Spirito
Cinque vescovi contro i vaccini prodotti con feti abortiti
Dopo alcune imbarazzanti e semplicistiche prese di posizione da parte del mondo cattolico sul tema dell’utilizzo di vaccini prodotti con linee cellulari di feto abortito, con particolare riferimento all’attualità del vaccino anti-COVID un cardinale e quattro vescovi fra cui Mons. Athanasius Schneider tuonano contro l’utilizzo di questi farmaci, dichiarando fermamente che un cattolico non può in alcun modo partecipare, nemmeno in maniera indiretta e remota, al grande crimine contro Dio e contro l’umanità: il Male assoluto dell’aborto.
Renovatio 21 offre ai lettori la traduzione di questo importantissimo documento, che consigliamo di leggere fino alla fine. Un vero argine contro la deriva superficiale e a tratti liberale assunta da tanti ambienti in teoria intransigenti, che sono puristi nella liturgia ma incredibilmente permissivi verso ciò che in questo documento è giustamente definito come «cannibalismo bio-medico».
Il documento è precedentemente apparso sulla rivista americana Crisis.
La ricerca biomedica che sfrutta i nascituri innocenti e usa i loro corpi come «materia prima» ai fini dei vaccini sembra più simile al cannibalismo che alla medicina.
Nelle ultime settimane, agenzie di stampa e varie fonti di informazione hanno riferito che, in risposta all’emergenza COVID-19, alcuni Paesi hanno prodotto vaccini utilizzando linee cellulari di feti umani abortiti.
In altri paesi, tali vaccini sono in fase di pianificazione. Un coro crescente di ecclesiastici (conferenze episcopali, singoli vescovi e sacerdoti) ha affermato che, nel caso in cui non fosse disponibile alcun vaccino alternativo che utilizzi componenti eticamente leciti, sarebbe moralmente consentito per i cattolici ricevere vaccini prodotti con linee cellulari di bambini abortiti.
Nel caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari di feti umani abortiti, vediamo una chiara contraddizione tra la dottrina cattolica di rifiutare categoricamente, e senza ombra di dubbio, l’aborto in tutti i casi come un grave male morale che grida vendetta al cielo e la pratica di considerare i vaccini derivati da linee cellulari fetali abortite moralmente accettabili
I sostenitori di questa posizione invocano due documenti della Santa Sede: il primo, della Pontificia Accademia per la Vita, si intitola «Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti» ed è stato pubblicato il 9 giugno del 2005; la seconda, un’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede, si intitola «Dignitas Personae, su alcune questioni bioetiche», ed è stata pubblicata l’8 settembre del 2008. Entrambi questi documenti consentono l’uso di tali vaccini in casi eccezionali e per un tempo limitato, sulla base di quella che nella teologia morale viene chiamata cooperazione al male materiale, remota e passiva.
I suddetti documenti affermano che i cattolici che utilizzano tali vaccini hanno «il dovere di rendere noto il loro disaccordo e di chiedere che il loro sistema sanitario renda disponibili altri tipi di vaccini».
Nel caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari di feti umani abortiti, vediamo una chiara contraddizione tra la dottrina cattolica di rifiutare categoricamente, e senza ombra di dubbio, l’aborto in tutti i casi come un grave male morale che grida vendetta al cielo (vedi Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2268, n. 2270), e la pratica di considerare i vaccini derivati da linee cellulari fetali abortite moralmente accettabili in casi eccezionali di «urgente bisogno» – per motivi di remota, passiva, cooperazione al male materiale. Sostenere che tali vaccini possono essere moralmente leciti se non ci sono alternative è di per sé contraddittorio e non può essere accettabile per i cattolici.
Sostenere che tali vaccini possono essere moralmente leciti se non ci sono alternative è di per sé contraddittorio e non può essere accettabile per i cattolici
Si devono ricordare le seguenti parole di Papa Giovanni Paolo II sulla dignità della vita umana non nata:
«L’inviolabilità della persona, riflesso dell’assoluta inviolabilità di Dio, trova la sua prima e fondamentale espressione nell’inviolabilità della vita umana. Soprattutto, la protesta comune, che giustamente si fa a favore dei diritti umani – ad esempio, il diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla famiglia, alla cultura – è falsa e illusoria se il diritto alla vita, il più basilare diritto fondamentale e condizione per tutti gli altri diritti personali, non è difeso con la massima determinazione» (Christifideles Laici, 38).
