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Salute

Microplastiche collegate alle nascite premature

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L’esposizione alle microplastiche è collegata ai casi di nascite premature. Lo sostiene una nuova ricerca portata avanti da scienziati dell’Università del Nuovo Mexico.

 

I ricercatori hanno scoperto che le madri con concentrazioni più elevate di microplastiche nella placenta hanno maggiori probabilità di partorire prematuramente.

 

La ricerca ha effettuato l’analisi di 175 placente utilizzando la tecnologia della spettrometria di massa, 100 delle quali sono state raccolte a termine e 75 pretermine (meno di 37 settimane di gravidanza).

 

Le concentrazioni di microplastiche nelle placente pretermine erano significativamente più elevate. I livelli superavano anche quelli precedentemente misurati nel sangue umano. I ricercatori hanno concluso che le microplastiche si accumulavano in concentrazioni maggiori nelle placente delle donne che poi hanno partorito prematuramente. Al momento, le ragioni di ciò sono sconosciute.

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«La scoperta di concentrazioni placentari più elevate tra le nascite premature è stata sorprendente perché era controintuitiva rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare se fosse semplicemente un sottoprodotto della durata della gravidanza», afferma l’autore principale dello studio, il professor Enrico R. Barrozo, Ph.D.

 

«In altre parole, un parto prematuro non solo ha accumulato più microplastiche e nanoplastiche nella placenta rispetto al parto a termine, ma lo ha fatto in un momento precedente della gravidanza», ha aggiunto un altro autore principale dello studio, Kjersti Aagaard.

 

«Ciò suggerisce la possibilità che l’accumulo di plastica possa contribuire al rischio e all’insorgenza di nascite premature. Se combinato con altre ricerche recenti, questo studio si aggiunge al crescente corpo di prove, che spaziano dalle malattie cardiache al potenziale ictus, che dimostrano un rischio reale di esposizione alla plastica sulla salute e sulle malattie umane».

 

Si stima che tra il 1950 e il 2017 siano state prodotte più di nove miliardi di tonnellate di plastica, di cui oltre la metà è stata prodotta dal 2004. La stragrande maggioranza della plastica finisce nell’ambiente in una forma o nell’altra, dove si decompone, attraverso l’esposizione agli agenti atmosferici, ai raggi UV e a organismi di ogni tipo, in pezzi sempre più piccoli: microplastiche e poi nanoplastiche.

 

Nei nostri ambienti domestici, le microplastiche vengono prodotte principalmente quando si perdono fibre sintetiche da vestiti, arredi e tappeti. Si accumulano in grandi quantità nella polvere e fluttuano nell’aria, per poi essere inalate.

 

Gli scienziati stanno trovando tracce della plastica in varie parti del corpo umano, compreso il cervello. Un altro studio ha provato la presenza di plastica nelle nuvole della pioggia.

Come riportato da Renovatio 21, quantità di microplastica avrebbero raggiunto i polmoni umani con l’uso delle mascherine imposto durante il biennio pandemico.

 

La microplastica nell’intestino è stata correlata da alcuni studi a malattie infiammatorie croniche intestinali. Altre ricerche hanno scoperto che le microplastiche causano sintomi simili alla demenza.

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Come riportato da Renovatio 21, un nuovo studio emerso settimane fa ha stabilito che le comuni bustine da tè realizzate in fibre polimeriche rilasciano enormi quantità di micro e nanoplastiche tossiche nel liquido durante l’infusione.

 

Come riportato da Renovatio 21recenti studi danesi hanno mostrato che nel caso degli individui maschi l’esposizione ai PFAS durante il primo trimestre potrebbe ridurre il numero di spermatozoi dei figli. I PFAS avevano sollevato molte preoccupazioni anche in Italia, che, dopo un incidente industriale dei primi anni 2000, avrebbero contaminato le acque sotterranee di zone del Vicentino. Si tratta del più grave inquinamento delle acque della storia italiana: tre province, 350 mila persone coinvolte, 90 mila cittadini a cui fare check up clinici.

 

Uno studio sottoposto a revisione paritaria, pubblicato sulla rivista Toxicological Sciences a inizio anno aveva trovato nella placenta umana microplastiche dannose, alcune delle quali sono note per scatenare l’asma, danneggiare il fegato, causare il cancro e compromettere la funzione riproduttiva.

 

Come riportato da Renovatio 21, uno studio recente ha correlato alle microplastiche nell’inquinamento atmosferico i tassi di infertilità e di cancro.

 

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Immagine di madaise via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
 

 

 

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Genetica

Accelerati i piani per le sperimentazioni genetiche della rigenerazione dentale

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Nel 2023, l’azienda farmaceutica giapponese Toregem Biopharma ha annunciato di aver scoperto un nuovo metodo per inibire un gene responsabile della soppressione della crescita dei denti, aprendo la strada a una prospettiva rivoluzionaria in odontoiatria, fino ad allora ritenuta impossibile. Lo riporta Futurism.   L’obiettivo è, usando alterazioni genetiche delle quali pare non esservi più pudore, far crescere nuovi denti vivi per sostituire quelli danneggiati, un’idea radicale in un settore che in genere offre opzioni limitate oltre alle protesi mobili o agli impianti.   «Il nostro obiettivo finale è offrire una soluzione clinica avanzata e scientificamente fondata per la crescita di denti derivati ​​dai tessuti stessi del paziente», ha dichiarato all’epoca Honoka Kiso, presidente di Toregem. «L’idea di far crescere nuovi denti è il sogno di ogni dentista», ha dichiarato Katsu Takahashi, co-fondatore e ricercatore principale, al quotidiano giapponese The Mainichi nello stesso anno.   Ora, l’azienda ha raccolto circa 5,3 milioni di dollari nel suo ultimo round di finanziamento, il che le consentirà di «accelerare ulteriormente lo sviluppo clinico», secondo un comunicato stampa, compresi i piani per una sperimentazione clinica di Fase 2 con partecipanti umani in Giappone.

