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Studio USA: correlazione tra il 5G e l’intensità dei sintomi COVID-19

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Uno studio  recentemente pubblicato dal National Center for Biotechnology Information (NCBI) ha proposto che le radiazioni delle comunicazioni wireless, incluso il 5G, potrebbero contribuire ai sintomi del COVID-19.

 

Le prove della connessione tra COVID e 5G, così come altre forme di radiazioni per comunicazioni wireless (WCR), consisterebbero in due risultati principali: la correlazione statistica tra sintomi/mortalità di COVID-19 e intensità WCR specifica per area, inclusa quella del 5G; e la sovrapposizione tra gli effetti del WCR sul corpo e i sintomi di COVID-19.

 

Gli autori Beverly Rubik e Robert R. Brown hanno iniziato attirando l’attenzione su uno studio del maggio 2020 che mostra una «correlazione statisticamente significativa tra l’intensità delle radiazioni a radiofrequenza e la mortalità da SARS-CoV-2 in 31 paesi in tutto il mondo», nonché uno studio statunitense ha scoperto che le aree con tecnologia 5G avevano tassi di mortalità e casi di COVID-19 significativamente più alti, indipendentemente dalla densità della popolazione, dalla qualità dell’aria e dalla latitudine.

 

Uno studio del maggio 2020 che mostra una «correlazione statisticamente significativa tra l’intensità delle radiazioni a radiofrequenza e la mortalità da SARS-CoV-2 in 31 paesi in tutto il mondo»

Lo studio statunitense incentrato sulla connessione 5G a COVID-19 ha effettuato tre diversi tipi di analisi e ha scoperto che la tecnologia 5G era un «fattore statisticamente significativo per il caso e i tassi più elevati [COVID-19] in tutte e tre le analisi, mentre la densità di popolazione,  la qualità dell’aria e la latitudine erano significative solo per una o due delle analisi».

 

Rubik e Brown hanno quindi confrontato gli effetti biologici  del WCR, incluso il 5G, e i sintomi del COVID-19, mostrando un elenco di effetti fisici sovrapposti.

 

I sintomi sia del WCR che del COVID-19 includevano cambiamenti del sangue come rouleaux  (pile di cellule, paragonabili a pile di monetine, in cui i vari elementi sono legati tra loro non da anticorpi o da legami chimici, ma semplicemente da attrazione tra le superfici) e riduzione dell’emoglobina a lungo termine (nei casi gravi di COVID-19); stress ossidativo e lesioni nei tessuti e negli organi; interruzione del sistema immunitario, inclusa la soppressione dei linfociti T e dei biomarcatori infiammatori elevati; aumento del calcio intracellulare, che facilita l’ingresso e la replicazione del virus; e aritmie (irregolarità del battito cardiaco).

 

Rubik e Brown hanno evidenziato il fatto che la carenza di glutatione (un «antiossidante principale») è stata  proposta come la causa più probabile di manifestazioni gravi del ​​COVID-19 e hanno citato  due  studi che mostrano livelli diminuiti di glutatione dall’esposizione al WCR.

 

I due scienziati hanno inoltre notato che «la scoperta di bassi livelli di glutatione» nei pazienti COVID-19 «supporta ulteriormente lo stress ossidativo come componente» di COVID-19.

 

Lo studio ha rilevato che il WCR è già stato riconosciuto come un «fattore di stress fisiologico», che ha dimostrato di causare effetti dannosi sulla salute che vanno dall’aumento del rischio di cancro al danno del DNA ai difetti di apprendimento e memoria.

 

Pur rilevando che la correlazione non dimostra la causalità, gli autori dello studio «postulano che il WCR potrebbe aver contribuito alla diffusione e alla gravità precoci di COVID-19».

 

Non è la prima volta che viene avanzata l’ipotesi di una correlazione tra 5G e coronavirus.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato uno studio pubblicato su PubMed a firma del Prof. Massimo Fioranelli–  ricercatore e professore di fisiologia presso il Dipartimento di Fisica Nucleare, Subnucleare e delle Radiazioni dell’Università Guglielmo Marconi di Roma, insieme ad alcuni ricercatori del Journal of Biological Regulators & Homeostatic Agents – mostrava una possibile correlazione fra 5G e COVID-19.

 

I debunker nostrani si scatenarono, utilizzando per lo più la tecnica retorica dell’inquinamento delle fonti: ecco mostrato il favore verso l’omeopatia di alcuni dei firmatari.