L’uso di vaccini prodotti da cellule di bambini non nati e assassinati contraddice una «massima determinazione» a difendere la vita non ancora nata.
Giovanni Paolo II: « la protesta comune, che giustamente si fa a favore dei diritti umani – ad esempio, il diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla famiglia, alla cultura – è falsa e illusoria se il diritto alla vita, il più basilare diritto fondamentale e condizione per tutti gli altri diritti personali, non è difeso con la massima determinazione»»
Il principio teologico della cooperazione materiale è certamente valido e può essere applicato a tutta una serie di casi (ad esempio nel pagamento delle tasse, nell’uso di prodotti ricavati dal lavoro in schiavitù, e così via). Tuttavia, questo principio difficilmente può essere applicato al caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari fetali, perché coloro che consapevolmente e volontariamente ricevono tali vaccini entrano in una sorta di concatenazione, seppur molto remota, con il processo dell’industria dell’aborto.
Il crimine di aborto è così mostruoso che qualsiasi tipo di concatenazione con questo crimine, anche se molto remoto, è immorale e non può essere accettato in nessuna circostanza da un cattolico una volta che ne sia pienamente consapevole.
Chi usa questi vaccini deve rendersi conto che il suo corpo sta beneficiando dei «frutti» (sebbene passi attraverso una serie di processi chimici) di uno dei più grandi crimini dell’umanità. Qualsiasi legame con il processo di aborto, anche il più remoto e implicito, getterà un’ombra sul dovere della Chiesa di rendere ferma testimonianza della verità che l’aborto deve essere completamente rifiutato. I fini non possono mai giustificare i mezzi.
L’uso di vaccini prodotti da cellule di bambini non nati e assassinati contraddice una «massima determinazione» a difendere la vita non ancora nata
Stiamo vivendo uno dei peggiori genocidi conosciuti dall’uomo. Milioni e milioni di bambini in tutto il mondo sono stati massacrati nel grembo della madre e giorno dopo giorno questo genocidio nascosto continua attraverso l’industria dell’aborto, la ricerca biomedica e la tecnologia fetale, e la spinta dei governi e degli organismi internazionali a promuovere tali vaccini come uno degli obiettivi primari.
Adesso non è il momento per i cattolici di cedere; farlo sarebbe gravemente irresponsabile.
L’accettazione di questi vaccini da parte dei cattolici, sulla base del fatto che implicano solo una «cooperazione remota, passiva e materiale» con il male, giocherebbe nelle mani dei nemici della Chiesa e la indebolirebbe come ultima roccaforte contro il male assoluto dell’aborto.
Coloro che consapevolmente e volontariamente ricevono tali vaccini entrano in una sorta di concatenazione, seppur molto remota, con il processo dell’industria dell’aborto
Cos’altro può essere un vaccino derivato da linee cellulari fetali se non una violazione dell’Ordine di Creazione dato da Dio?
Poiché si basa su una grave violazione di questo Ordine attraverso l’omicidio di un bambino non ancora nato. Se a questo bambino non fosse stato negato il diritto alla vita, se le sue cellule (che sono state ulteriormente coltivate più volte in laboratorio) non fossero state rese disponibili per la produzione di un vaccino, non potrebbero essere commercializzate.
Il crimine di aborto è così mostruoso che qualsiasi tipo di concatenazione con questo crimine, anche se molto remoto, è immorale e non può essere accettato in nessuna circostanza da un cattolico una volta che ne sia pienamente consapevole
Abbiamo quindi qui una doppia violazione del sacro Ordine di Dio: da un lato, attraverso l’aborto stesso, e dall’altro, attraverso l’atroce attività del traffico e della commercializzazione dei resti di bambini abortiti. Tuttavia, questo doppio disprezzo per l’Ordine divino della Creazione non può mai essere giustificato, nemmeno per il motivo di preservare la salute di una persona o di una società attraverso tali vaccini.
