Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Navi non identificate vicino ai gasdotti Nord Stream prima delle esplosioni?

Pubblicato

il

Due navi non identificate sono passate vicino ai gasdotti Nord Stream 1 e 2 prima delle esplosioni subacquee lì presenti il ​​26 settembre, secondo un’analisi di immagini satellitari recentemente rivelata.

 

La coppia di navi che hanno solcato il tratto di mare in cui si sono verificate le esplosioni il 26 settembre in tre delle quattro serie di gasdotti sottomarini Nord Stream 1 e 2 erano «dark ships», «navi oscure», afferma la società di monitoraggio dei dati satellitari SpaceKnow. Ciò significa che per qualche motivo i transponder del sistema di identificazione automatica (AIS) delle navi erano disattivati.

 

Come riporta la testata governativa russa Sputnik, ciò è molto insolito, poiché le normative internazionali affermano che tutte le grandi imbarcazioni devono installare l’AIS e tenerlo acceso. Il sistema di localizzazione è fondamentale per la navigazione ed evitare collisioni con altre navi. Poiché le navi in ​​questione avevano i fari spenti, non trasmettevano i loro nomi, posizione, direzione in cui stavano viaggiando o velocità.

 

«Esiste la possibilità che l’AIS possa aver avuto difficoltà. Ma poiché questa particolare area del Mar Baltico è una delle rotte marittime più trafficate, qualsiasi nave che chiude deliberatamente il suo localizzatore può essere sospettata di essere guidata da motivi clandestini» scrive Sputnik.

 

Le navi sconosciute potrebbero essere state viste come «oggetti luminosi» in prossimità dei successivi siti di perdita del Nord Stream nelle immagini del radar ad apertura sintetica (SAR) fornite dai satelliti. Le navi non identificate erano di dimensioni significative, ciascuna delle quali misurava da circa 95 a 130 metri, secondo l’analisi delle immagini.

 

La tecnologia SAR crea immagini facendo rimbalzare le onde radio sulla superficie. Nel caso di oggetti di metallo, le immagini le mostrano come oggetti luminosi, come nel caso delle due navi.

 

Il rilevamento delle navi è avvenuto dopo aver esaminato almeno 90 giorni di immagini satellitari archiviate dell’«area di interesse».

 

Il punto delle esplosioni è stato quindi ingrandito, con l’analisi che copre un raggio di circa 400 metri quadrati nelle immediate vicinanze dell’incidente, nonché un’area periferica che si estende per diversi chilometri. Le immagini d’archivio hanno rivelato che nelle settimane che hanno preceduto l’attacco agli oleodotti sottomarini Nord Stream 1 e 2, 25 navi si erano fatte strada lungo questa specifica rotta nel Mar Baltico, dalle «navi mercantili alle navi multiuso più grandi».

 

Le due navi in ​​questione sono state individuate specificamente perché le altre 23 navi avevano tutte i loro segnalatori AIS in modalità operativa.

 

Ancora più importante, queste grandi navi non identificate sono passate nelle vicinanze dell’area in cui una serie di esplosioni ha scosso i gasdotti Nord Stream che trasportavano gas russo in Germania, avvenute pochi giorni dopo.

 

La distruzione dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, avvenuta lo scorso 26 settembre, ha segnato per l’Europa la perdita di circa 110 miliardi di metri cubi di gas naturale, provocando un aumento del prezzo del gas e una corsa disperata alla ricerca di fonti alternative nell’Unione Europea.

 

Un’indagine durata un mese ha portato l’esercito russo a concludere che dietro il sabotaggio ci sarebbe la Royal Navy britannica. Mosca ha condannato l’incidente del Nord Stream come un «evidente attacco terroristico».

 

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che il mondo ha bisogno di saperne di più riguardo a un messaggio di testo che sarebbe stato inviato dall’ex primo ministro britannico Liz Truss al segretario di Stato americano Antony Blinken pochi minuti dopo aver preso di mira la rete di gasdotti Nord Stream.

