Protesta
Trieste, il porto sepolto. Ma la protesta in tutta Italia vive
C’è una buona notizia: le piazza della protesta straboccano di forza ed energia. Le manifestazioni di sabato sono state partecipatissime, e in tantissime città d’Italia, con numeri superiori a quelli di quest’estate.
È la lezione da portarsi a casa e tenersi strettissima. Laddove non c’è una leadership improvvisata, la lotta va avanti. L’Italia, per fortuna, può fare a meno di Trieste.
È la lezione da portarsi a casa e tenersi strettissima. Laddove non c’è una leadership improvvisata, la lotta va avanti. L’Italia, per fortuna, può fare a meno di Trieste
A Trieste invece, è andata in scena una situazione insostenibile, inspiegabile, inguardabile. La qualcosa può sorprendere qualcuno: ma cosa dite, «Trieste chiama…»… ma come, tutti quegli striscioni e i cori pro-Trieste in tutte le città… è vero. Tuttavia crediamo che questo succeda perché il movimento contro la tirannia è ancora – per fortuna – molto spontaneo, e non ha al momento capacità di elaborare.
Qualcuno però – a Messina, per esempio, qualcuno al microfono a iniziato a porsi il problema – comincia a ragionarci su. Ma cosa è successo a Trieste?
Già. Cosa è successo a Trieste? Perché quella che doveva diventare la manifestazione definitiva, la convergenza di tutta la protesta italiana, e non solo, alla presenza di un membro del governo (non esattamente di prima fila, ma vabbè), è stata annullata in un atto di autocastrazione politica mai visto prima?
Lo ha scritto qualche giornale: che gli organizzatori annullino delle manifestazioni autorizzate (erano non una, ma due), specie quando si prevede un’affluenza storica, è qualcosa di piuttosto inedito.
Lo ha scritto qualche giornale: che gli organizzatori annullino delle manifestazioni autorizzate (erano non una, ma due), specie quando si prevede un’affluenza storica, è qualcosa di piuttosto inedito.
Così come è bizzarro, enigmatico tutto il contorno.
A parlare con il governo va un «coordinamento» nato pochi giorni fa, da cui la sigla portuale CLPT, iniziatrice della protesta, ha preso le distanze con un comunicato. O meglio, apprendiamo da un comunicato diramato dopo l’incontro, da una delegazione del coordinamento. Quindi per coordinamento dobbiamo intendere tutte le persone che sono andate in piazza? Perché non c’era la sigla portuale?
In un altro comunicato si diceva che l’incontro sarebbe stato «riservato». Non capiamo bene cosa voglia dire questa espressione, che assomiglia ad un’excusatio non petita, anche se davvero non abbiamo idea del perché ce l’hanno piazzata lì. Certo, uno può pensare: un incontro in streaming qui ci sarebbe pure stato bene, e di fatto una delle mosse più potenti di Beppe Grillo fu quando, nell’era in cui il M5S credeva alla diretta elettronica, andò da Bersani (che era affiancato da Letta!) e Renzi e li prese a pesci in faccia nei colloqui per il governo (ricordate? Ne ebbe anche per Delrio: ad una certa il genovese rischiava perfino di esserci simpatico per 5 secondi). Fare uno streaming col ministro grillino sarebbe stato perfetto. Ma no, l’incontro doveva essere definito «riservato». Perché dirlo? Non capiamo, ci adeguiamo.
Il Patuanelli è di Trieste, quindi magari ha approfittato dell’appuntamento a Trieste per andare a trovare i parenti. Tempo in giornata ne ha avuto: l’incontro è durato una ventina di minuti
Il ministro delle Politiche agricole non si capisce cosa ci facesse lì, tuttavia si apprende che ha talmente tanta voce in capitolo in Consiglio dei Ministri che è stato scavalcato di recente su una questione delicata. Epperò il Patuanelli è di Trieste, quindi magari ha approfittato dell’appuntamento a Trieste per andare a trovare i parenti. Tempo in giornata ne ha avuto: l’incontro è durato una ventina di minuti.