 

L’articolo fu in seguito ritirato. La nota di ritiro dice:

 

«Questo articolo è stato ritirato su richiesta dell’editore. Dopo un’indagine approfondita, il caporedattore ha ritirato questo articolo poiché mostrava prove di una manipolazione sostanziale della peer review».

 

Come ripetuto da Renovatio 21, il 5G non è solo un possibile problema sanitario, ma più direttamente un problema politico, perché permetterà il tracciamento e la manipolazione della massa in tempo reale.

 

Come riportato da Renovatio 21, La lotta per il 5G, dove i cinesi vogliono gli appalti per le infrastrutture nazionali, riguardano vari Paesi del mondo, dagli USA al Brasile, dal Giappone alla Gran Bretagna, dall’Africa all’Australia.

 

Il lettore ricorderà, in pieno governo Conte, lo strano decreto che includeva, sepolto, un assist all’introduzione del 5G cinese nel nostro Paese.

 

Vi è da rammentare altresì il discorso dell’alto dirigente Vodafone e Verizon Vittorio Colao all’Università di Verona nel 2019.

 

Colao, non ancora divenuto capo taskforzista del Conte bis (ma con ampie ambizioni, si disse) né ministro con Draghi, si lasciò andare in discorsi sull’uso del 5G per noi di grandissimo interesse.

 

«Sul tema del 5G prima bisogna fare chiarezza nel dire che cosa permetterà di fare il 5G rispetto ad oggi (…) che è sostanzialmente avere molta più velocità, molta più banda, quindi poter trasmettere più dati più rapidamente».

 

«Questo nei fatti vuol dire che si potrà collegare oggetti, si potrà collegare robot, si potrà collegare tutto, e avere una remotizzazione di tutti i controlli, dalle serrature delle porte che diventeranno elettriche, alle macchine che leggeranno ovviamente chi attraversa la strada, se posso girare o no…».

 

Quindi, il punto saliente: con il 5G saranno possibili «sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente».

 

Somiglia proprio, usando le parole di Klaus Schwab, «una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica».

 

Ma si tratta di una rivoluzione immane che, dice Colao, investirà  tutto quanto: «ovviamente ci saranno delle trasformazioni profonde, le fabbriche cambieranno completamente, il sistema di trasporti cambierà completamente, il sistema di gestione degli edifici cambierà completamente».

 

Somiglia un po’ tanto – come dire – ad un «Grande Reset». Del mondo, della società, dell’essere umano.

 

 

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«Mangiate metaversi» (ulteriori Dragonballe Z zuckerberghe)

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Il viaggio di Draghi a Washington è stato qualcosa di disperante.

 

È tristissimo, e disorientante, vedere che i giornaloni, quelli che hanno dietro i miliardi degli editori (e dello Stato), gli editorialisti strapagati e gli inviati tronfi, non sono riusciti a capirci niente.

 

Ecco che c’è la testata nazionale che dice che è stato un successo, che Draghi ha avuto il mandato da parte di Biden di trattare con Putin – un’eco di quella volta che, ad inizio Operazione Z, i giornali dissero che Putin voleva il Drago mediatore, quando invece – i nostri lettori lo sanno – il nostro premier con la Von Der Leyen e la capa della Federal Reserve Janet Yellen (che ha tirato dentro lui!) ha organizzato contro Mosca la prima vera guerra economica della storia, con il sequestro (cioè, con il furto) di 300 miliardi di dollari di riserve russe all’estero. Immaginate, quindi, quanto popolare è il Draghi presso il Cremlino, e quanto in effetti la sua presenza al governo ci esponga a rischi esiziali.

 

Poi ci sono quelli che hanno detto che invece no, Draghi con Biden non si è capito, e non perché oramai la mente del presidente USA sia completamente andata in una poltiglia senile, ma perché di mezzo ci sarebbe il Macron e forse lo Scholz, che adesso starebbero innestando la retromarcia ucraina, e Draghi starebbe nel sedile dietro con la cintura ben allacciata.

 

Possibile: Scholz ha sempre più contro l’industria tedesca (cioè, tutta la Germania) che rivuole il gas russo da cui dipendono totalmente, Macron non ha bisogno di gas ma in Africa si è impantanato in un casino in cui nessuna ex colonia vuole più i francesi (anzi: li accusano di fomentare i terroristi) mentre i russi dl Gruppo Wagner li hanno sostituiti solidamente.

 

Facile che Draghi possa stare da quella parte: del resto, è l’uomo del Trattato del Quirinale, lo strambo programma di sottomissione alla Francia firmato dal governo italiano pochi mesi fa. (Cosa di cui siamo quasi contenti: almeno adesso la schiavitù verso Parigi è ufficiale, e chissà cosa c’è dietro).

