Misteri
Storia commerciale della tavoletta per evocare gli spiriti
Tutti abbiamo una qualche immagine delle tavolette usate per evocare gli spiriti: su supporto cartonato o ligneo, sono stampate l’alfabeto, i numero dallo zero al nove, le parole «sì» e «no», talvolta, in una variazione possibile, la parola «addio».
Si tratta dello strumento per eccellenza per le sedute spiritiche. Non sappiamo se sia quello utilizzato anche da Prodi e dagli amici nel 1978 per conoscere l’ubicazione del presidente DC Aldo Moro, in quei giorni rapito, ma immaginiamo fosse qualcosa di simile. (Gli spiriti peraltro ci avevano azzeccato: avevano detto Gradoli, e di fatto Moro stava in via Gradoli, nel palazzo in odore di servizi segreti dove anni dopo fu trovato il governatore del Lazio Marrazzo con alcuni trans sudamericani)
Da numerosi film, telefilm e altri prodotti della cultura popolare dell’ultimo secolo abbiamo imparato che il suo uso consiste nel «chiedere» allo spirito una determinata domanda, e vedere come risponde attraverso un indicatore, che è un tappo, o un pezzo di vetro, o qualcosa di simile sul quale i partecipanti pongono il dito. L’indicatore si muove attraverso la tavoletta andando a formare lettera per lettera la risposta.
Secondo alcuni questo rito era già in uso nell’età antica, durante la dinastia Song in Cina (960–1279) e forsanche da Pitagora. Tuttavia al fenomeno fu data una struttura e trovato un nome da due businessmen statunitensi di fine Ottocento, Elijah Jefferson Bond e Charles Kennard, che la misero in commercio nel 1890. Dieci anni dopo un impiegato del Kennard di nome William Fuld acquistò i diritti dell’«invenzione» dei due imprenditori, e ricominciò a confenzionarla dandole il nome con cui è ancora oggi conosciuta nel mondo anglofono, Ouija Board, «Tavoletta Ouija».
Si prega di notare, quindi, che si tratta di un vero marchio commerciale, che nel 1991 passò al produttore di giocattoli Hasbro.
Ouija, quindi è un brand, esattamente Kleenex, Mars o Coca Cola. Al momento Ouija non ha competitor: nessuna Pepsi osa introdursi in questo mercato. Perché, come spiega un recente articolo della newsletter di economia e marketing The Hustle, è un mercato a tutti gli effetti.
Le origini della tavoletta spiritica vanno ricercate nella storia del cosiddetto «burned-over district» (il «quartiere bruciato»), una serie di regioni centrali ed occidentali dello Stato di New York che nella prima parte dell’Ottocento furono segnate da inusuali fervori religiosi e spirituali. Lì ha avuto le sue visioni Joseph Smith, profetico fondatore del mormonismo. Lì avrebbero preso piede alcune sette apocalitiche come quella dei milleriti, che credevano che la Seconda Venuta di Gesù Cristo si sarebbe realizzata il 22 ottobre 1844. Lì avvenne l’esperimento utopico-distopico dell’Oneida Society, che prevedeva matrimoni di gruppo con coppie decise dalle commissioni e i bambini cresciuti dalla collettività invece che da padre e madre. L’elenco va avanti per molto.
Sempre nel burned-over district fecero la propria comparsa le sorelle Fox, che conducevano le prime sedute spiritiche intorno al 1848, portando alla formazione del Movimento Americano di Spiritualismo, che insegnava la comunione con i morti.
Le sorelle Fox sono solitamente considerate l’origine dell’interesse americano per lo spiritismo. Le Fox sostenevano di essere in grado di interpretare colpi su mobili e pareti come messaggi mandati dagli spiriti.
Tuttavia, già all’epoca alcuni cominciavano a sostenere che era possibile comunicare con il mondo dei morti tramite le «tavolette parlanti». Un articolo del 28 marzo 1886 del New York Daily Tribune descriveva quanto fosse facile costruire il «nuovo schema per la comunicazione misteriosa»: c’era solo bisogno di una tavola contrassegnata da lettere e numeri e una planchette (francese per “piccola tavola”) per indicarli.
Tra questi primi appassionati delle tavolette parlanti c’era il Charles Kennard, un imprenditore di fertilizzanti a Chestertown, nel Maryland, il quale, si dice, avesse in realtà pochi interessi oltre che al business. Il Kennard collaborò quindi con un becchino e falegname di nome E.C. Reiche per produrre e vendere una dozzina di tavolette spiritiche. Quando suggerì di avviare un’attività insieme, il Reiche non riuscì a vedere un profitto in qualcosa che le persone, pensava, potevano tranquillamente realizzare da sole.
