Spirito
«Nostra Signora rappresenta la “Chiesa in persona” nella prova più grande». Riflessione di mons. Viganò su Maria nel Sabato Santo
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha affidato a X una breve riflessione sul ruolo della Beata Vergine Maria durante il Sabato Santo.
«Secondo un’antichissima riflessione patristica e liturgica, mentre gli Apostoli erano dispersi, spaventati e chiusi nel Cenacolo («noi speravamo che Egli fosse colui che doveva liberare Israele» – Lc 24,21), fu solo la Vergine Santissima a mantenere la piena certezza della promessa del Figlio» scrive Sua Eccellenza. «Ella vegliò in preghiera e in silenziosa speranza, unendo il dolore della Passione alla fiducia assoluta nella vittoria pasquale».
«Dom Prosper Guéranger, nel suo Anno liturgico, descrive il Sabato Santo come «il giorno in cui Maria, sola, custodisce la fede della Chiesa» scrive il prelato lombardo.
Secondo un’antichissima riflessione patristica e liturgica, mentre gli Apostoli erano dispersi, spaventati e chiusi nel Cenacolo («noi speravamo che Egli fosse colui che doveva liberare Israele» – Lc 24,21), fu solo la Vergine Santissima a mantenere la piena certezza della… pic.twitter.com/acAVgdcF54
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) April 4, 2026
«Nostra Signora rappresenta la “Chiesa in persona” nel suo momento di prova più grande: Colei che crede quando ogni segno visibile è scomparso».
«Ella è il modello sublime di come ognuno di noi debba vivere il «sabato santo» della Chiesa: attendendo con fiducia la Risurrezione anche quando tutto sembra finito» conclude l’arcivescovo.
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Immagine: Giovanni Bellini (circa 1430–1516), Pietà Martinengo (circa 1505), Gallerie dell’Accademia, Venezia
Immagine di Didier Descouens via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Spirito
Il vescovo Barron sostiene che Giuda Iscariota non sia andato all’inferno
Il vescovo Robert Barron ha pubblicato un articolo in cui sostiene la tesi secondo cui Giuda Iscariota, il traditore di Gesù Cristo, non si trova all’inferno.
Il 29 marzo, l’articolo di Barron intitolato «Anche Giuda? Ripensare il peccato, la disperazione e la misericordia divina in questa Domenica delle Palme» è apparso sul sito web del canale conservatore statunitense Fox News. Pur riconoscendo che Sant’Agostino d’Ippona, San Tommaso d’Aquino e «la maggior parte dei teologi» credevano che Giuda fosse finito all’inferno per aver tradito Cristo o per essersi suicidato, monsignor Barron ha presentato una «contro-visione»: un’incisione del XII secolo che apparentemente mostra il Buon Pastore che porta il morto Giuda sulle spalle.
«Papa Francesco era così affezionato a quest’immagine che ne aveva una riproduzione sopra la sua scrivania nell’ufficio papale. Essa rappresentava, per lui, la speranza che persino Giuda potesse essere salvato dall’immensa misericordia del Signore», scrive il vescovo.
Come riportato da Renovatio 21, vi fu scandalo quando due anni fa emerse un video che mostrava questo dipinto nello studio papale, con clamore ulteriore dovuto al fatto che nel quadro Gesù viene raffigurato ignudo.
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Il vescovo chiede ai lettori di non inviargli lettere, poiché sa «che non possiamo abbracciare un universalismo semplicistico, che afferma di essere perfettamente certi che tutte le persone saranno salvate. Dobbiamo anzi ammettere la possibilità molto reale di un rifiuto eterno di Dio». Il resto dell’articolo del vescovo americano tratta il tema delle persone che si suicidano e di come non dobbiamo disperare per loro, ma piuttosto «pregare per loro e affidarle alla misericordia di Dio».
