Persecuzioni
Parlamentare musulmano chiede leggi sulla blasfemia in Gran Bretagna
Un parlamentare musulmano britannico ha chiesto la reintroduzione delle leggi sulla blasfemia durante una recente sessione parlamentare.
Il deputato laburista Tahir Ali ha esortato il governo britannico a rendere illegale la «profanazione» dei testi religiosi e dei profeti.
Ali ha affermato che il governo dovrebbe reintrodurre le leggi sulla blasfemia, che sono state ufficialmente eliminate dal codice penale nel 2008 e nel 2021, molti anni dopo la loro ultima applicazione.
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Ali, che rappresenta la circoscrizione di Birmingham di Hall Green, che ha una popolazione in maggioranza nera, asiatica e di minoranze, ha affermato che la blasfemia è responsabile della diffusione dell’«odio» e ha fatto riferimento a una risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che condanna la profanazione dei testi religiosi, tra cui il Corano.
Il primo ministro Keir Starmer ha espresso la sua solidarietà per le preoccupazioni di Ali e ha rifiutato di escludere la reintroduzione di una legge sulla blasfemia.
A Labour MP calls for a law to ban criticism of prophets.
Starmer does not rule it out
The answer was simple: Blasphemy laws have no place in the UK.pic.twitter.com/FKNU8jKvch
— Robert Jenrick (@RobertJenrick) November 27, 2024
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Il partito laburista ha incontrato notevoli difficoltà con le comunità musulmane durante le elezioni nazionali anticipate dell’estate, in gran parte a causa della politica del partito sulla guerra Israele-Gaza.
I candidati indipendenti pro-Palestina hanno rubato quote significative del voto laburista in diverse circoscrizioni chiave in tutto il Paese.
Le proteste della scorsa estate, dove intere città si sono sollevate contro la cosiddetta two tier policy che privilegia la popolazione immigrata rispetto a quella autoctona hanno provocato la reazione di alcune bande di immigrati del Punjab (cioè musulmani pakistani), molto diffusi nel Paese da decenni, che in alcuni casi si sono scontrati con i britannici bianchi.
Vari commentatori hanno ricordato il caso di Rothertam, nel nord delle miniere di carbone, dove gruppo di immigrati musulmani, tutti adulti, avrebbe stuprato dal 1997 al 2013 qualcosa come mille bambine dagli undici ai sedici anni con problemi mentali o famigliari. I giornali scrissero che la spirale del silenzio attorno al caso – polizia, famiglie, assistenti sociali, politici – per paura di sembrare politicamente scorretti mostrando tali ramificazioni oscure dell’immigrazione massiva.
Come riportato da Renovatio 21, le cosiddette «leggi anti-blasfemia» in Pakistan sono un vero strumento di persecuzione nei confronti dei cristiani del Paese, dove per una denuncia inventata di un vicino musulmano geloso si può finire imprigionati a vita, condannati a morte o linciati in piazza – o magari pure decapitati con machete per direttissima.
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Immagine di Richard Townshend via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
Persecuzioni
Libano, i cristiani festeggiano la sostituzione del crocifisso da parte dei soldati UNIFIL dopo la profanazione israeliana
The Italian forces of UNIFIL replace the crucifix in Debel, Lebanon, which was destroyed by an Israeli soldier using a sledgehammer.
Video: debelalerts pic.twitter.com/4MiQVuh4PK — Hillbilly Catholic (@RosaryQuotes123) April 22, 2026
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It was actually Italy that sent a new crucifix to replace the one destroyed by an IDF soldier. Papal Nuncio Paolo Borgia visited the church in Debel to bless the corpus before it was installed on the cross by Italian UNIFIL forces.
