Connettiti con Renovato 21

Senza categoria

Vescovo cinese elogia «la sinicizzazione del cattolicesimo» e l’accordo segreto del Vaticano con il Partito Comunista Cinese

Pubblicato

il

Un vescovo cinese è intervenuto di recente al Sinodo sulla sinodalità per promuovere «la sinicizzazione del cattolicesimo» e lodare l’accordo del Vaticano con Pechino. Lo riporta LifeSite.

 

In mezzo al dibattito generale e alle polemiche del Sinodo, si sta svolgendo un evento collaterale riguardante le complicate relazioni tra Santa Sede, Cina e Taiwan, con i rappresentanti di tutte le parti impegnate nel dialogo durante i lavori.

 

Nei prossimi giorni, secondo quanto è ampiamente previsto, verrà rinnovato anche l’accordo tanto criticato della Santa Sede con la Cina comunista, il che consentirà di concentrare maggiormente l’attenzione sulle relazioni diplomatiche in atto nel Sinodo.

Sostieni Renovatio 21

A metà della scorsa settimana, il vescovo Joseph Yang Yongqiang della diocesi cinese di Hangzhou è salito sul palco del Sinodo per esprimere i suoi pensieri come parte degli «interventi liberi» del Sinodo. Il momento è stato storico, poiché si ritiene che sia la prima volta per un vescovo cinese in un simile contesto.

 

Secondo i brevi dettagli forniti alla stampa la scorsa settimana da Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero delle Comunicazioni del Vaticano, Yang avrebbe elogiato l’accordo del Vaticano con la Cina del 2018.

 

Il 17 ottobre Vatican News ha fornito un resoconto a firma Andrea Tornielli leggermente più dettagliato della testimonianza di Yang. Bizzarramente, ci è risultato possibile trovarne in rete solo la versione in lingua inglese e non in italiano.

 

«La Chiesa in Cina è la stessa della Chiesa cattolica in altri paesi del mondo: apparteniamo alla stessa fede, condividiamo lo stesso battesimo e siamo tutti fedeli all’unica, santa, cattolica e apostolica Chiesa», ha affermato Yang.

 

Sebbene nell’articolo non sia stato fatto alcun accenno all’accordo sino-vaticano, lo Yang ha affermato che «seguiamo lo spirito evangelico di “diventare tutto per tutti”», ha detto il vescovo della Repubblica Popolare. «La Chiesa cattolica in Cina ha avviato scambi attivi con comunità cattoliche in tutto il mondo basati sui principi di uguaglianza, amicizia e rispetto reciproco. Conduciamo scambi su argomenti come l’evangelizzazione e la cura pastorale nella Chiesa, i servizi sociali e gli studi teologici; partecipiamo attivamente a incontri internazionali e attività di preghiera delle religioni per la pace; ci sforziamo di essere come “luce e sale” per la pace nel mondo e la promozione di una comunità in cui l’umanità possa godere di un destino condiviso; infine, promuoviamo lo sviluppo attraverso vari tipi di progetti».

 

«Ci adattiamo efficacemente alla società, la serviamo, aderiamo alla direzione della sinicizzazione del cattolicesimo e predichiamo la Buona Novella» ha sottolineato il prelato scelto dal Partito Comunista Cinese.

 

La sinicizzazione altro non è che il processo di assimilazione dello Stato cinese e al controllo della Chiesa nel paese per i propri fini. Il processo sinicizzante è diventato politica sotto Xi Jinping e riguarda tutte le religioni, che devono essere equamente sottomesse allo Stato pechinese.

 

Lo Yango ha aggiunto che la Chiesa in Cina ha aperto «scambi attivi con le comunità cattoliche di tutto il mondo basati sui principi di uguaglianza, amicizia e rispetto reciproco» e ha invitato tutti a visitare la Cina.

 

Yang è stato nominato da Francesco vescovo di Hangzhou a giugno, dopo che il Papa ha approvato il suo trasferimento dalla diocesi di Zhoucon. Ha una lunga associazione con la chiesa di stato comunista, l’Associazione Cattolica Patriottica, che il Vaticano – in teoria – non riconosce come legittima.

 

Nel 2016 e nuovamente nel 2022 lo Yang è stato eletto uno dei vicepresidenti dell’Associazione dei vescovi cattolici cinesi, la conferenza episcopale cinese approvata dallo Stato che guida l’Associazione Cattolica Patriottica.

 

Yang è uno dei due vescovi cinesi che prendono parte al Sinodo sulla sinodalità. L’anno scorso, Yang era accompagnato dal vescovo Yao Shun, ma la coppia ha notoriamente abbandonato l’assemblea del 2023 in anticipo, con il Vaticano che ha semplicemente citato «esigenze pastorali».