L’argomentazione iniziale di Barron a sostegno della possibilità che Giuda fosse stato risparmiato dalla dannazione era la sua chiara contrizione, come testimoniato dal Vangelo di Matteo. Tuttavia, il vescovo non affronta il fatto che il Vangelo non afferma che Giuda si sia pentito della sua disperazione.
In risposta all’articolo di Barron, è stato fatto notare in rete che l’insegnamento tradizionale della Chiesa cattolica romana, contenuto nel Catechismo del Concilio di Trento, è che Giuda «perse anima e corpo».
Come riportato da Renovatio 21, l’insegnamento della Chiesa secondo cui Giuda si è escluso dalla salvezza è stato riaffermato da Leone ancora l’anno passato.
Il vescovo Barron è stato in passato criticato per aver ipotizzato che l’inferno possa essere vuoto, una speculazione teologica resa popolare dal teologo Hans Urs von Balthasar nella sua opera del 1988 «Osiamo sperare che tutti gli uomini siano salvati?».
Il Barrone ha inoltre scandalizzato i fedeli cattolici descrivendo Gesù come la «via privilegiata» – piuttosto che l’unica via (At 4, 12) – per la salvezza, elogiando un libro del noto attivista filo LGBT padre James Martin, SJ, e dicendo a un commentatore omosessuale «sposato» che non avrebbe cercato di annullare il «matrimonio» omosessuale, tra gli altri episodi.
«Non credo di voler insistere ulteriormente sulla questione», ha dichiarato Barron al pundit omosessuale con figli da provetta e surrogata Dave Rubin in un’intervista del 2017 a proposito del «matrimonio» omosessuale. «Penso che probabilmente causerebbe molti più problemi, dissensi e difficoltà se continuassimo a insistere».
Monsignor Barron, divenuto figura popolarissima in America grazie al suo podcasto, che compare pure come annuncio a pagamento sui social network, è salito agli onori delle cronache nelle ultime settimane per aver prima abbandonato e poi tentato di fustigare pubblicamente la collega della Commissione per la libertà religiosa Carrie Prejean Boller, ex Miss California divenuta cattolica, che aveva tentato di portare in commissione i problemi creati dal sionismo.
«Sii coraggioso, vescovo Barron. Il mondo ha bisogno di uomini coraggiosi», aveva esortato la bellissima. «Se la signora Prejean Boller è stata licenziata per aver espresso queste convinzioni, è difficile capire perché io sia ancora membro della Commissione», aveva replicato il vescovo, che a differenza della Miss mai aveva trattato il tema dell’influenza sionista sulla vita civile, politica, militare e perfino religiosa americana, e mai si è buttato come la Prejean sul tema del genocidio di Gaza.
«Presentarsi come vittima di pregiudizi anticattolici o affermare che la sua libertà religiosa sia stata negata è semplicemente assurdo» continuava con insolenza il vescovo, negando quanto evidente a chiunque abbia veduto il video dei lavori di Commissione, con rabbini e propagandisti dello Stato Ebraico che tentavano di metterla a tacere..
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Al tradimento del Barron (che, dice la Boller, in privato dapprima le aveva espresso solidarietà) si aggiunge quello del cardinale neoeboraceno Timoteo Dolan, che pure ha preso le distanze dalla Prejean dopo averla, lei dice, sostenuta in privato all’arrivo delle prime avvisaglie della censura sionista l’anno scorso.
Al contrario dei due gerarchi della Conferenza Episcopale Statunitense, monsignor Joseph Strickland, già vescovo di Tyler, Texas ha in questi giorni preso le difese della Prejean e delle sue posizioni di fede cattolica ortodossa in un accorato scritto pubblico.
Come riportato da Renovatio 21, le paure di monsignor Barron, creatura mediatica celeberrima nel cattolicesimo mainstream americano, si erano viste anche in un documentario di William Friedkin, Il diavolo e padre Amorth (2017). Nel documentario regista de L’esorcista (1973) cercava di indagare sulla verità dietro il fenomeno della possessione diabolica, che tanto gli aveva dato successo nel capolavoro horror di quarant’anni prima, finendo per intervistare, negli ultimi tempi della sua vita, il leggendario padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti internazionali.
