Pensiero
Palantir e monopolio dell’AI: la democrazia è l’Ancien Régime
Se si presta attenzione ai cambiamenti avvenuti nella nostra sfera pubblica nelle ultime settimane, risulta evidente che tutto il presunto dissenso – di destra, di sinistra e ipotetici estremi – è in difesa della stessa concezione totalitaria, plebeofobica e oligarchica della democrazia.
In questo senso, lo scandalo che il manifesto tecnocratico-repubblicano firmato da Alex Karp (CEO di Palantir e discepolo di Habermas) e Nikolas Zamiska ha provocato nell’establishment democratico è, oltre che ipocrita, del tutto incomprensibile, dato che la sua logica illuminata e interventista è, punto per punto, quella della democrazia liberale.
I ventidue tweet della dichiarazione di Palantir propongono una modernizzazione della struttura di base della democrazia, volta ad adattarla all’era dell’intelligenza artificiale. L’ideologia di questa inquietante democrazia 6G è, di fatto, identica a quella recentemente difesa in Spagna in nome del mondo libero, sia da coloro che hanno diffamato Sánchez in modo folle e traditore per aver incontrato Xi Jinping (la destra e l’estrema destra) sia dallo stesso Sánchez e dai sostenitori decoloniali di Hillary Clinton (Lula, Boric, Sheinbaum, Petro) che si sono riuniti a Barcellona sotto i benevoli auspici di Alex Soros per tenere il IV Incontro in Difesa della Democrazia (la sinistra e l’estrema sinistra).
Possiamo affermare, senza ombra di dubbio, che questa controversa ideologia, riassunto di La Repubblica Tecnologica (2025) di Karp e Zamiska , è la partitura che la nostra destra e la nostra sinistra stanno giocando da più tempo di quanto ci rendiamo conto.
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La tesi più rivelatrice del manifesto si trova nella Proposizione IV, dove, per rivitalizzare la moribonda democrazia occidentale, gli autori propongono qualcosa di simile a un passaggio dal patriottismo costituzionale habermasiano al patriottismo algoritmico della Silicon Valley. La logica di Karp e Zamiska su questo punto non potrebbe essere più istituzionale, poiché, come il nostro Torquato Fernández de Miranda, promuovono una transizione dalla democrazia analogica a quella digitale secondo il motto «dal diritto al diritto attraverso il diritto».
In altre parole, i diritti formali (la Costituzione) caratteristici del mondo democratico analogico ormai quasi estinto devono essere sostituiti dalla loro versione digitale (algoritmi o software), poiché «la capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede più di un appello morale» come quello che i diritti formali hanno rappresentato finora.
In quanto membri di spicco dell’oligarchia democratica, Karp e Zamiska non hanno remore ad ammettere che i diritti formali sono sempre stati «un’attrazione morale», ovvero una seducente strategia tipica di una Circe che ha lavorato e sofferto di alitosi (la democrazia) per dominare e saccheggiare le società attraverso le promesse distruttive promosse dalle loro leggi luciferine e segregazioniste (legge sul divorzio, legge sull’aborto o legge sul matrimonio omosessuale) che promettono illusoriamente la deificazione dell’uomo.
Nonostante sia scritto in un registro apparentemente esoterico, il manifesto è piuttosto trasparente a questo riguardo, riconoscendo implicitamente che l’elemento distintivo della democrazia rispetto ad altri regimi politici (in particolare, rispetto allo stato-civiltà cinese, considerato il nemico da sconfiggere) è la completa assenza di un nucleo di idee permanenti sull’umanità, la società o la storia.
Questo inquietante e nichilista «appello morale» della democrazia, invocato a suo tempo dal parafilo kantiano Habermas in un celebre dibattito con Ratzinger, presuppone che la democrazia non sia ancorata ad alcun fondamento morale o religioso preesistente, ma si affermi piuttosto come produttrice di leggi morali.
Questa catastrofe antropologica, che sia Habermas che il suo discepolo palantiano Alex Karp considerano un risultato senza precedenti, trasforma la democrazia in un pericolo di portata atomica per la vita umana civilizzata. Poiché la democrazia si fonda esclusivamente sulla sua capacità industriale di produrre diritti, trasforma le leggi in beni di consumo obsoleti (ovvero, strumenti di propaganda e controllo) che, pur promettendo di liberare il cittadino, lo rendono schiavo in modo sempre più subdolo, riducendolo infine a un essere aspirazionale privo di radici se non nei suoi desideri sfrenati.
Inoltre, i diritti formali che la democrazia produce devono, per pura necessità, contraddire i diritti naturali, poiché questi ultimi sono visti come un ostacolo al progresso della specie umana, presentandosi come legami trans-storici con le antiche tradizioni stabilite dai nostri antenati.
Karp e Zamiska sono dunque consapevoli che l’unico modo in cui la democrazia occidentale può sopravvivere è attraverso continue strategie di propaganda che promettono ai cittadini paradisi sempre rimandati nel tempo (forse falsamente appetibili sotto forma di consumo spazzatura di beni e diritti), offrendo al contempo inferni di isolamento, controllo e sofferenza.
La strategia del bastone e della carota permea i ventidue punti del testo, che avvertono i cittadini (non i governi, che sono già sotto il controllo di Palantir) che per preservare la democrazia e affrontare «la minaccia cinese» è necessario sviluppare un’IA occidentale patriottica che non esiti a proteggere la sicurezza nazionale e militare (punti V e VI), ma anche a combattere la criminalità interna.
Queste misure eccezionali, concepite per rafforzare la democrazia, sono giustificate dal fatto che, come proclamato al punto XII, l’era atomica sta già volgendo al termine e viene sostituita da un’era di deterrenza tramite IA in cui l’Occidente diventerà obsoleto nella sua battaglia contro un sistema non democratico come quello cinese, estraneo secondo Karp e Zamiska ai nostri «dibattiti teatrali» sulla moralità.
Tuttavia, nonostante tutto il clamore, questo approccio intransigente in stile Palantir non si basa sull’ascesa della Cina a potenza mondiale di prim’ordine, bensì sulla dottrina democratica di successo post-11 settembre esposta da Peter Thiel in The Straussian Moment (2007), dove questo tecnosuprematista, co-fondatore di Palantir, affermava che dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, di fronte a terroristi ignari dei principi morali più elementari, era necessario riformulare le garanzie democratiche, aumentando la sorveglianza in nome della sicurezza (sorveglianza attraverso la raccolta e l’interpretazione massiccia di dati, che è precisamente ciò che la società di Thiel fornisce tramite contratti multimilionari).
Il controllo totale della società che Palantir aspira a instaurare sfrutta quindi la normalizzazione, tra i cittadini, del regime di capitalismo della sorveglianza implementato dopo attentati – molto probabilmente operazioni sotto falsa bandiera – come l’11 settembre a New York o gli attentati ai treni di Madrid.
L’unica differenza è che questo sistema di monitoraggio continuo, che cancella il confine tra cittadino e straniero, così come tra innocente e presunto criminale, sottoponendo la popolazione stessa a uno scrutinio che viola i principi fondamentali del diritto pubblico, viene ora attuato con il pretesto di combattere rivali geopolitici «pericolosi», «nemici della libertà», come la Cina o la Russia.
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Il manifesto di Karp e Zamiska si presenta come il copione da seguire in questo nuovo scenario di scontro di civiltà, invocando uno stato di eccezione perpetuo in cui le democrazie occidentali, per rafforzare la difesa dei valori progressisti che le caratterizzano, dovrebbero instaurare un patriottismo algoritmico in cui i loro cittadini, oltre ad accettare la sorveglianza, siano costretti ad arruolarsi nel servizio militare universale, in modo che nella «prossima guerra» «tutti condividiamo il rischio e il costo» (punto VI).
Tuttavia, come se la limitazione dei diritti in questa repubblica tecnologica, dove un monopolio come Palantir o un gruppo di monopoli sostituisce lo Stato, non fosse sufficiente, gli autori auspicano un sostanziale ampliamento dell’immunità dei nostri politici e personaggi pubblici, chiedendo loro non solo una maggiore remunerazione (punto VIII), ma anche il nostro perdono e la «tolleranza verso le complessità e le contraddizioni della psiche umana» che le loro azioni più controverse potrebbero rivelare (punti IX e XVIII).
Quest’intera serie di misure repressive – inseparabile, come vedremo, dalla natura oligarchica e antirepubblicana della democrazia moderna – deve essere intrapresa, per quanto strano possa sembrare, in difesa delle libertà di cui noi occidentali godiamo. Per suggellare questa impossibile apologia di una democrazia moderna tirannica, Karp e Zamiska ricorrono ad argomenti tanto assurdi quanto suprematisti, inseparabili dall’ideologia protestante, gli stessi che ritroviamo nelle insensate difese della democrazia scarabocchiate dai giornalisti e dai politici di basso livello dei quotidiani spagnoli.
In questo senso, scommettendo sull’ideologia imperialista yankee del Destino Manifesto, Karp e Zamiska chiariscono che gli USA sono il Paese che meglio rappresenta nella storia i valori progressisti occidentali per i quali bisogna combattere, evidenziando tra questi due tesi illusorie: che gli USA, in quanto baluardo delle essenze civilizzatrici del mondo libero, abbiano donato al pianeta per la prima volta nella storia quasi cento anni di pace, permettendo a ben tre generazioni di crescere senza guerre (punto XIV), e che gli USA siano, nonostante tutti i loro problemi, la nazione più egualitaria di tutte quelle esistenti perché è lì che «ci sono più opportunità per coloro che non appartengono alle élite ereditarie» (punto XIII).
Questa propaganda, facilmente smascherabile considerando semplicemente i milioni di morti causati dagli Stati Uniti negli ultimi ottant’anni, le dinastie ereditarie che saccheggiano sadicamente il Paese, o il suo sistema educativo stratificato, è rafforzata dalla forte tesi propagandistica della democrazia moderna, sia nella sua versione americana che in quella giacobina; ovvero, che si debba presumere che alcune culture (naturalmente, quelle democratiche o anglo-sioniste) o persino sottoculture (ad esempio, i geek neo-tecnologici e neurodivergenti della Silicon Valley) siano superiori ad «altre [che] si sono rivelate mediocri e, quel che è peggio, regressive e dannose» (punto XXI) e che, pertanto, debbano essere sostituite ed eliminate dalla faccia della terra.
