Cina
Pechino ha ormai 500 testate nucleari: l’arsenale che cresce di più
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Secondo i nuovi dati del Sipri sulle armi atomiche entro fine decennio la Repubblica popolare raggiungerà Stati Uniti e Russia per numero di atomiche montate su missili balistici (cioè pronte per essere immediatamente utilizzate). L’India non guarda più solo alla deterrenza con il Pakistan, ma anche ad armi a lungo raggio in grado di raggiungere obiettivi in tutta la Cina
La Cina ha raggiunto la soglia delle 500 testate nucleari. E per la prima volta si ritiene che abbia alcuni di questi ordigni allestiti su missili balistici, in stato di massima allerta operativa. Lo rivela il SIPRI di Stoccolma – il più autorevole osservatorio indipendente sugli armamenti ð in un approfondimento diffuso oggi in cui offre una fotografia aggiornata delle armi atomiche nel mondo.
Dal rapporto emerge che tutti e nove gli Stati dotati di armi nucleari – Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord) e Israele – hanno continuato a modernizzare i loro arsenali nucleari nel 2023 e diversi hanno schierato nuovi sistemi d’arma con armamento o capacità nucleare.
Dell’inventario globale totale di 12.121 testate censite nel gennaio 2024, circa 9.585 si trovavano in scorte militari per un uso potenziale mentre 2.536 sarebbero ordigni del periodo della guerra fredda, ormai dismessi. Tra le atomiche in grado di essere utilizzate, il SIPRI stima che siano 2100 quelle mantenute in stato di massima allerta operativa su missili balistici: quasi tutte queste testate fino a ieri appartenevano alla Russia o agli Stati Uniti (che da sole insieme possiedono quasi il 90% di tutto l’arsenale), ma oggi per la prima volta si ritiene che alcune armi atomiche pronte all’uso siano allestite anche in Cina.
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«Pechino sta espandendo il suo arsenale nucleare più velocemente di qualsiasi altro Paese», ha dichiarato Hans M. Kristensen, Associate Senior Fellow del Programma Armi di Distruzione di Massa del SIPRI e Direttore del Progetto di Informazione Nucleare della Federazione degli Scienziati Americani (FAS). Le testate atomiche si stimava fossero 410 dodici mesi fa, oggi sarebbero già diventate 500. E a seconda di come deciderà di strutturare le sue forze, la Cina potrebbe potenzialmente avere almeno lo stesso numero di missili balistici intercontinentali (ICBM) della Russia o degli Stati Uniti entro la fine del decennio, anche se si prevede che le sue scorte di testate nucleari rimarranno molto più piccole di quelle di Washington e Mosca.
«Mentre il totale globale delle testate nucleari continua a diminuire grazie al graduale smantellamento delle armi dell’era della guerra fredda, purtroppo continuiamo a vedere un aumento annuale del numero di testate nucleari operative» ha commentato questi dati il direttore del SIPRI Dan Smith. «Questa tendenza sembra destinata a continuare e probabilmente ad accelerare nei prossimi anni ed è estremamente preoccupante».
Anche l’India, il Pakistan e la Corea del Nord stanno tutti perseguendo la capacità di schierare testate multiple su missili balistici, cosa che Russia, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e, più recentemente, Cina avevano già fatto. Questo porterebbe a un rapido aumento potenziale delle testate schierate e la possibilità per i Paesi dotati di armi nucleari di minacciare la distruzione di un numero molto maggiore di obiettivi.
L’India ha ampliato leggermente il suo arsenale nucleare nel 2023. Sia l’India che il Pakistan hanno continuato a sviluppare nuovi tipi di sistemi di lancio nucleare nel 2023. Mentre il Pakistan rimane il principale obiettivo del deterrente nucleare indiano, l’India sembra porre una crescente enfasi sulle armi a più lungo raggio, comprese quelle in grado di raggiungere obiettivi in tutta la Cina.
Quanto alla Corea del Nord, infine, secondo le stime di inizio 2024 del Sipri Pyongyang ha assemblato circa 50 testate e possiede materiale fissile sufficiente per raggiungere un totale di 90 testate, entrambi aumenti significativi rispetto alle stime del gennaio 2023.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Cina
Xi Jinping rimane intransigente sul caso di Jimmy Lai
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Il caso Jimmy Lai: il muro della sovranità cinese
L’entusiasmo presidenziale, tuttavia, è stato infranto da una realtà ben diversa riguardante Jimmy Lai. L’attivista cattolico settantottenne ed ex magnate dei media di Hong Kong sta attualmente scontando una condanna a 20 anni di carcere, inflittagli nel febbraio 2026 in base alla draconiana legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino. Interrogato in merito , Donald Trump ha ammesso con brutale franchezza che la risposta di Xi Jinping era stata gelida, definendo la questione «particolarmente difficile«. «Non sono ottimista», ha riconosciuto il presidente americano, indicando che le richieste occidentali si erano scontrate con il cuore politico del regime. Per Pechino, Jimmy Lai rimane uno dei principali artefici dei movimenti di protesta pro-democrazia del 2019, accusato di collusione criminale con potenze straniere. Nonostante questa cupa valutazione, Claire Lai, la figlia del leader dell’opposizione imprigionato, ha tenuto a ringraziare Washington per aver sfidato il tabù diplomatico, ribadendo l’estrema urgenza del suo rilascio, dato che le condizioni di salute del padre peggiorano di giorno in giorno.Aiuta Renovatio 21
Tra realpolitik e pragmatismo commerciale
Questo vertice illustra perfettamente la dottrina transazionale dell’amministrazione americana. Pur dovendo affrontare delicate questioni relative alle libertà individuali, Washington ha concluso accordi commerciali per oltre 100 miliardi di dollari, tra cui ordini record per Boeing e impegni significativi per l’acquisto di prodotti agricoli, in particolare soia. Questo approccio dimostra che, sebbene la Cina sia disposta a compiere alcuni gesti umanitari mirati e di forte valore simbolico per facilitare le proprie relazioni economiche, la leadership del Partito Comunista Cinese rifiuta qualsiasi compromesso quando vengono messi in discussione il suo controllo politico assoluto sul cattolicesimo e su Hong Kong, o la sua linea rossa su Taiwan. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Cina
La Cina limita gli spostamenti dei talenti nel campo dell’IA
La Cina sta imponendo restrizioni sui viaggi all’estero per i principali esperti di Intelligenza Artificiale di aziende come Alibaba e DeepSeek, nell’ambito della strategia di Pechino per rafforzare l’autosufficienza nei settori dell’AI, della robotica e dei semiconduttori. Lo riporta Bloomberg.
