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Geopolitica

Seoul accusa: Pyongyang si prepara a far saltare in aria le strade

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Secondo l’esercito di Seul, Pyongyang si starebbe preparando a mettere in atto la minaccia di distruggere le strade che portano alla Corea del Sud.

 

L’Esercito Popolare Nordcoreano (KPA) ha annunciato la scorsa settimana che «separerà completamente» i due territori e «fortificherà le aree rilevanti della nostra parte» in risposta alla «grave situazione militare» nella penisola, citando le esercitazioni militari congiunte USA-Corea del Sud e le visite di aerei statunitensi con capacità nucleare nella regione.

 

«A seguito di un annuncio del KPA del 9 ottobre, l’esercito nordcoreano ha svolto attività che si presume siano collegate alle esplosioni sulle strade lungo le linee Gyeongui e Donghae», hanno affermato lunedì i capi di stato maggiore congiunti, secondo l’agenzia di stampa Yonhap.

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L’esercito sudcoreano prevede che le esplosioni avranno luogo già lunedì, ha affermato il portavoce colonnello Lee Sung-jun durante un briefing.

 

Ci sono una manciata di strade e ferrovie che collegano le parti rivali della penisola coreana. Durante un periodo di disgelo sotto l’ex presidente liberale Moon Jae-in, lui e il leader nordcoreano Kim Jong-un hanno concordato nell’aprile 2018 di modernizzare i collegamenti ferroviari. Da quando il politico conservatore Yoon Suk-yeol è stato eletto presidente nel 2022, i rapporti di Seul con Pyongyang hanno preso una piega peggiore.

 

Kim ha annunciato un importante cambiamento di politica lo scorso anno, quando ha ridefinito il Sud come uno stato ostile piuttosto che una parte temporaneamente occupata della Corea. In termini pratici, ciò significa che Pyongyang non cerca più l’unificazione della nazione, che è stata divisa dopo la guerra civile degli anni ’50 e un intervento internazionale guidato dagli Stati Uniti.

 

La scorsa settimana, Pyongyang ha accusato Seul di aver inviato droni nel suo spazio aereo e ha avvertito che il suo esercito si stava preparando ad aprire il fuoco se un incidente simile si fosse verificato di nuovo. L’aereo robotico avrebbe lanciato volantini di propaganda in tre diverse occasioni questo mese, incluso venerdì.

 

Seoul non ha né confermato né smentito i lanci aerei, che sarebbero una risposta ai palloni che trasportavano spazzatura attraverso il confine dal Nord. Gruppi nel Sud hanno utilizzato dispositivi gonfiabili simili per consegnare messaggi di propaganda e altro contrabbando per anni, spingendo Pyongyang ad adottare le stesse tattiche, sfociate nell’invio di numerosi palloni carichi di rumenta.

 

Come riportato da Renovatio 21, un pallone di spazzatura ha colpito un palazzo governativo sudcoreano tre settimane fa.

 

Domenica l’agenzia di stampa statale KCNA ha riportato che l’esercito nordcoreano ha ordinato alle unità di artiglieria di prima linea di «tenersi completamente pronte ad aprire il fuoco» sulla Corea del Sud dopo che i droni del Sud avrebbero lanciato volantini di propaganda su Pyongyang.

 

«Lo Stato maggiore dell’Esercito popolare coreano ha emesso un ordine operativo preliminare il 12 ottobre alle unità di artiglieria combinate lungo il confine… per tenersi completamente pronte ad aprire il fuoco», ha scritto l’agenzia, citando il Ministero della Difesa nordcoreano.

 

L’ordine ha messo «otto brigate di artiglieria completamente armate a piena forza in tempo di guerra in stand-by per aprire il fuoco», ha aggiunto il rapporto.

