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Tradizioni cattoliche in famiglia, una piccola inchiesta personale

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Le tradizioni cattoliche che hanno da sempre contrassegnato e scandito la vita dei fedeli, sembrano perse nella notte dei tempi senza possibilità di recupero o di memoria per i più, tanto che lo stesso Concilio Vaticano II pare abbia voluto passare un colpo di spugna sopra molti di questi concetti cancellandoli definitivamente o in taluni casi sostituendoli con delle nuove preghiere.

 

L’eredità che abbiamo raccolto dai nostri avi è un piccolo tesoro spirituale da preservare, proteggere e far rimanere vivo in noi, nelle nostre famiglie e con le persone che ci circondano.

 

Padre Giuseppe Ave, sacerdote della bellissima chiesa di San Filippo Neri di Perugia, ci ricorda dei concetti fondamentali.

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«Io inizierei sottolineando la differenza tra Tradizione e tradizioni (Tradizione con la “T” maiuscola e tradizioni con la “t” minuscola). La Tradizione è l’insieme delle verità che la Chiesa ha trasmesso nel corso del tempo. Questo discorso della Tradizione e delle tradizioni parte dal Concilio di Trento [metà del Millecinquecento, ndr]. Il Concilio dice che la Verità per i cattolici è formata da due fiumi che vanno nello stesso mare che è la Verità. Come posso io sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato e cosa è vero e cosa è falso? Un fiume è la Parola di Dio e un fiume è la Tradizione e cioè l’insieme delle verità trasmesse dalla Chiesa nel corso dei secoli».

 

«Fanno parte della Tradizione i Sacramenti» dice il padre. «Non trovo tutti i sacramenti nella Bibbia, ma li trovo nella Tradizione della Chiesa. L’insieme delle verità ce le hanno trasmesse i concili, ed ecco perché abbiamo un grosso problema con il Concilio Vaticano II, perché è un concilio pastorale. Quest’ultima parola inventata proprio in quell’occasione o recuperata in maniera storta, fa sì che questo concilio facciamo fatica a recepirlo nella Tradizione, perché la Tradizione deve essere qualcosa di normato. Il Concilio di Trento dice “Questa è la Verità e chi non ci crede sia fuori dalla Chiesa». Quelle sono le Verità senza le quali non si è cattolici. I Sacramenti, i Santi, ad esempio. 

 

Cosa sono le tradizioni? Le tradizioni sono l’insieme delle modalità con le quali il popolo di Dio si è espresso nel corso del tempo per esprimere la propria Fede, una forma di preghiera. Noi abbiamo delle tradizioni secolari e delle tradizioni più recenti, delle tradizioni universali e delle tradizioni più locali.

 

Le tradizioni universali hanno un peso diverso, quali il Rosario, la Via Crucis o le preghiere del mattino e della sera, che fanno parte delle tradizioni del popolo di Dio. Molte di queste preghiere le abbiamo totalmente perse. Le tradizioni cattoliche invece sostengono il popolo di Dio, perché ci legano con il nostro passato con i nostri genitori, i nostri nonni e i nostri antenati».

 

Ricordo sempre mia nonna che fino al suo ultimo giorno di vita si ricordava delle tradizioni cattoliche che hanno fatto da sempre parte del suo vivere. Rammento quando mi diceva delle Quarantore nella Settimana Santa, che sono una pratica devozionale consistente nell’adorazione per quaranta ore continue del Santissimo Sacramento. Il Rosario quotidiano che tutti i giorni alle 18:00 ha sempre recitato. 

 

Sono tante le nostre care tradizioni ed è bene ricordarle affinché non ci si dimentichi. 

 

La Via Crucis nei venerdì di Quaresima. La Quaresima stessa, nella quale ogni cattolico dovrebbe fare digiuno di qualcosa. Pratica anche questa estremamente depotenziata. Ci sarebbe il digiuno dalle carni il mercoledì delle Ceneri, i giorni di vigilia e tutti i venerdì dell’anno, tanto che per molti anni in casa mia ogni venerdì si mangiava il pesce e non la carne.

 

L’usanza di accendere le candele benedette quando una persona sta morendo, per la nascita di un figlio e per il parto delle donne, o durante le tempeste, oppure semplicemente per pregare. 

