Cina
Cina, nuova persecuzione contro la Chiesa non ufficiale
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews.
Le autorità portano di nuovo via mons. Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou: era stato liberato ai primi di novembre dopo un precedente arresto. Scomparso anche mons. Cui Tai, vescovo di Xuanhua. Si trovava agli arresti domiciliari da più di 10 anni: sospette torture nei suoi confronti.
Prima delle festività pasquali arriva una nuova stretta del regime cinese contro la Chiesa «non ufficiale» (sotterranea), riconosciuta dal Vaticano, ma non da Pechino. È quanto fonti cattoliche in Cina hanno rivelato ad AsiaNews.
Il 7 aprile le autorità hanno portato via a bordo di un aereo mons. Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou (Zhejiang). I fedeli locali sono preoccupati perché non sanno dove il loro pastore si trovi in questo momento; la polizia avrebbe anche requisito il suo cellulare. Il sospetto è che il governo gli abbia voluto impedire di celebrare le funzioni della Settimana santa, soprattutto la Messa del Crisma.
Tempo fa la polizia aveva arrestato anche il segretario della diocesi Jiang Sunian, che però ha fatto poi ritorno.
Non è la prima volta che le Forze dell’ordine arrestano mons. Shao, facendolo sparire anche per mesi. I primi di novembre era tornato libero dopo un fermo di diversi giorni. Egli è spesso sottoposto al lavaggio del cervello per spingerlo ad aderire alla Chiesa «ufficiale», controllata dal Partito comunista cinese (PCC).
La scure di Pechino si è abbattuta anche sulla diocesi di Xuanhua (Hebei). A gennaio, prima del Capodanno lunare, le autorità hanno sequestrato più di 10 religiosi, tra cui il vescovo Agostino Cui Tai (agli arresti domiciliari da più di 10 anni) e il suo vice Zhang Jianlin. Al momento non si hanno notizie sul loro eventuale rilascio.
Il giro di vite contro la diocesi locale si spiega con le tensioni senza precedenti nell’area di Zhangjiakou, che ha ospitato diverse gare delle recenti Olimpiadi invernali di Pechino. Agli occhi del governo, preoccupato che tutto andasse senza intoppi, la Chiesa cattolica rappresentava un fattore destabilizzante.
La diocesi di Xuanhua è stata fondata dalla Santa Sede fin dal 1946, ma nel 1980 il governo ha costituito quella ufficiale di Zhangjiakou, unendo a essa quella di Xuanhua e di Xiwanzi. La diocesi di Zhangjiakou non è riconosciuta però dalla Santa Sede.
Oltre alle immancabili pressioni per accettare l’autorità dell’Associazione patriottica cattolica – espressione del PCC – il governo cinese sarebbe in cerca di notizie su mons. Zhao Kexun, morto nel 2018 e fino a quel momento vescovo ordinario di Xuanhua. Dopo un raid nel 2007, egli ha vissuto nascosto in una località segreta per evitare problemi con le autorità.
Da quanto si è appreso, la polizia ha torturato mons. Cui e alcuni sacerdoti per ottenere informazioni su mons. Zhao, compreso il luogo dove è sepolto.
Per la diocesi di Xuanhua questa situazione è un disastro senza precedenti. Molti vescovi e sacerdoti sono stati arrestati e non sono stati rilasciati. I fedeli non ricevono cure pastorali. Su internet circolano notizie che diffamano e calunniano la Chiesa sotterranea.
La firma nel 2018, e il rinnovo nell’ottobre 2020, dell’Accordo sino-vaticano sulla nomina dei vescovi non ha fermato la persecuzione nei confronti dei suoi esponenti, soprattutto di quelli non ufficiali.
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Immagine da AsiaNews
Cina
La Cina limita gli spostamenti dei talenti nel campo dell’IA
La Cina sta imponendo restrizioni sui viaggi all’estero per i principali esperti di Intelligenza Artificiale di aziende come Alibaba e DeepSeek, nell’ambito della strategia di Pechino per rafforzare l’autosufficienza nei settori dell’AI, della robotica e dei semiconduttori. Lo riporta Bloomberg.
Citando fonti anonime, la testata ha riferito martedì che le autorità cinesi hanno cominciato a richiedere a ricercatori di intelligenza artificiale avanzata, dirigenti, fondatori di startup e ingegneri di ottenere un’autorizzazione preventiva prima di recarsi all’estero.
Le misure – che Pechino non ha né confermato né smentito – rifletterebbero le crescenti preoccupazioni per la tutela di tecnologie di importanza strategica. Secondo fonti di Bloomberg, il governo considera ora i migliori talenti nel campo dell’AI come una risorsa per la sicurezza nazionale, sottoponendoli a restrizioni precedentemente riservate agli scienziati nucleari e agli alti dirigenti delle aziende statali.
Il mese scorso le autorità di regolamentazione cinesi hanno bloccato l’acquisizione da 2 miliardi di dollari di Manus, una startup cinese specializzata in intelligenza artificiale che si era trasferita a Singapore nel 2025. Secondo quanto riferito, a due dirigenti di Manus è stato impedito di lasciare la Cina durante un’indagine sull’accordo, mentre Pechino ha contemporaneamente inasprito le restrizioni sugli investimenti statunitensi nel settore tecnologico del Paese.