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Il comunicato stampa non ha fornito una tempistica precisa e Toregem è ancora nelle prime fasi di sviluppo del suo trattamento. Tuttavia, ci sono segnali che giustificano l’ottimismo. In uno studio del 2021, l’azienda ha dimostrato che il suo anticorpo neutralizzante può sopprimere una proteina, denominata USAG-1, che inibisce la crescita dei germi dentali. L’azienda ha affermato di essere riuscita a ripristinare i denti in topi nati senza denti a causa di una carenza di Runx2, un gene «interruttore principale» che svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo scheletrico e dentale.   In uno studio del 2024, l’azienda ha sostenuto che lo stesso approccio potesse funzionare anche sugli esseri umani. Uno studio clinico di Fase 1, condotto su partecipanti maschi adulti, ha testato la sicurezza del metodo lo scorso anno, ma i risultati finali sono ancora in sospeso.   Sebbene Toregem voglia immettere sul mercato il suo trattamento entro il 2030, gli esperti nutrono ancora alcuni dubbi sulla sua effettiva efficacia sugli esseri umani.   Innanzitutto, come ha dichiarato lo scorso anno a New Scientist Mary MacDougall, preside della facoltà di odontoiatria dell’Università della British Columbia, questo approccio potrebbe funzionare solo nei bambini, che possiedono ancora numerose cellule epiteliali dentali, fondamentali per lo sviluppo dei denti. Gli adulti, che hanno perso i denti e sono quindi privi di molte di queste cellule, potrebbero non avere la stessa fortuna. La MacDougalla ha inoltre sostenuto che indirizzare il farmaco ad agire specificamente su un singolo dente potrebbe non essere possibile, con il rischio di innescare una crescita dentale indesiderata su più denti.   Come previsto, dopo il COVID e il suo vaccino genico, c’è sempre meno pudore riguardo l’uso della genetica in campo biomedico: per farsi ricrescere i denti il pazient  deve sottoporsi ad una modificazione genica, non diversamente da quanto accaduto quando ha porto il deltoide alla siringa mRNA cui lo Stato lo aveva di fatto obbligato.  

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Salute

I malori della 23ª settimana 2026

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Finale Ligure, provincia di Savona: «La tragedia del campioncino morto a 15 anni. Un malore in piscina davanti agli amici». Lo riporta La Stampa.

 

Belmonte Castello, provincia di Frosinone: «Muore nel sonno a 17 anni, choc per la scomparsa del giovane calciatore. È stato trovato senza vita dalla madre nella sua abitazione». Lo riporta FrosinoneToday.

 

Medole, provincia di Mantova: «Malore in casa, la mamma lo trova esanime nel letto: è morto a 19 anni». Lo riporta BresciaToday.

 

Caldas da Rainha, Portogallo: «Studentessa palermitana muore durante l’Erasmus, era al telefono con la zia. Aveva 20 anni. Ipotesi più accreditata il decesso per cause naturali, disposta l’autopsia». Lo riporta Rai News.

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Sassuolo, provincia di Modena: «Addio, aveva solo 21 anni. La giovane di Sassuolo si è spenta nella notte tra domenica e lunedì a causa di un malore improvviso». Lo riporta Gazzetta di Modena.

 

Flumini di Quartu Sant’Elena, città metropolitana di Cagliari: «Malore in casa a Quartu, muore nella notte a soli 26 anni». Lo riporta L’Unione Sarda.

 

Arquà Polesine, provincia di Rovigo: «Operaio muore dopo il malore. Un lavoratore di 36 anni muore in fabbrica». Lo riporta La Nuova Voce di Rovigo.

 

Fanano, provincia di Modena: «Tragedia sul crinale, malore fatale per un 39enne durante un’escursione a Cima Tauffi». Lo riporta ModenaToday.

 

Sequals, ente di decentramento regionale di Pordenone: «Malore improvviso mentre guida il trattore: morto 43enne». Lo riporta PordenoneToday.

 

Lavinio Lido di Enea di Anzio, città metropolitana di Roma capitale: «Malore fatale in mare a Lavinio, 47enne si accascia in acqua: inutili i soccorsi». Lo riporta Latina Oggi.

 

Lido delle Nazioni di Comacchio, provincia di Ferrara: «Colto da malore mentre fa il bagno. Muore davanti a moglie e figlia». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Genova: «Malore mentre mangia in un locale, 53enne muore in piazza Matteotti». Lo riporta GenovaToday.

 

Calliano, provincia di Trento: «Motociclista tedesco di 56 anni cade autonomamente e muore sul colpo. Si sospetta il malore alla guida». Lo riporta Il T Quotidiano.

 

Montebelluna, provincia di Treviso: «Malore in casa, muore 4 giorni dopo sua mamma: aveva 59 anni». Lo riporta TrevisoToday.

 

Piombino, provincia di Livorno: «Dramma sul promontorio. Malore fatale per un 60enne di Montevarchi». Lo riporta Valdarno24.