 

Sia l’olio che il sale si possono far benedire per esorcizzare e per chiedere la guarigione degli ammalati. Custodire l’acqua benedetta in una piccola acquasantiera vicino al letto per segnarsi prima di coricarsi, al mattino quando ci si sveglia o prima di pregare.

 

Accendere le quattro candele dell’Avvento nelle chiese, ma anche nella tavola di casa per aspettare il Santo Natale. 

 

Il presepe è un’altra tradizione imprescindibile che ultimamente è vilipeso e deriso da una società dall’animo sempre più sordido e meschino.

 

Il crocifisso nelle aule pubbliche che viene tolto per non turbare la sensibilità di chi non è cattolico. Nella scuola dove insegno nelle aule non vi è più traccia. Una richiesta che arriva da un mondo sempre più laicizzato e da una Chiesa che non sa più tenere il punto in una controversia come questa, rimanendo silente e facendo spallucce così da accondiscendere ai vizi perversi del mondo moderno.

 

La messa quotidiana per un cattolico un tempo era una pratica molto rispettata che fa parte delle tradizioni, mentre le messe domenicali e di precetto fanno parte della Tradizione. Prima di andare al lavoro o di andare a scuola, è cosa buona andare a messa. Ricordo che sia alle scuole elementari, che alle scuole medie, il mio parroco don Giuseppe Gioia – da poco scomparso – insisteva molto per farci partecipare all’Eucarestia. Pratica totalmente scomparsa o quasi.

 

Mia zia Lina, pia donna morta in grazia di Dio, tutte le mattine alle sei e mezzo andava a messa prima di iniziare il suo servizio lavorativo fino a che Dio le ha consentito di poter essere indipendente e poter uscire di casa. Quando la salute non glielo permise più, ha sempre pregato quotidianamente fino all’ultimo dei suoi giorni quando – parole sue in punto morte – è stata portata in cielo dagli Angeli con la presenza della Vergine Maria. Un esempio profondo di cristianità che cerco impietosamente e umilmente di imitare. 

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La Santa Messa è la preghiera più importante che esiste, perché c’è la transustanziazione e non è esattamente la stessa cosa che accendere una candelina in casa. Non possiamo dimenticare i «predicatori laici televisivi» che in era pandemica, pontificando nei salotti televisivi, visto il diktat di non celebrare le messe e chiudere le chiese, ci dicevano di pregare in casa che tanto era la stessa cosa. Il Burioni fu il capofila di questa «nuova dottrina scristianizzata», ma soprassediamo.

 

Un’altra tradizione è la benedizione nelle case durante il periodo di Quaresima o nel tempo di Pasqua e la benedizione dei cibi pasquali.

 

La benedizione degli animali nel giorno di Sant’Antonio che ancora nel mio quartiere è sentita e praticata che Don Antonio Paoletti porta ancora avanti con fede. 

 

Il Corpus Domini quale tradizione legata alla solennità cristiana universale che fu istituita ad Orvieto da papa Urbano IV nell’agosto 1264. Qua in Umbria viene celebrata in ispecie a Spello dove in quel santo giorno vi è la famosa infiorata.

 

Per la festività di San Pietro e Paolo c’è la tradizione della barca che consiste nel porre, nella notte fra il 28 e il 29 giugno, un contenitore di vetro riempito d’acqua all’esterno della casa, e nel far colare nell’acqua un albume d’uovo. Il contenitore deve essere lasciato per tutta la notte all’aria aperta, per assorbire la rugiada. Il mattino seguente si dovrebbero trovare nell’acqua delle strutture, formate dall’albume, che ricordano le vele di una barca a vela o un veliero. Secondo la vulgata sarebbero prodotte da san Pietro, che soffiando nel contenitore di vetro fa assumere all’albume la giusta conformazione. Una cosa simile si fa anche per la ricorrenza di San Giovanni Battista. 

 

Ogni città, ogni paese, ogni frazione in Italia ha tanti santi da ricordare ognuno con le sue usanze e con le sue devozioni. 

 

Inoltre padre Giuseppe Ave ci ricorda che «le processioni sono importantissime. In uno dei miei libri ho scritto che a Perugia, all’inizio del Milleseicento, quando arrivarono i padri di San Filippo, c’erano ventiquattro processioni ordinarie, almeno due al mese. Senza contare poi quelle straordinarie».