Il comunicato del coordinamento, che si esprime al momento solo su Telegram e Facebook (quest’ultimo, come noto, mezzo ideale per le idee antivacciniste) scrive che «il ministro Patuanelli ha evidenziato e ringraziato Stefano Puzzer per il senso di responsabilità dimostrato con la decisione di annullare, per questioni di sicurezza, le manifestazioni che erano in programma nelle giornate del 22 e 23 ottobre a Trieste». Insomma sul fu portavoce portuale piovono i complimenti ministeriali (ci si metta in coda: ci hanno detto che a lodarlo via etere l’altra sera c’erano anche vaccinisti TV omo-massonici), anche se ignoriamo ancora quale minaccia si sia evitata cancellando la protesta. Poi il ministro «si è impegnato a riferire tutte le istanze del Coordinamento martedì 26 ottobre nel corso del prossimo Consiglio dei Ministri». Il ministro agricolo promette insomma di dirlo a Draghi e compagni, che non avrebbero altro modo di apprendere le richieste («no green pass») se non dalle auguste labbra patuanelle prontamente istruite dalla «delegazione»
Fuori Piazza Unità d’Italia era svuotata della sua carica.
Quando poi sono stati riferiti gli esiti dell’incontro (grande suspense, rullo di tamburi…) ci dicono che al massimo c’erano mille persone. Cioè, nel cuore mondiale della lotta alla follia pandemica, c’erano meno persone di quante ce ne sono state nelle piccole città che negli stessi giorni si riunivano in solidarietà al porto di Trieste.
Al mattino alle 8:30 non c’era nessuno, ci riferisce un lettore che ha viaggiato di notte per trovarsi lì e mandarci la foto desolante di questo articolo. Noi ci aspettavamo folle di persone con la tenda, come si era visto da altre parti in questi giorni. Ci aspettavamo un circo irresistibile di personaggi permanente. Invece no: la gente, forse vedendo i video dei posti di blocco in entrata, forse temendo le violenze annunciate, è rimasta a casa. La Piazza è disinnescata.
Quando poi sono stati riferiti gli esiti dell’incontro (grande suspense, rullo di tamburi…) ci dicono che al massimo c’erano mille persone. Cioè, nel cuore mondiale della lotta alla follia pandemica, c’erano meno persone di quante ce ne sono state nelle piccole città che negli stessi giorni si riunivano in solidarietà al porto di Trieste.
Quindi, a cosa è servito tutto questo?
«Il green pass è una misura economica e non sanitaria» dice il ragazzo in maglione, mostrando la grande profondità della sua riflessione sul progetto di sottomissione bioinformatica a cui anche lui, come vaccinato, è stato chiamato con siero genico e certificato elettronico verde.
Per una volta bisogna dare atto che se lo sono chiesti perfino i giornalisti. Anzi, lo hanno chiesto al capo della protesta. Non ci stiamo inventando niente, potete verificare voi stessi nel video girato dai benemeriti di Local Team, minuto 02:37:53.
«Il green pass è una misura economica e non sanitaria» dice il ragazzo in maglione, mostrando la grande profondità della sua riflessione sul progetto di sottomissione bioinformatica a cui anche lui, come vaccinato, è stato chiamato con siero genico e certificato elettronico verde.
«Spero che il governo abbia sentito, dalle nostre voci, la preoccupazione, l’indignazione che c’è da parte del popolo italiano». Cioè: il governo stava aspettando questo incontro ai vertici (e non la costante immagine di piazza inferocita che è stata stranamente autosmobilitata a Trieste) per comprendere la situazione. Cioè: Patuanelli rappresenta il potere così come Puzzer rappresenta il popolo italiano. Se uno ci pensa, alla fin fine, la proporzione ci sta pure.