Il Kennard tuttavia non demorse. Dopo che la sua attività di fertilizzanti si esaurì a causa della concorrenza e della siccità nel 1889, si trasferì a Baltimora per ricominciare. Lì, incontrò l’avvocato specializzato in brevetti Elijah Bond, il quale invece mostrò interesse per l’idea, anche perché la cognata Helen Peters sosteneva di essere una medium.
In alcune lettere scoperte dal presidente della Talking Board Historical Society (un’associazione che si occupa di storia della tavoletta) Robert Murch, il Kennard scrisse di una seduta spiritica tenuta dalla Peters nell’aprile 1890, durante la quale affermò di aver chiesto alla tavoletta come voleva essere chiamata. «O-U-I-J-A», scandì la tavola, aggiungendo al gruppo spiritista che l’espressione significava «buona fortuna».
Ouija non è una parola in alcuna lingua conosciuta. Alcuni hanno pensato che possa essere la crasi della parole francese oui («sì») e quella tedesca ja (sempre «sì»), tuttavia non vi è conferma. Lo storico della tavoletta Murch ha ipotizzato che potrebbe essere stato un errore di ortografia: forse volevano scrivere «Ouida», il soprannome di Maria Louise Ramé, una scrittrice che la medium Peters ammirava. Non c’è verso di capire se questa teoria dica il vero.
La fede nel prodotto crebbe nel Kennardo, che fondò la Kennard Novelty Company il 30 ottobre 1890, con altri investitori investitori: il colonnello Washington Bowie, John F. Green, Harry Welles Rusk e William H.A. Maupin. La missione dell’azienda era vendere tavolette Ouija come non ci fosse un domani.
L’avvocato Bond quindi depositò Ouija come marchio registrato; fu inoltre depositato anche un brevetto (ebbene sì) della tavoletta spiritica. Secondo le ricerche di Murch, l’ufficio brevetti aveva rifiutato dispositivi simili perché i loro creatori non potevano provare che evocassero gli spiriti. Bond risolse il problema portandosi appresso la cognata medium, incontrando impiegato dopo impiegato dell’ufficio brevetti fino ad arrivare al capo ufficio. Il quale disse che se quell’«aggeggio» avesse saputo scandire il suo nome, avrebbe rilasciato il brevetto. Il Bond e la Peters si misero all’opera e diedero la dimostrazione richiesta. Il brevetto fu ottenuto, e non solo quello: grazie all’episodio, era possibili pubblicizzare la tavoletta con la frase «proven at the patent office», «testato all’ufficio brevetti».
Nel 1892, le tavolette Ouija erano così popolari che la Kennard Novelty Company costruì ulteriori fabbriche a New York, Londra e Chicago e una seconda filiale a Baltimora. Le tavolette erano vendute per 1 dollaro, prezzo che corrisponde a circa 33 dollari di oggi. Non tutto andò liscio. Il becchino Reiche tornò a farsi vedere per chiedere una fetta dei ricavi. Il Kennard e il Mapin uscirono dall’azienda nel 1892, mentre l’avvocato Bond uscì dopo aver fallito la supervisione di una filiale nel Regno Unito.
Rimase il colonnello Bowie, che ribattezzò l’azienda come Ouija Novelty Company e vi arruolò tale William Fuld, suo amico e già verniciatore dell’azienda, per produrre le tavolette assieme al fratello Isaac. Per ragioni non conosciute, nel 1901 l’azienda siglò un accordo esclusivo con William Fuld, l’uomo che fece da vero propulsore al business degli strumenti medianici.
Nel 1918, il Fuld costruì una fabbrica a tre piani a Baltimora, spendendo 100 mila dollari dell’epoca (oggi sarebbero, 1,9 milioni). Lo fece per un motivo preciso: la tavoletta Ouija gli aveva detto di «prepararsi per il grande business».
Di fatto, la tavoletta divenne un fenomeno sociale che interessava gran parte della società. Hustle scrive che divenne un gioco popolare per gli appuntamenti romantici, cosa dipinta da Norman Rockwell in una copertina del 1920 della rivista Saturday Evening Post.
Analogo uso spiritico-romantico era fatto, si racconta, nelle festicciole di ragazze nubili, che chiedevano all’ al di là previsioni sul proprio destino sentimentale. Fiorirono canzoni come «Weegee Weegee Tell Me Do» (dove «weegee» è una pronuncia di «ouija»), «Ouija Mine» e «Ouija Board» che decantavano le meraviglie di questo utensile per la comunicazione spiritica. Saltava fuori, tuttavia, anche qualche caso bizzarro, come quello, invero molto particolare, di una modella di origine nativo-americana che nel 1930 riuscì a convincere un’amica ad uccidere una rivale in amore dicendole che ciò era stato ordinato da uno spirito attraverso la tavoletta…
Il successo spinse l’arrivo della concorrenza e la riemersione di vecchie figure, come i fratelli dei vari Kennard, Bond e dello stesso Fuld. Tuttavia William Fuld li sconfisse con un mix di querele e tattiche sul prezzo. La sua fabbrica non aveva veri nemici.