 

Quest’anno Yang è affiancato dal vescovo Zhan Silu della diocesi di Mindong, che ha un legame altrettanto importante con l’organismo di governo comunista e con la chiesa approvata dallo Stato.

 

Fu ordinato sacerdote nel 1989 da un vescovo consacrato senza l’approvazione pontificia – quindi, secondo il diritto canonico, scomunicato latae sententiae. Lo stesso Zhan fu consacrato vescovo di Mindong nel 2000 senza l’approvazione del Papa, e fu prontamente scomunicato.

Aiuta Renovatio 21

L’ordinario della diocesi approvato dal Vaticano era il vescovo Giuseppe Guo Xijin.

 

Tuttavia, dopo la firma dell’accordo sino-vaticano nel 2018, Guo aveva ricevuto dalla Santa Sede l’incarico di diventare ausiliare di Zhan e Papa Francesco aveva revocato la scomunica di Zhan.

 

Facendo riferimento alla famosa «controversia sui riti», Zhan ha detto all’aula del Sinodo che una Chiesa sinodale «significa rispettare e ascoltare le voci di storie, culture e tradizioni diverse nel cammino di ricerca dell’obiettivo finale dell’umanità, che è Dio».

 

Fornendo esempi di alcune «sfide» presenti in Cina, Zhan ha incluso tra queste la questione di «come adattarsi alle leggi e ai regolamenti locali».

 

I due vescovi cinesi sono stati scelti personalmente da papa Francesco. Accanto a loro c’è il vescovo di Taiwano Norbert Pu, che funge da normale rappresentante della chiesa locale. Ad aggiungersi alla festa c’è un’altra scelta papale, il cardinale Stephen Chow, gesuita alla guida la diocesi di Hong Kong, che a differenza del predecessore cardinale Joseph Zen, si è rivelato un pubblico difensore dell’accordo sino-vaticano.

 

Parlando a margine di un evento dell’Ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede di recente, monsignor Pu ha sottolineato l’importanza del dialogo con i vescovi cinesi. «È molto importante dialogare con loro, rispettarci a vicenda. Penso che sia un bene… non solo per i cinesi, ma per tutta la Chiesa».

 

Chow ha sottolineato la costruzione di ponti con la Cina e ha organizzato visite reciproche per il clero del CCPA. Ha anche ripetutamente postulato la sua diocesi come un collegamento chiave nel dialogo tra Cina e Santa Sede.

 

Tuttavia, i segnali di pacificazione di Chow nei confronti di Pechino sono stati così evidenti che un rapporto ha avvertito che la sua diocesi di Hong Kong stava lavorando attivamente con il PCC per attuare la sinicizzazione.

 

Diverse fonti vaticane hanno confidato ad alcuni membri del corpo stampa vaticano che le relazioni tra Pechino e il Vaticano hanno apparentemente «fatto progressi». Ciò, hanno detto i funzionari, è stato in gran parte dovuto all’approccio di Chow.

 

Come riportato da Renovatio 21, il segretario di Stato vaticano cardinale Pietro Parolin sei mesi fa aveva dichiarato che la Santa Sede intendeva rinnovare il controverso accordo del 2018 con Pechino.

Iscriviti al canale Telegram

L’accordo sino-vaticano, già di per sé considerabile come un indicibile tradimento dei cattolici cinesi e della loro fresca storia di martirio, è stato violato in questi mesi da Pechino che ha nominato e spostato vescovi senza il consenso di Roma. Il Vaticano, dopo un breve momento di freddezza, si è sottomesso al volere del Dragone.

 

I segni dell’infeudamento della gerarchia cattolica al potere cinese sono visibili da tempo, e appaiono in forme sempre più rivoltanti: un articolo in lingua inglese nel portale internet della Santa Sede sembrava lasciar intendere che le persecuzioni dei cristiani in Cina ad opera del Partito Comunista Cinese sono «presunte».

 

Mentre continuano i cattolici desaparecidos, le delazioni sono incoraggiate e pagate apertamente, il lavaggio del cervello investe quantità di sacerdoti, le suore sono perseguitate e le demolizioni di chiese ed istituti religiosi continua senza requie, il Vaticano invita due vescovi patriottici al Sinodo, e Pechino, come ringraziamento, «ordina» nuovi vescovi senza l’approvazione di Roma – mentre i veri sacerdoti vengono torturati dal governo del Dragone.

