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Immigrazione

Un altro capodanno nell’anarco-tirannia migratoria

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Mentre tutta l’attenzione mediatica va alla tragedia dei giovani abbienti massacrati nella strage incendiaria di Cras-Montana, il capodanno europeo è proseguito con la sua nuova tradizione irrinunziabile: violenze e vandalismi, follie e molestie, devastazione e caos servito dalle masse immigrate in varie città del continente – Italia, ovviamente, inclusa.

 

Chi segue Renovatio 21 sa che al fenomeno abbiamo dedicato vari articoli – sia per i capodanni di disordine e violenza, sia per altre occasioni, come i mondiali di calcio, dove gli immigrati spaccano la città sia che la squadra del loro Paese (cui, quindi, parrebbe non vogliano disassimilarsi…) vinca o perda.

 

Il risultato è l’immagine dell’anarco-tirannia in caricamento in tutte le nazioni del vecchio continente, investite da decadi di piano Kalergi sempre più spudorato.

 

Per il cittadino contribuente, tasse tartassanti, divieti, multe e perfino la clausura epidemica. Per l’immigrato invece piena libertà di gozzovigliare barbaramente creando danni ed insicurezza nella nostra città. Il lettore di Renovatio 21 sa che si tratta di un disegno preciso per fiaccare e sostituire la popolazione con un popolo più debole, sciocco e quindi obbediente.

 

Qualche commentatore – tra i pochi che si occupano del pattern orama evidente – lo hanno chiamato «capodanno maranza», in realtà è un assaggio della vita quotidiana nell’anarco-tirannia, che è quello che stanno instaurando davanti a nostri occhi inani.

 

Facciamo una carrellata di bei video.

 

Questa è Roma. I «maranza», dicono, hanno reso il Colosseo un campo di battaglia. Interessante la «torta» (scatola che spara in cielo razzi multipli) tenuta a mano, come a voler dirigere i pericolosi colpi. O forse è così solo perché l’immigrato festinante non sa che va posata per terra; il fatto che la getti al suolo rovesciata, alla fine, farebbe propendere per la seconda ipotesi: anche l’ignoranza, sappiamo, può essere distruttiva quanto la malizia vandalica.

 

 

 

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Ecco la notte di San Silvestreo a Firenze, la grande centrale della cultura umanistica europea: quelli che sembrano immigrati con il giubbino bello cominciano a prendersi a sediate. Volano fogli, tavoli, di tutto, proprio sotto la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Duomo di Firenze, e il pallido albero di Natale di piazza.

 

 

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Rozzano, detta anche Rozzangeles, città metropolitana di Milano. Taniche di benzina in piazza. In rete i commenti sono di ringraziamento al governo di centro-destra: in America Trump remigra a migliaia, qui questi vengono lasciati devastare liberamente, nonostante da tre anni dovrebbe esserci in carica un esecutivo «sovranista». Risultato pirotecnico, o neanche quello (di tecnica non c’è nulla), risultato incendiario.

 

 

Sempre Milano: i ragazzi stranieri si arrampicano su impalcatura per mostrare un qualche segno calcistico, supponiamo, tra il frastuono dei raudi sparati a caso.

 

 

E pensare che per evitare i problemi degli scorsi anni (gli immigrati che si arrampicano sulla statua del Savoia per insultare l’Italia, sublime eterogenesi dei fini risorgimentali; la tahurrash gamea, cioè lo stupro di massa arabo, di pochi anni fa) avevano messo dei filtri all’entrata in piazza Duomo: risultato visibile dai filmati, comunque caos, e colonna sonora di sole urla nella lingua di Maometto proprio sotto la Madonnina.

 

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Circolano le immagini da Trezzano sul Naviglio, zona Sud della capitale morale, dove sarebbe stato dato alle fiamme con i petardi l’albero di natale luminoso in piazza.

 


E ancora: video da Ascoli e Prato, divenute Zone Temporaneamente Autonome della teppa kalergista.

 

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Ma minga è solo l’Italia.

 

Facciamo, come ogni anno, un giro a Berlino, dove la massa immigrata ci regala a tutti i San Silvestro emozioni fantastiche – arrivando, come l’anno scorso, a farsi riprendere mentre perculano la polizei o sparano come altrove sulla Croce Rossa (sic! sì!) grandi voleés di razzi e petardoni.

 

 

Quest’anno sta tutti impazzendo per questa ragazza in rosa che probabilmente non aveva capito bene, e scappando dai «festeggiamenti» si becca pure qualcosa in testa. Festeggiare la fine dell’anno tirando qualcosa addosso una bionda che passa: e perché no?

 

 

Eccezionale anche il razzo lanciato dentro un ristorante. Eccerto.

 

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Perché poi privarsi del bombardamento di una altersheim, una casa di riposto?

 

 

E ancora, guerriglia tra festinanti immigrati e polizia in tutte le grandi città europee, Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Rotterdam…

 

 

Numeri record Oltralpe: almeno 1.173 veicoli incendiati in tutta la Francia, superando i 984 dell’anno scorso. 505 arresti e 403 persone in custodia cautelare (in aumento rispetto ai 420 arresti e 310 dell’anno scorso). I ragazzi si stanno impegnando.