Citando fonti anonime, la testata ha riferito martedì che le autorità cinesi hanno cominciato a richiedere a ricercatori di intelligenza artificiale avanzata, dirigenti, fondatori di startup e ingegneri di ottenere un’autorizzazione preventiva prima di recarsi all’estero.
Le misure – che Pechino non ha né confermato né smentito – rifletterebbero le crescenti preoccupazioni per la tutela di tecnologie di importanza strategica. Secondo fonti di Bloomberg, il governo considera ora i migliori talenti nel campo dell’AI come una risorsa per la sicurezza nazionale, sottoponendoli a restrizioni precedentemente riservate agli scienziati nucleari e agli alti dirigenti delle aziende statali.
Il mese scorso le autorità di regolamentazione cinesi hanno bloccato l’acquisizione da 2 miliardi di dollari di Manus, una startup cinese specializzata in intelligenza artificiale che si era trasferita a Singapore nel 2025. Secondo quanto riferito, a due dirigenti di Manus è stato impedito di lasciare la Cina durante un’indagine sull’accordo, mentre Pechino ha contemporaneamente inasprito le restrizioni sugli investimenti statunitensi nel settore tecnologico del Paese.
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Secondo fonti della testata finanziaria neoeboracena, le ultime restrizioni di viaggio non sono collegate allo scontro su Manus, ma rientrano in una politica più ampia volta a limitare il flusso di tecnologie critiche verso l’Occidente.
Per Pechino, imporre controlli sull’esportazione di talenti rappresenta un passo logico successivo al rallentamento dell’esportazione di altri elementi della catena di approvvigionamento dell’IA. In due serie di restrizioni lo scorso anno, la Cina ha bloccato l’esportazione di 14 minerali delle terre rare, fondamentali per la produzione di attrezzature militari ad alta tecnologia, vietando l’esportazione dei semiconduttori che alimentano i supercomputer e i data center per l’intelligenza artificiale, nonché degli strumenti utilizzati per la loro lavorazione.
La Cina estrae almeno il 60% dei metalli delle terre rare a livello mondiale e ne lavora circa il 90%. Limitando le esportazioni, Pechino sta cercando di riequilibrare la situazione con gli Stati Uniti e i loro partner, che hanno tentato di escludere la Cina dalla catena di approvvigionamento, ottenendo al contempo un vantaggio negoziale nei confronti di Washington.
L’attuale piano quinquennale cinese, che definisce gli obiettivi di sviluppo del Paese fino al 2030, prevede l’adozione di «misure straordinarie» per raggiungere l’autosufficienza nei settori dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e della produzione avanzata.
Come riportato da Renovatio 21, è emerso negli scorsi anni che caccia cinesi dotati di Intelligenza Artificiale hanno sconfitto piloti umani. La Cina inoltre utilizzerebbe l’IA per i suoi sistemi di sorveglianza e i riconoscimenti facciali, compresa la repressione di minoranze come quella uigura.
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Cina
La Cina lancia una missione orbitale di un anno con ambizioni lunari
China launched three astronauts to the Tiangong space station aboard Shenzhou-23, with one expected to stay for up to a year, marking one of its longest missions https://t.co/s6HLiJW0Dj pic.twitter.com/VBnipDTB8k
— Reuters (@Reuters) May 24, 2026
🚀 Long March 2F Y23 📷 15:08UTC May 24 📍 Jiuquan 🛰️ Shenzhou-23 👨🚀👩🚀🧑🚀 https://t.co/qZh7RwNSUk pic.twitter.com/JSmIzOv294
— CNSPACE (@CNSpaceflight) May 24, 2026
Shenzhou-21 crew opened the hatch to welcome Shenzhou-23, marking China’s 8th “space reunion” and the first time a Hong Kong astronaut joins the Tiangong family. pic.twitter.com/KlVF0tU1Mg
— Shanghai Daily (@shanghaidaily) May 25, 2026
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