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Storia

Vaccinismo e nudismo

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Un sito chiamato Informazione Cattolica ha ripubblicato un paragrafo di un nuovo libro di Roberto De Mattei (1948-), I sentieri del male. Congiure, cospirazioni, complotti, uscito per i tipi di Sugarco in questo 2022.

 

Il brano messo online si intitola «Le origini del movimento “no-vax”». A Renovatio 21 e ai suoi lettori, quindi, la cosa sembrerebbe interessantissima.

 

«Due studiosi francesi, Françoise Salvadori e Laurent-Henri Vignaud, rintracciano le origini del movimento antivaccinista in quell’orizzonte teosofico e naturista che caratterizzò soprattutto la Germania e l’Inghilterra tra la fine Ottocento e primi del Novecento» attacca l’articolo.

 

Stop. Già qui, le braccia (quelle) cadono rovinosamente al suolo: ma come, fine Ottocento? Novecento? Ogni possibile storia dell’antivaccinismo (e delle vaccinazioni tout court) per parlare delle proteste parte dai primissimi anni dell’Ottocento, a ridosso dell’attività di Edward Jenner (1749-1823). Tuttavia si può andare anche al primo Settecento, quando comunità di bostoniani si rivoltarono contro la variolizzazione, la pratica antesignana della vaccinazione, operata dal medico e pastore protestante Cotton Mather (1663-1728).

 

La tesi che si vuole dimostrare qui parrebbe essere un’altra. L’antivaccinismo verrebbe da un’intelligentsja tardo ottocentesca che ha radici nello spiritualismo se non nella stregoneria: «Anna Kingsford, occultista e “animalista” antelitteram, collegava la vaccinazione alla vivisezione e si propose di uccidere, attraverso le arti magiche, gli scienziati che compivano esperimenti contro gli animali».

 

Chiunque abbia frequentato anche minimamente il mondo antivaccinista non ha mai sentito parlare della Kingsford e dei suoi propositi di strega, che al massimo possono essere conosciuta da qualche animalista, che non possiamo dire che abbondino in maniera significativa tra i no-vax.

 

Il De Mattei, ad ogni modo, ne approfitta per infilarci al volo la famosa «guerra occulta» parigina tra Josef-Antoine Boullan (1824-1893) e Stanislas de Guaita (1861-1897), la lotta esoterica tra due stregoni satanisti o parasatanisti descritta nel romanzo L’abisso del romanziere decadentista Joris-Karl Huysmans (1848-1807). Si tratta di una storia che può riemergere alla mente di qualche studioso di cose religiose, tuttavia non sappiamo cosa c’entri qui, anche se è pur vero che per fare una caccia alle streghe da qualche parte ci vogliono, appunto, le streghe.

 

Il De Mattei tirando in ballo il fondatore dell’Antroposofia Rodolfo Steiner (1861-1925), «fondò la “medicina antroposofica” che avversava la vaccinazione, nella convinzione che essa ostacolasse l’evoluzione spirituale dell’uomo e i cicli della reincarnazione». La realtà è che, pur citato molto nel mondo del dissenso al vaccino (talvolta con aforismi attribuiti non proprio esattissimi), è esiguo il numero di passaggi dedicato dallo Steiner ai vaccini nei suoi testi; certo, il fatto che le scuole steineriane potrebbero non richiedere l’obbligo vaccinale, cosa che ha smosso qualche azione da parte di figure di potere sanitario nazionale, contribuisce a sovraesporre Steiner come maestro dell’antivaccinismo. Tuttavia, è bene vedere che, anche qui siamo in pieno Novecento, lontanissimi dalla possibile nascita dei movimenti antivaccinisti in tutto il mondo.

 

Tuttavia, il 74enne professore in pensione ci stupisce inserendo un nome mai udito prima, tale Richard Ungewitter (1869-1958), che troviamo descritto come «uno degli apostoli dell’antivaccinismo, ma anche uno dei primi organizzatori del movimento nudista, che ai primi del Novecento divenne una pratica popolare in Germania». Dello Ungewitter, pur avendo negli anni scandagliato la storia dell’antivaccinismo mondiale, non sapevamo nulla, e neppure del suo ruolo per la causa naturista. Siamo spiazzati. Antivaccinismo e nudismo vanno quindi a braccetto?

