Politica
Trump: Biden è la vera minaccia per la democrazia
L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ignorato gli avvertimenti dei democratici sul suo potenziale ritorno alla Casa Bianca e ha affermato che è il suo successore, Joe Biden, a rappresentare un pericolo per la democrazia del Paese. Trump ha fatto questi commenti in vista di una possibile rivincita tra i due alle urne del prossimo anno.
Trump, che rimane invischiato in una serie di battaglie legali federali e statali legate alle accuse di aver tentato di ribaltare i risultati delle elezioni del 2020, ha superato Biden nelle elezioni per una potenziale corsa presidenziale nel 2024, secondo il Wall Street Journal.
Anche se la sua campagna sarà probabilmente condotta all’ombra di crescenti questioni legali scagliate contro Trump, il presunto candidato repubblicano ha respinto gli avvertimenti del Partito Democratico secondo cui una vittoria di Trump rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti definendoli fake news e «disinformazione».
«Potete crederci? Questa è la loro nuova linea, lo sai», ha detto Trump sabato in un evento ospitato dal New York Young Republican Club. «Eccoci di nuovo: “Russia, Russia, Russia”, “Ucraina, Ucraina, Ucraina”. Una bufala dopo l’altra».
«Ma no, non sono una minaccia. Salverò la democrazia. La minaccia è il corrotto Joe Biden». L’ex presidente ha affermato che la miriade di casi legali che deve affrontare sono motivati politicamente e ha promesso di perseguire Biden se tornerà in carica.
Gli ultimi commenti dell’ex presidente sono arrivati subito dopo essere stato criticato dai suoi rivali democratici per aver affermato che intendeva diventare un dittatore per un breve periodo se fosse stato rieletto, installare più fortificazioni al confine e introdurre politiche di produzione nazionale di petrolio.
«Ho detto che voglio essere un dittatore per un giorno», ha aggiunto Trump sabato a New York, in riferimento ai suoi commenti di giorni prima. «E sai perché voglio essere un dittatore? Perché voglio un muro… e voglio forare, forare, forare», riferendosi alle trivellazioni per il petrolio.
Chris Christie, l’ex governatore del New Jersey e candidato alla nomina repubblicana alla presidenza nel 2024, ha dichiarato durante il quarto dibattito sulle primarie del partito la scorsa settimana che i commenti di Trump rivelano che è «un uomo arrabbiato e amareggiato che ora vuole tornare presidente perché vuole esigere la punizione su chiunque sia in disaccordo con lui».
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Nel frattempo, Biden ha recentemente lanciato un terribile avvertimento sul potenziale esito di una seconda presidenza Trump. Sabato, durante un evento di raccolta fondi a Los Angeles, Biden ha dichiarato: «la più grande minaccia che Trump rappresenta è per la democrazia».
Il presidente ha anche affermato in un precedente evento elettorale il mese scorso a San Francisco che parte della retorica di Trump ha le sue radici nell’autoritarismo, in particolare nella sua promessa di essere la «punizione» dei suoi sostenitori e nel descrivere gli oppositori politici come «parassiti».
Come riportato da Renovatio 21, anche da questa parte dell’Atlantico molti fremono per un possibile ritorno di Donaldo alla Casa Bianca: secondo quanto riferito dal New York Times, diplomatici dell’UE e funzionari di think tank hanno contattato i soci dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump per capire se, in caso di ritorno alla Casa Bianca, potrebbe ritirare gli Stati Uniti dalla NATO.
Trump ha ripetutamente promesso che porrà fine al conflitto in Ucraina «entro 24 ore» dal suo insediamento, lasciando intendere che utilizzerà gli aiuti militari come leva per raggiungere questo obiettivo, interrompendo il flusso di armi per costringere Kiev al tavolo delle trattative. La guerra ucraina, per Trump, è voluta «dall’establishment malato di Washington».
In un video pubblicato all’inizio di quest’anno, Trump ha attribuito il conflitto a «tutti i guerrafondai e i globalisti “America Last” nel Deep State, nel Pentagono, nel Dipartimento di Stato e nel complesso industriale della sicurezza nazionale», che secondo lui erano «ossessionati dallo spingere l’Ucraina verso la NATO». Nel filmato l’ex presidente attaccava frontalmente i neocon facendo pure esplicitamente il nome di Victoria Nuland, funzionaria del Dipartimento di Stato considerata pupara del conflitto ucraino.
Lo studioso Noam Chomsky ha notato che l’ex presidente rappresenta l’unico caso di statista occidentale che spinge per terminare il conflitto in Est Europa.
Secondo analisi di esperti e dichiarazioni di varie figure dell’amministrazione, Trump starebbe pianificando un ritiro degli USA dalla NATO in caso di vittoria alle elezioni presidenziali 2024. In varie occasioni il 45° presidente USA ha accusato l’attuale inquilino della Casa Bianca Joe Biden di star portando gli americani dritti dentro una Terza Guerra Mondiale.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Politica
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Politica
«Il tradimento dei chierici»: quelli che volevano la Bonino presidente
Lo scrittore Camillo Langone ha ricordato sul Foglio la grande campagna politico-pubblicitaria del 1999 per portare al Quirinale Emma Bonino.
«Scrivere quello che penso di una persona appena morta non è possibile. Magari fra un mese, in sede di trigesimo, e però fra un mese prego di avere qualcosa di più divertente da scrivere» scrive Langone. «Mi piacerebbe nondimeno elencare tutti coloro che nel 1999 firmarono affinché la persona appena morta diventasse presidente della Repubblica e intitolare questo elenco “Il tradimento dei chierici”, volendo stare alto, oppure “Il culturame contro la vita”, abbassando un po’ il livello».
