Bizzarria
Effetto Ormuzzo: produttore mondiale di preservativi aumenterà il prezzo. Speriamo che spariscano del tutto
L’effetto primario del conflitto tra Stati Uniti e Iran e la conseguente chiusura del punto strategico di Ormuzzo è stata l’interruzione dei flussi energetici globali, dal GNL al petrolio greggio fino ai prodotti raffinati. L’effetto secondario è stato un’impennata dei prezzi dei prodotti petrolchimici e una crescente carenza di materie prime industriali essenziali.
Ora gli effetti di terzo ordine stanno iniziando a colpire i beni di consumo quotidiani, con Karex, azienda malese leader mondiale nella produzione di preservativi, che avverte che i prezzi sono sul punto di esplodere.
In un’intervista esclusiva con l’agenzia Reuters, Goh Miah Kiat ha parlato del suo piano di aumentare i prezzi dei preservativi del 20-30%, e forse anche di più, dato che la guerra in Iran continua a interrompere le catene di approvvigionamento e a far lievitare i costi delle materie prime e delle spedizioni.
«La situazione è decisamente molto fragile, i prezzi sono alti… Al momento non abbiamo altra scelta che trasferire i costi sui clienti», ha affermato il Goh, affermando che i costi sono aumentati per qualsiasi cosa, dalla gomma sintetica e dal nitrile utilizzati nella produzione di preservativi ai materiali di imballaggio e ai lubrificanti come la carta stagnola e l’olio di silicone.
All’inizio di questo mese, l’analista di Goldman Sachs Georgina Fraser ha avvertito i clienti del peggioramento della crisi petrolchimica in tutta l’Asia, con gli impianti tessili e di imballaggio che si profilano come le prime grandi vittime a valle.
«Lo shock dell’offerta si sta propagando più rapidamente e con maggiore intensità di quanto avessimo previsto», ha avvertito Fraser nella nota.
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«Il produttore di preservativi si unisce a un elenco crescente di aziende, tra cui i produttori di guanti medicali, che si preparano ad affrontare colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento, poiché la guerra con l’Iran mette a dura prova i flussi di energia e prodotti petrolchimici provenienti dal Medio Oriente, interrompendo l’approvvigionamento di materie prime» scrive Reuters.
Allo stesso tempo, Kiat ha affermato che la domanda di preservativi è aumentata del 30% dall’inizio dell’anno, e che le interruzioni nelle spedizioni hanno ulteriormente aggravato la carenza. Ha osservato che i tempi di spedizione verso gli Stati Uniti e l’Europa sono ora di due mesi, rispetto al mese precedente.
«Stiamo notando un numero sempre maggiore di preservativi a bordo di navi che non hanno ancora raggiunto la loro destinazione, pur essendo molto richiesti», ha aggiunto Goh. Ha inoltre sottolineato che molti paesi in via di sviluppo non dispongono di grandi scorte di preservativi.
I «goldoni» (così chiamati in Veneto e non solo forse per derivaizone del «Gold One» portato dai soldati occupanti USA durante e dopo la Seconda Guerra, o forse a causa del nome dell’industriale Franco Goldoni, fondatore negli anni ’20 della ditta bolognese Hatù, abbreviazione di Habemus Tutorem) sono degli inventi disgustosi quanto inefficaci il cui uso da parte della popolazione rimane un mistero.
Consigliati, quasi imposti come dovere morale, dagli Stati occidentali come rimedio anti-HIV – virus che ora alcuni omosessuali, i cosiddetti bugchasers, prendono volontariamente – i profilattici possono rompersi con facilità per calore, frizione e pressione, tre fenomeni che avvengono naturalmente durante il coito. Problemi, viene spiegato, si hanno anche all’apertura della confezione, dove possono subire microstrappi causa unghie, denti o oggetti appuntiti, nonché a causa di anelli e piercing (portati in genere dal tipo di persona che poi ricorre al lattice intimo).
Viene spiegato inoltre che danni meccanici al dispositivo possono essere indotti da rapporti molto intensi o prolungati: il piacere che promettono nella réclame, dunque, è pure limitato.
I profilattici danneggiano pure con la luce solare o a temperature troppo alte o troppo basse, per cui non si capisce perché, come per il vaccino COVID dei primi mesi, non si chieda una catena del freddo anche per gli anticoncezionali di gomma trasparente, che, per soprammercato, hanno una data di scadenza.
