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Spirito

Tradizioni cattoliche in famiglia, una piccola inchiesta personale

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Le tradizioni cattoliche che hanno da sempre contrassegnato e scandito la vita dei fedeli, sembrano perse nella notte dei tempi senza possibilità di recupero o di memoria per i più, tanto che lo stesso Concilio Vaticano II pare abbia voluto passare un colpo di spugna sopra molti di questi concetti cancellandoli definitivamente o in taluni casi sostituendoli con delle nuove preghiere.

 

L’eredità che abbiamo raccolto dai nostri avi è un piccolo tesoro spirituale da preservare, proteggere e far rimanere vivo in noi, nelle nostre famiglie e con le persone che ci circondano.

 

Padre Giuseppe Ave, sacerdote della bellissima chiesa di San Filippo Neri di Perugia, ci ricorda dei concetti fondamentali.

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«Io inizierei sottolineando la differenza tra Tradizione e tradizioni (Tradizione con la “T” maiuscola e tradizioni con la “t” minuscola). La Tradizione è l’insieme delle verità che la Chiesa ha trasmesso nel corso del tempo. Questo discorso della Tradizione e delle tradizioni parte dal Concilio di Trento [metà del Millecinquecento, ndr]. Il Concilio dice che la Verità per i cattolici è formata da due fiumi che vanno nello stesso mare che è la Verità. Come posso io sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato e cosa è vero e cosa è falso? Un fiume è la Parola di Dio e un fiume è la Tradizione e cioè l’insieme delle verità trasmesse dalla Chiesa nel corso dei secoli».

 

«Fanno parte della Tradizione i Sacramenti» dice il padre. «Non trovo tutti i sacramenti nella Bibbia, ma li trovo nella Tradizione della Chiesa. L’insieme delle verità ce le hanno trasmesse i concili, ed ecco perché abbiamo un grosso problema con il Concilio Vaticano II, perché è un concilio pastorale. Quest’ultima parola inventata proprio in quell’occasione o recuperata in maniera storta, fa sì che questo concilio facciamo fatica a recepirlo nella Tradizione, perché la Tradizione deve essere qualcosa di normato. Il Concilio di Trento dice “Questa è la Verità e chi non ci crede sia fuori dalla Chiesa». Quelle sono le Verità senza le quali non si è cattolici. I Sacramenti, i Santi, ad esempio. 

 

Cosa sono le tradizioni? Le tradizioni sono l’insieme delle modalità con le quali il popolo di Dio si è espresso nel corso del tempo per esprimere la propria Fede, una forma di preghiera. Noi abbiamo delle tradizioni secolari e delle tradizioni più recenti, delle tradizioni universali e delle tradizioni più locali.

 

Le tradizioni universali hanno un peso diverso, quali il Rosario, la Via Crucis o le preghiere del mattino e della sera, che fanno parte delle tradizioni del popolo di Dio. Molte di queste preghiere le abbiamo totalmente perse. Le tradizioni cattoliche invece sostengono il popolo di Dio, perché ci legano con il nostro passato con i nostri genitori, i nostri nonni e i nostri antenati».

 

Ricordo sempre mia nonna che fino al suo ultimo giorno di vita si ricordava delle tradizioni cattoliche che hanno fatto da sempre parte del suo vivere. Rammento quando mi diceva delle Quarantore nella Settimana Santa, che sono una pratica devozionale consistente nell’adorazione per quaranta ore continue del Santissimo Sacramento. Il Rosario quotidiano che tutti i giorni alle 18:00 ha sempre recitato. 

 

Sono tante le nostre care tradizioni ed è bene ricordarle affinché non ci si dimentichi. 

 

La Via Crucis nei venerdì di Quaresima. La Quaresima stessa, nella quale ogni cattolico dovrebbe fare digiuno di qualcosa. Pratica anche questa estremamente depotenziata. Ci sarebbe il digiuno dalle carni il mercoledì delle Ceneri, i giorni di vigilia e tutti i venerdì dell’anno, tanto che per molti anni in casa mia ogni venerdì si mangiava il pesce e non la carne.

 

L’usanza di accendere le candele benedette quando una persona sta morendo, per la nascita di un figlio e per il parto delle donne, o durante le tempeste, oppure semplicemente per pregare. 

