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Svelò le torture USA: muore indigente a 42 anni Ian Fishback

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire

 

 

 

L’ufficiale paracadutista Ian Fishback, che nel 2005 attirò l’attenzione degli statunitensi denunciando la pratica della tortura da parte delle forze armate USA, è morto il 19 novembre 2021 in un centro di accoglienza per adulti.

 

Era andato in rovina ed era sotto antipsicotici.

 

Nel 2005 Fishback aveva tenuto testa al Pentagono e al segretario alla Difesa Donald Rumsfeld sollevando la questione del trattamento dei prigionieri di guerra. Ufficiale in servizio in Afghanistan e Iraq, aveva constatato di persona le sofferenze patite dai suoi soldati per aver assistito alle torture.

 

Ufficiale in servizio in Afghanistan e Iraq, aveva constatato di persona le sofferenze patite dai suoi soldati per aver assistito alle torture

Scrisse una celebre lettera al senatore John McCain in cui chiedeva quali norme giuridiche si dovessero applicare dal momento che gli Stati Uniti non riconoscevano più le Convenzioni di Ginevra.

 

La sua iniziativa sfociò nel voto della Legge sul Trattamento dei Detenuti (Detainee Treatment Act, del 2005).

 

Fishback, ufficiale uscito da West Point, fu costretto a lasciare le forze armate. Successivamente conseguì un dottorato in filosofia.

 

Aveva salvato l’onore dei soldati USA e con le sue conferenze sull’etica della guerra aveva riempito le più vaste sale per convegni.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine di New America via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

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Missili ipersonici, i russi dicono che lo Tsirkon è pronto

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La Russia ha fatto sapere che i test marittimi del missile ipersonico Tsirkon sono attualmente in fase di completamento e i razzi saranno schierati dalla Marina russa entro la fine dell’anno, ha rivelato giovedì un viceministro della Difesa della Federazione Russa.

 

«I test di stato del missile da crociera ipersonico a base marittima Tsirkon sono in fase di completamento. Le sue consegne in serie inizieranno nel 2022», ha detto Aleksey Krivoruchko al suo superiore, il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu.

 

Il missile Tsirkon è stato sottoposto a test per sette anni e negli ultimi tempi è stato lanciato sia da fregate che da sottomarini, con la maggior parte dei test condotti nel Mar Bianco, nell’estremo nord della Russia.

 

«I test di stato del missile da crociera ipersonico a base marittima Tsirkon sono in fase di completamento. Le sue consegne in serie inizieranno nel 2022» Aleksey Krivoruchko, viceministro della Difesa della Federazione Russa

Lo Tsirkon è un missile antinave in grado di accelerare fino a Mach 9. È stato progettato per colpire le navi di superficie nemiche, come fregate e portaerei, nonché bersagli a terra situati entro la portata del missile. La velocità dello Tsirkon (9.800-11.025 km/h) rende difficile che venga fermato da qualsiasi sistema antiaereo.

 

Lo Tsirkon aveva fatto notizia in tutto il mondo per le sue capacità e l’anno scorso è stato nominato dall’ammiraglio della Marina degli Stati Uniti Charles A. Richard come una minaccia per l’America, riporta la testata russa in lingua inglese RT.

 

«A causa di queste sfide, la nostra attuale architettura di sensori terrestri e spaziali potrebbe non essere sufficiente per rilevare e tracciare questi missili ipersonici», ha affermato l’ammiraglio americano.

 

L’anno scorso, il presidente russo Vladimir Putin aveva annunciato che i test stavano procedendo bene.

 

«Ora, è particolarmente importante sviluppare e implementare le tecnologie necessarie per creare nuovi sistemi di armi ipersoniche, laser ad alta potenza e sistemi robotici che saranno in grado di contrastare efficacemente potenziali minacce militari, il che significa che rafforzeranno ulteriormente la sicurezza del nostro Paese» Vladimir Putin

«Ora, è particolarmente importante sviluppare e implementare le tecnologie necessarie per creare nuovi sistemi di armi ipersoniche, laser ad alta potenza e sistemi robotici che saranno in grado di contrastare efficacemente potenziali minacce militari, il che significa che rafforzeranno ulteriormente la sicurezza del nostro Paese», aveva dichiarato il presidente russo.

 

La Russia, che in questi mesi ha testato il lancio di missili ipersonici da sottomarini (quindi, da una parte importante della «triade atomica»: missili intercontinentali, bombardieri strategici, missili lanciati da sommergibili) aveva svolto 10 test anche a in chiusura del 2021. La produzione su vasta scala è annunciata da mesi.

 

La tecnologia ipersonica sta cambiando l’assetto militare mondiale, introducendo una nuova brinkmanship (la «politica del rischio» tipica della Guerra Fredda) e facendo di fatto saltare il concetto di deterrenza.

 

Come riportato da Renovatio 21, nella competizione ipersonica un ruolo molto attivo lo sta svolgendo la Cina (che sta progettando anche droni in grado di volare a velocità ipersoniche e poi atterrare).

 

La Nord Corea, dopo i ripetuti esperimenti degli ultimi mesi, ha fatto sapere di essere nel club ipersonico.

 

Gli USA paiono invece stranamente trasparenti rispetto ai loro fallimenti in materia. In settimana tuttavia era giunta notizia che sarebbe in campo la prima batteria di missili ipersonici, schierata, guarda caso, sul Pacifico.

 

 

 

 

 

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Nuova tecnologia militare: un uomo fa volare sciame da 130 droni

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Il Pentagono ha contribuito a sviluppare una tecnologia che consente a una sola persona di controllare 130 droni per operazioni militari.

