Pensiero
Tachipirina no-vax e vigile Speranza: siamo molto, molto oltre Orwell
Le immagini raccolte qualche sera fa a Villafranca veronese dalla giornalista Angela Camuso ad una presentazione del libro dell’ex ministro Roberto Speranza ci introducono bruscamente in una categoria ulteriore, in un mondo nuovo davvero: quello dell’ultra-orwelliano.
Lo avete visto tutti. Speranza, con la mano alzata e aria seccata, declama: «la sua è solo propaganda no-vax (..) le do una comunicazione, che spero lei dia anche a tutti quelli che la seguono. Il famoso protocollo Tachipirina e vigile attesa è inventato da voi (…) non esiste, è una vostra invenzione, è un’invenzione dei no-vax».
SPERANZA CLAMOROSO SUL PROTOCOLLO TACHIPIRINA E VIGILE ATTESA NELL’INTERVISTA DI ANGELA CAMUSO:”LO AVETE INVENTATO VOI”. INTERVIENE PRESIDENTE COMMISSIONE #COVID:”NEGA L’EVIDENZA”https://t.co/xNCQHGJDeB https://t.co/cRhJwYwXwp pic.twitter.com/We6f0nF5hJ
— angela camuso (@camuso_angela) February 3, 2025
Una strepitosa ANGELA CAMUSO
Senza vergogna Speranza afferma che il protocollo Tachipirina e vigile attesa non è mai esistito e che è solo un’invenzione dei novax .
PAZZESCO !– Verona per la Libertà pic.twitter.com/1gOSNTDQ3p
— Virna (@Virna25marzo) February 1, 2025
«Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva, negare l’esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile». Parole da Teoria e prassi del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein, il libro fittizio inserito nella trama di 1984, Capitolo I.
Noi siamo qui, ad ascoltare anche questa – e cercare di rimanere sani di mente (dice un personaggio del libro: «l’integrità mentale non ha alcun rapporto con la statistica»).
«Il Partito vi diceva che non dovevate credere né ai vostri occhi né alle vostre orecchie. Era, questa, l’ingiunzione essenziale e definitiva. Winston si sentì assalire dallo sconforto al pensiero dell’enorme potere dispiegato contro di lui, alla facilità con cui un qualsiasi intellettuale del Partito avrebbe demolito le sue tesi in un eventuale dibattito, le sottigliezze argomentative che lui non sarebbe neanche riuscito a capire, figuriamoci a contrastare. Eppure era lui a essere nel giusto! Lui aveva ragione e loro avevano torto. Bisognava difendere tutto ciò che era ovvio, sciocco e vero. I truismi sono veri, era una cosa da tenere per fermo! Il mondo reale esiste e le sue leggi sono immutabili. Le pietre sono dure, l’acqua è bagnata e gli oggetti lasciati senza sostegno cadono verso il centro della Terra».
Quanto abbiamo, in questi anni, usato ed abusato dell’aggettivo, nessuno lo sa. In una realtà dove la menzogna è propalata di continuo, dove lo Stato tende ad un totalitarismo persino biomolecolare cui nemmeno lo scrittore inglese era arrivato, abbiamo detto «orwelliano» ad ogni piè sospinto.
Qui però siamo definitivamente oltre. La documentazione qui è davvero abbondante.
Ad esempio, pagina 10 della Circolare del ministero della Salute del 30 novembre 2020 («Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2») sta scritto: «in linea generale, per soggetti con queste caratteristiche cliniche non è indicata alcuna terapia al di fuori di una eventuale terapia sintomatica di supporto. In particolare, nei soggetti a domicilio asintomatici o paucisintomatici, sulla base delle informazioni e dei dati attualmente disponibili, si forniscono le seguenti indicazioni di gestione clinica: • vigile attesa; • misurazione periodica della saturazione dell’ossigeno tramite pulsossimetria; • trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo)»…
Non si tratta dell’unico documento, emesso sotto Speranza, a parlare di «vigile attesa» ed antipiretici. Chi scrive ricorda altre incongruenze mostruose, come l’assenza (anzi, la condanna) degli antibiotici, che non venivano prescritti dai medici ministeriali neppure con polmonite conclamata conosciamo, da vicino, un caso: negati dal medico della mutua, prescritti da un altro medico: presi gli antibiotici, ecco la guarigione di un caso che sembrava destinato al peggio.
Ma che volete che sia: è stato tanto tempo fa. Ci siamo dimenticati, è nel passato. E il passato è, credono alcuni, manipolabile a piacimento. No?
«La storia era un palinsesto che poteva essere raschiato e riscritto tutte le volte che si voleva» scrive Orwell. «Tutti i documenti sono stati distrutti o falsificati, tutti i libri riscritti, tutti i quadri dipinti da capo, tutte le statue, le strade e gli edifici cambiati di nome, tutte le date alterate, e questo processo è ancora in corso, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto. La storia si è fermata. Non esiste altro che un eterno presente nel quale il Partito ha sempre ragione».
