Terrorismo
Un «nuovo gruppo terroristico iraniano» mai sentito prima rivendica la responsabilità degli attacchi in tutta Europa
Un gruppo che non esisteva online né altrove prima del 9 marzo 2026, ha improvvisamente rivendicato la responsabilità di una serie di incendi dolosi e tentativi di attentato dinamitardo, compiuti con metodi rudimentali, contro sinagoghe e banche statunitensi in Belgio, Paesi Bassi, Francia e Regno Unito. Lo riporta il Zerohedge.
Testate giornalistiche di rilievo e analisti antiterrorismo si affrettano a etichettare Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia (HAYI, o «Ashab al-Yamin») come un fronte di «guerra ibrida» dell’Intelligence iraniana. Ma un’analisi più approfondita solleva seri dubbi: l’operato dilettantistico del gruppo, la tempistica sospettosamente perfetta nel contesto della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, e uno schema che sembra studiato appositamente per alimentare la narrativa antisemita e giustificare ulteriori repressioni contro Teheran e i suoi alleati.
La prima rivendicazione è emersa il 9 marzo tramite canali Telegram legati a milizie irachene filo-iraniane. Due giorni dopo, HAYI ha rivendicato l’attentato incendiario a una sinagoga di Liegi, in Belgio. Le rivendicazioni successive includevano attacchi a una sinagoga di Rotterdam (13 marzo), a una scuola ebraica di Amsterdam (14 marzo), a un sito collegato alla Bank of New York Mellon di Amsterdam (16 marzo), alle ambulanze ebraiche di Hatzola a Golders Green, Londra (23 marzo), e un complotto sventato davanti alla Bank of America di Parigi (28 marzo).
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Anche un tentativo di attacco a una sinagoga di Heemstede, nei Paesi Bassi, è stato sventato il 20 marzo. Alcune altre rivendicazioni, tra cui un presunto attacco in Grecia, sembrano essere pura disinformazione.
Le forze di polizia europee hanno fermato sospetti di età compresa tra i 14 e i 23 anni. Nei Paesi Bassi, almeno 10 arresti. La Francia ha incriminato quattro persone, tra cui minorenni. Nel Regno Unito, tre giovani (due britannici di età compresa tra i 19 e i 20 anni e un diciassettenne con doppia cittadinanza) sono stati accusati dell’incendio doloso dell’ambulanza di Londra, con un quarto arresto.
Le comunità ebraiche ortodosse di Londra e di altre città dispongono di proprie ambulanze gestite da Hatzola (anche scritto Hatzolah o Hatzalah), un servizio medico di emergenza privato gestito da volontari e finanziato dalla comunità.
I pubblici ministeri francesi hanno rivelato che un adolescente ha affermato di essere stato reclutato su Snapchat, di aver ricevuto un’offerta di 500-1000 euro e di essere stato inizialmente informato che la «bomba» era una vendetta contro una fidanzata infedele, prima di essere incaricato di filmarla per la causa. Molti sospettati sono stati rilasciati su cauzione.
I ricercatori dell’International Centre for Counter-Terrorism (ICCT) osservano che HAYI non aveva «alcun riferimento noto, né online né offline» prima del 9 marzo. Le sue dichiarazioni contengono stranezze linguistiche, errori di ortografia e incongruenze. Le affermazioni sono state amplificate quasi immediatamente da canali collegati a milizie allineate con le Guardie Rivoluzionarie, eppure l’operazione si basa su reclute online usa e getta per lavori da poco più che facoltosi. Julian Lanchès dell’ICCT l’ha definita insolita e ha ipotizzato un progetto dell’Intelligence iraniana per negare ogni coinvolgimento.
I dubbi sull’autenticità di HAYI non sono sollevati solo dalla comparsa del suo canale Telegram e dal probabile falso attacco rivendicato in Grecia, ma anche dalle incongruenze presenti nel materiale stesso che lo promuove. Ad esempio, i video contengono evidenti errori linguistici. Inoltre, la scritta in arabo sotto il logo del gruppo, che assomiglia molto alla bandiera di Hezbollah e di altri gruppi filo-Asse, tranne per il fatto che raffigura un fucile di precisione sovietico SVD invece della più tipica immagine in stile AK, include diversi errori, tra cui l’ortografia errata della parola «Islamic».