La nostra società ha creato una religione sostitutiva: la salute è diventata il bene supremo, un dio sostituto a cui si devono offrire sacrifici – in questo caso, attraverso un vaccino basato sulla morte di un’altra vita umana.
Nell’esaminare le questioni etiche che circondano i vaccini, dobbiamo chiederci: come e perché tutto questo è diventato possibile? Non c’era davvero alternativa? Perché la tecnologia basata sull’omicidio è emersa in medicina, il cui scopo è invece portare vita e salute?
Chi usa questi vaccini deve rendersi conto che il suo corpo sta beneficiando dei «frutti» di uno dei più grandi crimini dell’umanità
La ricerca biomedica che sfrutta i nascituri innocenti e usa i loro corpi come «materia prima» ai fini dei vaccini sembra più simile al cannibalismo che alla medicina.
Dobbiamo anche considerare che, per alcuni nell’industria biomedica, le linee cellulari dei bambini non ancora nati sono un «prodotto», l’abortista e il produttore del vaccino sono il «fornitore» e i destinatari del vaccino sono i «consumatori».
Stiamo vivendo uno dei peggiori genocidi conosciuti dall’uomo. Milioni e milioni di bambini in tutto il mondo sono stati massacrati nel grembo della madre e giorno dopo giorno questo genocidio nascosto continua attraverso l’industria dell’aborto, la ricerca biomedica e la tecnologia fetale, e la spinta dei governi e degli organismi internazionali a promuovere tali vaccini come uno degli obiettivi primari.
La tecnologia basata sull’omicidio è radicata nella disperazione e finisce nella disperazione. Dobbiamo resistere al mito secondo il quale «non ci sono alternative». Al contrario, dobbiamo procedere con la speranza e la convinzione che le alternative esistono e che l’ingegno umano, con l’aiuto di Dio, le possa scoprire. Questo è l’unico modo per passare dall’oscurità alla luce e dalla morte alla vita.
Il Signore ha detto che alla fine dei tempi anche gli eletti saranno sedotti (cfr Mc 13:22). Oggi, l’intera Chiesa e tutti i fedeli cattolici devono cercare urgentemente di essere rafforzati nella dottrina e nella pratica della fede.
Nell’affrontare il male dell’aborto, i cattolici devono più che mai «astenersi da ogni apparenza di male» (1 Tessalonicesi 5:22).
La salute fisica non è un valore assoluto. L’obbedienza alla legge di Dio e la salvezza eterna delle anime devono avere il primato.
I vaccini derivati dalle cellule di bambini non nati crudelmente assassinati hanno un carattere chiaramente apocalittico e possono presagire il marchio della bestia (vedere Apocalisse 13:16).
La tecnologia basata sull’omicidio è radicata nella disperazione e finisce nella disperazione
Alcuni ecclesiastici dei nostri giorni rassicurano i fedeli affermando che ricevere un vaccino COVID-19 derivato dalle linee cellulari di un bambino abortito è moralmente lecito se non è disponibile un’alternativa. Giustificano la loro affermazione sulla base della «cooperazione materiale e remota» con il Male.
Tali affermazioni sono estremamente anti-pastorali e controproducenti, soprattutto se si considera il carattere sempre più apocalittico dell’industria dell’aborto e la natura disumana di alcune ricerche biomediche e tecnologie embrionali.
I vaccini derivati dalle cellule di bambini non nati crudelmente assassinati hanno un carattere chiaramente apocalittico e possono presagire il marchio della bestia (vedere Apocalisse 13:16)
Ora più che mai, i cattolici non possono categoricamente incoraggiare e promuovere il peccato dell’aborto, nemmeno il minimo, accettando questi vaccini. Pertanto, come Successori degli Apostoli e Pastori responsabili della salvezza eterna delle anime, riteniamo impossibile tacere e mantenere un atteggiamento ambiguo riguardo al nostro dovere di resistere con «massima determinazione» (Papa Giovanni Paolo II) contro «l’indicibile crimine dell’aborto» (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 51).