 

Il De Mattei prosegue facendo i nomi anche del naturopata Adolf Just (1859-1936), del teorico delle colonie agricole razziste Willibald Huntschel (1858-1947) e di tale Edgar Dacqué (1878-1945), tutti nomi che molto difficilmente anche le associazioni antivacciniste più antiche hanno mai sentito. Siamo informati, tuttavia, che tutti costoro «furono fautori della Nacktkultur, la “cultura del nudismo” collegata all’adorazione del sole, simbolo del ritorno alla mistica della natura».

 

Non è finita: ecco che è citato il Julius Streicher (1885-1946), questo sì un nome conosciuto a chi studia la storia, il quale era uno dei vertici del movimento nazista finito poi condannato a morte a Norimberga. Lo Streicher, scrive l’ex docente dell’Università dei Legionari di Cristo, «fu come Ungewitter un grande propagatore del nudismo e l’autore di una violenta campagna contro i sieri e i vaccini».

 

Per un momento rimaniamo interdetti: vuoi vedere che non avevamo capito niente? Dietro il rifiuto della siringa, si cela il rifiuto del vestito? Dietro la resistenza all’obbligo mRNA, si nasconde la resistenza al costume da bagno e financo alla mutanda?

 

Poi ci sovviene una cosa. Andando a leggere sul suo sito, si apprende che il De Mattei «è stato allievo e assistente ordinario del filosofo Augusto Del Noce e dello storico Armando Saitta, ma si considera innanzitutto discepolo del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, che ha personalmente frequentato nell’arco di vent’anni (1976-1995) ».

 

Per i tanti che non lo conoscessero, il Plinio (1908-1995) fu una figura, per alcuni controversa, appartenente al mondo cattolico brasiliano. Riguardo al suo seguito, Wikipedia riporta che «il 18 aprile 1985 la Conferenza Episcopale Brasiliana dichiarò in un comunicato stampa (…) “il carattere esoterico, il fanatismo religioso, il culto nei confronti del capo e fondatore, l’abuso del nome di Maria Santissima”». Per Il Foglio, giornale per cui ha scritto lungamente il De Mattei, «nel 1985 la Conferenza episcopale brasiliana dichiarò fuori dalla comunione ecclesiale il movimento».

 

Purtuttavia, non sono queste cose che qui rilevano, né lo sono le altre voci che si inseguono riguardo alle pratiche dei seguaci del personaggio (esistono da decenni pubblicazioni interi siti che ne parlano con dovizie di particolari).

 

Ad essere interessanti qui sono piuttosto certi pensieri di Plinio, di cui De Mattei si professa discepolo: riguardo al nudismo ebbe parole di fuoco. Nel libro Rivoluzione e Controrivoluzione, considerato il capolavoro plinico, l’intellettuale carioca tuona ancora trattando del «crollo delle tradizioni dell’Occidente nel campo dell’abbigliamento, corrose sempre più dal nudismo».

 

In un articolo del 1974, comparso sulla Fohla de S. Paulo e poi ripubblicato in Italia sulla rivista Cristianità, il filosofo paulista si interrogava guardando letteralmente dentro l’abisso: «in materia di costumi da bagno, la rivoluzione nell’abbigliamento ha avuto molto meno rispetti. E con una cadenza che ha conosciuto poche e irrilevanti esitazioni, la moda è arrivata fino al bikini. Sarà stato il bikini a ispirare e a precorrere il vestito a due pezzi?». Domande che, poste da un cittadino del Brasile delle spiagge e dei sambodromi, riecheggiano con una forza cosmica.

 

Segue un’impepata di notizie dell’epoca a base di varie categorie umane che si sono denudate: «cinque giornalisti sono comparsi completamente nudi di fronte agli 800 mila spettatori di un programma televisivo svedese (…) a Montevideo, nell’elegante quartiere di Carrasco, due giovani sono stati arrestati perché passeggiavano nudi (…) All’Università della Carolina del Sud (…) 510 studenti hanno sfilato nudi nel campus (…) l’università della Carolina del Nord ha organizzato una sfilata con 895 studenti nudi. A Necog Dochs, nel Texas (…) una sfilata di 1500 studenti nudi».

 

Gente nuda dappertutto. Anzi di più: «il nudismo è entrato in politica». C’è da mettersi le mani sui capelli, anche quando non ne si hanno più: «a questo punto si impone una domanda: dove arriveremo?» si chiede sconsolato il brasileiro. «Non fa meraviglia che questa domanda irriti coloro che da tanto tempo stanno dirigendosi di spalle verso l’abisso. L’abisso? Sì, l’abisso».