 

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Qualcuno dice che il capodanno francese è in realtà divenuto il «festival del rogo delle auto degli infedeli».

 

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Ad Amsterdam tuttavia è stato fatto di meglio: a capodanno hanno dato alle fiamme una chiesa storica, la Vondel Church, architettura religiosa neogotica completata nel 1879, monumento importante vdella città.

 

 

A questo punto il messaggio dovrebbe essere chiarissimo: i fuochi d’artificio agitati dagli immigrati sono per dare alla fuoco la nostra civiltà – letteralmente.

 

Sono prove generali, sono esercitazioni congiunte annuali. La violenza ciclica del 31 dicembre migrante è una dose omeopatica di quella che hanno in serbo per noi nel futuro prossimo. La distruzione dell’Europa e degli europei, l’incenerimento del cristianesimo, lo scatenamento del caos più infame in tutte le nostre città, con prevaricazioni e stupri, sangue e lacrime per tutti noi.

 

La domanda lato nostro è semplicissima: dove sta scritto che dobbiamo accettarlo?

 

Roberto Dal Bosco

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Immigrazione

I migranti in Europa sono 64,2 milioni

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Secondo uno studio del Centro di ricerca e analisi sulle migrazioni di Berlino (RFBerlin), basato su dati Eurostat e ONU, il numero di immigrati nell’Unione europea ha raggiunto la cifra record di 64,2 milioni nel 2025. Di questo totale, circa 46,7 milioni erano nati al di fuori dell’UE.   Il totale è aumentato di oltre 2 milioni su base annua, passando da circa 40 milioni nel 2010.   La Germania rimane il Paese dell’UE con la maggiore concentrazione di residenti nati all’estero, con quasi 18 milioni di persone, mentre la Spagna ha registrato la crescita più rapida negli ultimi tempi, con un aumento di circa 700.000 persone, pari a circa un terzo dell’incremento medio dell’UE registrato lo scorso anno.   Lo studio evidenzia una distribuzione disomogenea degli arrivi, con Germania e Spagna che rappresentano quasi la metà dell’incremento, mentre gli stati più piccoli come Malta, Cipro e Lussemburgo registrano i flussi migratori più elevati in rapporto alla popolazione.

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Anche le richieste sono concentrate in alcuni Paesi, con Spagna, Italia, Francia e Germania che rappresentano quasi i tre quarti di tutte le domande.   Allo stesso tempo, i dati ufficiali indicano un crescente peggioramento delle condizioni abitative. Eurostat ha affermato che nel 2024 l’8,2% dei residenti nell’UE ha speso almeno il 40% del proprio reddito disponibile per l’alloggio, mentre il 16,9% viveva in abitazioni sovraffollate e il 9,2% non poteva permettersi un riscaldamento adeguato. Tra le persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni, quasi una su dieci si trovava ad affrontare un onere eccessivo legato alle spese abitative.   Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha affermato all’inizio di quest’anno che l’accessibilità economica degli alloggi è «al centro della disillusione delle persone nei confronti delle istituzioni democratiche». La spesa a livello UE per la migrazione e la gestione delle frontiere rappresenta circa il 2% del bilancio settennale del blocco, con la maggior parte dei costi a carico dei governi nazionali.   Queste pressioni hanno alimentato un crescente sentimento anti-immigrazione in diversi Paesi dell’UE, dove la migrazione è diventata una questione politica centrale, mentre continuano ad aumentare le preoccupazioni per la carenza di alloggi, i servizi pubblici e il costo della vita.  

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Immigrazione

Leone mette in guardia i giovani africani dall’emigrazione e sollecita la lotta contro il «flagello della corruzione»

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Papa Leone XIV ha esortato i giovani africani a resistere all’emigrazione e alla corruzione e a lavorare per il bene dei propri Paesi.

Il 17 aprile, papa Leone XIV si è rivolto a studenti e docenti dell’Università Cattolica dell’Africa Centrale a Yaoundé e in seguito ha celebrato la Messa a Douala, esortando i giovani africani a rimanere nella loro patria, a combattere la corruzione attraverso l’integrità morale e a contribuire allo sviluppo nazionale, a metà del suo viaggio pastorale in quattro nazioni africane.

 

«Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento», ha detto il papa durante la Messa a Douala. «Non dimenticate che il vostro popolo è ancora più ricco di questa terra, perché il vostro tesoro risiede nei vostri valori: la fede, la famiglia, l’ospitalità e il lavoro».

 

Il papa ha identificato la corruzione e l’emigrazione dei giovani qualificati come due sfide centrali per i paesi africani. Parlando nella capitale, Yaoundé, ha affermato che «di fronte alla comprensibile tendenza a emigrare – che può indurre a credere che altrove si possa trovare più facilmente un futuro migliore – vi invito, prima di tutto, a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro paese e di mettere a frutto le conoscenze che state acquisendo qui a beneficio dei vostri concittadini», aggiungendo che «l’Africa deve essere liberata dal flagello della corruzione».

