Cina
L’internet cinese e l’attentato a Trump
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Anche sui social network della Repubblica popolare cinese la notizia e le immagini del tentato omicidio del Tycoon sono diventate subito virali. Magliette con l’iconico scatto col volto insanguinato già in vendita sulle piattaforme di e-commerce. Ma c’è anche chi ironizza sul pugno chiuso, rispolverando il nomignolo «Compagno Janguo» con cui Trump veniva schernito in Cina durante la sua presidenza.
La notizia dell’attentato all’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump – avvenuto sabato 13 luglio durante un comizio a Butler, in Pennsylvania – ha scatenato numerose reazioni anche tra i netizen cinesi, diventando presto un trending topic sui social network del Paese di mezzo.
Secondo quanto riporta il sito What’s on Weibo, quello del tentato omicidio al Tycoon è stato uno degli argomenti più cercati sull’omonima piattaforma di microblogging nel pomeriggio di domenica. Nel giro di poche ore hashtag come «Hanno sparato a Trump», «Trump dice che un proiettile gli ha perforato l’orecchio destro», «Reporter riprende un proiettile che sfiora l’orecchio di Trump», «Confermata l’identità dell’attentatore di Trump» sono diventati virali su Weibo, ottenendo milioni di visualizzazioni.
Leggendo alcuni commenti apparsi, è parere diffuso anche tra gli utenti del più popolare social network cinese che questo drammatico evento giocherà a favore del candidato repubblicano, aumentandone la popolarità e agevolando la sua corsa per le elezioni presidenziali del prossimo novembre.
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A tal proposito, Hu Xijin, noto giornalista e commentatore politico cinese, ha scritto: «credo istintivamente che questo incidente farà guadagnare a Trump molta simpatia, portandolo a un passo dal ritorno alla Casa Bianca».
Ripostando un tweet dell’influencer americano Jackson Hinkle che accosta l’immagine di Trump con il pugno chiuso dopo la sparatoria a quella di Joe Biden caduto a terra dalla bicicletta mentre era in vacanza nel Delaware due anni fa, aggiunge: «La traiettoria del proiettile è così chiara, proprio come gli sforzi della campagna [elettorale], che saranno ora lisci come il proiettile che vola».
Ricordando le recenti gaffe dell’attuale presidente americano al summit NATO, altri utenti hanno commentato: «la persona più danneggiata dal ferimento di Trump non è Trump stesso, ma il suo avversario, Biden» e ancora: «voterei Trump solo per la rapida reazione e la velocità con cui si è accovacciato. Se fosse stato Biden, probabilmente non sarebbe stato in grado di farlo».
Oltre alle dinamiche e alle implicazioni politiche dell’incidente, tra gli utenti cinesi di Weibo c’è molto interesse anche per l’ormai iconica foto scattata dal Premio Pulitzer Evan Vucci, che ritrae Trump con il pugno alzato e il sangue che scorre sul lato destro del volto. Secondo il noto blogger Pingyuan Gongzi Zhao Sheng, la scena del «figlio destinato dell’America che affronta un pericolo mortale, con il volto imbrattato di sangue, con il pugno chiuso, ruggendo: “Combattere! Combattere!” […] corrisponde all’immagine americana più tradizionale dei film di Hollywood. Alla gente non interessa chi sia o chi serva, il presidente deve essere un duro, difficile da sconfiggere, un “barbaro” senza paura, un “uomo d’acciaio”».
L’immagine scattata da Vucci ha raggiunto una popolarità tale sul web che alcuni commercianti hanno addirittura pensato di mettere in vendita sulle piattaforme di e-commerce cinesi delle magliette che la ritraggono, a un prezzo compreso tra 20 e 49 yuan (2,5- 6 euro). Essa è stata inoltre fonte di ispirazione per meme che paragonano Trump a un eroe comunista, con le didascalie: «Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!», oppure «Lunga vita al grande e glorioso Partito Comunista Cinese!» e «Il proiettile mi ha perforato l’orecchio, ma riesco ancora a sentire la voce del Partito».
