Oligarcato
Trump dice di non essere stato amico di Epstein
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha smentito categoricamente di essere stato amico di Jeffrey Epstein, accusando il defunto molestatore sessuale di aver ordito una congiura ai suoi danni.
La scorsa settimana il Dipartimento di Giustizia statunitense ha reso pubblico l’ultimo lotto di documenti relativi al caso Epstein, composto da oltre 3 milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini, in ottemperanza all’Epstein Files Transparency Act, la legge firmata da Trump a novembre che impone la divulgazione integrale dei materiali legati alle indagini federali sul finanziere deceduto.
Il nome del presidente compare nei documenti in almeno 3.000 occasioni. Gli atti rivelano inoltre che Epstein, morto in carcere a New York nel 2019 mentre attendeva il processo per accuse federali di traffico sessuale, aveva intrattenuto rapporti con numerose figure di spicco statunitensi, tra cui l’ex presidente Bill Clinton e i miliardari Bill Gates ed Elon Musk.
Lunedì Trump ha pubblicato un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social in cui dichiara: «Non solo non ero amico di Jeffrey Epstein, ma, stando alle informazioni appena rese note dal Dipartimento di Giustizia, Epstein e uno “scrittore” bugiardo e viscido di nome Michael Wolff hanno complottato per danneggiare me e/o la mia presidenza».
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«A differenza di tante persone a cui piace “sparlare”, io non sono mai stato sull’isola infestata da Epstein, mentre quasi tutti questi democratici corrotti e i loro donatori ci sono andati», ha aggiunto con forza.
Già sabato Trump aveva annunciato l’intenzione di intentare causa contro Wolff, il giornalista autore del libro del 2018 «Fire and Fury: Inside the Trump White House», un’autobiografia non autorizzata sulla sua presidenza.
Domenica Wolff ha risposto su Instagram dichiarando di non comprendere pienamente il motivo della reazione furiosa di Trump, ma ha ammesso di aver incoraggiato Epstein a «rendere pubblico ciò che sapeva su Trump».
Il nome di Wolff compare in numerosi fascicoli resi pubblici dal dipartimento di Giustizia lo scorso novembre. In un’e-mail del febbraio 2016, il giornalista suggeriva che il finanziere potesse trasformarsi nella «pallottola» capace di fermare la prima campagna presidenziale di Trump.
Il dipartimento di Giustizia ha premesso l’ultima tranche di documenti con una nota in cui precisa che le email non contengono alcun elemento che indichi da parte di Epstein accuse concrete secondo cui Trump «avesse commesso reati o intrattenuto contatti inappropriati con una qualsiasi delle sue vittime». Al contrario, gli scritti mostrano che il condannato per reati sessuali denigrava abitualmente il presidente, definendolo «stupido» e mettendo in dubbio le sue facoltà mentali.
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Oligarcato
Epstein ha proposto alla Rothschild «molte opportunità» nell’Ucraina post-golpe
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Oligarcato
Lord britannico si dimette dal Partito Laburista per i legami con Epstein
L’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Lord Peter Mandelson, ha annunciato le dimissioni dal Partito Laburista dopo che nuovi documenti statunitensi resi pubblici hanno riportato al centro dell’attenzione la sua relazione con Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali.
Mandelson, rimosso dal suo incarico a Washington lo scorso anno in seguito alle rivelazioni su una lettera di dieci pagine indirizzata al suo «migliore amico» Epstein, ha comunicato domenica la decisione di lasciare l’iscrizione al partito per non provocare «ulteriore imbarazzo».
In una lettera indirizzata alla segretaria generale del Partito Laburista, Hollie Ridley, Mandelson ha respinto ogni accusa di illecito e ha definito «false» le affermazioni secondo cui Epstein gli avrebbe versato somme di denaro oltre vent’anni fa, dichiarando di non conservare alcuna traccia né ricordo di tali pagamenti.
«Mentre approfondisco queste questioni, non intendo causare ulteriore imbarazzo al Partito Laburista e per questo motivo mi dimetto dall’iscrizione», ha scritto. Mandelson ha inoltre rinnovato le sue scuse alle vittime di Epstein, sottolineando che le loro voci «avrebbero dovuto essere ascoltate molto prima».
