Misteri
Messina Denaro, la massoneria e Roosevelt a Castelvetrano
La faccenda era partita un po’ in sordina. I giornali, all’inizio, cominciarono con lo scrivere che il medico di Matteo Messina Denaro sarebbe massone.
Poi, rapidamente, hanno iniziato a saltar fuori altri «massoni nell’orbita di Messina Denaro», così li ha definiti Repubblica.
Infine, da giorni, è il diluvio.
Ecco il politico «sotto processo perché sospettato di essere tra i vertici di una loggia massonica segreta che avrebbe raggruppato il gotha di tutta la provincia» che si sarebbe vantato con un amico massone: «Quando eravamo ragazzini ci volevamo bene, poi lui ha fatto la sua strada (…) Siccome noi ci volevamo bene, capito, assai ci volevamo bene, perciò da me puoi stare tranquillo che né mi manderà nessuno, né viene nessuno. Sono in commissione antimafia, appena arrivano lettere anonime sulla massoneria le strappo».
«Quando si parla di logge segrete il nome di Matteo salta fuori puntuale come un orologio e non c’è collaboratore di giustizia che non abbia ribadito come uno dei capisaldi del potere e della forza del boss in questi trent’ anni di latitanza sia stata la sua vicinanza se non appartenenza a logge nascoste e con uomini che poi, guarda caso, hanno sempre entrature nei palazzi del potere siciliano» scrive La Repubblica. «Mafia e massoneria sono andati a braccetto da sempre, non è una novità. I verbali dei processi sulla vecchia mafia sono pieni di testimonianze».
«Diversi pentiti raccontato che alla massoneria erano affiliati Totò Riina, Michele Greco, Francesco Madonia, Stefano Bontade, Angelo Siino, Vito Cascioferro: i capi storici di Cosa Nostra».
Non può mancare la citazione di «Michele Sindona, il banchiere della mafia», il quale «è stato associato alla loggia Camea (…) E in queste logge agivano anche funzionari della Regione: come Salvatore Bellassai, che aveva la sua stanza proprio di fronte a quella del presidente Piersanti Mattarella. Bellassai era il capo della P2 di Gelli per la Sicilia e la Calabria. Ma queste sembrano narrazioni ormai da libri di storia della mafia» si vola altissimi. E qui è sempre il giornale fondato dal «laico» Eugenio Scalfari.
«Di certo c’è che Messina Denaro e le sue sentinelle sparse per la Sicilia occidentale, nel suo regno che va da Agrigento a Trapani, hanno avuto legami strettissimi con esponenti di logge massoniche segrete e non, che a loro volta hanno avuto entrature nei palazzi della politica e della burocrazia del capoluogo di regione, Palermo».
Quindi arriva l’intervista al giudice che per nove anni ha dato la caccia al boss. «Le indagini sulle ricerche di Matteo Messina denaro furono totalmente ostacolate. Ogni volta che si alzava il livello, ad esempio sulla massoneria, in molti […] cominciavano a non crederci più» dice a La Stampa. «Ripartimmo con enorme fatica dalla massoneria […] ma non fu facile nemmeno stavolta […] Mi ritrovai in una riunione senza nemmeno il consenso dei colleghi». Pensai che l’indagine fosse stata totalmente ostacolata, che la cattura non fosse ritenuta prevalente e che sarebbe stato impossibile ricominciare daccapo».
Accade però una cosa particolare: dopo la pubblicazione di questa intervista, il magistrato però scrive una lettera alla Stampa: «In riferimento all’intervista pubblicata su La Stampa di ieri, non ho mai detto che “le mie indagini furono totalmente ostacolate. Pensai non lo volessero prendere” (…) il Procuratore ed i miei colleghi, al contrario di me sul capitolo massoneria, non ritenevano più credibile il collaboratore da cui le relative indagini erano scaturite». Il giornalista ribatte: «La dottoressa sa perfettamente che le è stato inviato in visione il testo dell’intervista e che, alle 21,15, su sua richiesta telefonica di parziali modifiche al testo, le stesse sono state accolte nel corpo pubblicato (…) La vicenda del collaboratore, in relazione alle indagini sulla massoneria, è spiegata nel prosieguo dell’intervista».
Cominciano a venire un po’ di vertigini.
Del resto, ci erano già venute anni fa leggendo Il Quarto livello, libro del giudice Carlo Palermo, che la mafia cercò di bombardare. In una storia che metteva in fila Ali Agca, Gheddafi, certe famiglie reali europee, il terrorismo islamico e altro, il giudice ricordava l’immane densità massonica di Trapani, dove le logge sono in numero spropositato. «Che il boss è stato ed è capo mandamento di una città – Trapani – in cui Cosa Nostra ha costruito la sua crescita finanziaria e dove, nel tempo, si sono contate 16 logge massoniche» scrive Carlo Bonini su Repubblica.
