Spirito
Sacerdote della Messa in latino blocca e immobilizza un sospetto ladro d’auto fino all’arrivo della polizia
Un sacerdote cattolico tradizionalista dell’arcidiocesi di Detroit è stato elogiato per essere intervenuto lunedì sera per fermare un sospetto che si stava dando alla fuga dopo un presunto incidente con omissione di soccorso. Lo riporta LifeSite.
Il canonico Jean-Baptiste Commins, originario della Francia e parroco del Santuario di San Giuseppe, apostolato dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote (ICRSS), si trovava nel parcheggio della chiesa quando udì stridore di pneumatici e un forte schianto. Dopo aver indagato, don Commins si è reso contoconto che un incidente automobilistico era avvenuto all’angolo tra Saint Aubin e Antietam.
Quando uno dei sospettati ha iniziato a correre verso di lui, una donna ha gridato a qualcuno di fermarlo. In quel momento, l’istinto ha preso il sopravvento, ha raccontato don Commins a LSN. «Non ci ho pensato due volte. È stato istinto», ha detto. «E bisognava farlo in fretta e in modo efficiente».
Too many priests were scared of their own shadows during COVID. This priest chases down a carjacker and subdues him for police.
More of the latter, please God. pic.twitter.com/JVE8jLWG77
— Eric Sammons (@EricRSammons) June 3, 2026
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Don Commins è intervenuto prontamente, bloccando il sospetto diciottenne che stava fuggendo dall’auto, che la polizia di Detroit riteneva rubata. Mentre lottava per immobilizzare il sospetto, Commins ha esortato un membro della chiesa a chiamare la polizia. «È successo tutto così in fretta», ha detto don Commins. «Al liceo ho praticato molto kickboxing francese, la savate. Quindi non era niente di nuovo, sapevo cosa stavo facendo. Sono grato che non avesse una pistola o un coltello».
Una volta arrivata la polizia e arrestato il sospettato, l’attenzione di don Commins si è rivolta alla vittima dell’incidente, che inizialmente aveva creduto fosse rimasta ferita. «Una volta ammanettato, sono tornato dalla vittima per assicurarmi che stesse bene. Volevo accertarmi che non fosse necessario un’estrema unzione».
Dopo aver appurato che la donna godeva di buona salute, Commins è tornato in canonica, ha recitato l’Ufficio Divino e ha consumato un pasto con la sua comunità parrocchiale, ha dichiarato al canale TV locale Fox 2 Detroit. «Un giorno come tanti altri a Detroit», ha scherzato il prete.
La chiesa di Commins, il Santuario di San Giuseppe, è una delle poche parrocchie rimaste nell’Arcidiocesi di Detroit a celebrare quotidianamente la Messa in latino. Il Santuario ha registrato un notevole aumento del numero di parrocchiani, battesimi e matrimoni durante il mandato di don Commins. Attualmente, il Santuario è oggetto di un progetto di restauro da 3,2 milioni di dollari, volto a preservare e riparare l’edificio ultracentenario.
Il canonico Commins ha affermato di sperare che la storia incoraggi le persone, soprattutto le donne, ad allenarsi nelle tecniche di autodifesa di base, sottolineando che questo tipo di situazione potrebbe capitare a chiunque.
«Non ho fatto nulla di eccezionale», ha affermato. «Ho semplicemente fatto ciò che la mia coscienza e la mia buona educazione cattolica mi suggerivano naturalmente e istintivamente: difendere il bene comune, allontanare qualsiasi minaccia per me stesso o per gli altri e prestare soccorso ai feriti».
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Immagine di don Commins da LifeSiteNews.
Spirito
La Marcia di San Pio X, inno della FSSPX
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Ambiente
Documento sui «cambiamenti climatici»: «l’Eucarestia come scuola ecologica»
Un ampio documento diffuso dalla Commissione Teologica Internazionale, dal titolo «Prendersi cura della nostra Casa comune – Una risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario», definisce il Santo Sacrificio della Messa una «scuola ecologica».