 

Insomma, nessuno sa come leggere ‘sto viaggio a Washington del banchiere-premier. Le redini del discorso mondiale, del resto, non ce le possono avere tecnocrati o ladri di elezioni – ce le ha Vladimir Putin, che ha dimostrato di poter far calare dal cielo la pioggia di fuoco e di essere in grado di sopravvivere allo strangolamento delle sanzioni.

 

Biden è un fenomeno molto transitorio: è l’ultimo rantolo, truffaldino e brutto a vedersi, del mondo neoliberal, che verrà a brevissimo spazzato via dalle elezioni USA  midterm.

 

Tuttavia, bisogna dire che in settimana una figura di rilievo mondiale Draghi la ha incontrata.

 

Ci riferiamo alla visita, grottesca fino all’indicibile, di Mark Zuckerberg al Premier.

 

Il tutto era iniziato con la sceneggiatura più tipica dell’oligarcato: lo Zuckerberg avvistato in Italia con moglie cinese, è qui per il matrimonio in Toscana di un amico – un classico dell’ignoranza riccastra americana, e già ci immaginiamo i camerieri unici a portare la mascherina. Poi il fortunato ragazzo del New Jersey va a Milano ad incontrare Del Vecchio di Luxottica, e di fatto, se lo avete notato, YouTube in questi giorni ti bombarda di pubblicità dei Ray-Ban con Facebook incorporato, un invento che risale all’anno scorso che a quanto pare non intendono mollare. A Milano ha incontrato anche Diego della Valle, Bertelli (cioè Prada) e il faro dell’umanesimo del cachemire mRNA Brunello Cucinelli.

 

Infine, ecco che il capo di Facebook trova il tempo, visto che c’è, di degnarsi di incontrare il Primo ministro italiano.

 

I due parlano di «i punti di forza del paese nei settori tecnologico e del design e identificare futuri investimenti», qualsiasi cosa questo voglia dire nel momento in cui le fabbriche chiudono e il rischio di guerra atomica incombe – più milioni di persone che potrebbero perdere il lavoro, e una buona parte che lo ha già perso a causa dell’apartheid biotica chiamata green pass.

 

Ma si va oltre. Viene comunicato che l’incontro avrebbe trattato una questione di fondamentale importanza per Facebook, il metaverso – che è talmente importante da far cambiare nome all’azienda, che adesso si chiama, appunto, Meta.

 

Attenzione a come la mettono: il metaverso non è solo l’azzardo imprenditoriale di Zuckerberg, che ci sta investendo decini di miliardi di dollari convinto di guadagnarsi così il ruolo di first mover (Bill Gates insegue a suon di diecine miliardi…) in quell’eventuale boom che sarà, parole sue, «la nuova telefonia mobile».

 

Anzi, di più: Mark ha confessato un po’ sottovoce che vede il metaverso come la «singolarità» che stiamo aspettando, ossia come un momento di mistica tecnologica che cambierà l’umanità per sempre. È, insomma, una cosa molto personale, per lo stramiliardario Zuckerbergo.

 

No, qui ci dicono che anche la politica – il nostro governo – è in allineamento con la trasformazione del mondo in spazio digitale, in metaverso.

 

«Per dare vita al metaverso sarà necessario uno sforzo congiunto tra aziende, mondo politico e società civile – ha spiegato dopo l’incontro col governo un portavoce di Meta-Facebook, riporta l’ANSA – Nell’incontro di oggi abbiamo confermato la nostra collaborazione con il governo italiano. Siamo lieti di aver potuto discutere le opportunità culturali, sociali ed economiche che il metaverso porterà all’Italia e non vediamo l’ora di continuare questa collaborazione».

 

È fantastico. Il Paese sta per essere investito, con estrema probabilità, da una tremenda crisi alimentare: il governo, invece, trova il tempo di «collaborare» con un ragazzino miliardario e il suo progetto di ficcare nella realtà virtuale tutto e tutti, nel tentativo di regnare sul mondo come faceva con Facebook prima che cominciasse a scoppiargli in mano tra scandali e orrori.