Tuttavia, Karp e Zamiska, dimenticando che la superbia è il più grande difetto dell’umanità, sembrano non rendersi conto che il vero tallone d’Achille della democrazia moderna e del progetto palantiriano risiede proprio in questa cieca fede nella propaganda, comprensibile solo da una prospettiva protestante che, negando il libero arbitrio e affermando la predestinazione, crede, contro ogni logica, che le élite prescelte possano ingannare perfettamente una popolazione gregaria e priva di discernimento.
Il mondo della democrazia moderna è, infatti, inseparabile dalle illusioni propagandistiche ideate dai Bernays, dagli Hearst, dai Lippmann, dai Gates o dai Thiel di oggi, che finiscono per ingannare i loro creatori, portandoli a credere che il loro effetto sia inevitabile. Tuttavia, come il nostro Segismundo ha già dimostrato ne La vita è sogno di Calderón, la libertà umana non solo esiste, ma negarla conduce i suoi carcerieri, nel migliore dei casi, alla disillusione e alla redenzione, e nel peggiore e più probabile, all’autodistruzione.
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Fedeli al detto secondo cui la storia si ripete, prima come tragedia, poi come farsa, gli autori del Manifesto Palantir sembrano trascurare il fatto che la Cina non è solo il carnefice che svela la natura totalitaria delle democrazie moderne, ma anche l’antica civiltà che per prima ha testimoniato con il martirio le trappole mortali della democrazia moderna, vittima delle Guerre dell’Oppio (1839-1860), che segnarono l’inizio ufficiale del cosiddetto mondo libero su scala globale.
Come risultato di questo intervento, volto a ridurre forzatamente il deficit commerciale in nome del «libero scambio», l’Impero britannico occupò i porti cinesi con il fuoco dei cannoni e indusse la popolazione a consumare oppio saccheggiato dall’India, facendo sì che la Cina, da uno dei Paesi più prosperi al mondo, precipitasse nella più abietta povertà.
Dopo questo lungo periodo, noto come il Secolo dell’Umiliazione, e dopo essersi ricostruita attraverso un traumatico adattamento alla modernità, è ora proprio la Cina che, con calma ma senza sosta, smaschera la natura totalitaria e ipocrita delle società democratiche, le quali affermano di difendere il commercio, la pace e i diritti attraverso dazi doganali, guerre di sterminio o un rigido controllo demografico che antepone gli interessi dei monopoli aziendali a quelli di tutti i cittadini.
Se il mondo democratico occidentale sta diventando così aggressivo nei confronti della Cina, è perché il gigante asiatico dimostra che un’economia pianificata e uno Stato-civiltà che fonda la propria bussola morale su un’antica tradizione come il confucianesimo sono di gran lunga superiori, in qualsiasi parametro misurabile (giustizia, efficienza, innovazione, etc.), alla distopia liberale della democrazia moderna, la quale, insistiamo, è comprensibile nel suo impegno per la deregolamentazione solo da una prospettiva nichilista protestante.
In questo senso, il Manifesto di Palantir non è antidemocratico, ma piuttosto un’esposizione realistica delle poche vie di sopravvivenza rimaste per la democrazia moderna. Gli autori partono dal presupposto che il principale nemico da sconfiggere sia la Cina, uno stato-civiltà che non è soggetto ai capricci della democrazia e che può progettare e attuare piani a lungo termine con il sostegno della maggioranza della sua popolazione.
Pertanto, correttamente ma in modo sinistro, Karp e Zamiska presumono che se la democrazia liberale si differenzia dai regimi non democratici difendendo il mercato come vera e legittima entità politica, l’unica possibilità di sopravvivenza della democrazia (e di competizione con stati di lunga data come la Cina) sia l’adesione al monopolio, che sarebbe anche garanzia di sostenibilità per generazioni.
In altre parole, in una democrazia dobbiamo accettare con orgoglio che la sovranità popolare non sia più detenuta dallo Stato, bensì da un monopolio o da un gruppo di aziende monopolistiche che garantiscono il dogma liberale della predominanza degli interessi commerciali. Da qui l’urgente necessità di Palantir di passare dal patriottismo costituzionale di Habermas al patriottismo algoritmico di Karp, attraverso il quale la popolazione è tenuta a difendere gli interessi del monopolio di Palantir come se fossero i propri (fino al punto di dover consegnare i propri dati e persino la propria vita arruolandosi nell’esercito).
Questa richiesta non è così inverosimile come sembra, poiché gli algoritmi di Palantir costituiscono di fatto uno Stato globale, che non solo controlla la difesa e l’Intelligence di gran parte del mondo occidentale, ma, in casi come quello degli Stati Uniti, controlla anche la catena alimentare (la prova che Palantir aspiri a esercitare pienamente le funzioni dello Stato nel mondo libero è data dalla sua richiesta di riarmo di Germania e Giappone, riecheggiando posizioni simili a quelle dell’UE).
Consideriamo, ad esempio, che in Spagna Palantir si è infiltrata nelle nostre forze armate e nei servizi segreti dopo aver firmato un contratto opaco di oltre 16,5 milioni con il ministero della Difesa del governo di Pedro Sánchez, e che da lì ha stipulato contratti con società diverse come Mutua Madrileña o Mahou.
Tuttavia, il monopolio, anziché rappresentare una delle tante vie di sopravvivenza per il sistema liberaldemocratico, costituisce la destinazione finale del ciclo capitalistico. Come ha già dimostrato Piketty, esso segue necessariamente una fase iniziale di capitalismo industriale e una fase intermedia di capitalismo finanziario. Pertanto, chiunque consideri Karp, Musk o Thiel come rappresentanti del male, mentre i difensori decoloniali dello stesso modello liberaldemocratico, come Sánchez, Petro, Boric o Sheinbaum, in stile Hillary Clinton, rappresentino il katechon che garantirà il prevalere del bene, si sbaglia completamente. Essi fanno tutti parte dello stesso sistema che, nella sua furia di stampo NATO e guidata da alleanze, ha promosso, per troppi decenni – nonostante l’emergere dei BRICS – la manipolazione degli Stati da parte dei monopoli attraverso il cosiddetto filantrocapitalismo.
Un buon esempio di ciò, e di come il Manifesto Palantir rappresenti anche l’ABC della politica più in opposizione all’estrema destra e al trumpismo, si può riscontrare nel IV Incontro in Difesa della Democrazia, organizzato poche settimane fa da Sánchez a Barcellona con i già citati sostenitori di Hillary Clinton, sotto l’egida di Soros e l’occhio vigile di Bill Gates (le cui fondazioni noi spagnoli abbiamo arricchito con milioni grazie alla benevola mano di Sánchez).
L’elemento più sconcertante del vertice è stato senza dubbio il fatto che i presidenti decoloniali lì riuniti abbiano affrontato l’estrema destra offrendo una difesa reazionaria della democrazia liberale che, in modo fuorviante, ha confuso sovranità con democrazia e giustizia con liberalismo. Tra i tre principali accordi raggiunti per difendere la democrazia dalla barbarie, il più rilevante è stata la richiesta, in stile Palantir, di una governance digitale per stabilire regole per lo spazio digitale, perché, hanno affermato, «sarà democratico o non esisterà».
Come è evidente, l’imposizione di regole digitali, già promossa dal Digital Services Act dell’UE, che soffoca la libertà, o da misure di controllo algoritmico come HODIO approvate dal governo Sánchez, è il miglior esempio del potere coercitivo del software propugnato dal manifesto Palantir per digitalizzare la democrazia attraverso un regime di sorveglianza dei cittadini. (Le altre due misure principali per difendere la democrazia scaturite da questo incontro sono state la promozione dell’inclusività con la nomina di una donna alla presidenza delle Nazioni Unite per la prima volta, e la richiesta di attuazione del sanguinoso Ordine Internazionale Basato sulle Regole, in base al quale la vile democrazia liberale ha ricattato l’intero pianeta)
Tuttavia, la sinistra e la destra sono così unite nella loro difesa in stile occidentale dei monopoli aziendali contro gli interessi della maggioranza che, una settimana prima del Quarto Incontro in Difesa della Democrazia, la destra, l’estrema destra e l’establishment geronto-meridionale spagnolo hanno lanciato un attacco contro Sánchez perché questi, fingendo strategicamente patriottismo, aveva usato il buon senso e tenuto un vertice in Cina con Xi Jinping.
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Se si leggono gli articoli scritti in quei giorni che condannavano il regime cinese e difendevano la democrazia liberale da autori come Antonio Caño, Martín Varsavsky, Esperanza Aguirre e Juan Luis Cebrián, tra molti altri, si vedrà chiaramente lo stato terminale della farsa democratica totalitaria che il manifesto Palantir cerca di prolungare imponendo politiche contrarie al bene comune.
L’elemento più sconvolgente di tutte queste difese della democrazia liberale è che sono apertamente filoamericane e contrarie agli interessi del popolo spagnolo. Ma altrettanto sconcertante è il fatto che, pur difendendo i principi liberali, plaudano ai dazi e alle tattiche intimidatorie del governo statunitense contro qualsiasi paese che non si sottometta ai suoi diktat, salvo poi inveire contro l’impegno della Cina a favore del commercio, a scapito della guerra, come strategia per le relazioni tra le nazioni. Di fatto, uno dei principali argomenti usati per opporsi al riavvicinamento della Spagna alla Cina era, secondo questi fautori del libero scambio da salotto, il deficit commerciale che il nostro paese ha con il gigante asiatico.
Questo, sostenevano, era il motivo per cui l’incontro con Xi Jinping (che, paradossalmente, ha ridotto questo deficit attraverso degli accordi) equivaleva a un suicidio e a un’approvazione della Russia di Putin. Questi esperti di media e fanatici atlantisti non hanno detto nulla sull’enorme deficit (molto maggiore di quello spagnolo) che gli Stati Uniti stessi hanno con la Cina, né sul deficit della Polonia, il paese più filo-NATO e anti-russo dell’UE. Senza contare, ovviamente, che è molto difficile capire come un liberale possa considerare un problema il fatto che un paese riesca a esportare più di un altro.