 

La processione del Cristo morto la sera del venerdì Santo. Le Rogazioni nei periodi prima del raccolto che altro non erano che processioni propiziatorie sulla buona riuscita delle seminagioni. Mio nonno quando seminava qualcosa nell’orticello dietro casa, metteva nel terreno una croce di legno come segno di ringraziamento per il raccolto che verrà. Le Quattro tempora – quattro distinti gruppi di tre giorni presenti nel rito romano della Chiesa cattolica – originariamente legati alla santificazione del tempo nelle quattro stagioni con tanto di messe e di preghiere, oggi sono scomparse.

 

In un tempo preconciliare nel Celebret – documento di autorizzazione da parte della Chiesa cattolica che indica il permesso di celebrare la messa ed amministrare i sacramenti – nel retro vi era scritto «si fa divieto al prete di andare al cinema, entrare nei bar, eccetera…». Oggi ci suonano strane queste parole, ma erano un monito di distinzione e rispetto dei ruoli. Adesso nemmeno lo si chiede più questo documento a chi celebra, figuriamoci se vi sono riportati e rispettati questi «divieti».

 

Il clero che si è adattato al mondo forse ha mancato quell’obiettivo di attrarre a sé più fedeli, anzi, sembra quasi che sia stato controproducente. E se certe tradizioni secolari le dimenticano anche i sacerdoti, figuriamoci i fedeli che sempre di più fanno fatica a entrare in una sfera cattolica semplice, ma tradizionale. 

 

Non a caso molti di coloro che si convertono e si avvicinano per la prima volta al cattolicesimo, abbracciano la Fede più tradizionale, quella anteriore al Concilio Vaticano II, con le sue millenarie, suggestive e profonde ritualità. Forse i porporati dovrebbero chiedersi più di un perché.

 

Sarebbe molto bello se un cristiano a tutt’oggi avesse le giornate scandite da una ritualità di preghiere e tradizioni cattoliche. È rimasto ben poco di tutto ciò, ma noi qua cerchiamo, per quanto possibile, di mantenere viva una memoria che fa sempre più fatica a rimanere in vita.

 

Come ci ricorda impeccabilmente Don Mauro Tranquillo: «La presenza della Chiesa e la Chiesa stessa è in grande crisi. Vediamo che il clero sta scomparendo. Se dall’alto viene questo tipo di impostazione non è che poi si può pretendere chissà cosa dai fedeli. Certamente c’è stata la secolarizzazione, il cambiamento dei costumi, della popolazione, ma soprattutto manca la predicazione della fede cattolica da parte del clero dall’alto in basso».

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Queste tradizioni aiutavano molto il credente a sentirsi a casa nella Chiesa e nel momento in cui sono state gettate nel dimenticatoio, la gente si è trovata spiazzata e si è creata nel corso del tempo le «proprie tradizioni» recitando una serie di preghiere in maniera quasi scaramantica, tramutate in una vacua routine, come se ognuno di noi si cucisse in dosso una sua fede cristiana dettata dalle sue abitudini e non da quelle della Chiesa. La Tradizione della Chiesa aiutava il fedele a orientarsi in ogni giorno dell’anno con le sue preghiere, i suoi riti ricorrenti atti a celebrare quel momento o quei santi in calendario. 

 

È nostro dovere mantenere viva la Fede e non ci si può esimere dal fare il nostro dovere fino all’ultimo. Il nostro è un dovere soprannaturale e basare il tutto sulle forze terrene e sostenere che non possiamo fare nulla non ha senso. La nostra è una battaglia spirituale

 

Riprendiamoci queste tradizioni, senza inventarne di nuove, perché rappresentano la nostra storia, la nostra Fede e la nostra preghiera verso Nostro Signore.

 

Francesco Rondolini

 

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Immagine «Dülmen, St.-Viktor-Kirche, Innenansicht, Krippe» di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-ShareAlike 4.0 International

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Spirito

Giurisdizione inseparabile?