 

Prima o poi, Facebook cadrà, e lo Zuckerberg, che non ha fama di essere uno creativo – chiedete ai fratelli Winkelvoss, cui rubò l’idea del social network; chiedete a Snapchat, cui rubò la funzione stories; chiedete a Instagram e Whatasapp, i cui CEO hanno venduto a Facebook e poi sono scappati; chiedete allo stesso creatore di Oculus, la tecnologia di realtà virtuale acquistata da Facebook, Palmer Luckey, anche lui comprato e fuggito –sta cercando di atterrare da qualche parte, magari imprigionando per sempre generazioni di esseri umani in mondi virtuali intossicanti. (abbiamo visto, del resto, nel costosissimo spot Superbowl cosa sembra pensare Facebook dei suoi utenti: pupazzi tristi che senza metaverso andranno buttati al macero)

 

Lo Stato italiano dà una mano a Zuckerberg. Lo Stato italiano collabora al metaverso. C’è da pensare, quindi, che quindi mancherà ci sarà la fila per il pane (come è già in Libano, ad esempio), e quando mancherà il latte per i bambini (come è tuttora negli USA), Draghi ci dirà: «mangiate metaversi».

 

Voglio dire qualcosa di più, aggiungere un livello di disgusto personale a tutta la vicenda.

 

Ho scritto un articolo pochi giorni fa chiamato «Dragonballe Z». Ammetto che la voglia di titolare così era tanta, più forte della voglia di scrivere il resto del pezzo. Tuttavia, mai avrei immaginato che si sarebbero poche ore dopo materializzate delle nuove, vere dragonballe Z, letteralmente Z; nel senso di dragonballe zuckerberghe.

 

Draghi è colui che in varie occasione ha attaccato diplomatici russi – l’ambasciatore Razov e lo stesso ministro degli Esteri Lavrov – ripetendo che «in Italia c’è la libertà di espressione», mentre da loro no. Noi, avevamo scritto, trovavamo odiosa questa dichiarazione, perché abbiamo presente cosa è oggi la realtà sui social.

 

«E noi dovremmo stare a sentire una cosa del genere? Il premier ha idea di cosa sia l’Italia – il mondo – nell’Anno Domini 2022?» scrivevamo. «Ban? Shadowban? Processi alle grandi piattaforme che ti zittiscono… Draghi ne ha mai sentito parlare? Draghi ha idea di come si sente attualmente una larga parte dei cittadini italiani? Noi, che siamo censurati (e magari pure spiati) ovunque, dovremmo sentirci dire che abbiamo la libertà di esprimerci?»

 

La nostra ingenuità è tanta da far male: poche ore dopo aver scritto queste righe, Draghi incontrava Zuckerberg, l’uomo a capo della più grande macchina della censura della storia umana, in grado di sorvegliare e punire il pensiero della popolazione con precisione algoritmica, in grado di cancellare il cittadino come nemmeno la damnatio memoriae dei romani.

 

Draghi parla di libertà di parola, poi incontra Zuckerberg. Per grossa parte della popolazione italiana, oggi questa è già una barzelletta.

 

E chi per riavere le proprie foto, i propri contatti, i propri pensieri ha magari dovuto portare l’azienda di Zuckerberg in tribunale, cosa può provare, verso il presidente del consiglio?

 

Ma no, gettiamo acqua sul fuoco. L’idea, qualcuno ha detto, è stata del ministro dell’Innovazione Vittorio Colao. Avete presente: megamanager bresciano delle TLC globali, vestito però come un direttore di un credito cooperativo locale. Forse lo avete dimenticato, ma Colao, durante la prima annata pandemica, ad una certa sembrava che dovesse divenire lui stesso premier sostituendo il Conte bis. I padroni del vapore lo piazzarono a capo della famosa task force per l’Italia, che perse i pezzi taskforzuti abbastanza presto, poi vedemmo che l’avvocato amico di Casalino era riuscito a smarcarselo di dosso, anche perché, emerse, Colao comandava la ricostruzione dell’Italia, stando a Londra. Eccezionale.

 

All’epoca, Renovatio 21 picchiò duro: tirammo fuori un bello spezzone di Colao che parla di 5G, oggetti ipercollegati, robot ultraremotizzati, e poi «sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente».

 

 

Non eravamo ancora stati bannati, shadowbannati e poi cancellati da Zuckerberg: il video raggiunse almeno 100 mila persone. Molti commentarono che eravamo solo dei complottisti, che il 5G con i farmaci non c’entra niente, etc. Manfatti, checcentra, sistemi di rilascio IoT di sostanze nel corpo umano sono una pura utopia, non c’è nessun brevetto in merito, dai. (Potete guardare la prima puntata della serie sulla storia vera di Theranos, The Dropout, per convincervene)

 

E poi, dal 5G certamente non passerà il metaverso: un programma che consuma una bande immane, che però è necessaria per tenerci incollati dentro, perché sarà letteralmente la nostra seconda vita. Anzi la prima. Il metaverso sarà il luogo dove «presumibilmente nel giro di 5-10 anni vivremo, lavoreremo, faremo shopping e ci divertiremo» scriveva l’ANSA raccontando l’incontro Draghi-Zuckerberg-Colao. In quel «ci divertiremo», c’è tutto. Qualsiasi attività, dal gioco allo «sport» alla vita associativa potrebbe finire lì, nell’allucinazione numerica del metaverso.

