Geopolitica
La Germania ha munizioni per soli due giorni di guerra
Le forze armate tedesche avrebbero ora un’enorme carenza di munizioni. Per rimediare, il governo di Berlino vuole investire più di 20 miliardi di euro, tuttavia l’industria non può fornire una simile quantità di armamenti, almeno a breve termine.
Questa è la nemesi di oltre due decenni di politica di fornitura «just in time» alle esigenze delle forze armate tedesche.
Al contrario, la Russia ha continuamente ampliato la sua produzione di munizioni negli ultimi anni e, come ammesso dall’Intelligence militare britannica, non è a corto di materiale.
La Germania, avvertono i critici, corre il grave rischio di esaurire le munizioni dopo soli due giorni di guerra, se gli arsenali presenti non vengono riempiti rapidamente. Milioni di munizioni, migliaia di mine anticarro, missili anticarro e missili antiaerei sono stati forniti dal governo tedesco ai suoi partner a Kiev. La titanica fornitura – ordinata al governo tedesco anche dal Commissario UE Ursula Von der Leyen, già controverso ministro della Difesa della Repubblica Tedesca – ha svuotato quindi arsenali già ridotti.
La Germania ha fornito a Kiev, tra le altre cose, gli obici semoventi 2000 e i lanciarazzi multipli Mars II, deve anche fornire loro le munizioni. Lo stesso vale per i missili per il sistema di difesa aerea Iris-T SLM, che l’Ucraina ha ricevuto dalla Germania ma che la Bundeswehr non ha, e quindi nemmeno munizioni.
L’industria della difesa tedesca ha effettivamente ridotto la produzione di sistemi d’arma e munizioni negli ultimi anni, perché quasi nessun ordine è arrivato dal cliente più importante, la Bundeswehr, l’esercito tedesco. Il tanto lodato sistema di difesa aerea all’avanguardia Iris-T SLM è stato sviluppato dal produttore Diehl a proprio rischio, senza un contratto da parte del governo tedesco. Ecco perché, secondo la Cancelleria, l’azienda può produrre solo due unità all’anno.
È ovvio che non è possibile produrre enormi quantità di munizioni per questo piccolo numero di sistemi, soprattutto perché il prezzo unitario per missile è di 1 milione di euro. E la situazione è simile per le munizioni per l’obice semovente 2000.
«Il produttore ha consegnato l’ultimo lotto di Smart 155 alla Bundeswehr 19 anni fa. Successivamente, GIWS, una joint venture tra Diehl e Rheinmetall, non ha ricevuto più ordini per queste munizioni», afferma un briefing di Security.Table che aggiunge che si sarebbe «interrotta la produzione a Maasberg (Saarland).
Secondo la ricerca di Security.Table, «ci vorranno due anni buoni per ricostruire la linea di produzione e altri due o tre anni per produrre un numero basso a cinque cifre di Smart 155». Per l’obice semovente, che doveva essere consegnato all’Ucraina dall’esercito tedesco, la forza può fornire solo munizioni limitate da 155 mm perché ne ha troppo poco. Il problema è noto da tempo, ma politicamente non è stato risolto.
Notizie come queste non sono difficili da credere, dopo che il ministro degli Esteri Baerbock, una verde ma con studi alla London School of Economics, in uno strano esempio della moderna democrazia aveva dichiarato che avrebbe favorito l’Ucraina anche se il suo elettorato fosse stato contrario.
La sottomissione masochistica della Germania all’Ucraina si è vista in varie occasioni, come quando l’ambasciatore ucraino Andrey Melnik , ora promosso a viceministro degli Esteri ucraino, insultò pubblicamente il cancelliere Scholz, chiamandolo «beleidigte Leberwurst», cioè «salsiccia di fegato offesa».
Come riportato da Renovatio 21, alcuni Paesi come la Repubblica Ceca già ad inizio conflitto avevano detto di aver praticamente svuotato l’intero loro arsenale a favore di Kiev. Circolano screenshot di chat tra soldati americani che lamentano che anche il loro equipaggiamento è sparito: anche le riserve statunitensi, dicono, sarebbero pericolosamente vuote in questo momento. L’analista militare ed ex ispettore ONU per le armi di distruzione di massa Scott Ritter ha dimostrato che, a causa della mancanza di addestramento dell’esercito ucraino nell’uso delle armi inviate, queste durano significativamente meno di quanto dovrebbero.
Varie fonti sostengono di non sapere che fine fanno gli armamenti mandati a Kiev, ipotizzando il Mercato nero. Una TV americana aveva preparato un servizio che testimoniava che forse appena il 30% arriva a destinazione, ma poi ha ricevuto pressioni per seppellire la notizia. Gli USA sta ora inviando personale militare sul territorio per dare conto del tracciamento delle armi, sinora mancante.
Alcune armi ucraine sono riaffiorate in Siria a Idlib, zona con ampia presenza in questi anni di miliziani del jihadismo terrorista. Armi date a Kiev sarebbero da mesi in vendita al miglior offerente sul Dark Web.
