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Geopolitica

Superlega, supersì. Contro il Deep State del calcio

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Premessa: Renovatio 21 sostiene il mondo Ultras, il quale – come abbiamo ripetuto varie volte – si è dimostrato in questi ultimi anni, dal supporto ad Alfie Evans fino ad episodi locali che abbiamo testimoniato direttamente, una vera oasi di umanità rimasta al mondo moderno.

 

Premessa 2: Renovatio 21 detesta gli Agnelli, i quali – come abbiamo accennato varie volte – amici dei Rockefeller e di Kissinger, si sono dimostrati fedeli importatori della Cultura della Morte in Italia (cfr. il caso degli aborti di Seveso e Susanna Agnelli in tandem con Emma Bonino). Andrea Agnelli anche epidermicamente non ci sta simpatico, tuttavia invitiamo il lettore a realizzare che la piovra agnellica è molto più grande e tentacolare: mentre il quarantacinquenne presidente della Juve veniva picchiato dai giornali di mezzo mondo e dalla UEFA, Evelina Christillin, signora molto vicina alla Real Casa dai tempi dell’Avvocato, veniva rieletta componente femminile del Consiglio FIFA.

 

Premessa: Renovatio 21 sostiene il mondo Ultras, il quale – come abbiamo ripetuto varie volte – si è dimostrato in questi ultimi anni, dal supporto ad Alfie Evans fino ad episodi locali che abbiamo testimoniato direttamente, una vera oasi di umanità rimasta al mondo moderno

Ciò detto, spendiamo due parole sull’isteria del momento, quella su cui addirittura si aprono i telegiornali, con buona pace dei morti di COVID, pardon, dei contagiati, dei lavoratori autonomi allo stremo, della situazione generale di collasso nazionale: la Superlega. Quella specie di NBA che vogliono farsi i grandi club europei, quelli che si somigliano per fatturato e potere calcistico. Ma più che all’NBA, bisogna pensare all’Eurolega del Basket, che è esattamente il modello che vogliono implementare Juve, Real Madrid e compagni, copiandone persino il nome.

 

Il giornale più letto del Paese, La Gazzetta dello Sport, ha pubblicato titoli a nove colonne «SuperLega, Super no!» un giorno e il giorno dopo un bel «fermatevi», che suonava come una di quelle invocazioni dei Papi davanti a conflitti bellici sul nascere.

 

Siccome la Gazzetta è del gruppo RCS, non bastava: oggi sul Corriere, in prima pagina, c’è un intervista al patron del Torino, che casualmente è il padrone del Corriere e della Gazzetta, Urbano Cairo – e la fotina con un bel volto sorridente dell’editore intervistato non manca. All’interno del giornale eccoti la paginata intera, e non nella sezione «Sport», ma quella chiamata «Primo Piano», a pagina dodici. La foto qui è a mezza figura, con il presidente-editore-intervistato antisuperleghista che incede sul campo del Torino fiero e potente: «Un attentato alla salute del calcio italiano. Pensano ai loro interessi».

 

Già, gli interessi: nessun conflitto di interessi se il primo quotidiano nazionale intervista il suo editore. «Hanno costruito un’operazione ai danni di tutta la serie A – dice il presidente Cairo, che tutti ricordiamo per quel controverso video di sprono ai suoi venditori di pubblicità in pieno lockdown – Marotta, AD dell’Inter, si deve dimettere dalla FIGC». La mano è più leggera con il presidente del Milan: «stimo Scaroni», il noto ex AD di ENI e Enel «lasci il consiglio di Lega». Non siamo in grado di capire quanta la pubblicità le multinazionali guidate un tempo dallo stimato Scaroni finisca sui giornali RCS, ma non è questo il punto.

 

La loro idea è quella di fare un’altra Champions – o, più concretamente, di produrre la disruption della UEFA, la disintermediazione tra le squadre (e, ad un certo punto, tutti i tifosi) e l’istituzione politica al comando

Nonostante la il supporto popolare – con il nome della banca JP Morgan speso immediatamente per creare una trama da dare in pasto ai sovranisti pallonari – la reazione scomposta è stata tutta dalla parte dell’establishment e dei suoi coboldi istituzionali. Che hanno lanciato, quelle sì, minacce immediate ai club: vi escludiamo dal campionato nazionale. Qualcosa che mai i club superleghisti avevano immaginato, perché la loro idea è quella di fare un’altra Champions – o, più concretamente, di produrre la disruption della UEFA, la disintermediazione tra le squadre (e, ad un certo punto, tutti i tifosi) e l’istituzione politica al comando.