Il Fuld fu tuttavia ucciso proprio da essa. Nel 1927 cadde dal tetto e una costola rotta gli trafisse il cuore. Sul suo letto di morte, chiede ai figli di non vendere mai più le tavolette Ouija. Gli eredi assecondarono il desiderio paterno, fino a che più nessuno in famiglia voleva portare avanti il business. Nel 1966, la famiglia Fuld vendette la Ouija ad un noto produttore di giuochi da tavolo, Parker Brothers.
Secondo un’intervista del 1986 all’allora presidente dell’azienda, la Parker Brothers sborsò per la tavoletta Ouija qualcosa come 975 mila dollari, 8,9 milioni al cambio di oggi. Si trattava dell’acquisizione più costosa mai intrapresa dall’azienda, che nel 1935 per il Monopoli (un altro loro gioco da tavolo) aveva sborsato circa 500 dollari (cioè 10.800 dollari odierni). Tuttavia, l’investimento pagò, e l’azienda andò a breakeven due anni dopo, ripagandosi completamente della folle spesa.
La Parker arrivò a produrre qualcosa come 400 mila tavolette spiritiche all’anno, senza contare gli ordini dall’anno precedente: una quantità che non era affrontabile per l’azienda. Nel 1967 Parker Brothers vendette 2 milioni di Ouija, divenendo di gran lunga il prodotto più venduto del suo catalogo di 134 giochi da tavolo – incluso, incredibilmente, il Monopoli.
Nonostante il successo del suo prodotto medianico, la Parker, incapace di tenere il passo con il mercato dei giochi in pieno boom, fu ceduta alla corporation General Mills, dove Parker fu fusa con il marchio di forni Kenner. Una società chiamata Tonka acquisì Kenner Parker nel 1987 con un accordo del valore di 627 milioni di dollari (1,6 miliardi odierni).
Infine fu rivenduta al colosso dei giocattoli USA Hasbro per 516 milioni (1,1 miliardi attuali) nel 1991. Al momento, quindi, Hasbro dispone il brevetto e il marchio registrato Ouija, che occasionalmente dà in licenza ad altre aziende. Una versione ancora disponibile è fatta dalla Winning Moves, mentre scopriamo che esiste anche una versione lenzuolo del fantasmagorico strumento. Aziende che vogliono mettere sul mercato prodotti per Halloween basate sulla Ouija, devono pagare i diritti: candele, tazze, calzetti, portachiavi, vassoi…
La Hasbro non si è limitata allo sfruttamento della proprietà intellettuale dell’Ouija solamente con licenze date all’esterno. Nel 2014 ha prodotto il film horro Ouija, che ha avuto un tale successo da poter mandare in sala due anni dopo anche il sequel, Ouija: Origin of Evil, pure un discreto successo. Il primo Ouija, costato tra i 5 e gli 9 milioni di dollari, ha ottenuto incassi per 103,6 milioni, nonostante pessime recensioni.
Nel 1960 vi era già stato un film sul tema, chiamato 13 Ghosts, dove la planchette levitava indicando la disgrazia in arrivo.
Tuttavia il film che veramente è stato fondamentale per la Ouija in era moderna è stato, senza dubbio, L’esorcista (1973). La pellicola, considerata una delle vette del cinema horror e non solo, ancora oggi incute in molti spavento estremo se non riverenza. Nella trama, la 12enne Regan dice a sua madre che usa una tavoletta Ouija per parlare con uno spirito chiamato Capitan Howdy. Poco dopo viene posseduta da un demone che compirà cose atroci e preternaturali.
Con L’esorcista si ebbe la prima volta che la Ouija veniva descritta pubblicamente come possibile porta alle forze maligne, sentimento che prima era solo diffuso tra i gruppi religiosi ma non condiviso dalla società civile. L’idea del film di Friedkin, tuttavia, attechì.
Quindi, nel 2008, quando Hasbro ha rilasciato una Ouija rosa commercializzata per le ragazze e venduta esclusivamente presso la catena Toys R Us, alcuni chiesero il boicottaggio del colosso della distribuzione dei giocattoli, che peraltro ha dichiarato bancarotta nel 2017 (dopo anni, notarono i gruppi pro-life, in cui aveva contribuito a sostenere l’abortismo, che è ciò che uccide i loro clienti finali, i bambini).
I tempi sono decisamente cambiati: per una volta, in meglio.
Quanto al reale funzionamento della tavola, gli scientisti danno come spiegazione l’effetto ideomotorio, ciò la possibilità di condurre alcuni movimenti senza che ne siamo davvero consapevoli.
Altri osservatori, meno scientisti ma attenti a negare il soprannaturale, dicono che i movimenti sono veri, ma non indotti da spiriti, quanto piuttosto dall’inconscio dei partecipanti, come in una sorta di lettura junghiana per cui ad ogni realtà spirituale corrisponde sempre l’energia dell’inconscio personale e collettivo.