Ma, tutto considerato, l’argomentazione più ridicola usata per denunciare il vertice con Xi Jinping è stata la preoccupazione di tutti questi autoproclamati apostoli del mondo libero per la mancanza di libertà di espressione in Cina. Ognuno dei democratici spagnoli che ha usato queste argomentazioni è un individuo che ha trascorso decenni a occupare colonne di giornali e studi televisivi, impedendo al nostro Paese di avere anche solo una sfera pubblica minimamente pluralista (ecco un altro punto di convergenza con il Manifesto Palantir, che al punto XX esprime il suo rifiuto del pluralismo, ritenendolo inefficace).
Il loro lavoro come giornalisti o piccoli politici trasformati in ingegneri sociali è la negazione stessa della libertà di espressione e persino della libertà politica. Si consideri, ad esempio, che questi architetti del falso consenso cercano di manipolare mentalmente noi cittadini, facendoci credere, per esempio, che ciò che difendiamo sia un’opinione minoritaria e che in Spagna ci sia una maggioranza favorevole all’intervento statunitense in Iran, contraria al riavvicinamento con la Cina o a favore dei genocidi democratici perpetrati dall’anglo-sionismo.
In realtà, è bene che tu sappia che questi difensori della libertà di espressione hanno già più di una volta ammonito i nostri editorialisti di questa testata a moderare le nostre critiche a Israele o le nostre denunce dei vili piani postumani di uomini d’affari come Martín Varsavsky.
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In breve, tutto sembra indicare che in quest’ultimo periodo di agonia la democrazia moderna stia tornando alle sue origini, confermando pienamente la diagnosi di Tocqueville. Nel 1856, egli non poté fare a meno di riconoscere che la democrazia aveva perfezionato gli strumenti di controllo demografico e di soppressione della libertà individuale e collettiva caratteristici dell’Ancien Régime francese del XVIII secolo.
La democrazia è, in definitiva, l’Ancien Régime.
Lo stesso Tocqueville affermò, infatti, che la natura repressiva di questo sistema radicato nell’Illuminismo era di gran lunga superiore a quella dell’età moderna e medievale, persino considerando casi estremi come il feudalesimo tedesco. Nulla di tutto ciò dovrebbe sorprenderci, poiché la democrazia si è sempre caratterizzata per aver mascherato la logica estrattiva dell’Ancien Régime, espandendola sotto le spoglie di diritti formali per servire le varie fasi della Rivoluzione Industriale, da allora fino ad oggi.
Il potere assoluto del monarca e delle cricche dell’Ancien Régime è lo stesso potere assoluto che le oligarchie capitaliste esercitano con pugno di ferro, mantenendo la loro presa sul potere attraverso i secoli tramite dinastie regnanti come i Rothschild e i Rockefeller, che facilitano l’ingresso controllato di nuove generazioni di oligarchi sul modello di Soros, Gates e Thiel. Il filantrocapitalismo (una grottesca versione del dispotismo illuminato) è il cavallo di Troia attraverso il quale questi figli di Satana si impadroniscono delle nostre società, parassitando lo Stato e rendendo il monopolio il destino ultimo della democrazia.
Nonostante tutto, è del tutto possibile che qualcuno che abbia assorbito grandi dosi di propaganda democratica moderna, che ci assicura che il progresso esiste e, per di più, è lineare, sostenga che la situazione attuale sia un’anomalia che necessita semplicemente di essere corretta, e che i sistemi democratici dispotici contemporanei di Tocqueville – sia nella loro forma americana mitizzata, sia nella vituperata versione francese, sia nelle sfortunate repubbliche ispaniche – non siano paragonabili alla miracolosa democrazia liberale emersa (prima come stato sociale, poi come stato terapeutico e infine come stato eutanasico) dopo i traumi delle due Guerre Mondiali.
Per rispondere alle legittime obiezioni che questi lettori potrebbero sollevare, ho scritto in passato una serie di articoli critici nei confronti del feticismo democratico, come ad esempio «La democrazia è diventata una forma di superstizione?». «Il fantasma della libertà» o «Il volto nascosto della democrazia», tra gli altri, in cui mostro come l’idea di democrazia moderna sia inseparabile, in qualsiasi forma fondamentalista abbia assunto, dal totalitarismo, come dovrebbe essere dimostrato dal fatto tutt’altro che paradossale che il XX secolo, il grande secolo delle promesse rivoluzionarie-democratiche (ovvero delle ideologie), è stato il secolo dei genocidi.
David Souto Alcalde
Articolo ripubblicato con permesso da Brownstone Spain
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Vera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
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L’attacco alla raffinerie è per ridurre la popolazione mondiale e distruggere America ed Europa
Renovatio 21 pubblica la trascrizione del discorso di Tucker Carlson tenuto durante il suo recente podcast sulla situazione mondiale. La riflessione sull’identità di scopo tra l’agenda climatica e la guerra merita una grande riflessione, così come tanti altri punti toccati dal popolare giornalista.
Non vogliamo essere cinici, ma a volte capita che forse stiamo parlando delle cose sbagliate. Intendiamo dire che quando accade un evento di grande rilevanza e tutti i media parlano di un suo aspetto, e di solito anche noi facciamo parte di quel gruppo, con un certo imbarazzo, a un certo punto bisogna chiedersi: «Hmm, non è che la cosa di cui stiamo parlando non sia la più importante? Non è che ne stiamo parlando o che veniamo indotti a parlarne di proposito?».
Voglio dire, ripeto, non voglio sembrare un complottista, ma è possibile che succeda. Ed ecco un esempio concreto. Si tratta dello Stretto di Ormuzzo . Abbiamo realizzato diverse trasmissioni sullo Stretto di Ormuzzo. Lo Stretto di Ormuzzoè ovviamente di fondamentale importanza. È la via d’acqua, ormai famosa per essere all’estremità orientale del Golfo Persico, attraverso la quale transita gran parte dell’energia mondiale. L’Iran ha la costa più lunga lungo quello stretto. Ormai siamo tutti esperti di geografia.
E quindi ora sappiamo tutti che è essenziale mantenere aperta quella via navigabile, che poi curva sul Mar Rosso lungo la costa di un Paese chiamato Yemen, controllato quasi interamente da un gruppo chiamato Houthi. Le persone stanno ricevendo una formazione continua su questo argomento e perché è importante? È importante perché non si può estrarre petrolio dalla regione produttrice di petrolio più ricca del mondo se non si ha accesso attraverso quelle vie navigabili.
Direttamente da chi si affaccia sul Mar Rosso. Quindi, la discussione in corso… di nuovo, inclusa la discussione a cui abbiamo partecipato, riguarda come aprire lo Stretto di Ormuzzo, come far passare quel petrolio. Ma se ci pensiamo bene, è davvero questa la domanda più importante che emerge dalla guerra con l’Iran? Quindi una via navigabile, ovviamente, è intrinsecamente importante. D’altra parte, questo è un problema che si può risolvere molto rapidamente.
Se una via navigabile è bloccata, se un paese dice che non si può passare o che farà saltare in aria le petroliere, beh, si potrebbe raggiungere un accordo con quel Paese. E si potrebbe risolvere la questione in circa 10 minuti se tutte le parti fossero disposte a farlo. Ciò che è più difficile da risolvere è la distruzione delle infrastrutture energetiche, degli oleodotti, delle teste dei pozzi, ma soprattutto delle raffinerie.
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Una raffineria è l’impianto, la fabbrica, dove il petrolio greggio estratto dal sottosuolo viene trasformato in prodotti che si possono effettivamente utilizzare. E… la gente potrebbe non rendersi conto di quanto sia diverso il petrolio greggio dai prodotti raffinati che se ne ricavano. Dal petrolio greggio otteniamo, notoriamente, la benzina, il carburante per aerei, ovvero il cherosene. Arriviamo fino all’asfalto. Otteniamo il gasolio. E otteniamo anche molti degli elementi precursori per i fertilizzanti.
Quindi nessuna di queste cose proviene direttamente dal sottosuolo. Vengono prodotte. Da questa materia prima chiamata petrolio greggio. E vengono prodotte in impianti chiamati raffinerie. Quindi senza raffinerie, non si può davvero gestire una società. Non si può gestire un paese con il petrolio greggio,In realtà, con il petrolio greggio si può fare ben poco. Non si può nemmeno usarlo in un motore diesel. E questi funzionano con olio vegetale, ma non con il greggio, bisogna raffinarlo. Quindi le raffinerie sono l’anello più importante della catena che va dall’estrazione all’accensione delle luci in casa, al prendere un aereo o al mangiare cibo coltivato nella terra.
Il problema delle raffinerie è che non ce ne sono molte. Ci sono molti pozzi di petrolio e gas. In realtà, nessuno conosce il numero esatto. Ogni anno vengono perforati circa 70.000 nuovi pozzi di petrolio e gas in tutto il mondo. Solo negli Stati Uniti ci sono quasi un milione di pozzi di petrolio e gas attivi, ma le raffinerie, che sono assolutamente necessarie, sono un’altra questione. Quindi, quante raffinerie ci sono in tutto il mondo? Sulla Terra, in questo momento, conosciamo la risposta perché non è un numero molto elevato.
Ci sono in totale 825 raffinerie sul pianeta per una popolazione di 8,3 miliardi di persone. 825, quindi circa una raffineria ogni 10 milioni di persone. Una raffineria per ogni New York City, più due milioni. Quindi, quando si distrugge una raffineria, è un grosso problema perché una grande raffineria è incredibilmente costosa. 25 miliardi di dollari, per esempio, molto costosa da costruire e richiede molto tempo, potrebbero volerci più di 10 anni per costruire una grande raffineria.
Quindi, quando se ne distrugge una, si ha un effetto immediato e duraturo in un modo che la chiusura di uno stretto non può ottenere. Distruggere una raffineria è una cosa seria. E quindi, tenendo presente questo, viene da chiedersi cosa stia succedendo alle raffinerie. All’improvviso, vengono colpite dai nostri calcoli e potremmo sbagliarci, potremmo sottostimare, ma pensiamo che, ad oggi, sette raffinerie nel Golfo Persico siano state colpite, distrutte, danneggiate, chiuse.
Almeno per un po’, forse anche a lungo termine, finora in questa guerra, che non è nemmeno iniziata da un anno. Sette raffinerie. Quindi, se vi state chiedendo perché il diesel costa 650 dollari a livello nazionale e molto di più in altre parti del mondo, è per questo motivo. Colpisce le raffinerie, non solo nel Golfo Persico, ma anche in Russia, che produce circa il 7% del diesel mondiale.