 

Per non parlare della pornografia: diverrà iperrealistica e dematerializzata, come lo è già con Pornhub e soci, e saranno possibili con rapporti a prova di COVID e HIV e di concepimento (il virus peggiore che è possibile contrarre nel Mondo Nuovo: l’essere umano nella sua continuazione), perché virtuali e perversi fino all’inverosimili – e questo sito ha già scritto di molestie VR e della possibile presenza di predatori pedofili già agli albori del metaverso.

 

Quindi, sì, Zuckerberg Draghi e Colao hanno parlato del nostro futuro: non c’è dubbio. È l’avvenire che hanno in mente per noi, e ci hanno ben preparato ad esso con due anni di prigionia domestica e distruzione dei diritti fondamentali. Era tutto necessario per far scattare questo ulteriore Reset del mondo, dove alla fine entreranno solo alcuni – la massa vaccina, tutta – e gli altri resteranno emarginati socialmente e forse economicamente in quella cosa che si chiamerà realtà-reale (dove però si hanno amici veri, si fanno cose vere, si fa l’amore davvero, si fanno figli veri, etc.)

 

A questo punto racconto qualcosa di ancora più personale.

 

Confesso di aver comperato, anni fa, un visore Oculus, un casco per la realtà virtuale di proprietà di Facebook, ora Meta. Me lo aveva consigliato un ragazzo esperto di realtà virtuale con cui avevo lavorato, diceva che fosse il migliore sul mercato. Era vero. Lo ho usato pochissimo, ho simpatia per i videogiochi ma non riesco a trovare il tempo di mettermici. Riposa lì nell’armadio nella sua scatola, ed è un peccato: devo dire che ne apprezzo anche il design e pure il packaging.

 

Ebbene, come sanno molti dei miei lettori, qualche mese fa Facebook ha cancellato Renovatio 21 e il mio account personale collegato. Cioè, migliaia di foto, di contatti, di messaggi, di ricordi, di pensieri (anche di persone che non ci sono più)… più altre due pagine che gestivo, la Civiltà del Tabarro e la pagina della Santa Messa in rito antico che contribuisco ad organizzare qui dalle mie parti.

 

Fin qui, conoscevate la storiella personale. Sapete anche che siamo andati dal giudice, e abbiamo riavuto indietro account e pagina (anche se, stranamente, con URL diverso).

 

Vi mancava questa: a circa un mese circa dalla cancellazione del mio profilo da parte di Facebook, mi arriva una email di Oculus.

 

«Ciao Roberto, l’account Facebook collegato al tuo dispositivo Oculus è stato sospeso. Ciò è dovuto al fatto che l’account Facebook, o le attività che lo riguardano, non rispettano le Regole di Facebook».

 

« (…) Se l’account sarà disabilitato in modo permanente, non potrai usarlo per accedere al tuo dispositivo Oculus. Perderai inoltre l’accesso a qualsiasi app e gioco acquistati usando l’account e a eventuali crediti dello store».

 

E beh sì. Eccomi. Il primo che conosco ad essere bandito dal mondo dei videogiochi per motivi politici. Anche da giochi già acquistati legittimamente. Eccomi, sono io.

 

Il metaverso ancora non esiste, ma hanno già deciso che non mi ci vogliono dentro.

 

Non scherzo, non è un’iperbole: i milioni di dati che avete fornito ai social e alle loro Intelligenze Artificiali sono serviti a schedarvi, di modo da sapere, tra le mille cose, se nel Mondo Nuovo che stanno creando è il caso di accettarvi. Perché chi romperà le palle, chi non si berrà le cazzate, chi è diverso per davvero – per il suo pensiero, non per fenomeni superficiali come il colore della pelle o la sessualità – non è il caso che entri a seminare zizzania.

 

In questo mondo de-corporeizzato, saremo felici di esseri i reietti che ancora praticano ed amano quella cosa chiamata Vita, quel miracolo che in tutti i modo voglion spegnere, anche con il lucore narcotico della Realtà Virtuale.

 

Tuttavia, di questa ulteriore fase dell’apartheid biotica ora ci dovremmo preoccupare poco. Perché è in arrivo la fame, e non in versione virtuale. È in arrivo la fame che morde lo stomaco, che impedisce la crescita dei bambini, che rende le persone cattive ed imprevedibili, che è in grado di far cadere la Civiltà e ripristinare la barbarie.

