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Droni misteriosi sul territorio USA e oltre. Cosa sono? Cosa preparano?

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Si tratta di certo di una delle storie più inquietanti di un anno già di per sé allucinante in un decennio che promette di essere terrificante.

 

Degli avvistamenti di droni sul New Jersey si è iniziato a parlare a metà novembre 2024. Un funzionario dell’FBI ha dichiarato all’inizio di questa settimana al Congresso degli Stati Uniti che l’agenzia ha ricevuto più di 3.000 segnalazioni da parte dei cittadini su avvistamenti di droni non identificati nello spazio aereo statunitense da metà novembre.

 

Oggetti volanti luminosi, definiti «droni» dagli osservatori e dalla stampa, sono stati segnalati in più contee dello Stato statunitense, con il primo segnalato il 18 novembre 2024. Gli oggetti volanti non identificati (questo sono, ma pochi li chiamano UFO) hanno sconfinato: sono stati segnalati avvistamenti anche negli stati confinanti come Nuova York, Maryland e Pennsylvania. Tuttavia, il Nuovo Jersey è rimasto il punto focale di questo flap (termine del gergo ufologico che indica un’ondata di avvistamenti).

 

 

 

 

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I droni del mistero vengono solitamente avvistati di notte, con alcune notti che hanno registrato fino a 49 avvistamenti, anche se si ipotizza una duplicazione delle segnalazioni da parte dei testimoni del fenomeno. Alcuni dei velivoli sono descritti come grandi quanto piccole auto o addirittura grandi come SUV, il che è fa escludere che si tratti di droni consumer. Sono dotati spesso hanno luci, tra cui rosso e verde lampeggianti per la navigazione, e talvolta funzionano con le luci spente, il che li rende più difficili da individuare o tracciare.

 

Secondo vari resoconti, i droni possono volare per lunghi periodi, fino a 6-7 ore, e coprire distanze di circa 24 chilometri e sono stati osservati volare in schemi o formazioni coordinate.

 

Ci sono poi testimonianze al limite dell’incredibile: cittadini che hanno provato ad avvicinarsi con i loro droni ricreativi ne hanno perso il controllo, per poi vederli precipitare.

 

Nessuno ha idea di cosa si tratti, e le autorità non dicono nulla. Gli avvistamenti hanno portato a diffuse speculazioni e teorie cospirative, che vanno dalla sorveglianza estera ai test nazionali, senza prove concrete a supporto di alcuna teoria specifica. L’FBI, il Dipartimento della sicurezza interna (DHS) e le forze dell’ordine locali starebbero indagando attivamente. L’FBI ha chiesto al pubblico di fornire foto, video o qualsiasi informazione riguardante questi droni.

 

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L’FBI e il Dipartimento della Sicurezza Interna in seguito hanno dichiarato che stavano continuando a «indagare su questa situazione e confermare se i voli dei droni segnalati sono effettivamente droni o sono invece velivoli con equipaggio o comunque avvistamenti imprecisi».

 

Nessuno degli avvistamenti di UAV segnalati è stato finora corroborato dal rilevamento elettronico, hanno affermato le due agenzie. Le revisioni dei filmati e delle foto disponibili hanno permesso loro di stabilire che molti dei droni segnalati erano in effetti velivoli con equipaggio, utilizzati legalmente, hanno aggiunto.

 

Le autorità, tra cui il governatore del Nuovo Jersey Phil Murphy, hanno affermato che non vi è alcuna minaccia nota per la sicurezza pubblica: un’affermazione totalmente falsa visto che nemmeno lui sa di cosa si tratta.

 

Il portavoce della sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby – quello dei diritti gay come core della politica Estera USA – ha affermato la settimana scorsa che molti dei recenti avvistamenti riguarderebbero in realtà velivoli con equipaggio gestiti legalmente, non droni misteriosi. «Dopo aver esaminato le immagini disponibili, sembra che molti degli avvistamenti segnalati siano in realtà velivoli con equipaggio gestiti legalmente», ha detto Kirby ai giornalisti. «La Guardia costiera degli Stati Uniti sta fornendo supporto allo Stato del New Jersey e ha confermato che non ci sono prove di alcun coinvolgimento di navi costiere con base all’estero. E, cosa importante, non ci sono avvistamenti di droni segnalati o confermati in nessuno spazio aereo riservato».

