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Tucker Carlson e Alex Jones avevano preconizzato l’assassinio di Trump. Anche Renovatio 21

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Due voci nel mondo della stampa statunitense – distanti per molti aspetti ma divenute amiche negli ultimi anni – avevano previsto con chiarezza l’attentato a Donald Trump.

 

Si tratta di Tucker Carlson e Alex Jones. Vogliamo ricordare, tuttavia, che anche Renovatio 21 aveva scritto diffusamente dello scenario, che abbiamo sempre ritenuto logico, naturale.

 

Carlson aveva dichiarato ancora nell’agosto 2024, durante lo show del comico Adam Carolla.

 

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Durante l’intervista, Tucker spiegava che non essendo funzionate contro Trump, critiche, proteste accuse, impeachment – e, aggiungiamo noi ora, i processi – «cosa viene dopo? … Stiamo accelerando verso l’assassinio, ovviamente. Nessuno lo dirà, ma io mi chiedo come non si possa arrivare a questa conclusione».

 

«Loro hanno deciso – la “Washington permanente”, ambo i partiti – che c’è qualcosa riguardo a Trump che è così minaccioso per loro che non possono tollerarlo».

 

Si tratta dell’intervista, fatta dopo il silenzio seguito al suo licenziamento da Fox News, dove annunciava che vi sarebbe stata una «guerra calda» con la Russia prima delle elezioni. Di fatto, anche questa è una previsione azzeccata.

 

La stampa mainstream si buttò contro Carlson, denunciandolo come propalatore di «teorie della cospirazioni», privo di prove.

 

Tucker non ha risposto ancora alla situazione, limitandosi a pubblicare, sulla sua pagina Twitter, la foto iconica del presidente insanguinato che alza al cielo il pugno per incitare il suo popolo.

 


Nel 2023 era stato Alex Jones, decano dei media indipendenti americani, condannato alla bancarotta per risarcimenti ordinati dai giudici, a dichiarare apertis verbis che avrebbero tentato di assassinare Donald Trump.

 

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«Non mi piace fare brutte previsioni, ma credo che uccideranno Trump e Robert Kennedy junior, probabilmente prima delle elezioni» dichiarava il Jones dallo studio di Infowars. «Sapete che hanno piani per ucciderli».

 

Poi Alex diceva che vi sarebbero piani per uccidere anche lui stesso. «Signore e signori, se lo stanno facendo a me, potete immaginare cosa possono fare a RFk jr. e Donald Trump. Ecco perché Kushner e sua moglie [Ivanka Trump, la figlia di Donald, ndr] sono fuggiti e non vogliono più parlargli… perché hanno mollato tutti. Ma lui non ha mollato».

 

Ci permettiamo di sottolineare che, nel suo piccolo, anche Renovatio 21 aveva anticipato il drammatico evento.

 

Il 2 settembre 2023, Renovatio 21 pubblicava in prima pagina un articolo intitolato «Tra quanto assassineranno Donald Trump?».

 

Chi è l’uomo che ha detto che farà cessare la guerra in 24 ore una volta tornato presidente?

 

«Per continuare la guerra, estenderla, globalizzarla, hanno bisogno di rimuovere questo ostacolo» che è Donald Trump, scriveva Renovatio 21. «Minacciarlo con più di mezzo millennio di carcere non serve a nulla: lui continua e, soprattutto, il suo indice di gradimento sale. Non solo: ora anche i tiepidi sono convinti che contro The Donald, vi sia una cospirazione, perché i processi sempre più sbilenchi, con evidenza lo comprovano. Gli fanno la foto segnaletica: e la popolazione esplode, è l’immagine più iconica dell’anno, forse del decennio».

 

«Qualcuno chiederà: se è così pericoloso per l’establishment, perché non lo hanno ammazzato prima? La risposta che possiamo dare è che nel 2016 nessuno si aspettava che divenisse presidente, secondo alcune ricostruzioni nemmeno lui, la moglie e parte del team. Rammenterete i sondaggi che davano Hillary in testa con distacchi abissali, le previsioni di possibilità di vittoria di oltre il 90% per la Clinton pubblicate anche sui giornali italiani. Recentemente Trump ha ricordato che, alle ore 17 del giorno delle elezioni, Hillary e i suoi già stavano festeggiando, prima ancora che le urne fossero chiuse…»

 

«Donald Trump rappresenta un immenso ostacolo a questa trasformazione in atto. Va in cerca di voti con manifestazioni oceaniche, ama la gente. È ricco, ma più che con i grandi donatori, ora pare stia facendo soldi con le t-shirt della sua foto segnaletica. Si oppone alla globalizzazione, mette in riga la Cina. Si oppone all’immigrazione selvaggia dal confine meridionale – cioè il piano Kalergi in versione USA. Pare avere a cuore la classe media, quella che il partito di Davos vuole eliminare, e che il mandarinato pandemico ha ferito a morte».

