Geopolitica
Trump dice che Trudeau è un «perdente»
Il primo ministro canadese Giustino Trudeau è un «loser» (cioè un «perdente») che sta rovinando il paese con politiche di sinistra radicale, ha affermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
In precedenza, Trump aveva minacciato di imporre una tariffa del 25% sui prodotti canadesi e aveva suggerito che il Canada avrebbe avuto più successo se fosse stato il «51° stato» degli Stati Uniti.
La guerra di parole tra Trump e Trudeau è continuata dopo una partita di hockey tra le squadre statunitensi e canadesi a Boston, durante la quale i tifosi canadesi hanno fischiato l’inno nazionale statunitense. Il Canada ha vinto 3-2 ai supplementari, dopodiché Trudeau si è rivolto ai social media per schernire Trump. «Non puoi prendere il nostro paese, e non puoi prendere il nostro gioco», ha scritto su X.
In un’intervista con Brian Kilmeade della Fox News il giorno seguente, a Trump è stato chiesto di rispondere alle osservazioni di Trudeau. «Justin è un perdente. Lo è sempre stato», ha detto Trump, sostenendo che Trudeau ha «distrutto» il Canada con «politiche di sinistra radicale» e «marxiste».
«Abbiamo un buon rapporto con il Canada, non con Justin. Poiché è troppo radicale a sinistra, sta uccidendo il Canada. Il Canada sta andando malissimo», ha detto Trump. Ha continuato sostenendo che Trudeau avrebbe perso le prossime elezioni federali se avesse deciso di ricandidarsi.
«Sembra che non si candiderà. È una mossa intelligente perché non avrebbe alcuna possibilità di vincere», ha affermato Trump.
Il tasso di approvazione di Trudeau è sceso dal 60% nel 2015, quando è entrato in carica, al 22% nel dicembre 2024. Il mese scorso, Trudeau ha annunciato che si sarebbe dimesso da leader del Partito Liberale e primo ministro, citando la necessità di una nuova leadership prima delle elezioni, confermando che si sarebbe candidato alla rielezione.
Come riportato da Renovatio 21, le dimissioni di Trudeau erano state commentate da Trump parlando dell’anschluess del Canada da parte di Washington.
All’inizio di questo mese, Trump ha accettato di ritardare l’imposizione di tariffe sul Canada di 30 giorni, dando più tempo per i negoziati, sostenendo ripetutamente sostenuto il Canada ne trarrebbe beneficio economicamente se venisse assorbito dagli Stati Uniti. Ottawa ha respinto l’idea, con Trudeau che ha affermato che «il Canada non sarà mai il 51° stato». Di recente il Trudeau ha dichiarato che Trump è serio nella sua intenzione di annettere il Canada.
Si tratta con evidenza di un ritorno alla vecchia dottrina del «Destino Manifesto» degli Stati Uniti, secondo cui essi si devono espandere definitivamente nel continente e nell’emisfero.
Come riportato da Renovatio 21, la volontà degli USA di non subire più alcunché da parte del Canada è stata simboleggiata con possante chiarezza dalla recente partita tra le due nazionali al torneo 4 nazioni di Montreal, dove la squadra americana ha reagito ai fischi del pubblico canadese contro l’inno nazionale statunitense scatenando tre risse in meno di nove secondi dal fischio d’inizio, per poi vincere l’incontro con il risultato netto 3-1.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
L’esercito americano starebbe guidando segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo
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Geopolitica
Israele penetra più a fondo in Libano e conquista un castello crociato del Medio Evo
Israele ha preso il controllo del castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nel Libano meridionale, definendo la conquista una «svolta decisiva» nella campagna in corso.
L’occupazione del sito è stata annunciata domenica, quando lo Stato Ebraico ha diffuso foto di bandiere israeliane e della Brigata Golani che sventolavano sopra la fortezza. Il castello medievale, noto anche come Qalaat al-Chakif, era stato in precedenza utilizzato da Israele come base durante i vent’anni di occupazione del Libano meridionale, terminata nel 2000.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha salutato la cattura come un importante successo, affermando di aver ordinato all’esercito di «ampliare le manovre di terra in Libano». Secondo quanto riportato dai media, le Forze di Difesa Israeliane non hanno trovato armi all’interno del castello.