 

La vacca sacra è tutta lì: la regina è nuda. Se l’Europa si accorge che può fare a meno della UEFA, il mondo capisce che può fare a meno della FIFA? E magari l’Italia della FIGC?

 

La portata è simbolica, ma non solo. È l’avvio di una autonomia dei club (quelli che generano i profitti, quelli per cui i tifosi vivono) rispetto al potere centrale. È una secessione: si chiama appunto Super Lega,  anche se la Lega secessionista era quella vetero-bossiana di vent’anni fa. Squadre del Sud in effetti non ce ne sono, e i napoletani sono incazzatissimi…

 

Alcuni giornalisti favorevoli alla scissione parlano di interessi economici, diritti, etc. Solo in parte questo è vero: al momento, più che per danaro (la UEFA avrebbe già messo sul piatto 7 miliardi, cioè il doppio del budget offerto da JP Morgan, così, di colpo) si combatte il principio che si possa fare a meno del Deep State del Pallone. La Superlega è di per sé un evento trumpiano. È la minaccia di una rivolta dei soggetti all’autorità centrale.

La vacca sacra è tutta lì: la regina è nuda. Se l’Europa si accorge che può fare a meno della UEFA, il mondo capisce che può fare a meno della FIFA? E magari l’Italia della FIGC?

 

Vi è, e chi se non Renovatio 21 può sottolinearvelo, qualcosa di più: la UEFA, la FIFA, non gestiscono solo un business di miliardo. Esse hanno un potere politico, anzi geopolitico, piuttosto evidente. Se le masse mondiali amano alla follia il calcio, chi controlla il calcio ha qualche manopola sulle masse mondiali, e può rispondere a stimoli che vengono da Stati nazioni o organismi transnazionali.

 

Ricordiamo, anche se non lo fa nessuno, gli strani mondiali Giappone-Corea del 2002: la piccola Corea arrivò perfino in semifinale, dopo non una, ma due partite, i quarti con la Spagna e gli ottavi con l’Italia, arbitrate in modo scandaloso. Memento Byron Moreno, l’arbitro che distrusse l’Italia, poi arrestato nel 2010 all’aeroporto JFK di Nuova York con 6 chili di cocaina. Condannato per traffico internazionale di droga, Moreno fu liberato dopo neanche due anni. In Ecuador, tuttavia, trovò un’indagine per evasione fiscale.

 

È l’avvio di una autonomia dei club (quelli che generano i profitti, quelli per cui i tifosi vivono) rispetto al potere centrale. È una secessione: si chiama appunto Super Lega

La Corea era una squadretta asiatica che però rappresentava la nazione ospitante in pieno boom di Samsung, LG, Hyunday etc. Il popolo coreano fu galvanizzato, si riversava in piazza in massa ad ogni vittoria, e immaginiamo solo questo quanto abbia compattato il consenso del turbolento governo di Seoul, che all’epoca si stava proponendo come vero player mondiale non solo nella manifattura in lizza per soppiantare il Giappone, con chiarissimo eco di propaganda anche verso la Nord Corea (schema già visto: quanto ha fatto, nel percorso di riunificazione tedesca, il mondiale di Italia ’90 vinto dalla Germania unita). È in quegli anni che la Corea arrivò a superare l’Italia nel PIL.

 

Questo è solo un esempio che buttiamo là, ma ci sono fenomeni più contingenti. Il lettore lo sa che il prossimo mondiale si giocherà in un paesino dove non c’è il calcio e nemmeno c’è la gente, ma solo tantissimi idrocarburi e tantissimi soldi?

 

Il lettore sa che oltre 6500 lavoratori migranti sono morti per i mondiali di calcio 2022? La cifra è stata pure confermata dai sultani locali. La squadra norvegese Tromsø IL ha chiesto in una dichiarazione  il boicottaggio della Coppa del Mondo 2022, in relazione alle notizie di «schiavitù moderna» e alla «quantità allarmante di morti». Il club ha esortato la Federcalcio norvegese a sostenere un tale boicottaggio.

 

La Superlega è di per sé un evento trumpiano. È la minaccia di una rivolta dei soggetti all’autorità centrale.