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Tra le critiche teologiche rivolte alle prossime consacrazioni episcopali, alcune provengono da figure di spicco, ma non è sempre così. Qua e là, anche alcuni contributori meno noti offrono le proprie argomentazioni per entrare nel dibattito.   Ad esempio, Jean Bouër, editorialista di Politique Magazine, contesta la «delicata» argomentazione della Fraternità secondo cui i poteri dell’Ordine sacro e la giurisdizione sono separabili e che è quindi possibile consacrare i vescovi senza conferire loro la giurisdizione. Al contrario, per il giornalista è un dato di fatto che «quando un vescovo viene consacrato, gli viene sempre assegnata una giurisdizione» (1).   Ne è prova il fatto che quando viene consacrato un vescovo senza una vera e propria diocesi, come un nunzio o un vescovo ausiliare, gli viene sempre assegnata una diocesi «in partibus infidelium», cioè «nelle terre degli infedeli». Si tratta spesso di ex diocesi cadute in mani musulmane nel corso della storia. Un vescovo di questo tipo viene quindi definito vescovo «titolare».   Infatti, è così che lo stesso mons. Lefebvre fu nominato successivamente vescovo titolare di Anthedon (2) (1947-1948), poi arcivescovo titolare di Arcadiopolis (3) (1948-1955) e infine arcivescovo titolare di Synnada dal 1962 (4) in poi; tre diocesi situate nell’attuale Turchia. Ciò dimostrerebbe quindi la necessità di concedere la giurisdizione ai vescovi, anche in caso di diocesi vacanti.   Ma il cronista fraintende la ragione di questa consuetudine. Il Dizionario di Teologia Cattolica (5) ne fornisce due: 1. Preservare la memoria di alcune sedi episcopali un tempo fiorenti; 2. Mantenere i vescovi a disposizione del Sommo Pontefice che lo assistano nel ministero apostolico. In nessun caso è necessario che il vescovo stesso abbia giurisdizione. Al contrario, lo stesso dizionario afferma chiaramente che i vescovi titolari sono «privati ​​di ogni uso ed esercizio della giurisdizione episcopale propria del loro titolo».

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Un’opera fondamentale di diritto canonico, lo Ius canonicum di Wernz e Vidal, presenta i vescovi titolari, al contrario, come esempio della separabilità tra ordine e giurisdizione:   «Le due gerarchie [di ordine e giurisdizione] sono realmente e concretamente distinte, tanto che si può esistere in una senza esistere nell’altra [La nota a piè di pagina indica: “ad esempio, un vescovo titolare; un laico eletto alla dignità di Romano Pontefice”]. In effetti, ciascuno di questi poteri o gerarchie possiede un’origine e un’esistenza distinte e indipendenti, proprietà completamente diverse e fini prossimi totalmente distinti».   Non sorprende quindi che, secondo la costante dottrina della Chiesa e dei teologi, esista una doppia gerarchia ben definita: quella dell’ordine e quella della giurisdizione. Cfr. Concilio di Trento, Sessione VII, Canoni 4 e 7 (6).   In breve, Politique Magazine farebbe bene a non cercare di diventare Theologie Magazine.   NOTE 1) Politique Magazine, articolo «Roma-Ecône: ti amo, non ti amo?» 18 marzo 2026. 2) Mons. Lefebvre era stato appena nominato Vicariato Apostolico di Dakar, che non era ancora una diocesi. 3) Fu poi nominato Delegato Apostolico. Data l’importanza di questa carica, gli fu conferito il titolo di arcivescovo anziché un semplice titolo episcopale. Tale titolo cessò quando, nel 1955, Dakar fu ufficialmente eretta ad arcidiocesi e mons. Lefebvre ne divenne il primo arcivescovo. 4) Quando fu eletto Superiore della Congregazione dello Spirito Santo. 5)Articolo «Vescovo», col. 1705. 6) Wernz e Vidal, Ius canonicum, vol. 2, p. 51.   SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Jim, the Photographer e Stv26 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0); immagine modificata
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«Ex» vescovo difende la partecipazione di Papa Leone alla Pachamama: «atto interreligioso»

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L’ex vescovo tedesco Reinaldo Nann è intervenuto in difesa di papa Leone XIV in merito alla sua partecipazione a una cerimonia legata alla Pachamama nel 1995, sostenendo che la sua presenza fosse solo un gesto culturale «interreligioso» per onorare «l’anima della Terra». Lo riporta LifeSite.

 

Il 22 marzo, il sito di notizie in lingua spagnola Religión Digital ha pubblicato una difesa di papa Leone XIV a cura di Nann, in cui il pontefice veniva difeso dalle accuse di aver partecipato a un atto di idolatria durante un congresso ecologico e teologico tenutosi in Brasile nel 1995. In quell’occasione, l’allora missionario padre Robert Prevost fu fotografato inginocchiato durante una cerimonia dedicata a Pachamama, una dea pagana legata alle tradizioni religiose andine.

