Connettiti con Renovato 21

Spirito

«Una condanna inesorabile, già scritta» contro Satana e i suoi servi: omelia di Mons. Viganò per l’Ascensione di Nostro Signore

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica questa omelia di Monsignor Carlo Maria Viganò.

 

 

 

OMELIA

nell’Ascensione di Nostro Signore

 

 

Quid admiramini aspicientes in cælum?

At 1, 11

 

Nell’Introito della Messa di oggi abbiamo cantato: Viri Galilæi, quid admiramini aspicientes in cælum? Uomini di Galilea, di cosa vi meravigliate guardando verso il cielo? Lo chiedono i due Angeli agli Apostoli, assorti nel veder ascendere il Signore. La domanda dei messaggeri celesti è retorica: il prodigio che deroga alle leggi della natura è nulla, rispetto al miracolo della Resurrezione di cui essi saranno testimoni fino al martirio.

 

Perché vi stupite di veder salire al cielo il Signore? Vi stupite di vederLo ascendere miracolosamente per scomparire tra le nuvole, o vi meravigliate del fatto che vi stia lasciando soli, proprio adesso che è risorto e può ristabilire il regno di Israele (At 1, 6)? Ma non vi ha Egli già detto: Vado a preparare il luogo per voi. E quando sarò partito, e avrò preparato il luogo per voi, verrò di nuovo, e vi prenderò meco, affinché dove son Io, siate anche voi (Gv 14, 2-3)? 

 

Perché il Signore non è rimasto con noi? Se non fosse asceso al cielo così presto, anzi: se fosse ancora qui sulla terra, avrebbe potuto viaggiare e far conoscere il Suo Vangelo con l’autorevolezza di un Dio fattoSi uomo, morto e risorto. Il Cristianesimo si sarebbe diffuso più in fretta, e con maggior successo, anche risparmiando molte vite di Martiri. Se il Signore fosse rimasto qui sulla terra, avrebbe potuto veramente restituire, nella Chiesa Cattolica, il regno di Israele, essendo Lui stesso a governare come Pontefice e come Re. Egli avrebbe attraversato i secoli senza invecchiare, e sarebbe bastato questo a convertire a Lui il mondo. Ecco perché gli Apostoli sono meravigliati: perché ancora agiscono e pensano secondo la mentalità del mondo.

 

Nostro Signore, dopo trent’anni di vita ritirata e tre di ministero, in tre giorni sconfigge con la propria Passione e Morte l’antico Serpente, riacquistando a prezzo del Suo preziosissimo Sangue ogni anima sottratta all’eterna salvezza dal peccato di Adamo. Ci ha redenti, ci ha comprati schiavi del demonio per renderci liberi di essere non più servi, ma amici (Gv 15, 15). Nei quaranta giorni successivi alla Resurrezione, Egli ha insegnato agli Apostoli le verità della Fede e a celebrare i Sacramenti, e alla fine di questo «seminario» accelerato tenuto nientemeno che dal Signore in persona, è giunto il tempo di uscire dal Cenacolo: Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo a tutti gli uomini. Chi crederà, e sarà battezzato, sarà salvo: chi non crederà, sarà condannato (Mc 16, 15-16). È il Suo ultimo comando, la Sua eredità prima di lasciare questa terra.

 

Tra l’Ascensione del Signore e la discesa dello Spirito Santo passano solo dieci giorni: riceverete la virtù dello Spirito santo, il quale verrà sopra di voi, e sarete Miei testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea, nella Samaria e sino all’estremità della terra (At 1, 7). Le fiamme del Paraclito che si fermano sul capo degli Apostoli e della Vergine Santissima nel giorno di Pentecoste danno inizio alla Santa Chiesa, Mistico Corpo di Cristo, e da quel momento le porte del Cenacolo – sino ad allora chiuse per paura dei Giudei (Gv 20, 19) – si spalancano e ne escono persone nuove, rinate nello Spirito Santo, che non pensano più secondo lo spirito del mondo, ma secondo Dio. Lo canteremo tra pochi giorni: Emitte Spiritum tuum, et creabuntur; et renovabis faciem terræ.

 

Nel momento in cui essi si sono lasciati toccare dalla Grazia, essi hanno cambiato il loro modo di pensare. Ed è grazie a questo che comprendono la necessità dell’Ascensione. La Chiesa nasce quando gli Undici rimasti fedeli al loro Maestro comprendono che quel vuoto lasciato su questa terra dal Signore, quello spazio di tempo che va dalla Sua Ascensione al cielo al Suo ritorno nella gloria alla fine dei tempi, dev’essere usato per far fruttare i tesori infiniti dei Meriti della Passione di Cristo, con la predicazione del Vangelo a tutte le nazioni, con la testimonianza della nostra Fede, con la conversione delle anime all’unico Pastore nell’unico Ovile, nell’unico Battesimo, nell’unica professione di Fede.

