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Gender

Una diocesi americana si oppone all’ideologia gender

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Mons. William M. Joensen, Vescovo della Diocesi di Des Moines dal 2019, in Iowa (USA), ha pubblicato sette norme concrete contro l’ideologia di genere, applicabili dal 16 gennaio 2023, nelle 80 parrocchie, 17 scuole e 4 ospedali della diocesi.

 

 

Sacerdoti, insegnanti, genitori e direttori scolastici avevano infatti chiesto alla diocesi di stabilire norme unificate per tutte le scuole e le parrocchie. Per mons. Joensen, che ha una lunga esperienza come cappellano universitario prima della sua nomina a vescovo, queste norme potrebbero servire da esempio anche in altre diocesi.

 

Queste regole sono presentate seguendo un testo di sei pagine intitolato «Guida e politiche sull’identità di genere» e pubblicato sul sito diocesano. Il testo è diviso in tre parti: «La Chiesa e la sua missione in ogni tempo e in ogni luogo»; «La disforia di genere e l’imperativo pastorale della cura compassionevole»; «Riassunto generale dell’insegnamento cristiano cattolico sulla persona umana».

 

«L’obiettivo non è solo quello di preservare la dottrina, ma di proteggere le persone, e in particolare i minori danneggiati da una scienza erronea e da un’ideologia contraria alla natura umana», ricorda il documento.

 

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»

Le norme stabilite si fondano sul principio del rispetto del sesso biologico delle persone, perché «fondate sulla rivelazione divina e sull’insegnamento della Chiesa secondo cui la nostra identità di uomo e di donna si stabilisce nell’ambito del disegno provvidenziale di Dio sull’umanità. Il mistero della sessualità umana come componente chiave dell’identità personale è accolto come un dono creato da Dio che non ci è permesso cercare di cambiare».

 

Per questo si vieterà al personale e alle istituzioni l’uso di pronomi diversi da quelli relativi al sesso reale, spogliatoi e servizi igienici saranno suddivisi in base al sesso biologico, e sarà vietata la somministrazione di bloccanti della pubertà nelle istituzioni cattoliche.

 

«Una persona dovrebbe normalmente presentarsi in modo coerente con la dignità che Dio le ha dato. Quando esiste un codice di abbigliamento o un’uniforme, tutte le persone dovrebbero seguire il codice di abbigliamento o l’uniforme che corrisponde al proprio sesso biologico».

 

Di fronte al «disagio psicologico», la carità cattolica

La diocesi americana cita l’American Psychiatric Association che ha dimostrato che la disforia di genere è «il disagio psicologico che deriva da un’incongruenza tra il sesso assegnato alla nascita e l’identità di genere» (Gender Dysphoria Diagnosis, 2022, Psychiatry.org).

 

Cita anche Papa Francesco che si è chiesto se «la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione». (Udienza generale, 15 aprile 2015).

 

Il testo di sei pagine è una presentazione dettagliata della posizione cattolica su sesso e genere. Di fronte a una persona con disforia di genere, spiega, «la discriminazione e il trattamento ostile vanno fermamente evitati”, ma il vero aiuto è “l’accompagnamento nel cammino di guarigione personale, accettazione di sé, integrazione e pace. (…)».

 

«Qualsiasi risposta che ratifica e rafforza la disconnessione percepita tra sesso biologico e appartenenza di genere non è vera compassione». In sintesi, spiega il documento, «la carità “deve essere intesa, affermata e praticata alla luce della verità”, e tali persone dovrebbero quindi essere incoraggiate a cercare l’armonia tra il loro sesso biologico e il loro genere, non rifiutando l’uno o l’altro, ma rivolgendosi a Cristo e ai servizi medici e psicologici che sono radicati nell’autentica antropologia».

 

«Sarebbe contrario all’interesse superiore della persona che professionisti medici, familiari, insegnanti o sacerdoti incoraggino e promuovano l’asportazione di membra sane, la mutilazione genitale o il trattamento ormonale», spiega il testo, affermando: «tali trattamenti, in particolare per i bambini, sono invasivi e perturbanti se si prendono in considerazione aspetti dell’intera persona: biologici, psicologici e spirituali».

 

Di fronte all’ideologia del genere, la diocesi oppone la realtà della persona umana che «è un’unione corpo-anima, e il corpo – in quanto creato maschile o femminile – è un aspetto essenziale della persona umana. Esiste una realtà complessa legata al sesso di una persona, che coinvolge le componenti fisiche (es. le gonadi e altre ovvie caratteristiche), psicologiche e sociali».