 

Sono state avanzate richieste per normative più severe sui droni, con alcuni funzionari che hanno persino suggerito di abbatterli se rappresentano una minaccia, sebbene ciò non sia attualmente consentito dalla legge statunitense senza identificare un rischio specifico per la sicurezza pubblica.

 

Sono circolate varie teorie, tra cui la possibilità di spionaggio straniero, in particolare dall’Iran, sebbene ciò sia stato rapidamente respinto dal Pentagono. Altre speculazioni includono test di nuove tecnologie da parte dell’esercito statunitense o di entità commerciali, ma non sono state fornite prove concrete a sostegno di queste affermazioni.

 

I droni sono stati avvistati su infrastrutture critiche come installazioni militari, bacini idrici e linee elettriche, aumentando le preoccupazioni per la sicurezza. Le autorità del Nuovo Jersey hanno utilizzato i propri droni per cercare di osservare più da vicino questi oggetti misteriosi, catturando filmati che aiutano a comprenderne le dimensioni e il comportamento.

 

La situazione rimane sotto inchiesta attiva, con gran parte delle informazioni pubbliche provenienti da resoconti dei media, dichiarazioni ufficiali e post sulle piattaforme social.

 

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Il deputato Jeff Van Drew la settimana scorsa aveva affermato che fonti «molto qualificate» e «affidabili» ritengono che i droni delle dimensioni di un SUV avvistati nel Nuovo Jersey provengano da una «nave madre» iraniana parcheggiata al largo della costa orientale degli Stati Uniti. «Sono nel comitato per i trasporti, nel sottocomitato per l’aviazione e ho avuto modo di conoscere delle persone», ha detto Van Drew per aggiungere credibilità alla sua affermazione. «E da fonti molto importanti, fonti molto qualificate, fonti molto responsabili, vi dirò… l’Iran ha lanciato una nave madre probabilmente circa un mese fa che contiene questi droni. Quella nave madre si trova al largo della costa orientale degli Stati Uniti d’America».

 

Il rappresentante ha anche chiesto che i droni, che hanno attirato l’attenzione nazionale nelle ultime settimane, vengano abbattuti nonostante il governatore dello stato abbia recentemente minimizzato la loro minaccia.

 

La portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Sabrina Singh, ha dichiarato mercoledì che non c’era «nessuna verità» nelle affermazioni di Van Drew. La valutazione iniziale del Pentagono è che «questi non sono droni provenienti da un’entità straniera o da un avversario», ha sottolineato. Insomma, non c’è nessuna cosiddetta «nave madre» che lancia droni verso gli Stati Uniti.

 

Tuttavia, Van Drew ha mantenuto la sua posizione, dicendo a Fox News il giorno dopo che «non ci è stata detta la verità». Il repubblicano ha accusato il Pentagono di «trattare con il pubblico americano come se fossimo stupidi».

 

Come riportato da Renovatio 21, una nave madre porta droni è stata messa a punto dalla Cina. Tuttavia, qui vi sarebbero delle voci secondo cui i droni deriverebbero direttamente dal mare.

 

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Sulla questione, che a distanza di settimane, sta facendo impazzire gli americani, è intervenuto di peso il presidente eletto degli Stati Uniti d’America Donaldo Trump.

 

I droni «misteriosi» avvistati mentre sorvolavano il Nuovo Jersey, Nuova York, la Pennsylvania e altri stati della costa orientale devono essere abbattuti, ha affermato Trump in un post sulla sua piattaforma Truth Social.

 

«Avvistamenti di droni misteriosi in tutto il Paese. Può davvero accadere senza che il nostro governo ne sia a conoscenza? Non credo proprio!»

 

«Il governo sa cosa sta succedendo. Il nostro esercito sa da dove sono decollati, se è un garage possono andare dritti in quel garage… sanno da dove vengono e dove sono andati. Per qualche ragione non vogliono commentare. Credo che sarebbe meglio dire cosa sono. I nostri militari lo sanno e il nostro presidente lo sa. Per qualche ragione vogliono mantenere la gente in stato di suspense».

 

«Qualcosa di strano sta succedendo, e per qualche ragione non vogliono dirlo alla gente. E dovrebbero». Alla domanda se il presidente eletto avesse visto un briefing dell’Intelligence sui droni Trump ha declinato di commentare.

