Politica
Musk chiede che Farage sia sostuito come leader del Reform Party britannico
Elon Musk ha chiesto che Nigel Farage venga sostituito come leader di Reform UK, segnando un’inversione di tendenza drammatica nel sostegno del miliardario di Tesla al leader di destra. L’annuncio è arrivato solo poche ore dopo che Farage non è riuscito a sostenere i commenti infiammatori di Musk sui politici britannici.
«Il partito riformista ha bisogno di un nuovo leader. Farage non ha le carte in regola», ha scritto Musk su X, la piattaforma social di cui è proprietario, domenica pomeriggio. La sua dichiarazione arriva settimane dopo aver elogiato Farage e descritto Reform UK come «l’unica speranza» della Gran Bretagna.
Le ricadute sembrano essere legate ai disaccordi sull’attivista di estrema destra Tommy Robinson, incarcerato in Inghilterra con l’accusa di oltraggio alla corte, nonché alle recenti controverse affermazioni di Musk.
The Reform Party needs a new leader. Farage doesn’t have what it takes.
— Elon Musk (@elonmusk) January 5, 2025
Once again:
FREE TOMMY ROBINSON NOW https://t.co/pVBpoKTeLc
— Elon Musk (@elonmusk) January 5, 2025
All’inizio di questa settimana, il magnate statunitense nato in Sudafrica ha definito il premier Keir Starmer «complice dello stupro della Gran Bretagna» a causa della sua supervisione dell’ufficio della procura britannica durante gli scandali delle gang pedofile pakistane di adescamento passate, accusando quindi il ministro della Salute Jess Phillips di essere un «apologista dello stupro genocida».
Parlando alla BBC domenica, Farage ha preso le distanze dalle dichiarazioni di Musk. «Non sono d’accordo con tutto ciò che rappresenta», ha detto il politico. «Ma credo nella libertà di parola. Penso che sia un eroe».
Farage ha anche respinto le richieste di Musk di consentire a Robinson di unirsi al suo partito, affermando che «non è ciò di cui abbiamo bisogno» in Reform UK. Musk, al contrario, ha descritto l’attivista incarcerato come un prigioniero politico e ha ripetutamente sostenuto il suo rilascio.
Reagendo al post di Musk, Farage ha espresso sorpresa ma ha ribadito la sua posizione. «Elon è un individuo straordinario, ma su questo, temo di non essere d’accordo. La mia opinione rimane che Tommy Robinson non sia adatto per Reform, e non svendo mai i miei principi», ha scritto su X.
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La frattura è avvenuta nonostante Musk e Farage si siano incontrati il mese scorso al resort Mar-a-Lago di Donald Trump, dove i resoconti suggerivano che il magnate della tecnologia stava considerando una donazione di 100 milioni di dollari (80 milioni di sterline) a Reform UK. Farage ha da allora riconosciuto i loro disaccordi, ma ha sottolineato il valore dell’influenza di Musk.
«La libertà di parola è tornata», ha detto. «Beh, potresti trovarla offensiva, ma è una cosa buona, non una cosa cattiva».
I commenti sempre più insistenti di Musk hanno suscitato la condanna dei politici del Regno Unito, con il parlamentare laburista Wes Streeting che li ha definiti «vergognosi».
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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
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Politica
Si dimette Keir Starmer, il premier britannico «pabloista». Lo attende lo scandalo delle bande pedofile pakistane?
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che si dimetterà dal suo ruolo e abbandonerà la guida del Partito Laburista.
Durante un discorso pronunciato lunedì di fronte al numero 10 di Downing Street, Starmer ha sostenuto di aver già comunicato la sua scelta a Re Carlo III e ha invitato il Partito Laburista a fissare un calendario per l’elezione di un nuovo leader entro settembre, precisando che resterà in carica fino a quel momento.
Starmer è diventato primo ministro nel 2024 dopo il successo del Partito Laburista nelle elezioni generali di quell’anno. Aveva più volte garantito di voler mantenere l’incarico, ma ha ricevuto forti pressioni affinché si ritirasse a causa del crescente malcontento e del calo di popolarità del suo partito.
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Le sue dimissioni lo collocano come il sesto primo ministro britannico a lasciare l’incarico negli ultimi dieci anni.
Nonostante avesse assunto l’incarico con una solida maggioranza e l’impegno di riportare competenza dopo anni di instabilità conservatrice, il governo Starmer è stato rapidamente associato ad aumenti delle tasse, tagli al welfare, censura, scandali politici e un’agenda di politica estera sempre più contestata.
Lo Starmer ha dovuto gestire critiche sempre più aspre per quello che i detrattori hanno definito un «sistema di polizia a due livelli» e una censura radicale, dopo che le autorità hanno represso le proteste anti-immigrazione, la libertà di espressione online e l’attivismo filo-palestinese, favorendo al contempo un controllo più esteso su Internet.
Il premier laburista ha inoltre posto il sostegno a Kiev al centro del suo mandato, allineandosi con Francia e Germania in una linea verso l’Ucraina sempre più orientata alla militarizzazione, fondata su forniture di armi, garanzie di sicurezza e pressioni sulla Russia, piuttosto che su vie diplomatiche.
In ambito nazionale, la sua posizione sull’Ucraina ha conflittato con le sfide della difesa britannica. Il suo esecutivo ha faticato a reperire fondi per le forze armate e ha registrato insuccessi negli appalti, oltre a crescenti dubbi sulla prontezza operativa militare.