Questa dichiarazione è stata scritta su consiglio e consiglio di medici e scienziati di vari paesi. Un contributo sostanziale è arrivato anche dai laici: da nonne, nonni, padri e madri di famiglia, e dai giovani. Tutti i soggetti consultati – indipendentemente dall’età, dalla nazionalità e dalla professione – hanno respinto all’unanimità e quasi istintivamente l’idea di un vaccino derivato dalle linee cellulari dei bambini abortiti. Inoltre, hanno ritenuto debole e inadeguata la giustificazione offerta per l’utilizzo di tali vaccini (ovvero «cooperazione materiale a distanza di tanto tempo»).
Abbiamo più che mai bisogno dello spirito dei confessori e dei martiri che evitino il minimo sospetto di collaborazione con il male della loro epoca
Ciò è confortante e, allo stesso tempo, molto rivelatore: la loro unanime risposta è un’ulteriore dimostrazione della forza della ragione e del sensus fidei.
Abbiamo più che mai bisogno dello spirito dei confessori e dei martiri che evitino il minimo sospetto di collaborazione con il male della loro epoca
«Siate semplici come figli di Dio senza rimprovero in mezzo a una generazione depravata e perversa, nella quale dovete risplendere come luce nel mondo» (Fil. 2, 15)
La Parola di Dio dice: «Siate semplici come figli di Dio senza rimprovero in mezzo a una generazione depravata e perversa, nella quale dovete risplendere come luce nel mondo» (Fil. 2, 15).
12 dicembre 2020, Memoria della Beata Vergine Maria di Guadalupe
Cardinale Janis Pujats, arcivescovo metropolita emerito di Riga
+ Tomash Peta, arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana
+ Jan Pawel Lenga, arcivescovo / vescovo emerito di Karaganda
+ Joseph E. Strickland, Vescovo di Tyler (USA)
+ Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana
Spirito
L’Opus Dei incontra Papa Leone XIV
Il 16 febbraio 2026, il Papa ha ricevuto in udienza il superiore della prelatura personale dell’Opus Dei, monsignor Fernando Ocáriz. Al centro di questo cruciale scambio: la spinosa questione della revisione degli statuti dell’istituzione e le controversie legali che scuotono la prelatura in America Latina.
Nelle silenziose sale del Palazzo Apostolico, l’attenzione è rivolta al chiarimento. Monsignor Fernando Ocariz, accompagnato dal suo vicario ausiliare, Monsignor Mariano Fazio, ha incontrato il Santo Padre per discutere della situazione della Compagnia di Gesù, in vista del suo centenario. Sebbene il Vaticano abbia descritto il clima come di «grande fiducia», le questioni sul tavolo rimangono complesse.
Statuti in preparazione
Il compito più simbolico rimane quello degli statuti. Dalla pubblicazione dei documenti papali volti a riformare la struttura della prelatura personale, l’Opus Dei sta attraversando un’importante transizione giuridica. La posta in gioco è alta: ridefinire il rapporto tra il clero e i laici dell’organizzazione, cercando al contempo di preservare la visione del fondatore.
Durante l’udienza concessa all’arcivescovo Ocariz, Papa Leone XIV ha attenuato le aspettative di una risoluzione immediata. Il processo di revisione rimane nella «fase di studio». Secondo le informazioni pubblicate dall’agenzia di stampa Zenit, non è stata ancora fissata una data di pubblicazione.
Questo ritardo suggerisce la volontà della Curia romana di valutare attentamente ogni parola, per garantire che il nuovo statuto sia in perfetta conformità con il diritto canonico moderno, calmando al contempo le tensioni interne derivanti da questo cambiamento di status deciso dal defunto papa Francesco.
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La questione scottante dell’Argentina
Oltre alle questioni amministrative, il vescovo Ocáriz ha potuto stabilire un contatto con il nuovo papa e presentare la posizione dell’istituzione sulle «controversie specifiche» che attualmente affliggono l’Argentina. Da diversi anni, la prelatura si trova a dover affrontare lamentele da parte di ex numerari ausiliari in merito alle loro passate condizioni di lavoro e di assistenza sociale.
Per il superiore dell’Opera si tratta di dimostrare che l’istituzione agisce con trasparenza e giustizia, mentre l’immagine dell’Opus Dei è regolarmente messa alla prova da queste controversie mediatiche.