Alcune voci si sono dichiarate molto scettiche. Wyatt Reed di The Grayzone ha evidenziato alcuni interrogativi lampanti: perché questi agenti «iraniani» non colpiscono obiettivi nei Paesi più attivamente coinvolti nella guerra contro l’Iran? Perché concentrarsi su siti simbolici ebraici e bancari statunitensi, con danni minimi e zero vittime? Perché alcuni comunicati contengono frasi che sembrano essere state generate con stranezze terminologiche israeliane (ad esempio, riferimenti a «la Terra d’Israele»)? E perché diversi sospettati sono stati rilasciati rapidamente su cauzione mentre la narrazione della «campagna terroristica» continua a circolare?
Un’inchiesta di David Miller per MintPress News si spinge oltre, sostenendo che HAYI sembra un «falso gruppo terroristico iraniano» inventato appositamente per accelerare gli sforzi volti a dichiarare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i pasdaran) un’organizzazione terroristica in tutta Europa, un obiettivo a lungo perseguito dalle lobby filo-israeliane nel contesto della guerra con l’Iran.
L’ondata di attacchi è iniziata proprio mentre gli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran si intensificavano alla fine di febbraio 2026. Le comunità ebraiche erano già in uno stato di tensione a causa delle conseguenze degli attentati del 7 ottobre 2023. Gruppi britannici come il Community Security Trust hanno collegato l’incidente di Londra al crescente antisemitismo. Le autorità olandesi hanno apertamente indagato sul «coinvolgimento iraniano». Le banche statunitensi a Parigi hanno chiesto ai propri dipendenti di lavorare da casa. Tutto ciò alimenta la narrazione secondo cui l’Iran starebbe esportando il caos.
L’ambasciata iraniana a Londra ha categoricamente negato qualsiasi coinvolgimento, definendo le accuse «infondate» e ribadendo la propria non interferenza. Tuttavia, nel clima attuale, le smentite vengono liquidate come prassi standard.
Il dibattito online è diviso: alcuni post di X e commenti indipendenti (anche da parte di personaggi che hanno subito critiche) hanno indicato operazioni in stile Mossad, citando precedenti storici e il fatto che gli attacchi generano il massimo valore narrativo con il minimo rischio reale. Un sindaco di Bath, in Inghilterra, si è dimesso dopo aver condiviso post che suggerivano che l’incendio doloso dell’ambulanza di Hatzola fosse stato inscenato.
Anche alcuni analisti di spicco ammettono che il gruppo opera come un marchio creato in fretta e furia.
Per analizzare le attività di HAYI, abbiamo esaminato la sua impronta digitale, comprese le prime menzioni pubbliche degli attacchi online e la diffusione iniziale dei relativi video di rivendicazione. Questa analisi è stata condotta utilizzando gli strumenti OSINT XNetwork e TGStat, interrogati tramite parole chiave in lingua araba. Inoltre, è stato impiegato uno strumento di rilevamento basato sull’intelligenza artificiale, che ha indicato che tutti i video di rivendicazione erano probabilmente registrazioni autentiche.
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«Non si conoscono riferimenti, né online né offline, a HAYI prima del 9 marzo, data in cui un post del gruppo è stato diffuso in un canale Telegram apparentemente affiliato alla milizia irachena filo-iraniana Liwa Zulfiqar» scrive Julian Lanchès dell’ ICCT. «In questo post, HAYI annunciava «l’inizio delle sue operazioni militari contro gli interessi statunitensi e israeliani in tutto il mondo», pur non facendo alcun riferimento all’attacco alla sinagoga di Liegi avvenuto lo stesso giorno. Ciò suggerirebbe che HAYI sia un gruppo di recente formazione, costituito allo scopo di questa campagna di attentati».
Le voci filo-iraniane e gli scettici contro la guerra sostengono che si tratti di uno schema ben noto: creare o esagerare una minaccia, amplificarla attraverso think tank amici (alcuni con chiari allineamenti ideologici), quindi usare il panico per giustificare una maggiore sorveglianza, sanzioni, un assetto militare più rigido e la repressione del dissenso sulla politica relativa a Gaza o all’Iran. L’attenzione, focalizzata su un basso numero di vittime e sui danni materiali, massimizza la paura senza sconfinare nel «terrore esistenziale» che potrebbe ritorcersi contro.