 

Il fenomeno, tuttavia, non riguarda solo gli USA. Droni non identificati hanno sorvolato ripetutamente la base aerea di Ramstein nella Germania occidentale, ha riferito Der Spiegel, citando fonti di sicurezza a Berlino. I droni sono stati avvistati anche su strutture di proprietà del gigante chimico BASF e del produttore di armi Rheinmetall.

 

La base aerea di Ramstein fu costruita poco dopo la Seconda Guerra Mondiale ed è da tempo il principale hub dell’aeronautica militare statunitense nel continente. Diversi droni sono stati rilevati sulla struttura la sera del 3 dicembre e il giorno seguente, secondo un rapporto di sicurezza tedesco classificato citato da Der Spiegel la settimana scorsa.

 

«All’inizio di dicembre, ci sono stati diversi avvistamenti di piccoli velivoli senza pilota nella zona e sopra la base aerea di Ramstein», ha detto alla rivista un portavoce della base.

 

«Non hanno avuto alcun impatto sui residenti della base o sulle strutture e sulle attrezzature militari presenti», ha aggiunto, osservando che l’USAF è in «stretto coordinamento» con le autorità tedesche per quanto riguarda l’incidente.

 

Nonostante le autorità locali abbiano avviato «intensive misure di ricerca», il pilota del drone non è mai stato trovato. La procura della vicina Flensburg ha avviato un’indagine sui voli, citando la sospetta «attività di agenti a fini di sabotaggio». Anche l’esercito tedesco è stato allertato. La questione sarebbe stata sollevata la settimana scorsa in una conferenza sulla sicurezza tenutasi a Brandeburgo, ma non si è raggiunto un consenso su come gestire i presunti voli spia. Berlino sarebbe preoccupata per il sabotaggio dovuto al suo sostegno all’Ucraina nel conflitto con la Russia. Le autorità tedesche sono state tese da quando sono stati individuati diversi voli spia sospetti su un parco chimico e un terminale di gas naturale liquefatto nello Schleswig-Holstein questa estate. Sebbene il Ministero della Difesa tedesco abbia rifiutato di rilasciare dichiarazioni, una fonte della sicurezza ha confermato la notizia alla Reuters.

 

Come riportato ancora ad inizio mese da Renovatio 21, droni del mistero erano stati avvistati sopra basi USA pure in Gran Bretagna.

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Mentre le spiegazioni ufficiali del fenomeno mancano e i tentativi di rassicurazione da parte dei vertici paiono risibili, avanzano teorie inquietanti, come quella degli «sniffer» atomici.

 

La teoria sostiene che l’attuale uso massivo di droni servirebbe rilevare materiale radioattivo o pericoloso. I droni potrebbero essere equipaggiati con sensori avanzati capaci di rilevare radiazioni, gas o altri materiali pericolosi, che per qualche ragione ora si troverebbero su suolo americano ponendo un certo pericolo.

 

Alcuni esperti del settore, come John Ferguson, CEO di Saxon Aerospace, hanno proposto che questi droni potrebbero essere alla ricerca di materiale radioattivo o di un ordigno nucleare smarrito. Ferguson ha suggerito che i droni volano di notte perché devono «fiutare» qualcosa sul terreno, indicando che potrebbero essere alla ricerca di perdite di gas o materiali radioattivi.

 

La speculazione dunque porta all’idea di possibile testata nucleare di cui si sarebbero perse le tracce e che quindi ora potrebbe trovarsi negli Stati Uniti. Questa ipotesi, sebbene speculativa, ha trovato eco nei social media e tra alcuni esperti di sicurezza. Nessuna conferma ufficiale, ovviamente, vi sarebbe, ed alcuni esperti ritengono che l’altezza a cui volerebbero i droni non sarebbe compatibile con l’utilizzo di dosimetri, cioè di rilevatori di radiazioni.

 

Tuttavia, l’idea è una spiegazione già più sensata del nulla proveniente dalle autorità. E apre a prospettive davvero inquietanti.

 

Quello che è possibile immaginare, mette i brividi: dopo la vittoria elettorale schiacciante di Trump, e la quantità di tentativi di assassinio andati a vuoto, alcune forze – le stesse che vogliono la guerra termonucleare globale – potrebbero aver ipotizzato un unico colpo per distruggere Trump e tutta la sua gerarchia: un attentato atomico, magari con una bomba sporca piazzata a Washington durante la cerimonia di insediamento del 20 gennaio.