«L’ambiente trapanese è da sempre permeato di rapporti fra mafia e pezzi di ambienti che io chiamo genericamente della borghesia mafiosa» dice il procuratore di Palermo sentito da Il Fatto Quotidiano. «Ma lo faccio per non dare specificazione ad elementi che invece riguardano particolari settori. Dall’imprenditoria al mondo della sanità. E certamente va considerato che la provincia di Trapani è la seconda in Sicilia, dopo quella di Messina, per presenza di logge massoniche. Tutti questi elementi ci inducono a spingere i nostri accertamenti e le nostre verifiche. È quello che contiamo di fare in queste ore».
Si va oltre, il Corriere della Sera arriva a parlare di «Massoneria braccio destro della mafia: il piano di Messina Denaro». «U Siccu [nome con cui veniva identificato Matteo Messina Denaro, ndr] aveva in testa un’idea grandiosa: che la mafia si pigliasse la politica. Come? Creando logge massoniche coperte “ove vengano affiliati solo personaggi di un certo rango e ove la componente violenta della mafia ne divenga il braccio armato”». Di più: «meno sangue e tanti legami occulti, fino a farsi, secondo qualche pentito, una loggia segreta tutta sua, La Sicilia».
Quindi: Matteo Messina Denaro massone? Con una loggia tutta sua? Eh?
«Matteo ha avuto uomini fidati in tante amministrazioni, dalle questure ai Servizi. Così riusciva a sapere in tempo reale delle nostre indagini» continua il magistrato di cui sopra. «Una rete di copertura di carattere massonico lo ha protetto in tutto il mondo».
Insomma: in questi lunghi 30 anni di latitanza, più in quella di Provenzano, in queste decadi di grande consumo della narrazione dell’antimafia nazionale, vuoi che si siano sempre dimenticati di parlarci di questo capitolo, di questo ingrediente magico della storiaccia – cioè, la massoneria?
«Non è emerso alcun ruolo della massoneria in ordine alla latitanza o all’arresto di Matteo Messina Denaro» assicurava il 19 gennaio all’AdnKronos il Gran Maestro Stefano Bisi, l’uomo alla guida del Grande Oriente d’Italia. «Non risulta alcun procedimento penale avente ad oggetto la massoneria del GOI o peggio la sua vicinanza alla criminalità – dichiara il venerabile – la responsabilità del singolo, ove accertata in via definitiva, resta tale e non coinvolge l’associazione massonica di appartenenza.
La Sicilia è una terra di memoria infinita, un gorgo di umanità – fatto di sangue, fatto di storie – che scende giù nei secoli e nei millenni, talvolta domandando apertamente, tra segreti e tragedie, un posto centrale nell’avventura del mondo. Forse per questo, la Sicilia è piena di persone sagge, persone che ricordano con lucidità quanto accade in mezzo al mare e alla Terra…
Ecco che, d’un tratto, qualche amico siculo mi ricorda che Castelvetrano, la zona dove Messina Denaro viveva indisturbato, perfino attorno ad un centro studio CNR (lo disse Report), il luogo dove viveva anche il padre «Don Ciccio» Messina Denaro (che affidò il figlioletto Matteo a Riina, perché imparasse), il luogo che tutta l’Italia ora guarda con, diciamo così, una certa perplessità (perché proprio quel paesello?), fu teatro di un vertice di rilevanza assoluta per le vicende del pianeta.
Il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre 1943 a Castelvetrano – lì – si presentò il presidente americano Franklin Delano Roosevelt. Se pensate sia uno scherzo, vi sbagliate. Se vi fa l’effetto di uno dei «corti» di Elio e le Storie Tese (rimaneggiamenti demenziali dell’audio di documentari), «Hitler in Calabria», siete fuori strada (il tedesco arrivò però quantomeno fino a Sorrento, dove scrisse nel libro dell’albergo che se avesse perso le elezioni sarebbe tornato a vivere lì…). Se ridete come se vi dicessero «Stalin a Cuggiono», «Mao Zedong a Grisignano di Zocco», «Churchill a Poggio Rusco», «Hirohito a Quarto Oggiaro», «Bokassa a Brembate», potete pure farlo – salvo poi affrontare la verità.
Castelvetrano, questa microcittadina che sembra al centro di tutta questa storia di mafia del 2023, esattamente 80 anni prima era teatro di un incontro con pochi precedenti.
Ufficialmente di passaggio dalla Tunisia (prima era stato alle conferenze del Cairo e di Teheran), il presidente Roosevelt, secondo quanto raccontato, decorava dei generali americani presso l’«aeroporto» di Castelvetrano, allora completamente nelle mani delle forze USA, conquistato, dicono le cronache, bizzarramente senza colpo ferire.
Considerate che non era solo: con lui c’era il vertice estremo dell’esercito USA, nomi che oggi fanno tremare i polsi. C’era il generale Patton. C’era il generale Eisenhower – un altro futuro presidente. Il comandante dell’aviazione strategica. Il comandante della terza armata.