 

Aspettiamo dunque il momento in cui Draghi e Colao diranno al popolo senza pane «mangiate metaversi».

 

Tranquilli, arriva. Non sarebbe più grave di quanto stanno facendo con il gas russo e il nostro destino in questo momento.

 

Non so voi, ma qui lo schifo è tanto, tantissimo.

 

E non è virtuale.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Studio: le radiazioni 5G causano i sintomi della «sindrome da microonde»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health DefenseLe opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Nel primo studio di questo tipo, i ricercatori svedesi hanno scoperto che le radiazioni 5G causano sintomi tipici indicativi della «sindrome del microonde». Lo studio, pubblicato sulla rivista Medicinsk Access, ha anche confermato che le radiazioni non ionizzanti, ben al di sotto dei livelli consentiti dalle autorità, possono causare problemi di salute.

 

 

Nel primo studio di questo tipo, i ricercatori svedesi hanno scoperto che le radiazioni 5G causano sintomi tipici indicativi della «sindrome da microonde».

 

Lo studio, pubblicato sulla rivista Medicinsk Access, ha anche confermato che le radiazioni non ionizzanti , ben al di sotto dei livelli consentiti dalle autorità, possono causare problemi di salute.

 

Secondo lo studio, una stazione base 5G installata sul tetto di un condominio ha causato livelli estremamente elevati di radiazioni non ionizzanti nell’appartamento delle due persone che vivono appena sotto la stazione.

 

Entro pochi giorni dall’esposizione, i residenti dell’appartamento hanno sviluppato sintomi della sindrome delle microonde. Dopo essersi trasferiti in un luogo con radiazioni inferiori, i sintomi sono rapidamente diminuiti o scomparsi.

 

Le misurazioni prima e dopo l’installazione dell’installazione 5G hanno mostrato che il passaggio al 5G ha portato a un aumento della radiazione da 9 milliWatt/m2 a un massimo di 1.690 milliWatt/m2, un valore sufficiente per effetti sulla salute sia acuti che a lungo termine.

 

Le misurazioni sono state effettuate sia prima dell’implementazione del 5G che in diverse occasioni dopo.

 

Prima dell’installazione del 5G c’erano già stazioni base per 3G o 4G nella stessa posizione direttamente sopra l’appartamento.

 

Quindi, anche se il livello di radiazione prima del passaggio al 5G era elevato, dopo l’attivazione del 5G i livelli sono aumentati di 188 volte.

 

Ciò dimostra che le radiazioni non ionizzanti provenienti da una stazione base 5G posizionata su un tetto vicino a uno spazio abitativo possono essere estremamente elevate.

 

Il livello di radiazioni più alto è stato rilevato nella camera da letto, situata a soli 5 metri sotto la stazione base, spingendo gli autori dello studio a chiedere ulteriori indagini sugli effetti sulle persone esposte ai livelli di radiazioni 5G.

 

«È scioccante che questo sia il primo studio condotto sugli effetti sulla salute del 5G, tre anni dopo l’inizio del lancio di questa tecnologia e dopo aver già esposto la popolazione alle radiazioni a microonde pulsate 5G ad alta intensità per diversi anni», Mona Nilsson, l’amministratore delegato della Fondazione svedese per la protezione dalle radiazioni e coautore dello studio, ha detto a The Defender.

 

Nilsson ha aggiunto:

 

«Non ci sono studi che dimostrino che questa tecnologia e la crescente e comune esposizione alle stazioni base 5G e 4G ai livelli consentiti dal governo siano sicure. Al contrario, gli studi hanno ripetutamente e in modo convincente mostrato un aumento del rischio della sindrome delle microonde e del cancro, a livelli molto al di sotto dei livelli che il governo e le società di telecomunicazioni affermano erroneamente sono sicuri».

 

L’oncologo e ricercatore Dr. Lennart Hardell della Environment and Cancer Research Foundation , è coautore dello studio con Nilsson.

 

Tracciamento dei sintomi dei soggetti

Nello studio, un uomo e una donna, di 63 e 62 anni, sono stati esposti al 5G dal tetto del loro condominio, a partire da novembre 2021. Gli individui hanno registrato i loro sintomi sia prima che dopo l’inizio dell’esposizione.

 

La tabella 1 di seguito, colonna 1, elenca i sintomi tipici della sindrome da microonde.