Altri ancora, sostengono che si tratti proprio degli spiriti: cioè, che la tavoletta si uno strumento davvero a buon mercato per mettersi in contatto con la dimensione ulteriore.
Qui si può innestare quello che era il pensiero cattolico fino a pochi decenni fa: i morti non possono in alcun modo comunicare con i vivi, insegnava la teologia.
E quindi, se qualcuno risponde articolatamente, e non può essere lo spirito di un morto (per esempio: gli spiriti di Don Sturzo e La Pira evocati da Prodi nel 1978), di chi si tratta?
La risposta, semplice semplice, la potete intuire: si tratta dei demòni.
Con la Ouija, in pratica, hanno brevettato e venduto a milioni di persone la negromanzia, un tempo praticata solo da stregoni e satanisti, oggi, nella catastrofe spirituale del mondo moderno, diffusa alle masse inconsapevoli. Intere popolazioni necromantizzate, stregonizzate. Pensate la distanza dai tempi della caccia alle streghe…
Qualcuno può vedere l’ironia di questo disegno che si dipana sulla storia, che è solo la risultanza della battaglia del bene contro i piani del Signore del Male.
Il quale non ha disdegnato, nel processo, di far pure qualche soldo. Del resto lo chiamano sterco del demonio, e agli uomini privi di fede piace tantissimo.
Il commercio tout court può essere commercio con i demoni. È una lezione da tenere a mente.
Misteri
Storie misconosciute dell’11 settembre
C’è una storia che pochi conoscono sull’11 settembre, ma che è molto istruttiva. Ricorda un’altra vicenda misconosciuta della quale su Renovatio 21 vi abbiamo parlato, quella dei dirottamento fallito del quinto aereo, del quale ufficialmente si sa pochissimo. Poi, vi sono altre storie ancora più misconosciute, che sono, però, in grado di porre domande definitive sul massacro di quel giorno.
Il 1° agosto 2001 James Woods è in prima classe su un volo Boston-Los Angeles. Oltre a lui, nello scompartimento ci sono solo quattro uomini, ben vestiti, di aspetto mediorientale, che viaggiano insieme. Non mangiano, non bevono, non dormono, non leggono. Parlano a bassa voce. Restano dritti nei sedili. Woods, attore abituato a osservare i volti, prova un disagio netto.
Non è un profiling razzista: è il dettaglio che non torna. Va dall’assistente di volo e dice, con la consapevolezza di quanto pesi quella parola a bordo: «penso che questo aereo verrà dirottato», avrebbe detto l’attore di C’era una volta in America, Videodrome e Casino alla hostess. Il divo chiede di parlare con i piloti. Il primo ufficiale lo rassicura: la porta della cabina resterà chiusa. L’aereo atterra. L’equipaggio, secondo i resoconti successivi, segnala il fatto alla FAA. Non succede nulla di particolare.
Quella segnalazione è il cuore della storia, e anche il punto in cui la leggenda la distorce. Woods non chiama l’FBI un mese prima dell’11 settembre. Lo dirà lui stesso al giornalista TV Bill O’Reilly nel febbraio 2002, per correggere i giornali: «non ho denunciato questo all’FBI prima dell’11 settembre». La sera degli attacchi, a casa, un amico gli rammenta il volo di agosto. Woods ci ha pensato tutto il giorno. Il 12 settembre chiama l’ufficio federale. Il 13 gli agenti sono sotto casa Woods alle sei del mattino. «Siamo l’FBI», gli dicono quando chiede come abbiano fatto a trovare l’indirizzo.
Woods crede di riconoscere due volti tra i 19 dirottatori: Hamza al-Ghamdi, sul volo United 175 che colpì la Torre Sud, e Khalid al-Mihdhar, sull’American 77 diretto al Pentagono. Dice di aver saputo, non dall’FBI ma da una fonte informale di livello più alto, che tutti e quattro gli uomini di quella prima classe erano coinvolti e che il volo era una prova. Un funzionario federale intervistato dal New Yorker nel 2002 è più cauto: l’ufficio ha indagato il racconto, ma non ha trovato prove che quei dirottatori fossero proprio su quel volo. Resta il fatto, confermato da più inchieste, che nei mesi precedenti alcuni hijacker fecero voli di ricognizione, anche da Boston.
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La storia di Woods apre a una problematica profonda. Un passeggero vede un comportamento anomalo, lo dice a chi di dovere in volo, la segnalazione sale almeno fino alla FAA, e il sistema pre-11 settembre non ha gli strumenti, o la volontà, per trattare un sospetto «tenue» come un pericolo reale. Dopo le Torri, tutto diventa ovvio. Prima, quattro uomini silenziosi in prima classe erano solo quattro uomini silenziosi. Woods aveva visto qualcosa. Lo Stato, quel giorno di agosto, non sapeva ancora come guardare.