In pratica, un concentrato di potere, politico e militare, senza precedenti. Parliamo degli uomini che hanno vinto per il blocco occidentale la Seconda Guerra Mondiale. Se i tedeschi avessero potuto avere un drone di quelli che la CIA ha usato in Afghanistan, avrebbero potuto operare quello che ora si chiama un decapitation strike: un colpo ai vertici tale di mettere fine alla guerra.
Gli storici oggi parlano apertis verbis di una possibile «operazione coperta». L’incontro serviva per capire, dicono, cosa ne avrebbero fatto dalla Sicilia. Forse, qualcuno osa, fu programmato lì il «separatismo» à la Salvatore Giuliano, quello per cui la Trinacria doveva divenire un nuovo Stato USA.
Anche in queste ricostruzioni manca, ovviamente, l’ingrediente magico – cioè esoterico, cioè, avete capito, insomma, il grembiuletto.
Franklin Delano Roosevelt «fu iniziato in massoneria nella Holland Lodge No. 8, di New York City il 10 ottobre 1911, divenne Compagno il 14 novembre 1911 e Maestro il 28 novembre 1911 ed il 28 febbraio 1929 fu iniziato al 32º grado di rito scozzese antico ed accettato l’Albany Concistory di New York. Fu membro della Holland Lodge n. 8 di New York fino al marzo 1935, come il presidente Theodore Roosevelt e il suo futuro vice Harry Truman. Fu membro onorario della Architect Lodge No. 519 di New York e Gran Maestro onorario della Georgia. Nel 1934 divenne pure Gran Maestro onorario dell’Ordine De Molay». Mica è un segreto: lo scrive Wikipedia, pure nella versione italiana. Che continua aggiungendo cose interessanti.
«Fra i suoi consiglieri, ebbe rapporti con l’economista britannico John Maynard Keynes, fautore del deficit spending (come l’alta finanza di quel tempo), frequentatore di vari membri della Fabian Society, detentore e studioso degli scritti alchemici ed esoterico-magici di Isaac Newton, che a sua volta fondò il nuovo corso spirituale della massoneria moderna, rispetto alla muratoria medioevale». Insomma, dentro tutto. Non manca niente.
Roosevelt, poliomelitico, morì senza vedere la fine della guerra che aveva voluto. Gli successe un altro massone, Truman, al quale si deve il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Come noto, c’è la coincidenza che quest’ultima era una città giapponese quasi interamente cattolica. Ma stiamo divagando.
Non è un segreto che lo sbarco alleato venne in Sicilia proprio per i motivi che per anni si sono sussurrati pudicamente: la voce è che come arrivarono gli americani, furono accolti dai canti dei locali «viva l’America, viva la mafia!». Lucky Luciano, l’architetto del sistema dei clan della mafia di Nuova York, era assunto dalla Marina USA come «traduttore». La posta in gioco per la mafia italoamericana (allora ancora gonfia dei proventi diversificati del proibizionismo) era non da poco: il ritorno di Cosa Nostra in Sicilia, dove era stata estirpata dalla repressione sanguinosa degli uomini di Mussolini.
La realtà è che non solo la Marina pescò da Luciano e dai suoi simili. È certa l’implicazione dell’OSS, il servizio segreto esterno USA antesignano della CIA. L’uomo che con ogni probabilità ha intessuto il collegamento profondo fu James Jesus Angleton, che in seguito verrà riconosciuto come la «madre» della CIA (il padre era Allen Dulles).
Angleton era cresciuto a Milano, dove si era trasferita la famiglia per il lavoro del padre. Era quindi italofono. Era, inoltre, poeta: ammirava immensamente Ezra Pound, cui scriveva lettere piene di passione letteraria, mentre, dopo la guerra, lo teneva al gabbio. Angleton era, si dice, intimo di Montini. Ha gestito con ogni probabilità il ponte mafioso sulla Sicilia (ripetendosi, pochi anni dopo, con Cuba, alleandosi con i picciotti per far fuori Fidel Castro) e pure, con ogni probabilità, il referendum Repubblica o Monarchia. Qualcuno può immaginare che ci sia lui dietro alla creazione del partito che governò il Paese «liberato» nei suoi decenni di «sovranità limitata»: la DC. Il teorico del democristianismo, il francese Jacques Maritain, le cui idee venivano fatte circolare con forza nei circoli cattolici antifascisti, era stato per anni in America, ospite di quelle università americane da cui veniva Angleton e tutti i suoi colleghi cooptati nell’OSS, università che, mi diceva Gianni Collu, «erano presidi della massoneria».
James Jesus Angleton, insomma, è un vero padre della patria – un uomo mitico, a cui, nel bene e nel male, dobbiamo la forma attuale dell’Italia Repubblicana, al quale tuttavia nessuno ha mai pensato di dedicare una via o una piazza. Se vi interessa la sua figura, potete intuirne parzialmente la portata guardandovi il capolavoro di Robert DeNiro The Good Shepherd, o la rara miniserie The Company.