Un giornalista chiede: avete annullato le manifestazioni per le possibili infiltrazioni di estrema destra e estrema sinistra, ne avete ancora paura?
«Queste infiltrazioni dovranno arrivare, se riescono, in tutte le piazze italiane». I giornalisti rumoreggiano («dovranno»?), forse non ha capito la domanda: stiamo parlando di infiltrazioni di violenti.
«Sì… Queste infiltrazioni di violenti… intanto… spero non ci siano» incespica, guarda l’uomo accanto a sé. E poi soprattutto saranno tutte le piazze italiane a manifestare, non sarà solo Trieste». Il ragazzo glissa
«Sì… Queste infiltrazioni di violenti… intanto… spero non ci siano» incespica, guarda l’uomo accanto a sé. «E poi soprattutto saranno tutte le piazze italiane a manifestare, non sarà solo Trieste».
Il giovanotto glissa. Un altro bravo giornalista insiste: che informazioni ha avuto lei su queste infiltrazioni tanto da spingerla a cancellare le manifestazioni?
«Ho visto con i miei occhi che a causa di due manifestazioni che noi non eravamo capaci di controllare, andava a rischio il primo risultato che noi avevamo ottenuto che era l’incontro con il governo». Grandioso: i venti minuti con il ministro del bestiame valgono qualsiasi cosa. Le manifestazioni con la repressione in porto – se sta parlando di quelle, con idranti e lacrimogeni e immagini eroiche da tramandare ai posteri – non sono la scintilla che ha acceso il mondo, ma un problema serio, ché si rischiava di non vedere Patuanelli. Sono cose da non credere. Tuttavia non bisogna lasciarsi distrarre dalla supercazzola: anche a questa domanda precisa («che informazioni ha avuto lei?») l’uomo non risponde. Con chi ha parlato? Cosa gli ha detto per convincerlo? Probabilmente non lo sapremo mai, tipo quel colloquio «riservato» tra papa Leone Magno e Attila che fermò la razzia di Roma.
Il giornalista, forse un po’ esasperato, ci riprova con più dettaglio: è in contatto con la questura, vi tiene aggiornati, vi dà delle informazioni?
«L’importanza dell’incontro di oggi era sacra». Ma è serio?
«No, noi abbiamo deciso umanamente tra di noi» e guarda ancora qualcosa o qualcuno alla sua sinistra. «Era più grande l’importanza di aver l’incontro con il governo che andare a rischio con una manifestazione che comunque si potrà fare domani, si potrà fare lunedì, si potrà fare martedì, si potrà fare ogni giorno… ma l’importanza dell’incontro di oggi era sacra». Ma è serio? E poi, cosa significa la decisione presa «umanamente tra di noi»? «Umanamente» che? Perché? Incredibilmente, il lider maximo del porto riesce a non rispondere neanche a questa domanda.
Qualcuno dietro comincia a sussurrargli all’orecchio.
Si cambia discorso. Che soluzioni sanitarie proponete?
«Questo devi chiederlo ad un medico non a me». Scusate ma non c’era un medico dentro al Coordinamento? Scusate, ma non si può rispondere anche senza laurea ad una domanda così (tipo: abbiamo lavorato senza vaccino e senza green pass per un anno e mezzo…)?
Una giornalista gli riporta le dichiarazioni già uscite nel frattempo dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa, cui pare sia arrivato il messaggio senza che glielo portasse brevi manu il messaggero Patuanelli. Il sottosegretario dice che non c’è «nessuno spazio» né per l’abolizione dell’obbligo vaccinale né per quella del green pass.
La realtà è che di «forza contrattuale», di leve di potere, non ha niente – anzi, meno di niente
«Poteva venire oggi a Trieste e ce lo diceva di persona». Certo, ma chissà perché non è venuto. Ci sarà un motivo che non sia il fatto che i parenti l’on. Costa probabilmente li ha a La Spezia)
Su questo punto arriva la domanda definitiva di un altro giornalista: qual è la forza contrattuale che avete?