 

La Santa Chiesa è la continuazione della presenza del Suo Capo divino fino alla fine del mondo. È nel suo seno purissimo – il Santo dei Santi, l’Altare di Dio – che nel Santo Sacrificio della Messa scende, sotto i veli eucaristici, il Signore con il Suo glorioso Corpo e Sangue, la Sua Anima e la Sua Divinità. E sono degli uomini a compiere questo miracolo ineffabile, grazie al cui Sacerdozio Nostro Signore Gesù Cristo rimane su questa terra, presente agli occhi della Fede, prigioniero del Tabernacolo, perché con San Tommaso possiamo riconoscerLo e adorarLo come nostro Signore e nostro Dio anche senza mettere le dita nelle Sue sante Piaghe.

 

Il Santissimo Sacramento dell’Altare, cuore palpitante Santa Chiesa, è il dono divino del Signore che sale al cielo ai Suoi fedeli che lascia in questa terra d’esilio, in questa valle di lacrime, in questo campo di battaglia che non conosce mai tregua. E mentre ricordiamo il mistero dell’Ascensione spegnendo simbolicamente il Cero pasquale al canto del Vangelo, un’altra fiamma rimane accesa: è quella nella lampada rossa che arde accanto al Tabernacolo. Essa onora la Presenza del Re dei re, che nella Sua infinita magnificenza Si umilia esponendoSi all’irriverenza, al sacrilegio, alla profanazione degli empi, pur di avere la consolazione di vederci prostrati dinanzi a Sé, a pregarLo, a ringraziarLo dei favori concessi, a implorarGli una grazia, a chiederGli perdono per le nostre mancanze, a riceverLo nella Santissima Eucaristia e fare della nostra anima il tempio della Santissima Trinità. A riporre in Lui, tutte la nostra fede, ogni nostra speranza, tutto il nostro amore: fac me tibi semper magis credere, in te spem habere, te diligere.

 

Se Nostro Signore avesse voluto il proprio trionfo secondo la mentalità del mondo, ci avrebbe creati senza libero arbitrio, programmandoci per compiere solo la Sua volontà, senza merito e senza colpa. Non avrebbe creato nemmeno gli Angeli peccabili, evitandoSi di avere contro le schiere degli spiriti ribelli. Ci avrebbe fatti tutti uguali, distribuendoci equamente sul Pianeta, dotandoci dello stretto necessario e controllando ogni nostra azione. Avrebbe insomma agito come Klaus Schwab, che vorrebbe ridurci in schiavitù e cancellare ciò che rende noi umani, e meravigliosamente divino il nostro Creatore: la nostra unicità, la nostra libertà di amarLo e di ricambiare con la nostra miseria la magnificenza delle Sue grazie.

 

Il «successo» del Signore non si compie secondo la mentalità del mondo, perché se così fosse esso non sarebbe che un’illusione, un effimero fuoco d’artificio, come tutte le cose mondane e che non vengono da Dio. Il «successo» di Cristo avviene con quella delicatezza del padre che lascia al figlio la soddisfazione di dimostrargli le proprie capacità, il frutto tratto dall’insegnamento paterno. Come l’artigiano che, dovendosi assentare, lascia la bottega al più esperto, per dargli la possibilità di confermare la fiducia ben riposta. E sa che tornando non rimarrà deluso. 

 

Nostro Signore sale al cielo perché da questo momento ognuno di noi, e in particolar modo i Successori degli Apostoli, abbiamo il mandato di annunciare la salvezza di Dio in un mondo ribelle e apostata, di portare la luce di Cristo nelle tenebre del peccato e della morte. Vi mando come pecore in mezzo ai lupi (Mt 10, 16), ci ha detto, preannunciandoci che un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone (Mt 10,25).

 

Questo è un momento di prova, che dura – con esiti alterni – da duemila anni: la Chiesa continua a rendere presente Cristo sulla terra, e ad offrirLo misticamente al Padre. Ma quanti lupi, travestiti non solo da agnelli, ma addirittura da pastori! Quanti mercenari corrotti, illusi di poter frodare il padrone prima del suo ritorno! Quanti traditori, che cercano di distruggere la Chiesa proprio per cancellare la presenza di Dio e impedire la salvezza delle anime! 