 

La seconda colonna (prima del 5G) mostra i sintomi dell’autovalutazione prima che il 5G fosse distribuito nell’appartamento, la terza colonna (con 5G) mostra l’autovalutazione dopo l’installazione del 5G e la quarta colonna (dopo il 5G) indica i sintomi percepiti dopo essersi trasferito nel nuovo appartamento, che aveva livelli di radiazioni non ionizzanti molto più bassi.

Tabella 1. Sintomi clinici classificati da 0 a 10, dove: 0 = Nessun sintomo, 1 = Sintomi lievi, 10 = Dolore e/o disagio insopportabile. Uomo e donna precedentemente sani, rispettivamente di 63 e 62 anni.

 

L’uomo e la donna hanno sperimentato affaticamento, problemi di sonno, vertigini, effetti emotivi come irritabilità e depressione, epistassi, acufeni, sintomi cardiaci, problemi di memoria e problemi della pelle, tutti tipicamente associati alla sindrome delle microonde.

 

Tutti i sintomi sono cessati o diminuiti entro 24 ore (per l’uomo) e 1-3 giorni (per la donna) dal trasferimento nel nuovo appartamento con bassi livelli di radiazioni.

 

 

Sindrome da microonde: una breve storia

La sindrome a microonde è stata descritta negli anni ’70 da scienziati dell’ex Unione Sovietica che stavano effettuando ricerche sui rischi professionali dovuti all’esposizione a radiazioni non ionizzanti.

 

I ricercatori sovietici hanno descritto molteplici sintomi della sindrome, tra cui affaticamento, vertigini, mal di testa, difficoltà a dormire, problemi di concentrazione, sbalzi d’umore, acufeni, palpitazioni cardiache e perdita di memoria.

 

I ricercatori hanno notato che i sintomi si sono attenuati quando l’esposizione alle radiazioni non ionizzanti è cessata o diminuita.

 

La causa più comune dei sintomi della sindrome da microonde è l’esposizione alle radiazioni non ionizzanti da telefoni cellulari, stazioni base per comunicazioni wireless, WiFi e contatori intelligenti.

 

La persona esposta di solito manifesta sintomi in diversi organi corporei, sebbene il più delle volte i sintomi siano correlati al sistema nervoso centrale e al cuore.

 

I sintomi variano da persona a persona, poiché la sensibilità alle radiazioni a microonde è individuale.

 

Diversi studi negli ultimi 20 anni hanno mostrato un aumento del rischio di sintomi della sindrome da microonde tra le persone che vivono vicino a stazioni base di telefoni cellulari.

 

Ad esempio, uno studio condotto in India ha mostrato una maggiore incidenza di problemi di sonno, mal di testa, vertigini, irritabilità, problemi di concentrazione e pressione alta.

 

 

Aumento delle radiazioni non ionizzanti grazie al 5G

Lo studio svedese non solo ha dimostrato che il 5G provoca quasi immediatamente la sindrome delle microonde, ma ha anche riscontrato un aumento massiccio dei livelli di radiazioni non ionizzanti.

 

I valori misurati nell’abitazione dell’uomo e della donna oggetto dello studio (massimo 1.690 milliWatt/m2) sono significativamente inferiori a quelli ritenuti sicuri (10.000 milliWatt/m2 come valore medio su 6 minuti) dall’Agenzia Svedese per la Sicurezza dalle radiazioni Autorità (SSM).

 

Poiché la radiazione a microonde tende a fluttuare selvaggiamente e il riferimento di SSM è un valore medio, ciò significa che il valore massimo può essere significativamente superiore a 10.000 milliWatt/m2 e non protegge da grandi fluttuazioni che sono in realtà più biologicamente attive.

 

Inoltre, il valore di riferimento di SSM non protegge dagli effetti dannosi a lungo termine, come la sindrome delle microonde o il cancro, che derivano dall’esposizione prolungata dalle stazioni base, come nel caso dell’esposizione nelle case, negli uffici o nelle scuole.

 

Il valore di riferimento si applica solo alla protezione contro gli effetti immediati derivanti da radiazioni così intense da riscaldare i tessuti entro 30 minuti.

 

Ciò significa che il pubblico in generale è completamente privo di protezione contro effetti diversi dal danno termico acuto, nonostante sia stato dimostrato che tali effetti causano danni al sistema nervoso, stress ossidativo e danni al DNA.

 

 

Lo studio mostra la necessità di rivedere i livelli «sicuri» di radiazioni non ionizzanti

Prima del loro studio, hanno osservato gli autori, non c’erano studi scientifici che mostrassero alcun rischio di effetti nocivi sulla salute derivanti dall’esposizione cronica a radiazioni non ionizzanti da stazioni base a livelli corrispondenti al valore di riferimento dell’SSM, o ai livelli misurati in questo caso di studio.