Uno sguardo verso Sud
Infine, l’incontro ha permesso di delineare una geografia della fede contrastante. Il pontefice e il suo visitatore hanno affrontato il tema delle vocazioni, notando un divario sempre più netto tra il Vecchio Continente e il resto del mondo. Mentre l’Europa sembra perdere slancio, l’Africa sta emergendo come nuovo motore di crescita per l’istituzione.
Prima di congedarsi , il vescovo Ocáriz ha presentato due libri a papa Leone XIV, tra cui un resoconto dell’avventura evangelizzatrice nelle Ande peruviane – il nuovo papa ha nazionalità peruviana – ricordando che, nonostante i tumulti romani, il lavoro sul campo rimane la priorità dell’organizzazione.
Un modo per ristabilire il dialogo al più alto livello, quando il legame con l’istituto fondato dal vescovo Josemaría Escrivá de Balaguer si era incrinato sotto il pontificato precedente.
Resta tuttavia da chiedersi se la particolare e unica natura ecclesiastica dell’Opus Dei verrà preservata nella revisione delle costituzioni. Non sembra una cosa scontata.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Spirito
Mons. Strickland esorta a pregare per Leone e la FSSPX in mezzo alla disputa sulle consacrazioni
Dichiarazione del 23 febbraio 2026.
L’attuale situazione che coinvolge la Fraternità San Pio X (FSSPX) ha nuovamente messo in luce una dolorosa e radicata tensione nella vita della Chiesa. Negli anni successivi al Concilio Vaticano II, l’arcivescovo Marcel Lefebvre riteneva che gli elementi fondanti della vita cattolica – la formazione sacerdotale tradizionale, una chiara teologia sacramentale e l’antica liturgia romana – venissero accantonati a un ritmo e in un modo che mettevano a repentaglio la stabilità spirituale di innumerevoli anime. Che si condividano o meno tutte le sue decisioni, è storicamente innegabile che la liturgia tradizionale e la formazione sacerdotale siano state preservate in gran parte perché lui e altri non erano disposti a lasciarle scomparire del tutto. Molti fedeli riconoscono questa realtà. Riconoscono anche che le tensioni del 1988 non sono sorte dal nulla. Sono sorte in un contesto di diffusa confusione dottrinale, sperimentazione liturgica e instabilità pastorale – ferite che, per molti versi, non sono ancora del tutto guarite.Sostieni Renovatio 21
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Spirito
Lettera aperta al cardinale Sarah sulla FSSPX e le consacrazioni
Renovatio 21 pubblica la traduzione della lettera aperta scritta dal direttore di LifeSiteNews, divenuto negli anni fondamentale sito di informazione cattolica per il mondo, John-Henry Westen al cardinale guineano Robert Sarah. Il porporato guineano, voce autorevole della tradizione nella Chiesa, ha pubblicato un appassionato saggio sul quotidiano francese Le Journal du Dimanche intitolato «Prima che sia troppo tardi!», che interveniva direttamente contro l’annuncio della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) di ordinazioni episcopali senza mandato papale. Il cardinale Sarah definisce questo una grave minaccia all’unità della Chiesa, esortando alla fedeltà al papa come successore di Pietro. Tra le sue parole più forti: «Non si può pretendere di disobbedire alla Chiesa per salvarla. La disobbedienza al Papa non può essere la via ordinaria di salvezza per le anime». E ancora più esplicitamente: «È attraverso l’obbedienza che Cristo ha salvato il mondo. Non è con la ribellione che salveremo la Chiesa».
Mio caro Cardinale Sarah,
Così come hai iniziato il tuo saggio con una citazione dalla Sacra Scrittura, così inizio questa lettera aperta con un brano della lettera di San Paolo ai Galati:
«Mi meraviglio che così in fretta passiate da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo a un altro vangelo. Non che ce ne sia un altro, ma ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma anche se noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto ora: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema».
Ho letto il suo recente saggio su Le Journal du Dimanche con interesse e, devo confessare, con grande dolore. Lei invoca l’unità nella Chiesa, invocando la roccia di Pietro e la necessità dell’obbedienza al successore di Pietro. Mette in guardia contro le ordinazioni episcopali pianificate dalla FSSPX senza mandato, etichettandole come una disobbedienza che mette a rischio le anime. Ma, Eminenza, leggendo le sue parole, tutto ciò a cui riuscivo a pensare era: «Dove sei stato?». Ero così felice di sentire finalmente da lei della crisi nella Chiesa, ma lei ha intenzionalmente fatto riferimento ai sintomi e ha ignorato la causa dolorosamente ovvia del cancro che divora la Chiesa.