 

Si ritiene che la Corea del Nord abbia più di 10.000 pezzi di artiglieria scavati lungo il suo confine meridionale, 6.000 dei quali sono nel raggio d’azione dei principali centri abitati sudcoreani, secondo un rapporto del 2020 della RAND Corporation, un think tank finanziato dall’esercito statunitense. Se scoppiasse una guerra tra le due Coree, più di 205.000 persone potrebbero essere uccise a Seul, Incheon, Gimpo e altre città sudcoreane nel giro di un’ora, secondo le stime del rapporto RAND.

 

In una dichiarazione diffusa domenica dalla KCNA, Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong-il, ha avvertito che Pyongyang considera la «dispersione di volantini” del Sud come “una grave provocazione motivata politicamente e una violazione della sovranità».

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«Il momento in cui un drone verrà scoperto di nuovo nel cielo sopra la nostra capitale porterà sicuramente a un disastro orribile», ha dichiarato Kim.

 

Il ministro della Difesa sudcoreano Kim Yong-hyun ha inizialmente negato di aver inviato droni nello spazio aereo nordcoreano. Tuttavia, i capi di stato maggiore congiunti del paese hanno poi dichiarato di «non poter confermare se le accuse nordcoreane siano vere o meno».

 

La disputa sui droni è avvenuta meno di un mese dopo che la Corea del Nord aveva annunciato di aver testato una nuova variante del suo missile balistico Hwasong-11 armato con una testata convenzionale «super-grande» da 4,5 tonnellate.

 

Tale annuncio è arrivato a poche settimane dalla conclusione di esercitazioni militari su larga scala nella regione da parte di Stati Uniti e Corea del Sud.

 

Mentre Washington e Seul hanno descritto le esercitazioni come di natura difensiva, il ministero degli Esteri nordcoreano le ha definite «esercitazioni di guerra provocatorie per aggressione».

 

Come riportato da Renovatio 21 in settimana Kim ha dichiarato che la Corea del Nord sta divenendo una «superpotenza militare» nucleare.

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Immagine di Dwxn via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

 

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Geopolitica

Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere

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Nel corso di un evento filmato il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha affermato che la «pulizia radicale» che Israele sta conducendo nel Libano meridionale è «senza precedenti». Smotrich ha sottolineato che «non si torna indietro» e che il mondo non fermerà Israele.   «La pulizia radicale, sia in superficie che nel sottosuolo, che stiamo effettuando ora nel Libano meridionale, nelle sue profondità, non ha precedenti».   «Questa è una purificazione totale senza precedenti, sia sopra che sotto terra. Non hanno nessun posto dove tornare! E comunque, il mondo non ci fermerà!» ha esclamato il ministro sionista.  

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Queste dichiarazioni hanno riacceso il dibattito sulla campagna militare israeliana e sulla sorte dei civili sfollati dal Libano meridionale.   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich cinque mesi fa aveva dichiarato che l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania procede con il pieno appoggio degli Stati Uniti.   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich promuove la conquista della Striscia di Gaza. Nel maggio 2025 Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.   Oramai tutti riconoscono che si tratta del governo più estremista della Storia di Israele, sostenuto da sionisti religiosi e secolaristi, con tinte messianiche che interesserebbero lo stesso Netanyahu. Sullo sfondo, sempre più distintamente, l’idea del «Grande Israele», dove lo Stato degli ebrei si estende in tutta la regione.   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva citato il concetto dell’inesistenza dei palestinesi in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».   Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».

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Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».   Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.   Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno lo Smotrich aveva chiesto apertis verbis l’annessione del Libano meridionale.

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Geopolitica

La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev

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Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.

 

Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.

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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».

 

Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.