E quindi, vuoi che la Sicilia abbia giocato questo ruolo oscuro e fondamentale nella storia del Nuovo Ordine Mondiale?
Vuoi che Castelvetrano abbia in qualche modo avuto un ruolo nell’incontro di queste forze occulte che hanno plasmato la storia ben oltre l’isola, la penisola, l’Europa?
È un caso che, quando si parli di mafia, di reti internazionali, di poteri inspiegabili, si rifinisca in quello stesso paesino brullo di neanche trentamila abitanti?
Capite bene che non ho le risposte. Tuttavia, qualche idea, più generale, la ho da tanto tempo.
Parlare del rapporto tra mafia e massoneria significherebbe tirare via il velo sul legame tra massoneria e Italia, nel suo senso storico: non ve lo dicono alla scuola dell’obbligo, ma la massoneria ha di fatto creato l’Italia unitaria, il «Risorgimento» è interamente roba loro, Garibaldi e Mazzini e tutti gli altri «patrioti» erano grembiulisti di importanza mondiale, invasati dell’odium immortale massonico contro il cattolicesimo e il suo impero, quello degli Asburgo.
Questo sarebbe ancora poco: perché parlare della massoneria potrebbe mostrare quanto essa, nei secoli, sia penetrata e incistata nelle nostre istituzioni, lo scandalo P2, quando si scoprì che una loggia massonica univa generali, politici, imprenditori, direttori di giornali, attori comici, nobili, banchieri, personaggi TV sotto la guida di un tale Licio Gelli che vendeva materassi e simultaneamente gestiva trame nel Sudamerica dei colpi di Stato, potrebbe darvi un esempio: ma i tempi sono cambiati, e i giornalisti che ne parlavano, all’epoca, erano detti bonariamente «pistaroli», mentre oggi a scrivere cose terra-terra come quanto riportato sopra si è solo sporchi, ridicoli «complottisti».
Se si parlasse davvero della massoneria, diverrebbe inevitabile, credo, che politica e magistratura arrivino a chiedere le liste degli iscritti: voglio dire, hanno il listone dei non vaccinati, lo hanno chiesto negli anni (a certi gruppi giochi per bambini) e ottenuto definitivamente poco fa, e perché non dovrebbe essere possibile sapere chi è iscritto a quell’associazione?
Perché alcune associazioni di persone possono essere libere di tenere segreti i nomi degli associati e altre – come la mafia – hanno invece organi dello Stato preposti alla loro repressione? Scherziamo, ma abbiamo in mente la faccenda della Yakuza in Giappone, che non può essere sciolta perché il Paese ha ferree leggi sulla totale libertà di associazione, da cui l’esistenza di fanzine e rivistine che celebrano i mafiosi (noi invece dobbiamo accontentarci di romanzi e serie che giurano di non voler glorificarne le gesta, ma poi sui risultati nel pubblico non ci esprimiamo).
Era l’obiettivo di Rosy Bindi, si disse: «Basta segreti, fuori i nomi», era il succo della richiesta della Commissione antimafia presieduta dall’onorevole piddina. Nel 2017 la Guardia di Finanza perquisì la sede del Grande Oriente d’Italia su mandato della Commissione parlamentare, che già cominciava anche a trattare di incroci con la ‘Ndrangheta (che, ora, è infinitamente più potente della mafia sicula, almeno economicamente).
Elenchi o no, non ci pare sia cambiato nulla.
Parlare della massoneria, non si può. Perché significherebbe, come può magari intuire il lettore che ci ha seguito fin qui, far saltare la sua intera percezione storica.
Qualcuno potrebbe cominciare a pensare che la Storia non è frutto di un progresso cieco, ma è costruita secondo linee umane precise, secondo progetti – la Storia è il prodotto della volontà, umana e forse non solo umana.
E quindi, eccoti che ti ritrovi a pensare che sì, la Storia è la storia della lotta tra il Bene e il Male, tra squadre opposte di attori morali, tra chi lotta per la Vita e il suo Dio e chi invece lotta per la Morte e la sua Cultura – servendo, più o meno consapevolmente, un signore che non è il Dio dei cristiani, ma il signore della Terra, il principe di questo mondo.
Gratti il racconto di Castelvetrano, e ti ci ritrovi l’abisso della Storia e della condizione umana.
I disgraziati che compilano e seguono Renovatio 21 ci sono abituati. Possono riderci dietro, certo come se raccontassimo che, prima di Messina Denaro, a Castelvetrano ci era passato Roosevelt.
A noi che interessa? Nulla. Perché, da veri credenti, sappiamo cosa è accaduto, e cosa sta accadendo – e il nostro ruolo in questo disegno, il suo costo esiziale, e la bellezza eroica di tutta questa battaglia.
Roberto Dal Bosco
Misteri
Il Senato USA contro la possibile grazia di Trump a Ghislaine Maxwell
Il Senato degli Stati Uniti ha esortato all’unanimità il presidente Donald Trump a non concedere la grazia a Ghislaine Maxwell, la trafficante di sesso condannata che ha aiutato Jeffrey Epstein a reclutare e abusare di ragazze minorenni.