 

In precedenza, Kim Dotcom, il fondatore del sito Web di condivisione di file Megaupload, aveva twittato che Truss aveva apparentemente usato il suo iPhone per inviare un messaggio a Blinken dicendo «It’s done» («È fatta») pochi minuti dopo l’esplosione dell’oleodotto. Secondo il Kim Dotcom, il testo inviato da Truss è ben noto ai servizi segreti ed è il motivo per cui Mosca ritiene che il Regno Unito sia stato coinvolto nell’attentato.

 

Tuttavia, come riportato da Renovatio 21, si hanno notizie giornalistiche fondate di un infiltrazione hacker nel telefonino della Truss la scorsa primavera, quando era ancora ministro degli Esteri, con la falla informatica rilevata dai servizi segreti britannici ben prima quindi dell’attacco ai Nord Stream nel mese scarso in cui la Trussa è stata premier britannica.

 

Il colosso energetico russo Gazprom aveva già trovato un ordigno esplosivo NATO vicino al Nord Stream nel 2015.

 

La Casa Bianca, che in varie occasione aveva quasi annunciato per bocca di Biden e di alti funzionari come Victoria Nuland la volontà di «terminare» il Nord Stream ha respinto l’accusa secondo la quale dietro al disastro ci sarebbe la manina americana, che tecnicamente dalla cosa possono solo trarre benefizio. Secondo alcune voci, ora gli USA vorrebbero chiudere all’Europa anche il gasdotto TurkStream, che porta il gas dalla Russia al vecchio continente per tramite dello spazio turco.

 

La stampa occidentale, credendo che il suo pubblico sia beota, ha cercato di incolpare degli attacchi il Cremlino, che è proprietario in larga parte dei gasdotti costati miliardi (e che è disposto, come ha detto Putin, a riaprire comunque i rubinetti del gas agli europei).

 

Come riportato da Renovatio 21, prima delle detonazioni l’apertura del Nord Stream 2, la cui inaugurazione doveva avvenire per coincidenza proprio nei giorni in cui è scoppiato il conflitto, era chiesta a gran voce da sindaci e imprenditori tedeschi oramai stremati dalla crisi energetica che attanaglia la prima economia d’Europa.

 

A inizio anno analisti avevano ipotizzato che sanzioni al Nord Stream 2 avrebbero provocato un crollo finanziario esteso; ora con la disintegrazione dei grandi tubi il collasso energetico, economico e sociale è sempre più assicurato.

 

Forse, ciò è esattamente l’obiettivo di tutto questo che stiamo vivendo. Ricordiamo le recenti affermazioni di Bill Gates, uno che all’umanità vuole talmente bene da desiderare la sua riduzione: l’Europa senza gas russo «è un bene».

 

Leggendo questo sito, in questi mesi dovrebbe esservi diventato tutto un po’ più chiaro. No?

 

 

Immagine della Guardia Costiera Svedese

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Lukashenko: la «lobby ebraica» e pure il Vaticano hanno ingannato Putin

Pubblicato

il

Da

Il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko ha dichiarato che il presidente russo Vladimir Putin è stato ingannato e persuaso a ritirare le truppe dalle vicinanze di Kiev nel 2022 da soggetti che sostenevano di agire per conto del leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj.

 

In un’intervista ad Al Arabiya, Lukashenko ha sostenuto che il conflitto avrebbe potuto terminare in tempi brevi nelle prime fasi, quando le forze russe si trovavano nei pressi della capitale ucraina.

 

«All’epoca, non solo io, ma tutto il mondo capiva che la guerra si sarebbe conclusa rapidamente con una vittoria russa. Questo principalmente perché i russi erano a Kiev», ha affermato il leader bielorusso, secondo quanto riportato dall’agenzia BelTA.

 

Lukashenko ha però aggiunto che «alcuni politici e forze» hanno invitato Putin a interrompere l’avanzata, a ritirare le truppe da Kiev e a raggiungere un accordo di pace. «Prima di quel ritiro, tutti capivano che i giorni dell’Ucraina erano contati».