 

«Assistiamo a un atto interreligioso, in cui un rappresentante della cultura andina fa un tributo alla Terra, un’offerta e un dialogo con essa. Il gesto della preghiera non è automaticamente adorazione, e nemmeno il gesto dell’inginocchiarsi», ha scritto il Nann.

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Nann è stato ordinato sacerdote nel 1987 nell’arcidiocesi di Friburgo, in Germania. Ha lavorato come missionario in Perù a partire dal 1991, quindi nello stesso contesto culturale e durante un periodo storico simile a quello degli eventi in questione.

 

Nel 2017, papa Francesco lo nominò Vescovo di Caravelí. Tuttavia, si dimise dall’incarico episcopale nel 2024 e l’anno successivo si sposò. Secondo quanto riportato da Religión Digital, attualmente vive «in pensione e vive la sua vocazione profetica con un atteggiamento amorevole, critico e costruttivo nei confronti della Chiesa».

 

«Per dirla senza mezzi termini: il giovane missionario Robert Prevost ha effettivamente partecipato a questo congresso del 1995 su ecologia e teologia, e durante una cerimonia dedicata a Madre Terra si è inginocchiato», ha ammesso il Nann. «Ma nella foto non vedo nessuna statua di Pachamama, solo uomini inginocchiati, e uno di loro che alza la mano destra».

 

Per questo motivo, aggiunge, «la mia interpretazione della foto, da missionario che ha studiato la cultura andina, è molto diversa». «Quello che vediamo è un atto interreligioso, in cui un rappresentante della cultura andina compie un tributo alla Terra – un’offerta e un dialogo con la Terra. Altre persone, tra cui sacerdoti agostiniani, partecipano a questa cerimonia, che fa parte della tradizione andina. La cultura andina conserva alcune credenze pagane, come l’idea che la Terra abbia un’anima simile a quella di una persona (proprio come l’acqua, una collina o un albero)».

 

L’articolo risponde esplicitamente alle interpretazioni avanzate da testate come LifeSiteNews, Novus Ordo Watch e InfoVaticana, che hanno descritto l’atto come idolatrico e suggerito conseguenze teologiche per la legittimità di papa Leone XIV. Nann respinge tale conclusione, affermando che queste letture «fraintendono» sia la natura dell’atto sia l’intenzione che lo ha animato.

 

Giustificando le azioni di Prevost, Nann prosegue: «In epoca precristiana Pachamama era una dea, ma oggi è vista più come una creatura di Dio con una certa personalità. Questo non è in linea con la filosofia cristiana occidentale; tuttavia, si adatta alla spiritualità francescana». Il riferimento di Nann è al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi . «Non si tratta di sincretismo, ma di inculturazione».

 

«Nel caso di Pachamama, esistono forme di cerimonia che non contraddicono la fede cristiana», continua. «Possiamo inginocchiarci davanti a lei proprio come ci inginocchiamo davanti ai santi. Ciò che conta è l’intenzione. Un gesto di preghiera non è automaticamente un atto di adorazione, né lo è l’atto di inginocchiarsi. Questo è esattamente ciò che le sette evangeliche in America Latina ci rinfacciano continuamente: sostengono che i cattolici adorano i santi perché si inginocchiano davanti a loro. Ora alcuni cattolici stessi usano questo argomento contro papa Leone – è la cosa più assurda che abbia sentito da anni».

 

Attribuire un’anima alla Terra implica una visione del mondo animistica incompatibile con la dottrina cattolica, la quale sostiene che solo gli esseri viventi possiedono un’anima e che solo l’anima umana è immortale.

 

Questa prospettiva conduce inevitabilmente al panteismo, offuscando la distinzione tra Creatore e creatura. Non sorprende quindi che idee simili siano state riprese da diversi teologi neomodernisti, come il gesuita Pierre Teilhard de Chardin.

 

Altrettanto fuorviante è il tentativo di presentare la cerimonia come una forma di «venerazione» della Terra, paragonabile alla venerazione dei santi. La Terra non è un soggetto spirituale con cui si possa dialogare: solo l’essere umano è stato creato «a immagine e somiglianza di Dio» (Gen 1,26-27). I santi sono persone reali, dotate di intelletto e volontà, partecipi della gloria divina e capaci di intercessione. Essi appartengono alla comunione dei santi come membri viventi della Chiesa.