Secondo l’Europol, armi destinate agli ucraini potrebbero essere usate da gruppi criminali per anni, e starebbero finendo persino alla criminalità organizzata finlandese.
La serafica portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha avvertito che le armi occidentali fluite in Ucraina finiranno nelle mani dei terroristi in Europa.
Immagine di Michel Zacharz AKA Grippen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)
Geopolitica
Storico russo scompare in Israele: Mosca protesta
Le autorità israeliane non hanno rilasciato dichiarazioni sulla sorte dello storico russo-israeliano Artyom Kirpichenok, a diversi giorni dal suo presunto arresto e nonostante le richieste di informazioni avanzate da Mosca. Lo riporta la stampa russa.
Kirpichenok, 51 anni, giornalista ed esperto di Medio Oriente con doppia cittadinanza russa e israeliana, è conosciuto per i suoi articoli sul sionismo e per le critiche alle politiche di Israele verso l’Iran e la Palestina. Secondo le notizie disponibili, sarebbe scomparso il 2 agosto, poco dopo essere atterrato all’aeroporto Ben Gurion con un volo proveniente da Yerevan.
Pare che abbia inviato un breve messaggio alla famiglia con scritto «sono arrivato» alle 10:41, dopodiché ogni attività sul telefono e sui social si è interrotta. Fonti della polizia israeliana sostengono che abbia superato i controlli passaporti prima di sparire. I colleghi riferiscono che si era recato in Israele per una conferenza accademica e che disponeva di un biglietto di ritorno per l’8 agosto.
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Il giornalista di affari internazionali Oleg Yasinsky è stato tra i primi a segnalare la scomparsa, scrivendo su Telegram la scorsa settimana che Kirpichenok risultava irreperibile da diversi giorni. In seguito ha dichiarato che lo storico sarebbe stato arrestato dallo Shin Bet, l’agenzia di sicurezza interna israeliana.
L’accusa è stata ripresa dalla giornalista ed ex deputata della Duma Darya Mitina, che ha detto a NEWS.ru che Kirpichenok si troverebbe in un centro di detenzione dello Shin Bet a Tel Aviv, da lei definito «uno dei posti più terribili del Medio Oriente».
«Circa il 90% dei prigionieri sono palestinesi, e il resto sono stranieri sospettati di spionaggio», ha spiegato la Mitina. Citando rapporti sui diritti umani che denunciano maltrattamenti, ha avvertito che il trattamento riservato a Kirpichenok dipenderà dalle accuse: «se lo accusano di alto tradimento o spionaggio, il trattamento potrebbe essere qualsiasi. In ogni caso, non è certo un luogo di vacanza».
La Mitina ha aggiunto che l’avvocata Inna Led sta seguendo il caso, senza però fornire ulteriori dettagli sulle circostanze o sulle possibili accuse. Ha osservato che Kirpichenok aveva recentemente collaborato con media e organizzazioni civiche in Turchia e in Iran, paesi che frequentava spesso e di cui pubblicava resoconti dettagliati.
Secondo la Mitina, i suoi viaggi in Iran potrebbero aver determinato l’arresto, poiché recarsi in uno Stato definito nemico da Israele è illegale per i cittadini israeliani ed è attentamente controllato dai servizi di sicurezza.
Lo Yasinsky ha dichiarato a NEWS.ru di ritenere che la scomparsa sia legata all’attività professionale di Kirpichenok. «È assolutamente chiaro che Artyom è un oppositore del governo israeliano e delle sue politiche interne ed estere. Lo ha sempre dichiarato apertamente, sia a parole che per iscritto. Sono personalmente convinto che si tratti di una persecuzione politica nei confronti del giornalista», ha affermato il giornalista.
L’ambasciatore russo in Israele, Anatoly Viktorov, ha detto all’agenzia TASS che l’ambasciata era a conoscenza delle notizie sul presunto arresto e aveva inviato una richiesta ufficiale di informazioni alle autorità israeliane, «monitorando attentamente la situazione». Gli esperti legali sottolineano però che la doppia cittadinanza di Kirpichenok potrebbe limitare le possibilità di intervento di Mosca, poiché Israele può trattarlo esclusivamente come cittadino israeliano finché si trova sul proprio territorio.
Le autorità israeliane non hanno ancora rilasciato alcuna dichiarazione pubblica né reso note le accuse. Lo Shin Bet si occupa di casi di sicurezza nazionale e antiterrorismo, ambiti in cui arresti, procedimenti e accuse possono rimanere riservati o essere coperti da ordini di silenzio stampa.
Kirpichenok è nato in una famiglia ebrea in Russia e si è trasferito in Israele negli anni Novanta. Si è laureato all’Università Ebraica di Gerusalemme e ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Israeliane prima di tornare in Russia circa quindici anni dopo.