Aiuta Renovatio 21

Il presidente bielorusso ha spiegato che la Russia procedeva sulla base di quella che appariva una concreta possibilità di intesa, aggiungendo: «Giudicate voi stessi chi aveva ragione e chi torto in questa vicenda».

 

«Probabilmente, ancora una volta, queste forze lo hanno ingannato. È stato il Vaticano. E, sorprendentemente, la lobby ebraica, gli israeliani», ha detto Lukashenko. «Hanno detto a nome di Zelens’kyj: Ecco, stiamo andando verso la pace, siamo d’accordo. E anche altri».

 

Non è stato subito chiaro il significato preciso attribuito da Lukashenko al termine «lobby ebraica». Nei primi giorni del conflitto, l’allora Primo Ministro israeliano Naftali Bennett aveva svolto un ruolo di mediatore tra Russia e Ucraina, incontrando Putin a Mosca e parlando al telefono con Zelensky. I resoconti dell’epoca indicavano che Bennett aveva esortato Zelens’kyj ad accettare le condizioni di Mosca.

 

Lukashenko non ha fornito ulteriori particolari sul presunto coinvolgimento del Vaticano. Tuttavia, nel marzo 2022, papa Francesco e il Patriarca ortodosso russo Kirill avevano tenuto una videochiamata in cui avevano evidenziato l’«eccezionale importanza» del processo negoziale.

 

Mosca e Kiev avevano condotto diversi round di colloqui di pace a Costantinopoli nel marzo 2022. Putin aveva affermato nel giugno 2023 che i negoziatori ucraini avevano approvato una bozza di trattato sulla neutralità permanente e sulle garanzie di sicurezza, ma che Kiev aveva poi abbandonato l’intesa dopo il ritiro delle truppe russe dalle zone intorno alla capitale ucraina.

 

La Russia ha sostenuto che l’Ucraina si era allontanata dall’accordo per le pressioni occidentali. Secondo alcune fonti, l’allora premier  britannico Boris Johnson avrebbe invitato Kiev a non firmare e a «continuare a combattere». Kiev ha respinto la ricostruzione di Mosca sul fallimento dei negoziati, sebbene l’ex capo negoziatore David Arakhamia abbia riconosciuto il ruolo di Johnson. Da allora, l’Ucraina ha presentato formalmente domanda di adesione alla NATO e ha abbandonato le ipotesi di neutralità.

 

I rapporti tra Minsk e il Vaticano sono rimasti anche inq uesti anni di tensioni. Nel settembre 2025, ricevendo il nuovo Nunzio Apostolico Ignazio Ceffalia, Lukashenko ha espresso pubblico apprezzamento per la posizione contraria del Vaticano alle sanzioni economiche. A fine ottobre 2025, il cardinale Claudio Gugerotti ha incontrato personalmente Lukashenko a Minsk per discutere dei rapporti bilaterali.

 

In Bielorussia  si registra una durissima repressione contro i sacerdoti locali che esprimono dissenso.  Dal 2020 a oggi sono stati decine i sacerdoti arrestati, multati, detenuti o costretti a fuggire per aver criticato il governo o espresso vicinanza all’Ucraina. Come riportato da Renovatio 21, un anno fa si registrò la condanna a 11 anni di carcere per «alto gradimento» ad un prete cattolico, padre Henryk Okołotowicz.

 

Nel maggio 2024 sono stati arrestati due importanti religiosi, tra cui padre Andrzej Juchniewicz, superiore degli Oblati di Maria in Bielorussia, condannato a ben 13 anni di colonia penale con l’accusa di attività sovversiva. Solo a novembre 2025, a seguito di intense trattative tra il Vaticano e Lukashenko, la Chiesa è riuscita a ottenere la liberazione anticipata di due sacerdoti detenuti nelle colonie penali.

