Spirito
Spari contro un’auto che ha sfondato i cancelli del Vaticano
Ieri sera un’auto ha sfondato un cancello del Vaticano schiantandosi nel cortile di un palazzo. Le guardie svizzere hanno sparato alle gomme dell’auto.
Il sospetto, che si ritiene abbia 40 anni, sarebbe stato, secondo quanto riportato, in istato di alterazione psicofisica.
L’incidente sarebbe avvenuto presso il Cortile San Damaso del Palazzo Apostolico intorno alle 20 locali. Non sono stati segnalati feriti sulla scena e il motivo dell’incidente non è ancora chiaro.
Citando la Santa Sede, i media hanno riferito che le guardie hanno tentato di fermare il veicolo sparando agli pneumatici anteriori del veicolo, ma che l’auto è riuscita a oltrepassare i cancelli anteriori e ad entrare nel cortile. Tuttavia, poco dopo che il veicolo si è fermato, il conducente è sceso dall’auto ed è stato arrestato dalla gendarmeria vaticana, e quindi visitato dai medici della Direzione di Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano, che hanno riscontrato il grave stato di alterazione psicofisica
Resta incerto se Papa Francesco fosse nelle vicinanze dell’incidente. I resoconti sulla stampa suggerirebbero che era probabile che fosse stato più vicino alle sue stanze personali presso Santa Marta, che si trova sul lato opposto della Città del Vaticano.
Sull’accaduto è in corso un’inchiesta. La Sala stampa vaticana informa che l’uomo si troverebbe ora in una cella detentiva presso i nuovi locali della Caserma della Gendarmeria, in attesa di disposizioni dell’Autorità Giudiziaria vaticana.
Nel 2017, la Guardia Svizzera aveva aggiornato le misure di sicurezza della Città del Vaticano per garantire che nell’area non potessero aver luogo attacchi di speronamento di veicoli. L’iniziativa era stata presa dopo l’attentato del 2017 sulle Ramblas di Barcellona e l’attentato di Nizza dell’anno precedente.
Immagine di lienyuan lee via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)
Spirito
Leone XIV afferma che non dovremmo «chiuderci nelle nostre sicurezze religiose»
Nel suo recente messaggio dell’Angelus, Leone XIV ha introdotto una dicotomia sconcertante per mettere in discussione le «sicurezze religiose»:
«Carissimi, impariamo a non chiuderci nelle nostre convinzioni e sicurezze religiose, per restare aperti alla relazione autentica con Cristo» ha detto il romano pontefice. Subito qualcuno può chiedersi: ma se il papa non insegna, non incarna, la certezza religiosa, qual è il suo lavoro?
«A volte sulla fede cristiana ci si accontenta del “sentito dire”, dei luoghi comuni, di ciò che ci è stato trasmesso magari anche con buone intenzioni; ma Gesù ci chiama a una risposta personale, a conoscerlo da vicino, a lasciarci scavare dall’amicizia con Lui, in un incontro sempre nuovo che può anche chiederci di percorrere strade inedite e di fare scelte diverse da quelle immaginate» ha continuato il papa chicagoano.
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«Questo vale sia per il nostro percorso personale, sia per il cammino della Chiesa e per le scelte pastorali, laddove a volte pensiamo che basti procedere come abbiamo sempre fatto. È importante, invece, chiederci spesso: chi è il Signore per me? Lo conosco davvero? Cosa mi chiede oggi il suo Vangelo? Quali passi e quali scelte dovrei compiere?»
Per un cattolico, è stato notato, mai è stata posta una dicotomia tra la certezza della propria religione – ritenuta, fino a poco fa, l’unica vera – e una «relazione autentica con Cristo».
La Chiesa, ci veniva insegnato, era stata creata da lui stesso, ed è la sua sposa. E il pontefice, in teoria, è proprio colui che crea il ponte tra la Terra e il Cielo.
Abbiamo qui un avvertimento: colui che crea il ponte ci dice che esso è pericolante. Ci sta dicendo, quindi, di non passarvi. Ancora una volta è evidente l’unico caposaldo della gerarchia cattolica odierna: essa crede di non credere. Essa sa di non credere. E lo dice pure.