 

Sia l’olio che il sale si possono far benedire per esorcizzare e per chiedere la guarigione degli ammalati. Custodire l’acqua benedetta in una piccola acquasantiera vicino al letto per segnarsi prima di coricarsi, al mattino quando ci si sveglia o prima di pregare.

 

Accendere le quattro candele dell’Avvento nelle chiese, ma anche nella tavola di casa per aspettare il Santo Natale. 

 

Il presepe è un’altra tradizione imprescindibile che ultimamente è vilipeso e deriso da una società dall’animo sempre più sordido e meschino.

 

Il crocifisso nelle aule pubbliche che viene tolto per non turbare la sensibilità di chi non è cattolico. Nella scuola dove insegno nelle aule non vi è più traccia. Una richiesta che arriva da un mondo sempre più laicizzato e da una Chiesa che non sa più tenere il punto in una controversia come questa, rimanendo silente e facendo spallucce così da accondiscendere ai vizi perversi del mondo moderno.

 

La messa quotidiana per un cattolico un tempo era una pratica molto rispettata che fa parte delle tradizioni, mentre le messe domenicali e di precetto fanno parte della Tradizione. Prima di andare al lavoro o di andare a scuola, è cosa buona andare a messa. Ricordo che sia alle scuole elementari, che alle scuole medie, il mio parroco don Giuseppe Gioia – da poco scomparso – insisteva molto per farci partecipare all’Eucarestia. Pratica totalmente scomparsa o quasi.

 

Mia zia Lina, pia donna morta in grazia di Dio, tutte le mattine alle sei e mezzo andava a messa prima di iniziare il suo servizio lavorativo fino a che Dio le ha consentito di poter essere indipendente e poter uscire di casa. Quando la salute non glielo permise più, ha sempre pregato quotidianamente fino all’ultimo dei suoi giorni quando – parole sue in punto morte – è stata portata in cielo dagli Angeli con la presenza della Vergine Maria. Un esempio profondo di cristianità che cerco impietosamente e umilmente di imitare. 

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La Santa Messa è la preghiera più importante che esiste, perché c’è la transustanziazione e non è esattamente la stessa cosa che accendere una candelina in casa. Non possiamo dimenticare i «predicatori laici televisivi» che in era pandemica, pontificando nei salotti televisivi, visto il diktat di non celebrare le messe e chiudere le chiese, ci dicevano di pregare in casa che tanto era la stessa cosa. Il Burioni fu il capofila di questa «nuova dottrina scristianizzata», ma soprassediamo.

 

Un’altra tradizione è la benedizione nelle case durante il periodo di Quaresima o nel tempo di Pasqua e la benedizione dei cibi pasquali.

 

La benedizione degli animali nel giorno di Sant’Antonio che ancora nel mio quartiere è sentita e praticata che Don Antonio Paoletti porta ancora avanti con fede. 

 

Il Corpus Domini quale tradizione legata alla solennità cristiana universale che fu istituita ad Orvieto da papa Urbano IV nell’agosto 1264. Qua in Umbria viene celebrata in ispecie a Spello dove in quel santo giorno vi è la famosa infiorata.

 

Per la festività di San Pietro e Paolo c’è la tradizione della barca che consiste nel porre, nella notte fra il 28 e il 29 giugno, un contenitore di vetro riempito d’acqua all’esterno della casa, e nel far colare nell’acqua un albume d’uovo. Il contenitore deve essere lasciato per tutta la notte all’aria aperta, per assorbire la rugiada. Il mattino seguente si dovrebbero trovare nell’acqua delle strutture, formate dall’albume, che ricordano le vele di una barca a vela o un veliero. Secondo la vulgata sarebbero prodotte da san Pietro, che soffiando nel contenitore di vetro fa assumere all’albume la giusta conformazione. Una cosa simile si fa anche per la ricorrenza di San Giovanni Battista. 

 

Ogni città, ogni paese, ogni frazione in Italia ha tanti santi da ricordare ognuno con le sue usanze e con le sue devozioni. 

 

Inoltre padre Giuseppe Ave ci ricorda che «le processioni sono importantissime. In uno dei miei libri ho scritto che a Perugia, all’inizio del Milleseicento, quando arrivarono i padri di San Filippo, c’erano ventiquattro processioni ordinarie, almeno due al mese. Senza contare poi quelle straordinarie».