Le accuse di corruzione della FIFA da parte del Qatar vanno indietro di quasi dieci anni. Il culmine fu, nel 2019, l’arresto di Michel Platini.

 

E poi, il terrorismo: in reazione alla crisi diplomatica con l’Arabia Saudita del 2017 riguardo al sostegno al terrorismo da parte del governo del Qatar (una leva che hanno usato i sauditi: il bue che dice cornuto all’altro bue), il presidente della Federcalcio tedesca, Reinhard Grindel, ha dichiarato nel giugno 2017 che «le federazioni calcistiche del mondo dovrebbero concludere che i tornei importanti non possono essere tenuti in paesi che sostengono attivamente il terrorismo», e che la Federcalcio tedesca avrebbe parlato con la UEFA e il governo tedesco per valutare se boicottare il torneo in Qatar nel 2022.

 

Tanto per capire che il calcio non è fatto solo di sciarpate e diritti TV, di Diletta Leotta e calciomercato. Il calcio è potere. Vi sorprendete che l’establishment continentale e mondiale, il Deep State pallonaro, sia andato in panico.

 

Tocca dire che ci manca Diego Armando Maradona: «piuttosto che appartenere alla famiglia FIFA preferisco essere orfano». Vogliamo essere figli della UEFA?

Tocca dire che ci manca Diego Armando Maradona: «piuttosto che appartenere alla famiglia FIFA preferisco essere orfano».

 

E quanti, anche fra noi, vorrebbero il coraggio e l’impudenza del pibe de oro, per dire «piuttosto che appartenere alla famiglia UEFA preferisco essere orfano»?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

Immagine di NomadSoul1 con licenza Envato Elements codice T8PCDMF3B4

 

 

 

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Geopolitica

Ben Gvir chiede di strappare le Isole Falkland a Londra e di cederle all’Argentina

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Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha chiesto che le Isole Falkland (Isole Malvinas) vengano strappate al Regno Unito e cedute all’Argentina.

 

«È ora che lo Stato di Israele riconosca pubblicamente che le Isole Malvinas sono territorio argentino occupato, che gli inglesi sottraggono violentemente al popolo argentino. Gli inglesi non si accontentano della semplice occupazione del territorio; vi effettuano anche trivellazioni petrolifere, derubando il popolo argentino del denaro ricavato».

 

«Chiedo al Primo Ministro Benjamin Netanyahu di riconoscere la sovranità dell’Argentina sulle Isole Malvinas e di imporre sanzioni alla Gran Bretagna finché l’occupazione persisterà».

 


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Londra controllava l’arcipelago dal 1833. Nel 1982 l’Argentina invase le Falkland, ma fu sconfitta dall’esercito britannico.

 

È chiaro che il Ben Gvirro si sta esprimendo a sostegno del suo alleato sionista, il presidente argentino Javier Milei, esortandolo ad espandere il proprio territorio. Israele stesso sta attivamente lavorando per espandere il proprio territorio attraverso conquiste, nell’ambito del progetto della Grande Israele. Non solo: voci consistenti parlano di interessi israeliani nell’acquisto di vastissimi terreni in Patagonia.

 

Va detto che il governo dell’Argentina ha avviato una denuncia penale e sanzioni contro la compagnia petrolifera israeliana Navitas Petroleum per le sue attività di esplorazione e trivellazione nella zona delle Falklandsenza l’autorizzazione di Buenos Aires. La vicenda rappresenta un delicato caso geopolitico che mette a dura prova l’asse diplomatico tra il presidente argentino Javier Milei e lo Stato d’Israele.

 

«Il governo sostiene che le società abbiano violato la legge argentina detenendo licenze di esplorazione e sfruttamento di idrocarburi rilasciate dalla Gran Bretagna nel bacino delle Falkland settentrionali. La denuncia si baserebbe sulla legislazione vigente in materia di progetti petroliferi e del gas in aree rivendicate dall’Argentina. Non è chiaro se un tribunale abbia deciso di avviare un’indagine sulla denuncia del governo», ha riferito l’agenzia Reuters martedì.

 

«La denuncia penale inasprisce una disputa di lunga data sulla sovranità tra Argentina e Gran Bretagna per le Falkland e potrebbe mettere alla prova la capacità di Buenos Aires di utilizzare il proprio sistema legale per ostacolare un importante progetto petrolifero offshore sostenuto da investitori stranieri e autorizzato da un territorio britannico autonomo».