Resta da capire se HAYI sia una pessima imitazione iraniana realizzata con persone del posto usa e getta, una pura operazione di propaganda o qualcosa di più orchestrato per servire specifici obiettivi. Nel frattempo, la vicenda è già riuscita a seminare ansia, polarizzare le comunità e fornire nuove munizioni a coloro che spingono l’Europa sempre più a fondo nel conflitto con l’Iran.
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Terrorismo
Guppo terroristico islamico uccide 17 cristiani in Congo, molti altri risultano ancora dispersi
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Immigrazione
Il pattern della strage di Modena: jihad, psicosi, anarco-tirannia
Ci hanno messo un po’ a dirci che il responsabile sarebbe un nordafricano. Non solo in Italia: ma pure all’Estero, dove l’efferato episodio di violenza ha avuto eco, hanno fischiettato. Tipo il New York Times, che ha titolato «Macchina sulla folla». Cioè, capito, la macchina, tipo senza pilota, che si scaglia a 100 all’ora contro pedoni a caso. Eccerto: anche il NYT aderisce a suo modo alla Carta di Roma, il giornalista deve evitare finché può di dire che il protagonista del fatto di nera è un immigrato.
Poi, quando è divenuto impossibile tacere delle origini del sospettato, è partita la litania psichiatrica: è solo un caso di malato di mente, è uno spostato, ha problemi, non c’entra nulla col terrorismo islamico. Trapela che le forze dell’ordine che hanno perquisito la casa non avrebbero trovato traccia di estremismo.
The Italian authorities have announced that yesterday’s car-ramming attack in Modena by Salim El Koudri was not a case of terrorism but due to “mental health issues”
🇮🇹🇲🇦 pic.twitter.com/G4yardYJSn
— Visegrád 24 (@visegrad24) May 17, 2026
Footage has emerged showing a driver ploughing into pedestrians in the centre of Modena, Italy.
According to local media reports, a 31-year-old man of Moroccan origin has been arrested. His motives are currently under investigation. pic.twitter.com/JfeM8SA7Gi
— CCTV FOOTAGE (@cctvfootages) May 17, 2026
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Insomma, circolare. Cioè, in senso metaforico: perché proprio nel non circolare, nella trasformazione del traffico in un’arma di insicurezza collettiva, si basa, a nostro dire, la strategia profonda dietro questo tipo di eventi.
Abbiamo, negli anni, preso qualche appunto. Al punto che è evidente a chiunque, per quanto lo si voglia negare, che c’è un pattern preciso, pure rivendicato, dietro questa modalità stragista.
20 giugno 2015, Graz, Austria: un uomo di 26 anni di origini bosniache, Alen R., lancia un SUV a tutta velocità nella zona pedonale della città, uccidendo 3 persone e ferendone 36. Le perizie riscontrano una grave psicosi paranoide e l’uomo viene dichiarato non imputabile ma internato in un ospedale psichiatrico.
14 luglio 2016, Nizza, Francia: Mohamed Lahouaiej-Bouhlel (un tunisino) guida un camion di 19 tonnellate per oltre 2 km sulla Promenade des Anglais durante i festeggiamenti del 14 luglio. 86 morti, oltre 430 feriti. Arriva la rivendicazione dell’ISIS.
9 dicembre 2016, Berlino, Germania: Anis Amri (un altro tunisino) ruba un camion e lo lancia contro il mercatino di Natale a Breitscheidplatz. 12 morti, 56 feriti. Rivendicato dall’ISIS anche questo.
17 agosto 2017, Barcellona, Spagna: il marocchino Younes Abouyaaqoub guida un furgone contro i pedoni sulle Ramblas.
16 morti, oltre 130 feriti. L’ISIS rivendica. Seguito da un altro attacco a Cambrils
22 marzo 2017, Londra, Gran Bretagna: Khalid Masood (un britannico convertito) lancia un’auto contro i pedoni sul Westminster Bridge, poi accoltella. 5 morti (4 sul ponte + 1 poliziotto). L’eccidio viene considerato attentato jihadista.
3 giugno 2017, Londra, Gran Bretagna: tre attentatori (inclusi Khuram Shazad Butt e Rachid Redouane) lanciano un furgone contro i pedoni sul London Bridge, poi accoltellano. 8 morti, 48 feriti. Rivendicazione ISIS
19 giugno 2017, Parigi, Francia: auto contro veicolo della polizia sui Champs-Élysées. L’attentatore viene ucciso.