E quindi, in che modo? Come aiuta esattamente? Anche in caso di guerra, si prenderebbe di mira una raffineria? Sarebbe la prima cosa da fare? Beh, è stata la prima cosa da fare in entrambi i conflitti. Abbiamo delle immagini, senza audio, ma giusto per farvele vedere, risalgono ai primissimi giorni della guerra con l’Iran. Siamo all’inizio di marzo, e questo è il risultato di un attacco di droni israeliani a una raffineria in Iran. Incredibile. Quindi scoppia la guerra.
Ci viene detto che questa guerra è un tentativo di fermare il programma nucleare iraniano perché sono a pochi minuti dal lanciare una bomba atomica su Miami. Ed è questo il punto. Si tratta solo di quel programma nucleare, che non accetteremo. Ma se è vero, perché gli israeliani, invece di colpire un impianto nucleare o assassinare altri fisici nucleari, come hanno fatto in Iran, perché colpire una raffineria? Hmm. Nessuno ha risposto a questa domanda perché quasi nessuno se l’è posta.
Perché il governo ucraino dovrebbe colpire le raffinerie russe proprio ora? Cosa che sta facendo, in tutta la Russia. A quanto pare il 60% della capacità di raffinazione russa è stata colpita e non sappiamo esattamente quanta sia stata disattivata in modo permanente o a breve termine, ma il 60% della loro capacità è stata colpita dagli ucraini.
Perché le raffinerie? Questo è il primo mistero. Il secondo mistero è: perché nessuno ne parla? Perché il problema di colpire una raffineria è che rilascia enormi quantità di CO2 nell’atmosfera. Ora, negli ultimi due anni, nessuno ha parlato delle emissioni di CO2. Nei 20 anni precedenti, ogni bambino di ogni ordine e grado nelle scuole americane ha imparato che la CO2 è un veleno e che sta aumentando la temperatura della Terra. E che la Florida sarà presto sott’acqua e che stiamo distruggendo il pianeta ogni volta che emettiamo CO2. All’improvviso, nessuno ne parla più. E non c’è niente che emetta CO2 in quantità maggiore, a nostra conoscenza, della distruzione delle infrastrutture energetiche.
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La distruzione del gasdotto Nord Stream da parte dell’amministrazione Biden, il gasdotto che collegava l’est all’ovest, dalla Russia all’Europa, è stata, a nostro avviso, la più grande emissione di CO2 di origine antropica nella storia dell’umanità. Eppure, nessuno ha detto una parola. Ad esempio, il Sierra Club, che è il gruppo ambientalista e l’organizzazione per il cambiamento climatico più finanziata degli Stati Uniti, con un budget di circa cento milioni di dollari, non ha detto una parola sulla distruzione del Nord Stream da parte dell’amministrazione Biden. Beh, è molto, molto curioso, se ci pensate.
Non hanno detto nulla nemmeno sulle bombe che gli Stati Uniti, sotto le amministrazioni Biden e Trump, hanno inviato a Israele, bombe da 2.000 libbre. Quanta CO2 emette una bomba da 2.000 libbre? Beh, lo sappiamo perché degli accademici di Londra l’hanno calcolato, hanno fatto i calcoli. Circa tre tonnellate metriche, quanto sono? Beh, sono tante. Infatti, sono più di tre volte le emissioni annuali di uno scaldabagno a gas medio in un’abitazione, se controlliamo.
Ora, perché il paragone tra una singola bomba da 2.000 libbre e Biden che ne ha inviate circa 14.000 a Israele, per eliminare Gaza, per commettere un genocidio a Gaza? Trump ne sta inviando 40.000 di questo tipo e molte altre, ma noi scegliamo solo la bomba da 2.000 libbre. Perché paragonarla a uno scaldabagno domestico?
Beh, perché il Sierra Club ha pubblicato innumerevoli comunicati stampa sugli scaldabagni domestici, sugli scaldabagni a gas, quelli che funzionano bene, che sono efficienti, e ha anche pagato un team di avvocati per assicurarsi che non possiate averne uno. E non solo scaldabagni a gas, ma cucine a gas, stufe a legna, praticamente qualsiasi elettrodomestico che vi piace e che sia efficace. Asciugatrici, lavatrici, secondo il Sierra Club, la nostra più grande organizzazione ambientalista, tutte queste attività rappresentano una minaccia per la Terra, perché emettono CO2.
Eppure, per qualche ragione, il Sierra Club, per quanto ne sappiamo, non ha mai menzionato le emissioni di CO2 derivanti da munizioni, bombardamenti o dalla distruzione di raffinerie. Non ne hanno mai parlato. Ora, perché? Viene da chiedersi se il movimento ambientalista, il movimento per il cambiamento climatico, che per due decenni è stato una sorta di ideologia dominante della classe dirigente, fosse davvero molto preoccupato. Se negli ultimi 20 anni vi è mai capitato di cenare con una signora benestante, magari con la moglie di un investitore di private equity, a un certo punto si sarebbe rivolta a voi con gli occhi languidi e avrebbe detto: «Sono molto preoccupata per il clima. Stiamo distruggendo questo pianeta con le nostre emissioni», e si sarebbe commossa. Lo pensavano davvero. Ma improvvisamente, non una parola sulle maggiori emissioni di CO2 della nostra vita, causate da questa guerra e dalla guerra in Ucraina.
Che strano. Possibile che non abbiano mai veramente considerato l’anidride carbonica un veleno? Perché, ovviamente, non è veleno. La respiriamo, la espiriamo tutto il giorno. Non è un veleno, e non l’hanno mai creduto veramente. Possibile che il vero fascino del movimento ambientalista risiedesse nei suoi effetti sul modo di vivere delle persone? Quindi, se ci pensate un attimo, cosa vi dicevano gli ambientalisti che avreste dovuto fare?
A cosa avreste dovuto rinunciare? Come avreste dovuto cambiare la vostra vita per salvare il pianeta che voi, da soli, avevate distrutto? Non la Cina, il più grande emettitore di carbonio al mondo. No, non l’hanno mai menzionata. Ma voi, come americani, come europei, come occidentali, a cosa dovrete rinunciare? Beh, innanzitutto, alla vostra mobilità. Dovrete vivere in una città da 15 minuti. Non potrete andare da nessuna parte. Sarete di fatto confinati. Ma per il bene del pianeta, ammesso che vi importi del pianeta. Dovrete aumentare il consumo di carne, ovviamente.
Potresti dover indossare un maglione in casa d’inverno perché riscaldare la casa a 21 gradi è uno spreco, ovviamente. Non fa bene all’ambiente. E non puoi avere elettrodomestici funzionanti, non puoi avere niente che ti dia comfort a basso costo, perché sarebbe un peccato. Quindi, invece, dovrai avere, non so, un termostato che può essere controllato dalla sede centrale del Sierra Club, o dalla capitale del tuo stato, o almeno dal consiglio comunale. Dovrai rinunciare alla tua autonomia e abbassare il tuo tenore di vita. Questo è ciò che dovrai fare per salvare la Terra.
È affascinante pensare a questi effetti, che, tra l’altro, sono estremamente impopolari. Nessuno vuole indossare un maglione in casa a febbraio. Nessuno vuole avere freddo e fame. In effetti, per tutta la storia dell’umanità, i due obiettivi principali nella mente di ogni persona sul pianeta sono stati: non avere freddo né fame.Quindi non è che qualcuno lo volesse. Non c’è un grande consenso per il freddo e la fame. Ma bisognava pur farlo. E ovviamente, chi è al comando, e lo ripete spesso, lo voleva. Lo volevano, ma la cosa interessante è che lo otterranno comunque.
Non stiamo parlando di cambiamento climatico perché, notoriamente, Larry Fink, l’uomo d’affari più potente del mondo, a capo di BlackRock, profondamente coinvolto nella guerra in Ucraina e che ovviamente ne trae profitto, ha abbandonato le sue richieste sul cambiamento climatico. In altre parole, l’idea era che BlackRock non avrebbe fatto affari con te a meno che tu non aderissi all’agenda climatica.
Beh, ha abbandonato anche questa posizione, perché? Forse perché stanno ottenendo la stessa cosa da queste guerre. Perché quando distruggi le raffinerie, cosa fai? Beh, fai salire il prezzo del diesel, della benzina e del carburante per aerei oltre ogni limite. E la traiettoria è ormai segnata. 650 dollari per un gallone di diesel? Qual è la fonte di energia che trasporta tutti i nostri beni dal produttore al magazzino fino a casa? Sì.
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Quindi, distruggendo la capacità di raffinazione mondiale, si otterrà lo stesso effetto che si otterrebbe attuando il Piano 2030, o come lo chiamavano, per scongiurare il cambiamento climatico. Esattamente la stessa cosa. E naturalmente, se si abbassa il tenore di vita delle persone, cosa si ottiene? Meno persone. Perché o muoiono di fame, e ci troviamo ad affrontare questa possibilità molto presto. In paesi di tutto il mondo, in particolare in Africa, e questo, inutile dirlo, innescherà migrazioni di massa verso l’Occidente, ci sono un miliardo di persone nell’Africa subsahariana, e se soffrono la fame, pensate che se ne staranno lì a morire di fame? No, saranno a Los Angeles, ovviamente, e a Francoforte, e a Lisbona.
Quindi c’è questa possibilità: muoiono di fame, oppure decidono di avere meno figli. Quindi uno degli obiettivi dell’agenda climatica era ridurre la popolazione mondiale. E l’hanno appena detto. Voglio dire, lo fanno continuamente. Bill Gates, odio dare la colpa di tutto a Bill Gates, quel povero anziano autistico. Bill Gates è unico tra i governanti dell’universo perché è abbastanza danneggiato da dire cose oscure ad alta voce perché chiaramente non conosce la differenza. Non sa cosa non dovrebbe dire, Bill Gates. Ma tutti loro hanno detto questo: abbiamo bisogno di meno persone.