 

In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 

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Geopolitica

Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo

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Friedrich Merz, cancelliere tedesco e figura molto impopolare, si trovava negli scorsi giorni a Kiev, dove ha annunciato un ulteriore stanziamento di 1 miliardo di euro in aiuti militari al regime del presidente ad interim ucraino Volodymyr Zelens’kyj.   Nel corso di una conferenza stampa accanto al presidente ucraino, Merz ha sostenuto che Mosca tenta di logorare il morale della popolazione ucraina e ha inoltre previsto 350 milioni di euro per il ripristino delle infrastrutture energetiche. Secondo l’agenzia Reuters, il cancelliere ha ribadito che la Germania resta il principale sostenitore dell’Ucraina.   «Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma anche nel nostro profondo interesse, poiché si tratta di una questione di sicurezza europea», ha dichiarato Merz, affermando che la Russia conduce attacchi informatici e campagne di disinformazione rivolti contro l’ordine democratico europeo.   «Questo dimostra che non ci lasceremo intimidire», ha aggiunto. Funzionari tedeschi hanno riferito che i dirigenti d’azienda al seguito di Merz hanno siglato 14 accordi con il governo e con imprese ucraine per un valore complessivo di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figuravano una fornitura di missili di difesa aerea IRIS-T e una di droni intercettori.   «L’aspetto importante di questa visita è che non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma anche l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e i propri ordini», ha dichiarato Zelens’kyj. «Si tratta di posti di lavoro per la Germania».

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Nel frattempo Merz continua a perdere consensi di giorno in giorno. Il sondaggio Infratest-Dimap del 2 ottobre attribuiva all’opposizione AfD il 27% e ai cristiano-democratici di Merz solo il 20%; quello dell’INFAS, pubblicato domenica, vedeva già l’AfD al 30% e la CDU-CSU al 18%. Il «miglior» risultato personale di Merz è un misero 10% di consensi, a fronte di un’opposizione dell’88% secondo Infratest. I socialdemocratici (SPD), partner di coalizione della CDU-CSU al governo, hanno ottenuto il 13% venerdì scorso e il 14% domenica. I due sondaggi assegnano all’esecutivo appena il 32-33% dei consensi.   Ciononostante Merz si dice determinato a restare cancelliere, sostenendo che non esiste alternativa né a lui né alla politica di governo che, a suo dire, garantirebbe la stabilità della Germania e dell’Europa, riporta EIRN. Una serie di proteste di massa e le crescenti tensioni interne all’esecutivo indicano però che quella stessa politica sta rendendo la Germania instabile e ingovernabile.   La coalizione è così fragile che la scorsa settimana il presidente federale Frank-Walter Steinmeier ha telefonato separatamente al ministro delle Finanze e vicecancelliere Lars Klingbeil (SPD) e al ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) per esprimere la preoccupazione di un imminente crollo del governo.   Un necessario cambio di linea dovrebbe includere anche un cambio di cancelliere, ma finora nessun esponente dei cristiano-democratici di Merz si è fatto avanti. Un primo giro di sondaggi sui possibili sostituti, due settimane fa, ha mostrato che tutti e tre i potenziali candidati — Hendrik Wüst (presidente del land del Nord Reno-Westfalia), Daniel Günther (presidente dello Schleswig-Holstein) e Markus Söder (presidente della Baviera) — non sono disposti ad accettare l’incarico.   L’AfD ha offerto, dietro le quinte, tolleranza e sostegno caso per caso alla CDU-CSU per un governo di minoranza senza Merz. Da solo, però, questo non renderebbe la Germania più governabile e stabile, soprattutto se i cristiano-democratici intendessero proseguire con le stesse politiche che li hanno portati al declino nei sondaggi e nelle tre elezioni regionali in Sassonia-Anhalt (tenutesi lo scoso 6 settembre), Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino (entrambe avutesi  il 20 settembre).   La caduta di Merz dovrebbe avvenire in modo sinergico, insieme alla fine delle sue politiche contro la Russia e a favore dell’Ucraina, contro l’austerità di bilancio e il riarmo eccessivamente costoso, e contro le scelte che hanno portato alla crisi energetica, che, ha ammesso lo stesso cancelliere, è causata dalla mancanza di gas russo.   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso mese AfD ha querelato Merz per sue dichiarazioni.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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