 

Con un’esplosione atomica non si eliminerebbero solo Trump e il suo vicepresidente, ma tutta la schiera di personaggi a lui vicini che sono in larga parte nemici dell’establishment della Morte come Robert F. Kennedy jr., Tulsi Gabbard, Elon Musk. In pratica, un decapitation strike, un attacco che distruggerebbe per sempre il movimento MAGA – cioè, la rigenerazione degli Stati Uniti – gettando per ramificazione il mondo nel caos. Ma il caos è proprio ciò che vuole il Nuovo Ordine, fedele al motto ordo ab chao.

 

La pantomima dei droni, con mistero irrisolto allegato, servirebbe a preparare la tragedia più immane del XXI secolo, con esiti di violenza inimmaginabile, e ripercussione sulla storia che potrebbero riverberare per secoli.

 

Preghiamo che tutto questo sia solo una speculazione di Renovatio 21.

 

Ad ogni modo, da qui al 20 gennaio 2025, in questa manciata di giorni di festa e di stupore, possiamo davvero vederne di oggi – anzi, le stiamo già vedendo da mo’.

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Droni

Gli USA hanno perso un quarto dei loro droni Reaper nella guerra con l’Iran

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urante la guerra contro l’Iran l’esercito statunitense ha perso 45 droni MQ-9 Reaper, pari a un quarto dell’intera fornitura di questi velivoli da ricognizione. La perdita è costata ai contribuenti statunitensi circa 1,3 miliardi di dollari. Lo riporta il Washington Post.   Il WaPo ha rivelato giovedì le cifre relative alle perdite, citando tre funzionari statunitensi rimasti anonimi. Un quarto funzionario statunitense ha dichiarato al giornale che non tutti i droni persi sono stati abbattuti. Alcuni, ha aggiunto, sono precipitati dopo aver perso i contatti con i loro operatori.   Successore dell’MQ-1 Predator, l’MQ-9 Reaper è un drone a media altitudine e lunga autonomia (MALE), capace di volare fino a 30 ore svolgendo missioni di sorveglianza o attacchi mirati con missili Hellfire. Un singolo esemplare costa tra i 30 e i 50 milioni di dollari e le forze armate statunitensi ne possedevano circa 185 prima dell’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il 28 febbraio: 165 nell’Aeronautica e 20 nel Corpo dei Marines.   A poche ore dall’inizio della guerra iniziarono a circolare sui canali Telegram iraniani notizie di droni Reaper abbattuti. Sono seguiti presto filmati in cui l’esercito iraniano affermava di aver abbattuto diversi MQ-9 in volo e di averne distrutti altri mentre si trovavano negli hangar delle basi statunitensi nella regione del Golfo.

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Quando Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un cessate il fuoco provvisorio il 9 aprile, i primi resoconti dei media statunitensi indicavano che circa una ventina di droni Reaper erano stati abbattuti dalle forze iraniane. Se le cifre del giornale sono accurate, le prime stime potrebbero aver sottostimato le perdite di quasi la metà.   Il drone MQ-9 Reaper è entrato in servizio con l’aeronautica militare statunitense nel 2007 ed è stato ampiamente utilizzato in Iraq, Afghanistan e nelle guerre non dichiarate degli Stati Uniti in Pakistan, Somalia, Yemen e altrove. Sinonimo del programma di assassinio con droni del presidente Barack Obama, l’MQ-9 Reaper era considerato intoccabile fino al 2017, quando le forze Houthi in Yemen riuscirono ad abbatterne uno con un missile antiaereo di epoca sovietica.   È seguita una serie di sconfitte e, quando gli Stati Uniti e Israele iniziarono a colpire l’Iran a febbraio, il Reaper era già considerato obsoleto e inefficace contro qualsiasi esercito dotato di capacità antiaeree, scrive EIRN.   Tuttavia, gli Stati Uniti non dispongono di un valido sostituto per il Reaper. General Atomics ha interrotto la produzione del drone nel 2020 e non si prevede che il Pentagono avvii il programma per la selezione di un successore prima della fine dell’anno. Nel frattempo, la Commissione per le Forze Armate del Senato ha raccomandato la ripresa della produzione dell’MQ-9, mentre il vice capo di stato maggiore dell’Aeronautica, David Tabor, ha dichiarato in un’audizione al Senato a giugno che il Pentagono sta «valutando diverse opzioni per riacquistare il maggior numero possibile di MQ-9A» dagli alleati degli Stati Uniti.   Il Reaper è uno dei numerosi sistemi d’arma resi scarsi dalla guerra con l’Iran. Secondo quanto riportato, gli Stati Uniti hanno utilizzato più della metà dei loro missili antiaerei Patriot e l’80 % dei loro THAAD, nonché un terzo dei loro missili da crociera Tomahawk dal 28 febbraio.   Come riportato da Renovatio 21, il presidente statunitense Donald Trump ha negato che gli Stati Uniti stiano affrontando una carenza di missili, tuttavia ha chiesto al Congresso 87,6 miliardi di dollari per coprire le «esigenze urgenti» legate alla guerra, di cui 21 miliardi per le munizioni.