 

Dunque l’abisso del nudismo si manifesta enantiodromicamente con l’abisso dell’antivaccinismo?

 

Questa è la vera domanda. Possiamo provare a rispondere verificando, più che con i libri, con la realtà.

 

Prendiamo quindi il caso di Cap d’Adge, nel dipartimento dell’Hérault, in Francia, il paradiso del nudismo globale, descritto lo scorso agosto da un irresistibile articolo del notista politico del Corriere Fabrizio Roncone. Cap d’Adge, si dice, diede a Michel Houellebecq l’ispirazione per il suo romanzo Piattaforma.

 

Il Village naturiste della località balneare francese negli anni Novanta (proprio nel tempo in cui moriva il Plinio, ma non c’è nessuna correlazione) subì il pendìo necessariamente scivoloso che lo portò oltre, divenendo luogo di scambismo e di orge belluine, ciclicamente descritte dai giornalisti mainstream negli immancabili articoli di prurigine estiva.

 

Quindi, c’è da immaginarsi che il Valhalla mediterraneo dei lubrichi ignudi brulichi di individui no green pass come nemmeno alle manifestazioni del sabato che abbiamo visto un in tutte le città d’Italia e d’Europa nel biennio pandemico.

 

E invece… scopriamo che il «pass sanitaire», la versione francese del nostro green pass, cioè il certificato di avvenuta vaccinazione, era richiesto da una quantità di camping di nudisti.

 

«Il pass sanitaire sarà richiesto solo all’ingresso dei campeggi e delle residenze di vacanza, una sola volta e per tutta la durata del soggiorno. È il provvedimento adottato dal governo e dai professionisti,» scriveva Naturisme Webzine nell’estate 2021, puntualizzando su «casistiche particolari e adeguamenti a seconda del sito». Veniva quindi stilata la lista dei villaggi dove si poteva entrare vestiti del solo green pass: «È stato Euronat a dare le informazioni per primo, lunedì 19 luglio, seguito a breve da altre strutture, grandi o piccole, come Messidor, La Sablière o il CHM Montalivet. E, ora, il provvedimento è ufficiale, convalidato dalla FNHPA (federazione nazionale degli hotel all’aperto)».

 

Insomma, l’ordine al nudismo organizzato è stato chiaro e univoco: no agli indumenti, sì al certificato vaccinale, il quale però essendo elettronico, avranno ragionato i naturisti, non può nemmeno essere usato come foglia di fico.

 

E Cap d’Adge, città celeste del nudismo non teosofico-antroposofico-nazista? Ecco che siamo informati che laggiù «il pass sanitario non potrà essere richiesto ai clienti dei campeggi che offrono solo pernottamento. Sui siti pubblici, come le aree naturiste di Port Leucate o Cap d’Agde, e l’Ile du Levant, il pass sanitaire non sarà richiesto all’ingresso dell’area, ma agli ingressi degli stabilimenti interessati (ristoranti, etc.)». Cioè: come un centro commerciale dove puoi entrare nella struttura ma non nei bar o i negozi. Ad occhio e croce, direi che ad aderire, vaccinandosi con dosi plurime, potrebbe essere stata una cifra vicina al 100% dei nudisti.

 

E quindi? Vuoi vedere che il nudismo… è invece correlato al vaccinismo?

 

A questo punto il Re è nudo. Il vaccino, pure. Siringhe senza veli, che dormon nude in attesa della dissoluzione dell’umanità, dell’apocalisse. È l’abisso di cui parlava il catto-filosofo do Brazil poco sopra. È la risposta all’eterna domanda cattolica «ma dove andremo a finire»: andremo a finire verso sterminate distese di pelle umana che scopertissima si offre al solleone e all’ago mRNA.

 

Dopo aver chiarito questo punto, ci premerebbe dire due parole sul resto.

 

L’antivaccinismo non nasce con oscuri intellettuali europei di fine Ottocento, che vivono per lo più sui libri letti da chi legge solo libri.

 

L’antivaccinismo nasce con il vaccino, immediatamente: perché esso nasce non dalla riflessione filosofica, ma dal tragico dato di realtà dei bambini morti dopo l’inoculazione. Ciò è vero a partire dall’ora zero, dal padre della vaccinazione Edward Jenner.