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«Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato» diceva Winston nel romanzo. Speranza, con evidenza, spera di controllare il passato, anche quello recente. Mica è un modo di dire: come in 1984 la censura si abbatteva sulla parola scritta, anche qui si è attaccato – ricordate? – l’oggetto mnemonico più importante: il libro Perché guariremo.
Perché il libro che va (ancora…?) in giro a presentare, accolto da volenterosi immunizzati (e forse salariati) dallo Stato-partito piddino, era, ad un certo punto, sparito. Il colossale giuoco di prestigio fu impressionante: il volume riuscì a sparire quando era già arrivato nelle librerie di tutta Italia. Trasmissioni TV fecero vedere commessi di grandi catene librarie che ammettevano che sì, il libro era lì, ma in magazzino, e non potevano tirarlo fuori. Su eBay la prima edizione fantasma del libro ora sta a 129 euro.
Speranza non ha mai chiarito perché fu fatto scattare contro l’opera sua questo potente lavoro di (auto)censura, né perché successivamente invece poté pubblicare.
Tuttavia, a noi sovviene un altro caso, forse l’unico considerabile come simile: quello del libro dello storico israeliano Ariel Toaff Pasque di sangue, saggio di storia sul cosiddetto «omicidio rituale ebraico» (l’accusa per cui i giudei, nel periodo pasquale, rapivano e sacrificavano bambini cristiani per compiere riti immondi), scritto dal figlio del celebre rabbino capo di Roma. Era il febbraio 2007: il libro, d’un tratto, sparì dalle librerie, mentre sui giornali presero a comparire articoli, talvolta criptici, di condanna del testo, conditi da discorsi molto specifici che il lettore medio certo non poteva seguire, né verso i quali poteva nutrire interesse.
Tra Speranza e le Pasque di Sangue (la cui prima edizione su eBay sta a 390 euro) non vediamo grandi collegamenti, a parte questa cosa, mormorata fra le malelingue, del matrimonio dell’ex ministro celebrato per qualche ragione a Gerusalemme. Il PD era quel partito che non sempre con lo Stato Ebraico aveva avuto rapporti felici, ma è acqua passata. Lo stesso dicasi per il rapporto tra l’ex PCI e gli USA…. ma è acqua passata, anzi, orwellata. Stiamo divagando, ma fino ad un certo punto.
Insomma: siamo immersi in un sistema che è in grado davvero di proporsi in maniera più che orwelliana, ultra-orwelliane, e mica si vergogna. Abbiamo solo iniziato. Domani accuseranno i no-vax dei danni da vaccino.
Come? Lo hanno già fatto? Beh, sì ricorderete saggi circolanti che dicevano che gli effetti collaterali erano causati dalle campagne di ansia generate dalla massa antivaccinista.
Si può andare oltre? Si potrà arrivare al cortocircuito semantico totale per cui i vaccinati sono no-vax? Sì: è quello che succede sempre, su tutta la stampa, proprio quando c’è un evento pubblico, e i danneggiati da vaccino (che sono sempre più saldamente organizzati, e, ovvio, adirati) vengono etichettati come «no-vax».
Sì: i vaccinati sono pericolosi antivaccinisti. Se non vi esplode il cervello per la contradictio in adjecto, allora potete cercare di riflettere, con misura, sul concetto della distorsione per cui la vittima diviene carnefice – prima che arrivate a pensare certe cose proibite sul Medio Oriente, confidate nel fatto che, anche qui, Orwell non era arrivato: il potere di 1984 mai si scagliava frontalmente contro il popolo, mai lo accusava direttamente, preferendo drogarlo di propaganda e lavorare gli elementi difformi.
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La tachipirina no-vax è invece il fallimento del potere gettato sul popolo, una manovra di squallore, e di orrore, infiniti. Ci tocca di vedere anche questo, ma tanto, chi non lo ha capito: quale credibilità è rimasta allo Stato moderno? Quale legittimità?
Chi ancora crede a quanto gli dice il vertice? Chi ancora si ritiene protetto dalla «democrazia»?
Pochi, speriamo: perché per non capire quello che sta accadendo, davvero bisogna aver fatto scendere la temperatura rimanendo in postura di attendismo beota.
Tachipirina e vigile attesa per salvare il potere dello Stato moderno e il suo inganno infame.
Perché, impariamo il sublime pleonasmo: il fine del potere è quello che fa.
«Il potere è un fine, non un mezzo. Non si instaura una dittatura al fine di salvaguardare una rivoluzione: si fa la rivoluzione proprio per instaurare la dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione, il fine della tortura è la tortura, il fine del potere è il potere».
Quindi, il fine della Necrocultura è la Cultura della Morte. Il fine di tutto questo processo è mentirvi, ferirvi, degradarvi, uccidervi. Lo avete capito?
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Arriva la «scomunica marinata»?
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Pensiero
Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»
L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).
In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.
Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».
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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.
Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.
Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.
Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».
Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».
«Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.
Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».
Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.
Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.
Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.
In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.
Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.
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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.
Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Pensiero
Ecône e il vero ordine mondiale
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Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.
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Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima. «Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto. Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”». I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
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«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita». La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche. Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano. In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
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