O forse non voleva guardare: molto si è scritto su come le agenzie americane ne avessero prescienza: sapevano del fatto che i terroristi erano sul suolo americano. Forse lo sapeva la CIA e non l’aveva detto all’FBI. Forse lo sapeva anche all’FBI. Compaiono strani legami con personaggi e persino funzionari diplomatici sauditi.
Innanzitutto, Fahad al-Thumairy, un imam e funzionario del ministero degli Affari islamici, accreditato al consolato di Los Angeles: fonti FBI indicano che ricevette i due dirottatori all’arrivo e li mise in contatto con il misterioso Omar al-Bayoumi. Il religioso ha detto di non ricordarli.
Il Bayoumi accolse i terroristi a Los Angeles, e li aiutò a trovare un appartamento a San Diego, firmò come garante del contratto, li introdusse nella comunità. Per anni si presentò come studente. Documenti FBI declassificati (memo del 2017) lo descrivono invece come cooptee dei servizi sauditi (GIP), pagato con uno stipendio mensile veicolato tramite l’ambasciata e il canale dell’allora ambasciatore principe Bandar bin Sultan al Saud, detto anche «Bandar Bush» per la sua prossimità con il casato presidenziale texano. In seguito Bandar sarebbe divenuto capo dell’Intelligence saudita.
Il compito dichiarato del Bayoumi, secondo l’FBI, era raccogliere informazioni sulla comunità saudita e riferire a Bandar. Riad continua a negare che fosse un agente. Bayoumi, nei primi mesi del 2000, telefonò decine di volte a consolato, ambasciata e missione culturale saudita.
La moglie di Bandar, principessa Haifa bint Faisal, inviò per anni assegni mensili (in genere circa 2.000 dollari) alla moglie di Osama Bassnan, che viveva vicino ai futuri dirotattori, presentati come aiuto medico. Secono un informatore FBI, dopo gli attentati il Bassnan vantò di aver fatto «più di Bayoumi» per loro.
In casa Bassnan l’FBI trovò assegni per circa 74.000 dollari. Almeno un assegno da 15.000 dollari partì dal conto dello stesso Bandar. Parte di quegli assegni fu girata alla moglie di Bayoumi. I sauditi parlano di beneficenza inconsapevole: domanda di aiuto all’ambasciata, prassi reale nel mondo saudita. I critici notano la tempistica (i pagamenti coincidono con l’arrivo e il soggiorno dei due dirottatori) e il fatto che i beneficiari erano proprio chi li stava sistemando.
Le «28 pagine» dell’inchiesta congressuale del 2002, declassificate nel 2016, aggiungono un altro dettaglio: nella rubrica di Abu Zubaydah compariva un numero non in elenco di una società che gestiva la proprietà di Bandar ad Aspen. È un collegamento indiretto, non una prova di comando.
Il sospetto è che, tuttavia, anche altri governi potrebbero essere coinvolti nel mega-attentato. Compresi gli stessi Stati Uniti.
Gli USA ha fatto una «scelta deliberata» per «contribuire a creare» gli stessi estremisti che hanno ideato e realizzato il più grande attacco su suolo americano, la distruzione delle Torri gemelle di Nuova York, di parte del Pentagono e di quattro aerei di linea. A sostenerlo è stato tre anni Peter Kuznick, professore di storia all’Università americana.
«Sapevamo esattamente chi erano queste persone e come erano le loro organizzazioni», ha detto il coautore del libro Untold History of the United States («storia non detta degli Stati Uniti»). «Gli Stati Uniti hanno contribuito ad addestrare, reclutare, armare ed educare gli estremisti islamici che poi avrebbero agito contro gli Stati Uniti l’11 settembre», ha affermato il professor Kuznick.
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Gli Stati Uniti credevano che gli attacchi dell’11 settembre fossero stati pianificati dal leader di Al Qaeda Osama bin Laden, che all’epoca si trovava in Afghanistan sotto la protezione dei talebani, al potere dal 1996. È un fatto ben documentato che Washington ha finanziato Maktab al-Khidamat, il precursore di Al Qaeda, fondata, tra gli altri, da Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri.
Come riportato da Renovatio 21, Ayman al-Zawahiri, medico già leader dei Fratelli Musulmani in Egitto, è stato successivamente ucciso da un attacco di droni statunitensi a Kabul, in Afghanistan, nel 2022.
Per quanto riguarda materialmente gli attacchi dell’11 settembre, è divenuto chiaro, da vari incartamenti tribunalizi emersi di recente, che quantomeno la CIA ha mentito su quel che si sapeva, lasciando agenti sauditi liberi di entrare ed operare in territorio americano.
Trump aveva promesso di desecretare i segreti sull’11 settembre, assieme a quelli su John Kennedy, Bob Kennedy e Martin Luther Kingo. Non abbiamo visto nulla: soprattutto, non abbiamo visto i file su Epstein, almeno non nella loro totalità.