 

Mentre Israele appoggia le nazioni che lo sostengono apertamente, come l’Argentina , si scaglia contro le nazioni e le regioni che non lo fanno.

 

La scorsa settimana il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha messo in guardia tutta l’Europa dal partecipare alla guerra contro l’Iran, nella quale lo Stato ebraico ha trascinato con successo gli Stati Uniti .

 

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I vertici israeliani sono stati accusati pure di aver ingegnerizzato, forse con l’ausilio di alleati all’interno della politica statunitense, l’invasione degli immigrati a Ceuta, che ha registrato messaggi aperti di soddisfazione da parte di funzionari israeliani che hanno ricordato l’ostilità di Madrid verso le politiche israeliane recenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’asse tra l’Argentina di Milei, che è circondato da rabbini interessanti e sarebbe in procinto di convertirsi al giudaismo, è divenuto chiaro durante i Mondiale, dove il tifo del governo Netanyahu per nazionale albiceleste fu sfacciato,e  poco fortunato.

 

Cosa non saputa da proprio tutti, la quarta città al mondo per numero di cittadini di religione ebraica è Buenos Aires, dove la comunità giudea è fiorente, alla faccia della nomea dell’Argentina come Paese ospite dei gerarchi nazisti fuggiti dall’Europa.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni l’Argentina di Milei aveva promesso di prendere il controllo delle isole contese, dicendo di volere discutere con Londra della loro restituzione. Il tono inzialmente tiepido tuttavia sta alzandosi di temperatura.

 

Come riportato da Renovatio 21rivendicazioni delle isole da parte di Buenos Aires sono state viste pure tra i giocatori all’ultimo mondiale americano, perso malamente dagli argentini.

 

Come riportato da Renovatio 21, riguardo alle Falkland è arrivato in settimana anche l’avvertimento di Washington che avrebbe minacciato di rivedere la propria posizione sul controllo britannico delle Isole Falkland per spingere Londra a destinare somme ben più elevate alle proprie forze armate.

 

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Geopolitica

Ursula in Groenlandia attacca Trump e promette 200 milioni di euro

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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che il futuro della Groenlandia spetta al suo popolo e alla Danimarca, respingendo la minaccia del presidente statunitense Donald Trump di annettere l’isola artica.   La Groenlandia è un territorio autonomo danese ricco di minerali e situato in posizione strategica vicino al Nord America. La Danimarca, che sovrintende alla politica estera e di sicurezza dell’isola, è membro sia dell’UE sia della NATO. Trump ha ripetutamente sostenuto che gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale e per le sue risorse minerarie, mettendo Washington in contrasto con i suoi alleati europei.   «Il futuro della Groenlandia spetta al popolo della Groenlandia e alla Danimarca deciderlo, a nessun altro», ha dichiarato von der Leyen lunedì a Nuuk, capitale dell’isola, al termine di una visita di due giorni. Ha citato l’integrità territoriale, la sovranità e l’inviolabilità dei confini come principi fondamentali del diritto internazionale.