 

Monfalcone, ente di decentramento regionale di Gorizia: «Malore: dipendente muore durante il turno di lavoro». Lo riporta Il Piccolo.

 

Casalgrande, provincia di Reggio Emilia: «Malore in palestra, nulla da fare. L’uomo che si trovava nel centro di fitness in cui lavora il figlio è stato colpito da una probabile crisi cardiocircolatoria». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Ancona: «Malore al porto, camionista 68enne muore dopo due arresti cardiaci: inutili i tentativi di rianimazione». Lo riporta Corriere Adriatico.

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Trento: «Lutto alla storica farmacia: un malore si porta via la titolare, colpita da un grave malore che non le ha lasciato scampo. Aveva 69 anni». Lo riporta Il Dolomiti.

 

Avezzano, provincia di L’Aquila: «Scopre di aver subito un furto, tabaccaio muore per un malore». Lo riporta Il Capoluogo d’Abruzzo.

 

Aviano, ente di decentramento regionale di Pordenone: «Dramma sulle strade del Giro d’Italia, stroncato da un malore a 74 anni». Lo riporta Il Dolomiti.

 

Monteggiori di Camaiore, provincia di Lucca: «Muore cadendo mentre sale la scalinata nel paese: tragedia nel borgo, inutili i soccorsi: il cuore dell’anziana donna aveva cessato di battere». Lo riporta La Nazione.

 

Sirolo, provincia di Ancona: «Ancona, colto da un malore dopo la giornata al mare: turista muore rientrando a casa». Lo riporta TGCOM24.

 

Castello di Godego, provincia di Treviso: «Tragedia nei campi, 74enne accusa un malore fatale nel terreno vicino a casa». Lo riporta TrevisoToday.

 

Maiori, provincia di Salerno: «Maiori, malore fatale sulla spiaggia: muore anziano. L’uomo, 75enne, si è accasciato sull’arenile». Lo riporta Il Vescovado.

 

Jesolo, città metropolitana di Venezia: «Malore in spiaggia a Jesolo, si accascia sulla sabbia e muore sotto gli occhi della sorella». Lo riporta Il Gazzettino.

 

Jesolo, città metropolitana di Venezia: «Infarto mentre guarda le gare di go-kart: morto un turista a Jesolo. Il cinquantenne tedesco si è sentito male e si è accasciato a terra». Lo riporta La Nuova di Venezia e Mestre.

 

Iglesias, provincia di Carbonia-Iglesias: «Malore alla guida, si schianta su un muro e muore: il dramma sulla 126». Lo riporta L’Unione Sarda.

 

Genova: «Tragedia silenziosa alla stazione di Genova Brignole, un malore fatale ferma il viaggio di un’anziana verso la Riviera». Lo riporta Lokkio.

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Ciconio, città metropolitana di Torino: «Tragico incidente sulla provinciale: la moglie alla guida accusa un malore, morto il marito 85enne». Lo riporta TorinoToday.

 

Livorno: «Tragedia in mare, donna muore mentre fa il bagno a Quercianella. Probabile un malore». Lo riporta La Nazione.

 

Cecina, provincia di Livorno: «Fiorentino muore dopo un malore in spiaggia a Cecina: “catena umana” per salvarlo poi il decesso in ospedale». Lo riporta Il Tirreno.

 

Vicenza: «Bambino di un anno smette di respirare a bordo dell’aereo, due infermieri vicentini salvano il piccolo in arresto respiratorio». Lo riporta Il Gazzettino.

 

Viadana, provincia di Mantova: «Bimbo di 10 anni ha un malore in piscina, rianimato e trasferito in elisoccorso». Lo riporta La Provincia Cremona.

 

Montecassiano, provincia di Macerata: «Montecassiano, accusa un malore al bar. Ragazzo di 21 anni di corsa con l’ambulanza al pronto soccorso». Lo riporta Corriere Adriatico.

 

Acqualunga di Borgo San Giacomo, provincia di Brescia: «Malore mentre fa il bagno nell’Oglio, gravissimo 33enne». Lo riporta Cremona Oggi.

 

Corridonia, provincia di Macerata: «Malore in un cantiere edile del Maceratese: paura per un operaio. Scatta il soccorso». Lo riporta AnconaToday.

 

Cuorgné, città metropolitana di Torino: «Allarme in una ditta a Cuorgné: lavoratore si sente male e cade a terra, trasportato in ospedale». Lo riporta TorinoToday.

 

Trieste: «Malore sul campo da calcio, i compagni usano il defibrillatore e lo salvano: sessantenne all’Ospedale di Cattinara». Lo riporta TriestePrima.

 

Ceriano Laghetto, provincia di Monza e della Brianza: «Colpito da un malore durante il torneo di calcio, 54enne salvato dal sindaco con il defibrillatore». Lo riporta Il Cittadino Monza Brianza.

 

Cento, provincia di Ferrara: «Anziano accusa un malore, salvato dai militari». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Ancona: «Duplice malore all’interno della Chiesa, 79enne trasportato in urgenza all’ospedale per una crisi cardiaca». Lo riporta AnconaToday.

 

Ancona: «Malore durante l’interrogazione: 13enne sviene e sbatte la testa». Lo riporta Il Resto del Carlino.

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Belvedere Di Statto di Travo, provincia di Piacenza: «Malore in Trebbia a Statto, soccorsa 76enne di Melegnano». Lo riporta Libertà.