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Droni

La «gamification» ucraina dell’uccisione di russi è «macabra»: parla il più alto militare britannico

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La pratica ucraina di assegnare punti agli operatori di droni per l’uccisione di soldati russi è stata definita «macabra» e inquietante dal maresciallo dell’aeronautica SIr Richard Knighton, il più alto ufficiale militare britannico.

 

Il Knighton, capo di Stato maggiore della difesa del Regno Unito, ha espresso queste valutazioni in un saggio apparso martedì su Heywood Quarterly, a seguito di una visita a un’unità di droni ucraina attiva nei pressi della città di Krasnoarmeysk (nota in Ucraina come Pokrovsk), riconquistata dalla Russia nel dicembre 2025.

 

Il capo di Stato maggiore britannico definito «vertiginosa» l’evoluzione della guerra moderna, sottolineando come l’esercito ucraino utilizzi filmati ripresi dai droni, analizzati su schermi e trasformati in punteggi di uccisione.

 

«Sospetto che, come me, molti troveranno questa gamificazione dell’uccisione scomoda, persino macabra», ha scritto Knighton, osservando che le uccisioni vengono classificate in base alla tipologia del bersaglio – dai pezzi di artiglieria ai soldati nemici – e che a ciascuna di esse corrisponde un valore in punti, spendibile dagli operatori per ottenere nuovi droni tramite un marketplace che «ha l’aspetto e la sensazione di un qualsiasi altro negozio online».

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Il programma, denominato Bonus Esercito dei Droni, è stato avviato nella primavera del 2025 da Mikhail Fedorov, allora ministro della trasformazione digitale. Secondo le regole del sistema, le unità di droni devono documentare l’uccisione di soldati russi o la distruzione di equipaggiamenti. In cambio ricevono punti che fungono da valuta militare, utilizzabili dai comandanti per acquistare materiali su una piattaforma di e-commerce statale riservata chiamata Brave1 Market, definita da Fedorov «l’Amazon della guerra».

 

Nel 2025 Fedorov dichiarò che un drone FPV leggero costava inizialmente due punti, mentre un modello Vampire più pesante ne richiedeva 43. Il sistema attribuisce alla vita di un soldato russo un valore di soli 12 punti, rispetto ai quattro precedenti. Gran parte dei punti viene assegnata sulla base di filmati ripresi dai droni che ritraggono gli ultimi istanti di vita dei soldati russi.

 

Il meccanismo prevede anche una classifica dei migliori abbattimenti, sebbene tenga conto delle unità di droni e non dei singoli operatori. A gennaio Fedorov ha premiato i migliori in una cerimonia che richiamava un torneo di e-sport.

 

L’ex procuratore ucraino Gynduz Mamedov ha messo in guardia dal rischio che il nuovo sistema possa disumanizzare gli operatori dei droni. «Vogliamo che la nostra gente torni dalla guerra come esseri umani, non come macchine per uccidere», ha dichiarato, secondo quanto riportato da TIME.

 

Funzionari russi hanno accusato Kiev di disumanizzare soldati e civili russi, facendo riferimento a episodi di tortura e abusi. Anche alti funzionari ucraini hanno rilasciato dichiarazioni in cui invocavano l’uccisione dei russi.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Knightone a dicembre aveva dichiarato in una conferenza che le possibilità di uno scontro diretto con le forze russe sul suolo britannico non sono «zero» ipotizzando una mobilitazione traumatica per i cittadini britannici.

