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Famiglia

Bambini trans, il Consiglio di etica della Danimarca consiglia di legalizzare il cambio di sesso a 10 anni

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L’Etiske Råd –il Consiglio di Etica della Danimarca – ha raccomandato di dare ai bambini di età compresa tra 10 e 12 anni l’opportunità di cambiare legalmente il loro genere.

 

L’idea è che il cambio del certificato di assicurazione sanitaria aiuterà a combattere la disforia di genere, cioè la condizione di chi alla nascita si sente a disagio con il sesso con cui sono nati.

«I bambini di questa età il più delle volte hanno già un’idea chiara del genere a cui appartengono, a differenza dei bambini molto piccoli, la cui percezione del genere è più flessibile e ambigua. È a questa età che inizia il trattamento dei bambini transgender che vogliono cambiare sesso»

 

«I bambini di questa età il più delle volte hanno già un’idea chiara del genere a cui appartengono, a differenza dei bambini molto piccoli, la cui percezione del genere è più flessibile e ambigua. È a questa età che inizia il trattamento dei bambini transgender che vogliono cambiare sesso», ha dichiarato lo scorso marzo al quotidiano Berlingske il presidente dell’Etiske Råd Anne-Marie Aksø Gerdes.

 

«Ovviamente, non possiamo essere sicuri al 100% che questa sia la decisione giusta. Si basa sulle conoscenze che abbiamo oggi, ma è importante continuare a raccogliere dati. Ma questa non è una decisione spontanea e irragionevole. Abbiamo consultato molti esperti che generalmente concordano sul fatto che questa età è ottimale».

 

La maggioranza politica che comprende i socialdemocratici al potere e compagni membri del blocco «rosso» di centro sinistra è già pronta ad approvare la decisione di abbassare l’attuale limite di età di 18 anni.

 

Finora, il partito liberal-conservatore Venstre rimane l’unico membro del blocco «blu» all’opposizione  che ha sostenuto la proposta di abbassare la fascia di età.

«Questa è una follia assoluta. I bambini sono costretti a fare qualcosa che non può essere loro imposto»

 

Al contrario, altri partiti dell’ala destra dello spettro politico danese sono oltraggiati dalla «benedizione» del Consiglio di etica.

 

«Questa è una follia assoluta. I bambini sono costretti a fare qualcosa che non può essere loro imposto. A 18 anni, una persona dovrebbe avere tutto il diritto di fare la propria libera scelta, ma non sosterremo in alcun modo il cambio di genere legale », ha detto Mette Thiesen, portavoce per i bambini del partito Nye Borgerlige.

 

«Questo è un pendio scivoloso. I bambini attraversano molte fasi di sviluppo e molti stanno sperimentando. Non è necessario interferire con questo, ma non dovrebbero avere l’opportunità di cambiare legalmente il loro sesso».

 

«Questo è un pendio scivoloso. I bambini attraversano molte fasi di sviluppo e molti stanno sperimentando. Non è necessario interferire con questo, ma non dovrebbero avere l’opportunità di cambiare legalmente il loro sesso»

Il Dansk Folkeparti (Partito popolare danese), i conservatori e l’Alleanza liberale si oppongono fermamente alla proposta. Il portavoce per i bambini dell’Alleanza Liberale Henrik Dahl ha definito la proposta «un elemento di un’ideologia veramente velenosa».

 

Norvegia e Finlandia, che hanno registrato entrambe un aumento del numero di adolescenti sottoposti a procedure di riassegnazione di genere, hanno messo in guardia contro un numero crescente di cosiddetti «rimpianti» che devono affrontare effetti irreversibili sulla salute.

 

 

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Famiglia

Australia, governo locale rifiuta di creare un registro per i donatori di sperma

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

 

Il governo del Victoria ha respinto le richieste di istituire un registro degli uomini che donano attraverso canali informali come Facebook.

