Economia
Le guerre finanziate in deficit potrebbero mandare in rovina il sistema finanziario occidentale
Gli effetti della guerra iraniana in economia potrebbero avere carattere globale ed epocale.
Il Financial Times del 4 giugno ha pubblicato un importante articolo dal titolo «L’impero del debito di Trump. In questo secolo gli Stati Uniti si sono imbarcati in guerre di scelta e hanno contratto ulteriori debiti per finanziarle. La cosa potrebbe non finire bene». L’articolo presenta un’argomentazione molto simile a quella del Council on Foreign Relations di inizio settimana, concentrandosi in questo caso sull’espansione bellica degli Stati Uniti, senza però menzionare il riarmo europeo.
«Gli Stati Uniti stanno finalmente per soccombere all’eccesso di indebitamento imperiale?» esordisce l’articolo, che sottolinea l’abitudine imperiale «acquisita dagli Stati Uniti in questo secolo, di indebitarsi per finanziare le guerre di oggi» e indica come prova del problema il fatto che «il presidente Donald Trump ha presentato al Congresso una richiesta di bilancio per la difesa nazionale per il 2027 di ben 1.500 miliardi di dollari, il doppio rispetto alla cifra del 2020».
Questo ha contribuito all’indebolimento del dollaro come valuta di riserva mondiale, poiché ha generato una bolla del debito insostenibile, chiosa EIRN.
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«Tra il 2008 e il 2021, i responsabili delle riserve delle banche centrali hanno acquistato il 63% del debito aggiuntivo emesso dai governi del G7, secondo uno studio pubblicato quest’anno per il think tank finanziario Group of Thirty da Agustín Carstens, Klaas Knot e Stijn Claessens, rispettivamente ex presidenti delle banche centrali di Messico e Paesi Bassi ed ex alto funzionario del FMI» scrive FT.
«Tuttavia, di recente le banche centrali hanno iniziato a ridurre i propri bilanci, svalutando la componente in dollari delle loro riserve e cercando alternative, tra cui oro, materie prime e le valute più liquide dei paesi avanzati più piccoli. Alla fine dello scorso anno, i metalli preziosi rappresentavano il 27% di tutte le riserve delle banche centrali a livello globale, in aumento rispetto al 20% dell’anno precedente. I titoli di Stato sono scesi dal 25% al 22% nello stesso periodo.»
«Questo lascia un vuoto che è stato sostanzialmente colmato dagli hedge fund, perlopiù di proprietà americana ma spesso considerati investitori stranieri a causa delle loro sedi in paradisi fiscali come le Isole Cayman. Molti possiedono titoli del Tesoro nell’ambito di “operazioni di valore relativo” ad alta leva finanziaria, finanziate da prestiti a breve termine che devono essere costantemente rinnovati» avverte l’articolo.
William White, ex capo economista della Banca dei Regolamenti Internazionali, sottolinea che «questo sistema funziona bene, finché non smette di funzionare». Lo White sostiene che «l’acquisto di debito pubblico da parte di istituzioni non bancarie come gli hedge fund dipende a sua volta dal loro accesso a finanziamenti a breve termine come il mercato repo (…) Qualora una qualsiasi perturbazione interrompesse tale accesso (…) potrebbe facilmente seguire un’intensa spirale di deleveraging».
Il deleveraging (in italiano riduzione della leva finanziaria) è il processo attraverso il quale un’azienda, un privato o un intero Stato riduce il proprio livello di indebitamento complessivo.
«I recenti shock derivanti dalle richieste di margini e garanzie da parte degli hedge fund hanno reso il mercato dei titoli del Tesoro più fragile e una potenziale fonte di rischio sistemico» conclude FT. L’amministrazione Trump «potrebbe trovarsi ad affrontare una turbolenza del mercato del debito simile a quella che ha fatto cadere l’ex primo ministro britannico Liz Truss dopo il suo fallimento senza finanziamenti». Un «mini» bilancio di tagli fiscali nel 2022.
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A quel punto la Federal Reserve potrebbe essere obbligata ad acquistare titoli del Tesoro per sostenere il mercato. Se la banca centrale viene obbligata ad acquistare titoli del Tesoro per sostenere il mercato, l’economia subisce una monetizzazione del debito. Questo scenario cancella l’indipendenza della banca centrale e avvia un meccanismo di allentamento quantitativo (QE) forzato.
La Fed creerebbe così nuova moneta per comprare i titoli. Questo denaro entrerebbe direttamente nel sistema bancario privato, con conseguente crollo dei tassi d’interesse: l’acquisto massiccio farebbe salire il prezzo dei titoli di Stato. Di conseguenza, il loro rendimento finanziario diminuisce, ed eccoci alla fase più critica: la svalutazione del dollaro: l’enorme immissione di nuova valuta sul mercato riduce il potere d’acquisto e il valore del dollaro rispetto ad altre monete.
Siamo quindi di fronte ad un nuovo capitolo della catastrofica saga della de-dollarizzazione?
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Economia
La Germania paga cinque volte di più per il gas dopo aver abbandonato le importazioni russe
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Economia
Trump impone dazi del 50% sul Canada
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha introdotto dazi del 50% su una vasta gamma di importazioni canadesi, motivando la decisione con quello che ha definito il «trattamento iniquo» di Ottawa verso automobili, prodotti lattiero-caseari e alcolici americani.