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«Aggiungiamoci pure, come dicevamo sopra, che non ama molto la NATO. Quell’organizzazione di superpotenza militare, anche atomica, basata a Bruxelles, che è per coincidenza la stessa città di Marc Dutroux, cioè, pardon, la stessa città dell’Unione Europea. (Scusate, ci eravamo per un attimo confusi, è stato un lapsus

 

«Il lettore capisce da sé che, non sarà mai un pazzo solitario, né i soli nemici politici, a tentare di ucciderlo: dietro il suo assassinio ci sarà un piano immenso, un sistema globale in via di realizzazione, un mondo intero, un potere planetario in grado di schiacciare perfino un presidente americano».

 

«È già successo. Uccisero Kennedy che era un uomo di pace, un uomo in grado disinnescare con Krushev la più tremenda crisi atomica, quella dei missili sovietici a Cuba. Per evitare di ritrovarsi ancora una volta ad avere a che fare con un così, sei anni dopo uccisero il fratello, Robert Kennedy, quando era ancora candidato alle primarie democratiche, con ampie prospettive di vittoria. (Il figlio di Robert, Robert Kennedy jr., anche lui candidato democratico, sappiamo prende sul serio la possibilità di essere assassinato anche lui)».

 

Non è che Renovatio 21 avesse notizie riservate: giuriamo, si tratta solo di pura logica. Era impossibile che potesse continuare senza subire un attentato di questa portata.

 

«È una situazione di significato profondo davvero. Siamo a livelli di una tragedia, di un racconto mitico» scrivevamo ancora lo scorso settembre. «L’eroe sa quale può essere il suo destino. Sa che può essere ucciso, magari dai suoi stessi uomini. Eppure non desiste, e porta avanti la sua battaglia senza fermarsi, pienamente conscio del fato che incombe».

 

Concludevamo in un modo che ci sentiamo di ripetere anche adesso, ad attentato consumato:

 

«Dio salvi Donald Trump. Signore, riporta la pace nel mondo. Lettore, fallo anche tu: prega. Perché ne abbiamo davvero bisogno».

 

Roberto Dal Bosco

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La Corte Suprema brasiliana blocca la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro

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Il giudice della Corte Suprema brasiliana Alexandre de Moraes ha bloccato un provvedimento che avrebbe ridotto drasticamente la pena detentiva dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato a 27 anni di carcere per aver presumibilmente complottato un colpo di stato dopo le elezioni del 2022.   Il disegno di legge avrebbe previsto la scarcerazione di Bolsonaro nel 2028, ma il supremo giudice Moraes, uno dei più potenti avversari dell’ex presidente, lo ha bloccato.   Il mese scorso, il Congresso brasiliano ha annullato il veto presidenziale sul disegno di legge, approvato dal Congresso l’anno scorso. Il disegno di legge avrebbe ridotto la condanna di Bolsonaro a soli due anni. Il giudice Moraes ha stabilito che la legge non dovrebbe essere attuata finché la Corte Suprema non avrà esaminato due casi pendenti per annullarla.   Gli avvocati di Bolsonaro non hanno ancora presentato una richiesta formale di riduzione della pena detentiva, ma venerdì hanno depositato presso la Corte Suprema un ricorso penale per ribaltare la sentenza.

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Bolsonaro ha iniziato a scontare la sua condanna a 27 anni e 3 mesi agli arresti domiciliari, ma è stato trasferito in carcere dopo essere stato accusato di aver manomesso il braccialetto elettronico alla caviglia.   Durante la detenzione, ha dovuto affrontare gravi complicazioni a seguito di un accoltellamento avvenuto nel 2018, durante la campagna elettorale. Ha contratto la polmonite e altre gravi infezioni, ed è stato ricoverato più volte in terapia intensiva.   A marzo, gli sono stati concessi 90 giorni di «arresti domiciliari umanitari» a causa delle sue condizioni di salute.   I sostenitori dell’ex presidente hanno affermato che il trattamento a cui è sottoposto è disumano e costituisce una violazione dei suoi diritti umani.   Suo figlio Flavio Bolsonaro, senatore in carica, ha descritto il trattamento riservato al padre come «un gioco con la vita di mio padre» e «una tortura psicologica».  