 

Lemizzone di Correggio, provincia di Reggio Emilia: «Pensionato trovato a terra incosciente. Forse un malore ha causato la caduta in bici. Portato in elicottero a Parma». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Monte Cammarata, libero consorzio comunale di Agrigento: «Turista trentino di 87 anni colto da malore ad alta quota durante un’escursione in Sicilia: salvato dal Soccorso Alpino e dalla Polizia». Lo riporta Il Dolomiti.

 

Campitello Matese di San Massimo, provincia di Campobasso: «Colto da malore lungo il sentiero, salvato da Soccorso alpino e 118». Lo riporta l’agenzia ANSA.

 

Val Biandino, provincia di Lecco: «Grave malore in Val Biandino, elicottero in volo tra i rifugi». Lo riporta LeccoToday.

 

Bellaria-Igea Marina, provincia di Rimini: «Fanno il bagno al mare e rischiano di annegare, una di loro va in arresto cardiaco: sei anziane trentine soccorse dai bagnini a Bellaria». Lo riporta Il T Quotidiano.

 

San Salvador de Jujuy, Argentina: «Paura per Zelarayan: malore durante Gimnasia Jujuy-Belgrano di Coppa d’Argentina e ambulanza in campo, le sue condizioni». Lo riporta Goal.com.

 

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Alimentazione

Pesticidi di largo impiego collegati a parti prematuri, malformazioni congenite, infertilità maschile e altro ancora

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   L’esposizione umana ai neonicotinoidi è diffusa e inizia prima della nascita. Appartenenti a una famiglia di sostanze chimiche sintetiche strutturalmente simili alla nicotina, un alcaloide del tabacco che crea dipendenza, questi pesticidi vengono comunemente rilevati negli alimenti, nell’acqua potabile e nella polvere domestica. Una revisione del 2025 ha riportato che i neonicotinoidi o i loro metaboliti si trovano regolarmente nelle urine, nel latte materno, nei tessuti placentari e nel sangue del cordone ombelicale dei neonati.   I neonicotinoidi sono la classe di insetticidi più utilizzata al mondo. Vengono spesso impiegati come rivestimento delle sementi in colture come mais e soia, nonché su tappeti erbosi, piante ornamentali e animali domestici come trattamenti contro pulci e zecche.   Un numero crescente di studi scientifici solleva preoccupazioni circa i rischi per la salute umana derivanti dall’esposizione ai neonicotinoidi. Studi condotti su animali e sull’uomo collegano l’esposizione ai neonicotinoidi a neurotossicità e tossicità riproduttiva. Alcuni studi riportano anche correlazioni con tumori al seno e al fegato e con il diabete di tipo 1.   L’esposizione umana ai neonicotinoidi è diffusa e inizia prima della nascita. I neonicotinoidi vengono comunemente rilevati negli alimenti , nell’acqua potabile e nella polvere domestica . Uno studio condotto su donne americane ha rilevato la presenza di neonicotinoidi o dei loro metaboliti in oltre il 95% delle donne in gravidanza esaminate.   Una revisione delle evidenze del 2025 riporta che i neonicotinoidi o i loro metaboliti si trovano regolarmente nelle urine , nel latte materno , nei tessuti placentari e nel sangue del cordone ombelicale dei neonati .   I bambini possono essere esposti a livelli più elevati di sostanze tossiche e sono particolarmente vulnerabili durante i primi periodi critici dello sviluppo cerebrale .   Inoltre, numerose ricerche dimostrano che i neonicotinoidi possono danneggiare le api e altri insetti utili , in particolare attraverso effetti cronici e subletali.   Nell’Unione Europea, diversi neonicotinoidi sono stati vietati o soggetti a severe restrizioni a causa dei rischi accertati per le api . Il loro utilizzo rimane invece diffuso negli Stati Uniti e in altri paesi.

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Che cosa sono i neonicotinoidi?

I neonicotinoidi appartengono a una famiglia di sostanze chimiche sintetiche strutturalmente simili alla nicotina, un alcaloide del tabacco che crea dipendenza. Tra i neonicotinoidi più comunemente utilizzati si annoverano acetamiprid, clothianidin, dinotefuran, imidacloprid e thiamethoxam. L’imidacloprid, il primo neonicotinoide a essere commercializzato, è entrato sul mercato all’inizio degli anni ’90.   I neonicotinoidi sono insetticidi sistemici. Dopo essere stati assorbiti dalle piante, questi composti chimici possono diffondersi in tutti i tessuti vegetali, comprese foglie, radici, fusti, polline e nettare.   Alcuni neonicotinoidi sono altamente persistenti; possono diffondersi nei corsi d’acqua, accumularsi con l’uso ripetuto e rimanere nel terreno per mesi o anni.   Queste sostanze chimiche uccidono gli insetti legandosi ai recettori nicotinici dell’acetilcolina (nAChR), sovrastimolando il sistema nervoso dell’insetto e causando infine paralisi e morte. Tali recettori sono presenti anche negli esseri umani e in altri mammiferi.   Sebbene i neonicotinoidi siano stati progettati per legarsi più fortemente ai recettori nervosi degli insetti, studi recenti dimostrano che alcuni neonicotinoidi e i loro metaboliti si legano anche ai recettori nAChR dei mammiferi, alterando la segnalazione cellulare nel cervello e negli organi riproduttivi.   Bayer, uno dei principali produttori mondiali di insetticidi neonicotinoidi, afferma che i neonicotinoidi sono stati progettati per colpire selettivamente i recettori del sistema nervoso degli insetti e che i rischi per i mammiferi sono minimi quando i prodotti vengono utilizzati secondo le istruzioni.   «I neonicotinoidi, come tutti i pesticidi, sono soggetti a una rigorosa regolamentazione e tutti i prodotti Bayer vengono sottoposti a test approfonditi per garantire che non abbiano effetti negativi inaccettabili sugli insetti non bersaglio e sull’ambiente», si legge nella relazione annuale dell’azienda sulla mitigazione dei rischi.