In un podcast recente, il giornalista Tucker Carlson – a cui, si sospetta, Trump avrebbe detto anni fa che è stata la CIA ad uccidere JFK – lamentando il tradimento di Trump ha suggerito velatamente che Epstein potrebbe avere a che fare con l’11 settembre: il riferimento è alle giocate di borsa contro le linee aeree coinvolte e su industrie di armi, manovre che chiaramente mostravano una precognizione della catastrofe.
Ricordiamo anche come Trump nelle ore successive al disastro andava in giro a dire a TV e giornali che era impossibile che le due torri fossero venute giù perché colpite da aerei – concetto che ribadiva spiegando che lui stesso è un costruttore di grattacieli…
È passato un quarto di secolo, e osserviamo come l’idea che possa essersi trattato di una demolizione deliberata, un tempo pensiero etichettato come allucinato e complottista, oramai abbia quasi raggiunto il mainstream. Sempre nel programma del Carlson, è intervenuto nell’ultimo anno Curt Weldon, un personaggio significativo tra chi vuol far luce nella vicenda.
Weldon è stato deputato repubblicano della Pennsylvania per vent’anni (1987-2007), nonché vicepresidente della Commissione Armed Services e della Commissione Homeland Security della Camera. È il politico che nel 2005 ha portato in aula Able Danger: il programma militare di data mining che, secondo lui e alcuni ufficiali coinvolti, aveva identificato Mohamed Atta e una cellula di al-Qaeda a New York più di un anno prima dell’11 settembre, e che non poté passare i dati all’FBI per ostacoli legali e burocratici.
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La Commissione 11 settembre e poi il Pentagono e il Senato hanno smentito che Able Danger avesse identificato Atta prima degli attentati. Weldon ripete le sue accuse nel libro appena pubblicato Able Danger: What the 9/11 Commission Never Told You.
Il 16 ottobre 2006, tre settimane prima delle elezioni di midterm, l’FBI perquisì la casa di Karen Weldon a Filadelfia, quella del socio Charles Sexton, gli uffici della loro società Solutions North America e altri indirizzi in Pennsylvania e Florida (tra cui Itera, società energetica russa). L’inchiesta riguardava se Weldon avesse usato la carica per procurare alla figlia e all’ex responsabile della raccolta fondi contratti di lobbying da circa un milione di dollari (clienti russi e un imprenditore serbo legato al presidente serbo Slodoban Milosevic). Weldon e la figlia non furono mai incriminati. Una lobbyista collegata, Cecilia Grimes, fu poi accusata di aver distrutto prove. Weldon perse il seggio a favore dello sconosciuto Joe Sestak.
Weldon ha sempre detto che il raid era politico: timing elettorale, fuga di notizie, perquisizioni spettacolari senza poi capi d’accusa. In interviste recenti (anche da Tucker Carlson) sostiene che fosse una ritorsione per Able Danger e per aver accusato l’amministrazione di aver ignorato Intelligence pre-11 settembre. Non accadde nulla: nessuna conseguenza, se non l’esclusione dall’arena politica, dove l’ex pompiere Weldon era determinato a trovare la verità sui 300 colleghi morti.
Lo Weldon ha ricordato un particolare importante, espresso in chiarezza da un documento pubblico: le registrazioni radio del dipartimento dei vigili del fuoco di Nuova York (FDNY) del battaglione 7, in particolare il Battalion Chief Orio Palmer nella Torre Sud.
Secondo quanto ricostruito, il Palmer entra nella South Tower, ripara un ascensore, sale al 40° piano e in radio dice che è lì e che salgono le scale. Ogni tanto aggiorna: 50°, 60°, tutto sotto controllo. Arriva al 78°, piano dell’impatto, esce dalla torre scale e dice, in sostanza: siamo al piano dell’impatto, ci sono due focolai e li possiamo gestire («Ci sono due incendi e li possiamo gestire»). Poco dopo la torre crolla. Lo Weldon sottolinea che Palmer non parla di un incendio incontrollabile né di un edificio in procinto di crollare.
Quelle voci esistono. Nel 2002 il New York Times le descrisse dopo il ritrovamento del nastro (circa 78 minuti) a 5 World Trade Center: Palmer e Ladder 15 sul 78°, feriti da evacuare, nessuna traccia che i pompieri capissero che la torre stava per cadere. Furono rese pubbliche dopo una causa FOIA del Times, nel 2005. Weldon lo usa per dire che il racconto ufficiale sul collasso non torna con quello che i vigili vedevano dal piano colpito.