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Politica

Trump si congratula con il nuovo leader iracheno, che si appresta a disarmare le milizie filo-iraniane

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Un comitato composto da tre importanti figure irachene è vicino alla finalizzazione di un «piano esecutivo» per disarmare le fazioni all’interno delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) che godono del sostegno dell’Iran. Lo riporta il quotidiano iracheno Asharq Al-Awsat.

 

L’elaborazione del piano, che sarà presentato ai funzionari statunitensi nei prossimi giorni, avviene in un contesto di previsti cambiamenti ai vertici delle principali agenzie di sicurezza sotto il nuovo governo di Ali al-Zaidi.

 

Il 27 aprile, Zaidi è stato nominato dal blocco politico a maggioranza sciita Quadro di Coordinamento (CF) come candidato di consenso per succedere al premier Mohammed Shia al-Sudani. Secondo fonti citate dal quotidiano saudita, il comitato di tre membri comprende Zaidi, Sudani e il leader dell’Organizzazione Badr, Hadi al-Amiri.

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Washington ha intensificato le pressioni sui partiti politici sciiti al potere in Iraq affinché disarmassero le milizie e impedissero ai loro rappresentanti di partecipare al nuovo governo.

 

Le fonti hanno rivelato che il comitato ha condotto negoziati segreti con i leader delle fazioni, fornendo loro «idee su come disarmare e integrare i combattenti».

 

Fonti hanno riferito ad Asharq Al-Awsat che il leader dell’Organizzazione Badr, Amiri, che gode di stretti rapporti con l’Iran, «avrebbe dovuto contribuire a costruire un rapporto di fiducia con le fazioni e persuaderle a collaborare con lo Stato». Tuttavia, alcuni incontri «non si sono svolti serenamente» a causa della richiesta di disarmo.

 

Un portavoce di una fazione delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) ha dichiarato che Kataib Hezbollah, Kataib Sayyid al-Shuhada e Harakat al-Nujaba rifiutano categoricamente di consegnare le armi a chiunque. Il portavoce, che ha parlato a condizione di anonimato, ha affermato che le tre fazioni sono «pronte a pagare qualsiasi prezzo derivante dal loro rifiuto di deporre le armi».

 

Le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) sono state create nel 2014 con il supporto della Forza Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) iraniane per combattere l’ISIS e sono state successivamente formalmente incorporate nelle forze armate irachene.

 

Durante la guerra tra Stati Uniti e Iran, iniziata il 28 febbraio, l’aviazione statunitense ha bombardato le posizioni delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) in tutto il paese, mentre le fazioni della resistenza hanno condotto attacchi con droni contro le basi statunitensi nella regione del Kurdistan iracheno (IKR) e l’ambasciata statunitense a Baghdad.

 

In una telefonata avvenuta mercoledì scorso, il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth avrebbe riferito a Zaidi che la legittimità del suo futuro governo sarebbe dipesa dalla sua capacità di allontanare le fazioni armate dall’apparato statale.

 

Un alto funzionario politico ha dichiarato ad Asharq Al-Awsat che il comitato di tre membri, sotto la crescente pressione degli Stati Uniti, ha accelerato i lavori nelle ultime settimane per disarmare le fazioni. Il funzionario ha aggiunto che il piano esecutivo prevede la ristrutturazione delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) e la consegna delle armi pesanti e medie, mentre gli Stati Uniti stanno esercitando pressioni su Baghdad affinché le PMF vengano completamente sciolte.

 

Il giornale iracheno ha riferito che l’ex generale statunitense David Petraeus potrebbe visitare Baghdad questa settimana per assicurarsi che «il nuovo governo recida completamente i suoi legami con le fazioni armate».

 

Venerdì, Malik Francis, membro del Partito Repubblicano, ha dichiarato all’agenzia di stampa Shafaq che l’amministrazione statunitense «sembra finora essere cauta nei suoi rapporti con Ali al-Zaidi, ma non sta mostrando una posizione apertamente ostile nei suoi confronti».

