Cina
Pechino rafforza la censura di internet
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Le nuove norme entreranno in vigore ad agosto. I fornitori di servizi web obbligati a mostrare gli indirizzi IP degli utenti e la posizione geografica di chi effettua post online. Dure restrizioni anche sui dati che circolano all’estero. Il più grande database cinese di riviste accademiche è sotto osservazione della sicurezza di Stato.
Le autorità cinesi hanno pubblicato nuovi regolamenti sulla censura di internet che mirano a rivelare l’identità degli utenti e a impedire il flusso di dati fuori dalla Cina. Sono gli ultimi sforzi del governo per rafforzare il controllo della sfera digitale in nome della sicurezza dello Stato.
Un nuovo regolamento dell’Amministrazione per il cyberspazio impone agli utenti del web di fornire le loro vere informazioni personali quando registrano account per i servizi web, compresa l’occupazione lavorativa. I fornitori di servizi internet devono rivelare invece gli indirizzi IP degli utenti. Quando si registrano nuovi account che creano contenuti in settori specifici come economia, istruzione, servizi medici e diritto, gli utenti devono fornire certificati professionali. La nuova normativa entrerà in vigore ad agosto.
L’Amministrazione cinese per il cyberspazio supervisiona gli affari di internet, la propaganda e la censura, ed è proprietaria del China Internet Investment Fund, che possiede partecipazioni in importanti aziende tecnologiche, coinvolgendo settori come le infrastrutture digitali, i social network, l’intelligenza artificiale, i big data, ecc.
Con il rallentamento della crescita nazionale, le autorità cinesi hanno inasprito la censura dell’informazione economica, temendo che tali questioni possano avere un impatto sulla stabilità sociale. Le analisi e le previsioni pessimistiche degli economisti sono bersaglio dei controlli. Da maggio i principali social network cinesi hanno iniziato a visualizzare la posizione geografica degli utenti in questo ambito.
Per aggirare la censura, i netizen cinesi utilizzano di solito errori di battitura, omonimi, simboli e lettere inglesi nei post sensibili. Il nuovo regolamento vieta anche questo tipo di comportamento.
La registrazione del nome reale per i social network è in vigore da anni e agli utenti viene chiesto di fornire il numero di identificazione e il numero di telefono per iscriversi a un nuovo account.
Il ministero cinese dell’Industria e della tecnologia dell’informazione ha creato un portale online per consentire agli utenti di controllare quanti account social sono associati al loro numero di telefono e al loro numero di ID. Al momento sono collegate al sistema le 11 app più utilizzate in Cina e si prevede che altri servizi faranno lo stesso.
L’introduzione del portale indica che le autorità sono in grado di chiudere in un colpo solo tutti gli account social di un utente.
Un’altra norma prevede che i fornitori di servizi web che trasferiscono all’estero le informazioni personali o i «dati importanti» degli utenti siano tenuti a comunicarlo al governo per una valutazione della sicurezza.
Il regolamento non definisce la portata dei «dati importanti». Secondo gli analisti, la misura rappresenta una nuova sfida per le multinazionali, che dovranno affrontare costi aggiuntivi per l’archiviazione dei dati in Cina.
Dall’anno scorso la Cina ha già inasprito le restrizioni alle società nazionali che intendono quotarsi in una Borsa estera. Questo perché le compagnie straniere quotate a Wall Street sono tenute a divulgare più informazioni per soddisfare i requisiti di verifica dei conti. Ad esempio, a causa di un’indagine sulla sicurezza di Stato, il popolare servizio di carpooling cinese Didi ha rinunciato a quotarsi alla Borsa di New York.
Anche il settore accademico è nel mirino delle ispezioni della sicurezza dello Stato. Da fine giugno il più grande database di riviste accademiche della Cina, la China National Knowledge Infrastructure, è sotto osservazione della Amministrazione per il cyberspazio perché contiene dati importanti su industrie chiave e sulle tecnologie più all’avanguardia.
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Cina
La Cina limita gli spostamenti dei talenti nel campo dell’IA
La Cina sta imponendo restrizioni sui viaggi all’estero per i principali esperti di Intelligenza Artificiale di aziende come Alibaba e DeepSeek, nell’ambito della strategia di Pechino per rafforzare l’autosufficienza nei settori dell’AI, della robotica e dei semiconduttori. Lo riporta Bloomberg.
Citando fonti anonime, la testata ha riferito martedì che le autorità cinesi hanno cominciato a richiedere a ricercatori di intelligenza artificiale avanzata, dirigenti, fondatori di startup e ingegneri di ottenere un’autorizzazione preventiva prima di recarsi all’estero.
Le misure – che Pechino non ha né confermato né smentito – rifletterebbero le crescenti preoccupazioni per la tutela di tecnologie di importanza strategica. Secondo fonti di Bloomberg, il governo considera ora i migliori talenti nel campo dell’AI come una risorsa per la sicurezza nazionale, sottoponendoli a restrizioni precedentemente riservate agli scienziati nucleari e agli alti dirigenti delle aziende statali.