 

Il disastro del gesuita sul trono di Pietro va così. Come abbiamo già detto varie volte: prepariamoci ad ondate di sangue di martiri, che il pontefice attuale non riconosce come semen christianorum.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da Bitter Winter, modificata

 

 

Continua a leggere

Senza categoria

Comunicato della Casa Generalizia FSSPX: il ricorso contro il decreto di scomunica prosegue a Roma

Pubblicato

il

Da

A seguito del comunicato della Casa Generalizia del 13 luglio 2026, che annunciava la presentazione di un ricorso preliminare al Dicastero per la Dottrina della Fede, la Fraternità Sacerdotale San Pio X informa che da allora sono stati intrapresi i passi previsti dal diritto canonico per il ricorso, nel rispetto dei termini e delle procedure stabiliti dalla legge.   Con tali iniziative, i vescovi della Fraternità intendono esercitare il diritto riconosciuto loro dalla Chiesa, chiedendo l’esame delle obiezioni giuridiche e dottrinali che hanno formulato nei confronti dei testi del 2 luglio.   In attesa del seguito che verrà dato a tali iniziative da parte delle autorità competenti, la Fraternità intende osservare la discrezione richiesta dalla natura di tali procedure.   Invita i sacerdoti e i fedeli a rimanere uniti nella preghiera per il Santo Padre e per tutta la Chiesa, la cui legge suprema è la salvezza delle anime.   Menzingen, 13 ottobre 2026   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da FSSPX.News
 
Continua a leggere

Senza categoria

Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa

Pubblicato

il

Da

Un dirigente transgender del New York Times, ucciso secondo le accuse dai suoceri lo scorso fine settimana in California, risultava denunciato per maltrattamenti su minori nel quadro di una aspra lite familiare, come emerge da atti giudiziari resi noti di recente.

 

Jonathan McKinsey, 40 anni, responsabile dell’ingegneria per NYT Games, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco sabato in un complesso sportivo a Est di San Francisco. La polizia ha fermato i suoceri, Shouyong Zhang e Shili Chen, entrambi settantenni, nei pressi della scena con l’accusa di omicidio.

 

I due sono in carcere senza cauzione e compariranno in udienza mercoledì. Le forze dell’ordine hanno detto che McKinsey è stato scelto come obiettivo in modo deliberato, senza però collegare l’omicidio alla controversia familiare.

 

I fatti sono accaduti una settimana prima di un’udienza già fissata nel contenzioso di divorzio e affidamento tra McKinsey e la moglie Candice Jang, secondo gli atti del tribunale citati dall’agenzia Associated Press.

Sostieni Renovatio 21

Il giornale sanfranciscano Mercury News, sulla base di documenti giudiziari, riporta che McKinsey ha effettuato la transizione da donna a uomo nel 2010. Gli stessi atti indicano che McKinsey e Jang erano già in una relazione intima mentre lui seguiva le cure mediche per la transizione. In seguito si sono sposati e hanno avuto tre figli.

 

Non risultano informazioni pubbliche su come la coppia abbia avuto i figli né su chi abbia portato avanti la gravidanza. Una coppia formata da un uomo transgender e una donna biologica avrebbe bisogno di sperma di donatore per concepire. A seconda dei casi, uno dei due potrebbe fornire l’ovulo e sostenere la gravidanza.

 

Lo scontro legale è stato segnato da accuse reciproche di abusi. Jang ha attribuito a McKinsey anni di violenze verso di lei e verso i figli. McKinsey è stato accusato di due reati minori di maltrattamento di minori per aver presumibilmente colpito in faccia il figlio di sei anni e per aver lasciato un altro bambino, allora di due anni, solo in casa mentre faceva la spesa. Si è dichiarato non colpevole di entrambe le imputazioni e ha chiesto l’ammissione a un programma di riabilitazione per problemi di salute mentale.

 

McKinsey, dal canto suo, ha chiesto un’ordinanza restrittiva contro Jang. Ha sostenuto che lei aveva tentato di rimuovere i tubi medici dal suo corpo dopo un intervento di transizione e che in seguito l’aveva colpita con una padella. Ha anche dichiarato che il suocero l’aveva presa a pugni mentre si stava riprendendo da una doppia mastectomia e che la suocera aveva rivolto insulti omofobi a lui e a uno dei figli.

 

Il caso si colloca in un più ampio mutamento dell’opinione pubblica statunitense sulle questioni transgender. Dopo il ritorno alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha revocato le tutele sull’identità di genere introdotte sotto Biden, ha disposto che il governo federale riconosca solo due sessi biologici e ha avviato lo smantellamento dei programmi di diversità, equità e inclusione (DEI), anche se il New York Times ha mantenuto le proprie politiche in materia.

 

È cambiato anche il clima nell’opinione pubblica: un sondaggio Pew del 2025 ha registrato un crescente sostegno alle restrizioni per le persone transgender, pur restando maggioritario il favore per le tutele contro la discriminazione.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine di Haxorjoe via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported 

 

Continua a leggere

Senza categoria

I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare

Pubblicato

il

Da

Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.   Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.   Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.

Aiuta Renovatio 21

Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.   Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.   Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.   Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.   Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Reading Tom via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
Continua a leggere

Più popolari