 

Nella domanda dei due Angeli ai Discepoli c’è un avvertimento: Quel Gesù, il quale tolto a voi è stato assunto al cielo, così verrà, come lo avete veduto andare al cielo (At 1, 11). Ciò rimanda alla fine dei tempi, quando Nostro Signore trionfante sulla morte e sul peccato tornerà a giudicare i vivi e i morti, per concludere con un processo universale quella vittoria sull’antico Serpente annunciata nel Protoevangelo (Gen 3, 15), inaugurata con l’Incarnazione, compiuta con la Passione e Morte sulla Croce, ma ancora incompleta perché mancante della pubblica condanna di Satana e dei suoi servi.

 

Una condanna inesorabile, già scritta, ma che ancora dev’essere pronunciata. Liber scriptus proferetur, in quo totum continetur, unde mundus judicetur, cantiamo nel Dies iræ. Il libro che è stato scritto, in cui è contenuto tutto, verrà letto e il mondo sarà giudicato. 

 

Ma quando verrà il Figlio dell’uomo, troverà fede sopra la terra? (Lc 18, 8). Se guardiamo attorno a noi, dovremmo dire di sì, perché le avversità che attraversiamo permettono a molte anime di convertirsi e di tornare a Dio, e questa celebrazione ne è la prova. Ma se guardiamo al mondo, c’è di che inorridire, ad iniziare dall’apostasia, dalla corruzione e dall’immoralità in cui versa la Gerarchia cattolica.

 

Molti miei Confratelli e tanti sacerdoti pensano che sia più semplice promuovere una versione soft del Cristianesimo – umanitaria, ambientalista e globalista – perché la sua «edizione integrale» è considerata improponibile alla mentalità del mondo. Con mentalità mercantile, credono di poter “svecchiare il magazzino” proponendo un «prodotto» nuovo, che incontri i gusti della clientela. Cose poco impegnative, tanto generiche quanto rassicuranti per chi non vuole cambiare nulla della propria vita: solidarismo, accoglienza, inclusione, sinodalità, resilienza, ecosostenibilità. E soprattutto: nessun richiamo al peccato, quindi nessuna colpa originale, nessuna Redenzione, ma solo un “camminare insieme”, verso il baratro. La Passione e Morte del Signore è di ingombro, è divisiva, non è inclusiva. Non crea ponti, ma erige muri. 

 

Ma è forse questa la Fede che il Signore ha insegnato agli Apostoli durante i tre anni di ministero pubblico e, dopo la Resurrezione, fino al momento dell’Ascensione? È per questo che ha istituito l’Ordine Sacro, e tutti i Sacramenti? È questo che ha ordinato di insegnare a tutte le nazioni? Per questo sono morti tra atroci tormenti i Martiri? Per sentirsi dire che la missione divina della Chiesa di convertire i popoli è una «solenne sciocchezza»?

 

Per questo hanno dedicato la propria vita alla predicazione della dottrina i Santi Padri e i Dottori della Chiesa? Per ascoltare i deliranti e sconclusionati discorsi contro chi rimane fedele alla Santa Tradizione, emarginato come indietrista o nostalgico patologico?

 

Per questo sono stati perseguitati i sacerdoti cattolici nell’Inghilterra di Enrico VIII o nella Francia del Terrore? Per veder proibita quella Messa che è in odio agli eretici di tutti i tempi?

 

I due Angeli non ammoniscono solo i Discepoli a testa in su, ma anche ognuno di noi: Quel Gesù, il quale tolto a voi è stato assunto al cielo, così verrà, come lo avete veduto andare al cielo (At 1, 11). E quando tornerà chiederà ai Suoi amministratori che cosa abbiano fatto dei talenti inestimabili che ha loro lasciato nel forziere della Santa Chiesa. Rendi conto della tua amministrazione (Lc 16, 2).

 

Tremo all’idea del Giudizio di Dio, che ha costituito in autorità il Papa e i Vescovi perché siano altri Cristi e predichino il Vangelo a tutte le genti, e oggi Si trova la Chiesa infestata da un sinedrio di ipocriti, eretici e apostati intento a spartirsi con i potenti della terra la Sua veste inconsutile. Com’è stato fatto fruttare il patrimonio di Cristo, costituito dai Sacramenti e dalla Santa Messa?

 

Copiando la «Cena» ai Protestanti e proibendo il Rito apostolico? Come sono stati fatti moltiplicare i talenti della predicazione e dell’apostolato, i tesori di dottrina dei Santi teologi?

 

Promuovendo l’ecumenismo irenista e partecipando sacrilegamente al pantheon delle “religioni abramitiche” di Abu Dhabi?

 

Facendo adorare l’idolo infernale della Pachamama in Vaticano?

 

Incoraggiando i vizi e deridendo le virtù?

 

Promuovendo Prelati indegni e perseguitando i buoni sacerdoti?