Secondo i dati, il fallimento complessivo (rottura, scivolamento, errori vari) arriva al 13-18% all’anno per quanto riguarda la prevenzione di gravidanze: quasi due volte su 10, una percentuale che crediamo non sia accettabile per chi vorrebbe proprio evitare di concepire durante il sesso ridotto a attività non più procreativa ma meramente ricreativa. Stesso dicasi per coloro che sperano di non contrarre una malattia venerea: una volta su cinque potrebbe capitarvi – altro che mascherina COVID. Per fidarsi, bisogna essere, come vuole sempre il lemma veneto, un «goldòn», ossia una persona un po’ tonta, ingenua.
Ancor di più ci stupisce, al di là delle questioni tecniche che dovrebbero preoccupare gli antinatalisti e i salutisti, come gli uomini vogliano porsi sulla parte più innervata del proprio corpo un pezzo di materia sintetica – come se fosse una cosa maschile da fare, qualcosa di cui essere orgogliosi. Dal punto di vista organolettico, ci chiediamo altresì come le donne vogliano dentro di esse un pezzo di plastica.
Speriamo col cuore che la stretta ormusina possa far fallire per sempre quest’industria dello schifo, nemica dell’umanità e della sessualità, della salute, della vita, del buon gusto.
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Immagine di Shawn Latta via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0
Bizzarria
Scienziati cuociono il pane con il lievito proveniente dalla mummia Ötzi
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Insomma, anche 50 secoli fa, cherchez la femme. Ötzi cornuto e mazziato: il mondo rimane identico nei millenni, ed è, in fondo, un sollievo.
Ötzi è stato trovato sul Giogo di Tisa, a 3.210 metri di quota nelle Alpi Venoste (nei pressi del monte Similaun), in Val Senales, Alto Adige.Il corpo venne avvistato per caso il 19 settembre 1991 dai coniugi tedeschi Erika e Helmut Simon. La mummia affiorò dal ghiaccio a causa di un’estate insolitamente calda.
Poiché il ritrovamento è avvenuto in una zona di cresta estremamente vicina alla linea di demarcazione di stato, si è scatenata un’accesa disputa territoriale tra Italia e Austria per rivendicarne la proprietà. Nei giorni subito successivi al recupero, si pensava che il sito fosse in Austria. La mummia fu quindi trasferita all’Istituto di Anatomia dell’Università di Innsbruck per essere analizzata e messa al sicuro.
Il 2 ottobre 1991, le autorità dei due Paesi disposero un rilievo topografico congiunto ed estremamente preciso. I rilievi geometrici accertarono che il punto esatto del ritrovamento si trovava in territorio italiano per soli 92,56 metri rispetto alla linea di confine.
Nonostante la certezza che la mummia appartenesse all’Italia sotto il profilo del diritto internazionale, Roma e Bolzano concessero agli scienziati austriaci di Innsbruck di completare i primi studi scientifici urgenti. Al termine delle ricerche programmate, nel gennaio 1998, l’Austria ha restituito ufficialmente il reperto archeologico all’Italia.

Immagine di MOs810 via Wikimedia CC BY-SA 4.0
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Bizzarria
Fanno indossare 50 felpe ad un bambino: le ragioni sono sconosciute, ma ci sono importanti precedenti
Ad un bambino a caso sono state fatte indossare 50 felpe, per ragioni che rimangono sconosciute. Il filmato drammatico circola sull’internetto.
Nel video, ad un povero bambino afroamericano, che a dire il vero sembra quasi divertirsi, viene affibbiata la pazzesca quantità di indumenti. Il risultato è che il ragazzino finisce per assomigliare lontanamente a Bibendum, l’omino Michelin.
Ad operare la poderosa vestizione pare esserci una donna sovrappeso con i capelli corti, ma non siamo sicuri. Il ragazzo procede quindi ad abbracciare i compagni, ma è chiaro che gli arti superiori sono paralizzati.
Il video sembra provenire dal reparto infanzia della biblioteca di Monroeville, cittadina dello Stato statunitense della Pennsylvania.
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Nonostante l’entusiamo generale, siamo tuttavia molto distanti dal record mondiale. Il Guinness per il numero di t-shirte indossate appartiene infatti al canadese Ted Hastings, che è riuscito a indossare ben 260 magliette una sopra l’altra il 17 febbraio 2019. Per completare l’impresa, ha dovuto utilizzare taglie crescenti, arrivando fino alla 20XL, e l’aiuto di un team per gli strati finali.
