Geopolitica
Trump afferma che Stati Uniti e Iran stanno avendo colloqui «amichevoli»
Gli Stati Uniti e l’Iran sono impegnati in negoziati «molto amichevoli», ha affermato il presidente americano Donald Trump, avvertendo che potrebbe ordinare un ritorno alle ostilità se la diplomazia fallisse.
L’Iran, dal canto suo, ha negato di aver avuto colloqui diretti con gli Stati Uniti, ma ha confermato di essersi consultato con l’Oman, che spesso ha svolto il ruolo di mediatore tra i due Paesi.
Trump ha rilasciato queste dichiarazioni lunedì, dicendo ai giornalisti: «Penso che ci siano buone probabilità che qualcosa possa accadere, e se succederà, bene, altrimenti torneremo a fare quello che facevamo due giorni fa».
Parlando a un comizio elettorale in Michigan più tardi lo stesso giorno, Trump ha anche osservato, riferendosi all’Iran: «Non si possono corrompere. Bisogna sconfiggerli, e noi li sconfiggeremo senza pietà… In questo momento sono in corso negoziati molto amichevoli».
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Separatamente, ha confermato ad Axios di aver sospeso gli attacchi contro l’Iran per dare una possibilità alla diplomazia, aggiungendo che se i «colloqui approfonditi» non porteranno a risultati, «torneremo ad azioni militari molto decise».
Secondo quanto riportato, i colloqui vertono su un nuovo accordo per la riapertura dello Stretto di Ormuzzo e sulla ripresa dei negoziati per un accordo nucleare più ampio. A quanto pare, si stanno svolgendo principalmente tra Iran e Oman, con il coinvolgimento anche di Qatar, Pakistan ed Egitto, oltre agli inviati di Trump Steve Witkoff e Jared Kushner.
Tuttavia il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha respinto le dichiarazioni di Trump, affermando che Teheran al momento non ha in corso negoziati con Washington e che le notizie relative a una sua richiesta di colloqui erano mere speculazioni, sottolineando che l’unico dialogo in corso è quello con l’Oman in merito agli accordi per lo stretto, aggiungendo tuttavia che l’Iran «non ha mai esitato a utilizzare strumenti diplomatici per proteggere i nostri interessi nazionali».
Interrogato sulle condizioni a cui Iran e Stati Uniti potrebbero intavolare un dialogo diretto, Baghaei ha osservato che Washington deve prima «dimostrare un comportamento più responsabile», accusandola di essersi comportata «come una banda mafiosa» negli ultimi uno o due anni, ignorando il diritto internazionale.
«Finché questo comportamento persisterà, non potremo sperare di creare un clima pubblico favorevole», ha sottolineato.
Le dichiarazioni sono giunte dopo che il New York Times e il Wall Street Journal avevano riportato che Trump aveva rinviato un attacco più incisivo contro l’Iran non solo per dare più spazio alla diplomazia, ma anche per la preoccupazione che il Pentagono stesse esaurendo le scorte di missili antiaerei, un’affermazione che Trump ha negato, dichiarando che gli Stati Uniti possiedono «molte più munizioni di chiunque altro al mondo».
Questi sviluppi giungono inoltre alla vigilia della visita a Washingtone del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Prima della partenza di lunedì, Netanyahu ha dichiarato che avrebbe discusso con Trump «tutte le questioni all’ordine del giorno, in primis l’Iran», aggiungendo: «il nostro obiettivo è mantenere la nostra sicurezza ed espandere la sfera di pace intorno a noi».
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L’attuale pausa fa seguito a quasi due settimane di rinnovati attacchi statunitensi contro l’Iran e alle rappresaglie iraniane, iniziate dopo il fallimento del Memorandum d’intesa in 14 punti a causa dell’escalation nello Stretto ormusino.