תיעודים חדשים: כוחות סיירת גולני במבצר הבופור
לכל הפרטים👇https://t.co/Hnn0njXnoi pic.twitter.com/DSwaINpJzY
— צבא ההגנה לישראל (@idfonline) May 31, 2026
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«Ora il mio obiettivo è consolidare ed espandere il nostro controllo nei luoghi che erano sotto il controllo di Hezbollah. La conquista di Beaufort rappresenta una tappa fondamentale e un cambiamento radicale nella politica che stiamo portando avanti», ha affermato il Netanyahu.
Israele ha inoltre proseguito la sua campagna di bombardamenti nel Libano meridionale, notevolmente intensificatasi negli ultimi giorni. La maggior parte degli attacchi risulta concentrata intorno alla città di Nabatieh e nelle sue immediate vicinanze, che si prevede diventerà il prossimo obiettivo dell’offensiva di terra.
Gli attacchi hanno inflitto gravi danni alle aree residenziali e ai dintorni della città, come documentano le riprese. L’offensiva israeliana continua nonostante il cessate il fuoco dichiarato più di sei settimane fa. Le ostilità in corso tra Israele e il gruppo militante libanese Hezbollah sono una conseguenza del più ampio conflitto nella regione, innescato dall’attacco israelo-americano all’Iran.
Sebbene la tregua sia entrata in vigore il 17 aprile, le ostilità non si sono mai fermate, con Israele e Hezbollah che si sono ripetutamente accusati a vicenda di averla violata. L’Iran ha posto la fine definitiva della guerra in Libano come condizione per i negoziati con Washington, mediati dal Pakistan, in corso dai primi di aprile ma che finora non hanno prodotto risultati concreti.
Il castello di Beaufort, noto in arabo come Qalat al-Shaqif, sorge su uno sperone roccioso a circa 700 metri di altitudine nel Libano meridionale, dominando la valle del fiume Litani. La sua posizione estremamente strategica lo ha reso per secoli un osservatorio militare cruciale e una fortezza contesa, capace di collegare visivamente l’area interna del Libano con il nord di Israele e le alture del Golan. Questa eccezionale rilevanza geografica ha fatto sì che la rocca rimanesse al centro di conflitti armati dal medioevo fino ai giorni nostri.
Le origini della struttura originaria rimangono in parte avvolte nel mistero, con ipotesi che collocano i primi insediamenti difensivi in epoca romana o bizantina, successivamente riadattati dalle forze arabe. La storia documentata della fortezza moderna comincia però nel 1139, quando il re di Gerusalemme, Folco d’Angiò, sottrasse il controllo del sito al governatore di Damasco e lo cedette ai signori crociati di Sidone. Furono proprio i Crociati a fortificare massicciamente la rocca, battezzandola Beaufort, che in antico francese significa bella fortezza.
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Nel 1189 il celebre condottiero musulmano Saladino pose l’assedio alla fortezza. Nonostante la strenua resistenza del signore del luogo, Reginaldo di Sidone, che venne fatto prigioniero, la guarnigione crociata capitolò nel 1190 in cambio della sua liberazione. Nei decenni successivi il castello cambiò mano più volte attraverso patti politici; tornò temporaneamente ai cristiani nel 1240 e fu venduto ai Cavalieri Templari vent’anni più tardi.
Il dominio dei Templari fu però breve, poiché nel 1268 il sultano mamelucco Baybars espugnò definitivamente la rocca. Sotto i Mamelucchi e il successivo Impero Ottomano, Beaufort visse secoli di relativa calma alternati a parziali distruzioni, per poi subire gravi danni strutturali a causa del forte terremoto della Galilea nel 1837, venendo in seguito abbandonato e ridotto a rifugio per pastori.
Il valore militare di Beaufort è riemerso prepotentemente nella storia contemporanea. Durante la guerra civile libanese, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat occupò le rovine, sfruttando i bunker sotterranei per lanciare attacchi missilistici verso il nord di Israele. Nel 1982, in concomitanza con l’invasione del Libano, le forze armate israeliane conquistarono la fortezza dopo una violenta battaglia notturna condotta dalla brigata Golani. Israele stabilì una base fortificata all’interno del sito archeologico per diciotto anni, fino al ritiro definitivo avvenuto nel maggio del 2000.
Dopo l’abbandono israeliano, l’area è passata sotto l’influenza della milizia di Hezbollah e ha vissuto una parziale fase di restauro turistico, ottenendo anche uno status di protezione speciale da parte dell’UNESCO nel 2024 per preservarne il valore storico. Tuttavia, come vediamo ora, la stabilità è durata poco.
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Immagine di Julien Harneis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Geopolitica
L’Iran interrompe i colloqui con gli Stati Uniti
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