Politica
I vaccini, l’euro, l’OMS e le proteste pro-Palestina. Renovatio 21 intervista il senatore Borghi
Renovatio 21 aveva intervistato più volte l’anno scorso il senatore della Lega Nord Claudio Borghi Aquilini, che aveva all’epoca presentato un emendamento contro l’obbligo vaccinale per i bambini – emendamento poi respinto perché giudicato inammissibile. Abbiamo seguito il senatore Borghi nella battaglia contro l’OMS condotta assieme all’onorevole Bagnai. Siamo tornati a sentirlo per parlare a tutto campo delle battaglie sui sieri, del COVID con i suoi strascichi partitici, della politica sanitaria dell’establishment, del disastro dell’euro e di tanto altro, compreso il caso delle forze politiche che ora strepitano per la Palestina ma per i diritti costituzionali violati con greenpass e vaccini non hanno detto una parola, anzi.
Senatore Borghi, l’ultima volta ci eravamo lasciati che la Commissione COVID stava per partire. Ad oggi, che sono passati diversi mesi, che giudizio può dare del suo operato?
Innanzitutto, se non mi ricordo male, quando c’eravamo visti l’altra volta, circolavano le voci più disparate dove si gridava all’allarme perché si pensava dessero la presidenza della Commissione a un fan delle iniezioni, ma fortunatamente le cose non sono andate così. Il presidente è Lisei che guida la discussione in modo non semplice, perché molto banalmente le opposizioni non vogliono far funzionare questa commissione.
Basta vedere i video per capire che, soprattutto il Movimento 5 stelle, fa di tutto per evitare di parlare di qualsiasi cosa. Sono distruttivi, perché evidentemente hanno paura che qualche responsabilità del loro beneamato presidente Conte salti fuori.
Lei poco tempo fa si è speso per cercare di cambiare la legge Lorenzin, che riguarda gli obblighi vaccinali ai bambini, ma nella maggioranza di governo non c’è stata una coesione forte che l’ha appoggiata.
No.
Come mai?
Essendo un tema dove è facile essere attaccati in modo violento, bisognerebbe avere un po’ di coraggio. E non tutti ce l’hanno questo coraggio. Io temo che sia anche una questione, purtroppo, di età. Al Senato di gente con bambini piccoli ce n’è poca e quindi secondo me non la capiscono la questione, non pensano che sia un’urgenza. Mentre invece soltanto chi in questo momento ha un figlio piccolo capisce la violenza di questa imposizione. Io faccio fatica a farla capire. Ci sono delle persone che sono assolutamente dalla mia parte, anche all’interno di Fratelli d’Italia, ma non è semplicissimo.
Il punto però è molto semplice: se Fratelli d’Italia si convincesse a dire «sì» ci sarebbe la maggioranza e questa legge la togliamo domani, altrimenti no perché il Movimento 5 stelle ha fatto il voltafaccia più terribile, però posso contare forse sull’astensione di qualcuno e quindi mi andrebbe bene. Il PD neanche a parlarne perché la Lorenzin è una loro senatrice, e Forza Italia è un gruppo scelto dalla Ronzulli quindi sappiamo benissimo come la pensa.
L’unico modo per poterla cambiare è se Fratelli d’Italia si decide. Ci sto lavorando.
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Dagli Stati Uniti arrivano notizie su questa tematica abbastanza confortanti. Kennedy sta muovendo le acque sul tema dei vaccini e le possibili correlazioni con l’autismo. Lo abbiamo visto da poco intervenire insieme al presidente Trump su questo argomento. In Italia quando è che si potrà avere un dibattito aperto, sano, costruttivo e corretto su queste tematiche? Ad oggi non ne vediamo.
Non può esserci per un motivo semplice: se il medico diceva una cosa contraria a quella che era «la canzone che tutti dovevano cantare» veniva radiato. Dato che non tutti hanno l’animo dell’eroe, giustamente, dicono: «Ma chi me lo fa fare?». Privatamente le cose le dicono, ma pubblicamente no.
È più o meno la situazione analoga a quella che avevo trovato io all’inizio quando parlavo dell’euro e lo racconto nel mio libro che ho appena presentato, Vent’anni di sovranismo. Dall’euro a Trump, al tempo molti professori non si sbilanciavano sul tema. Così come con la moneta dopo un po’ di tempo e un po’ di insistenza ci si arriva e ci si arriverà anche lì.