Il documento stabiliva un cessate il fuoco temporaneo, revocava il blocco navale statunitense e prevedeva la riapertura dello stretto al traffico commerciale senza pedaggio per 60 giorni, in attesa di un accordo a lungo termine tra Iran e Oman sulla gestione della via navigabile. Prometteva inoltre l’allentamento delle sanzioni, lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero e un piano di ricostruzione sostenuto dagli Stati Uniti, subordinato al raggiungimento di un accordo definitivo. Le questioni più complesse, tra cui il futuro del programma nucleare iraniano, venivano rinviate a un periodo di negoziazione di 60 giorni.
Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi giorni Trump ha minacciato di sequestrare i beni iraniani. Al contempo, è stato detto che nel ritorno dal vertice NATO in Turchia il presidente abbia cambiato aereo per timore di un assassinio.
L’Iran ha accusato gli USA di aver attaccato le imbarcazioni di soccorso nel Golfo Persico, qualificando l’atto come un crimine di guerra.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Gli israeliani non possono «fare quello che vogliono in Tailandia»: parla il ministro degli Esteri tailandese
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Geopolitica
Gli Houthi rivendicano il controllo dello strategico stretto di Bab al-Mandeb
I ribelli Houthi dello Yemen hanno preso l’importante città di al-Makha (Mocha), sul Mar Rosso, rafforzando il controllo sullo strategico stretto di Bab al-Mandeb.
Dopo diversi giorni di combattimenti aspri, gli Houthi hanno respinto da Mocha le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita, conquistando a quanto pare sia la città sia il porto. Video circolati online sembrano mostrare le forze Houthi entrare nella città portuale strategica, mentre il gruppo prosegue l’avanzata verso il controllo pieno della costa yemenita del Mar Rosso.
Houthi forces captured the key coastal city of Mokha overnight after Saudi/UAE backed forces retreated.
Seen here, Houthi fighters pose with an abandoned M-ATV MRAP at the city’s critical seaport. pic.twitter.com/1WD6l08MVc
— OSINTtechnical (@Osinttechnical) September 10, 2026
Houthi convoys have reportedly entered the city of Mokha. https://t.co/nKrIOyt0Zy pic.twitter.com/wFjvGPzg3H
— Open Source Intel (@Osint613) September 10, 2026
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Secondo alcune fonti, gli Houthi avrebbero anche sbarcato truppe sulle isole strategiche Hanish, dopo aver respinto più a sud le truppe governative. Una fonte militare anonima ha riferito a Reuters che il gruppo ha conquistato l’isola di Zuqar dopo attacchi missilistici e uno sbarco anfibio. Il controllo dell’area rafforzerebbe ulteriormente la posizione degli Houthi, potenzialmente interrompendo le vie di rifornimento governative e togliendo alle forze sostenute dall’Arabia Saudita un importante snodo logistico, hanno detto le fonti.
Il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale non ha confermato la presa di Mocha. Tuttavia il tenente generale Tareq Saleh, le cui forze controllavano la città, ha dichiarato giovedì di aver ordinato loro di «riorganizzare i ranghi e stabilire un centro di comando alternativo in un luogo sicuro».
L’avanzata segnalata segna una netta escalation dopo circa quattro anni di relativa calma seguiti alla tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022. Gli Houthi avevano già combattuto il governo yemenita riconosciuto internazionalmente da quando nel 2014 avevano preso Sana’a, spingendo una coalizione a guida saudita a intervenire.
Le tensioni si sono riaccese a luglio dopo che, secondo il governo yemenita riconosciuto internazionalmente, le sue forze hanno attaccato l’aeroporto di Sana’a per impedire l’atterraggio di un aereo iraniano con a bordo una delegazione Houthi. Gli Houthi hanno accusato l’Arabia Saudita, hanno dichiarato conclusa la fase di de-escalation e hanno poi annunciato un blocco navale del regno wahabita. A metà agosto il gruppo ha lanciato attacchi coordinati con missili e droni contro gli accampamenti del governo yemenita sostenuto dall’Arabia Saudita, che a sua volta ha lanciato controffensive in diverse province.