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Secondo fonti della testata finanziaria neoeboracena, le ultime restrizioni di viaggio non sono collegate allo scontro su Manus, ma rientrano in una politica più ampia volta a limitare il flusso di tecnologie critiche verso l’Occidente.
Per Pechino, imporre controlli sull’esportazione di talenti rappresenta un passo logico successivo al rallentamento dell’esportazione di altri elementi della catena di approvvigionamento dell’IA. In due serie di restrizioni lo scorso anno, la Cina ha bloccato l’esportazione di 14 minerali delle terre rare, fondamentali per la produzione di attrezzature militari ad alta tecnologia, vietando l’esportazione dei semiconduttori che alimentano i supercomputer e i data center per l’intelligenza artificiale, nonché degli strumenti utilizzati per la loro lavorazione.
La Cina estrae almeno il 60% dei metalli delle terre rare a livello mondiale e ne lavora circa il 90%. Limitando le esportazioni, Pechino sta cercando di riequilibrare la situazione con gli Stati Uniti e i loro partner, che hanno tentato di escludere la Cina dalla catena di approvvigionamento, ottenendo al contempo un vantaggio negoziale nei confronti di Washington.
L’attuale piano quinquennale cinese, che definisce gli obiettivi di sviluppo del Paese fino al 2030, prevede l’adozione di «misure straordinarie» per raggiungere l’autosufficienza nei settori dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e della produzione avanzata.
Come riportato da Renovatio 21, è emerso negli scorsi anni che caccia cinesi dotati di Intelligenza Artificiale hanno sconfitto piloti umani. La Cina inoltre utilizzerebbe l’IA per i suoi sistemi di sorveglianza e i riconoscimenti facciali, compresa la repressione di minoranze come quella uigura.
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Cina
La Cina lancia una missione orbitale di un anno con ambizioni lunari
China launched three astronauts to the Tiangong space station aboard Shenzhou-23, with one expected to stay for up to a year, marking one of its longest missions https://t.co/s6HLiJW0Dj pic.twitter.com/VBnipDTB8k
— Reuters (@Reuters) May 24, 2026
🚀 Long March 2F Y23 📷 15:08UTC May 24 📍 Jiuquan 🛰️ Shenzhou-23 👨🚀👩🚀🧑🚀 https://t.co/qZh7RwNSUk pic.twitter.com/JSmIzOv294
— CNSPACE (@CNSpaceflight) May 24, 2026
Shenzhou-21 crew opened the hatch to welcome Shenzhou-23, marking China’s 8th “space reunion” and the first time a Hong Kong astronaut joins the Tiangong family. pic.twitter.com/KlVF0tU1Mg
— Shanghai Daily (@shanghaidaily) May 25, 2026
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Cina
Diecine di morti nell’esplosione di una miniera di carbone in Cina
Almeno 82 minatori sono morti in seguito a un’esplosione di gas in una miniera di carbone nella provincia settentrionale dello Shanxi, in Cina, e le operazioni di soccorso sono ancora in corso, secondo quanto riportato sabato dall’emittente statale CCTV.
L’esplosione è avvenuta venerdì sera nella miniera di Liushenyu, gestita dal gruppo Shanxi Tongzhou nella contea di Qinyuan. Secondo l’agenzia Xinhua, al momento dell’incidente erano in servizio 247 operai nel sottosuolo. La CCTV ha riferito che nove persone risultano ancora disperse.
La causa non è ancora chiara e le indagini sono in corso, sebbene un precedente rapporto dell’agenzia Xinhua avesse suggerito che i livelli di monossido di carbonio all’interno della miniera superassero i limiti consentiti. Sabato il presidente cinese Xi Jinping ha impartito istruzioni per un «soccorso a tutto campo dei dispersi e per la cura dei feriti», chiedendo al contempo un’indagine approfondita sulle cause dell’incidente. Secondo quanto riportato dai media, i responsabili della miniera di carbone sono stati arrestati.
Un video diffuso da Xinhua mostra numerose ambulanze e auto della polizia che arrivano sul posto.
Death toll has risen to 82 after a coal mine accident in Qinyuan County, north China’s Shanxi Province. pic.twitter.com/o9CM6MewlX
— China Xinhua News (@XHNews) May 23, 2026
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Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso le sue condoglianze a Xi – che aveva incontrato solo pochi giorni fa a Pechino – per la tragedia.
Il carbone è una fonte energetica fondamentale in Cina, coprendo oltre la metà del consumo energetico nazionale, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni per ridurne l’utilizzo. Nel 2021, Xi Jinping si è impegnato a «limitare rigorosamente l’aumento del consumo di carbone» fino al 2025 e ad avviarne la graduale eliminazione nell’ambito dell’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060.
Nel giugno 2025, la quota del carbone nella produzione di energia elettrica è scesa a un minimo storico del 51%, con la Cina che ha rapidamente ampliato l’utilizzo di energia eolica, solare e nucleare.
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Immagine screenshot da Twitter
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