 

Più lesbiche e donne single stanno cercando di avere figli, ma meno uomini donano il loro sperma a cliniche ufficiali

Più lesbiche e donne single stanno cercando di avere figli, ma meno uomini donano il loro sperma a cliniche ufficiali, probabilmente perché la recente legislazione impone donazioni «aperte» che consentono ai potenziali bambini di accedere ai loro registri di nascita quando compiono 18 anni.

 

Di conseguenza, le donazioni provenienti da gruppi di Facebook e altre app sono diventate un’alternativa sempre più popolare ed economica.

 

I canali informali non sono regolamentati, rendendo più difficile per i bambini stabilire la loro paternità. Inoltre, rende difficile per le autorità far rispettare leggi come un limite di 10 al numero di famiglie a cui ciascun donatore può fornire lo sperma.

 

Le donazioni provenienti da gruppi di Facebook e altre app sono diventate un’alternativa sempre più popolare ed economica

Alcuni sostenitori di un sistema informale hanno suggerito di creare un registro condiviso per le donazioni private di sperma che registrerebbe i dettagli identificativi dei donatori per la loro prole. Secondo The Age ,

 

«Adam Hooper, che gestisce Sperm Donation Australia, un gruppo Facebook che vanta più di 11.000 membri e abbina donatori a persone che sperano di iniziare o espandere le loro famiglie, ha affermato di aver fatto una proposta del genere all’Autorità per il trattamento della riproduzione assistita del Victoria alcuni anni fa, ma non ha mai più sentito nulla».

 

Il governo statale afferma di avere grandi piani per il settore della fecondazione in vitro: un impegno di 70 milioni di dollari australiani nel bilancio statale di quest’anno per istituire servizi pubblici di fecondazione in vitro e la prima banca pubblica di sperma e ovuli del Victoria.

 

I canali informali non sono regolamentati, rendendo più difficile per i bambini stabilire la loro paternità. Inoltre, rende difficile per le autorità far rispettare leggi come un limite di 10 al numero di famiglie a cui ciascun donatore può fornire lo sperma

«I servizi pubblici di fecondazione in vitro e una banca pubblica di sperma e ovuli aiuteranno ad affrontare i rischi posti dalle pratiche informali di donazione di sperma e forniranno ai vittoriani un’alternativa accessibile», ha affermato un portavoce del governo.

 

Il governo ha anche sottolineato che un registro per i donatori informali non è stato raccomandato durante la sua importante inchiesta sul trattamento di riproduzione assistita nel Victoria nel 2018.

 

 

Michael Cook

Direttore di Bioedge

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Famiglia

Donna muore dopo vaccino Astrazeneca. Il marito colpito da ictus dopo vaccino Pfizer

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Dopo la signora di Treviso morta un’ora dopo la seconda dose del vaccino Pfizer, a Pesaro si registrano nelle ultime settimane due episodi gravissimi.

 

Una signora 78 anni è deceduta a due settimana di distanza dalla inoculazione del vaccino Astrazeneca. La donna, da quanto si apprende, non aveva patologie pregresse: la seconda settimana successiva al vaccino ha iniziato ad avere sintomi come febbre e dolori articolari. 

 

Il 29 aprile scorso è stata colpita da trombosi con conseguente caduta che ha provocato anche un’emorragia. È stata trasportata al pronto soccorso d’urgenza ma il giorno dopo è deceduta

Il 29 aprile scorso è stata colpita da trombosi con conseguente caduta che ha provocato anche un’emorragia.

 

È stata trasportata al pronto soccorso d’urgenza ma il giorno dopo è deceduta.

 

Le autorità sanitarie locali avrebbero chiesto l’autopsia il cui esito, però, non è ancora stato rivelato (e forse nemmeno mai lo sarà, almeno pubblicamente).

 

Anche il marito della signora, sottoposto a vaccinazione con Pfizer, ha accusato gravi problemi: una settimana dopo la seconda dose è stato colpito da ictus

La cosa incredibile è che anche il marito della signora, sottoposto a vaccinazione con Pfizer, ha accusato gravi problemi: una settimana dopo la seconda dose è stato colpito da ictus. Ricoverato in ospedale, ora le condizioni sembrano essere pian piano migliorate.