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Lo Starmer ha inoltre ricevuto dure critiche dopo aver nominato ambasciatore negli Stati Uniti Lord Peter Mandelson, una figura politicamente influente, frequentatore del defunto finanziere e pedofilo Jeffrey Epstein. Lo scandalo ha alimentato le accuse secondo cui il suo governo rappresenta un’élite distaccata, senza riuscire a produrre risultati tangibili per gli elettori comuni.
Dimessosi dal Partito Laburista, il Mandelson, omosessuale, è stato in seguito arrestato. Altre figure del governo Starmer, come il direttore delle comunicazioni e il capo di gabinetto, si sono dimesse negli scorsi mesi per i rapporti con l’Epstein.
Ad inizio del suo mandato, il giornalista conservatore Peter Hitchens (fratello del celebre e scomparso Christopher Hitchens) ha avanzato peculiari accuse nei confronti di Keir Starmer, sostenendo che il leader laburista non sia affatto il politico moderato e pragmatico che appare, bensì una figura mossa da radici ideologiche dogmatiche radicate in un movimento trotskysta chiamato pabloismo.
Il pabloismo è una corrente scissionista del trotskismo nata negli anni Cinquanta sotto la guida di Michel Pablo, pseudonimo usato dal leader comunista greco Michalis N. Raptis. A differenza dei trotskisti ortodossi, il pabloismo ha teorizzato l’entrismo sui generis.
Poiché i piccoli partiti rivoluzionari erano troppo deboli per competere durante la Guerra Fredda, Pablo propose di infiltrarsi a lungo termine nei grandi partiti riformisti (come il Partito Laburista britannico) e nelle istituzioni democratiche, per condizionarne la linea politica dall’interno anziché cercare una rivoluzione violenta di piazza.
L’accusa di Hitchens si fonda su dati storici precisi: tra il 1986 e il 1989, Starmer è stato membro del comitato di redazione della rivista di sinistra radicale Socialist Alternatives. Questa pubblicazione era l’organo ufficiale della sezione britannica della Tendenza Marxista Rivoluzionaria Internazionale, un movimento di stampo dichiaratamente pabloista.
Il pabloismo di Socialist Alternatives fu tra i primi a spostare l’asse dal conflitto di classe tradizionale (operaio) verso le politiche di genere, i diritti civili e l’ambientalismo: gay, trans, immigrati e supposta crisi climatica quindi vengono prima del popolo inglese, che sotto il governo Starmer viene arrestato anche solo per aver messo un like ad un tweet critico dell’immigrazione.
Lo Hitchens afferma che Starmer non ha affatto abbandonato il marxismo, ma ne ha sposato la versione pabloista moderna, mirata a occupare i gangli della magistratura, della scuola e dello Stato per attuare una rivoluzione culturale ed egemonica dall’alto. Secondo questa chiave di lettura, le tecniche pabloiste di infiltrazione silenziosa all’interno del Partito Laburista spiegherebbero come la sinistra radicale abbia progressivamente conquistato le istituzioni britanniche dall’interno.
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Uno scandalo più grande, tuttavia, potrebbe attendere al varco lo Starmerro: quello, che sembra sul punto di esplodere definitivamente, delle grooming gang, le bande di pedofili pakistani che avrebbero violentato, seviziato, torturato un quarto di milione di bambine britanniche nel giro di trent’anni, e nell’impunità più totale.
Starmer è stato Director of Public Prosecutions (DPP), cioè il capo della Crown Prosecution Service (CPS), dal novembre 2008 al 2013. In quel periodo le autorità britanniche (polizia, servizi sociali e procura) stavano affrontando (o meglio, non affrontando adeguatamente) lo scandalo delle reti di predazione sessuale di gruppo che coinvolgevano principalmente ragazze bianche minorenni e vulnerabili (spesso provenienti da famiglie problematiche) da parte di gang, prevalentemente di origine pakistana, a Rotherham, Rochdale, Oxford, Telford e altre città.
Gli ultimi rapporti emersi mostrano una realtà di orrore inimmaginabile: bambine piccole messe in gabbia e fatte stuprare da cani, torture, malattie veneree, documenti medici scioccanti.
Durante il mandato di Starmer come capo della procura, il sistema giudiziario ha subito pesanti critiche per fallimenti sistemici:In molti casi la CPS ha deciso di non procedere con le accuse, giudicando le vittime «inaffidabili» (perché spesso già note ai servizi sociali, con problemi di droga o fughe da casa). Un esempio famoso è il caso di Rochdale del 2008-2009, dove la CPS ha archiviato le indagini proprio per questo motivo.
È cosa certa che vi stata una diffusa riluttanza a riconoscere il carattere etnico e culturale del fenomeno (paura di essere accusati di razzismo o islamofobia), che ha ritardato od impedito nelle indagini. Le inchieste successive hanno documentato migliaia di vittime trascurate per anni, con fallimenti condivisi tra polizia, consigli locali e CPS.
Starmer aveva ammesso pubblicamente che durante il suo periodo la CPS ha mostrato una «lack of understanding» (mancanza di comprensione) verso le vittime delle ghenghe pedofile immigrate e ha fallito nel proteggere le bambine.
La questione è tornata prepotentemente negli ultimi anni, soprattutto dopo interventi di Elon Musk e critiche da parte dei conservatori. Starmer ha difeso il suo record dicendo di aver «affrontato la questione di petto» e di aver aumentato le condanne per abusi sessuali su minori.
Molti sostengono che le ammissioni dello Starmer e il suo approccio alla pedo-catastrofe migratoria sia cambiato (e neanche tanto) solo dopo le prime esplosioni dello scandalo sui media.
Vedremo se, anche fuori dal 10 di Downing Street, le conseguenze di questo devastante fallimento della società britannica raggiungeranno il Keir.
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Immagine di Prime Minister’s Office via Wikinedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0
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