 

Nel 202o l’allora arcivescovo di Minsk e vertice  dei cattolici bielorussi monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, aveva condannato pubblicamente le violenze della polizia contro i manifestanti. Il regime gli vietò il rientro in patria per mesi, di fatto costringendolo all’esilio.

Iscriviti al canale Telegram

La diplomazia vaticana ottenne il suo rientro a fine 2020, ma pochi giorni dopo, a inizio 2021, papa Francesco ne accettò la rinuncia per raggiunti limiti di età (75 anni), normalizzando i rapporti istituzionali con Minsk.

 

Statistiche di cinque anni fa suggerivano che la popolazione cattolica della Bielorussia è il 10,6% del totale nazionale. La maggioranza della popolazione è ortodossa. Nell’agosto 2021, un giornale governativo aveva ridicolizzato la Chiesa cattolica pubblicando una serie di vignette in cui i prelati erano ritratti con svastiche naziste anziché con croci pettorali.

 

La Santa Sede persegue ora nel Paese una «politica dei piccoli passi»: ha nominato un nuovo Nunzio Apostolico a Minsk, l’arcivescovo Ignazio Ceffalia, e accetta il dialogo formale con Lukashenko proprio per poter negoziare, di volta in volta, la scarcerazione e la protezione dei preti locali.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Continua a leggere

Geopolitica

Trump elogia Putin e Xi per l’accordo di pace con l’Iran

Pubblicato

il

Da

Il presidente statunitense Donald Trump ha elogiato il presidente russo Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping per il loro ruolo nel raggiungimento di un accordo di pace con l’Iran. Mosca ha ripetutamente offerto i propri servizi di mediazione e ha esortato tutte le parti a ridurre le tensioni.   Trump ha rilasciato queste dichiarazioni domenica in un’intervista al New York Times, poche ore dopo aver annunciato che Washington e Teheran avevano raggiunto un accordo, mediato da Pakistan e Qatar, per porre fine al conflitto.   Secondo diverse fonti giornalistiche, un memorandum d’intesa in 14 punti include disposizioni sulla riapertura dello Stretto di Ormuzzo senza pedaggi, sull’allentamento delle sanzioni statunitensi e sullo sblocco dei beni iraniani, con una cerimonia di firma formale prevista a Ginevra venerdì. L’Iran dovrebbe inoltre ribadire il suo impegno ad astenersi dalle armi nucleari, con la conclusione dei colloqui finali sul nucleare entro 60 giorni.   Trump ha poi elogiato Putin e Xi per il loro contributo ai negoziati, descrivendo il presidente della Repubblica Popolare Cinese come «un vero gentiluomo», sottolineando che la Cina «non ha inviato una petroliera, insieme a 20 cacciatorpediniere per lato, per tentare di rompere il blocco», cosa che avrebbe potuto portare Washington e Pechino sull’orlo di un conflitto aperto.   Come la Cina, anche la Russia ha costantemente chiesto una de-escalation fin dai primi giorni della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con Mosca che ha denunciato gli attacchi come un «atto di aggressione armata non provocato».

Sostieni Renovatio 21

Dall’inizio delle ostilità alla fine di febbraio, Putin e Trump si sono parlati al telefono almeno tre volte: a marzo, alla fine di aprile, quando Trump ha affermato che Putin si era offerto di contribuire a porre fine alla guerra, e di nuovo domenica, quando i due hanno discusso del memorandum quasi definitivo, secondo quanto riferito dal collaboratore del Cremlino Yurij Ushakov.   Mosca ha anche proposto un compromesso sul nucleare, offrendosi di trasportare e stoccare le scorte di uranio arricchito iraniano sul territorio russo. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che la proposta è stata discussa, ma ha affermato che Teheran non è ancora pronta a inserirla all’ordine del giorno, ringraziando al contempo «gli amici russi per la loro offerta e per la loro intenzione di contribuire a risolvere questo problema».   Nel contesto dell’aumento dei prezzi del petrolio causato dalle interruzioni nello Stretto di Ormuzzo, Putin all’inizio di questo mese ha respinto quelle che ha definito «speculazioni» secondo cui la Russia sarebbe emersa come unico vincitore finanziario del conflitto. «Il rialzo del prezzo del petrolio è in atto, ma è temporaneo e di breve durata. Nel frattempo, vorremmo costruire relazioni a lungo termine con i nostri partner… In questo caso, ci interessa la fine del conflitto, e il prima possibile», ha affermato il presidente della Federazione Russa.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Geopolitica

Trump dice che l’accordo con l’Iran è stato raggiunto. La guerra è davvero finita?