È, sotto sotto, la teoria degli esplosivi nascosti nei palazzi che sarebbero stati fatti esplodere, come in una demolizione controllata, subito dopo l’impatto degli aerei. La stessa teoria che sembra l’unica a poter spiegare il famigerato crollo della torre 7, il palazzo che non era stato colpito da alcun aereo, ma che all’interno aveva tanti uffici significativi tra cui un ufficio clandestino della CIA, uno dell’IRS (il fisco USA), la SEC (cioè la CONSOB americana), il Secret Service (cioè l’agenzia che protegge il presidente) e pure l’ufficio emergenze del sindaco di Nuova York, a quel tempo Rudy Giuliani.
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Un’altra storia che oramai vediamo sdoganata negli USA è quella degli «israeliani danzanti», una storia anche quella proibita in questi decenni.
L’11 settembre 2001, dal Nuovo Jersey, una testimone di nome Maria vide tre uomini sul tetto di un furgone bianco nel parcheggio dei Doric Towers a Union City. Di fronte, le Torri Gemelle in fiamme. Lei disse all’FBI che sembravano allegri: sorrisi, abbracci, high five, foto con lo skyline che bruciava. Non disse che ballavano. Il soprannome «israeliani danzanti» arrivò dopo. I rapporti FBI li chiamano piuttosto «High Fivers».
I cinque erano cittadini israeliani e lavoravano per Urban Moving Systems di Weehawken, società di traslochi del connazionale Dominik Suter. Il furgone fu fermato nel pomeriggio sulla Route 3, vicino a Giants Stadium. In macchina: passaporti (uno tedesco), circa 4.700 dollari in un calzino, taglierini da scatole, biglietti aerei. Uno di essi disse ai poliziotti: «siamo israeliani. Non siamo il vostro problema. I palestinesi sono il problema».
Un altro lasciò gli Stati Uniti dopo un colloquio FBI. Lo studio aveva molti computer per una ditta piccola; alcuni lo dipinsero come un front, una copertura del Mossad. Forward e ABC riportarono che almeno due dei cinque comparivano in banche dati come legati ai servizi israeliani: si tratta di segnalazioni grezze, non di prove chiuse.
Restarono in carcere circa 71 giorni, tra i centinaia di fermati per visti dopo l’attacco. Firma di espulsione per irregolarità immigratorie, poi Israele. L’FBI, in un memo interno del 24 settembre 2001, scrisse che Newark e Nuova York non avevano trovato «conoscenza preventiva» dell’attacco né attività di intelligence clandestina in corso.
Tornarono in patria e furono invitati ad uno show TV israeliano stile David Letterman.
È solo una delle tante altre storie che si possono raccontare, altre sono ancora più incredibili.
La storia finisce qui solo se permettiamo ai padroni della narrazione di farla finire. Perché, come il COVID, l’11 settembre è stata un’operazione di successo: una manipolazione psicologica globale immensa, un trauma portato all’intera Civiltà – probabilmente, non dal solo Osama Bin Laden, ma di figure ben più potenti e crudeli, che odiano la Civiltà più di quanto non la odino i fondamentalisti, che altro non sono che strumenti di questa guerra occulta.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Misteri
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Misteri
Aumento record degli avvistamenti UFO in Germania
Secondo il Central Research Network for Extraordinary Celestial Phenomena (CENAP), la più grande rete privata tedesca dedicata alla segnalazione e all’indagine sugli UFO, si è registrato un netto aumento delle segnalazioni di avvistamenti UFO, fenomeno che in gergo ufologico viene definito flap.
Tale incremento coincide con la diffusione da parte del Pentagono di documenti declassificati riguardanti fenomeni ritenuti potenzialmente collegati ad attività extraterrestri.
Il direttore Hansjuergen Koehler ha dichiarato che il CENAP non ha mai ricevuto un numero così elevato di segnalazioni di fenomeni anomali non identificati – la denominazione ufficiale degli UFO – come quello attuale.
«Riceviamo tra le tre e le sei segnalazioni al giorno», ha affermato in un’intervista concessa domenica a Euronews. Entro agosto 2026 lui e il suo team avevano esaminato circa 14.000 segnalazioni di avvistamenti, senza tuttavia precisare l’arco temporale di riferimento.
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Il Koehler non ha escluso che «ci sia vita là fuori», ma ha dichiarato di mantenere uno scetticismo sulla stragrande maggioranza degli avvistamenti, osservando che la quasi totalità si rivela essere costituita da aerei, stadi di razzi, satelliti, meteore, pianeti, palloni aerostatici o addirittura laser visibili a chilometri di distanza. Alcuni casi restano irrisolti perché gli investigatori non dispongono di elementi fondamentali, come video ad alta risoluzione.
Il Koehler ha comunque precisato che «inspiegabile» non equivale necessariamente a «extraterrestre», e ha consigliato agli aspiranti cacciatori di UFO di utilizzare le app di astronomia gratuite, in grado di identificare i corpi celesti semplicemente puntando un telefono verso il cielo.