 

La processione del Cristo morto la sera del venerdì Santo. Le Rogazioni nei periodi prima del raccolto che altro non erano che processioni propiziatorie sulla buona riuscita delle seminagioni. Mio nonno quando seminava qualcosa nell’orticello dietro casa, metteva nel terreno una croce di legno come segno di ringraziamento per il raccolto che verrà. Le Quattro tempora – quattro distinti gruppi di tre giorni presenti nel rito romano della Chiesa cattolica – originariamente legati alla santificazione del tempo nelle quattro stagioni con tanto di messe e di preghiere, oggi sono scomparse.

 

In un tempo preconciliare nel Celebret – documento di autorizzazione da parte della Chiesa cattolica che indica il permesso di celebrare la messa ed amministrare i sacramenti – nel retro vi era scritto «si fa divieto al prete di andare al cinema, entrare nei bar, eccetera…». Oggi ci suonano strane queste parole, ma erano un monito di distinzione e rispetto dei ruoli. Adesso nemmeno lo si chiede più questo documento a chi celebra, figuriamoci se vi sono riportati e rispettati questi «divieti».

 

Il clero che si è adattato al mondo forse ha mancato quell’obiettivo di attrarre a sé più fedeli, anzi, sembra quasi che sia stato controproducente. E se certe tradizioni secolari le dimenticano anche i sacerdoti, figuriamoci i fedeli che sempre di più fanno fatica a entrare in una sfera cattolica semplice, ma tradizionale. 

 

Non a caso molti di coloro che si convertono e si avvicinano per la prima volta al cattolicesimo, abbracciano la Fede più tradizionale, quella anteriore al Concilio Vaticano II, con le sue millenarie, suggestive e profonde ritualità. Forse i porporati dovrebbero chiedersi più di un perché.

 

Sarebbe molto bello se un cristiano a tutt’oggi avesse le giornate scandite da una ritualità di preghiere e tradizioni cattoliche. È rimasto ben poco di tutto ciò, ma noi qua cerchiamo, per quanto possibile, di mantenere viva una memoria che fa sempre più fatica a rimanere in vita.

 

Come ci ricorda impeccabilmente Don Mauro Tranquillo: «La presenza della Chiesa e la Chiesa stessa è in grande crisi. Vediamo che il clero sta scomparendo. Se dall’alto viene questo tipo di impostazione non è che poi si può pretendere chissà cosa dai fedeli. Certamente c’è stata la secolarizzazione, il cambiamento dei costumi, della popolazione, ma soprattutto manca la predicazione della fede cattolica da parte del clero dall’alto in basso».

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Queste tradizioni aiutavano molto il credente a sentirsi a casa nella Chiesa e nel momento in cui sono state gettate nel dimenticatoio, la gente si è trovata spiazzata e si è creata nel corso del tempo le «proprie tradizioni» recitando una serie di preghiere in maniera quasi scaramantica, tramutate in una vacua routine, come se ognuno di noi si cucisse in dosso una sua fede cristiana dettata dalle sue abitudini e non da quelle della Chiesa. La Tradizione della Chiesa aiutava il fedele a orientarsi in ogni giorno dell’anno con le sue preghiere, i suoi riti ricorrenti atti a celebrare quel momento o quei santi in calendario. 

 

È nostro dovere mantenere viva la Fede e non ci si può esimere dal fare il nostro dovere fino all’ultimo. Il nostro è un dovere soprannaturale e basare il tutto sulle forze terrene e sostenere che non possiamo fare nulla non ha senso. La nostra è una battaglia spirituale

 

Riprendiamoci queste tradizioni, senza inventarne di nuove, perché rappresentano la nostra storia, la nostra Fede e la nostra preghiera verso Nostro Signore.

 

Francesco Rondolini

 

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Immagine «Dülmen, St.-Viktor-Kirche, Innenansicht, Krippe» di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-ShareAlike 4.0 International

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Gender

Il cardinale arcivescovo di Tokyo elogia la nuova campagna statale giapponese pro-LGBT

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Il cardinale arcivescovo di Tokyo ha espresso apprezzamento per il piano recentemente annunciato dal governo giapponese finalizzato a promuovere l’educazione sulle persone che si identificano come LGBT. Lo riporta LifeSite.   Il cardinale Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo, ha dichiarato a UCA News che «è significativo che il governo giapponese abbia chiaramente articolato una politica volta ad approfondire la comprensione delle minoranze sessuali».   Il piano, approvato il 16 giugno, deriva dal LGBT Understanding Promotion Act del 2023 e, a quanto pare, «mira a stabilire linee guida fondamentali per governi, scuole e imprese».