 

Chi nel corso della storia – prima, dopo, durante l’opera di Jenner e dei suoi seguaci, anche italiani, tutti massoni (ci arriviamo fra un attimo) – si è rivoltato subito contro le politiche vaccinali adottate dagli Stati perché posto davanti al costo umano che esse avevano. Ecco perché, il movimento antivaccinista è un vero movimento di popolo, del tipo più autentico possibile – e, forse proprio per questo, mai arrivato in due secoli davvero al potere.

 

Perché passano i secoli, ma la composizione del popolo antivaccinista, in ogni Paese, non è cambiata di molto. Per lo meno prima dell’enigmatica accelerazione subita con la pandemia, che ha portato a quella «vaccinazione universale» già teorizzata nell’Ottocento, il movimento antivaccinista era quasi interamente composto da genitori che hanno avuto i figli danneggiati dai sieri. Ciò non è disputabile: molti di loro, nell’era pre-COVID, hanno magari anche ottenuto indennizzi previsti dallo Stato per il danno da vaccino, con la famosa legge 210/92.

 

Il danno da vaccino, e non una sua astrusa concettualizzazione da parte di personaggi sconosciuti, e ciò che ha animato la protesta da sempre, in tutto il mondo. Ciò è vero anche e soprattutto nel Brasile summenzionato, teatro nel 1907 di un vero moto antivaccinista, la Revolta da vacina, che stava per sfociare in un vero e proprio golpe. In un mondo dove per due anni si è parlato di rivolte no-vax, Renovatio 21 è stata praticamente una delle uniche realtà a ricordare l’episodio storico, che dimostra come l’antivaccinismo non è nato ieri con internet, e – puntualizziamo qui – che nulla ha a che fare con esoteristi e nazisti.

 

Il popolo brasiliano, a partire proprio quello più povero, si era levato contro chi ti entrava in casa accompagnato da soldati per bucare il corpo tuo e quello dei tuoi bambini, talvolta pure denudando (sì! È riportato proprio così!) le ragazze in assenza del padre. Il popolo brasiliano si era levato dopo aver visto quali effetti collaterali potevano saltare fuori dai sieri venefici. Ciò è vero ancora oggi: ai tempi della legge Lorenzin si poteva notare che alcuni paesini rurali italiani avevano percentuali di bambini vaccinati bassissime, e l’unica spiegazione che ci potevamo dare è che in quella località, dove si conoscono tutti, era accaduto un danno da vaccino di cui la popolazione non poteva dubitare… Il danno da vaccino, per chi vi sta intorno – famiglia, parenti conoscenti – è un’infallibile red pill.

 

E poi, allo storico della religione De Mattei, che cita teosofi e antroposofi, vorremo chiedere come mai non è citato, per lo meno nel brano indicato, l’elephant in the room della storia della vaccinazione: la massoneria. Magari di essa, nel libro dedicato ai misteri e ai complotti che non abbiamo ancora avuto occasione di leggere, si parla. Tuttavia, è ben bizzarro parlare delle origini del movimento no-vax senza notare come, all’origine del movimento pro-vax – che, ribadiamo, era combattuto dall’antivaccinismo già agli inizi del XIX secolo – vi sia una quantità smodata di grembiulati, e soprattutto in Italia.

 

I nomi li abbiamo fatti in un pezzo dell’anno passato, Massoneria e vaccinismo, che per coincidenza ci fu chiesto dal Brasile pure di tradurre in portoghese («Maçonaria e a vacinação»).

 

L’articolo, che conteneva non pochi elementi di storia religiosa, molto pubblici e molto anteriori a Steiner e compagnia, come la falsa omelia del «vescovo di Goldstat» (diocesi inesistente) scritta in realtà dal medico ultravaccinatore Luigi Sacco (1769-1836) per spingere i cattolici alla vaccinazione. L’articolo di Renovatio 21 è stato di recente ripubblicato da Tosatti e Blondet, non sappiamo se in reazione a questo nuovo racconto dell’antivaccinismo nudista partita su Informazione Cattolica.

 

Stabilire quindi che nella storia dei vaccini non vi sia l’ombra di una trama oscura e complessa, no, non crediamo sia possibile. E questo sia guardando indietro nel tempo, sia ponendo gli occhi e la mente su cosa sta accadendo ora.