31 ottobre 2017, Nuova York, Stati Unit d’America: l’uzbeco Sayfullo Saipov guida un pickup su una pista ciclabile.
8 morti, 11 feriti. Rivendicato dall’ISIS; Saipov ha gridato l’immancabile «Allahu Akbar».
20 dicembre 2024, Treviri, Germania: Taleb al-Abdulmohsen, uno psichiatra di 50 anni di origine saudita residente in Germania, lancia la sua BMW contro la folla a un mercatino di Natale a Magdeburgo uccidendo 5 persone. Le indagini hanno da subito iniziato a dire che l’uomo non era un estremista islamico, perché sui social criticava apertamente la religione, bensì un soggetto affetto da una grave forma di psicosi.
Pasqua 2026, un mese fa: un camion merci che procedeva ad alta velocità si è lanciato contro dei cattolici durante una funzione religiosa all’alba di Pasqua in Pakistan, causando un morto e 60 feriti.
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È una lista incompleta, perché vi sono molti altri casi. Questa testata ha spesso riportato gli allarmi, in tutta Europa, che ciclicamente giunge per i mercatini di Natale, obiettivo facile per le stragi automobilistico-jihadiste.
C’è da notare, da una parte, il pattern terrorista – l’uso dell’auto come arma, seguito, quando questa diviene non più utilizzabile per seminare la morte, dall’uso del coltello per colpire passanti a caso (esattamente come a Modena…) – , dall’altra, il pattern giornalistico: molto spesso viene invocata la questione psichiatrica, insomma gli stragisti so’ pazzi, e quindi non c’è nulla da farci, non è possibile prevenire il problema, ce lo dobbiamo tenere e basta, come un raffredore o un’emicrania.
Si tratta, crediamo, di una forma di manipolazione che la grande informazione dell’establishment, in accordo con lo Stato moderno (in Italia, ovunque) vuole infliggere alla popolazione che, di suo, potrebbe cominciare ad avere qualche dubbio sulle ramificazioni che l’immigrazione massiva degli ultimi tre lustri direttamente sulla nostra esistenza.
Questa malafede è sensibile per chi, all’altezza del Natale 2015 (cioè, a breve distanza dal Bataclan), ha cominciato a vedere moltiplicarsi ai bordi dei centri storici pedonali delle città italiane i simpatici «panettoni» di cemento per impedire l’ingresso alle auto, specie quelle di grossa taglia come furgoni, SUV etc. Il ministero degli Interni, e quindi le questure, qualcosa sapevano.
Perché il lettore di Renovatio 21 riconosce come dietro alle stragi con l’auto vi sia un pensiero preciso delineato apertis verbis dall’estremismo islamico organizzato. Infatti, la tattica è stata esplicitamente promossa espressamente nella rivista di Al-Qaeda (sì, Bin Laden era pure editore, come noi) Inspire. Lo stesso dicasi per l’ISIS, che parlò dei veicoli assassini nella sua rivista Dabiq nel 2016, specificando il fine di massimizzare le vittime con mezzi semplici.
Nel 2010, Inspire, la rivista online in lingua inglese prodotta da al-Qaeda nella Penisola Arabica, esortava i mujaheddini a scegliere luoghi «solo pedonali» e ad assicurarsi di prendere velocità prima di lanciare i loro veicoli contro la folla per «ottenere la massima strage». L’articolo si intitolava «The Ultimate Mowing Machine», cioè la«falciatrice definitiva», e mostrava un SUV dotato di lame.
Il fenomeno ha un nome preciso: vehicle-ramming attack, o VAW (vehicle as a Weapon, il veicolo come arma). Gli analisti dell’Intelligence ritengono si tratti di un’attraente alternativa, più economica e logisticamente semplice, del suicidio kamikaze, che invece richiede il contrabbando dell’esplosivo, la produzione della veste, etc.
Secondo l’FBI l’attacco con veicoli «offre ai terroristi con accesso limitato a esplosivi o armi l’opportunità di condurre un attacco sul territorio nazionale con una formazione o esperienza minima».