Da allora è diventato un critico acceso del governo israeliano e delle sue operazioni militari a Gaza. Nel suo recente libro Israele: La strada verso la catastrofe descrive il Paese come un «progetto coloniale» di stampo occidentale e traccia parallelismi tra il trattamento dei palestinesi e il Sudafrica dell’apartheid.
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Nonostante le sue posizioni pubbliche, i colleghi sostengono che Kirpichenok confidasse nella protezione offerta dalla cittadinanza e dal passaporto israeliani per viaggiare in sicurezza nel Paese per motivi accademici e professionali.
A questo punto chiediamo ai lettori una preghiera per un altro studioso, lo storico italo-israeliano Ariel Toaff, figlio dell’ex rabbino capo di Roma Elio Toaff. Lo storico, che insegna in Israele, non ha fatto mistero della sua profonda avversione per la politica militare stragista dello Stato Ebraico.
«Israele sotto Netanyahu sta imboccando, come un ciuco ubriaco, la strada verso una debacle economica senza precedenti e l’isolamento internazionale» aveva scritto a metà agosto 2025 lo storico medievale. «Se riusciremo ad uscirne, ci vorrà del tempo per rimetterci in sesto. Dell’immagine morale di Israele non parlo, perché l’ha persa da tempo. Gaza non rischia di essere la tomba di Netanyahu e dei suoi folli seguaci, ma la nostra» continua Toaff, senza specificare se stia parlando degli ebrei o degli israeliani. «E non abbiamo fatto niente per impedirlo. Di fatto siamo suoi complici, ignobilmente complici.
«La giusta e crudele punizione non tarderà a raggiungerci. È uno dei capitoli più infami della storia del sionismo moderno» scriveva ancora lo storico nato ad Ancona. «I morti ammazzati di Gaza, donne e bambini, ci inseguiranno con le loro torce fiammeggianti fino al fuoco dell’inferno».
«E ora provate a bloccarmi e a cancellare il mio post ipocriti, pavidi e vigliacchi» aveva conclusoToaff. «Siete una vergogna nella storia del popolo di Israele». Il timore qui non è più per l’ovvia censura sui social, ma per vere e proprie situazioni da desaperecidos degli intellettuali israeliani dissidenti.
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Immagine di Ralf Roletschek via Wikimedia pubblicata su licenza GNU Free Documentation License
Geopolitica
L’Iran dice che l’Ucraina deve pagare per l’attacco mortale alla nave
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Geopolitica
Trump chiede un risarcimento all’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto un risarcimento all’Iran per gli americani e altre persone che, a suo dire, sono state uccise o ferite da Teheran e dai suoi alleati.
La richiesta arriva dopo che Teheran ha chiesto a Washington di risarcire i danni provocati durante la guerra israelo-americana avviata contro l’Iran il 28 febbraio. Le riparazioni rientrano tra le condizioni poste dall’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, insieme al ritiro delle truppe americane dalla regione, alla cancellazione delle sanzioni e del blocco navale, allo sblocco dei beni congelati e alla cessazione delle minacce militari.
Lunedì Trump ha risposto precisando che la questione del risarcimento non era stata affrontata in precedenza nei negoziati, ma che ora aveva istruito i rappresentanti statunitensi a inserirla in tutti i colloqui futuri.
«Chiedo inoltre un risarcimento all’Iran per tutte le persone che hanno ucciso e gravemente ferito con le loro bombe artigianali e nei numerosi conflitti», ha scritto su Truth Social.
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Trump ha dichiarato che i pagamenti dovrebbero riguardare i soldati statunitensi uccisi nei conflitti regionali, le famiglie dei manifestanti iraniani e le persone colpite dalle guerre in Libano, Siria, Yemen e Gaza.
Il presidente statunitense inoltre richiamato l’attentato del 2000 contro il cacciatorpediniere lanciamissili USS Cole in Yemen, in cui persero la vita 17 marinai americani. Sebbene Al-Qaeda avesse rivendicato la responsabilità dell’attacco, un tribunale federale statunitense ha stabilito nel 2015 che anche l’Iran ne era responsabile. Teheran ha smentito ogni coinvolgimento.
Gli Stati Uniti hanno perso 18 militari nel conflitto in corso, mentre circa 500 sono rimasti feriti. Si ritiene inoltre che le forze armate americane abbiano perso decine di velivoli, tra cui un caccia F-15, diversi elicotteri, droni e aerei cisterna.
L’Iran ha segnalato oltre 3.300 vittime nei raid aerei statunitensi e israeliani, quasi la metà delle quali civili. Tra i morti figurano più di 200 bambini, tra cui oltre 120 bambine uccise in un attacco a una scuola elementare a Minab. I raid americani hanno colpito anche infrastrutture civili, tra cui ponti e impianti idrici.
Decine di leader politici e militari iraniani sono stati uccisi in attacchi mirati, tra cui la Guida Suprema del Paese, Ali Khamenei, al potere da lungo tempo.
Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, in Iran sono stati danneggiati o distrutti oltre 125.000 edifici civili, tra cui circa 100.100 abitazioni e centinaia di scuole e strutture mediche.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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