 

«Una persona sana è quella in cui queste dimensioni sono integrate. La diagnosi di disforia di genere non giustifica la modificazione del proprio corpo mediante terapie ormonali farmacologiche o interventi chirurgici; piuttosto, la persona ha il diritto di ricevere amore e sostegno incondizionati, nonché cure psicologiche e pastorali».

 

Le voci di contestazione

Il principale gruppo di lobby LGBT dell’Iowa ha immediatamente rilasciato una dichiarazione accusando la Chiesa di «odio» per misgendering. Esso ritiene che solo le persone interessate possono determinare ciò che è «bene» per loro e non qualcun altro.

 

E inveisce: «chiamarla compassione è confondere l’odio con l’amore. Non puoi fingere di essere compassionevole mentre maltratti le persone e neghi loro l’accesso agli spazi sotto la tua responsabilità». La portavoce del gruppo di pressione, Courtney Reyes, si è ulteriormente scagliata contro il fatto che le regole «limitano le cure mediche necessarie, costringono il personale a mal distribuire gli studenti e creano problemi di sicurezza negli spogliatoi».

 

La senatrice democratica Claire Celsi si è espressa contro la politica della diocesi, raccontando al Des Moines Register che «molte persone che esplorano la propria identità di genere o orientamento sessuale sono spesso giovani e talvolta si rivolgono a insegnanti o amministratori scolastici per ottenere sostegno. Ma le politiche portate avanti dalla diocesi ora eliminano le scuole da questi luoghi di rifugio».

 

L’ideologia woke, «una guerra contro la Chiesa cattolica»

Il giornalista Rod Dreher non ha esitato a rallegrarsi la politica di mons. Joensen su The American Conservative del 17 gennaio: «è incredibile pensare che regole di buon senso come queste siano considerate insolite e coraggiose di questi tempi, ma la situazione è questa. Complimenti mons. Joensen!»

 

«Cosa succede se lo Stato decide di ritirare i fondi pubblici? Vedremo. Ma siamo grati per questa decisione. E che succede nelle vostre diocesi? Mons. Joensen non dovrebbe essere solo».

 

Su Twitter, lo stesso giorno, Rod Dreher ha aggiunto: «Grandi notizie! La diocesi cattolica di Des Moines, Iowa, non sarà intimidita dagli ideologi del gender e dai woke. Ben fatto per mons. Joensen, ma non dovrebbe farlo da solo».

 

Per Leo James Terrell, avvocato per i diritti civili e consulente di Fox News, «questa è una guerra alla religione. (…) L’attivismo woke si è infiltrato nelle scuole pubbliche e i loro prossimi obiettivi sono le istituzioni religiose. Cercano di creare paura».

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

Immagine di James Steakley via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

 

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ONU: verso la criminalizzazione del dissenso dall’ideologia gender

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Una nuova bozza di trattato sui crimini contro l’umanità, attualmente in discussione alle Nazioni Unite, sta suscitando intense polemiche. Eliminando la definizione biologica di genere, il testo potrebbe aprire la strada a procedimenti penali contro coloro che rifiutano l’ideologia dell’identità di genere: la Chiesa cattolica potrebbe così ritrovarsi nuovamente sul banco degli imputati.

 

Una battaglia legale con conseguenze globali è attualmente in corso nelle aule delle Nazioni Unite. La Commissione di Diritto Internazionale sta lavorando a una bozza di trattato volta a prevenire e punire i «crimini contro l’umanità». È la stesura del testo a preoccupare gli esperti di diritto, in particolare i cattolici. Il punto principale del contendere? La definizione – o meglio, la mancanza di una definizione – di «genere».

 

Abbandono del consenso di Roma

Finora, il diritto internazionale si è basato sullo Statuto di Roma (1998), che definisce esplicitamente il genere come riferito a «i due sessi, maschile e femminile, secondo il contesto della società». Questo testo fondamentale della Corte penale internazionale (CPI) ha ancorato la nozione di genere a una realtà biologica binaria.

 

Tuttavia, la nuova bozza di trattato si discosta deliberatamente da questo consenso. Sotto la pressione di diverse nazioni occidentali e ONG internazionali, la definizione biologica è stata rimossa. Per i critici, questa ambiguità giuridica non è casuale: mira a consentire un’interpretazione in evoluzione del termine, che ora comprende la moltitudine di identità di genere autodichiarate.