Maxwell, figlia del magnate dell’editoria britannico ed ex parlamentare Robert Maxwell, caduto in disgrazia e sospettato di avere legami con il Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, sta attualmente scontando una condanna a 20 anni di carcere federale dopo essere stata riconosciuta colpevole nel 2021 di traffico sessuale e reati correlati.
La risoluzione, presentata dalla senatrice democratica Jacky Rosen e approvata mercoledì senza obiezioni da parte di entrambi i partiti, afferma che Maxwell non dovrebbe ricevere «grazia, commutazione della pena o qualsiasi altra forma di clemenza presidenziale».
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Rosen ha dichiarato che era «orribile» che Trump avesse persino preso in considerazione la possibilità di una grazia, sostenendo che Maxwell non avrebbe mai dovuto ricevere la grazia per aver aiutato Epstein ad abusare di ragazze minorenni.
Trump ha ripetutamente rifiutato di escludere categoricamente la possibilità di graziare Maxwell. Interrogato sulla questione lo scorso anno, ha sottolineato di avere l’autorità per farlo, ma ha affermato che nessuno gli aveva fatto richiesta. In seguito, ha anche dichiarato che si sarebbe consultato con il Dipartimento di Giustizia statunitense dopo il rifiuto della Corte Suprema di esaminare il ricorso di Maxwell nell’ottobre del 2025.
Le speculazioni su una possibile grazia si sono ulteriormente intensificate dopo che Todd Blanche, all’epoca vice procuratore generale e ora candidato di Trump alla carica di procuratore generale, ha intervistato Maxwell per circa nove ore in due giorni, nell’ambito dell’indagine del Dipartimento di Giustizia sul caso Epstein.
Alla Maxwell è stata concessa un’immunità limitata per l’intervista ed è stata trasferita poco dopo in un carcere federale di minore sicurezza. Il suo avvocato ha negato che avesse chiesto qualcosa in cambio della sua collaborazione, ma ha ammesso che accoglierebbe con favore una riduzione della pena. Blanche ha dichiarato che non raccomanderà la grazia.
La mossa del Senato giunge in un clima di crescente indignazione per la gestione del caso Epstein da parte dell’amministrazione Trump. Il processo di divulgazione è stato criticato per i ritardi, le numerose omissioni e l’assenza di nuove importanti incriminazioni, deludendo i sostenitori che si aspettavano che i documenti avrebbero smascherato personaggi influenti legati a Epstein.
Trump e Maxwell frequentavano gli stessi ambienti sociali a Nuova York e in Florida tra gli anni Novanta e i primi anni 2000, periodo in cui il presidente conosceva anche Epstein. Dopo l’arresto di Maxwell nel 2020, Trump fu criticato per aver dichiarato: «Francamente, le auguro solo ogni bene».
Il presidente degli Stati Uniti ha negato qualsiasi illecito legato a Epstein e ha affermato di aver interrotto i rapporti con il finanziere anni prima del suo arresto nel 2019. Maxwell ha poi dichiarato ai funzionari del Dipartimento di Giustizia di non aver mai assistito a comportamenti inappropriati da parte di Trump.
Ghislaine Maxwell è una delle figlie del magnate dei media inglese Robert Maxwell, che aveva cambiato nome nascondendo le sue origini ebraico-carpatiche: vero nome Ján Ludvík Hyman Binyamin Hoch, nato a Slatinske Doly in Rutenia (ora Ucraina) in una famiglia povera e numerosa che praticava l’ebraismo ortodosso e parlava solo yiddish. Robert Maxwell è stato definito come una «superspia» dello Stato di Israele, per il quale avrebbe trafficato segreti atomici. Morto misteriosamente nell’Atlantico mentre era sul suo panfilo (chiamato Lady Ghislaine), al funerale in Israele erano presenti vari capi del Mossad e vertici dello Stato Ebraico.
La Maxwell stava scontando una pena di 20 anni presso l’Istituto correzionale federale di Tallahassee per traffico di ragazze minorenni a fini sessuali, dove ha adottato la «fede ebraica del defunto padre», ricevendo di conseguenza, con l’aiuto di un’organizzazione del movimento ebraico Chabad-Lubavitch, il beneficio di differenze nei pasti e nell’estensione del tempo libero.
Ghislaine è ritenuta essere un collegamento tra il caso Epstein e i servizi israeliani, sempre più sospettati di essere dietro l’immane operazione di ricatto dei potenti della Terra filmati mentre facevano sesso con ninfette nell’isola di San Giacomo piccolo nelle Isole Vergini britanniche o nelle magioni di Epstein (in Florida, in Nuovo Messico, a Parigi, a Nuova York aveva il più grande palazzo della città).
Come riportato da Renovatio 21, nel corso dello scorso mese la Maxwella si era detta «pronta» a testimoniare in un’audizione di una Commissione del Congresso a Washington.