Altri utenti cinesi hanno ironizzato sul fatto che Trump sia stato ferito all’orecchio destro proprio come il celebre panda A Bao, morso da un suo simile, quasi a sottolineare ulteriormente la presunta fedeltà del Tycoon alla Cina.
Con tono canzonatorio, un commentatore ha scritto: «auguro al Compagno Jianguo una pronta guarigione, che possa continuare a lavorare duramente per la missione finale affidatagli dal Partito». «Compagno Jianguo» (Jianguo tongzhi), letteralmente «compagno edificare il Paese», è l’appellativo con cui il Tycoon è spesso schernito sui social media cinesi, per suggerire che le azioni intraprese durante la sua leadership non avrebbero fatto altro che affossare gli Stati Uniti, accelerando così l’ascesa della Cina.
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Immagine da Weibo via AsiaNews.
Cina
La Cina prende in giro il meme del pinguino della Groenlandia della Casa Bianca
Embrace the penguin. pic.twitter.com/kKlzwd3Rx7
— The White House (@WhiteHouse) January 23, 2026
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Even if there are penguins in #Greenland, it would be like this… @WhiteHouse #USA #Hegemony pic.twitter.com/X9lwM3yE1F
— China Xinhua News (@XHNews) January 24, 2026
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Cina
Tutti gli interessi cinesi in Sud America a cui Trump vuole mettere fine
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Dopo la cattura del presidente venezuelano, sono tornati al centro dell’attenzione le tensioni strategiche tra gli Stati Uniti e la Cina, che negli ultimi anni ha pesantemente investito in America Latina e nei Caraibi. La competizione tra le due potenze potrebbe tornare sul canale di Panama, che negli ultimi anni ha cercato di bilanciare interessi contrapposti, ma nel mirino di Washington potrebbero finire anche altri progetti infrastrutturali e investimenti nelle materie prime di Pechino.
Dopo la cattura e il rapimento del presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, il presidente statunitense Donald Trump ha segnalato che gli Stati Uniti potrebbero rivolgere ora le loro attenzioni ad altri territori strategici e ricchi di risorse. Tra questi anche Panama e in particolare il suo canale, che, come il Venezuela, è un luogo su cui la Cina ha pesantemente investito negli ultimi anni.
L’influenza sul canale di Panama era una questione a gennaio dello scorso anno durante il discorso di insediamento di Trump, che aveva dichiarato che gli Stati Uniti si sarebbero ripresi il canale. Nella strategia sulla sicurezza nazionale, il documento pubblicato a inizio dicembre dall’attuale amministrazione, Washington aveva chiarito la propria volontà di «ripristinare la supremazia americana nell’emisfero occidentale» e «escludere i concorrenti non appartenenti all’emisfero», un neanche troppo velato riferimento a Pechino.
A pochi giorni di distanza, il governo cinese aveva pubblicato un proprio documento sulla regione dell’America Latina e dei Caraibi in cui riaffermava i legami diplomatici tra la Cina e la regione: «La Cina ha sempre dimostrato solidarietà incondizionata nei confronti del Sud del mondo, compresi l’America Latina e i Caraibi».
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Si tratta di una risposta alle alleanze militari che gli Stati Uniti hanno stretto con i Paesi dell’Asia e che Pechino percepisce come una crescente ingerenza nel proprio «cortile di casa». Per questo le azioni degli Stati Uniti in Venezuela ora preoccupano soprattutto alcuni dei principali alleati asiatici di Washington come il Giappone e le Filippine. Allo stesso tempo, diversi Paesi dei Caraibi, come Guatemala, Haiti, Belize e altre isole più piccole mantengono ancora relazioni diplomatiche con Taiwan, un’altra questione su cui si sono concentrati gli sforzi di Pechino, che considera l’ex isola di Formosa una «provincia ribelle» e una questione prettamente interna su cui gli altri Paesi non devono avere voce in capitolo.
Secondo alcuni analisti, la competizione tra Cina e Stati Uniti in America Latina è appena iniziata. A partire dal 2018 la Cina ha siglato accordi di partenariato parte della Belt and Road Initiative con 24 Paesi sudamericani e in alcuni casi ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner commerciale. Uno dei progetti cinesi più ambiziosi della regione è il porto di Chancay, vicino a Lima, controllato per il 60% dall’impresa statale cinese COSCO.