«Passati 27 anni, molti dei firmatari sono defunti e a loro non posso più rinfacciare nulla, a cominciare da Indro Montanelli (comunque a novant’anni sarai pur libero di andare all’aceto)» continua lo scrittore parmigiano.
«Però sono vivi sostenitori come Achille Bonito Oliva e Alessandro Cecchi Paone, Margherita Buy (Jasmine Trinca non era ancora su piazza) e Cristina Comencini (Carlo Calenda era ancora alla Ferrari), tutti abbastanza prevedibili, così come i quasi (quasi) imprevedibili Franco Cardini, Ernesto Galli della Loggia, Eugenia Roccella».
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«In quell’antico, degradante appello la firma che mi dispiace di più è quella di Pupi Avati: tu quoque, Pupi? Brutta cosa il gregarismo. Fra un mese la cosa più bella sarebbe scrivere l’elenco di coloro che, pur interpellati, non firmarono» conclude l’autore del Manifesto della destra divina.
Orbene, prima di arrivare a quanti, eroicamente, non misero la firma per la superabortista al tribunale (10 mila bambini eliminati con le sue proprie mani, vantava), ci siamo chiesti se vi era ancora da qualche parte la lista completa dei firmatari: online, cercandola pure a fondo, non l’abbiamo trovata.
Abbiamo potuto mettere insieme un po’ di nomi ricavandoli dagli infiniti «coccodrilli» di questi giorni e da altri articoli comparsi negli anni. La lista non è lunghissima, ma comunque interessante. Caveat: non siamo sicuri di tutti questi nomi, perché in rete non c’è traccia della lista completa.
- Indro Montanelli — decano del giornalismo italiano, cantore a suo tempo del colonialismo italiano
- Angelo Panebianco — politologo, editorialista del Corriere della Sera (il giornale del conservatorismo italiano, tipo)
- Rita Levi-Montalcini — scienziata, Premio Nobel, senatrice a vita, attivista abortista
- Antonio Baldassarre — costituzionalista, ex presidente della Corte Costituzionale
- Maurizio Costanzo — presentatore e giornalista, già nelle liste della P2
- Lucio Dalla — indimenticato cantautore felsineo, associato talvolta all’omosessualità (mai dichiarata) o all’Opus Dei (smentito)
- Margherita Hack — astrofisica televisiva, ateissima, figlia di pionieri italiani della Teosofia
- Umberto Veronesi — oncologo «laico», già ministro, teorizzatore di un futuro bisessuale con il laboratorio come unica forma di riproduzione di individui sani
- Danielle Mitterrand — vedova del noto presidente francese (cioè la vedova-vedova, non una delle amanti)
- Franca Rame — attrice e moglie di Dario Fo, poi eletta al Senato nel 2006 con il partito biodegradabile Italia dei Valori (IdV) guidato da Antonio Di Pietro.
- Edoardo Bennato — popolare cantante partenopeo
- Franco Battiato — esoterico cantante etneo
- Raffaele La Capria — scrittore e sceneggiatore dei film di Francesco Rosi
- Oliviero Toscani — fotografo e pubblicitario dei Benetton, figlio del fotografo che fece gli scatti dei cadaveri appesi di Mussolini e della Petacci in piazzale Loreto
- Caterina Caselli — cantante e soprattutto discografica milanese
- Bernardo Bertolucci — regista premio Oscar, con alcuni film che ci chiediamo come possano essere passati sugli schermi per i contenuti allucinanti (e non parliamo di Ultimo Tango a Parigi, ma, ad esempio, de La luna)
- Catherine Spaak — attrice, cantante, conduttrice televisiva e ballerina belga naturalizzata italiana
- Claudia Koll — attrice di una pellicola di Tinto Brass, poi convertitasi al medjugorismo.
- Iva Zanicchi — cantante detta «l’Aquila di Ligonchio», storica conduttrice della trasmissione di Rete 4 «Ok il prezzo è giusto»
- Mario Monicelli — regista, poi finito suicida
- Claudia Cardinale — attrice italo-tunisina, moglie di un regista senatore di Alleanza Nazionale
- Vittorio Gassman — attore, che dichiarava la depressione e la sua cura psichiatrica apertis verbis.
- Marco Tardelli — ex calciatore trionfatore del Mundial del 1980
- Giorgio Celli — etologo televisivo bolognese
- Salvatore Veca — filosofo della politica punto di riferimento filosofico della sinistra non marxista
- Ernesto Illy — fedele valdese e imprenditore del caffè
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Ci colpiscono qui i nomi non dei para-intellettuali salariati dal sistema, non delle dive di passaggio, non degli artisti perversi, non dei ricconi parastatali, ma di figure ascritte alla destra italiana.
Segno che, anche quella, era già tre decadi fa catturata totalmente dalla Necrocultura: anche i «conservatori» volevano presidente degli italiani una tizia che rivendicava di averne abortiti più di 10 mila. Un’esercito di futuri cittadini spariti nel sangue a colpi di pompa della bicicletta. Loro, e i loro figli – italiani.
Abbiamo scritto che è giusto che la Bonino abbia funerali di Stato – perché lo Stato moderno è fondato sulla Morte.
Forse era giusto pure che la Bonino divenisse presidente della Repubblica. Le cose più si slatentizzano, meglio è.
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Immagine di CoroRP via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Politica
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