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La «persecuzione» come arma legale

La questione va oltre la mera semantica. Il trattato stabilisce che la «persecuzione basata sul genere» sarà classificata come crimine contro l’umanità. In assenza di una definizione rigorosa, questa disposizione potrebbe, secondo l’organizzazione di monitoraggio C-Fam, trasformarsi in uno strumento di repressione ideologica.

 

Nello specifico, le politiche pubbliche, il discorso religioso e la legislazione nazionale che tutelano la famiglia tradizionale o limitano le transizioni di genere potrebbero essere etichettati come atti di «persecuzione». Leader politici, figure religiose o attivisti pro-famiglia potrebbero quindi rischiare di essere trascinati davanti a tribunali internazionali semplicemente per aver affermato la dualità biologica degli esseri umani.

 

Un crescente divario di civiltà

Questa offensiva diplomatica rivela una profonda frattura all’interno della comunità internazionale. Da un lato, un blocco di paesi laici e progressisti spinge affinché le teorie di genere siano sancite nel diritto penale universale. Dall’altro, molti paesi in Africa, Medio Oriente e Sud America denunciano una forma di «colonizzazione ideologica».

 

Se questo trattato venisse adottato così com’è, obbligherebbe gli Stati firmatari a integrare queste nuove norme nella propria legislazione nazionale. La libertà di espressione e la libertà di coscienza sarebbero quindi a rischio.

 

Come sottolineano gli oppositori del progetto, trasformare un disaccordo antropologico in un crimine contro l’umanità segnerebbe una svolta storica in cui il diritto internazionale non servirebbe più a proteggere gli individui dalla violenza, ma piuttosto a imporre una rivoluzione sociale globale e a instaurare una forma di tirannia da parte dei gruppi di pressione LGBT e dei loro finanziatori.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Transessuale uccide l’ex moglie e il figlio e spara ad altre persone durante una partita di hockey

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Un padre «transgender» di sei figli ha aperto il fuoco contro la sua ex moglie, i suoi figli e un’altra persona durante una partita di hockey di una scuola superiore nel Rhode Island, lunedì.   La madre dei suoi figli è morta sul colpo, mentre uno dei figli è deceduto successivamente in ospedale, secondo diverse fonti. I genitori della donna versano in condizioni critiche.   L’autore della sparatoria, identificato come Robert Dorgan, 56 anni, noto anche come «Roberta Esposito» (sic), aveva subito il cosiddetto intervento di «riassegnazione di genere» nel 2020, come emerge dai documenti giudiziari ottenuti dall’emittente locale WPRI.     In uno sviluppo inatteso riportato dal New York Post, è pure emerso che il Dorgan e l’ex moglie assassinata erano cugini di primo grado.   L’attore cristiano Kevin Sorbo (noto per il telefilm di Ercole e un film di Tarzano) ha ripubblicato un commento rivolto a Dorgan il giorno prima della strage, dopo aver postato una foto di un membro del Congresso statunitense che si identifica come donna, accompagnata dalla scritta: «Tim McBride è un uomo. Se sbaglio, segnalatelo alla comunità».  

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Il Dorgan aveva risposto con un messaggio che si è rivelato un inquietante preavviso: «Continuate a criticarci. Ma non chiedetevi perché impazziamo».   Secondo quanto riportato da WPRI, la moglie di Dorgan aveva chiesto il divorzio nel 2020 motivandolo con «intervento di riassegnazione di genere, tratti narcisistici e disturbi della personalità».   Il Dorgan era molto attivo sui social media, sia come sostenitore di Trump sia come convinto attivista transgender, e pubblicava frequentemente immagini di sé in abiti femminili.   Già nel 2019, su X (allora Twitter), aveva ammesso apertamente: «Donna trans, 6 figli: moglie non entusiasta», riconoscendo il malcontento della consorte per la sua scelta di identificarsi come donna.   Un video diffuso su X mostra i giocatori di hockey delle scuole superiori e gli spettatori sugli spalti che fuggono in preda al panico mentre risuonano gli spari all’interno della pista di ghiaccio Dennis A. Lynch di Pawtucket.   Un altro filmato, secondo le testimonianze, cattura il tentativo eroico di due persone presenti sugli spalti, tra cui il padre di un altro giocatore di hockey, di disarmare Dorgan mentre questi iniziava a sparare.  