«Secondo me è il caso che guardi in giro tutte le piazze d’Italia come son messe».
Insomma, il capopopolo portuale senti di aver in mano, nelle contrattazioni fondamentali con emissari governativi come Patuanelli, l’intera protesta nazionale, «da Trieste in giù».
La realtà è che di «forza contrattuale», di leve di potere, il ragazzotto triestino non ha niente – anzi, meno di niente.
Nessuna di queste leve è in mano del ragazzo col capellino, il maglioncino blu e la tracolla. Non la protesta, che lui stesso ha annullato per motivi non ancora specificati. Non la minaccia economica, tanto che ci è parso di sentire rivendicazioni per le quali in realtà il porto non è mai stato davvero bloccato
Una città murata di esseri umani, con strade e piazze strapiene oltre ogni possibile contenimento, che di fatto significa la possibilità di spostare la protesta massiva concentrandola anche su altri punti, è una leva che un governo percepisce benissimo.
La possibilità, abbaiata a lungo nelle settimane scorse, di bloccare il primo porto petrolifero del Mediterraneo e il 7° d’Europa, con danno sistemico a Germania, Austria, Ungheria, Cechia, Slovacchia e ovviamente Italia, è una leva che non solo il governo, ma anche l’Europa, e i governi dei Paesi menzionati e non solo di quelli, capiscono altrettanto bene.
Nessuna di queste leve è in mano del ragazzo col capellino, il maglioncino blu e la tracolla. Non la protesta, che lui stesso ha annullato per motivi non ancora specificati. Non la minaccia economica, tanto che ci è parso di sentire rivendicazioni per le quali in realtà il porto non è mai stato davvero bloccato.
Niente: non hanno in mano niente – anzi, le carte che avevano le hanno buttate via loro stessi. Il governo non ha alcun motivo per ascoltare questo tizio e le piazze che vorrebbe rappresentare. Anzi, se è lui che rappresenta la protesta nazionale, il potere ha di che brindare
Niente: non hanno in mano niente – anzi, le carte che avevano le hanno buttate via loro stessi. Il governo non ha alcun motivo per ascoltare questo tizio e le piazze che vorrebbe rappresentare. Anzi, se è lui che rappresenta la protesta nazionale, il potere ha di che brindare.
Dimenticate le immagini della gente che si becca idranti e lacrimogeni. Trieste è un porto sepolto, come il titolo di quella poesia ermetica di Ungaretti che parla di canti che si disperdono (esattamente: nel nome della legge, ma anche degli organizzatori) e di «quel nulla d’inesauribile segreto», che nemmeno i giornalisti che chiedono a raffica nella conferenza stampa open air sono riusciti a sondare.
La fortuna che abbiamo è che la protesta vive ben oltre la triste poesia mancata del porto sepolto di Trieste.
Guardiamo le immagini di Milano: la scena più spettacolare di tutta Italia. Una protesta multiforme, multietà, multipolitica, multiclasse, multitutto – la vera protesta del popolo. Calcano luoghi immensamente simbolici (Piazza Fontana, Piazza Cinque giornate, Piazzale Loreto), cantano ininterrottamente, non hanno paura dei celerini mai. Scendono in strada e marciano, in masse compatte e pazzesche, senza bisogno dei Puzzer, dei Montesano, delle Cunial.
Guardiamo Milano e non possiamo che chiederci: ma un popolo come questo si merita davvero leader come quelli visti a Trieste?
Lo Stato fa lo gnorry, ma sotto sotto vuole tanto un interlocutore con cui trattare, o meglio, sul quale imporre la sua manipolazione: e noi non concediamoglielo. Facciamogli perdere l’illusione di poter controllare il dissenso. Disorientiamo gli strateghi della normalizzazione
Di più: ne ha sul serio bisogno?
