Spirito
Benedizioni Pasquali in famiglia, una tradizione perduta
Stiamo entrando nel periodo delle benedizioni delle famiglie nel tempo di Quaresima. Il sacerdote della mia parrocchia – talvolta accompagnato da qualche chierichetto – passa di casa in casa per portare la Parola di Dio e aspergere noi e le nostre abitazioni con l’acqua santa. È un’usanza che oggi si conserva con fatica nelle nostre comunità, ma che, per grazia di Nostro Signore, continua a essere in parte sentita e partecipata.
Un improvviso flashback mi ha riportato alla mente il «tempo pandemico», quando persino le acquasantiere erano vietate, figuriamoci le visite domiciliari dei parroci. In quell’epoca che potremmo definire una «info-psico-pandemia», abbiamo assistito a scene inenarrabili e talvolta grottesche. Restando però sul tema delle benedizioni quaresimali, ricordo che una parrocchia perugina predispose un «kit benedizionale», lasciato – per ragioni precauzionali e «in sicurezza» – fuori dalla porta di ogni abitazione del quartiere. La scatola conteneva un opuscolo informativo, una bottiglietta di acqua santa e un foglio con le istruzioni per benedire la casa autonomamente.
Non mi stupii più di tanto di questa scivolata dal sapore modernista applicata a una ritualità così significativa, considerando che in quel periodo la Chiesa, nel tentativo di giustificare le restrizioni, disse talvolta tutto e il contrario di tutto.
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Oggi, tornati a una normalità almeno apparente, accade però che a benedire le abitazioni non sia sempre il parroco, bensì dei laici incaricati. Molti sacerdoti giustificano questa supplenza con l’estensione delle parrocchie, troppo vaste per essere coperte capillarmente. È anche vero, tuttavia, che sempre più famiglie scelgono di non ricevere la visita del sacerdote. La scristianizzazione delle nuove generazioni è un fenomeno evidente, spesso accompagnato da una certa vacuità spirituale già presente nei genitori e inevitabilmente trasmessa ai figli, ormai adulti e indipendenti.
Mi permetto allora di osservare che, dato il numero non elevato di famiglie desiderose di ricevere la benedizione, si potrebbero raccogliere preventivamente le adesioni e visitare coloro che realmente desiderano accogliere la Parola e la benedizione. In questo modo i sacerdoti potrebbero raggiungere personalmente i propri fedeli, senza delegare.
Il mio è un semplice e umile suggerimento. Qualcuno potrebbe giustamente obiettare che l’evangelizzazione dovrebbe comunque tentare la via del porta a porta, affinché chi si è allontanato possa ritrovarsi spiritualmente attraverso le sacre tradizioni. Del resto, come scrive l’evangelista Luca: «In qualunque casa entrerete, dite prima: Pace a questa casa; e se vi sarà un figlio di pace, la vostra pace riposerà su di lui; se no, ritornerà a voi» (Lc 10,5-6).
E ancora: «Ma in qualunque città entriate e non vi accolgano, uscite nelle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino» (Lc 10,10-11).
A futura memoria ricordiamo cosa è scritto nel Benedizionale nel paragrafo dedicato alla Benedizione delle famiglie.
«Obbedienti al mandato di Cristo, i pastori devono considerare come uno dei compiti principali della loro azione pastorale la cura di visitare le famiglie per recar loro l’annunzio della pace di Cristo».
«I parroci pertanto e i loro collaboratori abbiano particolarmente a cuore la consuetudine di far visita ogni anno, specialmente nel tempo pasquale, alle famiglie presenti nell’ambito della loro giurisdizione. È un’occasione preziosa per l’esercizio del loro compito pastorale: occasione tanto più efficace in quanto offre la possibilità di avvicinare e conoscere tutte le famiglie».
«Poiché il rito della benedizione annuale di una famiglia nella sua casa riguarda direttamente la famiglia stessa, esso richiede la presenza dei suoi membri» e «non si deve fare la benedizione delle case senza la presenza di coloro che vi abitano».
Ricordiamo inoltre, nei suoi punti essenziali, il rito della benedizione delle case.
Quando la famiglia è riunita, il ministro saluta i presenti dicendo: «Pace a questa casa e ai suoi abitanti».