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  Questa sequenza di omicidi arriva a breve distanza da una sparatoria analogamente inquietante avvenuta la settimana scorsa in una scuola di Tumbler Ridge, in Canada, dove un giovane transgender ha cercato di eliminare quanti più membri possibili della propria famiglia prima di rivolgere l’arma contro se stesso. Alla fine dell’attacco, il bilancio è stato di nove morti e 25 feriti, alcuni dei quali ancora in condizioni critiche.   È poi emerso che il figlio Aidan, ucciso dal padre, si era recentemente fidanzato e si stava per sposare. Il giovane si era laureato in ingegneria meccanica e si era fidanzato a fine agosto con una giovane conosciuta come Starr Nicole sul suo profilo social. Starr, che lavora come assistente odontoiatrica, aveva pubblicato il brano biblico Isaia 62,5 mentre annunciava il suo fidanzamento: «Perché come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; e come gioisce lo sposo per la sposa, così gioirà il tuo Dio per te».   La ex moglie del transessuale stragista aveva chiesto il divorzio da Robert nel 2020, citando «intervento di riassegnazione di genere, tratti narcisistici e disturbi della personalità» come motivo del divorzio, ma poi ha cancellato queste parole per scrivere «differenze inconciliabili». È emerso quindi che i due erano cugini di primo grado: Robert J. Dorgan era il padre del transessuale Robert Dorgan, autore della sparatoria, e Raymond Dorgan era il padre di Gerald Dorgan, vittima della sparatoria e tuttora in condizioni critiche insieme alla moglie Linda.   Nel 2020, Dorgan si era presentato al dipartimento di polizia di North Providence sostenendo che suo suocero (cioè, lo zio, pure) stava cercando di cacciarlo di casa perché si era recentemente sottoposto a un intervento di riassegnazione di genere. Dorgan ha affermato che il padre di sua moglie lo aveva minacciato di «farlo uccidere da una ghenga di strada asiatica se non se ne fosse andato di casa», come dimostrano gli atti processuali. Aveva affermato che suo suocero (lo zio) aveva usato un insulto per le persone transgender per dire che nessuna persona del genere «sarebbe rimasta a casa mia».  

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Le prime cronache della stampa dell’establisment sul massacro non facevano cenno all’identità transgender di Dorgan come possibile elemento motivante rilevante della sua azione folle, nonostante le numerose prove circolanti sui social media. Nel frattempo, tuttavia, si allunga sempre più la lista degli stragisti transessuali.   L’autore della sparatoria della scuola di Tumbler Ridge, la scorsa settimana, era transgender: 10 morti e 25 feriti.   L’attentatore della chiesa cattolica in Minnesota (2025), Robin Westman, si identificava come transessuale: uccisi, mentre pregavano, due bambini, 30 i feriti.   La stragista nella scuola presbiteriana di Nashville (2023) Audrey Hale si identificava come un ragazzo di nome «Aidan»: 7 morti di cui tre bambini.   È stato sospettato di essere trans il tiratore della chiesa di Lakewood, in Texas, nel febbraio 2024, Genesse Moreno: due feriti, un morto (l’attentatore, che pare fosse una donna che usava però talvolta nomi maschili).   Il massacratore di Colorado Springs (2022) Anderson Lee Aldrich, che attaccò un club LGBT facendo gridare alla strage omofoba, venne poi definito come non binario: 5 morti e 26 feriti.   L’attentatore di Aberdeen in Maryland (2018) Snochia Moseley identificato come «maschio transgender»: 4 morti e 3 feriti.   L’assassino della scuola superiore di Perry, in Iowa (2024) Dylan Jesse Butler fu ritenuto da alcuni come transessuale: 3 morti e sei feriti.   L’assassino di Charlie Kirk, Tyler Robinson, viveva con un «fidanzato» transgenderro e sembra avesse un’ossessione per i furry. (Il Kirk, il cui assassinio ha ancora vari punti poco chiari, fu ucciso mentre rispondeva ad una domanda sugli stragisti transessuali).