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Francis ha affermato che Washington non sta ancora dando a Zaidi «carta bianca», ma allo stesso tempo non lo sta trattando come un avversario. Giovedì, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato di aver imposto nuove sanzioni a una lista di individui e aziende irachene per i loro presunti legami con l’Iran.

 

I politici del CF hanno affermato che le sanzioni potrebbero essere state intese a «bloccare le nomine indesiderate» a incarichi nel nuovo governo e a «orientare il processo verso altri candidati».

 

Secondo alcune fonti, le fazioni del PMU starebbero valutando la possibilità di evitare una partecipazione diretta al nuovo governo, pur sostenendo figure definite indipendenti per le cariche ministeriali, al fine di mantenere un’influenza indiretta su tali incarichi.

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Politica

Reform UK di Farage ottiene successi storici alle elezioni locali. Il Partito Laburista crolla

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Il partito di Nigel Farage Reform UK è sulla buona strada per ottenere risultati storici alle elezioni amministrative britanniche del 2026, conquistando centinaia di seggi nei primi conteggi, mentre laburisti e conservatori subiscono pesanti sconfitte in tutta l’Inghilterra.   Con i risultati di 39 dei 136 consigli comunali scrutinati durante la notte (circa il 28% dei voti), Reform UK ha già conquistato oltre 300 seggi: un’impennata notevole per un partito che solo pochi anni fa non aveva quasi nessuna presenza a livello locale. Ora Reform UK ha conquistato più di 300 seggi.   Il Partito Laburista ha perso 220 seggi, i Conservatori 107, mentre i Liberal Democratici ne hanno guadagnati 35 e i Verdi 22.   La portata del crollo del Partito Laburista è impressionante. Nelle aree in cui il partito difendeva i seggi, ne ha conservati finora solo il 23%. Un commentatore conservatore di spicco ha osservato su X che il Partito Laburista «sta perdendo l’84% dei seggi che difende».   Il Partito Laburista ha già perso il controllo di almeno cinque consigli comunali, tra cui roccaforti laburiste di lunga data. Tameside è caduta dopo 47 anni di governo laburista. Pesanti perdite sono state registrate anche a Halton, Hartlepool, Redditch e Tamworth, con Reform UK che ha fatto breccia in quelle che un tempo erano roccaforti laburiste nel Nord e nelle Midlands.

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In nessun altro luogo la tensione è più alta che a Birmingham, dove tutti i 101 seggi del consiglio comunale sono in palio. I sondaggi pre-elettorali davano Reform UK come il partito più grande o comunque molto vicino a esserlo, con alcune proiezioni che gli attribuivano 47 seggi, poco meno della maggioranza assoluta.   Un post ampiamente condiviso su X affermava che Reform UK era «in procinto di prendere il controllo del Consiglio comunale di Birmingham, in quello che potrebbe diventare uno dei più grandi sconvolgimenti politici nella storia moderna della politica britannica». Questioni locali, tra cui un prolungato sciopero dei netturbini e le finanze del consiglio, hanno dominato la campagna elettorale. I risultati della seconda città più grande della Gran Bretagna sono attesi nel corso della giornata.   Un potenziale guadagno di quasi 1.600 seggi nei consigli comunali da parte di Reform UK rappresenterebbe uno dei cambiamenti politici più drammatici nella storia recente delle elezioni locali.   Nei consigli comunali finora indecisi, Reform UK si sta aggiudicando circa il 48% dei seggi contesi. Molti enti locali rischiano di non ottenere il controllo complessivo, creando un panorama politico frammentato.   A Richmond upon Thames, i Liberal Democratici hanno ottenuto un risultato eccezionale, conquistando tutti i seggi. Anche i Verdi hanno registrato solidi progressi.   In Scozia, lo spoglio dei voti per le elezioni del Parlamento scozzese inizia questa mattina, con i primi risultati attesi intorno all’ora di pranzo. I sondaggi suggerivano che l’SNP non avrebbe raggiunto la maggioranza, mentre Reform UK era sulla buona strada per un significativo successo. Anche in Galles lo spoglio è in corso oggi.   Queste sono le prime elezioni importanti dopo la schiacciante vittoria laburista del 2024 e rappresentano una prova seria per il premier Keir Starmer. Il leader di Reform UK, Nigel Farage, ha salutato i risultati come la prova di un «cambiamento storico nella politica britannica».   La leader conservatrice Kemi Badenoch si trova a dover rispondere a domande sulla capacità del suo partito di arginare il flusso di voti verso Reform a destra.  

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