Dove era in questi ultimi nove mesi, mentre la Chiesa è stata avvolta dalle fiamme sotto il regno di papa Leone? L’intero edificio sembra bruciare, e il suosilenzio è stato la cosa più rumorosa sulla terra. Indossate il rosso del martirio, simbolo della volontà di versare il sangue per la fede. Eppure, a causa dei gravi pericoli che i fedeli affrontano oggi, voi e i suoiconfratelli cardinali siete stati vistosamente assenti.
Papa Leone, come il suo predecessore, ha accolto a braccia aperte padre James Martin, SJ, elevando una voce che distorce l’insegnamento cattolico sulla sessualità e promuove ideologie contrarie alla Scrittura e alla Tradizione. Leone ha permesso il pellegrinaggio LGBT nella stessa Basilica di San Pietro, descritta da un coraggioso vescovo e da molti fedeli come l’abominio della desolazione che entra nel Luogo Santo, riecheggiando gli ammonimenti di Daniele e di Nostro Signore in Matteo 24.
E non dimentichiamo la dichiarazione di Leone secondo cui se non sei contro la pena di morte, non sei veramente pro-life: un attacco diretto al movimento pro-life e a secoli di magistero di papi e dottori della Chiesa che hanno sostenuto la pena capitale come giusta in linea di principio, quando necessaria per il bene comune.
L’elenco delle raccapriccianti nomine di vescovi, la concessione al Partito Comunista anticattolico in Cina di nominare vescovi sotto i Papi Francesco e Leone XIII stanno cambiando il volto della Chiesa del futuro. Dov’era la sua voce, Cardinale? Perché nessuna protesta pubblica contro questi oltraggi che mettono in pericolo le anime molto più di qualsiasi consacrazione della FSSPX?
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Il suo saggio parla con eloquenza di difesa della Tradizione, ma la sua prolungata inazione la dice lunga, lasciando i fedeli a chiedersi se la sua preoccupazione principale sia un calcolo politico. Lei e i suoi colleghi cardinali state cercando di ottenere il favore di Leone per promuovere alcuni programmi specifici?
Lei condanna la disobbedienza della FSSPX come una via di perdizione, ma posso dirle senza riserve che i fedeli sono profondamente grati – anzi, felicissimi – che la FSSPX non abbia obbedito durante la crisi del COVID, quando Francesco ha dato l’esempio della sospensione senza precedenti del Santo Sacrificio della Messa in tutto il mondo.
Le diocesi hanno obbedito in massa, chiudendo le chiese, negando l’Eucaristia ai laici e persino negando l’estrema unzione ai morenti nel momento del loro massimo bisogno. La FSSPX, tuttavia, ha mantenuto viva la Messa, preservando l’accesso alla grazia e alla Presenza Reale quando era più urgentemente necessario.
Non era forse questa la vera obbedienza a Cristo stesso, che privilegiava la legge suprema della salus animarum – la salvezza delle anime – rispetto alla cieca sottomissione ai vescovi che ordinavano di privare i fedeli del Santo Sacrificio, cosa che presumibilmente contraddiceva la legge divina? La storia li giustifica: innumerevoli fedeli furono sostenuti spiritualmente grazie al loro coraggio. Perché condannarli ora per le consacrazioni, quando la loro passata «disobbedienza» ha impedito la disperazione diffusa e persino l’apostasia tra il gregge?
Ora predica l’obbedienza, ma devo chiederle: dov’è la suaobbedienza a Francesco e al suo magistero, ora promosso da Leone? Esorta a una fedeltà incrollabile al Papa, eppure hai personalmente benedetto le coppie omosessuali come esplicitamente incoraggia la Fiducia Supplicans ? Se l’obbedienza è il cuore stesso della fede, come affermi con tanta passione, perché questa tua esitazione? Non dovremmo abbracciare lo spirito della legge piuttosto che limitarci a osservare con parsimonia la lettera? Lo spirito della Fiducia Supplicans è ampiamente dimostrato sia da Francesco che da Leone con il loro sostegno a James Martin, SJ e alla sua adesione all’omosessualità.
