Politica
La psichiatria e la «regola Goldwater»
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.
Agli psichiatri americani è eticamente vietato commentare la salute mentale di personaggi pubblici secondo la cosiddetta regola Goldwater .
Questo criterio, adottato dall’American Psychiatric Association nel 1973, afferma che «non è etico per uno psichiatra offrire un parere professionale a meno che non abbia condotto un esame e gli sia stata concessa un’adeguata autorizzazione per tale affermazione».
Nel 2016 e nel 2017, un certo numero di psichiatri sono stati criticati per aver violato la regola Goldwater, poiché hanno affermato che il presidente Donald Trump aveva seri problemi di salute mentale anche se non lo avevano mai esaminato.
Bandy X. Lee, psichiatra della Yale University, ha persino pubblicato un libro di saggi di 27 psichiatri, psicologi e altri esperti di salute mentale, The Dangerous Case of Donald Trump («Il caso pericoloso di Donald Trump»). Hanno sostenuto che, nel caso di Trump, il loro «dovere» morale e civico di avvertire l’America ha sostituito la neutralità professionale.
È tempo di rivedere la Regola Goldwater?
Scrivendo su Psychiatric Times, tre psichiatri sostengono che i loro colleghi devono partecipare ai dibattiti pubblici. Credono che la regola Goldwater possa essere mantenuta, ma ha bisogno di alcune modifiche perché l’ambiente dei media è cambiato così tanto.
Il pubblico è bombardato minuto per minuto da montagne di informazioni e opinioni. Sfortunatamente, gran parte del materiale è impreciso e persino dannoso. La disinformazione e la disinformazione riguardo alla salute mentale e alle malattie mentali ora abbondano. Chi meglio degli esperti di salute mentale, la cui istruzione, formazione, conoscenza e competenza possono essere utilizzate per affrontare le questioni pubbliche e sociali prevalenti del giorno?
Offrono cinque possibili emendamenti alla regola Goldwater. Fondamentalmente permetterebbero a uno psichiatra di commentare nei termini più ampi possibili. Potrebbe dire che il comportamento mostrato da un politico è sostanzialmente coerente con una particolare malattia mentale, ma anche con una serie di altri disturbi.
Danno il seguente esempio:
«Il senatore Brown” è stato osservato, in diverse occasioni, camminare in modo instabile in pubblico e biascicare le parole. Ci sono voci persistenti sulla stampa laica secondo cui il senatore Brown ha un problema con l’alcol. Un giornalista televisivo chiede a un professionista della salute mentale: “Dottore, può commentare il comportamento anormale del senatore Brown? Pensi che sia un alcolizzato? È in grado di fare il suo lavoro?”».
Risposta inappropriata: «Sulla base della sua andatura instabile e del suo linguaggio confuso, è mio giudizio professionale che il senatore Brown abbia probabilmente un serio problema con l’alcol. Questo potrebbe compromettere la sua capacità di svolgere le sue funzioni di senatore e portare ad alcuni comportamenti pericolosi».
Risposta appropriata: «Non ho valutato il senatore Brown, quindi non voglio speculare sulle sue condizioni o capacità mentali. Certamente, quando qualcuno mostra instabilità dell’andatura e linguaggio confuso, vorrei che quella persona fosse valutata dal punto di vista medico. Il problema potrebbe essere un qualche tipo di intossicazione, che coinvolge l’alcol o qualche altra sostanza. Ma questi comportamenti riportati potrebbero anche essere coerenti con un disturbo metabolico o neurologico di qualche tipo. Ad esempio, l’ipoglicemia e vari stati post-critici (cioè a seguito di un attacco epilettico) possono essere scambiati per intossicazione da alcol. Se le condizioni del senatore, qualunque esse siano, pregiudicherebbero la sua capacità di svolgere i suoi doveri o provocherebbero comportamenti pericolosi richiederebbe un attento esame neuropsichiatrico».
Michael Cook
Politica
Elon Musk fa infuriare i politici canadesi dicendo che le province «stanno meglio» se indipendenti
Elon Musk è intervenuto nel dibattito sulla possibile indipendenza di alcune province canadesi, affermando che Alberta, Saskatchewan e Quebec dovrebbero lasciare il Canada.
