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Persecuzioni

Pakistan, liberata 15enne cristiana rapita per matrimonio forzato

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Saba era stata sequestrata a maggio da due musulmani. Prima la volevano obbligare a convertirsi all’islam. Comunità cristiana ringrazia la polizia, ma chiede un comitato apposito per affrontare il problema. Le proteste della società civile hanno favorito la liberazione della giovane.

 

 

Per conto della comunità cristiana locale, la National Minorities Alliance of Pakistan (NMAP) ha espresso soddisfazione per la liberazione di Saba, 15enne cristiana rapita il 20 maggio da due musulmani.

 

La giovane è ritornata a casa dalla propria famiglia la scorsa settimana. Come accade spesso in Pakistan, il sequestro è avvenuto per convertire all’Islam – e obbligarle poi a sposarsi – ragazze o donne appartenenti alle minoranze religiose.

 

Cristiani e altri gruppi religiosi minoritari hanno più volte denunciato le conversioni e i matrimoni forzati che colpiscono le giovani delle loro comunità.

 

Essi sottolineano  che il comportamento fazioso della polizia e delle autorità giudiziarie sono un ostacolo al superamento del problema.

 

In una lettera di ringraziamento alla polizia di Faisalabad per aver contribuito alla liberazione di Saba, la NMAP chiede però alle Forze dell’ordine di abbandonare il modo tradizionale con cui sono trattatati i casi di sequestro dei minori.

 

Nella maggior parte dei casi, i giudici fanno cadere il caso e consegnano le vittime ai loro aguzzini, non tenendo conto neanche della legge. Il Child Marriage Restraint Act prevede ad esempio pene severe per gli adulti che sposano minorenni.

 

Spesso i sequestratori sono vagabondi o persone con precedenti; alcuni di loro sono già sposati e l’obiettivo del rapimento è di natura sessuale. Come spiega ad AsiaNews Robin Daniel, presidente della Nmap, per affrontare la questione la sua organizzazione ha suggerito alla polizia di istituire un apposito comitato a livello distrettuale, sotto la supervisione dell’autorità giudiziaria.

 

La NMAP ha organizzato una serie di sit-in per favorire la liberazione di Saba. Lo stesso hanno fatto gli attivisti di Human Rights Focus Pakistan (HRPF). Naveed Walter, presidente del gruppo umanitario, ha ricordato altri successi di HRPFnelle campagne per restituire alle proprie famiglie le giovani rapite. È il caso di Sheeza Maqsood nel 2020, Shahnaz Bibi nel 2019 e Nida Sohail nel 2017.

 

 

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Cina

Cina, celebrata in cattedrale la nascita del Partito Comunista Cinese

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Festeggiamenti avvenuti il 29 giugno, San Pietro e Paolo, due giorni prima la data ufficiale del «compleanno» del Partito. Cattolici invitati ad «ascoltare la parola del Partito, sentire la grazia del Partito e seguire il Partito». La politica è entrata nella Chiesa cinese. Sempre più serrato il controllo del regime nei confronti dei religiosi cattolici.

 

 

 

La cattedrale della diocesi di Leshan (Sichuan) usata per celebrare l’anniversario della nascita del Partito comunista cinese (PCC).

 

È avvenuto il 29 giugno, Festa di San Pietro e Paolo, alla presenza del vescovo, mons. Lei Shiyin, di alcuni sacerdoti e suore. In realtà la fondazione ufficiale del Partito guidato poi da Mao Zedong è il primo luglio 1921 (il primo congresso è stato tenuto però 22 giorni dopo).

 

Per l’occasione, l’invito rivolto alla comunità cattolica è di «ascoltare la parola del Partito, sentire la grazia del Partito e seguire il Partito».

 

Una fonte cattolica raggiunta da AsiaNews spiega che in Cina «non si tratta più di ascoltare il Signore, di sentire la sua grazia e di seguirlo. Questa è la radice della malattia della Chiesa cinese di oggi, è difficile uscire dall’influenza dell’ideologia. La politica è entrata nella Chiesa».

 

Mons. Lei è stato ordinato senza mandato papale nel 2011. Personaggio molto discusso, è stato accusato anche di avere un’amante e dei figli. Papa Francesco gli ha tolto la scomunica dopo la firma nel 2018 dell’Accordo sino-vaticano sulla nomina dei vescovi.

 

Rinnovata poi nell’ottobre 2020, l’intesa non ha fermato la persecuzione nei confronti degli esponenti della Chiesa cattolica, soprattutto di quelli non ufficiali, che non vogliono sottomettersi agli organismi religiosi controllati dal Partito.

 

Al contrario, con la stretta ordinata da Xi Jinping sulle attività di tutti i gruppi religiosi, lo spazio di manovra dei cattolici cinesi si è ridotto in modo ulteriore. Dal primo giugno sono entrate in vigore le «Misure per la gestione finanziaria dei siti religiosi». Dal primo marzo il regime ha introdotto quelle amministrative per i servizi d’informazione religiosa su internet.

 

In febbraio l’Amministrazione statale per gli affari religiosi, entità governativa sotto il controllo del Fronte unito del PCC, ha reso pubbliche le «Misure amministrative per il personale religioso», un documento sulla gestione di clero, monaci, sacerdoti, vescovi, etc.

 

Nel febbraio 2018 il Partito aveva adottato invece i «Nuovi regolamenti sulle attività religiose», secondo cui il personale religioso può svolgere le sue funzioni solo se aderisce agli organismi «ufficiali» e si sottomette al PCC.