 

Questi corrotti burocrati mitrati correranno a dissotterrare il tesoro, pensando di poterlo impunemente restituire senza averlo fatto fruttare, quando esso è stato conquistato con il Sangue dell’Agnello.

 

L’Ascensione del Signore ci mostra che è Sua volontà che noi cooperiamo all’opera della salvezza, perché siamo membra vive del Suo Corpo che è la Chiesa, e come tali dobbiamo seguire docilmente il suo Capo divino. Lo chiede ai Pastori, ai quali ha ordinato di predicare il Vangelo e battezzare tutte le nazioni, senza lasciare equivoci sulla condanna che attende chi non si converte e chi non annuncia il Vangelo.

 

Perché l’autorità dei Pastori è vicaria, ossia esiste proprio perché esercitata nell’assenza fisica di Nostro Signore, unico Capo della Chiesa. Chi ascolta voi ascolta Me, e chi disprezza voi disprezza Me (Lc 10, 16): sono parole che rassicurano chi è disprezzato dal mondo perché predica Cristo, ma che devono terrorizzare chi è accolto dal mondo perché in nome di Cristo predica un altro vangelo. E guai a chi fa disprezzare Cristo perché con l’autorità di Cristo propaga l’errore, legittima il peccato e il vizio, dà scandalo con la propria condotta di vita. 

 

Il Signore se ne va senza strepito, come nel silenzio Egli è risorto. Solo, si lascia vedere dai Discepoli, perché all’evidenza della Sua Ascensione al cielo segua la Fede nella Sua presenza sacramentale nella Santissima Eucaristia custodita dalla Chiesa, la Speranza di riunirsi a Lui nella gloria celeste e la Carità ardente nell’amare Lui e il prossimo per amor Suo.

 

Questa è l’eredità che la Chiesa di Cristo trasmette intatta da duemila anni, e che nessuno può modificare o adulterare, illudendosi di farla franca: Deus non irridetur.

 

Perché quando il Signore tornerà, vorrà tornare in possesso dei beni spirituali inestimabili che ha concesso in amministrazione ai suoi Ministri, e di cui essi dovranno render conto. 

 

Facciamo dunque tesoro noi tutti – tutti: dai vertici della Chiesa al più umile fedele – del tempo che ci rimane. Di quello che ci resta in questa vita mortale, prima di trovarci dinanzi a Dio per il Giudizio particolare. Di quello che resta al mondo e alla Chiesa prima della fine dei tempi, prima del Giudizio universale.

 

Se anche solo un’anima sarà stata conquistata a Cristo dalla nostra predicazione, dal nostro esempio, da una nostra buona parola potremo mostrare serenamente al Signore di aver moltiplicato i talenti ricevuti e sentirci rispondere: Bravo, servo buono, e fedele… entra nel gaudio del tuo Signore (Mt 25, 23).

 

Possa questo auspicio valere soprattutto per quanti il Signore ha costituito in autorità nella Chiesa: sia questa l’intenzione delle preghiere che deponiamo ai piedi della Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa, Maria Santissima.

 

E così sia. 

 

 

Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

 

18 Maggio 2023

Feria V in Ascensione Domini

 

 

 

Continua a leggere

Spirito

Papa Leone XIV riapre il caso Amoris Laetitia

Pubblicato

il

Da

Dieci anni dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia , Papa Leone XIV ha appena annunciato la convocazione di un incontro straordinario a Roma, nell’ottobre del 2026, che riunirà i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo sul tema della famiglia.

 

Con il passare delle settimane, è diventato chiaro che il nuovo pontificato è passato al sodo. O meglio, alle questioni che stanno scuotendo la Chiesa. L’ultimo evento è l’annuncio – il 19 marzo 2026 – di una riunione straordinaria di alto livello che segue deliberatamente l’esempio di Amoris Laetitia.

 

Questo annuncio suscita tante speranze quante domande: dal 2016, l’interpretazione del capitolo VIII dell’esortazione del compianto papa Francesco, relativa all’accesso ai sacramenti per i divorziati che contraggono una nuova unione, è stata oggetto di vivaci dibattiti, creando talvolta un mosaico di prassi pastorali contraddittorie a seconda della diocesi.

 

Un incontro al vertice

Il Papa sembra dunque voler riprendere il controllo di una questione che ha profondamente diviso l’episcopato e i fedeli. A differenza dei recenti processi sinodali caratterizzati da un’ampia partecipazione laica, questo incontro dell’ottobre 2026 si propone di essere strettamente ecclesiastico.