Il dibattito sui fenomeni extraterrestri ha guadagnato nuovo slancio dopo la pubblicazione da parte del Pentagono di materiale in precedenza secretato relativo a presunti avvistamenti alieni. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato la divulgazione a febbraio, dopo che l’ex presidente Barack Obama aveva dichiarato in un’intervista podcast che gli alieni erano «reali».
Trump aveva accusato Obama di aver rivelato indebitamente informazioni secretate e si era impegnato a desecretare i documenti. L’operazione di divulgazione è iniziata a maggio con circa 160 documenti, cui sono seguiti altri quattro lotti di filmati e testimonianze.
Venerdì il Pentagono ha reso pubblico il quinto lotto di documenti. I 41 file comprendono più di una dozzina di video, tre immagini e circa 20 documenti PDF che illustrano avvistamenti dal Medio Oriente all’Oceano Pacifico. I documenti provengono dal Pentagono, dall’FBI, dalla CIA, dal Dipartimento di Stato e dall’Ufficio esecutivo del Presidente, e coprono il periodo dal 1953 fino all’anno in corso.
Gran parte del materiale diffuso consiste in filmati sgranati di oggetti non identificati, tra cui apparenti sfere luminose e luci, ripresi da sensori e telecamere militari. Sei video documentano un incontro avvenuto nel settembre 2021 tra forze speciali a bordo di un aereo da combattimento AC-130J sul Golfo dell’Oman.
Un altro filmato, registrato quest’anno da un «agente speciale del governo statunitense» nella parte occidentale degli Stati Uniti, mostra due aree «nerastre e incandescenti» in lento movimento nelle immagini a infrarossi. Il lotto include inoltre otto moduli di intervista ai testimoni dell’FBI (FBI 302) accompagnati da ricostruzioni artistiche degli oggetti segnalati.
Nonostante l’aumento della documentazione disponibile, i funzionari statunitensi continuano a sostenere che non esistano prove certe di vita extraterrestre, di tecnologia aliena o di insabbiamenti governativi. Molti avvistamenti trovano spiegazioni chiaramente terrestri, dalle distorsioni a infrarossi e dalle tracce termiche degli aerei ai voli di prova classificati. Nel presentare l’ultima pubblicazione, il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha dichiarato che altri documenti saranno resi noti «progressivamente».
A febbraio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato al dipartimento della Guerra di divulgare «ogni singola informazione» relativa agli UAP (Unidentified Aerial Phenomenon, «fenomeni aerei indentificati», o, più di recente, «fenomeni anomali indentificati»). L’ordine è emerso in un clima di rinnovato interesse pubblico per la tematica, che comprendeva anche i commenti dell’ex presidente Barack Obama sulla possibilità di vita extraterrestre.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha dichiarato che scoprirà insieme al pubblico americano se il suo dipartimento possiede documenti che dimostrano l’esistenza degli alieni. Nel frattempo Trump ha ripetutamente dichiarato che avrebbe desecretato i file UFO, l’ultima volta mesi fa.
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Secondo il deputato statunitense Tim Burchett, che cita fonti governative anonime, gli alieni avrebbero visitato il nostro pianeta a bordo di un’astronave extraterrestre e avrebbero preso contatto con gli esseri umani. Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi anni il Pentagono ha ripetuto di non possedere «alcuna prova che indichi che vita extraterrestre abbia visitato il pianeta».
L’anno passato il vicepresidente americano JD Vance si è detto «ossessionato» dal tema degli UFO. Lo stesso ha dichiarato due mesi fa che secondo lui gli alieni sono in realtà demoni. L’affermazione, ripetuta dall’ esorcista monsignor Stephen Rossetti negli scorsi giorni, è costata al sacerdote un licenziamento da parte dell’arcivescovo di Washington cardinale Robert McElroy.
Le affermazioni dell’esorcista e del Vance hanno fatto il giro della rete, in un contesto in cui certa parte della destra cristiana americana (sia cattolica che ortodossa che protestante) sembra aver abbracciato l’idea, che in USA e in Europa aveva già nello scorso secolo una certa letteratura, secondo cui gli UFO potrebbero essere manifestazioni di forze infernali – al punto che è emerso che il governo americano starebbe organizzando sessioni di preparazione con i pastori protestanti invitandoli a preparare le loro congregazioni alla prossima divulgazione di informazioni riguardanti la vita aliena e astronavi non identificate, che potrebbero mettere in crisi la fede cristiana.
Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso il generale in pensione William Neil McCasland, la cui carriera militare sarebbe stata legata alla tecnologia UFO, è sparito senza lasciar traccia. il McCasland fa parte di una sequela di almeno una dozzina di scienziati ed esperti di tecnologia nucleare e UFO spariti negli ultimi mesi, sulla cui scomparsa l’FBI starebbe indagando. Settimane fa era stato trovato morto suicida l’esperto di UFO David Wilcock, che aveva varie volte dichiarato che non si sarebbe mai suicidato.
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