 

 

 

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Persecuzioni

India, sarto indù decapitato da islamisti. Il vescovo: «No allo scontro»

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Colpito nel suo negozio nella città del Rajahstan per aver difeso sui social la portavoce del BJP, finita nell’occhio del ciclone per le frasi offensive su Maometto in un programma TV. Mons. Ganawa: «Come cristiani vogliamo la tolleranza religiosa e la coesistenza pacifica tra tutte le comunità. Prego affinché il buon senso prevalga».

 

 

Il vescovo di Udaipur, mons. John Ganawa, ha lanciato un appello alla pace e al dialogo dopo la macabra uccisione di un sarto, avvenuta ieri ad opera di estremisti islamici in questa città del Rajahstan.

 

Kanhaiya Lal è stato decapitato ieri da due assalitori nel suo negozio – che si trova in un affollato mercato, nella zona di Maldas – presumibilmente per aver condiviso sui social network un post a sostegno di Nupur Sharma, la portavoce del BJP (il partito nazionalista indù del premier Narendra Modi), sospesa per aver pronunciato commenti denigratori sul profeta Maometto durante un dibattito sul canale televisivo Times Now. Una vicenda che da settimane ha infiammato gli animi in India, dove ormai da tempo le relazione tra nazionalisti indù e comunità musulmane locali sono fonte di scontri e polemiche continue.

 

Lal è stato aggredito da un uomo con un’arma da taglio, mentre l’altro filmava il crimine in un video poi postato in rete nel quale i due assalitori si sono identificati come Mohammed Riyaz Attari e Ghouse Mohammed, brandendo spade e affermando che avrebbero ucciso anche il primo ministro Narendra Modi.

 

Il capo del governo del Rajasthan Ashok Gehlot ha dichiarato che due uomini sono stati arrestati nella città di Rajsamand in relazione all’omicidio.

 

In diverse aree della città di Udaipur è stato imposto il limite agli assembramenti di più di quattro persone, per timore che la vicenda possa scatenare ulteriori violenze.

 

«Condanno quanto è avvenuto – ha dichiarato ad AsiaNews il vescovo mons. Ganawa -. Come rappresentante della comunità cristiana di Udaipur, faccio appello alla pace e all’armonia tra tutte le comunità. Siamo a favore della tolleranza religiosa, del dialogo e della coesistenza pacifica tra tutte le comunità. Prego affinché il buon senso prevalga tra tutti noi».

 

 

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Nigeria al collasso: due sacerdoti uccisi in incidenti separati

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di FSSPX.news.

 

Mentre cresce la preoccupazione per la situazione generale in Nigeria, visto che il Paese viene percepito da alcuni osservatori come «sull’orlo del collasso», due tragici eventi sono purtroppo giunti a supportare questa analisi.

 

Il messaggio di avvertimento è arrivato dalle autorità cattoliche.

 

Il Segretario Generale della Segreteria Cattolica di Abuja, p. Zaccaria Samjumi, il Direttore della Pastorale, p. Michael Banjo, e il Direttore della Sezione Chiesa e Società, padre Uchechukwu Obodoechina ha affermato in una dichiarazione che «lo Stato nigeriano sembra essere sull’orlo del collasso».

 

La dichiarazione ha ricordato l’esistenza diffusa di «conflitti di varia entità e significato: attacchi di cecchini nel Sud Est, l’insurrezione nel Nord Est con la sua scia di uccisioni di civili innocenti».

 

Il massacro della chiesa di San Francesco a Owo, nello stato di Ondo, nel giorno di Pentecoste, «ha dato una nuova dimensione al massacro che sta avvenendo nel nostro Paese», sottolinea ulteriormente il testo.

 

Ai massacri si aggiungono i rapimenti per estorsioni, l’instabilità nella «cintura media», «carenza di cibo e crescente inflazione» e scioperi universitari che lasciano i giovani «senza direzione o scopo».

 

«C’è da stupirsi che ci siano così tanti casi di criminalità, violenza e attività malsane tra i giovani?» chiedono i firmatari.

 

 

Una tragica conferma

A drammatica dimostrazione di ciò, due sacerdoti sono stati uccisi in due giorni in Nigeria, uno nello stato di Kaduna e l’altro nello stato di Edo.

 

Fr. Vitus Borogo, sacerdote in servizio nell’arcidiocesi di Kaduna – nel centro del Paese – è stato ucciso il 25 giugno «a Prison Farm, Kujama, lungo la strada Kaduna-Kachia, dopo un raid nella fattoria da parte di terrorist», ha dichiarato il Cancelliere dell’arcidiocesi di Kaduna, in un comunicato condiviso con ACI Africa.

 

Il sacerdote 50enne era il cappellano cattolico del Politecnico statale di Kaduna.

 

Nello stato sudorientale di Edo, padre Christopher Odia è stato rapito dalla sua canonica adiacente alla chiesa di San Michele, Ikabigbo, Uzairue, intorno alle 6:30 del 26 giugno.

 

La diocesi di Auchi ha annunciato che è stato ucciso dai suoi rapitori.

 

Fr. Odia aveva 41 anni, era amministratore della Chiesa di San Michele e preside della Scuola Secondaria Cattolica di San Filippo a Jattu.

 

Il Sun, un quotidiano nigeriano, ha riferito che un chierichetto locale e una guardia di sicurezza che seguiva i rapitori sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco durante il rapimento di padre Odia.

 

Più cristiani vengono uccisi per la loro fede in Nigeria che in qualsiasi altro Paese del mondo.

 

Ci sono state almeno 4.650 vittime cattoliche nel 2021 e quasi 900 nel solo primo trimestre del 2022.

 

Secondo la fondazione britannica per i diritti umani Christian Solidarity Worldwide, lo stato di Kaduna è diventato «l’epicentro di rapimenti e violenze perpetrate da attori non statali, nonostante sia lo stato con il maggior numero di presidi in Nigeria».

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news

 

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