 

Il sito di informazione tedesco katholisch.de – tutt’altro che sospettato di tradizionalismo – ha osservato, non senza qualche critica, che si trattava di un «incontro sulle famiglie senza famiglie», sottolineando il carattere istituzionale e dottrinale auspicato dal nuovo pontefice romano.

Sostieni Renovatio 21

Continuità, correzione o superamento?

La questione cruciale di questo vertice romano risiede nella direzione che Papa Leone XIV intende imprimere alla Chiesa, una direzione sulla quale l’attuale successore di Pietro non ha ancora fornito alcuna indicazione, probabilmente intenzionalmente. Sembrano profilarsi tre percorsi.

 

Il primo scenario sarebbe quello della pura continuità. In questo caso, il Santo Padre confermerebbe l’approccio del suo predecessore, cercando semplicemente di armonizzare l’attuazione della cura pastorale senza alterare il testo originario: ciò rappresenterebbe una grande delusione per coloro che speravano in un ritorno all’ortodossia cattolica in materia di morale. Tuttavia, il tono solenne del messaggio papale del 19 marzo suggerisce un’ambizione più ampia.

 

La seconda via, auspicata da coloro che sono legati alla dottrina tradizionale della morale cattolica, è quella di una correzione. Ciò non implicherebbe il ripudio del testo, bensì l’apporto dei necessari chiarimenti per riaffermare l’indissolubilità del matrimonio in conformità alla tradizione della Chiesa e all’insegnamento richiamato da Papa Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, documento citato anche dal Santo Padre nel suo messaggio. Ma un’altra scelta è aperta al successore di Pietro.

 

Esiste infatti una terza via per «trascendere» la situazione attuale, che sembra corrispondere a quanto possiamo intuire riguardo al nuovo pontefice romano. Leone XIV potrebbe dunque proporre una nuova sintesi che, pur conservando lo spirito di misericordia caro al suo predecessore, lo collocherebbe in un quadro giuridico e teologico più rigoroso, evitando le insidie ​​del soggettivismo morale.

 

Un’attesa cauta

Questa terza via – se il futuro confermerà questa ipotesi – permetterà di porre fine alle «polarizzazioni» nella Chiesa, spesso deplorate da Papa Leone XIV, ripristinando il primato della dottrina cristiana? Oppure si limiterà a sospendere le divisioni causate dal relativismo dottrinale e morale che è diventato una delle caratteristiche del periodo post-conciliare?

 

In ogni caso, questo incontro di ottobre rappresenta un’occasione storica da non perdere per ristabilire l’unità di fede e di pratica nella Chiesa, per la quale certamente pregheremo.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Edgar Beltrán via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

Continua a leggere

Spirito

Il cardinale di Nuova York contro Miss California. Che si difende alla grande

Pubblicato

il

Da

Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo emerito di New York e membro della Commissione per la libertà religiosa del presidente Trump, ha espresso il suo accordo con la difesa, da parte del vescovo Robert Barron, della rimozione di Carrie Prejean Boller – ex Miss California ora convertitasi al cattolicesimo – dalla Commissione avvenuta il mese scorso.   In un post su X del 24 marzo, il cardinale Dolan ha scritto di concordare «pienamente» con il rifiuto, espresso la settimana scorsa dal confratello vescovo, della richiesta di Prejean Boller di difendere la sua posizione a sostegno della dottrina cattolica sul sionismo, definendo i suoi commenti «chiari come al solito». Il vescovo di Winona-Rochester, in Minnesota, l’aveva accusata, in un suo post su X della settimana precedente, di aver «dirottato» un’udienza della Commissione il mese scorso per «fini politici».  