No. In nessun modo. Al contrario. In questa fase, riteniamo, si deve andare avanti così – senza avere davanti figure sbucate dal nulla che vogliono sedersi al tavolo con ministri a caso, o che ritengono l’essere invitati in Senato una vittoria (ricordate quel comunicato di una settimana fa? Quello cui seguirono le dimissioni del capo portuale? Già lì si era capito tutto…). Perché sono cedimenti come questo che possono essere letali per la nostra lotta.
Lo Stato fa lo gnorry, ma sotto sotto vuole tanto un interlocutore con cui trattare, o meglio, sul quale imporre la sua manipolazione: e noi non concediamoglielo. Facciamogli perdere l’illusione di poter controllare il dissenso. Disorientiamo gli strateghi della normalizzazione.
Andiamo avanti con quella che in America chiamano leaderless resistence. La resistenza senza leader, una lotta che non ha bisogno di strutture gerarchiche. Andiamo avanti, cioè, come abbiamo fatto finora.
Andiamo avanti con quella che in America chiamano leaderless resistance. La resistenza senza leader, una lotta che non ha bisogno di strutture gerarchiche. Andiamo avanti, cioè, come abbiamo fatto finora
Stiamo alla larga da chi invita a non manifestare (o manifestare a casa propria) e da chi crede che parlare 20 minuti con Patuanelli (lusso per il quale si può arrivare a farsi andare bene i poliziotti con i lacrimogeni e i manganelli) serva davvero a qualcosa.
Seppellite anche voi il ricordo del porto di Trieste. La protesta vive in tutto il resto di Italia, e vivrà finché sarà accesa nel vostro cuore.
Ci aspettano sfide più grandi. Sfide che vinceremo veramente.
Occulto
L’arcidiocesi di Parigi approva mostre a tema occulto all’interno di chiese storiche. La Polizia reprime chi protesta
Alcune chiese cattoliche storiche di Parigi hanno ospitato eventi artistici blasfemi nell’ambito della Nuit Blanche (Notte Bianca) la scorsa settimana, sotto la direzione dell’attivista LGBT e cantante Barbara Butch, nota per la sua partecipazione alla dissacrazione dell’Ultima Cena durante la cerimonia per le Olimpiadi di Parigi 2024. Lo riporta LifeSite.
Il 6 e 7 giugno, diverse chiese cattoliche storiche della capitale francese sarebbero state utilizzate per esporre manufatti voodoo e diffondere suoni «inquietanti» con l’approvazione dell’Arcidiocesi di Parigi, scatenando un dibattito sull’uso di chiese consacrate per progetti contrari al culto cattolico.
«In fin dei conti, siamo in una chiesa. Non capisco», avrebbe detto un visitatore all’interno della chiesa di Saint-Laurent, secondo quanto riportato da Tribune Chrétienne.
🔴Nuit Blanche, idées noires et profanations
➡️comment le diocèse de Paris a-t-il pu autoriser cela ?
➡️ Si les critiques se concentrent souvent sur Barbara Butch ou sur la mairie de Paris, la véritable question est ailleurs
➡️ Pourquoi les autorités diocésaines ont-elles… pic.twitter.com/b0mg5xG9Jy
— Tribune Chrétienne (@tribuchretienne) June 7, 2026
«La vera questione riguarda la responsabilità della Diocesi di Parigi. Perché senza il suo consenso, nessuna delle installazioni presentate nelle chiese avrebbe potuto essere realizzata», afferma il rapporto. «Le installazioni più controverse non avrebbero mai potuto essere presentate in questi edifici senza l’esplicita approvazione delle autorità diocesane».