Jeffrey Epstein, notoriamente, forse non così notoriamente. Ve lo leggeremo. Ecco una parte di uno scambio che Jeffrey Epstein ha avuto nei ormai famosi Epstein files, quelli che sono stati pubblicati e non sono stati nascosti dall’amministrazione Trump. E stiamo citando, questo risale al 2016. Ed è in uno scambio con Joske Bach, uno scienziato cognitivo. E dice questo sul cambiamento climatico: forse il cambiamento climatico è un buon modo per affrontare la sovrappopolazione. Gli incendi della Terra, potenzialmente una cosa positiva per la specie. Troppe persone.Il motivo per cui così tante esecuzioni di massa di anziani e infermi hanno un senso risiede nel fatto fondamentale che tutti, prima o poi, muoiono.
Ora, Jeffrey Epstein: se avete letto i documenti di Epstein, sapete che era praticamente analfabeta, quindi non è del tutto chiaro cosa intendesse. Ma sta applaudendo alla morte di massa, ovviamente. E sta inviando questa email a una persona normale, qualcuno che probabilmente, non abbiamo verificato, ma probabilmente ha ancora un lavoro e cammina tra noi. È uno scienziato cognitivo, un eminente scienziato cognitivo. E stanno parlando di un numero di persone.
E a proposito, a un certo livello, ben al di sopra del livello in cui viviamo io e voi, le persone che governano i paesi pensano in termini di popolazione. Se valutate la vostra vita, pensate ai vostri figli, al vostro lavoro, a vostra moglie, a come vanno le cose e se guadagnate abbastanza per pagare tutto. Se governate un paese, se siete a capo di una civiltà, se fate parte della classe di persone che prendono grandi decisioni su popolazioni enormi, in che termini pensate? Demografia.
Quante persone vivono qui? Di quante persone abbiamo bisogno qui? Questa è la prima domanda che chi governa un Paese si pone e pone ai propri consiglieri. Abbiamo il numero giusto di persone? Quindi, quando si verificano eventi importanti nel mondo, se scoppia una guerra completamente insensata nell’Europa orientale e ti dicono: «oh, è tutta colpa di queste tre oblast’ nell’Ucraina orientale di cui nessuno ha mai sentito parlare, e dobbiamo prendere posizione per principio perché Churchill è di nuovo in guerra con Hitler», puoi essere assolutamente certo che non sia questa la causa della guerra, e che sia questo il motivo per cui si protrae da quasi cinque anni.
C’è qualcos’altro in gioco, qualcosa di molto più importante di chi controlla tre oblast, qualunque cosa sia un’oblast’, perché in realtà a nessuno importa. E devi riflettere. Guardando questo, forse uno dei motivi di quella guerra è il suo effetto, e il suo effetto è quello di spopolare completamente il Paese più grande d’Europa, che è l’Ucraina, che ha meno della metà delle persone che aveva all’inizio della guerra e non sarà mai più ucraina.
Quindi anche un bambino avrebbe potuto saperlo prima di entrare in guerra. Se questa guerra continua, e se è di tipo Prima Guerra Mondiale… Stallo, tritacarne, il Paese con la popolazione più piccola perderà una parte considerevole della sua popolazione in età lavorativa. Dovrai cambiare la popolazione. Pensi che la gente non lo sapesse prima? Pensi che la NATO e l’amministrazione Biden, pensi che l’amministrazione Trump non lo sappiano? Pensi che la leadership dell’UE non lo sappia? Pensi che il primo ministro britannico non lo sappia, certo che lo sanno. Voglio dire, non sono dei geni, ma non sono del tutto stupidi e pensano in grande. Questo è il punto.
Quindi quando il proxy occidentale, l’esercito ucraino, cerca di eliminare il 60% di tutta la produzione di diesel della Russia,Probabilmente non si tratta solo della Russia, vero? Si tratta dell’aumento del prezzo del diesel a livello globale, cosa che è avvenuta immediatamente, ovviamente. E questo ha l’effetto di imporre le stesse restrizioni che avevano richiesto nell’agenda climatica. Ma che sono state ampiamente respinte dalla popolazione.
È come dire: sì, mi interessa la Terra, ma non posso controllare il mio termostato. Posso avere una stufa a legna. Non ho uno scaldabagno funzionante. Non credo. Cioè, non mi interessa poi così tanto. E lo stesso vale per la guerra con l’Iran. L’Iran può avere armi nucleari. Ok, sì. Non suona bene. L’Iran ha armi nucleari, sembrano cattivi. Di certo non parlano inglese. Sembrano piuttosto stranieri. Una religione strana. Non so, non dovrebbero avere armi nucleari. Ma a questo punto, a quanti americani importa se l’Iran ha armi nucleari? Voglio dire, probabilmente non vogliono che l’Iran abbia armi nucleari o che chiunque altro le abbia, ma davvero, come giustificazione per il diesel a 6,50 dollari al gallone, non gliene importa niente.
Quindi cosa significa? Il diesel a 6 dollari e 50 centesimi non è un effetto collaterale di questa guerra, è il suo scopo principale. Lo scopo di un sistema è ciò che produce. Ed è così che si capisce la verità. Perché non importa cosa ti dicono, la giustificazione, il fatto che lo facciano per questo motivo. No. Guarda cosa fanno. Considera il risultato che producono. Se continuano a farlo e il risultato è sempre lo stesso, quel risultato è lo scopo dell’operazione. Non serve essere un genio per capirlo.
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Quindi, quando la gente, gente stupida come me, si presenta davanti alle telecamere e dice: «oh mio Dio, se continua così, avremo la carestia in Africa e migrazioni di massa. Tutta l’Africa subsahariana si trasferirà in Europa, negli Stati Uniti e in Canada». Pensate che non ci abbiano pensato? Se continua così, il tenore di vita negli Stati Uniti crollerà. La gente non potrà permettersi i beni di prima necessità. Dovrà smettere di mangiare carne. Pensate che non ci abbiano mai pensato prima?
Voglio dire… A un certo punto, tutti noi dobbiamo svegliarci e fondare la nostra comprensione della realtà sulla realtà stessa. Siate come il vostro cane. Il vostro cane non capisce una parola di quello che dite, eppure ha una straordinaria capacità di anticipare le vostre mosse. Come funziona? Perché non sentendovi, il cane è costretto a osservare le vostre azioni. E osservare le azioni delle persone è, col tempo, un indicatore molto più affidabile del perché le compiono.
Cercate le motivazioni comprendendo le azioni delle persone, non le loro parole. Le parole ingannano, le azioni dicono la verità. E queste azioni, sia in Ucraina che in Iran, sia nell’Europa orientale che nel Golfo Persico, hanno lo stesso effetto, ovvero abbassare il tenore di vita in Occidente, non in Cina, ma in Occidente. La Cina ha costruito raffinerie a ritmi forsennati e nessuna di esse è stata fatta saltare in aria. La Cina sta producendo energia. liquefacendo il carbone come fecero i tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale perché non hanno riserve di petrolio sufficienti. Quindi hanno un massiccio programma di gassificazione del carbone. Hanno grandi riserve di carbone. Stanno prendendo il carbone e lo stanno trasformando in combustibile liquido, in pratica diesel.
Quindi la Cina in realtà sta bene, noi no. L’Europa è fregata. Era ovvio fin dall’inizio che sarebbe successo. L’hanno fatto comunque. Perché l’hanno fatto? Non ascoltare, come il tuo cane, quello che dicono, valuta quello che fanno. L’hanno fatto per distruggere il tenore di vita negli Stati Uniti e in Europa, per fare strada all’impero cinese.
Ovviamente, oh, è una follia. È una follia? Guarda cosa stanno facendo. Distruggendo le raffinerie, si stanno assicurando che l’Occidente sarà molto più povero di quanto non lo sia ora, e questo non è risolvibile rapidamente, e loro lo sanno. E con «loro», di chi stiamo parlando? Beh, di chiunque stia prendendo le decisioni nella guerra in Ucraina. E non è Putin. Putin!
A questo punto i russi stanno reagendo. Stanno rispondendo alla crescente aggressività dell’Ucraina. Beh, l’Ucraina è a corto di uomini. Non conosciamo i numeri perché sono ancora segreti, ma centinaia e centinaia, probabilmente oltre un milione di ucraini sono stati uccisi. E certamente ben oltre un miliardo sono stati uccisi o feriti. Quindi non c’è più una forza combattente ucraina. Ma stanno intensificando l’aggressione? Cos’è? E chi prende questa decisione? Beh, guardate il seguente video e lo scoprirete.
Questo è Donald Trump. È successo proprio l’altro giorno, quando i prezzi del diesel hanno iniziato a salire negli Stati Uniti e Trump, nonostante i suoi molti difetti, che abbiamo catalogato in modo piuttosto esaustivo, capisce i prezzi delle materie prime perché non sono difficili da capire. Una materia prima è davvero semplice.
Non c’è niente di complesso nel gasolio. Si deve raffinarlo. Il processo è complesso, ma il diesel come materia prima è facile da capire. È il liquido che entra nei camion e fa funzionare l’economia globale. E senza di esso, l’economia globale si ferma, letteralmente. Quindi Trump lo capisce. E potete controllare i prezzi del diesel sul vostro telefono e non c’è dubbio che lo capisca. Quindi la sua paura fin dall’inizio di questo conflitto era che i prezzi delle materie prime sarebbero aumentati e si è concentrato molto sul prezzo del petrolio Brent.
Il petrolio Brent è uno dei tanti indicatori dei prezzi globali del petrolio, che prende il nome da un giacimento petrolifero ormai esaurito nel Mare del Nord chiamato giacimento petrolifero Brent. Ma è una sorta di misura che le persone usano. È come l’S&P dei mercati energetici. Sapete, è solo un marchio e la gente lo controlla. E i prezzi del petrolio Brent sono rimasti, sapete, hanno superato i cento, ma non sono a 300.
Quindi i prezzi dei combustibili fossili, o del petrolio greggio, sono rimasti piuttosto, voglio dire, relativamente a livelli ragionevoli rispetto a quello che è successo. Ma sono i prodotti raffinati che le persone usano effettivamente, carburante per aerei, benzina, gasolio e fertilizzanti, quelli che dovrebbero iniziare a preoccupare seriamente, e il gasolio in particolare, perché a differenza del carburante per aerei e dei fertilizzanti, il prezzo del gasolio viene pubblicizzato al distributore di benzina locale, quindi sai quanto costa.