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Il cardinal Kikuchi sembrava operare una distinzione tra la moralità dell’omosessualità e la psicologia che ne sta alla base.   Secondo quanto riportato da UCA News, l’approccio della Chiesa cattolica alle minoranze sessuali comporta sia una dimensione etica fondata sulla fede, sia una comprensione più approfondita della vita umana stessa.   Il porporato nipponico ha sottolineato che «una comunità inclusiva che accoglie tutti non è lo scopo del nostro atteggiamento in quanto tale; piuttosto, è il primo passo verso la realizzazione del mondo che Dio ci chiama a costruire». Ha quindi evitato di esprimere in modo esplicito la posizione della Chiesa sull’immoralità degli atti omosessuali.   Kikuchi fu nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II nel 2004 e cardinale da Papa Francesco nel 2024.   Il piano giapponese per il 2026 per la promozione della consapevolezza LGBT prevede un’educazione pubblica che include l’utilizzo da parte del governo di opuscoli, video formativi e altro materiale educativo sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.   Tale programma educativo dovrà estendersi alle scuole, dove gli insegnanti dovranno essere formati per comprendere le tematiche LGBT e per affrontare il bullismo e la discriminazione. Il piano incoraggia inoltre i luoghi di lavoro ad essere accoglienti nei confronti delle persone che si identificano come LGBT e affronta in modo specifico insulti, molestie e la rivelazione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere di qualcuno senza il suo consenso («outing»).   Il Giappone rimane uno dei pochi Paesi del mondo sviluppato, insieme a Paesi come la Corea del Sud e la Repubblica Ceca, a non aver legalizzato il cosiddetto «matrimonio» omosessuale.

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Tuttavia, sebbene anche la premier giapponese, Sanae Takaichi, si opponga al cosiddetto «matrimonio» omosessuale, il Paese, fortemente laico, sostiene in larga parte questa pratica deviante: secondo un sondaggio Pew del 2023, circa il 70% dei giapponesi sarebbe favorevole al «matrimonio» omosessuale, il tasso di accettazione più alto tra tutti i Paesi asiatici presi in esame.   Come riportato da Renovatio 21, a novembre, la Corte di Tokyo ha stabilito che il divieto giapponese di «matrimonio» omosessuale è costituzionale, in una decisione insolita che si discosta da una serie di sentenze dei tribunali del Paese che avevano stabilito che la mancanza di riconoscimento legale del «matrimonio» omosessuale violava la Costituzione. Tuttavia, le alte corti giapponesi non hanno l’autorità di invalidare la legge vigente, il che rende queste sentenze puramente simboliche.   Come riportato da Renovatio 21, il tema dell’ascesa LGBT fu al centro di una notevole frizione tra l’ambasciatore USA a Tokyo nel 2023, l’ebreo obamiano Rahm Emanuel, e la Shinseiren («Associazione Nazionale per la Guida Spirituale»), cioè la maggiore sigla della religione scintoista, che già l’estate precedente aveva distribuito un opuscolo di 94 pagine a una grande riunione per i membri affiliati della Dieta giapponese, appoggiandosi per lo più del Partito Liberal Democratico al governo. Il testo includeva la trascrizione di una conferenza che descriveva l’omosessualità come «un disturbo mentale acquisito, una dipendenza» che poteva essere risolta con la «terapia riparativa».  

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 Immagine di 0713jp via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
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Spirito

Ordine e disordine

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Nel mondo moderno è più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine intorno a noi.

 

Un noto proverbio afferma che l’ordine esteriore riflette l’ordine interiore. Questa verità, sebbene a volte inquietante, rimane una realtà profonda. Chi ha visitato i conventi di monache ha potuto constatare un ordine e una pulizia notevoli, frutto di uno spirito di disciplina, povertà e contemplazione, che genera pace, serenità e gioia interiore.

 

Questo spirito di disciplina e di parsimonia dovrebbe permeare tutte le istituzioni, le comunità e le famiglie. È una virtù che si acquisisce fin dalla prima infanzia, ma che, purtroppo, si sta perdendo sempre più ai giorni nostri.