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Quali sono i rischi per la salute associati ai neonicotinoidi?

Un numero considerevole e crescente di ricerche solleva preoccupazioni sul fatto che i neonicotinoidi danneggino molteplici sistemi biologici negli esseri umani e negli animali.   La revisione del National Toxicology Program del 2020 ha individuato 191 studi pubblicamente disponibili e pertinenti alla salute umana, comprese le evidenze relative a esiti neurologici, dello sviluppo, riproduttivi, immunitari e respiratori. Gli effetti neurologici sono risultati il ​​problema più frequentemente segnalato.   Recenti studi che collegano gli impatti sulla salute umana all’esposizione ai neonicotinoidi:   Un articolo di revisione sugli effetti dei neonicotinoidi sulla salute umana ha rilevato «prove crescenti» che «i neonicotinoidi possono indurre tossicità a livello gastrointestinale, epatico, respiratorio e nervoso attraverso diversi meccanismi». I neonicotinoidi hanno «suscitato notevoli preoccupazioni riguardo al loro potenziale impatto sulla salute umana» e «l’uso diffuso e la persistenza ambientale dei neonicotinoidi rappresentano serie preoccupazioni per i loro potenziali effetti sulla salute umana». («Neonicotinoidi e salute umana: destino ambientale, meccanismi di tossicità e prospettive future. Pesticide Biochemistry and Physiology», dicembre 2025).   Una revisione sistematica degli studi sulla salute umana ha rilevato che «quattro studi sulla popolazione generale hanno riportato associazioni tra l’esposizione cronica ai neon e esiti avversi a livello dello sviluppo o neurologico, tra cui la tetralogia di Fallot, l’anencefalia, il disturbo dello spettro autistico e un insieme di sintomi comprendenti perdita di memoria e tremore alle dita. Tutti e quattro gli studi caso-controllo hanno riportato un’associazione tra l’esposizione cronica (cioè non acuta) ai neon e un effetto avverso sulla salute umana». («Effetti dell’esposizione ai pesticidi neonicotinoidi sulla salute umana: una revisione sistematica». Environmental Health Perspectives, febbraio 2017).   Un altro articolo di revisione ha rilevato che «i dati tossicologici disponibili provenienti da studi su animali indicano una possibile genotossicità, citotossicità, compromissione della funzione immunitaria e riduzione della crescita e del successo riproduttivo a basse concentrazioni, mentre i dati limitati provenienti da studi ecologici o epidemiologici trasversali hanno identificato effetti sulla salute acuti e cronici che vanno da sintomi respiratori, cardiovascolari e neurologici acuti a danni genetici ossidativi e difetti alla nascita». («Una revisione critica sui potenziali impatti dell’uso di insetticidi neonicotinoidi: conoscenze attuali sul destino ambientale, la tossicità e le implicazioni per la salute umana». Environmental Science: Processes and Impacts, 2020).

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Neurotossicità, problemi di sviluppo, di apprendimento e comportamentali 

Prove scientifiche sempre più numerose suggeriscono che i neonicotinoidi possono interferire con lo sviluppo cerebrale e la funzione del sistema nervoso, con ricerche che riportano associazioni con deficit di apprendimento e memoria, alterazioni comportamentali, neuroinfiammazione e ritardi nello sviluppo.   Tra gli studi e le revisioni più recenti si annoverano: I ricercatori hanno misurato le concentrazioni plasmatiche di neonicotinoidi (NEO) nel cordone ombelicale e valutato lo sviluppo neurocognitivo in bambini cinesi in età prescolare. «L’esposizione prenatale a diversi NEO è stata associata a punteggi neurocognitivi inferiori». Nello specifico, lo studio ha riscontrato associazioni tra l’esposizione a dinotefuran e clothianidin e un quoziente intellettivo totale inferiore, thiacloprid e prestazioni comunicative peggiori, imidacloprid e thiacloprid e una ridotta funzione motoria grossolana, e thiamethoxam e un ridotto sviluppo motorio fine. («Esposizione prenatale agli insetticidi neonicotinoidi e sviluppo neurologico e cognitivo nei bambini in età prescolare: evidenze da una coorte di nascita nel Guangxi, Cina». Toxics, maggio 2026).    In uno studio trasversale, i ricercatori hanno scoperto che «l’esposizione agli insetticidi neonicotinoidi può essere associata a problemi neurocomportamentali nei bambini in età prescolare. Tra i composti esaminati, IMI [imidacloprid], NTHM [N-desmetil-tiametoxam] e NACE [N-desmetil-acetamiprid] sono emersi come i principali responsabili e hanno mostrato associazioni positive significative con problemi neurocomportamentali». («Associazione tra neonicotinoidi e sviluppo neurocomportamentale nei bambini in età prescolare della Cina meridionale: uno studio basato sul biomonitoraggio». Toxics, ottobre 2025.   Una revisione degli effetti biochimici e comportamentali dei neonicotinoidi sul sistema nervoso dei mammiferi ha rilevato che «l’esposizione ai neonicotinoidi in età precoce altera il corretto sviluppo neuronale, con diminuzioni della neurogenesi e alterazioni della migrazione, e induce neuroinfiammazione. In età adulta, i neonicotinoidi inducono neurotossicità comportamentale, effetti associati alla loro azione modulatrice sui recettori nAChR, con conseguenti alterazioni neurochimiche».   Gli effetti riscontrati «possono portare all’attivazione di una serie di vie di segnalazione intracellulare che generano stress ossidativo, neuroinfiammazione e, infine, morte neuronale». («Effetti neurotossici dei neonicotinoidi sui mammiferi: cosa c’è oltre l’attivazione dei recettori nicotinici dell’acetilcolina? – Una revisione sistematica». International Journal of Molecular Sciences, luglio 2021.   I ricercatori hanno condotto la prima valutazione indipendente e completa di studi inediti sulla neurotossicità dello sviluppo nei roditori, relativi a cinque pesticidi neonicotinoidi, presentati all’EPA dai produttori di tali sostanze. In questi studi, a gruppi di ratti femmina sono state somministrate tre diverse dosi di un neonicotinoide durante la gravidanza e l’allattamento, e la loro prole è stata sottoposta a vari test neurologici e misurazioni cerebrali.   La revisione conclude che «l’esposizione perinatale ai neonicotinoidi e ai loro metaboliti induce effetti neurotossici avversi, simili a quelli della nicotina, nei test biologici sui roditori e che i limiti di esposizione stabiliti dall’EPA per l’esposizione umana non sono protettivi o non sono supportati dai dati disponibili sulla neurotossicità». («Pesticidi neonicotinoidi: evidenze di neurotossicità dello sviluppo da studi regolatori sui roditori», Frontiers in Toxicology, ottobre 2024).