È noto come alcuni canali Telegram di radicalizzazione promuovevano attacchi con «camion, coltelli, bombe, qualsiasi cosa. È Tempo di vendetta», scrive il Combating Terrorism Center di West Point. Alcuni canali hanno inoltre diffuso «manuali operativi», basati su attacchi low-tech di successo realizzati in passato dai sostenitori dello Stato Islamico. Concepiti come guide didattiche per potenziali aggressori, questi manuali descrivono nei dettagli l’addestramento, la pianificazione e le strategie di attacco di autori come Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, che nel 2016 ha lanciato un camion merci contro la folla a Nizza, in Francia, uccidendo 86 persone e ferendone oltre 400.
Questi manuali rappresentano un nuovo tentativo non solo di glorificare gli aggressori e incoraggiare trame analoghe, ma anche di consentire ai potenziali autori di imparare dai successi e dai fallimenti degli operatori precedenti.
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È interessante ricordare anche la rivista Rumiyah (che significa «Roma» in arabo, in riferimento all’ambizione di conquistare l’Occidente) era la pubblicazione in inglese di propaganda dell’ISIS, uscita dal 2016 al 2017 come successore di Dabiq. Era più orientata verso i «lone wolf» ( i terroristi che agiscono singolarmente, i «lupi solitari») in Occidente rispetto a Dabiq, che era più ideologica e sullo Stato Islamico.
La sezione ricorrente più importante di Rumiyah era «Just Terror Tactics» («Tattiche di Terrore Giusto»), che dava istruzioni pratiche e dettagliate su come commettere attentati semplici con mezzi comuni. Qui si scriveva che «sebbene siano una parte essenziale della vita moderna, pochissimi comprendono realmente la capacità letale e distruttiva del veicolo a motore e la sua capacità di causare un gran numero di vittime se utilizzato in modo premeditato».
Veniva quindi definito come il veicolo ideale il camion da carico pesante, a doppio asse posteriore, per schiacciare meglio le vittime: grande peso, accelerazione ragionevole, telaio e paraurti leggermente rialzati (per salire sui marciapiedi e superare barriere). Erano dati preziosi suggerimenti per il massacro: riempire il serbatoio di carburante, pianificare il percorso (accelerare al massimo su strade con folla), rubare il veicolo «con la forza o con l’inganno» se necessario (noleggi, furti), portare armi aggiuntive (coltelli, armi da fuoco) per continuare l’attacco dopo lo schianto.
Gli obiettivi consigliati erano i grandi raduni all’aperto: mercati, festival, parate, celebrazioni, convention, strade pedonali affollate, eventi politici e qualsiasi attrazione esterna che attiri grandi folle, specialmente con poca sicurezza, massimizzando morti e feriti schiacciando e travolgendo le persone, ricordando ai «crociati» (cioè gli occidentali) il terrore che l’Islam può infliggere loro.
L’articolo sulla rivista ISIS includeva immagini di camion a noleggio e della parata del Giorno del Ringraziamento di Macy’s a New York come esempio di obiettivo di morte.
Nel numero 9 (maggio 2017) di Rumiyah, la rubrica «Just Terror Tactics: Truck Attacks» («Tattiche del Terrore Giusto: attacchi con i camion») conteneva un’infografica con consigli su selezione del veicolo, acquisizione e target (festival, mercati, raduni). Riprendeva e raffinava i consigli precedenti. La rivista jihadista quindi lodava gli attacchi riusciti (Nizza 2016, Berlino 2016) definendoli «operazioni di terrore giusto» compiute da «soldati del Califfato».
Ciò che non è perfettamente compreso è come l’ISIS abbia creato una sorta di «globalizzazione degli spostati»: qualsiasi persona più o meno disturbata, o semplicemente adirata con il sistema, poteva commettere una strage e poi «donarla» allo Stato Islamico, che rivendicava. In pratica, è una sorta di franchising della psicosi assassina.
Non solo l’islamismo ultra-wahabita dell’IS gode di questa capacità: altri gruppi molto meno organizzati, come gli Incel o certo suprematismo bianco e sicuramente i transessuali armati, può incappare nello stesso meccanismo: il pazzo fa la strage, in seguito viene esaltato, vivo o morto, da forum internet (non solo nel Dark Web) di suoi simili. Ciò è vero persino per chi, come gli school shooter americani, fa la strage solo per il gusto di farlo, forse solo perché annebbiati dagli psicofarmaci SSRI: gli assassini, si è scoperto, hanno un profondo seguito online fatto da ragazzi e ragazze che vogliono emulare.