Quindi Trump sta osservando la situazione e ne è terrorizzato. Ovviamente. Perché verrà giudicato e sa che, non importa quanti archi costruisca o quanti Kennedy Center intitoli a suo nome o qualsiasi altra triste follia, cerca sempre di assicurarsi di essere ricordato con affetto. Se il prezzo del gasolio arriva a otto dollari, non c’è speranza. Sai, sarai sempre ricordato come un fallimento. Punto. E lui lo sa. Perché, nonostante le apparenze, non è stupido a questo livello. Quindi Trump ha chiaramente chiesto ai suoi consiglieri: «cosa sta succedendo con il gasolio?». E dicono: «beh, in realtà non è il Medio Oriente a causare l’impennata, ma gli ucraini che colpiscono tutte queste raffinerie di diesel russe». E si scopre che la Russia è uno dei maggiori produttori, credo il secondo al mondo per il diesel. E quindi Trump si agita così tanto che chiede a Zelens’kyj di smettere di colpire le raffinerie di diesel. Guardate un po’.
Trump ATTACKS President Zelensky:
“Zelensky has to do one thing, he has to stop knocking out diesel fuel in Russia.
He’s causing a shortage of diesel fuel. This isn’t done by the Middle East, this is done by what’s happening with Russia and Ukraine.” pic.twitter.com/LQsMhpr44V
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) September 13, 2026
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«Il signor Zelens’kyj deve fare una cosa. Deve smettere di colpire i depositi di gasolio in Russia. Lasciatelo colpire i suoi obiettivi, ma non il gasolio, perché sta causando una carenza di gasolio. Questo non è opera del Medio Oriente. È opera di ciò che sta accadendo in Russia, e voi lo pubblicate. Quindi ne abbiamo parlato con il signor Zelens’kyj. Ci sono molti altri obiettivi. Non colpite il gasolio perché sta danneggiando il mondo. Non vogliamo che colpisca i depositi di gasolio».
Quindi è abbastanza chiaro. Domenica scorsa Trump ha detto questo, ed è una cosa piuttosto buona da dire, una cosa piuttosto intelligente da vedere. Voglio dire, ha identificato una delle cause principali del problema, il motivo per cui il prezzo del nostro diesel sta aumentando. È perché gli ucraini stanno attaccando le raffinerie russe. E lui pensa, comprensibilmente, di essere al comando.
Come se non ci fosse l’Ucraina, beh, non ci sarebbe una nazione ucraina se non fosse per il supporto degli Stati Uniti. E certamente non ci sarebbe uno sforzo bellico ucraino. Non è che il popolo ucraino lo voglia. Sono tenuti in ostaggio da un presidente non eletto che ha eliminato le libertà civili nel paese, ha messo al bando la più grande denominazione cristiana, ha messo in prigione persone per averlo criticato. È un pazzo e un tiranno.
E perché continua? Beh, l’unica ragione per cui continua è perché l’amministrazione Trump, attraverso le sue agenzie di intelligence, sta fornendo agli ucraini informazioni sugli obiettivi. Quindi, quando hanno colpito un obiettivo in Russia, da dove provenivano quelle informazioni? Dalle loro agenzie di intelligence? No, dalle nostre. Quindi, qualunque cosa vi dicano, l’amministrazione Trump sta permettendo che questa guerra continui. È un dato di fatto, ok?
E quindi Trump ritiene, comprensibilmente, di poterla fermare perché sta accadendo solo perché lui lo permette e aiuta il governo di Zelens’kyj. Ora, Dio solo sa perché lo sta facendo. Questa è una domanda molto più profonda a cui qualcuno dovrebbe dare una risposta. Penso che lo sappiamo. In ogni caso, è logico che Trump abbia pensato: «ok, basta, fermate tutto. Mi state danneggiando, state danneggiando l’America». Questo è successo domenica scorsa. Ecco Trump venerdì, venerdì scorso, solo l’altro giorno, che dichiara missione compiuta. Guardate.
Trump loves to play numbers games.
Yes, there are ‘more people working today than ever before.’
Why? Because under Trump there was a record number of working age Americans (15 – 64)
So, the raw number is high, BUT…
With his rhetoric, he masks a pretty bad employment number.… pic.twitter.com/WCuAWiVy62— Dexter Wright (@Dexter__Wright) September 19, 2026
«Abbiamo il più alto tasso di occupazione che abbiamo mai avuto nella storia. Tutti questi indicatori sono ai minimi storici. Abbiamo il tasso di povertà più basso, il più basso nella storia del nostro Paese. E le persone oggi guadagnano più di quanto abbiano mai guadagnato. E abbiamo qualcosa di cui sono molto orgoglioso. L’Iran non avrà un’arma nucleare. Ora, per questo, le persone dovranno pagare un po’ di più per la benzina. Penso che la maggior parte delle persone, se potessero votare sulla riduzione dei prezzi della benzina o sul permettere all’Iran di avere una nuova arma nucleare, io sarei disposto a votare. Sarebbe una vittoria schiacciante. La gente non vuole che l’Iran abbia un’arma nucleare. E sapete una cosa? Non l’avrà. E la guerra finirà presto. E quando finirà, i prezzi della benzina scenderanno ai livelli di prima, forse anche più bassi».
Sì, ignorate pure queste cose sull’Iran che ha un’arma nucleare. Voglio dire, ovviamente sono solo delle tristi divagazioni, ma a questo punto a nessuno importa davvero. Israele ha una nuova arma nucleare, Israele ha minacciato più volte di usare armi nucleari contro vari paesi e in Israele non ci sono ispezioni nucleari. Gli ispettori non sono mai stati a Dimona.
Quindi, se c’è un Paese al mondo che viola il diritto internazionale in materia di armi nucleari, e questo è Israele, ovviamente, rappresenta una minaccia molto maggiore rispetto all’inesistente programma nucleare iraniano. E onestamente, a questo punto, a nessuno importa davvero e Trump deve saperlo, ecco perché continua a ripeterlo. Ma è la prima parte di questa affermazione che, a posteriori, suona quasi toccante.
Quindi ecco Trump, solo un paio di giorni dopo aver detto: «Dirò agli ucraini di smetterla di attaccare le raffinerie russe, faremo scendere i prezzi del diesel”. E dice: “Sì, l’economia va alla grande». Perché si sente come se avesse la situazione sotto controllo. Sta manovrando le leve dell’economia globale. E se i prezzi del diesel salgono alle stelle, beh, è il presidente degli Stati Uniti. Può farli scendere. Beh, non è una magia. Basta tenere a freno il suo rappresentante e il gioco è fatto.
La vera pillola nera, il fatto radicalizzante, il momento in cui pensi «oh cavolo, non so come risolvere questa situazione», è quando ti rendi conto che non importa cosa dica Trump. Perché non ha il controllo. E certo che ce l’ha, non voleva entrare in questa guerra in primo luogo. Ed è stato spinto a farlo da Benjamin Netanyahu.
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Quindi il presidente non ha il potere di prendere decisioni indipendenti su certi argomenti. Sui grandi argomenti, non ha sovranità, così come gli Stati Uniti non ne hanno, è tutta un’illusione. Ma ci si aspetterebbe almeno che potesse tenere a freno l’Ucraina, che non è nemmeno un vero paese, il paese più corrotto del mondo. Potremmo almeno dire al dittatore nano a capo di quel paese cosa fare, visto che siamo l’unica ragione per cui è ancora vivo. Ma il fatto radicalizzante, e questo è un dato di fatto perché sappiamo cosa è successo dopo, è che Trump non può dirgli cosa fare. Lui gli fa il dito medio e fa quello che vuole perché non lavora per Trump. Non lavora per gli Stati Uniti, nonostante le apparenze.
E tra l’altro, a quanto pare Trump non ha alcun controllo sulle sue agenzie di Intelligence. Pensate che potrebbe convocare John Ratcliffe e i capi delle altre 16 agenzie di Intelligence e dire: «se fornite informazioni sugli obiettivi all’esercito ucraino, vi incriminerò». Come se lavoraste per me, non foste stati eletti, lo sono stato io.
Questo è il nostro sistema. Non avete alcuna legittimità intrinseca. Non siete voi il presidente, lo sono io. E vi incriminerò per reati gravi, per tradimento, se verrete sorpresi a disobbedire al comandante in capo in tempo di guerra.È una cosa semplicissima e legale, tra l’altro. Ma lui non l’ha fatto. E siccome non l’ha fatto e siccome in realtà non è responsabile di nulla di concreto, il che potrebbe spiegare perché è così concentrato sul cambio di nome del Kennedy Center, almeno questo è qualcosa che può fare. Costruire un arco insignificante alla fine del Memorial Bridge. Va bene, costruisce la sua sala da ballo. Ma sulle questioni di ripartizione del potere globale, non ha voce in capitolo. E sappiamo che non otterrà una sospensione perché è successo questo.
Ecco il servizio della BBC News di circa due giorni dopo. Guardate.
«Con un’ondata di centinaia di droni e alcuni missili, un messaggio consegnato a Mosca con il fuoco. Questa raffineria di petrolio, a soli 16 chilometri dal Cremlino, è la più grande della capitale e fornisce carburante alla città e, secondo l’Ucraina, anche all’esercito russo. I funzionari ucraini affermano che l’obiettivo è portare la guerra di Vladimir Putin a casa».
In altre parole, una settimana dopo che Trump dice pubblicamente a Zelens’kyj di non bombardare le raffinerie russe perché sta facendo impennare i prezzi del diesel qui negli Stati Uniti e nel mondo, Zelens’kyjbombarda una raffineria russa a 16 chilometri da Mosca.
E poi la BBC, che ci descrive tutti con dettagli pornografici e ansimanti, con una sola mano, come si diceva una volta, manda un messaggio a Vladimir Putin: la quantità di pornografia bellica, la quantità di adorazione della violenza nella copertura mediatica di questi conflitti è ripugnante e le persone che vi partecipano hanno bisogno di cure psichiatriche immediate perché è disgustoso, la gente muore e voi vi masturbate su questo, cosa che fanno, è disgustoso al di sotto del disprezzo, ma in ogni caso ci dicono che gli ucraini hanno fatto questo perché diranno ai russi che c’è un costo per quello che stanno facendo.
