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Persecuzioni

India, estremisti indù contro le Bibbie distribuite ai detenuti

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews.

 

 

Esposto alle autorità contro l’iniziativa di un’associazione evangelica attiva per la promozione della dignità dei prigionieri. L’accusa: «Gesto compiuto con l’intenzione di compiere conversioni, non siano più autorizzati a entrare in carcere».

 

 

 

Gli attivisti del Vishwa Hindu Parishad (VHP) e del Bajrang Dal – due movimenti nazionalisti indù – hanno presentato un esposto al sovrintendente di polizia del distretto di Gadag, nello Stato indiano del Karnataka puntando il dito contro la distribuzione di copie della Bibbia ai prigionieri del carcere. I fondamentalisti hanno chiesto azioni immediate contro i missionari cristiani.

 

L’episodio è venuto alla luce quando uno degli attivisti si è recato a incontrare un prigioniero: ha raccolto foto e copie della Bibbia distribuita, distruggendole.

 

Secondo la denuncia, un gruppo di sette cristiani evangelici avrebbe visitato la prigione del distretto di Gadag il 12 marzo, conducendo preghiere e distribuendo copie del Nuovo Testamento.

 

I nazionalisti indù sostengono che il gesto sia stato compiuto con l’intenzione di compiere conversioni religiose e criticato le autorità per averlo permesso.

 

Prison Ministry India è un’organizzazione nazionale di volontariato di matrice evangelica che cerca di testimoniare la verità e il valore di ogni persona umana anche in contesto difficile come quello delle carceri, in un Paese dove i prigionieri vivono spesso in condizioni spaventose a causa del sovraffollamento.

 

Anche molte organizzazioni non governative indù visitano le prigioni, ma i gruppi della destra prendono di mira con intimidazioni solo le attività cristiane.

 

 

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Immagine da AsiaNews

 

 

Foto da AsiaNews

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Persecuzioni

Il papa si rifiuta di difendere cardinale Zen prima del processo e chiede il «dialogo» con la Cina comunista

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Papa Bergoglio ha descritto la Cina comunista come «non antidemocratica» e ha rifiutato di sostenere il cardinale di Hong Kong Joseph Zen mentre si prepara ad andare sotto processo nel Paese il 19 settembre. 

 

Parlando ai giornalisti a bordo dell’aereo papale dal Kazakistan in arrivo giovedì, Papa Francesco ha sollevato domande sulla Cina e sul rapporto del Vaticano con lo Stato comunista. 

 

«Per capire la Cina ci vuole un secolo e noi non viviamo per un secolo», ha assicurato il romano pontefice, descrivendo la mentalità cinese come «una mentalità ricca, e quando si ammala un po’ perde la sua ricchezza; è capace di fare degli sbagli. Per capire abbiamo scelto la via del dialogo, aperti al dialogo».

Riferendosi al controverso accordo del Vaticano con la Cina, Francesco ha detto che «sta andando bene, lentamente, perché il ritmo cinese è lento, hanno un’eternità per andare avanti: sono un popolo di una pazienza infinita».

 

Senza citare nessun dettaglio dell’accordo sinovaticano in gestazione, il Bergoglio ha aggiunto che «Non è facile capire la mentalità cinese, ma va rispettata, io rispetto sempre».

 

Francesco ha elogiato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, per il suo ruolo nel presiedere la «commissione di dialogo» con le autorità cinesi – un processo che «sta andando bene», ha affermato, lodandoil ruolo di Parolin, che «in questo momento è l’uomo che più conosce della Cina e il dialogo cinese».

 

«È una cosa lenta, ma sempre si fanno passi avanti» ha dichiarato il papa nella sua usuale conferenza stampa ad alta quota.

Alla domanda se considerasse il processo contro il cardinale Zen una «violazione della libertà religiosa», Francesco sembrava suggerire che il processo non fosse inaspettato.

 

«Qualificare la Cina come antidemocratica io non me la sento, perché è un Paese così complesso… si è vero che ci sono cose che a noi sembrano non essere democratiche, quello è vero. Il cardinale Zen andrà a giudizio in questi giorni, credo. E lui dice quello che sente, e si vede che ci sono delle limitazioni lì» ha detto un po’ confusamente il pontefice.

 

Il Francesco ha quindi perseverato nella confusione chiudendo il discorso con una frase non comprensibilissima.

 

«Più che qualificare, perché è difficile, e io non me la sento di qualificare, sono impressioni, cerco di appoggiare la via del dialogo».

 

Come noto, il cardinale di Hong Kong Joseph Zen Ze-kiun è stato arrestato per «collusione con forze straniere» quattro mesi fa e successivamente incriminato. Come riportato da Renovatio 21, in una situazione mai veduta prima, persino il laicissimo Parlamento Europeo ha superato il Vaticano in fatto di difesa del cardinale Zen, chiedendo al Sacro Palazzo di difendere il prelato dalla repressione cinese.