In risposta a un articolo di Polymarket X che faceva notare come il Quebec avesse appena eletto il Parti Québécois, favorevole alla secessione, per formare il suo governo per la prima volta in decenni, l’uomo più ricco del mondo e magnate della tecnologia ha fatto conoscere la sua opinione.
Il nuovo premier del Quebec ha dichiarato che il suo sogno di indipendenza per la provincia «si realizzerà un giorno». Musk ha commentato: «Bene. Il Québec dovrebbe separarsi» e ha aggiunto: «Starebbero meglio così». Ha proseguito scrivendo: «Anche l’Alberta e il Saskatchewan dovrebbero separarsi».
@Polymarket Good. Quebec should separate.
— Elon Musk (@elonmusk) October 7, 2026
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Il premier del Saskatchewan, Scott Moe, ha risposto semplicemente con un «no» alla proposta di secessione della sua provincia.
Naheed Nenshi, leader dell’NDP dell’Alberta ed ex sindaco di Calgary, ha criticato duramente Musk: «Non abbiamo bisogno delle opinioni di altri alleati di Trump. Ne abbiamo già uno come Primo Ministro».
L’ex premier dell’Alberta Jason Kenney ha invitato Musk a rinunciare alla cittadinanza canadese, scrivendo su X: «Se ElonMusk detiene ancora la cittadinanza canadese, l’unica cosa onorevole che potrebbe fare è rinunciarvi».
Altri esponenti dell’Alberta si sono invece mostrati più aperti all’idea. L’avvocato Keith Wilson ha scritto: «Elon Musk ha costruito aziende che altri ritenevano impossibili. La sua conclusione su Alberta e Saskatchewan? ‘Starebbero meglio lì’. È ora di respingere la politica della paura e riconoscere lo straordinario potenziale dell’Alberta. Votate l’opzione 2.»
Nel fine settimana il Parti Québécois è salito al potere vincendo le elezioni generali. Il programma principale del partito prevede la secessione del Québec dal Canada. La provincia ha già tenuto due referendum sull’indipendenza, entrambi senza successo; l’ultimo risale alla metà degli anni Novanta.
L’Alberta terrà invece un referendum il 19 ottobre, con una domanda di carattere separatista. Il quesito chiede se, sotto l’attuale governo provinciale del Partito Conservatore Unito guidato dalla premier Danielle Smith, debba essere portata avanti una petizione per la secessione dell’Alberta.
La domanda recita: «L’Alberta dovrebbe rimanere una provincia del Canada o il governo dell’Alberta dovrebbe avviare il procedimento legale previsto dalla Costituzione canadese per indire un referendum provinciale vincolante sulla questione se l’Alberta debba o meno separarsi dal Canada?».
La prima opzione conferma la permanenza nel Canada; la seconda avvia il percorso verso un referendum vincolante sull’indipendenza.
Come riportato da Renovatio 21, l’Alberta è la provincia canadese più ricca di petrolio.
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Il leader del Partito Conservatore del Canada, Pierre Poilievre, ha esortato gli abitanti dell’Alberta a votare perché la provincia resti nel Paese e a «rinnovare la loro fiducia» nell’unità nazionale, sostenendo che la secessione non risolverebbe i problemi legati all’ingerenza del governo federale. Anche la premier Smith ha detto di sperare in un voto a favore dell’unità canadese.
Oltre alla questione della separazione, sulla scheda compariranno altre nove proposte, tra cui temi legati all’immigrazione e al Senato canadese.
Le richieste di indipendenza dell’Alberta sono cresciute dopo che il primo ministro liberale Mark Carney ha sconfitto Poilievre alle elezioni federali del 2025. In Alberta quasi tutti i seggi sono andati ai Conservatori. Carney, come già Justin Trudeau prima di lui, si è opposto a nuovi progetti di oleodotti per il petrolio e il gas dell’Alberta, anche se sembra aver ammorbidito la posizione di fronte agli alti prezzi energetici legati alla guerra tra Stati Uniti e Iran.
Musk, per via della madre nata a Regina, Saskatchewan, dispone della cittadinanza canadese.
I ♥️ Canada https://t.co/95321VIi8r
— Elon Musk (@elonmusk) July 31, 2023
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Politica
Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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