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Beh, ovviamente, nessuna persona sana di mente pensa che l’esercito ucraino spingerà l’esercito russo a una resa o addirittura a una soluzione negoziata. È praticamente impossibile. E lo sappiamo per molte ragioni, ma una è la popolazione. La Russia ha circa cento milioni di abitanti in più dell’Ucraina. È una follia. Ed è sempre stata una follia. Non funzionerà mai.
E quindi quello che otterremo sarà la distruzione totale della nazione ucraina e prezzi dell’energia così alti che si formeranno città da 15 minuti e la gente mangerà insetti. Quindi bisogna chiedersi: è questo l’obiettivo? È sempre stato questo l’obiettivo? Non lo so. Lo scopo di un sistema è ciò che fa e questo sistema lo sta facendo.
Quindi sì, questo è l’obiettivo. Non può essercene un altro. E se volete sapere quanto è totalmente impotente il presidente degli Stati Uniti, e non vogliamo prendercela con Trump, che almeno ha avuto il giusto istinto sul diesel, tipo «ci state uccidendo, fermatevi», se volete sapere quanto è totalmente impotente, guardate il panel della CNN mentre celebrano il governo ucraino che fa il dito medio al suo protettore, il suo presunto protettore, gli Stati Uniti, guardate.
«£L’Ucraina ha condotto il più grande attacco con droni mai visto contro Mosca, colpendo un’importante raffineria di petrolio dopo che il presidente Trump aveva chiesto all’Ucraina di smettere di colpire obiettivi petroliferi russi perché, ovviamente, ciò contribuisce all’aumento dei prezzi, in particolare del gasolio negli Stati Uniti. Cosa ne pensa di questa escalation? Cosa le dice sulle capacità e sul punto in cui ci troviamo in questa guerra?” “Ho una sola parola da dire agli ucraini: congratulazioni. Devono aumentare questi attacchi, e farlo è l’unico modo in cui possono fare pressione su Vladimir Putin”».
Okay, quindi conservate quella registrazione perché vi dirà tutto. Ora, chi è quell’uomo che parla? Beh, è un ammiraglio americano a quattro stelle in pensione [James Stavridis, ndt]. Era il capo della NATO sotto Barack Obama. Quindi, per chi parla esattamente? Cos’altro fa? Chi è quell’uomo? Beh, quell’uomo è socio del Carlisle Group. Quell’uomo è stato il direttore della Fletcher School of Law and Diplomacy. Quell’uomo è l’attuale presidente del consiglio di amministrazione della Rockefeller Foundation.
Quell’uomo, in altre parole, è l’incarnazione fisica dei veri governanti degli Stati Uniti e del mondo. E non sono figure politiche. Non sono persone elette da nessuno, perché quella sarebbe democrazia e noi non ce l’abbiamo. Le decisioni concrete vengono prese da persone con interessi commerciali in qualsiasi conflitto in corso e con una visione molto più ampia di come andrà a finire. Alla fine.
Lo scopo di questa operazione è detronizzare gli Stati Uniti dal ruolo di dominatori del mondo, indebolire gli Stati Uniti, impoverire gli Stati Uniti e l’Europa, che qui è una sorta di spettatore innocente, ma che verrà completamente distrutta, e fare spazio a una nuova era in cui non saremo noi al comando, e ovviamente, probabilmente, lo sarà la Cina. Quindi queste sono le persone che prendono le decisioni. E lo sapete perché quel tizio, l’ex capo della NATO, l’ammiraglio a quattro stelle, il presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Rockefeller, il socio di Carlyle, sta prendendo le parti dell’Ucraina, le parti di Zelens’kyj , contro il presidente americano eletto.
Quindi Zelens’kyj fa un gesto di sfida al presidente degli Stati Uniti e l’ex capo della NATO, l’ammiraglio a quattro stelle, colui che ha dedicato la sua vita a salvare, aiutare e difendere gli Stati Uniti, dice: «no, no, io sto con Zelensky». E sa, perché ha guidato la NATO, che non c’è letteralmente alcuna possibilità. Non c’è alcuna possibilità che questa tattica o strategia funzioni. Potreste far saltare in aria ogni raffineria in Russia. Potreste uccidere Putin. Non c’è alcuna possibilità che la Russia si arrenda all’Ucraina o a chiunque altro.
Quindi, il meglio che potete fare è distruggere l’Ucraina e le nazioni che la sostengono, tra cui il resto dell’Occidente. E questo, signore e signori, è l’obiettivo dell’operazione. Sembra che molte persone lo sappiano. Sembra che molte persone molto più intelligenti di me, ad esempio, che ci abbiano pensato fin dall’inizio. E sanno che qui non c’è liberazione. Possono chiamare Zelens’kyj «Churchill» quanto vogliono, ma alla fine nessuno sarà liberato. Nessuno otterrà sovranità e libertà.
Anzi, l’effetto diretto di tutto questo è la morte. Per gli uomini e le donne in età militare in Occidente, la popolazione di origine occidentale, non le persone che si sono appena trasferite qui da qualche paese straniero. Loro non si arruolano, ovviamente. Ma le persone i cui antenati erano qui 100 anni fa, moriranno,E quelli che sopravvivranno saranno molto meno liberi di quanto lo fossero all’inizio di tutto questo. Ora, come lo sappiamo? Sembra una cosa cupa. Sembra uno sproloquio di Alex Jones. Nuovo Ordine Mondiale, c’è un piano.
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Beh, siamo arrivati al punto in cui lo dicono semplicemente in televisione via cavo. Quindi l’unica domanda è: state ascoltando? Non c’è bisogno di alcuna interpretazione. Non serve la Stele di Rosetta per capire cosa stanno dicendo. Non dovete soffermarvi su ogni inflessione o sfumatura. Lo stanno solo dicendo. Quindi ecco un certo Sir Jacob Rees-Mogg, e dovremmo avvertirvi prima che inizi che l’effetto nella sua voce, che secondo noi è piuttosto finto, è così esagerato che sembra di guardare un cartone animato, ma a quanto pare è tutto vero.
Quest’uomo è una figura politica conservatrice nel Regno Unito ed è in televisione sulla rete conservatrice del Regno Unito, che è praticamente come la nostra rete conservatrice, per niente conservatrice. È uno strumento di adorazione della violenza per qualunque cosa stia per arrivare, qualunque cosa sarà questo nuovo assetto, quella stazione e questo tizio sono i portatori di lance di quel progetto. Ovviamente, non c’è niente di conservatore in questo. Non stanno cercando di conservare ciò che abbiamo, stanno cercando di introdurre la nuova cosa nuova e l’unica cosa che sappiamo della nuova cosa nuova, qualunque cosa sia, è che non ne trarrete beneficio e lo sappiamo perché ve lo stanno dicendo, quindi ecco il signor Rupert Jacob Rees-Mogg o come si chiama.
Guardate. Non stanno cercando di conservare ciò che abbiamo, stanno cercando di introdurre la nuova, nuova cosa e l’unica cosa che sappiamo della nuova, nuova cosa, qualunque essa sia, è che non ne trarrete beneficio e lo sappiamo perché ve lo stanno dicendo quindi ecco il signor Rupert Jacob Rees-Mogg o come si chiama.
🚨NEWS: Jacob Rees-Mogg has declared that the UK may face a war soon and people must be prepared to sign up, fight and die
Go and ask the migrants you brought in
Let’s see how British they are thenBecause none of us are fighting for you pic.twitter.com/UYxQBx5ovR
— Mr. Pool (@Mr_PoolQ01) September 25, 2026
«Potremmo trovarci ad affrontare una guerra, e se ci troveremo ad affrontare una guerra avremo bisogno di persone che si arruoleranno nelle forze armate e che andranno a fare il loro dovere. Potremmo persino trovarci in circostanze in cui le persone dovranno morire per salvare il proprio paese, come è successo nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale e in molte altre guerre prima e dopo. Questo è ciò che permette a un Paese di sopravvivere; se le persone non sono disposte a fare il loro dovere, allora il paese verrà conquistato da un altro paese, in un modo o nell’altro. Questo è uno dei motivi per cui l’antica Roma è caduta».
«Ricordate, questo è un britannico. Quindi pensereste che sappia che l’ultima volta che la Gran Bretagna è stata invasa è stato quasi esattamente mille anni fa. In realtà, è successo nel 1066 per mano di scandinavi che si spacciavano per francesi, provenienti dalla Normandia. Invasero il Paese e lo cambiarono completamente, facendo quello che fanno gli eserciti invasori: ridussero in schiavitù la popolazione, e poi col tempo la gente in qualche modo dimenticò tutto e si formò l’aristocrazia.
Conoscete la storia, se avete un minimo di familiarità con la storia europea. Ma il punto è… l’ultima invasione della Gran Bretagna risale a mille anni fa. Quindi le ultime due guerre, le grandi guerre a cui la Gran Bretagna ha partecipato, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, non furono una risposta a un’invasione. Nessuno stava cercando di invadere la Gran Bretagna. Furono entrambe guerre di scelta. E qual è stato il loro effetto? Beh, il loro effetto è stato quello di distruggere completamente il Paese. Completamente.
Nel 1914, quando iniziò la Prima Guerra Mondiale, quando la Gran Bretagna entrò nella Prima Guerra Mondiale, la Gran Bretagna dominava il mondo. E nel 1945, quando la Seconda Guerra Mondiale finì… la Gran Bretagna era un guscio vuoto, con il razionamento che durò per i successivi 10 anni. E il primo ministro che guidò la Gran Bretagna attraverso quella guerra, il tanto amato negli Stati Uniti, Winston Churchill, fu respinto dagli elettori come un fallimento. Lo disprezzavano perché sapevano ciò che i nostri storici non ammetteranno mai, ovvero che distrusse l’impero e il loro Paese, che non si è mai più ripreso.
Quindi le guerre che quel buffone cita come necessarie erano in realtà l’opposto di necessario. Se avete domande, non esitate a porle nella sezione commenti qui sotto. Pensate che la guerra debba essere combattuta in difesa di una nazione a beneficio delle persone che ci vivono. E nel corso della storia, si è sempre dato per scontato che questa sia l’unica ragione per cui si fa la guerra: per aiutare le persone che vivono nel proprio paese, perché si agisce per loro conto e si chiede loro, come ci ha ricordato quel buffone, di morire per questo scopo.