Sostieni Renovatio 21

Durante quell’audizione della Commissione sull’«antisemitismo», Prejean Boller aveva denunziato apertamente il sionismo e sottolineò che i cattolici non abbracciano l’ideologia sionista, il che ha portato infine alla sua rimozione dalla Commissione. Carrie avrebbe poi rivelato che le pressioni sarebbero arrivate già l’anno scorso, appena creata la Commissione, quando le fu chiesto – probabilmente su ordine della «pastora» protestante sionista della Casa Bianca Paula White – di moderarsi sui social media evitando di attaccare israele e la teologia dispensazionalista, una variante del fondamentalismo cristiano americano che assicura agli ebrei e al loro Stato un ruolo primario nel disegno divino.   La settimana scorsa la Prejean Boller si era rivolta a Barron su X, incoraggiando il vescovo a esprimersi sulla sua rimozione e contro il sionismo.   «Se la mia libertà religiosa non è protetta, allora non lo è quella di nessuno. Per favore, fate sentire la vostra voce. Per favore, difenda i cattolici», ha esortato. «Sia coraggioso, vescovo Barron. Il mondo ha bisogno di uomini coraggiosi».   «Che io faccia parte o meno di questa Commissione, la mia voce si farà sempre più forte a sostegno di coloro che vengono perseguitati per la loro fede», ha aggiunto. «Credo che questa nomina sia stata voluta da Dio e non rinuncerò alla mia fede cattolica per mantenere un incarico in una commissione che ha abbandonato la sua missione».   In seguito, il Barron ha replicato respingendo le sue affermazioni e insinuando che si stesse falsamente dipingendo come vittima di pregiudizi anticattolici, definendo la sua asserzione di vedersi negata la libertà religiosa «semplicemente assurda».   «Nelle scorse settimane, Carrie si è lamentata di essere stata rimossa dalla Commissione presidenziale sulla libertà religiosa a causa delle sue convinzioni cattoliche, e ha criticato me e altri membri cattolici della commissione per non averla difesa», ha scritto il vescovo.   «Questo è assurdo. La signora Prejean Boller non è stata licenziata per le sue convinzioni religiose, bensì per il suo comportamento durante una riunione della Commissione il mese scorso: ha intimidito i testimoni, ha imposto con aggressività il suo punto di vista e ha strumentalizzato la riunione per i propri fini politici», ha aggiunto.   Prejean Boller ha replicato affermando di essere stata inizialmente invitata a dimettersi dalla commissione lo scorso agosto, mettendo in dubbio l’idea di Barron secondo cui sarebbe stata costretta a lasciare l’incarico solo a causa del suo «comportamento» durante l’udienza di febbraio.   «Mi è stato chiesto di dimettermi ad agosto per le stesse ragioni per cui sono stata rimossa a febbraio. Lei lo sapeva perché mi ha chiamato subito dopo che le ho inviato questa email, ed era sotto shock. Vuole davvero insistere su questa storia, Eccellenza?» ha scritto.   Carrie in varie interviste ha parlato delle numerose minacce di morte ricevute da quando ha difeso la fede cattolica durante l’udienza della Commissione, sottolineando che, nonostante queste minacce, preferirebbe morire piuttosto che essere costretta a rinnegare la sua fede cattolica e che continuerà a difendere la verità.   «Ci sono persone che vogliono eliminarmi semplicemente perché sono cattolica e difendo ciò che è giusto, vero, buono e bello. Difendo la vita, ogni forma di vita», ha affermato. «Vogliono insultarmi, etichettarmi come antisemita, bigotta o una persona piena d’odio. È esattamente il contrario. … Difendo solo la mia fede cattolica e spero che tutti gli altri abbiano il coraggio di fare lo stesso».   La Prejean ha poi risposto direttamente a Dolan in un lungo post, accompagnato da una foto che la vede insieme al cardinale e a monsignor Barron, tutti e tre sorridentissimi, al debutto della Commissione.   «Vostra Eminenza, ho provato a chiamarla e a mandarle messaggi più volte dopo l’udienza sull’antisemitismo del 9 febbraio, alla quale lei e il vescovo Barron eravate assenti. Desideravo parlarne con lei in privato. Ma, purtroppo, ancora una volta non mi ha dato alcuna risposta. Tuttavia, oggi ha pubblicato il post a cui sto rispondendo».   «Lei ha dichiarato pubblicamente di condividere pienamente le recenti affermazioni del Vescovo Barron. La prego di rispondere a questa domanda: perché mi ha detto di persona l’8 settembre 2025, alle 8:26 del mattino: “Se vogliono rimuovere lei per il suo sostegno ai palestinesi di Gaza, allora cercheranno di rimuovere anche me”? Le ho spiegato in quell’occasione che la Casa Bianca mi aveva chiesto di dimettermi dalla commissione su richiesta dei nostri colleghi Paula White e Dan Patrick».

Aiuta Renovatio 21

«Lei ha espresso il suo stupore per la richiesta di dimissioni che mi è stata fatta ad agosto a causa della mia posizione cattolica sul sionismo e del mio aperto sostegno alla vita umana innocente a Gaza. Come dimostrano le sue parole, lei mi ha sempre sostenuto pienamente. Mesi prima dell’udienza di febbraio, avevo espresso sia a lei che al vescovo Barron la mia intenzione di essere rimosso da questa commissione a causa delle mie convinzioni cattoliche e del mio sostegno ai palestinesi di Gaza».   «Entrambi avevate affermato che ciò non sarebbe mai accaduto. Invece è successo. Potrebbe spiegarmi, e spiegare a tutti i cattolici, il significato di questa apparente contraddizione? Se non c’è alcuna contraddizione tra quanto mi ha detto ad agosto e il motivo della mia attuale rimozione, la prego di spiegarlo. Credo di essere stato rimosso dalla commissione per la libertà religiosa».   Un’altra foto caricata dalla già miss California mostra il trio cattolico della Commissione assieme al presidente Trump.  