Oltre che ad incontrare l’esorcista emiliano, il Friedkin aveva intervistato l’allore vescovo ausiliare di Los Angeles Robert Barron, il quale, con l’espressione ragazzotta sopra un clergyman e i pantaloni da pretino moderno, mostrava tutto il suo terrore per l’argomento.
«Parlare con il diavolo… hey… persone come padre Amorth possono farlo, io non potrei mai osare di farlo, non sono a quel livello spirituale… io penso che sia davvero una cosa pericolosa».
Lo stesso Friedkin che a quel punto della conversazione lo interrompe, pure puntandogli il dito: «che cosa hai detto? (…) È nelle scritture!» esclama Friedkin. «Gesù esorcizzava i demoni!». Il regista americano si chiede come un vescovo, discendente degli Apostoli, possa dire una cosa del genere.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
Il DDF sollecitato a correggere le «gravi carenze» di Mater Populi Fidelis
Una rottura con la continuità dottrinale
Al centro della controversia vi è la volontà del DDF di bandire o respingere con un tratto di penna sprezzante titoli tradizionali e consolidati come «Corredentrice» o «Mediatrice di tutte le grazie». Per i firmatari, questo documento non si limita a suggerire cautela pastorale; di fatto «minimizza» il ruolo unico della Vergine Maria nella salvezza delle anime. Nel loro dettagliato commentario di 23 pagine, i teologi sottolineano che Mater Populi Fidelis sembra contraddire l’insegnamento coerente dei papi, da Pio XI a Giovanni Paolo II. Essi sottolineano che il titolo di «Corredentrice» è stato ripetutamente utilizzato dal Magistero per enfatizzare la subordinazione totale, ma attiva, di Maria al sacrificio di Cristo. Rifiutando questi termini con il pretesto che siano «superflui» o richiedano troppe spiegazioni, il Dicastero sembra, secondo i critici, adottare un approccio «più vicino al protestantesimo che alla ricchezza del dogma cattolico».Sostieni Renovatio 21
L’appello a un «autentico dialogo sinodale»
La lettera dell’IMA mette in luce un paradosso lampante: mentre l’attuale pontificato invoca la «sinodalità» e l’ascolto del «Popolo di Dio», le petizioni di milioni di fedeli e la competenza di eminenti mariologi sono state semplicemente ignorate durante la stesura del testo. «Abbiamo agito in uno spirito di rispettoso dialogo sinodale, con l’obiettivo della migliore formazione teologica possibile per il bene della Chiesa», scrivono gli autori, rifacendosi all’istruzione Donum Veritatis, che definisce la responsabilità dei teologi. Avvertono che l’ambiguità della nota dottrinale rischia di «minare ogni merito umano e ogni cooperazione nell’opera di redenzione», cancellando la specificità della missione materna di Maria.Un’eredità dottrinale in pericolo?
Per molti osservatori, l’iniziativa dell’IMA ha il merito di evidenziare una rottura nella continuità dell’insegnamento attuale e di sollecitare una correzione: in passato, come ricorda la lettera, alcune note del Sant’Uffizio sono già state corrette dal Magistero. La questione va oltre la mera semantica. Per i fedeli legati alla pietà mariana tradizionale, si tratta di difendere la verità su colei che è la «Nuova Eva». Mentre la Santa Sede rimane in silenzio in questo momento, si sta organizzando una resistenza teologica, che ricorda come la devozione mariana non sia un accessorio facoltativo, ma un baluardo contro l’indebolimento della fede. Immagine: Annunciazione, vetrata originariamente collocata nella Cattedrale di Santa Vibiana, ora si trova nel Mausoleo della Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli a Los Angeles. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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