Geopolitica
Borrell: l’UE ha donato all’esercito ucraino 27 miliardi di euro
L’Unione Europea ha autorizzato almeno 27 miliardi di euro in assistenza militare diretta all’Ucraina dallo scorso anno, ha detto il capo della politica estera del blocco Josep Borrell, pubblicizzando gli aiuti come «la cifra più alta mai raggiunta».
Parlando ai giornalisti prima dell’incontro dell’UE a Bruxelles lunedì, Borrell ha delineato l’agenda dell’evento, sottolineando che anche con la rinnovata violenza in Medio Oriente, gli stati membri non dovrebbero «dimenticarsi dell’Ucraina».
«Il nostro sostegno è in aumento. Posso dirvi che ha raggiunto il livello di 27 miliardi di euro di sostegno militare», ha detto il catalano, aggiungendo «È la cifra più alta mai raggiunta. Continuiamo ad addestrare i soldati ucraini. Continuiamo a sostenere l’Ucraina».
Mentre il blocco era pronto a discutere ulteriori aiuti a Kiev, alcuni stati membri avrebbero contestato la continua generosità. Secondo diversi diplomatici di alto livello citati da Reuters la scorsa settimana, la Germania «ha avuto molte domande» su un piano di spesa da 20 miliardi di euro favorito da Borrell, mentre altri paesi potrebbero essere vincolati dalla «realtà delle finanze pubbliche».
La Slovacchia ha dichiarato pubblicamente la fine di tutti gli aiuti letali all’Ucraina, e anche la Francia ha annunciato che ridurrà le spedizioni di armi domenica, con il ministro delle Forze Armate Sebastien Lecornu che ha affermato che Parigi non fornirà più armi dalle proprie scorte. Invece, ha detto che Kiev dovrebbe acquistare attrezzature da società private “utilizzando i soldi di un fondo speciale”.
L’UE sta anche cercando di consegnare 1 milione di proiettili di artiglieria all’Ucraina entro il prossimo marzo, un obiettivo annunciato all’inizio di quest’anno. Tuttavia, sta lottando per raggiungere tale obiettivo e secondo Bloomberg ha fornito solo il 30% della cifra totale.
Nei suoi commenti di lunedì, Borrell ha riconosciuto che il blocco potrebbe «non raggiungere [l’obiettivo] entro la fine dell’anno», ma ha osservato che gli Stati membri sono «passati alla produzione [di munizioni]» e che «le linee sono state modificate e hanno iniziato a lavorare».
«Dipenderà da quanto velocemente verranno attuati i contratti e le fabbriche produrranno», ha aggiunto. «L’obiettivo è aumentare la capacità».
Nelle stesse ora, il Borrell è finito sui giornali anche per l’alto fronte della guerra globale.
L’alto diplomatico dell’UE Stefan Sannino, segretario generale del Servizio europeo per l’azione esterna, ha chiesto scusa agli Stati membri del blocco per l’erronea affermazione del capo degli affari esteri Josep Borell secondo cui Bruxelles avrebbe raggiunto un accordo sulla necessità di una «pausa» nelle ostilità a Gaza, hanno detto domenica a Politico tre diplomatici.
Borrell aveva acceso polemiche quando, alla fine del mese scorso, aveva affermato che esisteva un «consenso di base» sulla necessità di una «pausa umanitaria» nei combattimenti tra Israele e Hamas. All’epoca però non c’era niente di diverso: ci sono voluti altri quattro giorni solo per concordare la formulazione della risoluzione, e quel testo alla fine richiedeva «pause umanitarie», al plurale.
La distinzione è importante, secondo Politico, perché il termine al singolare potrebbe essere interpretato come una richiesta di un cessate il fuoco più lungo – qualcosa che diversi paesi dell’UE, tra cui Germania, Austria e Repubblica Ceca, stanno esplicitamente evitando perché temono che venga percepito da Israele come una sfida al suo diritto alla «legittima difesa».
Sannino si è impegnato in quello che un collega diplomatico ha definito controllo del danno – «un modo per scusarsi» per il discorso a sproposito di Borrell – durante un incontro di ambasciatori che ha seguito la riunione dei ministri degli Esteri in cui sono stati fatti i commenti.
«Tutti sapevano che non era colpa di Sannino, è stato criticato per i commenti di Borrell» ha detto la fonte del giornale. Altri hanno visto le parole di Sannino più come una spiegazione delle osservazioni di Borrell che come delle scuse.