Iscriviti al canale Telegram

«8 settembre 2025: questa foto è stata scattata lo stesso giorno in cui mi sono confidata con il Cardinale Dolan . Gli ho raccontato tutto quello che Dan e Paula mi stavano facendo. Gli ho parlato del tentativo di farmi rimuovere dalla commissione chiedendomi di dimettermi, cosa che mi sono rifiutata di fare. Pochi minuti dopo ho parlato con il Presidente Trump».   «Il presidente mi ha rassicurata sul fatto che sarei rimasta nella commissione. Mi ha detto che si era occupato della questione, intendendo il tentativo di rimuovermi. Mi ha detto: “Gliel’ho detto, conosco la vera Carrie”. Mi ha abbracciata e gli sono stata immensamente grata per il suo sostegno. È stato un sollievo sapere di avere l’appoggio del presidente, nonostante sapessi che la Casa Bianca mi aveva appena chiamata chiedendomi di dimettermi».   «Avevo la sensazione che il presidente stesse subendo pressioni dagli altri commissari per rimuovermi, ma ha scelto di non farlo. Il 25 agosto 2025, appena una settimana dopo la richiesta di dimissioni da parte dell’ufficio PPO della Casa Bianca, avvenuta il 18 agosto 2025, Dan Patrick e Paula White mi hanno comunicato telefonicamente che sarei rimasto nella commissione. Dan Patrick mi ha detto di smettere di pubblicare sui social media perché il mio compito in questa commissione è proteggere il presidente e la sua reputazione. Ha affermato che i miei post sui social media (riguardanti la mia teologia cattolica, il mio sostegno ai palestinesi di Gaza e le mie critiche al governo israeliano) erano “in contrasto con il Presidente, Paula White e gli altri membri della commissione”».   «Paula White mi ha detto di avere problemi con i miei post riguardanti la mia prospettiva teologica, che ha definito “teologia della sostituzione”. Mi ha intimato di far approvare i miei post sui social media da lei prima di pubblicarli. Ho ricevuto il sostegno di cui avevo bisogno dal cardinale Dolan e dal vescovo Barron, con i quali ho parlato telefonicamente anche di questo tentativo di rimozione il 21 agosto, appena 3 giorni dopo la telefonata dalla Casa Bianca».   «Ho espresso al vescovo Barron il mio timore di essere costretta a dimettermi a causa dei miei post sui social media e delle mie convinzioni teologiche sul sionismo e sulla difesa della vita umana innocente a Gaza. Sembrava sostenermi e appoggiare il mio diritto di pubblicare liberamente sui social media le mie convinzioni cattoliche, senza timore di essere rimossa. Mi ha detto di ignorare gli attacchi contro di me, ed è stato un sollievo sapere che mi sosteneva. Non avrei mai pensato di dovermi difendere in questo modo, ma dopo tutti gli attacchi subiti, semplicemente per aver difeso le mie convinzioni cattoliche e la vita umana innocente, sento di avere il diritto di difendermi» scrive Carrie.   Il cardinale Dolan, appena sostituito da Leone come arcivescovo di Nuova York con un alleato del cardinale progressista Biagio Cupich, è una figura nota ed eminentissima nella scena americana, con tracimazioni anche nella politica (era attaccato dalla sinistra per il suo appoggio a Trump e per aver definito Charlie Kirk un «San Paolo dei giorni nostri»), e molte controversie sul piano religioso.

Aiuta Renovatio 21

Il porporato di Nuova York ha permesso che nell’arcidiocesi venissero celebrate diverse «messe dell’orgoglio» sacrileghe e pro-LGBT, come gli osceni funerali di un attivista transessuale, arricchita di elementi blasfemi al punto da chiedere subito una messa di riparazione. Cosa tristemente nota, è stato il gran maresciallo della parata di San Patrizio del 2015, la prima a cui ha permesso la partecipazione di un gruppo di attivisti omosessuali.   Come riportato da Renovatio 21, mesi fa il Dolano aveva solennemente dichiarato che il Ramadan è come il Mercoledì delle Ceneri.   Il vescovo Barron ha ottenuto grande notorietà negli ultimi anni grazia ad un podcasto da lui condotto.   Come riportato da Renovatio 21, nel documentario di William Friedkin, Il diavolo e padre Amorth (2017) monsignor Barron, intervistato dal regista de L’esorcista (1973) sostiene con genuinità e forse solo una punta di vergogna di aver paura del diavolo e di non osare quindi adoperarsi negli esorcismi, lasciando il lavoro ad altri.   SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da Twitter
Continua a leggere

Spirito

Mons. Viganò, la Chiesa e l’intronizzazione dell’«arcivescova» anglicana: «Leone abbraccia l’eresia ecumenista»

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha affidato al social network X un commento riguardo all’intronizzazione della prima «arcivescovessa» di Canterbury Sarah Mullally e alle relative assicurazioni di «dialogo» proferite da papa Leone XIV.