 

Ovviamente, ancora una volta, ci diranno che «trattasi di coincidenze».

 

 

 

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Famiglia

Quarantenne affetto da distrofia di Becker muore poco dopo la somministrazione del vaccino Moderna

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Il 27 aprile scorso, a Corsano, provincia di Lecce, è morto Paolo, 42 anni.

 

Paolo era ben voluto da tutti, affetto dalla distrofia muscolare di Becker, che lo ha costretto a muoversi su una sedia a rotelle la quale, però, non gli ha mai impedito di essere molto impegnato a livello sociale, portando un sorriso sincero a tutti.

 

La sua morte è avvenuta cronologicamente dopo che gli è stato somministrato il vaccino Moderna, un momento che lui aspettava nella speranza di potersi proteggere dal COVID.

La sua morte è avvenuta cronologicamente dopo che gli è stato somministrato il vaccino Moderna, un momento che lui aspettava nella speranza di potersi proteggere dal COVID.

 

Stringendoci al cordoglio della famiglia, e senza troppi commenti, riportiamo le parole presenti in un lungo post Facebook della sorella di Paolo, riportato dal quotidiano online leccese Il Gallo, nella speranza che verso i soggetti fragili ci sia una tutela maggiore ed un’attenzione che non badi ad interessi ideologici. 

 

«Ecco qui Paolo, 42 anni, mio fratello. Nonostante tutto, aveva una voglia di vivere che non immaginate nemmeno. Nonostante i problemi legati alla sua malattia stava bene (…) era stabile, prendeva le sue medicine, faceva la sua ventilazione durante la giornata… era felice e non vedeva l’ora di ricevere quel siero perché voleva vivere, perché voleva assicurarsi di farcela se mai avesse contratto il COVID… vivere, non morire!».

 

«Non può essere stata solo una coincidenza Paolo. Sono sicura che non lo sia. Non è giusto tutto questo. Sei stato ingannato da chi invece avrebbe dovuto solo tutelarti, proteggerti»

«Giovedì 22 aprile ha ricevuto la prima dose del vaccino Moderna. Il giorno successivo ha iniziato ad avvertire un po’ di stanchezza, tachicardia… il cuore ha iniziato a fare dei capricci, a battere all’impazzata fino a ricevere sabato sera il primo shock elettrico salva vita, grazie al defibrillatore impiantabile. Lo portiamo in ospedale credendo di fare un controllo e poi tornare a casa. Lo ricoverano. Della terapia endovenosa il cuore se ne fotte, continua a fare capricci… e lui lo sente. Dice: “Lucia … arriva” e riceve altri due shock salvavita, che oltre ad essere dolorosi lo preoccupano tantissimo. E preoccupano anche me, che mi sento impotente davanti a tutto questo. Lo si legge in faccia quanto è preoccupato, cerco di sfotterlo ma lui niente, ogni tanto mi sorride ma la sua testa è piena di pensieri. Forse se lo chiede anche lui se la causa di tutto questo sia stato quel siero, ma non me lo dice. Troppo orgoglioso per dirlo proprio a me».

 

«In quei giorni parla poco.  Gli viene proposto di fare l’ablazione ad Acquaviva delle fonti, e invece Paolo mio te ne sei andato, credendo che fosse arrivata la tua ora. (…). Ma dimmi ora… te lo sentivi? Ho così tanti sensi di colpa fratellino mio… per non aver fatto nulla per salvarti, i tuoi occhi cercavano il mio aiuto e non ho saputo fare niente… (…) Non può essere stata solo una coincidenza Paolo. Sono sicura che non lo sia. Non è giusto tutto questo. Sei stato ingannato da chi invece avrebbe dovuto solo tutelarti, proteggerti. Un forte abbraccio!».

 

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