Un portavoce dell’UE ha cercato di chiarire ulteriormente le parole di Borrell a Politico, spiegando che il diplomatico aveva affermato chiaramente «che durante il primo dibattito tra i 27 Stati membri sulla pausa umanitaria sono state espresse molte posizioni in sala, e una stragrande maggioranza era a favore della pausa umanitaria».
L’UE ha faticato a raggiungere un accordo sulla guerra a Gaza, con il pieno sostegno della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Israele che si scontra con il sostegno di Borrell a un cessate il fuoco.
Anche dopo che il blocco ha concordato la formulazione della sua risoluzione, Borrell ha continuato a pubblicare i suoi appelli per una «pausa delle ostilità», singolare, «per consentire l’accesso umanitario» su Twitter criticando Israele per aver ucciso «troppi civili, compresi bambini», pur chiedendo «il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi» da parte di Hamas.
Borrell ha sottolineato dopo la sua controversa visita in Israele il mese scorso che, sebbene la Von der Leyen sia tecnicamente l’alto funzionario, è responsabilità del Consiglio dei ministri degli Affari esteri e del Consiglio europeo, piuttosto che della Commissione europea, impostare la politica estera del blocco.
Mister PESC ha quindi sottolineato che, sebbene l’UE sostenga il diritto di autodifesa di Israele, tale diritto è limitato dal diritto internazionale.
Come riportato da Renovatio 21, bizzarre uscite del Borrello si sono accumulate anche durante la crisi ucraina, con sparate guerrafondaie e insulti alla Federazione Russa.
Da un punto di vista biografico, va ricordato che nell’estate del 1969 Borrell, come usava fare per molti giovani di sinistra allora, ha lavorato come volontario presso un kibbutz in Israele, dove ha incontrato la futura moglie, la francese Caroline Mayeur. I due oggi sono divorziati.
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Immagine di European Parliament via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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L’UE respinge il Canada come membro «associato»
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Geopolitica
Trump in contatto con Netanyahu: paura di altre ostilità con l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sabato mattina, per fare il punto sui preparativi per possibili attacchi contro l’Iran,. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza della conversazione.
Secondo il WSJ, Trump aveva precedentemente tenuto un altro incontro con alti comandanti militari alla Casa Bianca per discutere le opzioni per la ripresa di importanti operazioni di combattimento. Nelle scorse settimane, diverse testate giornalistiche hanno riportato che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Trump ha ripetutamente minacciato di bombardare l’Iran, avvertendo di «un’altra piccola Furia Epica», dal nome dell’operazione precedente, qualora Teheran non rispetterà le sue condizioni di pace. Secondo quanto riferito, funzionari statunitensi avrebbero avvertito gli alleati arabi che ospitano basi militari americane di prepararsi a un’operazione breve ma intensa.
Interrogato sabato sera durante una festa di Halloween a Mar-a-Lago, in Florida, sulla possibilità di «tornare in guerra con l’Iran» nelle prossime settimane, Trump ha risposto: «Supponiamo che lo facessi, ve lo direi? Non posso dirvelo».
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Secondo quanto riferito, il Pentagono avrebbe presentato a Trump potenziali obiettivi che vanno dagli impianti nucleari e siti militari sotterranei iraniani all’isola di Kharg, un importante snodo per l’esportazione di petrolio nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato ulteriori intercettori missilistici nella regione e trasferito truppe da basi vulnerabili.
Secondo un articolo del Jerusalem Post pubblicato sabato, Stati Uniti e Israele hanno già elaborato piani per una rinnovata azione militare, ma è improbabile che Trump ordini attacchi prima del voto di martedì, a meno che i servizi segreti non indichino preparativi per un attacco a sorpresa.
Una ripresa delle ostilità giungerebbe in un momento delicato per Netanyahu, il cui blocco di destra non è riuscito a ottenere la maggioranza parlamentare alle elezioni della scorsa settimana. Rimarrà in carica mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato sabato che Trump non ha ancora deciso se lanciare nuovi attacchi contro l’Iran, ma preferisce una soluzione diplomatica. Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani incontravano i mediatori del Qatar a Doha, dopo oltre 12 ore di colloqui a Teheran venerdì. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha riferito a Reuters che la diplomazia viene coordinata attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance volta a riaprire i negoziati, definendo l’iniziativa un «passo positivo».
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di prepararsi a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse attaccato di nuovo, secondo quanto riportato in una dichiarazione diffusa sabato dal suo ufficio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Lavrov: l’Europa ha perso l’occasione di mediare nel conflitto ucraino
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