 

«Leone abbraccia l’eresia ecumenista solennemente condannata da Pio XI nella Mortalium Animos, trattando la Comunione Anglicana – i cui “ordini sacri” furono dichiarati assolutamente nulli da Leone XIII nell’Apostolicæ Curæ – come “Chiesa sorella” con cui “camminare insieme” in virtù di un battesimo comune, senza esigere la conversione all’unica vera Chiesa Cattolica Apostolica Romana» scrive monsignore.

 

«Tale irenismo modernista, che elogia il dialogo ARCIC (Anglican-Roman Catholic International Commission) e invoca una “testimonianza comune” senza affermare l’unicità cattolica, dissolve il dogma “Extra Ecclesiam nulla salus” e riduce l’unità voluta da Nostro Signore a un compromesso sentimentale. Non stupisce che le “autorevolissime fonti magisteriali” con cui Leone legittima l’ecumenismo siano il Vaticano II e i papi conciliari. Non uno dei Papi precedenti il Concilio avrebbe mai osato pensare e scrivere simili orrori».

 

«Il saluto a una “arcivescovessa” aggrava infine lo scandalo, violando il Magistero immutabile che esclude la possibilità di un sacerdozio femminile e conferma la totale invalidità di ogni pretesa ordinazione anglicana» continua l’arcivescovom che si chiede: «ma se “san” Paolo VI è in paradiso, dove si trova il Martire San Thomas Becket?».

 

Le parole di Sua Eccellenza sono accompagnate da un agghiacciante video di performance danzerecce durante l’intronizzazione della nuova «monsignora» cantuariense.

 


Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, l’elezione di una donna ai vertici della Chiesa d’Inghilterra ha portato a tensioni al limite dello scisma del ramo africano degli anglicani, che si sono riuniti poche settimane fa per eleggere un leader «rivale» dell’«arcivescova». Il clero della Global Fellowship of Confessing Anglicans (GAFCON), che da subito aveva dato segni di insofferenza se non di insubordinazione patente, si è riunito ad Abuja, in Nigeria.

 

Si tratta, per quanto sottaciuto, di un vero e proprio scisma.

 

 


L’elezione della Mullally, che ha espresso posizioni pro-aborto e pro-omotransessualismo, ha aggravato la frattura tra l’ala conservatrice e quella progressista della Chiesa anglicana. Tuttavia, la GAFCON aveva già respinto la guida del precedente arcivescovo di Canterbury, Giustino Welby, nel 2023 a causa della sua proposta di benedire le coppie dello stesso sesso.

 

Come riportato da Renovatio 21la comunione anglicana ha già visto a causa dell’elezione di una donna ad arcivescovo del Galles una rottura nelle sue pendici africane. In una conferenza a Kigali di mesi fa, a seguito della nomina della «vescova» Cherry Wann ad arcivescovo del Galles, è stato concluso che «Poiché il Signore non benedice le unioni tra persone dello stesso sesso, è pastoralmente fuorviante e blasfemo formulare preghiere che invocano la benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

 

Mons. Viganò aveva già attaccato mesi fa i rapporti tra Roma e la Chiesa d’Inghilterra a seguito dell’incontro dei loro sommi vertici, cioè papa Leone e re Carlo. «Le due autorità supreme delle proprie rispettive “chiese” si riconoscono entrambe nell’ideologia ambientalista e neomalthusiana del World Economic Forum e dell’Agenda 2030, ed è su questa nuova religione che è impostato il dialogo tra sinodali e anglicani» aveva detto monsignore.

 

«A confermare la sua continuità con l’ecumenismo conciliare, Leone offrirà a Carlo un “seggio” (con la targa “Ut unum sint”) nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, già teatro dell’indizione del Vaticano II e da allora tempio dell’ecumenismo indifferentista conciliare e sinodale».

 

«La Fede Cattolica è la grande assente, e non a caso: sarebbe imbarazzante per Leone ricordare i Martiri cattolici massacrati dal monarca poligamo, a cominciare da John Fisher e Thomas More. Immaginate Papa Clemente VII che offre uno scranno in una Basilica Papale a Enrico VIII…» conclude Viganò, ricordando la storica nequizia anticristiana della malvagia monarchia britannica.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Più popolari