I verbali del CTS che sono venuti fuori parlano abbastanza chiaro. Alcune scelte, in quel periodo così controverso e difficile, sono state dettate dalla politica che all’epoca si trincerava dietro la scienza. Perché la stampa mainstream, a parte qualche rara eccezione, nonostante l’evidenza di questi fatti sottace perlopiù questa vicenda?
Perché sanno perfettamente che se tu ne parli allora si accende il dibattito e la maniera migliore per andare contro un’idea che viene vista come pericolosa è ignorarla totalmente. Anche le cose incredibili che sono venute fuori dai verbali e dai video del CTS sono stati tutti silenziati. Purtroppo in commissione non ne possiamo ancora parlare perché è stato scelto un criterio cronologico: prima bisogna concludere il discorso delle mascherine per poi dopo parlare dei vaccini. Ma non vedo l’ora che si arrivi a parlarne perché a quel punto, forse, l’omertà si riesce a rompere.
Recentemente il ministro Schillaci ha nominato trenta esperti per il NITAG, ma poco dopo le nomine due medici di questa commissione vengono etichettati come no-vax, che sono il dottor Serravalle e il professor Bellavite. Viste le pressioni della stampa il ministro, dopo pochi giorni, decide di sciogliere questo organo di consulenza. In questa situazione la politica ha giocato il suo ruolo. Il suo partito come si pone di fronte a questo scivolone del ministro?
Noi in quanto unico partito che non ha mai votato la Lorenzin è ovvio che dal nostro punto di vista andava benissimo, infatti pubblicamente anche Salvini ha detto che non bisogna mettere censure alla scienza e quindi due persone stimatissime come il professor Bellavite e il dottor Serravalle non si capisce per quale motivo non debbano avere titolo a rimanere lì.
Questa cosa fa capire che ancora i tempi non sono maturi per un dibattito, perché se non ci può essere la voce dissenziente, non dico la maggioranza, ma una voce dissenziente, capite che non si va da nessuna parte. L’unica cosa che siamo riusciti a fare è che non è che venissero cacciati via solo loro due, bensì che venisse sciolto tutto in modo tale da azzerare tutto. Per quanto mi riguarda essendo una creatura dell’OMS possiamo anche evitare di ricostituirla. Viviamo anche senza il NITAG.
Visto che ha appena presentato il suo ultimo libro Vent’anni di sovranismo. Dall’euro a Trump, lei è stato uno dei primi a dare battaglia in maniera argomentata e seria sulle possibili criticità della moneta unica europea. Oggi l’euro è agonizzante oppure è destinato a rimanere come moneta unica, con questo assetto, ancora a lungo?
I problemi sono sempre lì sul tavolo. Adesso stanno colpendo altri paesi e in questo momento forse qualcuno si sta rendendo conto che le regole valgono per qualcuno e non per gli altri. La Francia si presenterà con il deficit del 6%. Se lo facessimo noi significa che avremmo in questa legge di bilancio novanta miliardi da spendere.
Capite che con tutti quei soldi farei le strade d’oro! A loro viene concesso e a noi no. E forse altre cose si svegliano così e fanno aprire qualche occhio. Tipo non ci sono i soldi per la sanità, ma per le armi sì. Sono tutte cose che noi avevamo evidenziato ai tempi della critica all’Euro, ma adesso forse qualcuno si sveglierà.
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L’UE come è strutturata adesso può cambiare in favore dei popoli e abbracciare una politica in favore di Stati più sovrani oppure occorrerebbe rifondarla?
Più passa il tempo e più si rende conto di essere uno dei più grossi fallimenti della storia economica e politica. Peggiora, perché si sta arroccando sulle sue posizioni e ha paura di essere scalzata definitivamente e quindi appare un po’ come gli ultimi giorni dei regimi dittatoriali, quando si rinchiudono dentro nei bunker credendo di poter fare qualsiasi cosa. Sono momenti pericolosi perché a quel punto possono rischiare tutto e ci sono dei leader che palesemente tifano per la guerra pensando così di salvarsi dal punto di vista politico. La Von der Leyen probabilmente è analogamente su questo tipo di impostazione, c’è un pericolo molto grande, ma bisogna stare attenti e noi vigiliamo.