 

A Douala, il papa ha osservato: «Nonostante la ricchezza della terra in Camerun, molti vivono in povertà sia materiale che spirituale… Respingete ogni forma di abuso o violenza, che inganna promettendo facili guadagni ma indurisce il cuore e lo rende insensibile… Siate dunque protagonisti del futuro, seguendo la vocazione che Dio dà a ciascuno di voi. Non lasciatevi corrompere da tentazioni che sprecano le vostre energie e non servono al progresso della società».

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Le autorità vaticane avevano inizialmente previsto la partecipazione di circa 600.000 persone. Tuttavia, dopo l’evento, la Santa Sede, citando gli organizzatori locali, ha riferito che erano presenti circa 120.000 persone. Gli organizzatori hanno indicato che le misure di sicurezza e la chiusura delle strade potrebbero aver impedito a molti di raggiungere il luogo dell’evento, situato fuori città.

 

Il Camerun, con una popolazione di circa 30,5 milioni di abitanti, è caratterizzato da una demografia particolarmente giovane, con un’età media di 19 anni. I cattolici rappresentano circa il 38% della popolazione e, negli ultimi anni, il Paese è diventato un’importante fonte di vocazioni sacerdotali e di crescita della Chiesa.

 

Al contempo, il Paese si trova ad affrontare sfide economiche che hanno contribuito a un consistente esodo di professionisti qualificati. Il settore sanitario, in particolare, ne ha risentito, poiché medici e infermieri cercano sempre più opportunità di lavoro in Europa e Nord America.

 

Il Camerun è governato dal 1982 dal presidente Paul Biya, che oggi ha 93 anni e che si è assicurato un ottavo mandato consecutivo dopo le elezioni dello scorso anno. Tali elezioni sono state contestate, a testimonianza delle continue tensioni politiche all’interno del Paese.

 

Negli ultimi anni, numerosi vescovi progressisti – soprattutto negli Stati Uniti – si sono opposti alle politiche di controllo dell’immigrazione, sostenendo invece una liberalizzazione più ampia. Tuttavia, il Catechismo della Chiesa Cattolica (2241) insegna che «le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio Paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono».

 

«Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del Paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri».

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Immigrazione

La violenza immigrata contro le famiglie, il culmine di un processo

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In tutta la penisola dilagano gli atti di violenza inenarrabile commessi da immigrati, rapine, stupri, accoltellamenti, uccisioni..la velocità e la foga sono tali da rendere impossibile seguirli tutti.   È un problema militare, come abbiamo scritto già diverse volte, ma ormai esistenziale, di vita. È la vostra stessa esistenza in gioco, in ogni momento della giornata.   Il recente crimine di Massa che ha visto un padre di famiglia soccombere sotto i colpi di una ghenga di giovinastri stranieri e di «seconda generazione» non è che uno dei tanti eventi che vedono papà e famiglie prese di mira all’improvviso e spesso senza motivo da soggetti che nell’attuale contesto anarcotirannico la faranno sempre e comunque franca.   Così, sempre più spesso, nelle grandi città e in quella che abbiamo definito diverse volte «provincia sonnacchiosa»aumentano gli attacchi, violenti e spudorati contro famiglie a passeggio, donne con passeggino, anziani.

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La rapina alle volte è soltanto l’ultimo degli obiettivi, il fine di questi individui è spesso divertirsi della sofferenza altrui, far del male e sancire il proprio dominio, culturale, razziale o di branco sulle persone, sul paese da cui tutto prendono ma che disprezzano, su tutti noi.   Siamo le vittime sacrificali di un sistema che già ci vuole annichilire in ogni momento della nostra esistenza, dal concepimento in avanti con tutti i mezzi possibili.   Tutto ciò non è abbastanza, siamo a rischio di essere umiliati, picchiati, torturati e financo uccisi anche quando siamo a prendere un gelato con i figli o nei momenti di cosiddetto relax. Pensateci, siete sempre le prede di qualcuno o di qualcosa, anche quando volete fuggire da città che di fatto non sono più le vostre.   Per qualcuno non dovete avere pace, in nessun momento della vostra esistenza, dovete essere gli schiavi dello stato e del sistema anarcotirannico che poi sono la stessa cosa.   È un sistema che ha truppe «regolari» per (tar)tassarvi, controllarvi e punirvi aspramente quando vi difendete dalle belve urbane che assalgono voi e i vostri cari, perché, ça va sans dire, quelle medesime belve non sono altro che le truppe «irregolari» dell’anarcotirannia, pronte a farvela pagare amaramente senza regole d’ingaggio se sgarrate, ossia se solo osate uscire di casa o passare per i loro parchi e le loro strade.   Sono truppe votate al male più completo, non arretrano davanti a nulla, non hanno remore di sorta nel commettere le violenze più efferate e sembrano non avere un’anima, sempre che l’anima non l’abbiano ceduta a potenze nemiche da sempre del genere umano.   Pensate alle implicazioni incredibili di tutto ciò per l’esistenza vostra e dei vostri figli e giudicate voi se non sia arrivato finalmente il momento di dire basta.   Victor García 

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