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Impatti sulla salute riproduttiva

Una revisione della tossicità riproduttiva dei neonicotinoidi ha rilevato che «l’esposizione a vari neonicotinoidi… ha dimostrato di influenzare negativamente gli esiti riproduttivi sia nei mammiferi maschi che femmine. Inoltre, l’esposizione a miscele di neonicotinoidi è stata associata a esiti riproduttivi negativi sia nei maschi che nelle femmine in studi epidemiologici». («L’impatto dei pesticidi neonicotinoidi sulla salute riproduttiva». Toxicology Science, febbraio 2025)  

Parto prematuro, malformazioni congenite e peso alla nascita inferiore alla norma

Uno studio sui livelli di neonicotinoidi nelle prime urine dei neonati, sia a termine che pretermine, ha rilevato «un aumento significativo delle probabilità di esiti pretermine nel modello non aggiustato» confrontando i neonati con concentrazioni più elevate di imidacloprid. «Questi risultati suggeriscono che l’esposizione a concentrazioni elevate di imidacloprid potrebbe essere associata al parto pretermine». («Livelli di insetticidi neonicotinoidi e dei loro metaboliti nelle prime urine dei neonati della Cina meridionale: esplorazione dei legami con il parto pretermine». Journal of Hazardous Materials, maggio 2024.   In uno studio prospettico di coorte condotto in Cina, i ricercatori hanno scoperto che «concentrazioni materne più elevate di NNI [insetticidi neonicotinoidi] erano associate a livelli alterati di ormoni endocrini fetali». I ricercatori hanno riferito che l’esposizione prenatale ai neonicotinoidi era «negativamente associata alle dimensioni del neonato alla nascita, in particolare sia l’esposizione individuale che quella combinata agli NNI e la riduzione della circonferenza cranica». («Esposizione prenatale agli insetticidi neonicotinoidi, ormoni endocrini fetali e peso alla nascita: risultati dello studio SMBCS». Environment International), novembre 2024.   Uno studio caso-controllo condotto su base populazionale in California ha rilevato che un aumento del rischio di tetralogia di Fallot, una cardiopatia congenita, era associato all’esposizione all’imidacloprid. («Esposizione residenziale ai pesticidi agricoli e rischio di alcune cardiopatie congenite nella prole nella San Joaquin Valley, in California». Environmental Research, novembre 2014).   Uno studio caso-controllo condotto su base populazionale in California ha rilevato che un aumento del rischio di anencefalia era associato all’esposizione gestazionale all’imidacloprid. («Esposizione residenziale ai pesticidi agricoli e rischio di difetti del tubo neurale e labiopalatoschisi nella prole nella San Joaquin Valley, California». American Journal of Epidemiology, febbraio 2014).

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Disturbi endocrini

Uno studio sulla relazione tra neonicotinoidi urinari e testosterone sierico, condotto su un campione rappresentativo a livello nazionale della popolazione statunitense, ha dimostrato che «il rilevamento e i livelli urinari di neonicotinoidi sono associati a riduzioni significative del testosterone totale sierico e/o dell’indice di androgeni liberi sia negli uomini che nelle donne». («Esposizione ai neonicotinoidi e livelli sierici di testosterone in uomini, donne e bambini». Environmental Toxicology, febbraio 2022).   Questo studio ha esposto le cellule della linea cellulare di carcinoma mammario Hs578t ai neonicotinoidi per 24 ore, riscontrando «in vitro che i neonicotinoidi possono stimolare un cambiamento nell’utilizzo del promotore CYP19 simile a quello osservato nelle pazienti con carcinoma mammario ormono-dipendente». («Effetti dei pesticidi neonicotinoidi sull’espressione dell’aromatasi specifica del promotore (CYP19) nelle cellule di carcinoma mammario Hs578t e ruolo della via di segnalazione VEGF». Environmental Health Perspectives, aprile 2018. Vedi anche Considerazioni promozionali: un potenziale collegamento meccanicistico tra insetticidi neonicotinoidi e carcinoma mammario ormono-dipendente).   «Questo studio fornisce prove in vitro che i neonicotinoidi possono essere interferenti endocrini e che l’aromatasi potrebbe essere uno dei loro bersagli», afferma la prima autrice Élyse Caron-Beaudoin.» Environmental Health Perspectives, novembre 2018.   Uno studio condotto su un modello di co-coltura per la steroidogenesi fetoplacentare ha rilevato che tiacloprid, tiametoxam e imidacloprid inducono l’attività dell’aromatasi… I neonicotinoidi hanno aumentato la produzione di estrone ed estradiolo, inibendo fortemente la produzione di estriolo… Questo studio contribuisce alle crescenti evidenze del potenziale di interferenza endocrina degli insetticidi neonicotinoidi. («L’utilizzo di un modello di co-coltura unico di steroidogenesi fetoplacentare come strumento di screening per i perturbatori endocrini: gli effetti dei neonicotinoidi sull’attività dell’aromatasi e sulla produzione ormonale». Toxicology and Applied Pharmacology, ottobre 2017).  