Come mostrano diversi video che circolano online, alcuni manifestanti cattolici si sono radunati davanti alla chiesa di Saint-Laurent per inginocchiarsi, pregare e protestare pacificamente. Nonostante ciò, le autorità – presumibilmente comprese quelle legate alla chiesa e alla diocesi – hanno ritenuto opportuno chiamare la polizia, che ha disperso i manifestanti, anche con la forza. Tra i manifestanti c’erano anche donne, sia giovani che anziane.
Les flics ont donc reçu l’ordre de vider les catholiques de leur église pour laisser place à une obèse LGBT hébraïque pour sa profanation d’un lieu culte.
J’apporte tout mon soutien aux fidèles catholiques qui voient leur église profanée. pic.twitter.com/pWWkNtp1OZ— Golems Klub 🇧🇪🍟🇲🇫⚜️ (@golemsklub2) June 7, 2026
IMPORTANT 🔴🔴
UN CARDINAL S’EXPRIME
Le cardinal Robert Sarah fait savoir “sa vive désapprobation” concernant les concerts de Barbara Butch dans les églises parisiennes qu’il qualifie de “spectacle affligeant”
“Une église n’est pas une salle de concert ou de spectacle, c’est… pic.twitter.com/EMdWVxMoyW
— +Stornsen+🇻🇦 (@johndaviesclar1) June 7, 2026
🚨🇫🇷 Qui, après avoir ambiancé la parodie de « La Cène » (le dernier repas de Jésus) lors des JO de 2024, a dirigé la Nuit Blanche de Paris avec plusieurs églises — et aucune synagogue — comme lieux d’accueil de certaines « festivités artistiques » ?
🔴 Barbara Butch, DJ élevée… pic.twitter.com/vcZW1S2pTc
— The NEWS (@thenews_fr) June 7, 2026
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Una delle principali attrazioni del festival era Sous la peau du ciel («Sotto la pelle del cielo»), un’installazione all’interno della chiesa di Saint-Laurent a Parigi. Secondo quanto riportato dai media francesi, i visitatori erano invitati a registrare i propri desideri personali tramite telefono. Questi messaggi venivano poi mixati con suoni d’atmosfera ed effetti audio digitali per creare quello che gli organizzatori descrivevano come un ambiente sonoro vivo e in continua evoluzione.
Durante l’evento, altoparlanti sono stati posizionati in tutta la chiesa, comprese le cappelle, gli altari, il battistero e i confessionali. I visitatori si muovevano in un interno buio mentre strati di voci registrate si sovrapponevano continuamente. Il quotidiano Tribune Chrétienne ha riportato di aver udito messaggi che esprimevano desideri personali e terreni, creando un’atmosfera strana e «inquietante» all’interno di un edificio normalmente dedicato alla preghiera, alla Messa e al culto eucaristico.
Un’altra installazione ha attirato l’attenzione nella cappella dell’ospedale Tenon. Lì, l’artista Stéphane Blanquet ha presentato Jungle haletante, un’opera composta da maschere e oggetti ispirati all’iconografia voodoo. I visitatori si sono trovati di fronte a installazioni accompagnate da sussurri, suoni di respiro, rumori metallici ed effetti scricchiolanti. Secondo Tribune Chrétienne, l’artista stesso ha descritto il progetto come un’esplorazione di una «percezione instabile della realtà» in modo «quasi ipnotico».
Anche Tribune Chrétienne ha riportato che la Nuit Blanche 2026 ha operato con un budget di 1,3 milioni di euro. La pubblicazione ha infine sostenuto che la questione principale sollevata dalla controversia non è la condotta degli artisti, che presentano apertamente la propria visione di «cultura», bensì le decisioni delle autorità ecclesiastiche che hanno permesso la realizzazione di questi progetti all’interno delle chiese.
L’Arcidiocesi di Parigi non ha fornito spiegazioni dettagliate in merito ai criteri utilizzati per autorizzare il progetto.
Barbara Butch, che ha organizzato l’evento cittadino, ha acquisito notorietà in seguito alle polemiche sorte intorno alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, una performance che lei ha definito una parodia dell’Ultima Cena, provocando critiche internazionali e diffuse accuse di blasfemia.