 

Esiste uno stretto legame tra l’ordine e la nostra vita spirituale. Infatti, l’intera opera della nostra vita spirituale consiste nel ristabilire nella nostra anima l’ordine che il peccato ha distrutto nella natura e in particolare nella nostra anima. A causa del peccato originale, le passioni dominano la volontà e l’intelletto, e quindi dobbiamo ristabilire l’ordine; vale a dire, che l’intelletto, illuminato dalla Fede, tenda alla verità, che la volontà sia orientata al bene e che intelletto e volontà controllino le nostre passioni (ordine materiale; ordine di disciplina nella vita; ordine della vita spirituale; ordine di organizzazione; ordine di realizzazione dei progetti; ordine di obbedienza a principi, regolamenti, statuti, leggi, etc.).

 

In un mondo in perenne accelerazione, dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce e le richieste sono innumerevoli, la questione dell’ordine e del disordine non è mai stata così rilevante.

 

L’ordine, prima di tutto, apporta una preziosa chiarezza mentale. Un ambiente organizzato, che si tratti di un ufficio, di una casa o persino della nostra mente, permette al cervello di impiegare meno energie nella ricerca, nell’ordinamento o nella preoccupazione. Questo, a sua volta, favorisce la concentrazione e la creatività.

 

A livello collettivo, l’ordine è la condizione primaria per la vera libertà. Senza regole condivise, leggi rispettate e istituzioni stabili, la società precipita nell’arbitrarietà e nel caos. Da Platone a Jordan Peterson, i grandi pensatori hanno sottolineato come l’ordine (il cosmo) si contrapponga al caos primordiale. L’ordine rafforza anche la fiducia reciproca: ogni oggetto messo al suo posto, ogni impegno mantenuto, ogni processo migliorato rappresenta una vittoria sul disordine.

 

Dio stesso è un Dio d’ordine. Tutta la creazione testimonia un’armonia e una legge che è al contempo divina e naturale. La Provvidenza agisce secondo ordine, anche quando non lo percepiamo pienamente.

 

Il Vangelo stesso offre esempi toccanti. Dopo la Risurrezione, gli apostoli trovarono nella tomba i teli funebri, «piegati uno alla testa e l’altro ai piedi», segno di calma e ordine nel cuore stesso del Mistero Pasquale. Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, inoltre, definiscono la pace come «la tranquillità dell’ordine».

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Il profondo danno causato dal disordine

Il disordine non è un fenomeno neutro. A livello psicologico, l’accumulo di compiti incompiuti, oggetti sparsi e impegni non mantenuti genera una persistente sensazione di sopraffazione. Molti casi di procrastinazione cronica sono in realtà dovuti a problemi organizzativi non identificati correttamente.

 

Dal punto di vista economico, il disordine rappresenta un pozzo senza fondo: sprechi, perdita di beni, distruzione involontaria e mancanza di un’etica della povertà. Costituisce inoltre un’ingiustizia verso gli altri e un attacco al bene comune.

 

A livello visivo, un ambiente caotico affatica il cervello attraverso una stimolazione costante. A lungo termine, può causare stress, ansia, scoraggiamento e perdita di motivazione. Studi hanno dimostrato un legame tra il disordine e l’aumento del cortisolo (l’ormone dello stress), problemi di memoria, cattive abitudini alimentari, ridotto controllo degli impulsi e un maggiore rischio di disturbi d’ansia e dell’umore. A livello relazionale, il disordine emotivo – comunicazione confusa, promesse non mantenute, conflitti irrisolti – distrugge la fiducia e spesso porta a rotture sentimentali. Le famiglie caratterizzate da caos relazionale vedono spesso i propri figli sviluppare maggiore ansia e difficoltà scolastiche.

 

Da dove nasce il disordine? È moralmente sbagliato?

Il disordine deriva spesso da una combinazione di pigrizia, negligenza, mancanza di disciplina, imprudenza, disinteresse per il bene comune e assenza di spirito di povertà. Tutti questi aspetti sono moralmente riprovevoli. Certamente, il temperamento gioca un ruolo importante, ma anche il rifiuto di controllarlo rientra nell’ambito della moralità.