La Maxwell, è emerso, ha fatto vari viaggi con Bill Clinton, di cui, secondo le voci, sarebbe stata pure amante.
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Ad un giornalista che nel giorno dell’arresto della Maxwell chiedeva un commento a Trump, che la conosce personalmente come figura costante nel mondo dei party altolocati a Nuova York ed in Florida, il presidente reagì augurando alla donna buona fortuna.
Ad agosto 2025 la Maxwell fu interrogata in carcere dal vice procuratore generale USA Todd Blanche. In quell’occasione, la donna ha affermato che molte delle accuse contro di lei e Epstein erano false e ha liquidato una serie di teorie e questioni in sospeso nel caso.
La Ghislaina ha anche insistito sul fatto che non esistesse una «lista clienti» dei ricchi e potenti associati all’Epstein, e ha negato qualsiasi piano per ricattare i suoi associati. Il Dipartimento di Giustizia e l’FBI avevano concluso a luglio che non esisteva una «lista clienti» specifica per la rete di trafficanti dell’Epstein, né prove credibili che «Epstein avesse ricattato personaggi di spicco nell’ambito delle sue azioni».
Negli stessi giorni un giornale neoeboraceno aveva scritto che soldati delle forza speciali sono stati dispiegati per proteggere la Maxwell in prigione, dopo che ha ricevuto una valanga di minacce di morte.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Arte
Accuse di abusi sessuali anche per lo strano divo Jared Leto, padrone del Laurel Canyon
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Misteri
Il Congresso USA discute del progetto MK Ultra
La deputata repubblicana floridiana Anna Paulina Luna ha tenuto martedì un’audizione per fare luce sul progetto MKULTRA lanciato dalla CIA e volto a sviluppare metodi di controllo mentale.
Martedì scorso , presiedendo la task force della Commissione di vigilanza della Camera sulla declassificazione dei segreti federali, Luna ha ascoltato le testimonianze di persone che hanno descritto dettagliatamente come la CIA, negli anni Cinquanta, conducesse segretamente esperimenti illegali su soggetti umani ignari, inducendo stati mentali alterati attraverso la tortura psicologica e somministrando droghe come l’LSD, che permettevano di impiantare falsi ricordi e, in ultima analisi, di programmare le loro menti, anche per commettere omicidi.
«Il Progetto MKULTRA non è stato un fallimento politico o un programma eccessivamente zelante sfuggito di mano», ha dichiarato Luna. «Si è trattato di un’operazione governativa deliberata e sistematica che ha sottoposto cittadini americani, prigionieri, pazienti ospedalieri, veterani e persone comuni a LSD, elettroshock, ipnosi, privazione sensoriale e tortura psicologica a loro insaputa e senza il loro consenso».
🚨Rep. Luna MKUltra Opening Statement: “This hearing is about the crimes committed by the Central Intelligence Agency.”
“Administering drugs to people without their knowledge or consent, subjecting humans to psychological torture, and using prisoners and hospital patients as… pic.twitter.com/oxRQGyrK9I
— High Strangeness (@HighlyStrange) June 30, 2026
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L’avvenente deputata ha sottolineato il coinvolgimento del dottor Sidney Gottlieb, che un testimone ha definito il «Mago Nero», e ha evidenziato come la CIA avesse in seguito ordinato la distruzione della documentazione relativa al progetto MKULTRA. Questo fino a quando, nel 1977, un archivista non si imbatté in sette scatole contenenti i documenti finanziari del programma, sopravvissuti a un incendio ma archiviati in modo errato.
«Quelle sette caselle contenevano i nomi delle istituzioni, i nomi dei sottoprogetti, i ricercatori che vi avevano partecipato, l’operazione specifica che la CIA aveva finanziato e, senza di esse, la stragrande maggioranza del progetto MKULTRA sarebbe rimasta solo una voce», ha affermato la Luna.
«Vorrei essere chiara su ciò con cui credo che abbiamo a che fare qui», ha continuato. «Somministrare farmaci alle persone a loro insaputa e senza il loro consenso, sottoporre gli esseri umani a torture psicologiche e utilizzare prigionieri e pazienti ospedalieri come soggetti di ricerca senza il loro consenso. Questi sono crimini contro l’umanità».
Testimoniando davanti alla Commissione, Stephen Kinzer, autore del libro sul Gottlieb Poisoner In Chief, ha osservato che la CIA gli aveva sostanzialmente concesso una licenza di uccidere, aggiungendo che il numero di americani sacrificati al progetto MKULTRA potrebbe non essere mai noto.
«Nel 1951 la CIA assunse Gottlieb e gli affidò il compito di avviare quello che sarebbe diventato il progetto MK-ULTRA. Gottlieb era convinto che, per trovare un modo per impiantare una nuova mente nel cervello di una persona, fosse prima necessario distruggere la mente già presente. Nella sua ricerca di metodi per distruggere la mente e il corpo umano, MKULTRA condusse gli esperimenti più estremi mai effettuati su esseri umani da un’agenzia governativa statunitense. A tutti gli effetti, si tratta di torture mediche. Questi esperimenti ebbero luogo in prigioni, cliniche e rifugi sicuri negli Stati Uniti, in Europa e in Asia».