L’ISIS è solo più organizzata di questi gruppi, e ciò è riconosciuto dall’affiliazione indiretta ma esibita di tanti movimenti di terroristi di tutta l’Africa, che scelgono volentieri il brand della massima realtà jihadista.
Di fatto, lo Stato Islamico è un culto della morte che è riuscito a sussumere gli impulsi della gioventù islamica mondiale, in ispecie quella di seconda o terza generazione immigrata in Occidente – ciò era chiaro quando, una dozzina di anni fa, comparivano in rete i meme di propaganda ISIS tarati proprio sulla generazione giovanissima: «This is our Call of Duty. And we respawn in Jannah», diceva un’immagine circolante in rete che prendeva spunto dal famoso videogioco: «Questa alla nostra chiamata al servizio. E ci rigeneriamo (cioè, quando nei videogame si reinizia dopo essere stati uccisi) in paradiso».
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Ora ha poca importanza che pure il ministero dell’Interno continui a spiegarci che si tratta di «problemi psichiatrici».
No, questa è la psicosi stragista che giocoforza si genera con l’immigrazione di massa, e sulla quale il terrore organizzato programma lo sfruttamento.
«Allahu Akbar» gridato o meno, è evidente che gli effetti – la macchina assassina, i coltelli, la strage – sono i medesimi. Tragedie che esistono solo in funzione dell’immigrazione.
Se poi uno si chiede se c’è un motivo profondo, al di là dell’intenzione di morte degli attentatori immigrati, rispondiamo con semplicità: è l’anarco-tirannia. È il caricamento di uno Stato tirannico per il cittadino ma anarchico per l’immigrato, la cui funzione diviene quella di terrorizzare il cittadino, e levargli dalla testa altre aspirazioni (la famiglia, il salario, la salute) che non siano la sua stretta sopravvivenza.
Perché, poco più in là, c’è la proposta della biosorveglianza assoluta: per evitare che succedano queste cose, accetta di sottoporti al totalitarismo elettronico totale, il riconoscimento facciale, l’auto che può essere spenta da remoto.
Quindi, visto che la barzelletta secondo cui ci pagano le pensioni non è più possibile, diciamo la verità: l’importazione di milioni di immigrati giovani e criminali (criminali nell’atto stesso di immigrazione clandestina) serve da volano per lo Stato della sorveglianza totalista, di cui abbiamo avuto un assaggio col green pass.
Abbiamo scritto, in passato, che il futuro ruolo degli immigrati fatti entrare in massa poteva essere quello dei nostri guardiani durante la prossima emergenza: in realtà, la nostra sottomissione la stanno producendo già oggi comportandosi da assassini.
Il nostro domani, e in realtà già il nostro presente, ha due principali ingredienti: massacro e controllo. L’anarco-tirannia non è un concetto, ma è ciò che impatterà materialmente sulla vostra esistenza rendendola un inferno.
Roberto Dal Bosco
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Terrorismo
Attacco di Israele per assassinare un capo di Hamas
🇵🇸🇮🇱 BREAKING:
Reports of an Israeli strike targeting Hamas’ Izz al-Din al-Haddad He was the last surviving commander of the al-Qassam Brigades from October 7 and current head of Hamas military wing in Gaza The outcome is still unknown. If confirmed, this is the end of every… https://t.co/PCdLPlxEEP pic.twitter.com/YSEdPjd141 — Mario Nawfal (@MarioNawfal) May 15, 2026
🇮🇱🇱🇧 Heavy smoke still pouring out of the Gaza apartment building where IDF struck Hamas leader Izz al-Din al-Haddad.pic.twitter.com/YbDxeDyNV9 https://t.co/fQWZBdL2sZ
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) May 15, 2026
💢Israel just targeted a residential building in the al-Rimal neighborhood and a car in Al-Wahda street in Gaza City. At least three Palestinians were killed and 30 wounded, according to Al Jazeera. Israel earlier said it targeted Izz al-Din al-Haddad, the commander of the… pic.twitter.com/z0AGVhkN62
— Drop Site (@DropSiteNews) May 15, 2026
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