Inaugurato a novembre 2024, da tempo definito «la porta d’accesso» della Cina in Sud America. Si tratta infatti del primo porto in grado di gestire enormi navi portacontainer: l’obiettivo è fare in modo che i prodotti sudamericani (soprattutto soia, rame, petrolio e litio) vengano scambiati con le merci cinesi, riducendo la dipendenza dai porti nordamericani e i costi logistici fino al 20%, permettendo di risparmiare 10 giorni di navigazione.
Come ha spiegato nei giorni scorsi al Wall Street Journal Leland Lazarus, ex diplomatico statunitense e oggi consulente per la difesa, Washington teme che alcuni di questi hub logistici possano trasformarsi in punti di supporto strategico per le forze armate cinesi. Secondo alcune relazioni del Dipartimento della Difesa americano, Cuba è uno dei Paesi in cui la Cina potrebbe aver considerato di installare una base militare.
Altre statistiche affermano che tra il 2009 e il 2019 Pechino ha trasferito equipaggiamenti militari per un valore complessivo di 634 milioni di dollari a cinque Paesi latinoamericani, con il Venezuela in testa alla lista. Mentre solo tra il 2000 e il 2018 Pechino ha investito 73 miliardi di dollari in materie prime e in particolare in quello che viene chiamato il Triangolo del Litio, formato da Argentina, Bolivia e Cile.
Panama, che nel 2017 ha riconosciuto la politica di «una sola Cina» recidendo i legami con Taiwan, rischia di essere il prossimo Paese in cui verranno alla luce tutte le tensioni tra Pechino e Washington. Dopo le affermazioni di inizio mandato di Trump, il Paese centramericano si era ritirato dalla Belt and Road Initiative. Nel tentativo di abbassare ulteriormente la disputa sul canale, il presidente panamense, José Raúl Mulino, a maggio non ha preso parte al CELAC, il vertice tra i leader sudamericani e il presidente cinese Xi Jinping.
Il 28 dicembre le autorità della città di Arraiján hanno rimosso un monumento dedicato al contributo dei lavoratori cinesi alla costruzione del canale di Panama durante il XIX secolo, un’azione che ha subito scatenato le ire di Pechino. «Il monumento era una testimonianza e un memoriale dell’amicizia secolare tra Cina e Panama e dell’enorme contributo dato dai lavoratori cinesi che hanno attraversato gli oceani, e alcuni dei quali hanno persino pagato con la costruzione con la propria vita», ha comunicato il ministero degli Esteri cinese.
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Anche il presidente di Panama ha condannato l’atto: «non c’è alcuna giustificazione per la barbarie commessa dal sindaco di Arraiján nel demolire il monumento alla comunità cinese costruito sul Ponte delle Americhe», ha scritto in un post su Facebook, sottolineando che la comunità cinese a Panama «merita tutto il nostro rispetto. È necessario avviare immediatamente un’indagine. Un atto così irrazionale è imperdonabile».
Sul tavolo del governo panamense c’è ancora l’accordo annunciato da BlackRock a marzo di quest’anno: il consorzio aveva proposto un accordo da 22,8 miliardi di dollari per l’acquisto del 90% di Panama Ports da CK Hutchison, una società di Hong Kong che aveva dal 1996 il controllo dei porti di Balboa e Cristóbal, un tentativo di riportare il canale sotto il controllo di acquirenti allineati con gli Stati Uniti.
Il Brasile, al contrario, a maggio 2025 ha firmato 37 accordi bilaterali con la Cina, mentre la ferrovia Transoceanica che dovrebbe collegare l’Atlantico brasiliano al Pacifico peruviano attraversando l’Amazzonia e le Ande, seppur annunciata nel 2014, aspetta ancora di essere portata a termine. La Cina, però, da sempre ragiona su una logica di lungo periodo.
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Immagine di Presidencia Perú via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Cina
La Cina condanna l’attacco «egemonico» degli Stati Uniti al Venezuela
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