All’interno del testo, datato 2 settembre e incentrato sulle tematiche ambientali, sulla «conversione ecologica» e sul cosiddetto «cambiamenti climatici», la Commissione Teologica riserva un intero paragrafo — il numero 108 del Capitolo 2 — alla descrizione della Messa e della Santa Eucaristia come «scuola ecologica». Pur riconoscendo, in questo passaggio, che il fine ultimo della Messa resta la glorificazione di Dio, il documento sembra ridimensionarne il significato, presentando la Messa e il Santissimo Sacramento soprattutto come strumenti per «prendersi cura del creato».
Il documento scrive: «Dall’Eucaristia si sprigiona una spiritualità capace di sostenere e incoraggiare la conversione ecologica che abbiamo così urgentemente bisogno di intraprendere come famiglia umana (cf. LS 236). In essa riconosciamo nella natura i doni di Dio. L’intelligenza si apre alla diafanità di Dio nella creazione. La natura rivela la sua intrinseca dimensione epifanica».
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Il testo prosegue: «L’Eucaristia è banchetto di comunione, tavola comune da condividere. Per questo edifica la comunità. Non è possibile celebrare l’Eucaristia e non preoccuparsi dei poveri».
Al punto 99 del documento vi è un attacco preciso all’antropocentrismo, definito predatorio: «Senz’altro l’antropocentrismo predatorio, che considera l’umanità come padrona assoluta di tutto il creato, con ius utendi et abutendi, deve essere chiaramente rifiutato dai cristiani». Non è chiarissimo a cosa si stia riferendo il testo vaticano, che prova a spiegare: «seguendo la logica immanente che lo anima, l’antropocentrismo predatorio porta con sé una dinamica di violenza e sfruttamento, poiché non è regolato dal rispetto per l’altro (la natura) né per gli altri (il prossimo) né per l’Altro (Dio Creatore), finendo per sfigurare l’immagine di Dio impressa nell’essere umano ed espressa nelle relazioni in cui vive, imprigionandolo nella tristezza di una coscienza isolata (EG 2). Si saccheggiano e si sacrificano vite, e con esse il futuro di molte altre vite, a partire dalla soddisfazione indiscriminata del proprio egoismo autocentrato».
Viene proposta tuttavia una soluzione di sapore intellettualoide. Contro l’antropocentrismo predatorio, «Papa Francesco ha proposto la formula dell’«antropocentrismo situato» per descrivere il modo in cui l’umanità si relaziona con il resto del creato secondo il disegno di Dio (LD 67); aspetto ripreso da Papa Leone XIV».
Fin dai primi mesi del proprio pontificato, Papa Leone XIV ha più volte ribadito l’importanza delle questioni ambientali, arrivando ad autorizzare, a pochi mesi dall’elezione, la celebrazione della «Messa per la cura del creato». In occasione della prima Messa dedicata a questo tema, Leone XIV dichiarò che «il mondo sta bruciando», sottolineando quella che a suo giudizio rappresenta la necessità di una «conversione» per quanti non avvertono ancora «l’urgenza di prendersi cura della nostra casa comune».
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Non era poi mancato il momento ultra-cringe dove, dinanzi a funzionari transnazionali, Arnoldo Schwarzenegger e hawaiani cantanti a caso, il romano pontefice aveva benedetto un blocco di ghiaccio della Groenlandia, che immaginiamo sia arrivato in Italia, in bicicletta, o su un tappeto volante offerto dal dialogo interreligioso.
Il papato precedente si era distinto per l’ecologismo parosisstico diffuso senza requie al pari dell’immigrazionismo più vile. Renovatio 21 aveva definito l’agenda bergogliana «eco-maoismo», con sessioni di indottrinamento ecofascista su bimbi piccoli da tutto il mondo condotte dallo stesso pontefice gesuita in Aula Paolo VI.
Si arrivò alla bizzarria di veder citata nella Laudate Deum pensatrice ecofemminista (e ciber-genderista) Donna Haraway, che parlava del futuro come dello Cthulhucene, un’era di morte devastata da veri mostri, dove dissolvere la famiglia e coltivare i rapporti con gli animali.
L’ecomania vaticana, con evidenza, non è morta col l’argentino. In questi giorni Leone ha inaugurato il secondo «Tempo del Creato» del proprio pontificato, celebrando una nuova Messa dedicata alla «Cura del Creato».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Il sito dei vescovi tedeschi diffonde l’idea per cui Cristo beveva e perdeva il controllo
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