COVID-19, l’Africa ha più vicepresidenti che respiratori

 

 

Il Sud Sudan, una nazione di 11 milioni di persone, ha più vicepresidenti (cinque) che respiratori (quattro).

 

La Repubblica Centrafricana ha tre ventilatori per i suoi cinque milioni di persone.

 

In Liberia ci sono sei macchine funzionanti – e una di queste si trova dietro le porte dell’Ambasciata degli Stati Uniti.In tutto, meno di 2.000 respiratori funzionanti devono servire centinaia di milioni di persone negli ospedali pubblici in 41 paesi africani, afferma l’Organizzazione mondiale della sanità, rispetto a oltre 170.000 negli Stati Uniti.

 

Il Sud Sudan, una nazione di 11 milioni di persone, ha più vicepresidenti (cinque) che respiratori (quattro)

Dieci Paesi in Africa non ne hanno affatto.

 

Tra i nodi portati al pettine dal COVID-19 c’è sicuramente anche l’immensa inadeguatezza dell’Africa, che pare non avere in alcun modo le strutture necessarie per resistere all’urto del virus.

 

«Le lacune sono così radicate che molti esperti sono preoccupati per la carenza cronica di forniture di base molto più necessarie per rallentare la diffusione della malattia e curare i malati nel continente – cose come maschere, ossigeno e, ancor più fondamentalmente, acqua e sapone» scrive il New York Times in una sua inchiesta.

 

«Le lacune sono così radicate che molti esperti sono preoccupati per la carenza cronica di forniture di base molto più necessarie per rallentare la diffusione della malattia e curare i malati nel continente – cose come maschere, ossigeno e, ancor più fondamentalmente, acqua e sapone»

Il giornale americano arriva a capirlo: prima di parlare di respiratori – che mancano anche in Italia, visto che è stata praticamente smantellata la produzione nazionale – c’è da rendersi conto che il Continente nero non ha nemmeno l’acqua e il sapone per lavarsi. Due elementi, peraltro, noti per essere in grado di difendere l’organismo dal Coronavirus.

 

Acqua corrente pulita e sapone scarseggiano così tanto che solo il 15% degli africani sub-sahariani ha avuto accesso alle strutture di base per il lavaggio delle mani nel 2015, secondo le Nazioni Unite.

 

In Liberia, è ancora peggio: nel 2017 il 97% delle case non aveva acqua pulita e sapone, afferma l’ONU.

 

Acqua corrente pulita e sapone scarseggiano così tanto che solo il 15% degli africani sub-sahariani ha avuto accesso alle strutture di base per il lavaggio delle mani nel 2015, secondo le Nazioni Unite.

Sebbene a causa dei test limitati sia impossibile conoscere la vera portata delle infezioni nel continente, diversi Paesi africani segnalano epidemie in crescita.Un’istantanea della situazione di venerdì ha mostrato che i casi della Guinea raddoppiavano ogni sei giorni; Ghana, ogni nove.

 

Il Sudafrica ha avuto più di 2.600 casi; Il Camerun, quasi 1.000. Naturalmente, ci sono anche grandi disparità tra i 55 paesi dell’Africa.

 

I ventilatori sono molto più abbondanti in Sudafrica, che ha una grande economia e un’infrastruttura sanitaria relativamente forte, rispetto al Burkina Faso, uno dei primi paesi dell’Africa occidentale ad essere colpito dal coronavirus. Alla fine contava 11 respiratori per 20 milioni di persone. E non tutti i paesi africani vogliono sapere quanti pochi respiratoir hanno.

Ottenere più respiratori nei Paesi africani non è sufficiente. Per il funzionamento delle macchine sono necessari anche personale medico addestrato, nonché una fornitura elettrica affidabile e forniture di ossigeno

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la scorsa settimana che c’erano meno di 5.000 letti di terapia intensiva in 43 dei 55 paesi dell’Africa, pari a circa cinque letti per milione di persone, rispetto a circa 4.000 letti per milione in Europa. Ma i numeri in Africa sono così poco chiari.

 

Jack Ma, il miliardario cinese, afferma di volare donare 500 respiratori al continente. Sulla sua piattaforma di ecommerce, il colosso Alibaba, fino a poco tempo fa era possibile comprare respiratori e piccoli kit per una terapia intensiva domestica.

 

Tuttavia, ottenere più respiratori nei Paesi africani non è sufficiente. Per il funzionamento delle macchine sono necessari anche personale medico addestrato, nonché una fornitura elettrica affidabile e forniture di ossigeno. Sono cose date per scontate nella maggior parte degli ospedali europei e americani, ma sono spesso assenti nelle strutture sanitarie del continente africano.

 

L’Africa non è pronta al Coronavirus come non lo era per l’AIDS Sul contagio da HIV, in ispecie riguardo agli immigrati che giunti in massa, vi è un silenzio di media e autorità politico-sanitarie

La prospettiva di una pandemia devastante ha portato molti governi africani a prendere serie misure. Alcuni hanno imposto il coprifuoco e le restrizioni di viaggio quando sono state confermate solo poche decine di casi nei loro paesi.Tuttavia la popolazione africana non sembra aver sempre preso seriamente la situazione. Abbiamo avuto testimonianza video di una festa massiva in strada, in Sud Africa, alla vigilia del coprifuoco.

 

 

 

Dallo Zambia ci è arrivata una testimonianza bizzarra: una ragazza di diciannove, risultata positiva al tampone, si è suicidata. È stata conteggiata tra le 4 vittime del Coronavirus del Paese.

 

Una buona dose di bizzarrie africane le abbiamo viste anche ad altri latitudini. Il virologo televisivo Galli ha ipotizzato, non si sa su quali basi, un’immunità genetica degli africani nei confroni del COVID-19.

 

Due dottori cinesi malati di Coronavirus sono diventati invece neri – cioè con la pelle completamente pigmentata; non si sa se sia l’effetto dei farmaci, ma si tratta molto probabilmente di una fake news.

 

Una politica di sovranità biologica passa soprattutto per la capacità di stabilire confini per virus ed infezioni

L’Africa non è pronta al Coronavirus come non lo era per l’AIDS, che in alcune zone del Continente raggiunge percentuali vertiginose. Sul contagio da HIV, in ispecie riguardo agli immigrati che giunti in massa, vi è un silenzio di media e autorità politico-sanitarie ancora più bizzarro delle stranezze sopra descritte. E pericoloso.

 

Una politica di sovranità biologica passa soprattutto per la capacità di stabilire confini per virus ed infezioni.