«Con la visita del pastore è Gesù stesso che entra nella vostra casa e vi porta la sua gioia e la sua pace. La lettura della parola di Dio e la preghiera della Chiesa sono un segno particolare della sua presenza in mezzo a noi. La grazia dello Spirito Santo disponga i nostri cuori ad accogliere il Signore Gesù, che viene a parlarci e a rianimare la nostra fede».
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Dopo aver letto la Parola, un salmo e fatta una breve esortazione si fa la preghiera dei fedeli. E siccome siamo in tempo di Pasqua ricordiamo, a beneficio di tutti i nostri lettori, queste sante parole:
Carissimi, Cristo è risorto e ci riempie della gioia pasquale. Animati dal suo Santo Spirito rivolgiamo la nostra preghiera a lui, che il Padre ha costituito principio e fondamento della nostra unione nella fede e nell’amore.
R. Resta con noi, Signore.
Signore Gesù Cristo, che dopo la risurrezione ti sei manifestato ai discepoli e li hai allietati con il dono della pace, fa’ che questa famiglia aderendo a te con tutto il cuore gusti la gioia della tua presenza. R.
Tu che dall’umiliazione della croce sei giunto alla gloria della risurrezione, fa’ che, tra le prove quotidiane, i membri di questa famiglia si uniscano sempre più nel vincolo dell’amore. R.
Tu che sedendo a tavola con i discepoli, ti sei fatto riconoscere nell’atto di spezzare il pane, fa’ che questa famiglia, partecipando alla celebrazione dell’Eucaristia, rafforzi la sua fede e renda testimonianza del suo amore. R.
Tu che hai riempito con la potenza dello Spirito Santo la casa in cui erano riuniti i discepoli, con Maria, tua Madre, manda il tuo Spirito anche su questa famiglia, perché si arricchisca della pace e della gioia pasquale. R.
Il ministro, stendendo le mani sui membri della famiglia, pronuncia la preghiera di benedizione:
Benedetto sei tu, Signore, che nella Pasqua dell’esodo hai preservato incolumi le case del tuo popolo asperse con il sangue dell’agnello. Nella Pasqua della nuova alleanza ci hai donato il Cristo tuo Figlio, crocifisso e risorto, come vero Agnello immolato per noi per liberarci dal maligno e colmarci del tuo Spirito.
Benedici + questa famiglia e questa casa, e allieta tutti i suoi membri con l’esperienza viva del tuo amore.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.
Dopo la preghiera di benedizione, il ministro asperge gli astanti e la casa con l’acqua benedetta, dicendo:
Ravviva in noi, Signore, nel segno di quest’acqua benedetta, il ricordo del Battesimo e l’adesione a Cristo Signore, crocifisso e risorto per la nostra salvezza.
R. Amen.
Il ministro conclude il rito dicendo: «Dio vi riempia di ogni gioia e speranza nella fede. La pace di Cristo regni nei vostri cuori. Lo Spirito Santo vi dia l’abbondanza dei suoi doni.
R. Amen.
Le nostre tradizioni cattoliche sono un prezioso tesoro da conservare e da preservare. Ricordiamocene non solo in questo tempo quaresimale, ma anche in tutti gli altri giorni dell’anno.
Francesco Rondolini
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Immagine di pubblico dominio CC0; modificata
Spirito
Mons. Viganò: ecco la perversione della chiesa sinodale
Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì «sacerdote buono e santo» e «caro amico», fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali. Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello. La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere – quelle che un certo linguaggio «franco e crudo» non riesce a riscattare – contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’«amore» per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole. Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare. La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi «santi» che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza. Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo. Non ratifichiamo questa operazione dell’errore. Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito. + Carlo Maria Viganò Arcivescovo Renovatio 21 offre questa lettera di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.La chiesa sinodale si riconosce dai “santi” che si sceglie.