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Il tentato assassino di Trump, Thomas Crooks, usava i pronomi tipici non-binari «they/them», e sembrava nutrire pure lui un profondo interesse per i furry.   Trinity Shockely, diciottenne accusata di aver progettato una sparatoria di massa in un liceo dell’Indiana (2025), aveva deciso di farsi chiamare «Jamie».   Era probabilmente legato al transessualismo Colt Gray, il quattordicenne che ha ucciso due insegnanti e due compagni di scuola nella sua scuola superiore in Georgia (2024). Anche lui aveva utilizzato la piattaforma Discord per esprimere il suo desiderio di commettere una sparatoria a scuola, citando le problematiche delle persone transgender.   Qualche commentatore americano, ai tempi della strage di Nashville, aveva lanciato, confortato da qualche numero, la provocazione sui social media: c’è un nuovo gruppo demografico da identificare come ceto in rapida crescita di tiratori di massa pro capite: la comunità transgender. «La demografia pro capite di sparatori di massa in più rapida crescita nella storia umana è la comunità trans» aveva scritto un utente su Twitter.   Come riportato da Renovatio 21, poco dopo la sparatoria di Nashville, era stato indetto negli USA un Trans Day of Vengeance, un «giorno della vendetta trans», poi annullato. La comunità trans è percorsa di appelli degli attivisti ad armarsi.   I transgender ad oggi costituiscono la minoranza che ha visto la crescita maggiore tra le sue fila di active shooter, ossia assassini che colpiscono a caso le persone nelle scuole, negli uffici, nei centri commerciali, etc. Da allora abbiamo assistito ad una crescita di episodi di violenza transgender con rissebotte pubbliche e pure omicidi efferati.
Nel 2023 si è registrato un periodo di crescente tensione con numerose occupazioni di campidogli degli Stati USA per protestare le leggi che proibiscono le mutilazioni sessuali pediatriche della chirurgia gender.   Secondo alcuni osservatori, è quindi chiaro che la cultura trans attuale stia optando per una radicalizzazione armata e terrorista dei suoi membri più giovani: l’elenco delle stragi transgender, che Renovatio 21 aveva cominciato a stilare tre anni fa, ora si è fatto molto, molto più lungo. Il Trans-terrorismo è una realtà sotto gli occhi di tutti, anche di chi non vuol vedere.  

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La bandiera dell’orgoglio LGBT allo stesso livello della bandiera americana: proposta di legge

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Il leader della minoranza al Senato americano Chuck Schumer sta presentando una proposta di legge finalizzata a rendere la bandiera arcobaleno dell’orgoglio LGBT una bandiera ufficialmente autorizzata dal Congresso, equiparandola legalmente alla bandiera degli Stati Uniti. Lo riporta LifeSite.

 

L’iniziativa di Schumer, sostenuta da altri democratici del Senato e della Camera, giunge in risposta alla rimozione, decisa dall’amministrazione Trump, della bandiera dell’orgoglio omosessuale dal monumento nazionale Stonewall di New York, situato di fronte allo Stonewall Inn, il bar gay ritenuto comunemente il luogo di nascita del movimento per i «diritti degli omosessuali» nel 1969.

 

La vistosa bandiera arcobaleno è stata successivamente ripristinata dal presidente del distretto di Manhattan, Brad Hoylman-Sigal, in aperta violazione degli ordini del governo federale e delle normative stabilite dal Congresso.

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«Stonewall è un luogo sacro e il Congresso deve agire ora per proteggere in modo permanente la bandiera del Pride e ciò che rappresenta», ha insistito Schumer domenica. «La crociata d’odio di Trump deve finire».

 

«I tentativi di danneggiare New York e la comunità LGBTQ+ semplicemente non avranno successo, ma la bandiera dello Stonewall Pride avrà sempre successo», ha proclamato Schumer.

 

Il commentatore Chad Felix Greene, che si definisce un «conservatore» omosessuale, ha contestato l’affermazione di Schumer secondo cui Stonewall rappresenterebbe un «terreno sacro». «Era un bar gestito dalla mafia che è stato fatto irruzione dalla polizia per una moltitudine di violazioni e le drag queen hanno avuto un attacco di rabbia decidendo di lanciare bottiglie di birra e mattoni alla polizia», ha scritto Greene su X. «Trump non ha fatto nulla», ha aggiunto Greene. «Tu sfrutti e menti su tutto».