🔴💸 INSOLITE | Barbara Butch explique devant Emmanuel Grégoire comment 1,3 M€ d’argent public, dont 42 000€ pour sa seule rémunération, seront engloutis lors de la Nuit Blanche. pic.twitter.com/0KShFT1eu2
— French Report (@french_report78) May 12, 2026
Butch, sedicente attivista lesbica di origini ebraiche, già dal nome fa comprendere il suo orientamento: butch nel gergo della nicchia saffica sta ad identicare la lesbica più mascolina di una coppia, mentre la controparte più femminile è definita femme. Da ragazza era stata nel gruppo dei boy scout giudei francesi, ora si occupa non solo di attivismo omotransessualista anche di «fat acceptance», ossia di campagne per spingere la società all’accettazione dell’obesità.
Per qualche ragione la Butch aveva portato anche la torcia delle Paralimpiadi.
Avvicinata da un giornalista che le ha chiesto riguardo la sua recente apparizione a Tel Aviv e sulla legge Yadan (la legge sull’antisemitismo in Francia) la Butch ha rifiutato di rispondere.
🔴🏳️🌈🇮🇱 FLASH | Après sa prestation à la Nuit Blanche, Barbara Butch a été interpellée par un reporter militant d’extrême gauche au sujet de sa récente apparition à Tel Aviv et de la loi Yadan. Elle a refusé de répondre à ses questions.
Deux gauches irréconciliables ? pic.twitter.com/xKwC5h6qEY
— French Report (@french_report78) June 7, 2026
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Immagine screenshot da Twitter
Protesta
Proteste in Bolivia contro la crisi del costo della vita
🇧🇴 Bolivia is descending into chaos, with protesters demanding President Rodrigo Paz resign just 6 months into his term. Riots, clashes with police, and looting have broken out in La Paz as miners, indigenous groups, and unions take to the streets. pic.twitter.com/liuAjCnmfV
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) May 19, 2026
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Immigrazione
Oceanica manifestazione anti-immigrazione a Londra
Una grande folla si è riversata nel centro di Londra per partecipare alla manifestazione anti-immigrazione denominata «Unite the Kingdom». Video e fotografie pubblicati sui social media sabato mostravano i manifestanti radunarsi nella capitale britannica diverse ore prima dell’inizio della marcia principale.
Secondola stampa locale, che citano fonti di polizia, si prevede la partecipazione di circa 50.000 persone. Il Guardian ha riferito che oltre 150.000 persone avevano preso parte alla precedente manifestazione «Unite the Kingdom» dello scorso settembre.
Gli organizzatori parlano invece di milioni di persone.
HUGE ‼️ Thousands of British march towards Parliament Square for the ‘Unite the Kingdom’ rally organized by Tommy Robinson
UK citizens demand mass deportations and to take their country and culture back
The demand an end to being arrested for social media posts pic.twitter.com/Hfb7VbpZDB
— Wall Street Apes (@WallStreetApes) May 16, 2026
“First they ignore you, then they laugh at you, then they fight you, then you win.”
Unite The Kingdom 🇬🇧 pic.twitter.com/wSXdtvW77e
— Tommy Robinson 🇬🇧 (@TRobinsonNewEra) May 16, 2026
🚨NEW: An aerial shot shows the size of the crowd currently marching towards Parliament Square for the ‘Unite the Kingdom’ event pic.twitter.com/m9qP24nwNU
— GB Politics (@GBPolitcs) May 16, 2026
🚨 THE KINGDOM RISES: Over 70,000 British Patriots Already Flood London for Tommy Robinson’s Unite the Kingdom March — They are singing “KEIR STARMER’S A WANKER!” in London during the Unite the Kingdom rally! And the Tide Is Still Building Toward History’s Largest Stand
In the… pic.twitter.com/Ze1CXlr2Cm
— Tony Seruga (@TonySeruga) May 16, 2026
🔥🇬🇧 | ¡TERRIBLE LO QUE SE VIENE!