Eminenza, accetti pienamente i cambiamenti radicali sostenuti e imposti da Leone XIII? Crede, come insegna il Catechismo rivisto sotto Francesco, che «la pena di morte sia inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona”» Ciò contraddice apertamente la testimonianza della Sacra Scrittura, di San Tommaso d’Aquino, di Papa Pio XII e dell’ininterrotta tradizione che ne ha affermato la legittimità.
Sostiene ora che le coppie divorziate e risposate, senza annullamento del matrimonio o impegno di continenza, possano in alcune circostanze essere ammesse alla Santa Comunione, come Amoris Laetitia e gli Acta Apostolicae Sedis proclamano come magistero ufficiale? Si tratta di rotture con l’insegnamento infallibile precedente che seminano confusione e scandalo.
Afferma che il Novus Ordo è l’unica espressione legittima del Rito Romano, approvando le severe restrizioni alla Messa latina decretate nella Traditionis Custodes , il successivo rescritto, e rigorosamente applicate sotto Leone XIII? La Messa delle Ere dei santi e dei martiri viene sistematicamente soppressa. È d’accordo?
Se l’obbedienza esige l’acquiescenza a tutto questo, come lo conciliate con il vostro amore professato per la liturgia autentica e il deposito della fede?
Infine, caro Cardinale Sarah, dobbiamo affrontare una possibilità dolorosa ma inevitabile, che riecheggia nella storia della Chiesa con i suoi circa 30 antipapi documentati che hanno rivendicato illegittimamente il trono e hanno sviato le anime. E se Francesco e Leone fossero figure di questo tipo, antipapi le cui elezioni o azioni rendono nulla la loro autorità? I loro pontificati sono stati caratterizzati dall’accoglienza di noti dissidenti come Padre Martin, dal permesso a ciò che la Scrittura condanna come abominio di entrare nel Luogo Santo, dall’inversione degli insegnamenti fondamentali pro-life e dallo smantellamento dell’antico rito della Messa.
Antipapi come Clemente VII durante lo Scisma d’Occidente o Benedetto XIII seminarono una confusione simile attraverso affermazioni invalide, inclinazioni eretiche o incapacità di mantenere integra la fede, costringendo i fedeli a discernere la vera autorità attraverso la preghiera, la ragione e l’adesione alla verità perenne. Se i regni di Francesco e Leone rispecchiano questi precedenti storici – forse a causa di irregolarità nelle loro elezioni o di manifesti allontanamenti dall’ortodossia – allora l’obbedienza a loro non è fedeltà a Pietro, ma inconsapevole complicità nell’errore. Le porte dell’inferno non prevarranno contro la Chiesa, come promette Cristo, ma dobbiamo mettere alla prova gli spiriti, come esorta l’amato apostolo in 1 Giovanni 4:1, e aggrapparci al magistero immutabile.
Prima che sia troppo tardi, come tu stesso avverti, vuoi considerare questa possibilità? La vera unità non è la cieca fedeltà a un uomo, ma la comunione con Cristo e con le verità immutabili che Egli ha affidato alla Sua Sposa, la Chiesa.
Vi chiedo, caro Cardinale Sarah, di pregare per me, peccatore, e di perdonare la mia impertinenza nel rispondere con tanto vigore. Come padre di otto figli, per lo più ventenni, che hanno vissuto tutta la loro vita adulta sotto due pontificati disastrosi, vi prego di comprendere. Questi due uomini – Francesco e Leone – hanno danneggiato la fede dei miei piccoli (Mt 18,6). E ho a cuore la sua anima e anche quella dei suoi fratelli cardinali, poiché con il suo silenzio state favorendo e favorendo questa confusione dei piccoli.
Prego per lei, caro Cardinale Sarah, per i tuoi fedeli confratelli e per tutta la Chiesa in questo tempo di battaglia decisiva tra Nostro Signore e il regno di Satana. Per intercessione della Beata Vergine, Dio ci conceda a tutti chiarezza, coraggio e la grazia di difendere la fede senza compromessi.
In Cristo e nella sua amata Madre,
John-Henry Westen
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