Quindi, se non li aiuta, è chiedere troppo a chiunque. Vai a morire per qualcosa che mi aiuta, qualcosa per cui io personalmente non sono disposto a morire. E i miei figli non sono disposti a morire, ma vorremmo che tu andassi a morire per questa cosa che non aiuterà affatto i tuoi parenti sopravvissuti. Anzi, distruggeremo il nostro Paese. Ed è esattamente quello che ha fatto la Gran Bretagna in quelle due guerre. E non c’è una vera e propria controargomentazione.
Voglio dire, si arrabbieranno e ti insulteranno, e diranno che sei un odiatore se lo dici. Ma cosa c’è di non vero in questo? È vero. È vero. Ed è vergognoso. E le persone che lo difendono sono vergognose. Quindi, in realtà, se fai notare qualcosa di vero e prendi posizione contro l’uccisione inutile di persone, non sei tu il criminale. E ovviamente cercano subito di ribaltare la situazione. Beh, sei tu la persona cattiva, hai odio, sei l’odio.
No, sono contro la morte inutile delle persone. Sto di nuovo uccidendo degli innocenti. Il cattivo non sono io, lo eri tu.Quindi è molto importante mantenere la lucidità e non soccombere alle vertigini morali. E le vertigini morali, ovviamente, sono, sapete, un’arma davvero efficace. Dici: «Aspetta, stai commettendo un genocidio. Sei un odiatore, stai zitto», e vieni censurato. Ma le persone che commettono un genocidio, non so, oggi possono parlare all’ONU.
Quindi non funziona così. No, funziona così: se invochi la morte di innocenti, sei il cattivo. Io non sono il cattivo per averti criticato per questo. Quindi ricordatelo se state guardando da casa. Non siete i cattivi se vi opponete a mandare i giovani della vostra nazione a una morte inutile. Siete i buoni e vi state scontrando con i cattivi e dovreste metterli alle strette. Non è possibile che continuino a invocare la morte inutile del nostro popolo e a ergersi a paladini della moralità. È oltraggioso. Ciò che chiedono è criminale, vile, disgustoso e totalmente indifendibile, e dovrebbero vergognarsi. Non dovreste vergognarvi di opporvi.
In ogni caso… stanno cercando di far vergognare la popolazione del Regno Unito, la popolazione che ha ereditato il Regno Unito, le persone che guardano i telegiornali britannici, per farle morire in una guerra che non ha nulla a che fare con la Gran Bretagna. E ovviamente la Gran Bretagna non è nemmeno controllata da cittadini britannici. Non ha sovranità. Ci sono truppe americane sul suo territorio. Tutta questa storia è una farsa. Ma qual è il vero obiettivo?
Persino Jacob Rees-mog, o come si chiama, probabilmente non è entusiasta di una guerra totalmente inutile. C’è un motivo. C’è una ragione per cui vogliono farlo. Quindi vogliamo farvi ascoltare una clip, che fa parte di un colloquio tra lui e, presumibilmente, il suo interlocutore. Quindi, quello che avete appena visto, Rees-mog, è quello che nel Regno Unito viene definito un conservatore. Quindi sta da una parte. Ecco un certo Paul Richards, che sta dalla parte completamente opposta. Non hanno niente in comune. Non sono d’accordo su niente. Sono poli opposti, bloccati in questa battaglia di idee per il controllo di una grande nazione democratica. Oh, ma non è vero, perché, come negli Stati Uniti, entrambe le parti sono schierate contro la popolazione sulle questioni che contano davvero. E la questione che conta sopra tutte le altre, perché tocca ogni altra questione, è la questione di chi viene ucciso.
La guerra. Questo conta. Quindi non lasciatevi distrarre da tutte queste altre sciocchezze. Ciò che conta è chi vive nel vostro Paese e chi viene ucciso. Bene, iniziamo dalle cose che contano davvero. E questo conta. E quindi su queste questioni, chi vive nel vostro Paese e chi viene ucciso, nel Regno Unito come negli Stati Uniti, entrambe le parti sono in totale accordo contro la popolazione che non vuole niente di tutto questo. Non vogliono avere un Paese completamente diverso a ogni generazione a causa dell’immigrazione. E non vogliono andare a combattere guerre per altre nazioni o interessi commerciali o altro. Non vogliono morire senza motivo. Moriranno in difesa della loro nazione. Non vogliono morire per nessun altro motivo e non c’è niente di male. Non sei un antisemita per pensarlo e vaffanculo se suggerisci il contrario.
Comunque, ecco questo tizio, Paul Richards, il liberale, se questa fosse la televisione americana, che si scontra con il conservatore, guardatelo mentre spiega ad alta voce qual è il punto di tutto questo. Questa clip incredibile, guardatela.
Fabian Paul Richards and Ingsoc politician now demands thought criminals be jailed. You don’t want to die for globalism? Don’t pass go, don’t collect $200, straight to jail! 🛂 pic.twitter.com/CYm5vFhCyP
— Geopolitics & Empire (@Geopolitics_Emp) September 22, 2026
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«Penso che gli inglesi si ribellerebbero come se fossero costretti. Dovremmo rinchiudere alcune persone, tra l’altro. Alcune voci filo-russe dicono che non c’è una minaccia. Non combattete per il vostro paese. Non andate in guerra per Burnham. Dovremmo indagare su di loro. Beh, e anche in nome della difesa del regno, quindi sapete, dovremmo ricorrere a queste misure e dovremmo anche considerare cose come la coscrizione».
È un quadro piuttosto eloquente. Bene, la prima cosa che faremo, si capisce subito che questi sono strateghi militari molto informati, perché non iniziano dicendo: «Ok, il fronte di questa guerra è qui, dobbiamo attraversare il fiume Dnipah per farlo». No, no, no. La prima cosa da fare è imprigionare chiunque non sia d’accordo con noi. E poi dobbiamo mandare a morire i figli di tutti gli altri, perché, ovviamente, questi ragazzi non parteciperanno fisicamente a questa guerra. Non andranno a combattere. Pensate che Paul Richards andrà a combattere?
Ora, la prima cosa da fare, la primissima cosa da fare è rinchiudere le persone che si oppongono a questa guerra. E poi Jacob Reesmonger, o come si chiama, che si atteggia a esperto di storia inglese, chiaramente non ne sa nulla, dice: «sì, lo abbiamo fatto durante le guerre napoleoniche». No, amico, lo avete fatto nella Seconda guerra mondiale.
La prima cosa che fece il governo britannico fu imprigionare il partito di opposizione, definendoli nazisti, cosa che non erano, guidati da uno dei grandi eroi di guerra della Prima Guerra Mondiale, Oswald Mosley. Oh, era un nazista. No, non lo era. Se fosse stato un nazista, vivrebbe in Gran Bretagna, in Germania. Non voleva la guerra. E da allora è stato calunniato. È come… spaventoso persino difenderlo.
Non sto nemmeno difendendo quest’uomo, sto solo dicendo che in una società libera si possono avere le proprie opinioni. Non si possono imprigionare le persone per le loro opinioni e, quando lo si fa, come si può essere migliori di coloro contro cui si combatte? Quindi lo hanno fatto nella loro ultima grande guerra e ora imprigionano il partito di opposizione.
Hanno mandato in prigione anche le loro mogli. Perché cosa fanno le mogli? Oh, sono sposate con questi uomini. Non gli piaceva, si chiama colpa di sangue. Non è proprio quello che facciamo nella civiltà occidentale. In realtà, questo è l’opposto della civiltà occidentale: in Occidente giudichiamo le persone in base alle loro azioni. Puniamo i colpevoli, risparmiamo gli innocenti, facciamo ogni sforzo per risparmiare gli innocenti.
Ma in Gran Bretagna hanno smesso di farlo nel 1940. E hanno semplicemente imprigionato le mogli, comprese le donne incinte. La gente moriva in prigione. E sono rimaste lì per tutta la durata della guerra sotto Churchill, il signor combattente per la libertà. Quindi sì, l’avete fatto nella vostra ultima grande guerra e non vedete l’ora di rifarlo. Non vedete l’ora di diffamare chiunque si opponga a questa guerra definendolo filo-russo, proprio come avete diffamato chiunque fosse contro l’ultima grande guerra definendolo filo-nazista. Siete filo-nazisti! No, solo contro la guerra, che ne dite? Non credo che ci aiuterà. Questo è filo-nazista, filo-russo.
Ma questo è il loro primo piano d’azione: mettere in prigione le persone che non sono d’accordo con loro. Oh, okay, quindi tornando al nostro piano per comprendere la realtà, non è un sottoprodotto del piano. È lo scopo del piano. Lo scopo della guerra è cambiare, non l’Iran o la Russia o chiunque altro dicano, no, è cambiare noi. È cambiare le nostre vite.
È un cambiamento nel modo in cui il potere viene ripartito nella nostra società. Toglierlo alla popolazione, questo assetto che avevamo chiamato democrazia, e poi in democrazia, ovviamente, non andresti in guerra se la popolazione si opponesse in modo schiacciante perché… Come si potrebbe giustificare? Da dove verrebbe l’autorità per farlo? Ma lo facciamo, non è nemmeno in discussione.
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La gente non lo vuole, a chi importa se lo vuoi o no. Cosa c’entri tu? Stai zitto. Ma ora, chiaramente, il piano è di passare alla fase successiva in cui è tipo, beh, ti mandiamo semplicemente a morire. E a proposito, chiunque ti dica che la coscrizione negli Stati Uniti è totalmente fuori discussione sta mentendo perché è fuori discussione. Difficile credere che possa accadere. Onestamente, è difficile credere che possa accadere. E forse non accadrà, ma hanno già messo in atto i meccanismi per farlo accadere. Ma in Gran Bretagna, sono proprio andati avanti.
La Gran Bretagna è una società fallita, governata da persone senza autorità, credibilità e legittimità. E si trovano ad affrontare, di fatto, una rivolta della propria popolazione, del tutto giustificata. La loro risposta non è migliorare la vita delle persone che presumibilmente rappresentano. La risposta è iniziare una guerra che potrebbe concludersi con l’annientamento nucleare, perché non gliene importa niente, perché sono nichilisti, e usare quella guerra per porre fine a tutte le libertà civili nel loro Paese.
E se pensate che questo non possa accadere qui, se pensate che non faccia parte di ciò che state vedendo ora, con le raffinerie che saltano in aria in tutto il mondo, dovreste rifletterci più a fondo.
Tucker Carlson
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