Prima a mo’ di battuta ha parlato di scioperi e flottilla pro-Palestina. Senza entrare nel merito della questione israelo-palestinese, mi sovviene una domanda. La protesta contro il green pass non è stata supportata da nessun partito politico importante. Questa protesta invece è stata abbracciata dalla politica che conta e ha organizzato manifestazioni e scioperi in maniera capillare. Per le proteste in era pandemica nessuno dei grandi partiti è sceso in piazza al fianco di chi protestava per non sottostare a dei diktat restrittivi quali la perdita del lavoro o l’obbligo vaccinale.
È palese a tutti che c’è manifestazione e manifestazione, c’è raduno e raduno. A Pontida si trovano decine di migliaia di persone, ma non esistono, oppure si vanno a cercare i due con l’elmo per buttare tutto in burletta. Se c’è la festa dell’Unità dove ci sono dodici persone nelle prime file a sentire – che probabilmente sono gli stessi organizzatori – a sentire cosa dice Bersani, improvvisamente leggiamo titoloni sui giornali di acclamazione e ogni parola del discorso soppesata e discussa.
È così purtroppo. Noi abbiamo ceduto il controllo dell’informazione e prima che lo riprenderemo sarà molto lunga e non so se neanche se ce la faremo, perché non abbiamo neanche la cultura. Noi credo che ci vergogneremmo a fare quello che fanno loro e invece loro non si vergognano per niente e quindi dobbiamo andare avanti così. L’unica cosa che mi incoraggia è che la gente lo sa.
Quando vede una propaganda smaccata gli girano i coglioni. Oggi ad esempio se uno doveva andare al lavoro e si è trovato impossibilitato per lo sciopero della flottilla probabilmente la causa palestinese, pur magari meriterebbe attenzione, diventa un po’ meno importante.
Francesco Rondolini
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Immagine di GeoFede88 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine modificata
Politica
Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU
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Gender
Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»
Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.
La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.
Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.
«Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».
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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.
Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.
L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.
La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.
Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.
«Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».
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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.
In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.
Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».
La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere
Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.
La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».
“Hey Lindsey, why don’t you just admit that you’re gay, and then people won’t blackmail you anymore?”
– Patrick Howley @HowleyReporter to Lindsey Graham pic.twitter.com/sVs8nqd0xs— Molly Ploofkins (@Mollyploofkins) January 29, 2026
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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.
L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».
La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».
Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.
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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.
L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.
Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.
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Politica
Trump si inserisce nella cerimonia di premiazione dei Mondiali. Poi subisce pre lui la maleducazione degli argentini
🚨🇺🇸 WATCH: The moment Gianni Infantino moves President Trump out of the way as Spain lift the World Cup trophy pic.twitter.com/I5Ha0mUwfV
— Politics Global (@PolitlcsGlobal) July 19, 2026
🟥 As expected… Trump refused to get out of the frame when Spain did the traditional World Cup Trophy lift.
FIFA President Gianni Infantino had to literally run over and attempt to physically drag him away, so that the Spanish Champions could have their special moment. What… pic.twitter.com/nbG0NH4I2D — Fun Tom 🇨🇦 💂 (@funtomvids) July 19, 2026
I am in tears. After President Trump PERSONALLY gives the World Cup Trophy to Spain, the Captain and team want Trump to Celebrate with them 🙏
Liberals do NOT want you to see this ❤️ pic.twitter.com/5MENeQPEzM — MAGA Voice (@MAGAVoice) July 19, 2026
Spain players doing the Trump Dance as he presents the FIFA World Cup trophy.
The world loves our president. We are blessed. pic.twitter.com/00trz6Q9fY — Robert Burns (@RobertBurns82) July 19, 2026
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VIDEO | Two Argentine players, Lisandro Martínez and Cristian Romero, refused to shake hands with US President Donald Trump during the silver medal ceremony after Argentina’s 1-0 defeat to Spain in the World Cup final.
Martínez avoided shaking hands with both Trump and FIFA… pic.twitter.com/yrv1cDg0o4 — The Cradle (@TheCradleMedia) July 20, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, a Buenos Aires vi sono stati scontri tra tifosi e forze dell’ordine: nemmeno i supporter riescono, come adulti, ad accettare la sconfitta. In un Paese serio le proteste della popolazione dovrebbero essere contro il comportamento indegno dei suoi giocatori.Messi barely acknowledged Trump. pic.twitter.com/mQi6KFv1S8
— Don Van Natta Jr. (@DVNJr) July 19, 2026
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