Il Mandelson è omosessuale e i pagamenti coinvolgerebbero anche il suo «partner». A gennaio, nella sua prima intervista dopo essere stato licenziato dall’incarico di ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti a causa dei suoi legami con Epstein, aveva dichiarato alla BBC di pensare di essere stato «tenuto separato» dal lato sessuale della vita del defunto finanziere perché era gay – per cui, dice, non era «consapevole di ciò che [Epstein] stava facendo» e mai aveva veduto ragazzine e baccanali oligarchici vari.
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Venerdì il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha diffuso una nuova serie di documenti, in ottemperanza alla legge sulla divulgazione dei file federali relativi a Epstein. Tra questi figurano estratti conto bancari che sembrano indicare tre distinti versamenti da 25.000 dollari ciascuno dai conti JP Morgan di Epstein a conti collegati al Mandelsone tra il 2003 e il 2004.
I file includono anche e-mail e fotografie che coinvolgono Mandelson, tra cui immagini censurate in cui appare accanto a una donna non identificata. Mandelson ha dichiarato di non riuscire a ricordare né il luogo né le circostanze in cui tali foto furono scattate. Il dipartimento di Giustizia ha precisato che i documenti sono stati pubblicati senza contesto aggiuntivo e che la mera menzione in essi non implica necessariamente responsabilità penali.
Come riportato da Renovatio 21, il Mandelson era stato destituito dall’incarico di ambasciatore britannico negli Stati Uniti l’anno scorso, dopo che precedenti indiscrezioni avevano evidenziato contatti protratti con Epstein anche dopo la condanna del finanziere nel 2008 per adescamento di minore. In precedenza aveva espresso profondo rimpianto per aver mantenuto quei rapporti, descrivendo Epstein come un «carismatico bugiardo criminale».
Le recenti rivelazioni, che comprendono anche nuovi documenti e immagini riguardanti l’ex principe Andrea, hanno provocato una forte reazione politica a Londra. Un portavoce del Partito Conservatore ha criticato il premier Keir Starmer per non aver espulso prima Mandelson, ormai «completamente screditato». Anche esponenti dei Liberal Democratici e dello stesso Partito Laburista hanno sostenuto che Mandelson, il principe Andrea e chiunque possieda informazioni rilevanti sulle attività di Epstein abbiano il dovere morale di trasmettere tutto quanto sanno alle autorità statunitensi.
Come riportato da Renovatio 21 il Mandelson è un «peer» (cioè, membro dell’aristocrazia britannica) del partito laburista e un intimo di lunga data di Tony Blair – oltre che di Epstein – ed è chiamato dai detrattori a Londra il «Principe delle Tenebre» o talvolta il «Signore Oscuro», dal nome del cattivo di Harry Potter, Voldemort.
Va ricordato che Mandelsone, prima di divenire ambasciatore a Washingtone, si era espresso ad abundantiam contro Donald Trump.
Un articolo del 6 febbraio 2025 sul Financial Times scrive che «Mandelson, un ex commissario UE liberale e libero professionista con forti legami con la Cina, la scorsa settimana ha ritirato la sua affermazione “mal giudicata e sbagliata” del 2019 secondo cui Trump era un “pericolo per il mondo” e “poco meno di un nazionalista bianco e razzista».
Chris LaCivita, un consigliere della campagna di Trump, aveva descritto il nuovo ambasciatore come «un idiota assoluto» che «dovrebbe restare a casa».
Come riportato da Renovatio 21, il Mandelson ovviamente è frequentatore del World Economic Forum di Davos.
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Immagine da Twitter
Misteri
Starmer invita l’ex principe Andrea a testimoniare sui legami con Epstein
Disturbing photos in Epstein files appear to show Andrew on all fours over female sprawled on floor https://t.co/wIEiulHlG6 pic.twitter.com/I38cRPsWCq
— Daily Mail (@DailyMail) January 31, 2026
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