la fornitura di un «piccolo numero» di droni kamikaze Shahed-136 prima dell’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022. Mosca ha insistito sul fatto che tutti i suoi droni Geran-2, ritenuti basati sul modello Shahed-136, siano prodotti internamente. La Russia ha anche negato di aver inviato armi all’Iran durante la campagna di bombardamenti israelo-americana contro il Paese.  

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 Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International  
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