 

Inoltre, nel cantico di San Francesco, le creature sono chiamate «fratello» e «sorella» in senso poetico e analogico, come segni che rimandano al Creatore. Non vi è alcun dialogo religioso con esse, né alcun gesto di adorazione rivolto alla natura. L’intento era, infatti, quello di contrastare l’eresia albigese, che negava la bontà della materia.

 

Infine, riguardo alla questione dell’«intenzione» e al riferimento alle polemiche evangeliche, va detto che nel culto cristiano l’oggetto della venerazione è definito teologicamente. Nel caso di Pachamama, invece, l’oggetto dell’inginocchiarsi rimane ambiguo e legato a un sistema religioso estraneo e incompatibile con il Vangelo.

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«Questo culto si è adattato al cristianesimo e ora viene orribilmente adattato al capitalismo occidentale. I minatori informali – e ce ne sono milioni in America Latina – provengono generalmente dalla cultura andina», continua Nann. «Sanno che il loro lavoro è estremamente pericoloso. Quelli molto cattolici assumono un sacerdote per impartire una benedizione prima di entrare in miniera per la prima volta. Altri, meno cattolici, ingaggiano uno sciamano per celebrare una cerimonia di offerta alla Terra. Non ci sono sacrifici umani: vengono offerti solo prodotti della Terra. Tuttavia, ho sentito dire che in un numero molto limitato di casi potrebbero essere stati offerti animali o persino persone in questo contesto. Non è una cosa normale», minimizza l’ex vescovo.

 

Come riportato da Renovatio 21, i casi di uccisioni rituali non sono affatto rari. Il rito della wilancha non fa eccezione. L’unica ragione per cui tali pratiche non sono più diffuse è il contesto giuridico e culturale prevalente, che condanna il sacrificio umano come abominevole. Nella mitologia precolombiana, il sacrificio umano era, come è noto, la norma. Solo il cristianesimo ha posto fine a questa barbarie.

 

La Pachamama è con evidenza la versione del vaticano paganizzato di Gaia, il pianeta reso ente senziente superiore teorizzato da James Lovelock, cioè la Terra divinizzata, deificata a discapito dell’uomo suo parassita: un’inversione totale della Genesi biblica, per cui il creato ruota intorno all’uomo.

 

Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.

La chiesa di fatto insiste con lo spirito sudamericano su più livelli: bisogna pensare al rito amazzonico e al rito maya ( la cui bozza finale conteneva azioni liturgiche basate su azioni pagane) spuntati durante il papato di Bergoglio, che fece un giro anche sul paganesimo spiritista nordamericano, appassionatamente abbracciato da Bergoglio nel suo viaggio in Canada. Episodi di catto-sciamanismo visti anche in Nordamerica.

 

Come Renovatio 21 ha già avuto modo di scrivere, la chiesa non sta solo suicidandosi: si sta pervertendo sino a trasformarsi in un’immane macchina di morte. Le aperture verso la contraccezione e soprattutto la produzione di esseri umani in laboratorio – dove per ogni bimbo in braccio ne vengono sacrificati dozzine – stanno a significare proprio questo. Come non pensare, poi al vaccino propagato e imposto con prepotenza dal pontefice, incontrovertibilmente ottenuto tramite il sacrificio umano di feti innocenti.

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Immagine da LifeSiteNews

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Dov’è lo scisma?