Tossicità per l’apparato riproduttivo maschile

Una revisione degli studi sulla tossicità riproduttiva dei neonicotinoidi nei roditori maschi ha individuato 21 studi tossicologici che valutavano l’impatto dell’esposizione agli insetticidi neonicotinoidi da gennaio 2010 ad agosto 2025, in cui tutti gli studi riportavano effetti preoccupanti sulla salute relativi ai parametri riproduttivi maschili… le prove complessive dimostrano che i neonicotinoidi compromettono costantemente la funzione testicolare, interrompono la spermatogenesi e compromettono i parametri dello sperma come il numero, la motilità, la vitalità e la morfologia. («Rischio riproduttivo dei neonicotinoidi: una revisione degli studi sui roditori maschi». Environmental Research, dicembre 2025).   Uno studio volto a valutare gli effetti di basse dosi di imidacloprid sulla qualità dello sperma di ratti maschi ha rilevato che «l’esposizione a basse dosi di IMI [imidacloprid] ha causato anomalie dello sperma influenzando la spermiogenesi nei testicoli. L’inibizione dell’attività del CYP3A4 [citocromo P450 3A4] da parte dell’IMI ha contribuito in larga misura alla sua tossicità per lo sperma. Pertanto, l’esposizione all’IMI a dosi simili a quelle riscontrabili nel mondo reale ha determinato tossicità per lo sperma nei ratti, il che potrebbe rappresentare un potenziale fattore di rischio per le malattie riproduttive umane». («Tossicità dell’imidacloprid sulla spermiogenesi nei ratti, possibile ruolo del CYP3A4». Chemosphere, novembre 2021).   Uno studio volto a valutare la tossicità riproduttiva dell’acetamiprid nei ratti maschi ha rilevato che «la concentrazione spermatica e i livelli plasmatici di testosterone diminuivano in modo dose-dipendente. I livelli di ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), ormone follicolo-stimolante (FSH) e ormone luteinizzante (LH) aumentavano nei gruppi a basso e medio dosaggio e l’acetamiprid causava perossidazione lipidica e deplezione di glutatione (GSH) nei testicoli. Gli esami istologici hanno rivelato che l’acetamiprid induceva apoptosi nei gruppi a medio e alto dosaggio e l’indice di proliferazione diminuiva drasticamente nel gruppo ad alto dosaggio. In conclusione, l’acetamiprid causava tossicità sul sistema riproduttivo maschile ad alto dosaggio. Il meccanismo dell’effetto tossico potrebbe essere associato a stress ossidativo, alterazioni ormonali e apoptosi». («Effetti riproduttivi dell’esposizione subcronica all’acetamiprid nei ratti maschi». Scientific Reports, giugno 2020).   Uno studio sulla tossicità orale ha rilevato che l’esposizione di ratti maschi in fase di sviluppo all’imidacloprid «influenza l’apparato riproduttivo dei ratti maschi diminuendo la massa degli organi sessuali accessori, i livelli di testosterone, la concentrazione spermatica, aumentando il tasso di anomalie morfologiche degli spermatozoi, modificando la composizione lipidica del tessuto testicolare, frammentando il DNA seminale e aumentando l’apoptosi delle cellule spermatogeniche». («L’insetticida imidacloprid induce danni morfologici e al DNA attraverso tossicità ossidativa sugli organi riproduttivi di ratti maschi in via di sviluppo». Cell Biochemistry & Function, aprile 2012).   Uno studio condotto su ratti maschi sulla tossicità dell’imidacloprid e sui benefici della curcumina ha rilevato che «lo stress ossidativo sembra essere il meccanismo del danno testicolare mediato dall’imidacloprid, che porta a tossicità riproduttiva. La curcumina si è dimostrata efficace nel contrastare lo stress ossidativo e il danno testicolare indotto dall’imidacloprid». («Valutazione dell’effetto benefico della curcumina sulla tossicità riproduttiva maschile indotta dall’imidacloprid nei ratti Wistar». Environmental Toxicology, marzo 2015).

