Persecuzioni
Turchia, decine di musulmani attaccano una famiglia cristiana per dispute sui terreni
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
I cristiani avevano da poco celebrato la prima funzione nella storica chiesa di Mor Gevargis, da poco restaurata dopo un secolo di abbandono. La famiglia Yilmaz è l’unica rimasta nella zona. La folla ha attaccato con bastoni e pietre, poi ha incendiato i campi coltivati. All’origine della contesa rivendicazioni contrapposte su una proprietà.
Nuovo episodio di violenze anti-cristiane in un villaggio della provincia di Mardin, nel sud-est della Turchia, innescato in questo caso da una disputa su terreni contesi: una famiglia assira locale, l’unico nucleo cristiano che vive in modo stabile nella zona, è stata attaccata da una folla di decine di musulmani a colpi di bastone, di pietre e altre armi improvvisate al termine della funzione domenicale.
L’episodio è avvenuto il 5 giugno scorso – ma è emerso solo in questi giorni – nei pressi della storica chiesa di Mor Gevargis, nel villaggio di Brahîmîye, dove si era da poco celebrata la prima messa da oltre 100 anni, alla quale avevano partecipato diverse personalità cristiane locali. La chiesa era stata a lungo abbandonata e in disuso, ma lavori di restauro avviati nel 2015 avevano restituito l’edificio al culto dei fedeli che hanno celebrato con gioia la prima funzione.
Fonti locali riferiscono che la famiglia Yilmaz è stata attaccata da un gruppo composto da almeno 50 musulmani; al momento dell’assalto erano in compagnia dei sacerdoti, giunti nel villaggio per celebrare la funzione e inaugurare di fatto il luogo di culto dopo la ristrutturazione.
Dopo aver colpito l’abitazione, gli assalitori hanno poi dato fuoco al grano coltivato nei campi circostanti. Domato l’incendio, i testimoni hanno allertato la polizia che ha compiuto diversi arresti.
«Ci hanno minacciato – ha detto Cengiz Yilmaz– dicendo che non ci avrebbero permesso di vivere nel villaggio … Ma non abbiamo paura. Continueremo a rimanere qui». Il capo-famiglia ha poi accusato gli aggressori si aver scelto di proposito il giorno della cerimonia di inaugurazione della chiesa, per riaprire la disputa sulla terra.
Per cercare di allentare la tensione e scongiurare un’escalation di matrice confessionale, il pastore Gabriel Akyüz – presente nella casa al momento dell’assalto – nega che dietro l’attacco vi siano motivazioni di carattere religioso. «L’incidente – afferma – non ha nulla a che fare con le celebrazioni che si sono tenute nella chiesa dopo 100 anni. Si tratta di una controversia fra le parti” per una disputa sui terreni.
In passato nella provincia di Mardin si sono verificati diversi episodi di violenze e abusi verso i cristiani.
Fra queste la vicenda del monaco assiro Sefer (Aho) Bileçen, condannato nel 2021 a oltre due anni di carcere con l’accusa di aver aiutato «una organizzazione terrorista». In realtà aveva solo donato un pezzo di pane e acqua ad alcune persone che avevano bussato alle porte del suo convento, che secondo le autorità turche erano miliziani del PKK.
Una sentenza giunta in un clima di crescenti violazioni e abusi, con la messa in vendita su internet una secolare chiesa armena, il barbecue nella storica chiesa armena di Sourp Asdvadzadzi e le conversioni in moschee delle antiche basiliche cristiane – trasformate in musei dopo la fondazione della Repubblica Turca da parte di Ataturk – di Santa Sofia e Chora.
Decisioni controverse nel contesto della politica nazionalismo e islam impressa dal presidente Recep Tayyip Erdogan per nascondere la crisi economica, l’emergenza coronavirus e mantenere il potere.
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Immagine di Herbert Frank via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Persecuzioni
Coppia omosessuale si introduce in 29 chiese cattoliche e ruba le ostie consacrate
Due uomini omosessuali hanno compiuto una serie di furti in Francia, introducendosi in 29 chiese cattoliche nell’arco di tre mesi, rubando ostie consacrate e utilizzando i vasi sacri come decorazioni domestiche, secondo quanto accertato da un tribunale francese.
Il New York Times ha riferito che R.H., di 35 anni, e il suo «compagno» T.P,, di 30 anni, sarebbero i responsabili di numerosi furti con scasso e rapine in chiese cattoliche avvenuti la scorsa estate nelle zone rurali del nord della Francia.
Nel villaggio di Burelles, i due si sono introdotti nella chiesa parrocchiale, hanno distrutto la cassetta delle offerte, sfondato la porta di legno della sacrestia e rubato i piatti sacri per la comunione, due ampolle per il battesimo e un ostensorio.