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Il capo dell’UE ha inoltre annunciato investimenti per 200 milioni di europer quest’anno e il prossimo, nell’ambito degli sforzi di Bruxelles per rafforzare la propria presenza sull’isola. Il pacchetto copre settori quali la connettività internet, l’energia idroelettrica e le materie prime critiche.   Le ricchezze minerarie della Groenlandia sono di particolare interesse per l’UE. L’isola possiede 25 delle 34 materie prime che Bruxelles classifica come critiche, e un accesso più agevole potrebbe aiutare il blocco a ridurre la sua dipendenza dalla Cina.   Il viaggio di von der Leyen è avvenuto mentre Trump, lunedì, pubblicava una mappa che raffigurava la Groenlandia, il Canada e altre parti delle Americhe sotto la bandiera statunitense. L’immagine includeva anche l’Islanda ed era etichettata come «Stati Uniti d’America».   La spinta di Washington per il controllo della Groenlandia ha messo a dura prova le relazioni con la Danimarca e altri alleati europei. Funzionari della Casa Bianca hanno affermato all’inizio di quest’anno che l’uso della forza militare rimaneva «sempre un’opzione», paventando la possibilità di uno scontro tra i due membri della NATO. Trump ha inoltre ripetutamente messo in dubbio l’utilità dell’alleanza per gli Stati Uniti.   La visita ha coinciso anche con l’inizio di Arctic Shield, esercitazioni militari che coinvolgono 11 Paesi della NATO e circa 400 soldati in Groenlandia. Nessun militare statunitense partecipa alle esercitazioni, che si svolgono dal 7 al 18 settembre.   Come riportato da Renovatio 21, la prima ministra Mette Frederiksen due mesi fa ha dichiarato all’incontro atlantico di Ankara  che la NATO aiuterebbe la Danimarca a proteggere la Groenlandia da qualsiasi attacco, incluso, in via ipotetica, da parte degli Stati Uniti.   L’idea che gli Stati Uniti acquisiscano la Groenlandia è emersa in diversi momenti della storia americana. L’isola danese, strategicamente situata nell’Atlantico settentrionale, ospita già una base militare statunitense e si ritiene che contenga preziose risorse minerarie, il cui sfruttamento potrebbe diventare economicamente redditizio in futuro.   Trump si è rifiutato di escludere l’uso della forza militare per ristabilire il controllo sulla Groenlandiapaventando la possibilità di uno scontro tra la NATO e il suo membro dominante. Il leader americano ha accusato l’organizzazione di essere inutile per gli interessi statunitensi, e il suo rifiuto di intervenire direttamente nell’attacco israelo-americano all’Iran è emerso come una delle principali fonti di risentimento.

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Come riportato da Renovatio 21, mesi fa Trump ha dichiarato che la Groenlandia serve per ragioni di difesa, esplicitamente dicendo che vi sarà installato il sistema di scudo stellare Golden Dome. La volontà di annettere l’isola polare è stata ribadita apertis verbis anche nel suo storico discorso al World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio.   La Danimarca in risposta ha inviato più truppe sull’isola, mentre la Francia vi ha chiesto esercitazioni NATO. A inizio anno, tuttavia, è emerso che la piccola missione tedesca sull’isola si era ritirata.   Sei mesi fa il segretario del Tesoro USA Scott Bessent ha dichiarato che gli USA prenderanno la Groenlandia grazie alla debolezza europea. Brusselle ha parlato di una «pericolosa spirale discendente», mentre il presidente francese Macron ha promesso una risposta alle «intimidazioni» trumpiane sui dazi e Groenlandia.   In occasione della consegna dei Nobel, quando si aspettava di ricevere il premio Nobel per la pace, Trump rimproverò la Norvegia dicendo che non avendo ricevuto l’encomio allora si sarebbe concentrato nella presa della Groenlandia.   Come riportato da Renovatio 21, il presidente americano avrebbe già ordinato di concepire un piano per l’invasione. Le difese della Groenlandia, ha detto, sono «due slitte trainate da cani».   Il presidente polacco Donald Tusk ha sottolineato che le minacce USA sulla Groenlandia rendono di fatto la NATO un ente inutile.  

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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International  
   
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Geopolitica

L’Iran minaccia la Corea del Sud che valuta operazioni militari congiunte a Ormuzzo

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Lunedì il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha lanciato un avvertimento alla Corea del Sud, esortando il Paese a riflettere attentamente prima di unirsi alle operazioni americane nello Stretto di Ormuz.

 

La scorsa settimana l’ufficio del presidente sudcoreano ha annunciato di stare valutando l’adozione di misure militari a sostegno degli sforzi statunitensi volti a garantire la libertà di navigazione delle navi che attraversano lo Stretto di Ormuzzo.

 

Seoul dipende in modo molto significativo dal petrolio che passa attraverso lo Stretto ormusino, Il paese si rifornisce per circa il 70% del suo petrolio greggio dal Medio Oriente, con il 95% delle importazioni petrolifere che passano proprio attraverso Ormuzzo. Anche sul fronte del gas, la dipendenza è rilevante: il 20% del gas naturale liquefatto sudcoreano arriva dal Medio Oriente.

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Le importazioni nette di petrolio della Corea del Sud rappresentano il 2,7% del PIL, e il paese ha riserve strategiche limitate rispetto, ad esempio, alla Cina — il che la rende una delle economie più vulnerabili della regione a uno shock nello stretto. A maggio 2026, l’arrivo di una singola petroliera proveniente da Hormuz è stato descritto come capace di coprire tra il 35% e il 50% del consumo giornaliero di greggio della Corea del Sud — un dato che dà la misura di quanto ogni singolo carico sia strategicamente rilevante.