Acaban de caer los cruzados con sus armaduras, en la marcha masiva “Unite the Kingdom” en Londres. No solo van a sacar al zurdo, Keir Starmer, y a los musulmanes, sino que se viene una campaña para recuperar Tierra Santa. ¡Esto se pone mejor! pic.twitter.com/cDi0ugNIMR— Carlo Martin (@Liberfach0) May 16, 2026
Il segno della Croce è stato ben visibile per tutto il corteo.
British nationals strangely pick up large crosses on Tommy Robinson Unite the Kingdom far right protest in London. pic.twitter.com/AzrJQj8ohW
— Zara Hussain (@zarahussain999) May 16, 2026
Keir Starmer wants you to believe unite the kingdom spreads hate and division.
The truth?…..
Our unity absolutely terrifies him. pic.twitter.com/KCCyvLtdGQ
— God Save Great Britain (@GSGB01) May 16, 2026
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Sui social media sono circolate notizie secondo cui la polizia avrebbe già effettuato almeno un arresto, fermando l’attivista di destra Ryan Bridge.
In vista dell’evento, organizzato da Tommy Robinson – attivista britannico anti-immigrazione il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon –, il premier britannico Keir Starmer ha annunciato che a diversi attivisti e commentatori stranieri era stato negato l’ingresso nel Regno Unito. Secondo Downing Street, undici persone sono state bloccate perché la loro presenza era considerata «non favorevole al bene pubblico».
I giornali britannici hanno identificato tra loro l’eurodeputato polacco Dominik Tarczynski, la commentatrice politica olandese Eva Vlaardingerbroek (che vive in Italia ed era già stata bandita dal Regno mesi fa), il commentatore statunitense Joey Mannarino e l’influencer statunitense Valentina Gomez. Secondo quanto riportato, il ministero dell’Interno britannico avrebbe revocato le autorizzazioni elettroniche di viaggio rilasciate ad alcuni partecipanti prima del loro arrivo previsto in Gran Bretagna.
Starmer ha dichiarato giovedì che il governo non permetterà a nessuno di «diffondere odio nelle nostre strade», secondo quanto riportato dal governo britannico. Le restrizioni hanno suscitato critiche da parte dei sostenitori della marcia, che hanno accusato le autorità di tentare di reprimere il dissenso politico e limitare la partecipazione.
La polizia metropolitana ha fatto sapere che migliaia di agenti sono stati dispiegati in tutta Londra perché l’evento «Unite the Kingdom», una marcia filo-palestinese in commemorazione del giorno della Nakba e la finale di FA Cup si svolgevano nello stesso giorno.
Il Robinson ha affermato che la manifestazione intende essere una protesta contro l’immigrazione clandestina, i crimini con armi da taglio e quelli che definisce fallimenti del governo in materia di sicurezza delle frontiere e libertà di parola. Nei video promozionali dell’evento online, ha invitato i sostenitori a «unire il regno» e a recarsi a Londra per «far sentire la propria voce».
All’interno del gruppo sembra esservi polemica, in quanto il Robinson è percepito come anti-islamico e pro-Israele (bandiere con la stella di David si sono viste in testa al corteo), mentre una porzione dei manifestanti recava striscioni contro lo Stato Ebraico. Il Robinson è spesso accusato su Twitter di collaborare con Israele.
In bella vista anche bandiere dell’Iran dello shah.
Right now in London: Iranians who escaped the mullahs’ hell are standing with Tommy Robinson and British patriots at the Unite the Kingdom rally.
We’re with them 100% against the Islamist cancer wrecking both our countries. The left imports this shit then cries racism when we… pic.twitter.com/FvKFrWglSQ
— Neo (@Realneo101) May 16, 2026
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