 

Parimenti, sostenere che il movimento antivaccinista sia originato da carneadi esoterici e non da persone in carne ed ossa che hanno sofferto la tragedia infinita del danno vaccinale – o che, appreso il dramma dai racconti del prossimo, vogliono evitarselo ed evitarlo soprattutto ai loro figli – è dire qualcosa che, in fondo, può perfino ferirci.

 

Dopo essere entrati in contatto con tante famiglie che hanno perduto la salute – o la vita stessa – della loro prole consegnandola inconsapevolmente al Moloch vaccinale, il pensiero che la battaglia contro la siringa assetata di sangue derivi dai libri e non dalla carne e dall’anima e dal dolore ci diviene offensivo, se non semplicemente ridicolo.

 

Perché questa storia, iniziata centinaia di anni fa, non è finita, anzi: il vaccino è oggi divenuto il battesimo del principe di questo mondo a cui l’intera umanità si deve sottomettere. La sua corsa ora reclama ancora più sangue, ancora più morte – andando, giocoforza, ad aumentare il numero di coloro che si sveglieranno e capiranno la necessità di combattere l’abominio che affligge i figli di Dio.

 

Questo non è un complotto. Questo non è un libro. Questa è la verità. La nuda verità.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Geopolitica

Israele penetra più a fondo in Libano e conquista un castello crociato del Medio Evo

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Israele ha preso il controllo del castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nel Libano meridionale, definendo la conquista una «svolta decisiva» nella campagna in corso.

 

L’occupazione del sito è stata annunciata domenica, quando lo Stato Ebraico ha diffuso foto di bandiere israeliane e della Brigata Golani che sventolavano sopra la fortezza. Il castello medievale, noto anche come Qalaat al-Chakif, era stato in precedenza utilizzato da Israele come base durante i vent’anni di occupazione del Libano meridionale, terminata nel 2000.

 

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha salutato la cattura come un importante successo, affermando di aver ordinato all’esercito di «ampliare le manovre di terra in Libano». Secondo quanto riportato dai media, le Forze di Difesa Israeliane non hanno trovato armi all’interno del castello.

 

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«Ora il mio obiettivo è consolidare ed espandere il nostro controllo nei luoghi che erano sotto il controllo di Hezbollah. La conquista di Beaufort rappresenta una tappa fondamentale e un cambiamento radicale nella politica che stiamo portando avanti», ha affermato il Netanyahu.

 

Israele ha inoltre proseguito la sua campagna di bombardamenti nel Libano meridionale, notevolmente intensificatasi negli ultimi giorni. La maggior parte degli attacchi risulta concentrata intorno alla città di Nabatieh e nelle sue immediate vicinanze, che si prevede diventerà il prossimo obiettivo dell’offensiva di terra.

 

Gli attacchi hanno inflitto gravi danni alle aree residenziali e ai dintorni della città, come documentano le riprese. L’offensiva israeliana continua nonostante il cessate il fuoco dichiarato più di sei settimane fa. Le ostilità in corso tra Israele e il gruppo militante libanese Hezbollah sono una conseguenza del più ampio conflitto nella regione, innescato dall’attacco israelo-americano all’Iran.

 

Sebbene la tregua sia entrata in vigore il 17 aprile, le ostilità non si sono mai fermate, con Israele e Hezbollah che si sono ripetutamente accusati a vicenda di averla violata. L’Iran ha posto la fine definitiva della guerra in Libano come condizione per i negoziati con Washington, mediati dal Pakistan, in corso dai primi di aprile ma che finora non hanno prodotto risultati concreti.

 

Il castello di Beaufort, noto in arabo come Qalat al-Shaqif, sorge su uno sperone roccioso a circa 700 metri di altitudine nel Libano meridionale, dominando la valle del fiume Litani. La sua posizione estremamente strategica lo ha reso per secoli un osservatorio militare cruciale e una fortezza contesa, capace di collegare visivamente l’area interna del Libano con il nord di Israele e le alture del Golan. Questa eccezionale rilevanza geografica ha fatto sì che la rocca rimanesse al centro di conflitti armati dal medioevo fino ai giorni nostri.

 

Le origini della struttura originaria rimangono in parte avvolte nel mistero, con ipotesi che collocano i primi insediamenti difensivi in epoca romana o bizantina, successivamente riadattati dalle forze arabe. La storia documentata della fortezza moderna comincia però nel 1139, quando il re di Gerusalemme, Folco d’Angiò, sottrasse il controllo del sito al governatore di Damasco e lo cedette ai signori crociati di Sidone. Furono proprio i Crociati a fortificare massicciamente la rocca, battezzandola Beaufort, che in antico francese significa bella fortezza.