 

«È essenziale che più persone siano pronte a combattere per il proprio Paese», ha affermato Knighton, aggiungendo che la risposta alle minacce moderne «deve andare oltre il semplice rafforzamento delle nostre forze armate» e coinvolgere ogni parte della società britannica. «Figli e figlie. Colleghi. Veterani… tutti avranno un ruolo da svolgere. Per costruire. Per servire. E, se necessario, per combattere. E sempre più famiglie capiranno cosa significa il sacrificio per la nostra nazione».

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Immagine di Andrew Wheeler via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0

 

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Droni

Drone ucraino esplode vicino a un gasdotto strategico in Bulgaria

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Un drone ucraino è precipitato in Bulgaria, esplodendo in prossimità di un gasdotto di rilevanza strategica, secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa del Paese. Lo riporta il quotidiano locale The Sofia Globe.   Il drone è penetrato nello spazio aereo bulgaro dalla Romania intorno alle 8:10 di sabato mattina ed è esploso vicino all’ex posto di blocco di Kardam, a soli un chilometro dalla stazione di compressione bulgara del gasdotto transbalcanico. Non risultano feriti né danni.   Il gasdotto rientra nel Corridoio Verticale del Gas, un tracciato strategico che trasporta gas attraverso l’Europa sud-orientale e centrale, collegando Grecia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Slovacchia, Moldavia e Ucraina.   «Il rumore prodotto dal drone è stato rilevato dalla polizia di frontiera rumena, e successivamente una forte esplosione è stata udita dalla pattuglia di frontiera di General Toshevo», ha dichiarato il primo ministro bulgaro Rumen Radev in una conferenza stampa. Il Radev ha precisato che il drone volava a bassa quota e trasportava «una notevole quantità di esplosivo».

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Il ministero della Difesa bulgaro ha poi affermato che un esame preliminare del relitto indicava trattarsi probabilmente di un drone esca Maya impiegato dall’esercito ucraino. «Al momento, non ci sono motivi per credere che l’incidente sia stato intenzionale», ha dichiarato il ministero, secondo quanto riportato da The Sofia Globe.   Il ministero degli Esteri bulgaro ha convocato l’ambasciatrice ucraina in Bulgaria, Olesya Ilashschuk, per esaminare l’incidente.   Il portavoce del Ministero degli Esteri ucraino, Georgy Tikhy, ha dichiarato sabato ai giornalisti che «le forze di difesa ucraine non hanno deliberatamente indirizzato alcun mezzo verso la Bulgaria». Ha aggiunto che Kiev sta «accertando tutte le circostanze dell’accaduto e tutti i fatti tecnici».   I droni aerei e navali ucraini si sono spinti con crescente frequenza nei Paesi limitrofi, con episodi segnalati dal Baltico al Mediterraneo. La maggior parte dei governi dell’UE si è astenuta dal condannare Kiev, attribuendo invece tali incidenti alla guerra elettronica russa.   A giugno, quattro droni della marina ucraina sono esplosi dentro e intorno al porto rumeno di Costanza dopo che Kiev aveva dichiarato di averne perso il controllo. Pochi giorni prima, un drone aveva colpito un condominio a Galati. Le autorità rumene hanno affermato che si trattava di una munizione a guida autonoma russa Geran-2 che aveva deviato dalla sua traiettoria, un’affermazione che Mosca ha respinto.   Il Radev, un euroscettico che ha assunto l’incarico dopo il crollo del precedente governo filo-europeo a seguito di massicce proteste anticorruzione, ha sostenuto che il conflitto tra Russia e Ucraina dovrebbe essere risolto per via diplomatica piuttosto che attraverso la fornitura di armi a Kiev.   Il mese scorso, Radev ha dichiarato che Sofia non aveva più nulla da offrire dopo aver consegnato 13 pacchetti di aiuti militari, ritirando la Bulgaria dalla cosiddetta coalizione dei volenterosi, guidata da Londra e Parigi, un gruppo che propugnava un maggiore sostegno all’Ucraina.

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 Immagine di Ministry of Defence of Bulgaria via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
 
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