 

Nel flusso di parole con accento argentino, ad ogni modo, mai si è udita una parola di difesa del cardinale Zen, principe della chiesa che pare non interessare troppo al suo re.

 

L’accordo sino-vaticano è qualcosa di mostruoso ed imbarazzante, visto che le persecuzioni contro la chiesa cattolica non sembrano diminuite da quando è stato posto in essere. Si hanno casi di sacerdoti della chiesa sotterranea (cioè, pienamente cattolica) fatti sparire; ci sono notizie di preti torturati affinché aderiscano alla «Chiesa patriottica» ora in accordo con Roma; i seminari vegono smembrati; gli orfanotrofi cattolici vengono chiusi; le chiese vengono demolite; le suore vengono perseguitate; vi sono vescovi che spariscono, vescovi gettati in prigione, mentre in chiesa si celebra l’anniversario della nascita del Partito Comunista Cinese.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso si era arrivati alla situazione dolorosamente grottesca di un sacerdote torturato dalle autorità cinesi mentre un nuovo vescovo veniva consacrato. I cittadini cinesi, di fatto, sono invitati a denunciare «attività cristiane illegali» anche per mezzo di compensi.

 

sospetta che in certa parte la gerarchia cattolica potrebbe essere ricattata tramite Grindr, l’app per incontri gay dove si dice abbondino le presenze di consacrati anche in Italia. L’americana Grindr, con tutti i suoi dati, fu acquistata da una società cinese. Donald Trump ne chiese la restituzione, perché erano stati trasferiti troppi dati sensibili che potevano essere usati per ricattare quantità di impiegati del governo, agenti di polizia, militari, etc. Bizzarramente Pechino concesse agli americani di riprendersi Grindr, ma è facile supporre che forse i dati degli utenti siano ancora lì da qualche parte.

 

È da notare che nell’arco di decine di anni, l’uomo di collegamento fra la Cina e il Papato fu Theodore McCarrick, il cardinale accusato di sodomia con innumeri novizi e pure con ragazzini. McCarrick, travolto dallo scandalo, fu privato del titolo di cardinale dallo stesso Francesco, che tuttavia, secondo le accuse dell’ex Nunzio Apostolico in USA monsignor Carlo Maria Viganò, a inizio pontificato invece lo difendeva-

 

Grazie a Wikileaks (un cablo del 2006) sappiamo che in almeno due viaggi, McCarrick dormì in un seminario di Pechino della Chiesa Patriottica, cioè la copia della Chiesa cattolica, che non rispondeva a Roma ma al potere pechinese – la falsa chiesa che l’accordo sinovaticano ha premiato con il riconoscimento.

 

L’oceano di sozzura sul quale galleggia l’infame accordo cino-bergogliano, per il quale i fratelli cattolici continuano a subire persecuzione e  martirio, pare non avere limite.

 

E ai fiumi di sangue dei cristiani che sgorgano dalla Cina il Bergoglio risponde con fiumi di parole confuse. O meglio, non risponde affatto.

 

Sanguis Martyrum, semen christianorum. Il sangue dei martiri è il seme dei cristiani.

 

Considerate quindi che il papato Bergoglio lavora per la contraccezione, oltre che della vita umana tout court, anche del semen christianorum che ha creato la Cristianità e quindi la Civiltà così come la conosciamo.

 

Il papa filocinocomunista è, tecnicamente, un distruttore della Civiltà su tutto il pianeta.

 

 

 

Immagine di Jindřich Nosek (NoJin) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata

 

 

 

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Persecuzioni

La giunta golpista birmana circonda una chiesa di mine e bombarda una scuola

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Le truppe dell’esercito hanno profanato un edificio religioso cattolico e attaccato una scuola elementare di un complesso monastico buddhista, uccidendo 11 bambini. I media di Stato dicono che le morti civili sono causate dai miliziani della resistenza, che usano le persone come scudi umani. In realtà i militari hanno cremato i corpi nel tentativo di nascondere l’ennesimo crimine.

 

 

Le truppe della giunta golpista birmana hanno profanato una chiesa cattolica usandola come cucina per i propri soldati e circondandola di mine dopo averla abbandonata. Lo hanno riferito fonti locali a UcaNews: la chiesa occupata è la Chiesa della Madre di Dio che si trova nella città di Mobye, diocesi di Pekhon, nello Stato meridionale Shan.

 

Due giorni fa, invece, gli attacchi aerei della giunta hanno bombardato una scuola monastica elementare uccidendo 11 bambini: in un secondo momento i soldati hanno cremato i corpi nel tentativo di nascondere le tracce dell’ennesimo crimine.

 

Dal colpo di Stato del febbraio 2021 – con cui i militari hanno spodestato il governo civile guidato da Aung San Suu Kyi – l’esercito birmano si è macchiato di violenze atroci contro i civili, prendendo più volte di mira le istituzioni religiose – non solo cristiane – in cui la popolazione cerca rifugio dagli scontri.