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Nel 1189 il celebre condottiero musulmano Saladino pose l’assedio alla fortezza. Nonostante la strenua resistenza del signore del luogo, Reginaldo di Sidone, che venne fatto prigioniero, la guarnigione crociata capitolò nel 1190 in cambio della sua liberazione. Nei decenni successivi il castello cambiò mano più volte attraverso patti politici; tornò temporaneamente ai cristiani nel 1240 e fu venduto ai Cavalieri Templari vent’anni più tardi.

 

Il dominio dei Templari fu però breve, poiché nel 1268 il sultano mamelucco Baybars espugnò definitivamente la rocca. Sotto i Mamelucchi e il successivo Impero Ottomano, Beaufort visse secoli di relativa calma alternati a parziali distruzioni, per poi subire gravi danni strutturali a causa del forte terremoto della Galilea nel 1837, venendo in seguito abbandonato e ridotto a rifugio per pastori.

 

Il valore militare di Beaufort è riemerso prepotentemente nella storia contemporanea. Durante la guerra civile libanese, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat occupò le rovine, sfruttando i bunker sotterranei per lanciare attacchi missilistici verso il nord di Israele. Nel 1982, in concomitanza con l’invasione del Libano, le forze armate israeliane conquistarono la fortezza dopo una violenta battaglia notturna condotta dalla brigata Golani. Israele stabilì una base fortificata all’interno del sito archeologico per diciotto anni, fino al ritiro definitivo avvenuto nel maggio del 2000.

 

Dopo l’abbandono israeliano, l’area è passata sotto l’influenza della milizia di Hezbollah e ha vissuto una parziale fase di restauro turistico, ottenendo anche uno status di protezione speciale da parte dell’UNESCO nel 2024 per preservarne il valore storico. Tuttavia, come vediamo ora, la stabilità è durata poco.

 

 

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Immagine di Julien Harneis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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Storia

L’UE segue le orme del declino dell’Impero Romano: parla il premier ceco

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Il primo ministro ceco Andrej Babis ha paragonato l’UE all’Impero romano nei suoi ultimi anni, affermando che Bruxelles sta indebolendo il blocco con le sue politiche economiche, climatiche e di sicurezza.   Babis è tornato al governo a dicembre, dopo che il suo movimento ANO ha conquistato il 34,5% dei voti e 80 seggi nella camera bassa del parlamento, composta da 200 membri. Da allora, si è imposto come uno dei principali sostenitori della sovranità nazionale, di una revisione delle politiche dell’UE e di un approccio più pragmatico alle sfide economiche e di sicurezza dell’Europa.   In un’intervista pubblicata domenica, Babis ha accusato Bruxelles di condurre l’economia del blocco verso il declino attraverso quella che ha definito la sua aggressiva agenda di decarbonizzazione. «L’UE si trova probabilmente sulla stessa strada che ha portato alla fine dell’Impero romano», ha dichiarato al Financial Times.

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La spinta dell’UE verso l’eliminazione graduale dei combustibili fossili è diventata sempre più controversa. Critici in Germania, Italia, Polonia, Ungheria e Slovacchia sostengono infatti che gli obiettivi climatici, la tassazione del carbonio e le normative ambientali stiano facendo aumentare i costi energetici e indebolendo la competitività industriale, mentre i governi devono affrontare anche l’incremento delle spese per la difesa e le conseguenze economiche del conflitto in Ucraina.   Babis ha inoltre affermato che Praga probabilmente non raggiungerà quest’anno l’obiettivo della NATO di destinare il 2% del PIL alla difesa, nonostante avesse dichiarato di averlo raggiunto nel 2025. Ha attribuito tale pressione in parte al deficit ereditato dal precedente governo filo-europeo di Petr Fiala.   La questione si inserisce in un più ampio dibattito all’interno dell’UE sulla dipendenza dagli Stati Uniti, che coprono circa il 60% della spesa militare totale della NATO. Il presidente Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero ridurre il proprio impegno nella difesa europea se i paesi della NATO non aumenteranno in modo significativo le spese militari.   Il dibattito ha evidenziato visioni contrastanti all’interno della leadership ceca. Babis e il presidente Petr Pavel, ex alto ufficiale della NATO e convinto sostenitore dell’Ucraina, si sono scontrati sulla politica di difesa, sugli aiuti a Kiev e sulla rappresentanza ceca nei vertici dell’Alleanza.   Mentre Babis detiene maggiore autorità formale in qualità di primo ministro e leader della maggioranza parlamentare, Pavel resta una voce autorevole su politica estera e sicurezza.   Le pressioni economiche, i problemi di sicurezza e la dipendenza dalla protezione militare esterna sono alla base del paragone tracciato da Babis con l’antica Roma.   Gli ultimi secoli dell’Impero Romano furono segnati da instabilità politica, difficoltà economiche e sforzi militari eccessivi. L’Impero divenne sempre più dipendente da truppe straniere, mentre faticava a finanziare le proprie difese a causa del declino del commercio, della contrazione dell’attività economica e delle crescenti pressioni esterne.