Scopriamo dunque che esiste un altro record notevole in materia. Un altro cittadino canadese, David Eliuk, il 5 febbraio 2023 ha corso una mezza maratona (21 km) a Edmonton, sua città natale indossando contemporaneamente 120 magliette. Secondo quanto riportato, gli strati di tessuto pesavano complessivamente circa 22 chili; per riuscirci ha indossato gruppi di 20 magliette per taglia, partendo dalla M fino alla XXXXL.
Non si è trattato di un’impresa semplice e poco pericolosa. La compressione era tale da bloccare parzialmente la circolazione sanguigna. Il suo team di supporto ha dovuto massaggiargli le braccia e le mani ogni pochi chilometri per evitare il congelamento o la perdita di sensibilità alle estremità. L’Eliuk ha tagliato il traguardo in 2 ore, 43 minuti e 30 secondi.
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Non soddisfatto, nell’agosto del 2023 ha raddoppiato la distanza partecipando alla Servus Edmonton Marathon. In questo caso ha corso l’intera maratona di 42,2 km indossando 78 magliette contemporaneamente, distruggendo il precedente primato ufficiale di 54 maglie. Ha completato il percorso in 5 ore, 1 minuto e 50 secondi.
Il surriscaldamento corporeo è il suo ostacolo maggiore. Durante gli allenamenti estivi correva la mattina presto portando con sé ghiaccio e mangiando ghiaccioli lungo il tragitto per non svenire. Eliuk ha ironizzato sul fatto che i tessuti tecnici traspiranti (moisture-wicking) perdono completamente la loro utilità quando si hanno addosso più di 60 strati.
Il Guiness dell’Eliucco per la mezza maratona è stato poi infranto dall’idahoano ingegnere MIT David Rush, un vero «serial record-breaker» noto per aver stabilito oltre 350 Guinness World Records ufficiali. Rush aveva stabilito il primato nel 2019 correndo con 111 magliette. Il record gli era stato poi sottratto da un altro corridore che ne aveva indossate 127.
Nel 2024 ci ha riprovato, ma ha dovuto ritirarsi a quota 114 magliette perché l’incredibile pressione del tessuto gli stava bloccando la circolazione sanguigna del collo. Il 17 maggio 2025, alla Famous Idaho Potato Half Marathon, è riuscito nell’impresa definitiva correndo 21 km con 137 magliette addosso. Nonostante i problemi di circolazione alle mani, il surriscaldamento e la claustrofobia, ha chiuso la gara in 2 ore, 51 minuti e 44 secondi.
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Il Rush detiene pure il record per il minor tempo impiegato a indossare 10 magliette (15,03 secondi), nonché il record di 29 magliette indossate e poi strappate via dal corpo in un solo minuto, impresa eseguita sul palco del celebre show America’s Got Talent, e pure il record per il maggior numero di magliette piegate in un minuto (ben 31).
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Immagine screenshot da Facebook
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Uomo risolve due cubi di Rubik durante un lancio con il paracadute: record mondiale
A man sets a world record by solving a Rubik’s Cube while skydiving from 13,000 feet over California. pic.twitter.com/jPZEqQAwsG
— ABC News (@ABC) June 13, 2026
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“It seems that solving a Rubik’s Cube on the ground has become far too boring for adventurer Tom Kopec. Taking the challenge to new heights—literally—he decided to solve it while skydiving, completing the feat in a staggering 23.33 seconds!” pic.twitter.com/vcJFBCg1BG
— MOSCOW NEWS 🇷🇺 (@MOSCOW_EN) April 29, 2026
How do you hold onto (and solve) a Rubik’s Cube while skydiving? Take notes from this teen. pic.twitter.com/R3XaF1k2tx
— USA TODAY Video (@usatodayvideo) November 1, 2023
Solving a Rubik’s Cube while skydiving
[📹 jeffprovenzano]pic.twitter.com/qeOrTCd0iT — Massimo (@Rainmaker1973) January 20, 2025
Rubik’s Cube Record by @sam__sieracki @skydivejbay Film by Heath Baird & Benjamin de la Carrera Featured on @apfskydive -Australian Parachute Federation #skydivevids #skydivevideo #skydiving #paragear https://t.co/H4lToVS6wc pic.twitter.com/7PP4PMAy2U
— Para Gear (@ParaGear) October 12, 2023
Skydiver Attempts Rubik’s Cube Record. #RubiksCube #ParaGear #Skydiving #ExtremeSports #Win #GoForIt https://t.co/H4lToVS6wc -Since 1960! pic.twitter.com/Z7WqSi7vpE
— Para Gear (@ParaGear) November 1, 2017
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