 

Non ci sono nemmeno studi sui rischi a lungo termine della combinazione delle radiazioni non ionizzanti da 4G e 5G.

 

Hardell e Nilsson hanno concluso: «Sostenere che l’esposizione alle radiazioni non comporta rischi perché l’esposizione è inferiore al valore di riferimento dell’MVU non ha quindi alcuna base scientifica».

 

Nel 2016, un gruppo di ricercatori e medici ha raccomandato l’esposizione massima durante il giorno di 0,1 e di notte di 0,01 milliWatt/m2.

 

Tuttavia, nonostante le ampie prove di rischi per la salute, le radiazioni a microonde nell’ambiente stanno aumentando notevolmente. Tuttavia, il valore di riferimento obsoleto viene utilizzato nonostante sia palesemente privo di protezione contro la sindrome da microonde e molti altri rischi per la salute.

 

Lennart Hardell e Mona Nilsson hanno chiesto indagini approfondite sulle persone che lamentano problemi legati alla sindrome delle microonde che possono essere esposte a livelli elevati di radiazioni a microonde.

 

«Deve essere presa un’anamnesi [paziente] attenta per indagare su varie fonti di radiazioni a microonde», hanno scritto. «Inoltre, l’indagine dovrebbe essere integrata con la misurazione della radiazione sia a casa che sul posto di lavoro».

 

Tali pazienti devono essere adeguatamente studiati e sottoposti a una diagnosi medica, con un’attenta considerazione per eliminare o ridurre il fattore che causa la malattia, ovvero ridurre l’esposizione alle radiazioni non ionizzanti, in quanto la più importante. Questo dovrebbe essere fatto il prima possibile per ridurre il rischio di danni irreversibili o malattie croniche.

 

Inoltre, va sottolineato che i valori rilevati nell’appartamento studiato dopo l’installazione del 5G rendono l’abitazione inabitabile dal punto di vista medico, indipendentemente dal fatto che l’irraggiamento sia inferiore agli attuali valori di riferimento.

 

Nilsson ha affermato che l’industria delle telecomunicazioni sta «facendo del suo meglio» per nascondere al pubblico qualsiasi informazione sui rischi per la salute di questa tecnologia «con l’aiuto delle loro organizzazioni “catturate” [cioè influenzate dai privati, ndr], l’Organizzazione mondiale della sanità, la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti e altri agenzie governative».

 

Ha aggiunto: «Le principali compagnie di telecomunicazioni sanno che le radiazioni che impongono al pubblico sono pericolose. Lo sanno da decenni, ma continuano a fare tutto il possibile per nascondere la verità al pubblico e imporre la tecnologia a tutti noi».

 

 

Lo Staff di The Defender

 

 

© 10 marzo 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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5G

5G, l’ente aeronautico USA avverte che i 747 e 777 possono subire interferenze

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La FAA ha annunciato che i grandi aerei di linea a lungo raggio come i Boeing 747 e Boeing 777 sono soggetti a interferenze 5G.

 

L’agenzia ha emanato direttive di sicurezza per entrambi gli aerei in vista della partenza del segnale 5G negli USA.

 

Il nocciolo del problema risiede nell’altimetro radar dell’aereo che utilizza frequenze vicine alla banda C.

 

Le torri 5G utilizzano anche frequenze dello spettro radio in banda C. Esse hanno perciò il potenziale di interferire con gli altimetri radar, un dispositivo importante sugli aerei che informa il pilota dell’altitudine – dato fondamentale quando la visibilità, causa notte o causa nebbia o altro, è ridotta.

 

Come riportato da Renovatio 21, a partire con le preoccupazioni fu l’HAI, l’ente elicotteristico USA. La dichiarazione dell’HAI specificava che «è stato dimostrato che la trasmissione da queste torri interferisce con gli altimetri radar, ampiamente utilizzati negli elicotteri e in altri aerei per misurare l’altitudine».

 

Sono seguite a stretto giro le preoccupazioni di varie compagnie aeree internazionali (Emirates, Air India, Japan Airlines e All Nippon Airways), che avevano annunciato sospensioni per i voli negli USA.

 

Attorno alla data dell’accensione delle torri 5G, Emirates ha cancellato i voli verso almeno nove città degli Stati Uniti, sempre «a causa di problemi operativi associati al previsto dispiegamento dei servizi di rete mobile 5G negli Stati Uniti», mentre Japan Airlines e All Nippon Airways hanno cancellato almeno  13 voli.

 

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