Ci è chiaro che la via sacra, della quale abbiamo sicurezza, è stata abbandonata. Roma non vuole più percorrere il ponte indicato da Dio, ma andare altrove, magari non guadare nemmeno il fiume. La Chiesa vuole uscire da sé, vuole lasciare il suo compito e il suo popolo, vuole dimenticare qual è la via indicata.
E la via, la verità, e la vita, è una sola: Cristo. Lo hanno detronizzato, lo hanno abbandonato. Ci stanno chiedendo di fare altrettanto.
Ciò non accadrà mai.
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Immagine di Presse Office via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine tagliata
Spirito
Mons. Strickland: mons. Lefebvre e la crisi della fede nel soprannaturale
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Spirito
Lo Spirito Santo non si contraddice
Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in diverse parti. Questa nona parte ci ricorda che lo Spirito Santo santifica le anime e vivifica la Chiesa, mantenendola nella verità ricevuta dagli Apostoli. In quanto Spirito di verità, Egli non può ispirare oggi il contrario di ciò che ha ispirato ieri, né può essere invocato per giustificare rotture dottrinali o morali con la Tradizione.
VIII. Lo Spirito Santo, santificatore delle anime e anima della Chiesa
67. Io professo che lo Spirito Santo, terza Persona della Santissima Trinità, vero Dio con il Padre e il Figlio, ha parlato per mezzo dei profeti, ha ispirato le Scritture, ha santificato i giusti, ha formato l’umanità del Verbo incarnato nel grembo verginale di Maria, ed è stato visibilmente inviato a Pentecoste per manifestare la Chiesa e darle vita fino alla fine dei tempi.
68. Credo che, inviato dal Padre e dal Figlio, egli rimanga nella Chiesa fino alla fine dei tempi, secondo la promessa del Signore. Egli è l’anima increata della Chiesa, non come forma sostanziale che annullerebbe la distinzione tra Cristo e i suoi membri, ma come principio invisibile e causa efficiente della sua vita soprannaturale, della sua unità di professione di fede e di culto, della santità del suo governo e del suo Magistero, e della sua fecondità nelle opere.
69. Affermo che tutta la vita della Chiesa dipende dalla sua azione. È lui che assiste il Magistero ecclesiastico, specialmente quello del Papa, affinché esso custodisca, dichiari e spieghi senza errore il deposito rivelato: non perché inventi nuove dottrine, ma perché penetri più profondamente, nello stesso senso e nello stesso significato, la verità già rivelata da Dio agli Apostoli.
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70. Credo che sia lui che comunica alle anime, nei sacramenti, la grazia acquisita dal Salvatore, dimora in esse per mezzo di questa grazia e le rende conformi a Cristo; lui che illumina le menti con la sua sapienza, sostiene le volontà con la sua forza, riversa la sua carità nei cuori; lui che suscita le buone opere, ispira la carità fraterna e conduce le anime alla loro perfezione.
71. Fu lui a sostenere i martiri, a illuminare i dottori, a ispirare i missionari, a nutrire la vita contemplativa, ad arricchire gli ordini religiosi e a far fiorire la santità in ogni ambito della vita. Le grandi opere della civiltà cristiana, frutti della cultura cattolica, testimoniano esse stesse questa presenza discreta ma feconda dello Spirito di Dio nella Chiesa attraverso i secoli.
72. Condanno dunque ogni pretesa di invocare lo Spirito Santo per giustificare adattamenti dottrinali che rompono con la Tradizione, capovolgimenti morali o processi sinodali che mettono in discussione ciò che la Chiesa ha ricevuto da Dio. Lo Spirito di verità non può ispirare oggi il contrario di ciò che ha ispirato ieri. Non invita la Chiesa ad ascoltare il mondo per riceverne le aspirazioni; al contrario, la esorta a istruire il mondo, a convertirlo e a santificarlo. La sua opera non consiste nell’incitare ispirazioni anarchiche, né nell’incoraggiare la creatività dottrinale, né nel fondare la vita spirituale sulla ricerca di fenomeni carismatici straordinari; consiste nel guidare le anime illuminando la loro fede e difendendole dai loro nemici spirituali, per portare a compimento l’opera della loro salvezza e condurle alla luce dell’eternità.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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