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Tossicità per l’apparato riproduttivo femminile

In uno studio sugli effetti dell’imidacloprid sulle ovaie dei topi, i dati «suggeriscono che l’IMI [imidacloprid] sia tossico per il sistema riproduttivo femminile nei topi» e «indicano che l’IMI raggiunge le ovaie e influenza alcuni parametri riproduttivi femminili, come il numero di follicoli ovarici, i livelli di LH e l’espressione ovarica degli enzimi».   I ricercatori hanno concluso: «Data la presenza di inimisolo e dei suoi metaboliti in diversi campioni umani, in particolare nel latte materno e nel liquido follicolare ovarico, gli effetti dell’esposizione ovarica all’inimisolo e ai suoi metaboliti hanno implicazioni per la salute pubblica a livello globale. Gli esiti riproduttivi avversi descritti in questo studio si aggiungono alle crescenti evidenze che i neonicotinoidi possano contribuire all’aumento dell’incidenza dei disturbi riproduttivi femminili negli ultimi 50 anni». («Effetti dell’esposizione all’imidacloprid sull’ovaio del topo in vivo». Tossicologia riproduttiva, ottobre 2025).   

Tumore al seno

In uno studio volto a svelare un potenziale meccanismo attraverso il quale i neonicotinoidi promuovono la progressione del cancro al seno, i ricercatori hanno scoperto che «i nostri studi in vitro, in vivo e in silico hanno dimostrato che i neonicotinoidi (NI) possono promuovere la progressione del cancro al seno a livelli di esposizione umana, a causa dell’attivazione e della sovraregolazione del GPER (recettore degli estrogeni accoppiato alla proteina G). Abbiamo scoperto un nuovo meccanismo molecolare di interruzione estrogenica dei neonicotinoidi e rivelato i potenziali effetti avversi dei neonicotinoidi sulle donne attraverso la via del GPER». (Gli insetticidi neonicotinoidi promuovono la progressione del cancro al seno attraverso il recettore degli estrogeni accoppiato alla proteina G: studi in vivo, in vitro e in silico. Environment International, dicembre 2022).  

Cancro al fegato

In uno studio sulle concentrazioni di neonicotinoidi e dei loro metaboliti sia nella popolazione generale che nei pazienti affetti da tumore al fegato, “sono state riscontrate correlazioni positive significative tra l’esposizione ai NEO [neonicotinoidi] e il tumore al fegato… il che ha rivelato che le concentrazioni di NEO erano associate a una maggiore probabilità di prevalenza del tumore al fegato». (Esposizione agli insetticidi neonicotinoidi e ai loro metaboliti caratteristici: associazione con il cancro al fegato nell’uomo. Environmental Research, maggio 2022).

Diabete di tipo 1

Uno studio trasversale ha rilevato che «nei bambini con diabete di tipo 1 (T1D) è stata riscontrata un’elevata esposizione ad antibiotici e neonicotinoidi, associata a cambiamenti nel microbiota intestinale caratterizzati da una minore abbondanza di generi produttori di butirrato, il che potrebbe aumentare il rischio di T1D». («Associazione tra diabete di tipo 1 di nuova insorgenza e alterazioni del microbiota intestinale correlate all’esposizione ad antibiotici e neonicotinoidi nella pratica clinica». World Journal of Pediatrics, luglio 2022).

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Altri impatti sulla salute

Un’analisi di 842 casi di avvelenamento umano non professionale associato ai neonicotinoidi, verificatisi tra il 2018 e il 2022, ha rilevato quattro decessi e diversi casi di gravi patologie, come le convulsioni.   «I sintomi comunemente segnalati e classificati come moderati includevano spesso due o più dei seguenti: mal di testa; vertigini; letargia; irritazione agli occhi o alla gola; prurito e eruzione cutanea; ustioni chimiche e desquamazione della pelle; gonfiore del viso; debolezza muscolare o tremori; vomito; diarrea; dolore e senso di oppressione al petto; piaghe aperte; e dolore generalizzato. Questi episodi derivano principalmente da usi domestici, come repellenti per insetti per prato e giardino, trattamenti antiparassitari per cimici dei letti o scarafaggi e prodotti utilizzati per trattare gli animali domestici contro pulci e zecche».   I ricercatori hanno concluso che «vista l’evidenza di neurotossicità, l’EPA dovrebbe usare la propria autorità legale per vietare i prodotti pericolosi e gli usi non necessari, compresi i trattamenti delle sementi e i prodotti per la cura degli animali domestici e del prato in ambito domestico, al fine di prevenire ulteriori sofferenze umane» («Casi di avvelenamento acuto nell’uomo associati a pesticidi neonicotinoidi nel database statunitense Incident Data System (IDS) dal 2018 al 2022: frequenza e gravità evidenziano rischi per la salute pubblica e fallimenti normativi». Environmental Health, novembre 2024).   In uno studio sugli effetti dell’esposizione prenatale all’imidacloprid nei topi, i ricercatori hanno scoperto che «la memoria spaziale e la memoria procedurale sono state influenzate dall’esposizione prenatale all’imidacloprid sia nei maschi che nelle femmine» e che «il comportamento ansioso è stato influenzato dall’esposizione prenatale all’imidacloprid, ma solo nei maschi».   Hanno concluso che «Questo studio fornisce ulteriori prove del fatto che l’esposizione prenatale all’IMI a dosi relativamente basse può avere un impatto sul comportamento ansioso e sulle funzioni cognitive». («L’esposizione prenatale all’imidacloprid influenza la cognizione e i comportamenti legati all’ansia nei topi CD-1 maschi e femmine». Toxics, ottobre 2025).   Stacy Malkan   Originariamente pubblicato da US Right to Know . Stacy Malkan è co-fondatrice e caporedattrice di US Right to Know, una redazione giornalistica senza scopo di lucro e un gruppo di ricerca sulla salute pubblica.  

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