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L’Impero romano d’Occidente crollò formalmente nel 476 d.C. con la deposizione dell’ultimo imperatore. L’autorità politica si frammentò nei regni successori e l’Europa entrò in un lungo periodo di decentramento.   Secondo lo storico Edward Gibbon (19737-1794) nella sua monumentale Storia della decadenza e caduta dell’Impero romano, l’Impero Romano d’Occidente crollò a causa di una letale combinazione di corruzione interna, perdita delle virtù civiche tradizionali e le devastanti invasioni barbariche. I romani persero le virtù marziali e la devozione allo Stato che avevano reso grande Roma, diventando deboli e molli. Affidando la difesa dei confini a mercenari barbari, i Romani persero il controllo del proprio destino. Questi soldati finirono per integrarsi nella società e distruggere l’impero dall’interno.   Il Gibbone segna inoltre l’esempio di coloro che credono che il cristianesimo sia tra le cause della fine di Roma. Secondo la tesi di Gibbon, la nuova religione diffuse un’etica pacifista e ultraterrena che minò le tradizionali virtù guerriere e l’attaccamento alla gloria terrena dello Stato. In realtà, ciò che fu di Roma, a partire dalla sua stessa lingua, sopravvisse nei millenni proprio grazie alla religione di Cristo, che stabilì il suo centro proprio nella capitale dell’Impero inizialmente suo persecutore.  

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Intelligence

La «Power Elite», i fratelli Dulles, Mills e la guerra senza fine

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Il sociologo C. Wright Mills (1916-1962) diede alle stampe nel 1956 il suo lavoro più importante dal titolo The Power Elite. Nel testo descriveva che chi comanda negli Stati Uniti sono quelle persone che gestiscono lo «strategic command post» cioè i posti di comando strategici delle grosse società, dell’apparato dello Stato e dell’industria militare.

 

Questi gruppi di persone dominanti erano emersi dal loro profondo interesse reciproco nella condizione di economia di guerra permanente e si scambiavano i ruoli di comando oltre a condividere gli stessi club e le stesse scuole per i figli. Mills aveva soprannominato questa sincronia sociale e professionale «La fratellanza dei vincenti».

 

Mills descrive in dettaglio ciò che stava accadendo nel complesso all’interno della società americana. Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, i leader delle grandi corporation americane, secondo l’autore strettamente legati con il governo federale americano, ricostituirono in quel momento storico quello che i latini avevano chiamato Primus inter pares. Scrive Mills: «La tendenza di lungo periodo del mondo del business e del governo nel diventare sempre più inestricabilmente coinvolti aveva raggiunto un nuovo livello di manifestazione esplicita. I due non potevano più essere visti come due mondi separati.» 

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Il compito cruciale per unificare le élite del potere ricadde su dei segmenti selezionati della gerarchia delle corporation americane: gli avvocati di Wall Street e i professionisti finanziari delle grandi banche. In breve questi prescelti divennero particolari esseri mutanti in grado di adattarsi serenamente tra ambienti diversi come le suite di Manhattan e le stanze dei bottoni di Washington. All’epoca ancora sconosciuti al grande pubblico, questi capaci esecutori del potere, spesso nell’ombra e raramente compresi, diedero vita a quella che Mills chiamò l’élite invisibile, con delle conseguenze enormi nelle vite degli uomini ordinari. Quando l’autore scrisse questo testo si riferiva senza dubbio ai fratelli John Foster (1888-1959) e Allen Dulles (1893-1969). 