The Israeli replacement is actually quite small… https://t.co/neUtCwJT1n pic.twitter.com/rglrArpt6W — Christine Niles (@ChristineNiles1) April 22, 2026
Debel, Lebanon: The statue, destroyed by an Israeli soldier with a sledgehammer, has been replaced by the Italian forces of UNIFIL. pic.twitter.com/VA4CioVAYT
— Adrian F. Pascal 🇻🇦 (@deusimpera) April 22, 2026
Italian Forces kisses Jesus statue on the head with tears in his eyes as the Italian forces of UNIFIL replace the crucifix in Debel, Lebanon, which was destroyed by an Israeli soldier using a sledgehammer The world was shown to cheer them on as he and the people who helped have… pic.twitter.com/iomKSglJmM
— Waziri 🕊️ (@Ahmadwazirikk) April 23, 2026
✝️Merci aux forces italiennes d’@UNIFIL_ d’avoir remplacé le crucifix à Debel, au Liban, qui avait été détruit par un soldat israélien à l’aide d’un marteau-pilon 🙏🏻 pic.twitter.com/PD4QQqN2Ul
— Ligue Saint Amédée (@SaintAmedee) April 23, 2026
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Persecuzioni
La televisione francese paragona la croce cristiana ai simboli nazisti
Il canale televisivo francese M6 ha trasmesso un servizio che paragona due croci cristiane installate illegalmente a un atto di vandalismo neonazista, suscitando forti critiche. Lo riporta la testata francese Tribune Chretienne.
La controversia è scoppiata in seguito a una trasmissione andata in onda mercoledì, durante la quale il sociologo Erwan Lecoeur ha tracciato parallelismi tra le croci e l’operato dei vandali di destra. I simboli della resurrezione di Gesù, recanti la scritta «Ave Christus Rex» («Salve Cristo Re»), sono stati recentemente installati sulla collina di Baou de Saint-Jeannet, vicino a Nizza.
Lecoeur ha citato dei graffiti nelle vicinanze con la scritta «La Germania è bella», uno slogan associato a gruppi di estrema destra e al nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale, inquadrando le croci come parte di un più ampio sistema di simboli ideologici.
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I critici hanno affermato che il paragone era inaccettabile, sostenendo che la croce cristiana è un simbolo religioso, mentre tali slogan sono legati a un’ideologia estremista.
«Da quando la croce è un simbolo nazista?», si chiedeva il quotidiano francese Tribune Chretienne, condannando quello che definiva un «indifendibile miscuglio mediatico». Il giornale aggiungeva che «confondere i due simboli… equivale a banalizzare l’uno e a snaturare l’altro: è una vera e propria profanazione intellettuale».
Nelle scorse settimane, le croci sono comparse sulla collina, situata all’interno di un’area naturale protetta dove le costruzioni abusive sono vietate. Una è stata rimossa dalle autorità, mentre l’altra è stata successivamente abbattuta, scatenando un dibattito pubblico sulla legalità della loro installazione alla luce delle leggi francesi sulla laicità degli edifici e sull’uso dei simboli religiosi negli spazi pubblici.
La croce simboleggia fede, sacrificio e redenzione da due millenni, mentre l’iconografia nazista è inseparabile da un’ideologia di «odio, dominio e distruzione», ha scritto la testata. La pubblicazione ha aggiunto che proiettare «l’ombra del totalitarismo» sugli atti di fede distorce la realtà e impedisce una chiara comprensione.
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Le reazioni locali sono state contrastanti: alcuni residenti hanno descritto l’installazione come provocatoria, mentre altri hanno condannato la distruzione della croce come atto vandalico.
Negli ultimi anni, in Francia sono emerse controversie simili riguardanti presunti legami tra tradizioni cristiane e simboli nazisti. Nel 2025, un servizio di France Télévisions che ipotizzava una connessione tra i mercatini di Natale e il nazismo suscitò forti polemiche e fu ritirato, secondo quanto riportato da Tribune Chrétienne.
Gli storici hanno documentato come il regime nazista abbia cercato di appropriarsi dei simboli cristiani, un’eredità che continua ad alimentare il dibattito.
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Immagine da Twitter
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Donna aggredita dopo aver detto al suo aggressore migrante di essere cristiana
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