 

A Mobye i combattimenti tra le truppe dell’esercito e le forze anti-golpe erano iniziati due settimane fa: i soldati hanno abbandonato la chiesa dopo una settimana ma prima di andarsene hanno tappezzato di mine i terreni circostanti. I miliziani della resistenza hanno avvertito i parrocchiani di non avvicinarsi alla chiesa.

 

Un video girato dalle forze anti-golpe e circolato sui social mostra le uniformi e le vettovaglie da cucina lasciate dalle truppe. «Il danno alla chiesa, che è un luogo santo di Dio, è il risultato dell’attacco del diavolo», ha scritto su Facebook un sacerdote birmano in esilio.

 

Più di 5 mila civili sono fuggiti da Mobye dopo che almeno 100 abitazioni sono state distrutte dagli attacchi aerei. Nei giorni scorsi è stato colpito anche il monastero della città: due bambine di 7 e 12 anni che vi si erano nascoste insieme ad altre persone sono state uccise.

 

La diocesi di Pekhon è una delle aree più interessate dalle aggressioni della giunta birmana insieme alla vicina città di Loikaw, nello Stato Kayah: sei parrocchie che hanno subito ripetuti attacchi sono ora completamente disabitate, mentre almeno 150mila i fedeli cristiani hanno abbandonato il Kayah e lo Shan per rifugiarsi negli Stati limitrofi.

 

Il 17 settembre due elicotteri Mi-35 hanno bombardato una scuola monastica nel villaggio Let Yet Kone, nella regione del Sagaing: 7 bambini sono morti sul colpo (altri 4 nelle ore successive) mentre altre 17 persone, tra insegnanti e studenti, sono rimaste ferite.

 

Secondo quanto riferito dagli abitanti del posto, i soldati, costringendo la popolazione locale a collaborare, hanno poi cremato i corpi nel villaggio di Ye-U, dove è presente un avamposto militare.

 

«C’erano pozze di sangue all’interno della scuola. Pezzi di carne erano sparsi dappertutto, sui ventilatori, sui muri e sul soffitto», ha detto un abitante del villaggio andato a verificare lo stato della scuola dopo l’attacco. «I genitori di due bambini sono venuti a cercare i loro figli, ma tutto ciò che era rimasto erano dei vestiti, così non hanno potuto nemmeno celebrare i funerali».

 

I media di Stato birmani hanno affermato che la scuola e il villaggio fossero un nascondiglio per le forze di resistenza (l’esercito per l’Indipendenza del Kachin e le Forze di difesa popolari), aggiungendo che i civili sono morti perché le milizie ribelli li hanno usati come scudi umani.

 

I residenti locali dicono che si sia trattato di un attacco unilaterale da parte del regime.

 

 

 

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Immagine di Airwolfhound via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

 

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Punjab: attacco a una chiesa cattolica, minacce dai sikh

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Irruzione in una parrocchia a 50 chilometri da Amritsar, vandalismi e violenze. La setta dei nihang ha preso di mira i cristiani per le conversioni e dice di voler «passare all’azione». Il parroco padre Poochalil: «Pregate la Madonna perché porti pace e tranqullità in questa zona».

 

 

Un gruppo di uomini non identificati ha fatto irruzione oggi nella Chiesa cattolica del Bambin Gesù a Patti, un’antica città dello Stato indiano del Punjab, vandalizzando una statua mariana che si trova nel complesso e dando fuoco all’auto del parroco.

 

Secondo un messaggio del sacerdote locale padre Thomas Poochalil, l’irruzione è avvenuta intorno alle 12.45 del mattino. Alcuni malviventi hanno bloccato le guardie di sicurezza, mentre altri attaccavano la chiesa gridando «Siamo khalistani (il movimento indipendentista dei sikh ndr)».

 

La parrocchia fa parte della diocesi di Jalandhar e la città – inserita nel distretto di Tarn Taran – si trova a circa 50 km a sud di Amritsar, la città santa dei sikh.

 

Le minacce contro i cattolici durano già da alcuni giorni nel vicino villaggio di Jandiala.

 

I nihang – un’antica setta dei sikh dai cui ranghi uscivano i combattenti – accusano i cristiani di operare conversioni nei loro territori e sostengono di non essere ascoltati dal governo del Punjab.

 

Il recente arresto di alcuni nihang per aver interrotto con la forza una celebrazione cristiana in un villaggio ha ulteriormente infiammato gli animi

 

Per il 5 settembre è convocata una congregazione sikh ad Anandpur Sahib che approverà una risoluzione contro le conversioni. «Se i governi non riusciranno a frenarle, verrà elaborato un piano d’azione», ha minacciato Giani Harpreet Singh, uno dei loro leader.

 

Padre Poochalil – il parroco della chiesa devastata – ha invitato a pregare Nostra Signora Regina della Pace affinché doni pace e tranquillità in questa zona e porti i colpevoli davanti alla legge.

 

 

 

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