WATCH journalist and author Dr. @stephenkinzer’s opening statement at today’s explosive MK Ultra hearing regarding the over classification of secret government programs and the CIA’s quest to weaponize mind control against Americans. pic.twitter.com/UwsSJXWBce
— Rep. Anna Paulina Luna (@RepLuna) June 30, 2026
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«Gli ufficiali del progetto MK-ULTRA erano autorizzati a recarsi all’estero, preferibilmente in Paesi sotto occupazione statunitense, formale o informale, e a chiedere alla stazione locale della CIA di fornire loro “sacrificabili”, ovvero esseri umani la cui scomparsa non avrebbe destato sospetti. Gottlieb possedeva di fatto una licenza di uccidere rilasciata dal governo statunitense. Non si conoscono né il numero delle vittime del progetto MK-ULTRA né il numero di coloro che furono sottoposti a esperimenti mortali».
Il giornalista investigativo Tom O’Neill, noto per il molto popolare libro sugli omicidi Manson Chaos, ha testimoniato in merito al coinvolgimento dello psichiatra Louis Jolyon West nel perfezionamento dei metodi di controllo mentale del progetto MKULTRA, illustrando i suoi legami con gli omicidi di Charles Manson nel 1969 e con Jack Ruby, l’assassino di JFK Lee Harvey Oswald.
«Appena tre anni dopo aver stretto un accordo con la CIA, West riferì di aver sviluppato, somministrando “LSD” e altre “nuove droghe” che “accelerano l’induzione dello stato ipnotico e approfondiscono la trance che può essere prodotta in determinati soggetti”, la capacità di sostituire i “veri ricordi” con “falsi” in una persona senza che questa ne sia consapevole».
For decades, questions about MKUltra were dismissed or ignored. Today, investigative journalist Tom O’Neill lays out why those questions still deserve answers. @chaosmansonbook
WATCH his compelling opening statement below👇 pic.twitter.com/aWJl8CYdKR
— Rep. Anna Paulina Luna (@RepLuna) June 30, 2026
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«“In altre parole”, ha spiegato, “si è scoperto che è possibile prendere il ricordo di un evento specifico nella vita di un individuo e, tramite suggestione ipnotica, far sì che in seguito ricordi consapevolmente che quell’evento non è mai realmente accaduto, ma che un altro evento (fittizio) è invece avvenuto”».
O’Neill ha inoltre evidenziato una lettera del 1953 di West a Gottlieb in cui «delineava gli obiettivi, i mezzi e i metodi degli esperimenti che West intendeva condurre su soggetti umani inconsapevoli presso la base aerea di Lackland, vicino a San Antonio, in Texas, dove era primario di psichiatria presso l’ospedale della base».
Lo scrittore ha fatto notare che meno di un anno dopo la lettera, un sergente dell’aeronautica militare in servizio presso la base, senza precedenti di violenza o criminalità, rapì e uccise una bambina di tre anni nei pressi della base aerea.
«L’aviatore, un militare decorato, marito e padre di due figli di nome Jimmy Shaver, si avvicinò alla squadra di ricerca che aveva trovato la bambina e chiese loro dove si trovasse e come fosse arrivato lì. I testimoni, compresi i poliziotti militari che lo arrestarono, descrissero Shaver come stordito e apparentemente in trance. Sua moglie riferì che non l’aveva riconosciuta quando era andata a trovarlo in prigione quella sera», ha raccontato O’Neill.
Durante il processo a Shaver, venne poi rivelato che «era stato ricoverato presso l’ospedale della base, sottoposto a un trattamento sperimentale per emicranie debilitanti», e che West era stato incaricato come suo perito psichiatrico. «Quattro anni dopo, fu giustiziato, insistendo fino alla fine di non ricordare di aver commesso il crimine per cui era stato condannato», ha affermato O’Neill.
Come riportato da Renovatio 21, era stato, ancora in età adolescenziale, una vittima del progetto MK Ultra Ted Kaczynski, detto Unabomber. Ancora ragazzino, era
Appena entrato sedicenne ad Harvard, il piccolo, geniale Kaczynski fu sottoposto ad un mostruoso esperimento psicologico che durò tre anni, dal 1959 al 1962.
Della crudeltà di questo evento parla in Harvard and the Unabomber di Alston Chase e riassunto in Mind Wars: Brain Research and the Military in the 21st Century («Guerre mentali: la scienza del cervello e l’esercito nel 21° secolo») di Jonathan Moreno, filosofo e bioeticista americano figlio del padre della tecnica psicoterapica dello psicodramma Jacob Levy Moreno. Della faccenda parla anche il recente libro sui crimini medici, The Icepick Surgeon: Murder, Fraud, Sabotage, Piracy, and Other Vile Deeds Perpetered in Name of Science («Il chirurgo con il rompighiaccio: omicidio, frode, sabotaggio, pirateria e altri atti vili perpetrati in nome della scienza»).