 

Ora l’Iran afferma che la Corea del Sud subirà «gravi conseguenze» se deciderà di inviare navi, aerei o personale militare nello Stretto ermisino.

 

In un messaggio pubblicato su X, Baghaei ha scritto: «La relazione tra l’Iran e la Repubblica di Corea ha una storia che dura da oltre 64 anni e i legami tra i due Paesi si sono costantemente sviluppati sulla base del reciproco rispetto. L’Iran attribuisce grande importanza alle sue relazioni amichevoli con la Repubblica di Corea».

 

«Tuttavia, al momento il popolo iraniano si sta difendendo dalle azioni aggressive dell’America e, nella situazione in cui sta rispondendo con fermezza ai crimini di guerra americani contro donne e bambini, qualsiasi altro Paese che mantenga una presenza militare o partecipi a operazioni nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz non può che essere considerato come un diretto sostenitore degli autori dell’aggressione, e ciò comporterà gravi conseguenze», ha aggiunto.

 

Il portavoce iraniano ha concluso: «Nessun Paese sovrano e responsabile dovrebbe cedere alle pressioni e alle minacce dell’America e rendersi complice degli atti aggressivi e degli orribili crimini contro il grande popolo iraniano».

 

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Il presidente statunitense Donald Trump ha esercitato pressioni sulle nazioni alleate, tra cui la Corea del Sud, criticandole per il loro rifiuto di partecipare alle operazioni nello Stretto di Ormuzzo.

 

Gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud parteciperanno questa settimana alle esercitazioni militari congiunte «Freedom Edge», suscitando critiche da parte del neo-nominato ministro della Difesa nordcoreano Kim Song-gi.

 

In risposta alle esercitazioni, il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ha annunciato lunedì la messa in servizio del secondo cacciatorpediniere della marina militare, affermando: «Le preoccupazioni dei nemici si acuiranno sicuramente. Dobbiamo stabilire in modo più chiaro un deterrente nucleare potente e affidabile, mettere in pratica l’impiego diversificato ed efficace dei nostri sistemi di combattimento nucleare e rafforzare ulteriormente le nostre attività militari per la difesa marittima e la deterrenza bellica».

 

L’Iran e la Corea del Nord intrattengono da decenni una partnership strategica, militare ed economica, il che significa che i due Paesi potrebbero unire le forze contro gli Stati Uniti se le tensioni dovessero continuare ad aumentare.

 

La voce circolante (o fatta circolare…) è che sia possibile che i nordcoreani stiano effettivamente collaborando alla progettazione di una testata nucleare iraniana. Si tratta di un sospetto pubblicato spesso da realtà avverse ai due Paesi. Tuttavia, è invece confermata la cooperazione missilistica tra Teherano e Pyongyango. La Corea del Nord ha intensificato la collaborazione con l’Iran per la produzione di missili balistici e per la progettazione di modelli più avanzati.

 

Ambedue i Paesi disporrebbero di missili ipersonici.

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La relazione tra i due paesi non è nuova. Con lo sviluppo del programma nucleare nordcoreano e il suo ritiro dal Trattato di Non Proliferazione (TNP) nel 2003, Pyongyang era già stata accusata di fornire tecnologia nucleare all’Iran, e nel 2012 i due paesi avevano firmato un accordo di cooperazione scientifica, accademica e tecnologica.

 

Dopo la Guerra dei 12 Giorni (giugno 2025) tra Israele e Iran, la guida suprema Khamenei aveva sempre bloccato la decisione di procedere all’arricchimento al 90% e allo sviluppo di testate miniaturizzate; oggi, con Teheran che cerca di ricostruire la propria deterrenza, la Corea del Nord resta una delle poche opzioni percorribili, dato che il Pakistan (in buoni rapporti con USA e Arabia Saudita) non avrebbe interesse ad aiutare l’Iran.

 

Diversi analisti notano come la guerra contro l’Iran abbia rafforzato a Pyongyang la convinzione che l’arsenale nucleare sia l’unica vera garanzia di sopravvivenza per un regime sotto pressione — una lezione che l’Iran stesso potrebbe voler applicare, rendendo più plausibile una richiesta di assistenza nordcoreana.

 

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