L’impiego da parte di Trump dei poteri di emergenza per applicare dazi doganali generalizzati è stato in parte annullato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti all’inizio di quest’anno. Trump ha fatto ricorso alla Sezione 338 del Tariff Act del 1930 per introdurre i nuovi dazi. Le tariffe entreranno in vigore tra 30 giorni e si applicheranno anche alle merci tutelate dall’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA), ha annunciato la Casa Bianca lunedì.
Questa decisione costituisce l’ultima escalation in una guerra commerciale che si è aggravata dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Washington aveva già imposto dazi su acciaio, alluminio, automobili e altre importazioni canadesi. Ottawa ha replicato con misure di ritorsione e tariffe corrispondenti.
I nuovi dazi interessano una serie di prodotti di consumo e industriali, tra cui vino, mazze da hockey (grande elemento di contesa fra i due Paesi…) e cemento. Le principali esportazioni canadesi, come energia, potassio, pesce e minerali critici, risultano invece esentate, secondo un documento informativo della Casa Bianca.
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Washington sostiene che il Canada applichi tasse ingiuste su alcuni veicoli prodotti negli Stati Uniti, mantenga barriere protezionistiche sulle importazioni di prodotti lattiero-caseari e prosegua nel boicottare a livello provinciale le bevande alcoliche americane. L’amministrazione ha definito tali misure un «trattamento discriminatorio» dei prodotti statunitensi.
Il primo ministro canadese Mark Carney ha criticato duramente l’iniziativa, accusando Washington di violare l’USMCA pur lasciando aperta la possibilità di negoziati.
«Questo è l’ultimo di una serie di provvedimenti commerciali unilaterali statunitensi, iniziati con l’imposizione di una serie di dazi in diretta violazione dell’accordo commerciale», ha dichiarato Carney in un comunicato stampa lunedì. «Siamo pronti a intensificare tali discussioni nelle prossime settimane».
Il premier dell’Ontario Doug Ford ha invitato Ottawa a reagire con fermezza. «Se questi dazi verranno applicati, il Canada dovrebbe rispondere con dazi per dazi, dollaro per dollaro», ha scritto su X.
All’inizio di questo mese, Trump aveva minacciato di introdurre ulteriori dazi contro il Canada, sostenendo che la sua cattiva gestione forestale avesse coperto parti degli Stati Uniti con il fumo degli incendi e che Ottawa avrebbe dovuto pagare per la sua presunta «negligenza intenzionale».
Nell’annunciare le nuove tariffe, la Casa Bianca ha affermato che Canada e Cina sono stati gli unici Paesi a reagire ai dazi imposti lo scorso anno. Ha inoltre accusato Ottawa di discriminare i produttori statunitensi.
«Il Canada ha rimosso i prodotti alcolici statunitensi dagli scaffali canadesi», ha dichiarato il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer, aggiungendo che i nuovi dazi mirano a «ritenere il Canada responsabile delle sue ritorsioni e discriminazioni».
Nel 2025 Ottawa aveva risposto all’offensiva commerciale di Trump imponendo dazi del 25% su circa 30 miliardi di dollari canadesi (21,7 miliardi di dollari americani) di merci statunitensi. Sebbene Mark Carney abbia in seguito revocato parte di questi dazi, le tariffe su automobili, acciaio e alluminio americani restano in vigore.
Quest’ultima mossa si colloca all’interno di una vasta campagna tariffaria avviata dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025. Il presidente ha applicato dazi sulle importazioni sia da alleati che da rivali, prendendo di mira Paesi come Cina, Canada e Messico, oltre a settori quali acciaio, alluminio e automobili.
Trump in passato aveva ripetutamente affermato che gli Stati Uniti stavano sovvenzionando l’economia canadese per un importo di 200 miliardi di dollari all’anno, ipotizzando che sarebbe stato più fattibile assorbire il Paese come «tanto amato» 51° stato. L’ex premier canadese Giustino Trudeau aveva detto che la minaccia di anschluess da parte di Trump era «reale».
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Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Trump aveva dichiarato di voler espandere il Paese aggiungendo Canada, Groenlandia e Venezuela come nuovi Stati USA, definendo poi le sue dichiarazioni come uno scherzo.
A gennaio nel corso del suo intervento al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, Carney ha sostenuto che l’ordine globale basato su regole è ormai al tramonto e ha invitato le «potenze medie» a unirsi, affermando che «se non sei al tavolo, sei nel menu».
Trump ha replicato durante il proprio discorso a Davos dichiarando che il Canada «vive grazie agli Stati Uniti», un’affermazione prontamente respinta da Carney. In seguito, Trump ha revocato l’invito rivolto a Carney per partecipare al suo proposto «Board of Peace», l’organismo da lui ideato – secondo le sue parole – per affrontare e risolvere i conflitti internazionali.
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Come riportato da Renovatio 21, Trump ha aggiunto che il Canada verrà «divorato» dalla Repubblica Popolare.
Il presidente aveva canzonato il Canada con filmati AI dopo la vittoria olimpica nella finale a Milano della squadra nazionale di Hockey americana contro quella canadese.
Come riportato da Renovatio 21, l’esercito canadese ha sviluppato un modello di risposta in stile mujaheddin afghani a un’ipotetica invasione statunitense.
Come riportato da Renovatio 21, Trump ad aprile ha, purtroppo, ammesso che la ventilata annessione del Canada è «improbabile».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
Merz ammette: la crisi energetica tedesca è causata dalla «mancanza di gas russo»
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