 

Dietro il progetto il colosso degli appalti della Difesa Raytheon, che sta lavorando con la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), il ramo ricerca e sviluppo dell’Esercito USA.

 

Il team ha testato con successo la nuova tecnologia in un ambiente urbano, secondo un comunicato stampa dell’azienda

 

Soprannominato «OFFensive Swarm-Enabled Tactics» (OFFSET), lo sciame era composto da 130 droni fisici e 30 droni simulati. Raytheon afferma che il software e l’hardware utilizzati per questa operazione consentono a un operatore di comandare decine di droni con un «addestramento minimo».

 

«Il controllo di uno sciame di droni cambia il modo in cui un operatore o un gruppo di operatori pensa ai droni», dice Shane Clark, il principale investigatore di OFFSET presso Raytheon. «I risultati di questo esercizio ci aiutano a informarci sui punti di flessione tra utilità e gestibilità».

 

L’operatore che controlla lo sciame non lo farà alla scrivania con un joystick; utilizzerà un’interfaccia di realtà virtuale che gli consentirà di guardare attraverso ogni drone individualmente. Ciò crea una «visione virtuale interattiva dell’ambiente», afferma il comunicato.

 

«Puoi guardare dietro l’edificio per accedere a una vista delle posizioni dei droni, ad esempio, e utilizzare l’ambiente di realtà virtuale per testare e vedere se la tua missione è fattibile», ha spiegato Clark. 

 

Il team ha anche creato un’interfaccia vocale che consente agli operatori di impartire comandi vocali allo sciame, riporta Futurism. Clark ha aggiunto che ciò consentirà all’operatore di «agire rapidamente mantenendo la consapevolezza della situazione».

 

Una tecnologia tanto all’avanguardia quanto inquietante per i possibili scenari bellici futuri. Ma il futuro è già qui, come visto in Australia con dei droni autonomi ed esplosivi, e in Cina, dove lo sciame di droni militari è stato testato pubblicamente l’anno scorso.

 

Siamo perciò ad un passo dagli slaughterbots, miriadi di droni assassini potenziati dall’Intelligenza Artificiale.

 

Sciami di droni potrebbero essere usati per la sorveglianza capillare della popolazione, come è emerso nel biennio pandemico con l’uso di droni per implementare le norme anti-COVID.

 

Nel frattempo, come previsto da alcuni studiosi, gruppi criminali internazionali come i Narcos messicani stanno utilizzando droni per scopi violenti, mentre in Medio Oriente con i droni si compiono attentati a primi ministri.

 

 

 

 

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Geopolitica

La Corea del Nord sperimenta il secondo missile balistico in una settimana

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La Corea del Nord avrebbe lanciato un apparente missile balistico nelle acque al largo della sua costa orientale martedì, secondo i giapponesi e i sudcoreani.

 

Il sospetto lancio segna il secondo test sulle armi di Pyongyang in meno di una settimana ed è avvenuto quando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito a porte chiuse per discutere di quella che secondo i diplomatici statunitensi sarebbe una minaccia crescente.

 

Il missile  è atterrato nelle acque a est della penisola coreana e al di fuori della zona economica esclusiva del Giappone, ha riferito martedì l’agenzia di stampa Kyodo, citando fonti governative.

 

Il primo ministro giapponese Fumio Kishida ha affermato che i ripetuti test missilistici sono stati «estremamente deplorevoli».

 

Il capo di stato maggiore congiunto sudcoreano ha affermato che il sospetto missile balistico è stato lanciato dalla provincia settentrionale di Jagang, nella Corea del Nord, alle 7:27 ora locale.

 

L’arma ha raggiunto un’altitudine di 60 chilometri (37 miglia) e ha volato per più di 700 chilometri (435 miglia).

 

Il Joint Chiefs of Staff, cioè l’organo che riunisce i capi di stato maggiore di ciascun ramo delle forze armate statunitensi, ha affermato che l’esercito sudcoreano «sta monitorando da vicino» la situazione «in stretta collaborazione con gli Stati Uniti».

 

La Corea del Nord ha dichiarato la scorsa settimana di aver testato con successo una «testata ipersonica planante», colpendo un obiettivo preciso a circa 700 chilometri (435 miglia) di distanza.

 

Funzionari militari sudcoreani hanno definito l’affermazione un’esagerazione in quel momento, anche se il JCS ha affermato martedì che sembra che l’ultimo lancio fosse «più avanzato del missile balistico lanciato il 5 gennaio».

 

Il leader nordcoreano Kim Jong Un negli ultimi mesi ha intensificato la sua spinta per acquisire un arsenale di armi più sofisticato, poiché i colloqui sul nucleare tra Washington e Pyongyang rimangono bloccati, scrive il Washington Post.

 

Lunedì, gli Stati Uniti, il Giappone e molti altri membri del Consiglio di sicurezza hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano il lancio della scorsa settimana, definendolo una «chiara violazione» di molteplici risoluzioni.

 

«Questo lancio è l’ultimo di una serie di lanci di missili balistici e mostra la determinazione della RPDC ad espandere le sue capacità di armi illegali», afferma la dichiarazione. «Queste azioni aumentano il rischio di errori di calcolo e di escalation e rappresentano una minaccia significativa per la stabilità regionale.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Corea da diversi mesi sta testando armi ipersoniche. A fine settembre Pyongyang aveva lanciato un nuovo razzo chiamato Hwasong-8, ritenuto dai media statali nordcoreani, che hanno dato la notizia, sostengono che si tratta di uno dei «cinque più importanti» nuovi sistemi d’arma previsti nel suo piano di sviluppo militare quinquennale.

 

Il vettore è stato definito «arma strategica», espressione che solitamente sta a indicare la capacità di ospitare una testata nucleare

 

 

 

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