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Lo scisma esiste certamente. Ma non si trova dove alcuni pensano di vederlo.   L’annuncio delle consacrazioni episcopali, previste per il 1° luglio , ha suscitato un acceso dibattito. Ciò è tanto più vero in quanto la lettera indirizzata al cardinale Fernandez il 18 febbraio dal Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pietro non ha ancora ricevuto risposta da Roma. Di fronte a questo silenzio, i vescovi si stanno esprimendo: alcuni per condannare l’iniziativa delle consacrazioni, altri per giustificarla e difenderla dalle critiche mosse nei suoi confronti.   Le dichiarazioni del vescovo Schneider sono ormai note. Ricevuto in udienza il 18 dicembre 2025 da Papa Leone XIV, il vescovo ausiliare di Astana aveva già perorato la causa della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Successivamente, in un’intervista rilasciata il 17 febbraio al giornalista Robert Moynihan (1), il vescovo Schneider si (2) era fortemente opposto alle osservazioni fatte dal cardinale Fernández al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X durante l’incontro del 12 febbraio. Tali osservazioni, rese pubbliche, erano quelle con cui il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede cercava di imporre alla Fraternità la ripresa di un dialogo che si prevedeva già sarebbe stato infruttuoso e il cui effetto tangibile sarebbe stato solo quello di rinviare indefinitamente la data delle consacrazioni episcopali, a grave danno della salvezza delle anime.   Il 24 febbraio, il vescovo Schneider ha pubblicato un «Appello fraterno indirizzato a Papa Leone XIV» (3) : «La Santa Sede», ha dichiarato, «dovrebbe essere grata alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, poiché è attualmente quasi l’unica grande entità ecclesiastica a segnalare apertamente e pubblicamente l’esistenza di elementi ambigui e scorretti in alcune dichiarazioni del Concilio e nel Novus Ordo Missae. In quest’opera, la Fraternità San Pio X è guidata da un sincero amore per la Chiesa: se non amasse la Chiesa, il Papa e le anime, non intraprenderebbe quest’opera, né si impegnerebbe nel dialogo con le autorità romane – e la sua vita sarebbe senza dubbio più facile».

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E per concludere che il Papa dovrebbe concedere incondizionatamente il mandato apostolico per le consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026. Infine, il 9 marzo, in una lunga intervista rilasciata al giornalista Andreas Wailzer sul canale YouTube Kontrapunkt (4), il vescovo Schneider ha affermato inequivocabilmente che le consacrazioni episcopali non sarebbero state scismatiche, perché rappresentavano la risposta necessaria e legittima richiesta dalla salvezza delle anime della Fraternità Sacerdotale San Pio X.   Da parte sua, il vescovo Strickland, vescovo emerito di Tyler, si era già fatto un nome per le sue forti lodi all’arcivescovo Lefebvre e alla Dichiarazione del 21 novembre 1974 (5). Non contento di riconoscere lo stato di necessità nella Chiesa e di giustificare l’atteggiamento della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il prelato statunitense arriva persino a legittimare le future consacrazioni episcopali annunciate da don Davide Pagliarani. (6)   Entrambi i prelati riconoscono lo stato di grave necessità che affligge la Chiesa sin dal Concilio Vaticano II. E, cosa notevole, entrambi ne rintracciano le cause profonde. Secondo loro, la crisi generalizzata che colpisce l’intera Chiesa non può essere spiegata unicamente con semplici abusi derivanti da una cattiva applicazione delle riforme intraprese dal Concilio o dalla dipendenza da esso.   La vera spiegazione della crisi risiede innanzitutto in queste stesse riforme: nella nuova dottrina sociale fondata sul falso principio della libertà religiosa, nella nuova ecclesiologia ecumenica, nella concezione collegiale e sinodalizzante del governo della Chiesa e nella nuova liturgia protestantizzata. Entrambi questi prelati, dunque, giustificano pienamente l’opera intrapresa dall’arcivescovo Lefebvre per assicurare la sopravvivenza della Chiesa attraverso la sopravvivenza del suo sacerdozio. Sopravvivenza dell’unità della Chiesa, contro tutte le forze di dissoluzione che la minacciano sempre più.   Da parte sua, e seguendo l’esempio del cardinale Sarah, il vescovo Eleganti si è appena espresso per denunciare (7)«una mentalità e un comportamento scismatici» nella volontà di celebrare le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio . La sua dichiarazione appare come una presa di distanza da quella del vescovo Schneider. Pur critico, come quest’ultimo, nei confronti delle riforme derivanti dal Concilio Vaticano II (8), l’ex vescovo ausiliare di Coira si oppone alle misure eccezionali necessarie per garantire la sopravvivenza della Chiesa nella fede e nella morale, di fronte alla diffusa corruzione della dottrina e della morale.   Ma dov’è lo scisma? «Secondo il canone 1325 del Codice di Diritto Canonico del 1917, § 2», spiega l’esperto di diritto canonico Raoul Naz (9) , «lo scisma mina l’unità della Chiesa perché presuppone un rifiuto sistematico e abituale della dipendenza. Al contrario, la disobbedienza può essere un atto passeggero, senza che chi lo commette contesti in alcun modo l’autorità della legge o del legislatore, e senza volerla eludere abitualmente». Ora, è chiaro e provato che né l’arcivescovo Lefebvre né i suoi successori alla guida della Fraternità abbiano mai voluto separarsi dall’unità della Chiesa, perché non hanno mai voluto rifiutare il principio stesso di dipendenza da Roma. Se la Fraternità è scismatica, allora perché tutti questi contatti tra la Fraternità e il Vaticano, con Roma? Perché, dopo l’elezione di Leone XIV, il Superiore Generale della Fraternità ha scritto al Papa per chiedere un incontro?