 

In una dichiarazione pubblicata sul suo sito web, Schumer ha inoltre affermato:

 

«La rimozione della bandiera del Pride dallo Stonewall National Monument, luogo di nascita del moderno movimento per i diritti LGBTQ+, è un atto profondamente scandaloso che deve essere revocato. Sulla scia del tentativo dell’amministrazione Trump di riscrivere la storia, alimentare divisioni e discriminazioni e cancellare l’orgoglio della comunità LGBTQ+, Schumer si è mobilitato per proteggere definitivamente la bandiera del Pride dalla crociata dell’amministrazione contro la comunità LGBTQ+».

 

«Autorizzare la bandiera del Pride nella legge federale non è solo una questione di simbolismo, è una questione di permanenza. Invia un messaggio chiaro che la storia LGBTQ+ non è soggetta a capricci politici e che la nostra visibilità non può essere cancellata», ha dichiarato Hoylman-Sigal. «I monumenti dei diritti civili non dovrebbero essere vulnerabili ai cambi di amministrazione. Questa legge protegge la nostra eredità, la nostra dignità e le generazioni che guarderanno a Stonewall come alla prova che il progresso, una volta conquistato, deve essere difeso».

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Kelley Henderson, presidente della Human Rights Campaign, influente organizzazione di lobbying LGBT con sede a Washington, ha affermato che la sua organizzazione «sta lavorando per un futuro in cui i nostri figli si sentano al sicuro circondati dalla bandiera americana tanto quanto dalle bandiere del Pride». «Con la leadership del senatore Schumer, questo lavoro ricomincia oggi», ha aggiunto.

 

La bandiera era stata rimossa a gennaio in seguito a una direttiva emanata dalla direttrice ad interim del National Park Service, Jessica Bowron.

 

Un portavoce del Dipartimento degli Interni (DOI) ha illustrato le ragioni della rimozione: «tutte le agenzie governative seguono la consolidata politica federale in materia di bandiere, in vigore da decenni. Il Codice della Bandiera degli Stati Uniti e la norma 41 CFR 102-74.415 della General Services Administration forniscono linee guida sull’esposizione delle bandiere sui pennoni governativi. Recenti modifiche all’esposizione delle bandiere presso il monumento sono state apportate per garantire la coerenza con le linee guida federali».

 

«L’odierna parata politica dimostra quanto siano totalmente incompetenti e disallineati i funzionari di New York City rispetto ai problemi che la loro città sta affrontando», ha dichiarato un portavoce del DOI al Washington Blade, un’agenzia di stampa pro-LGBT.

 

Bandiere LGBT sono apparse in chiesa, notoriamente alle messe del gesuita pro-omotransessualista James Martin, dove si è veduta l’immagine della Santa Vergine adornata con la bandiera arcobalenata. In un’altra occasione il vescovo di Syracuse, Nuova York, ha condannato la rimozione di una bandiera LGBT da una parrocchia della sua diocesi definendola «inopportuna».

 

In era Biden l’ambasciata degli Stati Uniti d’America presso la Santa Sede ha esposto la bandiera arcobalenata alle sue finestre durante il mese di giugno, il mese intero dedicato alla festiva sacralizzazione dell’omotransessualismo. Nel 2023 l’ambasciata statunitense aggiornò la bandiera piazzandoci la versione più «inclusiva» dei transgender.

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Evvi anche il fenomeno di modificare bandiere di Stati-nazione filtrandole attraverso il suprematismo omotransessualista: è accaduto alla bandiera ucraina, per la quale uno degli organizzatori del gay pride di Dublino aveva chiesto un remix.

 

Quando anni fa capitò di vedere una bandiera LGBT (movimento ora considerato illegale in Russia) fuori dall’ambasciata USA di Mosca, la cosa scatenò l’umorismo del presidente Putin. «Lasciateli festeggiare» aveva risposto il Putin a chi glielo faceva notare. «Hanno mostrato qualcosa sulle persone che lavorano lì».

 

Come riportato da Renovatio 21, la festa del Pride Month ha origine violente: l’intero mese (si sono allargati) celebra la rivolta avvenuta la notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 quando gli omosessuali di un locale gay – lo Stonewall Inn – reagì ad un’ispezione della Polizia scatenando una vera e propria rivolta violenta. Una squadra della Tactical Police Force della Polizia di Nuova York fu mandata a salvare gli agenti intrappolati nel locale. Una falange di agenti antisommossa brigò fino alle 4 del mattino per sedare il moto LGBT (all’epoca, ovviamente, tale acronimo non esisteva). A commemorazione della violenza omosessuale, il presidente Obama dichiarò il locale teatro delle violenze come «monumento nazionale» nel 2016.

 

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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