 

Il disordine nelle aree comuni di una casa o di qualsiasi comunità costituisce un’ingiustizia nei confronti del bene comune. Lo stesso vale per leggi, regolamenti e norme che non vengono applicati o che cambiano eccessivamente. La pigrizia, la mancanza di una mentalità orientata alla povertà, la negligenza e il disprezzo per il bene comune sono pertanto moralmente inaccettabili.

 

Oltre a queste cause classiche, il mondo moderno ha introdotto un elemento particolarmente dannoso: l’abuso degli schermi e la costante ricerca di distrazione e stimoli immediati. Questa abitudine si traduce in un notevole spreco di tempo che dovrebbe essere dedicato all’adempimento dei nostri doveri.

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Ordine di apprendimento

Nell’ambito dell’organizzazione, l’ordine richiede una rigorosa disciplina personale. I nostri obblighi possiedono una gerarchia naturale basata sul loro valore intrinseco e sul grado di urgenza. È quindi essenziale attenersi a questa gerarchia, senza rimandare, soprattutto i compiti che ci risultano più difficili.

 

In molte situazioni è necessario saper dire «no» alle richieste inopportune delle nostre emozioni o di chi turba quest’ordine. Scegliere l’ordine non significa rinunciare alla libertà, ma optare per una libertà superiore: la libertà di creare, di amare il bene comune e di progredire senza essere costantemente ostacolati dal peso del caos che abbiamo lasciato dilagare.

 

In termini pratici, l’ordine è classicamente definito dal principio: «ogni cosa al suo posto». Questa disciplina si acquisisce fin dalla prima infanzia. I bambini devono imparare presto a non lasciare giocattoli, vestiti e oggetti personali in giro per casa. Gli adulti devono fare lo stesso con i propri effetti personali nelle aree comuni, sul posto di lavoro o nella comunità.

 

Tra i segni più frequenti di disordine si annoverano: ante degli armadi lasciate aperte, cassetti non chiusi correttamente, piatti che si accumulano, giocattoli lasciati in soggiorno, attrezzi mai riposti al loro posto, un’officina caotica o attività intraprese d’impulso o d’impulso.

 

In un mondo moderno che promuove la gratificazione immediata e rifiuta lo spirito di sacrificio, diventa più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, individualismo e mancanza di disciplina personale. Da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine e le sue esigenze intorno a noi.

 

Se desiderate la pace nella vostra famiglia, comunità o azienda, coltivate l’ordine.

 

PS: L’esempio dell’ufficio del vescovo Marcel Lefebvre, sempre perfettamente ordinato, rimane un modello di disciplina interna che si manifesta esteriormente.

 

Padre Philippe Pazat, FSSPX

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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 Immagine: dettaglio della facciata ovest di Notre-Dame, Parigi.

Immagine di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 4.0

 

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Spirito

Mons. Hanappier consacra una chiesa FSSPX in Texas

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Dal 30 luglio al 2 agosto 2026, il Priorato di Dickinson ha ospitato mons. Marc Hanappier per diverse cerimonie eccezionali: il cinquantesimo anniversario della parrocchia Queen of Angels, la consacrazione della chiesa e l’amministrazione del Sacramento della Cresima.   Il momento culminante di questi giorni è stata la consacrazione della chiesa, sabato 1 agosto.  

Una chiesa consacrata a Dio

Per quasi quattro ore si sono svolti i solenni riti di consacrazione. Con le preghiere del Ponteficale romano, il vescovo, in un certo senso, ha sottratto l’edificio al suo uso secolare per consacrarlo definitivamente a Dio. L’altare stesso è stato consacrato e ha ricevuto le reliquie dei martiri, richiamando l’antica tradizione della Chiesa di celebrare il Santo Sacrificio presso le loro tombe.   Anche le dodici croci di consacrazione poste sulle pareti della chiesa sono state unte con il santo crisma. Rimarranno i segni visibili di questa consacrazione e saranno illuminate ogni anno nel suo anniversario.

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Cinquant’anni di vita parrocchiale

La consacrazione ha coinciso con il 50° anniversario della parrocchia Queen of Angels. Mezzo secolo di vita cattolica ha così trovato il suo culmine nella solenne consacrazione della chiesa.   Questi giorni si sono conclusi domenica 2 agosto con l’amministrazione del sacramento della Confermazione da parte di mons. Hanappier, seguita da una solenne Messa pontificale.   Ad Majorem Dei Gloriam, per la maggior gloria di Dio!  
Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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 Immagine da FSSPX.News  
 
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