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Pertanto, non solo la Fraternità Sacerdotale San Pio X non ha mai avuto intenzione di separarsi dall’unità della Chiesa, ma, a prescindere da questa buona intenzione, l’atto stesso della consacrazione episcopale, preso in sé e anche se apparentemente compiuto contro la volontà di Roma, non costituisce uno scisma. Uno scisma esiste solo se il vescovo che consacra altri vescovi pretende di conferire loro l’autorità di governare, poiché questo è un potere che spetta solo al Papa. Consacrare vescovi, anche contro la volontà del Papa, senza concedere loro la giurisdizione, non crea uno scisma, perché non rifiuta in linea di principio il potere del Papa, che è la fonte della giurisdizione. Il vescovo Eleganti sta confondendo le acque.   Lo scisma esiste certamente. Ma non è dove crede il vescovo Eleganti. Ed è proprio dove non riesce a vederlo. Lo scisma è questo ecumenismo spudorato perseguito con spaventosa ostinazione da papa Leone XIV. Ciò che mina gravemente l’unità della Chiesa, infatti, non sono le consacrazioni di Ecône, ma l’ecumenismo, il dialogo interreligioso. Perché, prese in sé, tutte queste iniziative presuppongono che la dipendenza da Dio non implichi necessariamente la dipendenza dal Vicario di Cristo, che è il Papa.   Lo scorso dicembre, durante il suo viaggio in Libano, Papa Leone XIV si è rivolto sia ai cattolici che ai musulmani, dicendo: «La vostra presenza qui oggi, in questo luogo straordinario dove minareti e campanili sorgono fianco a fianco, eppure entrambi si ergono verso il cielo, testimonia la fede incrollabile di questa terra e la devozione indefessa del suo popolo all’unico Dio. Qui, in questa amata terra, ogni rintocco di campana, ogni adhan , ogni chiamata alla preghiera si fondano e si elevino in un unico inno, non solo per glorificare il misericordioso Creatore del cielo e della terra, ma anche per offrire una sincera preghiera per il divino dono della pace».   Dov’è lo scisma?   Padre Jean-Michel Gleize   1) https://fsspx.news/fr/news/mgr-schneider-revele-des-details-son-audience-avec-leon-xiv-57390 2) https://fsspx.news/fr/news/rome-et-la-fraternite-mgr-schneider-repond-au-cardinal-fernandez-57406 3) https://fsspx.news/fr/news/mgr-schneider-lance-un-appel-au-pape-leon-xiv-au-sujet-la-fsspx-57437 4) https://fsspx.news/fr/news/mgr-schneider-les-consecrations-episcopales-la-fsspx-ne-seront-aucun-cas-schismatiques-57822 5) https://fsspx.news/fr/news/mgr-strickland-loue-hautement-mgr-lefebvre-49411 6) https://fsspx.news/fr/news/une-lettre-mgr-strickland-57460 7) https://lesalonbeige.fr/fsspx-mgr-eleganti-conteste-linterpretation-de-mgr-schneider/ 8) Italiano: https://fsspx.news/fr/news/mgr-eleganti-critique-fortement-vatican-ii-et-la-nouvelle-liturgie-54923 ; https://fsspx.news/fr/news/mgr-eleganti-vatican-ii-ou-le-printemps-annonce-qui-na-jamais-eu-lieu-56019 9) Raoul Naz (1889–1977) è l’indiscusso specialista di diritto canonico del XX secolo, autore del classico Dizionario di diritto canonico, Letouzey e Ané, 1965, nel cui settimo volume (col. 886 e seguenti) compare la voce «Scisma» da cui traiamo queste considerazioni.   Articolo previamente apparso su FSSPX. News   SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
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