All’inizio di questa settimana gli scontri si sono intensificati in modo marcato. Martedì gli Houthi hanno colpito infrastrutture energetiche e di altro tipo nel sud dell’Arabia Saudita, comprese quelle di Saudi Aramco, il maggiore produttore di petrolio del Paese. Gli Houthi hanno definito l’operazione una rappresaglia per gli attacchi sauditi in Yemen, sostenendo che Riyadh avesse effettuato 121 raid aerei nei tre giorni precedenti. Secondo l’agenzia di stampa Saba, gestita dagli Houthi, giovedì aerei sauditi hanno condotto altri 40 raid in quattro province yemenite.
La battaglia per la costa yemenita del Mar Rosso ha implicazioni che vanno ben oltre i confini del Paese. Bab al-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano e movimenta circa il 10% del commercio marittimo globale. La sua importanza per i mercati energetici è cresciuta in modo netto da quando, il 28 febbraio, è scoppiata la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e lo Stretto di Ormuzzo è stato di fatto bloccato, costringendo l’Arabia Saudita, uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo, a dipendere di più dalle esportazioni attraverso il Mar Rosso.
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Saudi ARAMCO ha dirottato sempre più greggio attraverso l’oleodotto transfrontaliero verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso. Da giugno i carichi hanno raggiunto una media di oltre 4 milioni di barili al giorno, più di quattro volte il livello dell’anno scorso. Le spedizioni di greggio saudita attraverso Bab al-Mandeb tra marzo e metà luglio sono state otto volte superiori rispetto allo stesso periodo del 2025, rendendo le interruzioni del traffico nello stretto una minaccia crescente per le esportazioni di petrolio del regno.
Gli Houthi hanno già interrotto la navigazione in passato, attaccando ripetutamente le navi nel Mar Rosso nel 2023, in quella che a loro dire era una dimostrazione di sostegno ai palestinesi durante la guerra di Israele a Gaza.
Nonostante il riaccendersi delle ostilità, Riad afferma che la via diplomatica resta possibile. Il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, all’inizio di questa settimana ha accusato gli Houthi di anteporre «i propri ristretti interessi» a quelli dello Yemen, ma ha insistito sul fatto che «la strada della diplomazia non è chiusa».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Ben Gvir chiede di strappare le Isole Falkland a Londra e di cederle all’Argentina
Es hora de que el Estado de Israel reconozca públicamente que las Islas Malvinas son territorio argentino ocupado, que los británicos le roban violentamente al pueblo argentino. Los británicos no solo se conforman con ocupar el territorio, sino que también realizan allí…
— איתמר בן גביר (@itamarbengvir) September 7, 2026
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NETANYAHU PUTS ALL OF EUROPE ON NOTICE for not joining the war on Iran.
“Israel will not forget what you did to us in the holocaust.” Remember the leadership of Israel sees Europe, the United States and the west in general as the new Rome that must pay for the destruction of… pic.twitter.com/UFWkXb8Sex — Alex Jones (@RealAlexJones) September 1, 2026
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Cosa non saputa da proprio tutti, la quarta città al mondo per numero di cittadini di religione ebraica è Buenos Aires, dove la comunità giudea è fiorente, alla faccia della nomea dell’Argentina come Paese ospite dei gerarchi nazisti fuggiti dall’Europa. Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni l’Argentina di Milei aveva promesso di prendere il controllo delle isole contese, dicendo di volere discutere con Londra della loro restituzione. Il tono inizialmente tiepido tuttavia sta alzandosi di temperatura. Come riportato da Renovatio 21, rivendicazioni delle isole da parte di Buenos Aires sono state viste pure tra i giocatori all’ultimo mondiale americano, perso malamente dagli argentini. Come riportato da Renovatio 21, riguardo alle Falkland è arrivato in settimana anche l’avvertimento di Washington che avrebbe minacciato di rivedere la propria posizione sul controllo britannico delle Isole Falkland per spingere Londra a destinare somme ben più elevate alle proprie forze armate.Netanyahu to Argentina’s Milei:
We support Argentina in so many ways, including tomorrow. I don’t hide that I’m rooting for Argentina. I think most Israeli citizens are rooting for Argentina. Good luck! Vamos Argentina!pic.twitter.com/NigTSDQAr8 — Clash Report (@clashreport) July 18, 2026
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