Il mese scorso le autorità di regolamentazione cinesi hanno bloccato l’acquisizione da 2 miliardi di dollari di Manus, una startup cinese specializzata in intelligenza artificiale che si era trasferita a Singapore nel 2025. Secondo quanto riferito, a due dirigenti di Manus è stato impedito di lasciare la Cina durante un’indagine sull’accordo, mentre Pechino ha contemporaneamente inasprito le restrizioni sugli investimenti statunitensi nel settore tecnologico del Paese.
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Secondo fonti della testata finanziaria neoeboracena, le ultime restrizioni di viaggio non sono collegate allo scontro su Manus, ma rientrano in una politica più ampia volta a limitare il flusso di tecnologie critiche verso l’Occidente.
Per Pechino, imporre controlli sull’esportazione di talenti rappresenta un passo logico successivo al rallentamento dell’esportazione di altri elementi della catena di approvvigionamento dell’IA. In due serie di restrizioni lo scorso anno, la Cina ha bloccato l’esportazione di 14 minerali delle terre rare, fondamentali per la produzione di attrezzature militari ad alta tecnologia, vietando l’esportazione dei semiconduttori che alimentano i supercomputer e i data center per l’intelligenza artificiale, nonché degli strumenti utilizzati per la loro lavorazione.
La Cina estrae almeno il 60% dei metalli delle terre rare a livello mondiale e ne lavora circa il 90%. Limitando le esportazioni, Pechino sta cercando di riequilibrare la situazione con gli Stati Uniti e i loro partner, che hanno tentato di escludere la Cina dalla catena di approvvigionamento, ottenendo al contempo un vantaggio negoziale nei confronti di Washington.
L’attuale piano quinquennale cinese, che definisce gli obiettivi di sviluppo del Paese fino al 2030, prevede l’adozione di «misure straordinarie» per raggiungere l’autosufficienza nei settori dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e della produzione avanzata.
Come riportato da Renovatio 21, è emerso negli scorsi anni che caccia cinesi dotati di Intelligenza Artificiale hanno sconfitto piloti umani. La Cina inoltre utilizzerebbe l’IA per i suoi sistemi di sorveglianza e i riconoscimenti facciali, compresa la repressione di minoranze come quella uigura.
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Cina
La Cina lancia una missione orbitale di un anno con ambizioni lunari
China launched three astronauts to the Tiangong space station aboard Shenzhou-23, with one expected to stay for up to a year, marking one of its longest missions https://t.co/s6HLiJW0Dj pic.twitter.com/VBnipDTB8k
— Reuters (@Reuters) May 24, 2026
🚀 Long March 2F Y23 📷 15:08UTC May 24 📍 Jiuquan 🛰️ Shenzhou-23 👨🚀👩🚀🧑🚀 https://t.co/qZh7RwNSUk pic.twitter.com/JSmIzOv294
— CNSPACE (@CNSpaceflight) May 24, 2026
Shenzhou-21 crew opened the hatch to welcome Shenzhou-23, marking China’s 8th “space reunion” and the first time a Hong Kong astronaut joins the Tiangong family. pic.twitter.com/KlVF0tU1Mg
— Shanghai Daily (@shanghaidaily) May 25, 2026
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Cina
Diecine di morti nell’esplosione di una miniera di carbone in Cina
Almeno 82 minatori sono morti in seguito a un’esplosione di gas in una miniera di carbone nella provincia settentrionale dello Shanxi, in Cina, e le operazioni di soccorso sono ancora in corso, secondo quanto riportato sabato dall’emittente statale CCTV.
L’esplosione è avvenuta venerdì sera nella miniera di Liushenyu, gestita dal gruppo Shanxi Tongzhou nella contea di Qinyuan. Secondo l’agenzia Xinhua, al momento dell’incidente erano in servizio 247 operai nel sottosuolo. La CCTV ha riferito che nove persone risultano ancora disperse.
La causa non è ancora chiara e le indagini sono in corso, sebbene un precedente rapporto dell’agenzia Xinhua avesse suggerito che i livelli di monossido di carbonio all’interno della miniera superassero i limiti consentiti. Sabato il presidente cinese Xi Jinping ha impartito istruzioni per un «soccorso a tutto campo dei dispersi e per la cura dei feriti», chiedendo al contempo un’indagine approfondita sulle cause dell’incidente. Secondo quanto riportato dai media, i responsabili della miniera di carbone sono stati arrestati.
Un video diffuso da Xinhua mostra numerose ambulanze e auto della polizia che arrivano sul posto.
Death toll has risen to 82 after a coal mine accident in Qinyuan County, north China’s Shanxi Province. pic.twitter.com/o9CM6MewlX
— China Xinhua News (@XHNews) May 23, 2026
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Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso le sue condoglianze a Xi – che aveva incontrato solo pochi giorni fa a Pechino – per la tragedia.
Il carbone è una fonte energetica fondamentale in Cina, coprendo oltre la metà del consumo energetico nazionale, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni per ridurne l’utilizzo. Nel 2021, Xi Jinping si è impegnato a «limitare rigorosamente l’aumento del consumo di carbone» fino al 2025 e ad avviarne la graduale eliminazione nell’ambito dell’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060.
Nel giugno 2025, la quota del carbone nella produzione di energia elettrica è scesa a un minimo storico del 51%, con la Cina che ha rapidamente ampliato l’utilizzo di energia eolica, solare e nucleare.
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Immagine screenshot da Twitter
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