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L’esperimento di Harvard cu fu sottoposto il minorenne Kaczynski mirava alla decostruzione psichica dei giovani, utilizzando un’intensa umiliazione, provocando loro un forte stress.
L’esperimento – ma sarebbe più corretto dire la tortura – era in gestione a Henry A. Murray, uno psichiatra proveniente dal patriziato di Nuova York, noto per i suoi interessi junghiani e per aver supervisionato nel 1960 gli esperimenti harvardiani con droghe psichedeliche del collega psichiatra Timothy Leary, poi divenuto trafficante latitante e guru della controcultura drogastica degli anni Sessanta.
Murray aveva conseguito il dottorato in biochimica presso l’Università britannica di Cambridge. Nel 1937 divenne direttore della Harvard Psychological Clinic e l’anno successivo fu consulente per il governo britannico, istituendo il loro comitato di selezione degli ufficiali. Durante la seconda guerra mondiale Murray aveva lasciato Harvard e lavorato come tenente colonnello per l’Office of Strategic Services (OSS) – l’organizzazione che sarebbe stata poi chiamata «CIA».
Il lavoro di Murray per i servizi segreti angloamericani ha lasciato il segno. James Miller, responsabile della selezione degli agenti segreti presso l’OSS durante la seconda guerra mondiale, ha affermato che il test della situazione di Murray è stato utilizzato dal British War Officer Selection Board e poi dall’OSS per valutare potenziali agenti. Varie fonti sostengono che in seguito i suoi esperimenti sarebbero stati parte del progetto MK Ultra.
Dalla fine del 1959 all’inizio del 1962, l’operazione di Murray selezionò 22 studenti universitari di Harvard e cercò di misurare le loro risposte allo stress estremo.
Murray affermava di sottoporre le sue cavie umane ad attacchi «veementi, radicali e personalmente offensivi”. La sua esperienza avrebbe specificamente adattato la decostruzione psichica all’ego, alle idee care e alle convinzioni dell’individuo. Successivamente, chiedeva ai soggetti di vedere ripetutamente il filmato di se stessi che subivano abusi.
Kaczynski aveva 17 anni quando iniziò l’esperimento triennale. Secondo quanto mostrato anche nella riuscita serie TV Manhunt: Unabomber, Murray si era prima ingraziato il ragazzino, divenendogli amico – qualcosa di assolutamente importante per un bambino prodigio nemmeno maggiorenne, e di famiglia non abbiente come quelle dei rampolli che solitamente finiscono senza meriti Harvard, che era appena arrivato nel contesto del campus, lontano dai suoi cari e con chissà quali ansie.
Murray incoraggiò il giovane Ted a scrivere le sue idee, per poi complimentarsi con lui, e stabilire un rapporto estremamente amicale. Nell’esperimento, poi, lo psichiatra capovolgeva la situazione, dava appuntamento in uno spazio chiuso al ragazzino dove lo insultava, assieme ad altre persone, dicendo che il suo pensiero non valeva niente, e arrivando a dirgli – secondo quanto riportato – che anche sua madre non aveva considerazione di lui.
Sono state fatte ipotesi anche sul coinvolgimento dell’MK Ultra nella vita di Mark Chapman, l’assassino del cantante John Lennon.
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Come riportato da Renovatio 21, sono stati portati all’opinione pubblica in questi anni esperimenti MK Ultra svolti dalla CIA che comprendevano dosare LSD a cittadini inconsapevoli ed altri esperimenti su bambini danesi, nonché altre torture al di fuori di ogni possibile etica medica.
Da notare come Robert Kennedy jr., dopo una visita in carcere, ha dichiarato di non credere nella colpevolezza dell’assassino condannato per la morte del padre, Robert Kennedy sr., già segretario alla Giustizia nel governo di John Fitzgerald Kennedy e candidato alla presidenza USA quando venne ucciso a Los Angeles nel 1969. La tesi circolante è quella secondo cui il killer condannato, il palestinese Sirhan Sirhan, abbia agito in una sorta di ipnosi, e non abbia inferto al politico americano il colpo fatale.
Da notare come due anni fa la CIA abbia negato di aver utilizzato la programmazione di controllo mentale MK-Ultra sull’attentatore di Trump al comizio di Butler, Pennsylvania, il misterioso ventenne Thomas Matthew Crooks.
«Queste affermazioni sono totalmente false, assurde e dannose», aveva detto un portavoce della CIA a Wired . «La CIA non ha avuto alcun rapporto con Thomas Crooks. Per quanto riguarda MK-Ultra, il programma della CIA è stato chiuso più di 40 anni fa e le informazioni declassificate sul programma sono disponibili al pubblico su CIA.gov».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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