Lo stesso giorno i ladri hanno sottratto un calice dalla chiesa parrocchiale del vicino villaggio di Vervins. Il giorno seguente hanno preso di mira la chiesa di Marle, rubando un altro prezioso calice dopo aver forzato il tabernacolo, dove è custodito il Santissimo Sacramento.
Secondo quanto riportato dai media francesi, i ladri avrebbero rubato anche alcune ostie consacrate. Pertanto le loro motivazioni potrebbero essere andate oltre il semplice guadagno derivante dalla refurtiva, con possibili intenti blasfemi.
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Secondo il quotidiano neoeboraceno, la polizia è riuscita a rintracciare la «coppia» grazie alla geolocalizzazione dei cellulari. Nell’ottobre del 2025, 30 agenti hanno fatto irruzione nella loro abitazione e hanno scoperto che alcuni oggetti liturgici erano usati come decorazioni, mentre altri erano stati nascosti in sacchetti di plastica e armadi.
I due hanno venduto parte degli oggetti a un antiquario locale, che è stato accusato e condannato per ricettazione. Altri oggetti sono stati fusi e venduti come semplice metallo.
La maggior parte delle chiese si trovava in villaggi remoti dove la Santa Messa veniva celebrata solo poche volte all’anno, poiché a volte i sacerdoti si occupavano di ben 50 chiese. Era quindi facile per gli uomini introdursi negli edifici e passare inosservati, tanto che in alcuni casi passavano giorni prima che i furti venissero scoperti.
I due uomini sono stati condannati a tre anni di reclusione, di cui due con la condizionale. Sconteranno l’anno di detenzione domiciliare con braccialetto elettronico, ha dichiarato il procuratore capo.
Il tribunale dovrà stabilire l’ammontare del risarcimento che le parrocchie dovranno ricevere per i furti. Alcuni oggetti sono stati restituiti alle chiese, previa dimostrazione della proprietà. Tuttavia molte chiese non tenevano inventari dettagliati, rendendo difficile provare la titolarità. Pertanto molti degli oggetti sono stati consegnati alle autorità ecclesiastiche locali per la distribuzione alle comunità parrocchiali, offrendo un minimo di conforto per le perdite subite.
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Immagine di René Hourdry via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Persecuzioni
Israele espelle un prete cattolico dalla Palestina
Four years since Israeli forces killed Palestinian journalist Shireen Abu Akleh and attacked mourners carrying her coffin during her funeral.
Her killing became a grim turning point in the escalating targeting of journalists and silencing of voices and eyewitnesses. pic.twitter.com/2Sww1yVvgQ — Ramy Abdu| رامي عبده (@RamAbdu) May 11, 2026
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Persecuzioni
Soldati israeliani incarcerati per aver profanato una statua della Vergine Maria
I due soldati israeliani che avevano profanato una statua della Vergine Maria nel Libano meridionale sono stati condannati a diverse settimane di reclusione in una prigione militare secondo quanto reso noto dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF).
La scorsa settimana era emersa la fotografia che ritraeva un militare mentre abbracciava la statua nel villaggio a maggioranza cristiana di Debel, vicino al confine israeliano, e le metteva una sigaretta in bocca. L’immagine ha provocato indignazione sui social media e ha portato all’avvio di un’indagine ufficiale.
Lunedì, la portavoce delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), Ariella Mazor, aveva annunciato che il soldato che posava con la statua e quello che lo filmava sono stati condannati rispettivamente a 21 e 14 giorni di carcere.
«Le Forze di Difesa Israeliane considerano l’incidente con estrema serietà e rispettano la libertà di religione e di culto, nonché i luoghi sacri e i simboli religiosi di tutte le religioni e comunità», ha scritto la Mazor su X.
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Il mese scorso, due soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) sono stati rimossi dal servizio di combattimento e condannati ciascuno a 30 giorni di prigione militare dopo che uno di loro aveva fracassato la testa di una statua di Gesù Cristo nello stesso villaggio con un martello, mentre l’altro fotografava l’accaduto. Le IDF hanno precisato che altri sei soldati presenti, che non sono intervenuti né hanno denunciato l’incidente, saranno convocati per «colloqui di chiarimento».
All’inizio di marzo, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno esteso le loro operazioni nel Libano meridionale e hanno iniziato a colpire obiettivi a Beirut e in altre città, dopo che il gruppo armato Hezbollah aveva lanciato razzi contro Israele in segno di solidarietà con l’Iran. Il cessate il fuoco tra Israele e il governo libanese, entrato in vigore il 16 aprile, non è riuscito a impedire nuovi scontri tra le IDF e Hezbollah.
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