 

Racconta David Talbot nella sua opera The Devil’s Chessboard che Mills inizialmente non venne accolto per le sue idee né dalla destra americana ma neanche dalla sinistra. Anzi si ritrovò in aperta polemica con Arthur Schlesinger jr. (1917-2007), storico, personalità pubblica, intellettuale di punta dei liberali nel dopoguerra americano, consulente per entrambi i Kennedy. Mentre Mills lo indicava come la punta di diamante degli intellettuali compromessi con il governo, Schlesinger a sua volta ridimensionava il suo lavoro come una semplice attività polemica con lo scopo di aizzare le masse. 

 

Mills morì giovane e non fece in tempo a vedere il suo lavoro diventare successivamente parte fondamentale della nuova ondata liberale in arrivo. Lui si definiva un politico senza partito ma senza rendersi conto che stava partecipando alla creazione di una nuova generazione di radicali e rivoluzionari che avrebbero definito gli anni a venire. Fidel Castro e Che Guevara avevano una copia di The Power Elite con loro mentre portavano avanti la loro guerrilla a oltranza nella Sierra Maestra cubana. Tom Hayden, fece man bassa delle idee di Mills mentre scriveva, con il collettivo Students for Democratic Society, il testo che divenne il documento fondante della nuova sinistra americana, il Port Huron Statement. Nell’ondata che travolse l’America e il mondo intero degli anni sessanta fino al culmine del Sessantotto, la CIA identificò Mills come una delle principali minacce intellettuali all’ordine stabilito. 

 

Nelle pagine più appassionate dell’opera del sociologo americano, si poteva cogliere tutta la sua paura per la crescente minaccia nucleare emblematica del periodo post WWII e soprattutto della gestione del 34° presidente degli Stati Uniti Dwight David «Ike» Eisenhower (1890-1969). La situazione per cui si erano venute a creare le condizioni di capacità di utilizzo di strumenti dall’altissimo tasso di violenza e parallelamente la totale mancanza di controllo da parte di un governo democratico, divenne la parte fondante del grido di accusa dell’autore. Uno dei passaggi finali dell’opera descrive perfettamente la posizione del ricercatore: 

 

«Gli uomini delle cerchie più elevate non sono uomini di rappresentanza; la loro posizione non è la risultanza di una elevata virtù morale; il loro favoloso successo non è connesso ad una abilità meritocratica (…) Questi uomini non sono formati da partiti politici che dibattono apertamente e chiaramente su problemi che la nazione al giorno d’oggi confronta in maniera così povera d’intelligenza. (…) Questi comandanti di un potere ineguagliato nella storia umana sono riusciti a compiere la realizzazione di un irresponsabilità organizzata».

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Scrive Talbot che Franklin Delano Roosevelt (1882-1945) fosse assolutamente a conoscenza del forte legame creato tra finanza e governo ma che con la devastazione della crisi del 1929 e il successivo New Deal si fosse riusciti ad aumentare i controlli. La burocrazia del New Deal di cui John Foster Dulles ebbe a lamentarsi pubblicamente, creò nuovi centri di controllo che sfidavano i centri di potere plutocratici. La militarizzazione del governo venutasi a creare con la seconda guerra mondiale però diede nuovamente gli strumenti per dissolvere gli impedimenti e riaprono la porta al ritorno al potere delle elites finanziarie e industriali americane. 

 

Durante il governo Eisenhower i fratelli Dulles ottennero finalmente totale libertà di azione sotto l’egida della difesa del mondo dal comunismo, impartendo ordini e lezioni grazie al brutale potere nucleare che rappresentavano. Anche nel momento di massima esposizione quando John Foster si ritrovava essere segretario di Stato e Allen direttore della CIA mantennero sempre salda la bussola della rappresentazione dei loro interessi economici e dei loro clienti alla Sullivan & Cromwell, ancora oggi tra i primi cinque studi legali Profit Per Equity Partner (PPEP) al mondo. 

 

L’inizio dell’epoca della Guerra Fredda rappresentò un periodo di eccezionale libertà operativa dovuta anche alla forma unica della situazione politica che si stava vivendo in quegli anni. Per la prima volta nella storia americana, gli uomini al comando parlavano di un emergenza senza una fine. Scriveva Mills: «questi uomini sono dei realisti estremi: nel nome del realismo sono riusciti a costruire la realtà che più gli andava a genio».

 

Marco Dolcetta Capuzzo

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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