Nel fine settimana appena trascorso, tra Tonadico, Primiero, Rovereto e Trento, la gerarchia post-bergogliana ha celebrato con solennità il trentesimo anniversario della morte del cardinale Joseph Bernardin, esaltandolo — per voce del suo successore a Chicago, Blase Cupich, e attraverso gli organi ufficiali della Santa Sede — come “esempio attuale per la Chiesa e il mondo”. Non è un episodio isolato: è la prosecuzione, in mille maniere, dell’esaltazione sistematica di quei figuri del postconcilio i quali, pervertiti nell’intelletto e corrotti nella volontà e nei costumi, hanno contribuito a demolire la Fede e la morale cattolica. Bernardin fu l’architetto della cosiddetta “etica coerente della vita”, quella tunica inconsutile che equipara l’aborto ad altre questioni sociali, fornendo per decenni copertura ai politici sedicenti cattolici che votavano la morte dei nascituri. Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì “sacerdote buono e santo” e “caro amico”, fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali. Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello. La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere — quelle che un certo linguaggio “franco e crudo” non riesce a riscattare — contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’“amore” per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole. Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare. La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi “santi” che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza. Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo. Non ratifichiamo questa operazione dell’errore. Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito. https://t.co/q7imr2rVQ0 — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 20, 2026
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Spirito
La suora nominata da Leone XIV ribadisce che le donne «potrebbero sentire la chiamata al sacerdozio»
Suor Mary Teresa Barron, NSA, che papa Leone XIV ha recentemente nominato segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha nuovamente suggerito che le donne potrebbero essere chiamate ad essere «ordinate» come sacerdoti, contraddicendo l’insegnamento cattolico. Lo riporta LifeSite.
La suora, attualmente superiora generale delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, durante un’intervista rilasciata a EWTN News il 20 ottobre, ha ribadito le precedenti affermazioni errate fatte durante un’assemblea del Sinodo sulla Sinodalità del 2024, secondo cui le donne «possono sentire la chiamata al sacerdozio». Suor Barron ha anche falsamente affermato che alcune sante avrebbero sentito questa «chiamata» al sacerdozio.
«Chi sono io per dire se la porta è aperta o chiusa (alle “donne sacerdotesse”)?» ha detto la suora a EWTN News. «Oggi le donne possono sentire la chiamata al sacerdozio. Anche alcune delle grandi sante hanno sentito quella chiamata. Quindi, per me, la domanda è: come possiamo noi, all’interno della Chiesa, facilitare questo discernimento?»
«Cosa facciamo come Chiesa per accompagnare questo discernimento e capire se, sì, è questa la chiamata dello Spirito a tutta la Chiesa in questo momento?», ha aggiunto. Poi, «nel discernimento, alla fine c’è sempre una scelta. O sì o no».
Nella sua lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis del 1994, papa Giovanni Paolo II ha ribadito il perenne insegnamento della Chiesa secondo cui è impossibile per le donne ricevere validamente il sacramento dell’Ordine sacro: «Pertanto, affinché ogni dubbio sia dissipato riguardo a una questione di grande importanza, che riguarda la costituzione divina stessa della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermazione dei fratelli (cfr. Lc 22,32) dichiaro che la Chiesa non ha alcuna autorità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne e che questo giudizio deve essere definitivamente accettato da tutti i fedeli della Chiesa».
Durante un’assemblea del Sinodo sulla Sinodalità del 2024 nella Città del Vaticano, suor Barron ha affermato che non dovremmo considerare la questione dell’ordinazione delle donne in termini di possibilità di ordinazione «da un punto di vista teologico o canonico».
«Credo che dobbiamo affrontare la questione soprattutto dal punto di vista dello Spirito. “Lo Spirito sta chiamando le donne?” Perché alcune donne sentono una chiamata al sacerdozio o al diaconato», ha affermato, secondo quanto riportato da EWTN News.
«Credo che uno degli appelli di questo sinodo sia quello di condividere le possibilità che si aprono alle donne per quanto riguarda la governance e i ruoli di leadership all’interno della Chiesa, e ci sono molte buone pratiche in tutto il mondo», ha dichiarato a un giornalista all’epoca. «Ma noi cattolici siamo molto ignari delle possibilità che esistono».
La suora assumerà il suo nuovo incarico di segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione il 4 gennaio 2027. In questo ruolo, la Barron sarà presidente delle Pontificie Opere Missionarie.
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Spirito
Hong Kong, confermata in appello la condanna del cardinale Zen
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