Pubblicato

il

Da

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto un accordo per porre fine alla guerra. Donald Trump ha annunciato la conclusione dell’accordo ieri , scrivendo su Truth Social che le forze armate americane porranno fine al blocco navale e lo Stretto di Ormuzzo sarà completamente riaperto una volta che il patto sarà finalizzato questa settimana. Il presidente e JD Vance potrebbero entrambi recarsi in Svizzera per la cerimonia di firma prevista per venerdì.

 

«Con la presente autorizzo pienamente l’apertura senza pedaggio dello Stretto di Ormuzzoe, contestualmente, autorizzo l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!», ha scritto Trump su Truth Social.

 

Sostieni Renovatio 21

L’accordo, confermato dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, si configura come un memorandum d’intesa piuttosto che come un trattato. Durante un periodo di cessate il fuoco di 60 giorni, si terranno colloqui più ampi tra i due Paesi. Tali colloqui verteranno sullo specifico impegno dell’Iran a non dotarsi di armi nucleari e sulle agevolazioni che Teheran riceverà in cambio.

 

La svolta, che domenica era stata brevemente messa a rischio dopo che Israele aveva lanciato attacchi contro obiettivi di Hezbollah nei pressi di Beirut, corona mesi di diplomazia guidata da funzionari pakistani, emersi come canale principale di collegamento tra Washington e Teheran dopo che i negoziati diretti si erano ripetutamente arenati.

 

Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha mediato i negoziati, ha affermato che entrambe le parti «hanno dichiarato la cessazione immediata e definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso quello libanese». Sharif ha aggiunto che l’accordo sarà firmato formalmente venerdì in Svizzera.

 

L’accordo prevedeva originariamente la revoca graduale del blocco navale americano sui porti iraniani, parallelamente alla progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz, ha dichiarato venerdì un funzionario statunitense.

 

Gli Stati Uniti e l’Iran avevano precedentemente dichiarato che un memorandum d’intesa era stato in gran parte finalizzato. Secondo Teheran, il documento si sarebbe concentrato sulla fine della guerra e sulla riapertura dello Stretto di Ormuzzo, mentre il programma nucleare iraniano sarebbe stato affrontato in negoziati separati entro 60 giorni dalla firma.

 

Nelle scorse settimane Trump ha avuto diverse telefonate accese con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, durante le quali ha chiesto a Israele di interrompere i raid aerei in Libano. L’Iran aveva precedentemente minacciato di sospendere i colloqui se l’operazione israeliana non fosse cessata.

 

Trump ha detto al corrispondente estero di Fox News, Trey Yingst, di aver chiesto a Netanyahu al telefono: «Che cazzo stai facendo?», aggiungendo ad Axios che il primo ministro israeliano «non ha un cazzo di giudizio». Trump avrebbe minacciato Netanyahu di ritirargli il suo sostegno, facendo pure capire di non volerlo vedere rieletto con il suo partito, il Likud. In precedenza aveva dichiarato che il premier dello Stato Ebraico «non ha scelta»,

 

Non è chiaro cosa accadrà se i negoziati dovessero fallire, né se la guerra, vista l’indomita bellicosità dello Stato Giudaico, sia veramente finita. Perfino il leader dell’opposizione al governo Netanyahu, Yair Lapid, ha dichiarato che l’accordo di Trump con Teheran non raggiunge nessuno degli obiettivi di guerra di Israele.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Più popolari